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Pedagogia sociale e di comunità II Appunti scolastici Premium

Appunti scritti a computer, lezione per lezione. Esame del terzo anno di scienze dell'educazione basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Biagi dell’università Istituto Universitario Salesiano Venezia - IUSVE, Facoltà di Scienze dell'educazione, Corso di laurea in Scienze dell'educazione. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Pedagogia sociale e di comunità II docente Prof. L. Biagi

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ESTRATTO DOCUMENTO

Il contrario della libertà non sono le regole, ma la repressione.

« Il nostro disagio oggi deriva da una ricerca del piacere talmente disinibita che è impossibile da

conciliare con quel minimo di sicurezza che l’individuo libero tenderebbe a richiedere. »

Il disagio precedente era che c’era troppo ordine, erano inibiti. Oggi è il contrario. Prima c’era

troppa repressione, oggi c’è troppa libertà, disinibizione.

Il problema della disinibizione è che arrivi al disastro prima che te ne accorgi, quando è troppo

tardi.

La ricerca del piacere mette a repentaglio la sicurezza sociale.

Il principio di piacere dominante induce gli uomini a cercare nuove esperienze che mettono a

repentaglio la loro stessa sicurezza.

L’uomo prima aveva barattato l felicità per un po’ di sicurezza, l’uomo moderno ha perso un po’ di

sicurezza per più libertà.

CONCLUSIONE  Abbiamo un problema: ripensare tutti i parametri del disagio sociale. 

RISCHIO!

30 anni fa il modello educativo era liberare la spontaneità, oggi rischiamo di tornare al modello

repressivo di Freud. bisogna creare le condizioni perché le regole vengano dall’interno.

Oggi l’educatore sociale deve chiedersi: cosa vuol dire oggi umanizzazione sulla linea di

deregulation/inibizione?

Autoregolazione dei giovani…stanno iniziando, per esempio quando si mettono d’accordo su chi

guida e chi beve. 4ª lezione 07/11/2014

DISAGIO DELLA MODERNITA’ DISAGIO DELLA IPER-MODERNITA’

• •

Disagio nasce dall’ECCESSO DI DEREGULATION = niente regole, ognuno

CONTROLLO (repressività) deve sentirsi libero, spontaneo

• Principio di piacere ha scalzato il principio

• Delle due PULSIONI: sessualità e di realtà (usa e getta), coazione al consumo

aggressività degli oggetti (godimento)

• La libertà individuale regna incontrastata:

tutto è sentito come una minaccia alla

• Principio di piacere sacrificato per il 6

principio di realtà (=c’era più ordine ma sovranità dell’autonomia individuale

sacrificavano la libertà)

• Educazione = disciplina

MUTAZIONE ANTROPOLOGICA: i tre punti del disagio della iper-modernità sono invertiti

rispetto ai tre punti del disagio della modernità

Spontaneità (tirar fuori quello che è represso)

1) Pluerocentrismo

2) Autostima

3) Autorealizzazione

4) Benessere

5) 5ª lezione 14/11/2014

Noi stiamo cercando di capire a che cosa serve una pedagogia che si chiama sociale. Come può

esistere una pedagogia sociale?

Cercheremo di rispondere dal punto di vista antropologico, più che dal punto di vista pedagogico,

perché la pedagogia non sa ancora dare una risposta, punta molto sull’individuo.

Mentre l’antropologia parla della forma di vita, che vige nella comunità.

Una forma di vita è fatta di quattro cose: pratiche, tempo, legami, beni.

Due vettori fondamentali dell’educatore sociale:

Sociale/società  l’educatore sociale è l’unico che si occupa della vita, della valenza sociale

1)

Tre metafore:

• La società come schiuma  metafora inventata da un filosofo tedesco. Società della

schiuma perché noi viviamo nell’epoca della morte della società, della fine della società. Nel

momento in cui dice che siamo alla fine della società significa che in campo ci sono solo

due soggetti: noi come singoli individui (perché non c’è più la società) e il potere sia politico

che economico. Se noi oggi cercassimo l’idea classica che esiste una società con un ordine,

con un legame, con una interazione, con una logica, con uno scopo ci troveremmo fuori

luogo, perché non c’è più. Se noi ci immaginassimo come società che oggi esista un ordine,

un legame, un’interazione, una logica, uno scopo questa non c’è più. Questi sono gli

elementi classici che costituiscono una società. Oggi la società non ha questi elementi. Ci

sono singoli individui che perseguono i propri scopi.

Oggi noi viviamo in una situazione che è amorfologica (senza una forma). 7

Esiste un solo grande problema: quello del legame sociale, siamo incapacitati al legame

sociale. Noi oggi abbiamo contatti, connessioni, relazioni, rapporti, ma non legami!

Oggi c’è perdita di equilibrio, e produzione caotica del senso, ma anche una sorta di cronica

sensazione di vertigine.

Non ci sono ordini, ci sono solo dei flussi, spostamenti.

Viene meno ogni centro di sicurezza, se-curitatis …il sé che si trova in una casa dove allo

stesso tempo c’è la cura per te ma c’è anche un ambiente che ha cura di te, questo in una

società schiumosa non c’è più. Io non i sento a casa ma nessun ambiente è la mia casa.

Siamo in una condizione perenne di lotta per sopravvivere in una iper-complessità.

Dal nostro punto di vista nella guerra della schiuma succede che veniamo strattonati, in

particolare oggi siamo strattonati tra un sociale anonimo e un sociale iper-familiarizzato  il

sociale anonimo viene rappresentato dalla nostra globalizzazione che non si vede, non è fatta

di materia (ci sono solo due flussi: comunicativo-informativo e di economico-finanziario, di

denaro virtuale), il sociale iper-familiarizzato/sociale fusionale sono l’insorgenza in questi

ultimi 20 anni dei processi etno-territoriali, siccome il sociale globale è anonimo ci siamo

rifugiati nei neo-tribalismi localistici, cioè micro bolle chiuse familistiche incestuose, che

sono la prima causa oggi di micro violenza (esempio: studio sui conigli, dove hanno

scoperto che più la gabbia è piccola più la mamma tende a soffocare i piccoli, non perché è

cattiva ma perché si accorge che lo spazio è poco e si può sopravvivere solo in tre). Anche

noi uomini condividiamo con gli animali questa idea molto semplice: spazi ristretti dove c’è

troppa fusionalità, sono la prima causa che genera violenza per motivi più disparati.

Conclusione: oggi siamo sbattuti tra il “troppo familiare” da una parte e il “totalmente

estraneo” dall’altra. In questa conclusione cosa rileviamo? Ci mancano le mediazioni

simboliche proprie di strutture intermedie. Ipotesi di lavoro per l’educatore sociale:

dobbiamo trovare strutture sociali capaci di mediare tra queste due polarità. Il ruolo

dell’educatore sociale è di costruire queste mediazioni, prima di tutto l’educatore se vuole

costruire mediazioni dovrà diventare un esperto di gestione e di valorizzazione del conflitto.

• Incertezza  il problema dell’incertezza è che l’incertezza è la figura esistenziale, concreta

che oggi determina la condizione antropologica degli uomini e delle donne della società

moderna. E’ la condizione esistenziale nella società. Ed è una cosa su cui non si riflette mai.

All’origine dell’incertezza non c’è prima di tutto l’economia, non c’è prima di tutto la crisi

dei valori…prima di tutto c’è la nostra concezione tipicamente iper-moderna della libertà.

All’origine di questa incertezza sociale c’è l’ambiguità della libertà.

Certamente noi siamo figli di una delle più grandi conquiste della modernità: la libertà

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individuale, l’autonomia, la libertà di movimento. Charles Taylor: chi è che oggi metterebbe

in discussione che quello che tu vuoi fare della tua vita è tuo? E’ la tua libertà, quello che tu

vuoi fare della tua vita. Non era così nella civiltà passata. Oggi quello che voglio fare

dipende esclusivamente da me, prima decidevano i genitori.

Questa libertà tuttavia oggi la stiamo percependo in tutta la sua forte carica di ambiguità, è

una libertà ambigua. Da una parte questa libertà è quella che ci ha fatto passare da essere

sudditi a diventare cittadini, dal vivere tutta una vita sottomessi a diventare cittadini, cioè

persone che si autodeterminano. Tuttavia questa libertà una volta sparita la sudditanza ha

aperto una prateria infinita di spazi di libertà, che una volta erano tutelati (dalla religione,

dagli spazi, dall’educazione) oggi non ci sono più forze che presidiano, e dunque c’è stata

una proliferazione di spazi di libertà.

Proliferazione delle possibilità da una parte dall’altra corrisponde una crescente ed

incontenibile incertezza. Talvolta la crescita di una vera e propria paura a causa del nostro

senso di inadeguatezza: incapaci di essere all’altezza delle richieste e delle opportunità della

società iper-moderna. Abbiamo un mucchio di libertà, a delle quali noi non sappiamo cosa

farcene. Una libertà che alla fine ci fa paura. La vera causa dell’incertezza che noi oggi

viviamo è questa libertà mostruosa, questa libertà mostruosa ci rende incerti (paradosso).

Siamo incerti per troppa libertà. La libertà la paghi con il prezzo dell’incertezza. Poca libertà

= grande certezza e sicurezza; tanta libertà = sempre meno sicurezza, sempre meno certezza.

Se vogliamo una società libera, dobbiamo metterci in testa che dobbiamo imparare a vivere

nell’incertezza.

Aspetti negativi che connotano la nostra incertezza: 1) apatia e politica, 2) declino

dell’impegno pubblico, 3) scomparsa dell’arte di costruire e mantenere legami, 4) paura

dell’abbandono, 5) culto disperato del corpo, 6) società che respinge la stabilità e la durata,

7) cultura che preferisce l’apparire alla sostanza. In questa scala di valori diventa sempre più

centrale la libertà individuale.

Conclusione:1) l’educatore sociale si deve misurare con un grosso problema: il fatto che

oggi non siamo capaci di coniugare questa libertà con la solidarietà. Non riusciamo a trovare

delle modalità per coniugare la libertà con la solidarietà, perché non ci può essere l’una

senza l’altra. La libertà non può sfasciare la solidarietà, perché altrimenti non è più libertà…

i primi a farne le spese saremmo tutti noi indistintamente. Se c’è una libertà non solidale

tutti ne perdiamo. 2) La causa negativa di questa ambiguità della libertà è che noi abbiamo

tradotto libertà con deregulation, libertà=niente regole. Ma quello di cui ci stiamo rendendo

conto è che se non ci sono regole non c’è più protezione sociale.

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Lavoro dell’educatore sociale: inventare pratiche e forme di vita in cui si coniugano libertà e

solidarietà a partire da piccole esperienze così si scopre che la solidarietà è la chiave di una

buona libertà.

• Rischio per la nostra società è qualcosa di concreto. Si tratta di un rischio che è tutto

interno alla nostra società, al nostro globo, al nostro pianeta, nel senso che l’abbiamo

prodotto noi.

Le cinque cause di questo rischio:

1) La globalizzazione, l’abbiamo prodotta noi.

2) Processi di individualizzazione, il vero grande processo che ha scombussolato la nostra

società è stato, in questi ultimi quattro secoli, l’avvento dell’individualismo. Non è più solo

un processo, si è moltiplicato e sono divemntati processi di individualizzazione. Di fatto

nell’epoca dell’iper individualismo ognuno può scegliere l’individuo che vuole, le nostre

vite sono tutte un processo nel quale cerchiamo di costruire meglio le nostre individualità

senza la preoccupazione di conformarci ad alcunchè. Tenere insieme individualizzazioni

diverse.

L’individualismo va purificato, va essenzializzato perché tutti siamo d’accordo nel

riconoscere che l’individualismo ha avuto un ruolo positivo: quello di far conoscere il valore

inalienabile di ogni singola persona. I processi di individualizzazione sono per noi diventati

un problema. Quando ognuno dice la sua opinione diventa difficile trovare un’intesa

comune. I processi di individualizzazione ci portano a mettere davanti prima di tutto

l’imperativo della nostra autorealizzazione, dei miei bisogni, ma i miei bisogni non sono

necessariamente i tuoi…e allora facciamo la guerra! Problema dell’individualismo di fondo

è che l’individualista non sa, non tiene conto che nelle sue scelte c’è sempre un terzo che

non dipende assolutamente da lui, e noi vogliamo che questo terzo sia sottomesso ai nostri

bisogni. Per esempio due omosessuali che vogliono adottare un bambino, il bambino è il

terzo e tu non puoi imporgli il tuo bisogno di avere figli.

3) La rivoluzione dei generi

4) Rischi globali della crisi ecologica, l’intervento dell’uomo sul sistema ecologico ha

superato in percentuale il sistema autoregolativo della natura. La fine del mondo non sarà

procurata da Dio, ma dagli uomini!

5) deregolazione dei mercati finanziari, tutti gli economisti sanno che esiste un rincipio

fondamentale: lo scambio economico si nutre della fiducia, più fiducia c’è più uno scambio

è produttivo. Qualunque scambio si basa su una fiducia antropologica di base, che gli

10

antropologi chiamano fede elementare. Io devo presupporre una fiducia, se viene a mancare

per ricostruire la fiducia ci vuole tempo che oggi ce n’è davvero troppo poco.

Luogo specifico  la nostra professione

2) 6ª lezione 28/11/2014

Di fronte alla frammentazione e alla complessità l’educatore non deve avere solo un

metodo/metodologia…ma deve averne più di una e saperle giostrare a seconda di chi ha davanti.

Metodo apprendimento riflessivo

1)

Deve accompagnare e sostenere l’educatore sociale che riguarda lui in prima persona, altrimenti

diventa un burocrate.

Definizione = processo con cui si valutano criticamente il contenuto, il processo e le premesse dei

nostri sforzi finalizzati a interpretare un’esperienza educativa e a darvi significato.

E’ prima di tutto un processo (NO pedagogia come cosa predeterminata/preordinata). Processo

come qualcosa in corso d’opera; adesso il processo è visto come qualcosa di scritto, invece gli

obiettivi li scopri durante il processo.

Da atto educativo come stato al nuovo atto educativo come processo, no stato ma processo.

Capacità di sviscerare criticamente i riferimenti contenutistici, quelli che abbiamo in mente nel

quadro generale.

Dobbiamo imparare a valutare il processo stesso, valutare le pratiche che sto attivando

concretamente.

Mettere in discussione le premesse dalle quali sono partito.

Riflettendo su queste cose l’educatore sociale è il primo ad apprendere, devo fare una riflessione

sulla riflessione che ho messo in atto durante il processo.

Pensiero riflessivo ± pensiero riflettente  il pensiero riflessivo lo porto dentro e lo rielaboro, mentre

con il pensiero riflettente rispecchi l’esistente passivamente. Solo il pensiero riflessivo è generatore

di senso.

Metodo apprendimento trasformativo

2)

Riguarda in prima persona l’educatore prima che gli educandi. E’ un abitus del quale l’educatore si

deve appropriare.

Il buon educatore è colui che sa mettere in atto processi di liberazione.

Bisogna cambiare le prospettive di significato, sono premesse che fanno si che la nostra vita vada in

un modo piuttosto che in un altro, perciò devo darmi delle ragioni nuove. E’ diverso quando scegli

di cambiare le prospettive di significato da quando sei costretto (per esempio se perdi lavoro, per un

lutto grave), cambiare le prospettive di significato significa mollare delle sicurezze.

Metodo apprendimento sociale

3) 11

Metodo apprendimento cooperativo

4) Metodo apprendimento pedagogia del desiderio

5) Metodo apprendimento educare oltre una crescita illimitata

6) Metodo apprendimento educare allo spirituale

7) Metodo apprendimento educare alla verità

8) Metodo apprendimento non violento

9) 7ª lezione 05/12/2014

Apprendimento sociale

3)

La prima riflessione per cercar di strutturare, di scomporre, di costruire l’apprendimento sociale è

stata sviluppata da uno psico-pedagogista Alber Bandura. Lui ha per primo esplorato un’idea che è

antichissima (risale ai greci): l’uomo apprende le cose fondamentali della vita attraverso

l’imitazione e la riproduzione. L’idea greca di come si apprendono i valori fondamentali della vita

era che si apprendono mettendosi alla scuola di un uomo che sia virtuoso. E’ imitandolo che

apprenderai quali sono i veri valori della vita e per i quali vale la pena vivere.

Le condizioni che rendono possibile questo tipo di apprendimento sociale mediante imitazione

e riproduzione:

• Che ci sia un modello verso il quale viene rivolta l’attenzione . Deve essere un modello capace

di catturare l’attenzione.

• L’educando deve cogliere il comportamento osservato come un modello veramente valido da

apprendere. Questo implica che ci sia un alto coinvolgimento nei confronti del modello. Più il

modello è valido più il coinvolgimento sarà alto. Meno il modello è valido, meno ci sarà

coinvolgimento.

• Ci deve essere la possibilità, o meglio, la capacità di ricordare e di richiamare quel modello

comportamentale anche a distanza di tempo, deve lasciare traccia. Questa condizione è tra le più

importanti per la memoria, il richiamo. Questa condizione suppone che ci sia memoria, e che ci

sia nei soggetti la capacità di muoversi secondo ciò che implica la memoria, ovvero un pensiero

lungo! Se c’è solo la memoria a breve termine non si va da nessuna parte. (tanti adulti si

pongono il problema che quello che insegnano non resta). La nostra società è la società del

pensiero corto: non ricordiamo più niente, c’è poca memoria. E’ in crisi la memoria storica: le

persone sempre meno hanno la memoria della propria storia, una memoria biografica. Seconda

questione problematica: chi educa è molto preoccupato che questa società ti scarica addosso

tutta una serie di modelli falsi, illusori. La preoccupazione è la forza pedagogica di questi

modelli. Molto probabilmente dobbiamo abituarci al fatto che questi modelli consumistici sono

molto forti e pressanti, tuttavia dobbiamo tenere presente che hanno una durata molto corta,

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molto breve non lasciano traccia, questi modelli non sono significativi. L’educatore che si mette

nell’ottica di “scimmiottare” le mode dominanti sbaglia! Il problema dell’educatore oggi sta

tutto in questa domanda: ciò che io propongo è significativo è non è significativo? Prima ancora

di pormi la domanda se devo essere autoritario, libertario, collaborativo mi devo porre questa

questione. Come faccio a saperlo? Lo vedi subito, se c’è un alto coinvolgimento! Se il modello è

significativo si fanno coinvolgere in maniera molto significativa e molto alta.

ci devono essere tutte e tre le condizioni!

La base di questo modello di apprendimento sociale è il modelling in inglese, modellamento in

italiano. Per capire questa esperienza del modellamento dobbiamo andare a vedere un esperimento

che ha praticato Albert Bandura con il quale fu dimostrato che il comportamento aggressivo dei

bambini può essere modellato, cioè appreso per imitazione.

L'esperimento

Bandura formò tre gruppi di bambini in età prescolare:

Nel primo gruppo inserì uno dei suoi collaboratori che si mostrò aggressivo nei confronti di un

pupazzo gonfiabile chiamato Bobo. L'adulto picchiava il pupazzo con un martello gridando:

«Picchialo sul naso!» e «Pum pum!».

Nel secondo gruppo, quello di confronto, un altro collaboratore giocava con le costruzioni di legno

senza manifestare alcun tipo di aggressività nei confronti di Bobo.

Infine, il terzo gruppo, quello di controllo, era formato da bambini che giocavano da soli e

liberamente, senza alcun adulto con funzione di modello.

In una fase successiva i bambini venivano condotti in una stanza nella quale vi erano giochi neutri

(peluche, modellini di camion) e giochi aggressivi (fucili, Bobo, una palla con una faccia dipinta

legata ad una corda).

Bandura poté verificare che i bambini che avevano osservato l'adulto picchiare Bobo manifestavano

un'incidenza maggiore di comportamenti aggressivi, sia rispetto a quelli che avevano visto il

modello pacifico sia rispetto a quelli che avevano giocato da soli.

Conclusioni: la prima conclusione è che quelli che hanno visto l’adulto picchiare il bambolotto

tenevano ad imitarlo e riprodurre questo comportamento aggressivo. Mentre gli altri due gruppi non

manifestavano questa imitazione, questa riproduzione dell’aggressività.

Valore di questo esperimento: 1) ci insegna il valore del modellamento, l’apprendimento sociale si

fonda sul modellamento; 2) nel modellamento non ci deve essere solo l’aspetto cognitivo (siamo

sempre preoccupati che gli altri capiscano), il modellamento ci dice che non basta capire, bisogna

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che nel soggetto educando vengano risvegliati i processi affettivi, nel modellamento conta molto di

più del coinvolgimento cognitivo, il coinvolgimento affettivo. Se il modellamento si basa

soprattutto sul coinvolgimento dei processi affettivi noi li dobbiamo valorizzare. La pedagogia ha

due grandi limiti: è individualistica ed è iper-cognitivista. L’apprendimento sociale ci insegna due

cose: lavorare sul gruppo e lavorare sugli affetti.

L’utilizzo di questi processi affettivi ci aiuta a capire: 1) la forza persuasiva che ha il modello

consumistico oggi; 2) noi oggi viviamo in un clima culturale che è un clima fusionale. La

fusionalità non esaudisce da sola tutta la sfera degli affetti, ma fa parte degli aspetti. Oggi le persone

tendono a sviluppare di più il coinvolgimento affettivo; 3) la sfera affettiva è estremamente

manipolabile.

Conclusione: grande importanza della sfera dell’affettività ma anche sua estrema labilità e

manipolabilità.  L’educatore deve essere un professionista che conosce tutta l’importanza dei

processi affettivi e che ha una sua etica della responsabilità nel come coinvolgerli durante un lavoro

dell’apprendimento. L’educatore non deve mai essere ne un guro ne uno che lavora sugli affetti per

manipolare e far dipendere le persone da se. L’educatore non attira mai l’attenzione su di se ma su

quello che lui vuole far passare. Chi manipola gli affetti oggi tende a legare le persone su di se,

mentre l’educatore deve stare attento a non legare nessuno su di se; la sfida educativa è che quello

che cammina con te mentre sta con te non si leghi a te ma impari a staccarsi con te e camminare con

le sue gambe perché è lui che deve vivere la sua vita. L’apprendimento sociale oggi deve essere

sempre di più un registro che l’educatore deve conoscere e praticare.

L’apprendimento sociale si svolge prevalentemente mediante questo processo di modellamento che

fa appello soprattutto ai processi affettivi.

Dove passano questi processi affettivi? Dove avviene in modo privilegiato l’apprendimento

sociale?

Collegamento dell’apprendimento sociale al concetto i comunità di pratiche = nel luogo in cui il

modeling avviene l’apprendimento sociale avviene in maniera più forte e persuasiva è attraverso

l’appartenenza ad una comunità di pratiche. Esempio: la famiglia, bene o male con tutti suoi

problemi e le sue difficoltà, la famiglia è la prima comunità di pratiche.

Comunità di pratiche = sono definibili quei gruppi di persone che hanno in comune un interesse o

una passione per qualcosa e in base a questo interesse interagiscono con una certa regolarità per

migliorare il loro modo di agire. 14


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze dell'educazione
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maddalenaonor di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia sociale e di comunità II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto Universitario Salesiano Venezia - IUSVE o del prof Biagi Lorenzo.

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