Estratto del documento

Pedagogia sociale e di comunità: prima lezione

Oggetto del corso

Capire quali confini e quale significato ha il sociale. È possibile educare una comunità sociale? È possibile entrare in una comunità sociale con un’ipotesi educativa? È possibile un’educazione sociale?

Problema! E se la risposta è sì, non è più un educatore che lavora con bambini, ragazzi, disabili, anziani... ma un educatore 24 h su 24.

Contenuti del corso

È possibile educare una comunità sociale?

  • Ipotizzare una concezione dell’uomo post-individualistica, uscire quindi dall’individualismo.
  • Riprogettare la pedagogia sociale a partire da un nuovo fondamento antropologico, partendo dal sociale.
  • Sfondare i muri dell’utopia (l’educatore che non ha nel cuore una visione utopica non può fare l’educatore).
  • Figure e forme dell’apprendimento sociale.

Educatore = dotato della virtù della phronesis → in ogni situazione deve sapere cosa fare.

Prima parte: riformulare l'idea di pedagogia

Pedagogia come:

  • Processo di personalizzazione continuo, dura tutta la vita.
  • Processo di umanizzazione costante (che uomo vogliamo realizzare? Dipende dall’educatore).

Due declinazioni

La pedagogia sociale non è un processo di individualizzazione ma l’uomo può diventare uomo solo se si concepisce all’interno di una comunità. La pedagogia è un processo sociale, comunitario. La pedagogia sociale è un sapere/pratica di cambiamento, altrimenti non sarebbe più pedagogia sociale. Non è pratica di semplice recupero, contenimento, assistenza.

Fondamentale la relazione tra educazione e utopia

È sbagliato dire che l’utopia punta alla perfezione, l’utopia non è perfezione. L’utopia è un’immaginazione che cerca di immaginare come potrebbe essere un altro mondo.

Legge del luogo utopico

Tutti i nostri problemi derivano dal fatto che il nostro centro non è dentro di noi (come gli animali) ma fuori di noi, siamo esseri eccentrici. Solo Dio e i narcisisti hanno il centro dentro di sé. Il centro è una domanda e la risposta è fuori di noi. L’eccentricità dell’uomo dice che la sua “casa” può essere da qualunque parte o da nessun parte. Il luogo utopico, dunque, possiamo solo immaginarlo o rappresentarlo con il linguaggio simbolico.

Utopia = non luogo

  • È stato concepito come qualcosa di irrealistico, quindi di irrealizzabile. Concepito negativamente, perché il senso ce l’ha solo la realtà così com’è, l’utopia, invece, non ha senso.
  • Non vuol dire che è fuori dalla realtà perché utopia deriva dal greco u-topos, significa quindi che non esiste un luogo che possa realizzare pienamente ciò che l’utopia immagina, questo mondo non può contenere una completa realizzazione dell’utopia.
  • Non-luogo vuol dire che io parto dal luogo in cui mi trovo e capisco che non è il luogo della vita compiuta.

Si può dire che l’uomo utopico è un disadattato; c’è da preoccuparsi quando una persona trova il suo posto troppo facilmente; l’uomo è un disadattato perché è un essere per definizione eccentrico. (homeless mind = spiritualmente senza casa)

Utopistico vs. utopico

Utopistico = qualcosa che ha una valenza negativa; voler realizzare qualcosa a ogni costo, quando qualcuno scrive una cosa che pretende di realizzi. Dovremmo, invece, augurarci che non si realizzi, perché se si realizzasse creerebbe l’inferno sulla terra (esempio di Hitler e la deportazione nei campi di concentramento).

Utopico = utopia intesa come tensione, l’uomo utopico ha un atteggiamento volto sempre al cambiamento, tensione verso il bene compiuto.

Utopia = descrizione del mondo da una parte così com’è e dall’altra come dovrebbe diventare. Luoghi possibili immaginati ai quali l’uomo deve tendere.

Eutopia = il bel-luogo

L’utopia è sempre una eutopia: il vero luogo dove si realizza la pienezza della vita umana. L’educatore sociale deve essere un uomo utopico, ha senso diventare un educatore sociale solo se si mira a costruire una eutopia. L’educatore non deve essere solo un sognatore, ma un immaginatore (il cuore dell’immaginazione è il desiderio).

Tre cose che servono all’educatore

Desiderio → Passione → Immaginazione → Progettazione

Dal desiderio nasce la passione, dalla passione nasce l’immaginazione e dall’immaginazione nasce il progetto.

L'uomo utopico parte dalla realtà

  • Parte dalla realtà, prova a immaginare e butta giù i passi per provare ad avvicinarsi.
  • Mediare tra il reale e il possibile.
  • “In questo mondo non ci sarebbe il possibile se non ci fossero uomini che tentano l’impossibile”.

Costruire dentro di noi un meccanismo essenziale che consiste nel non accontentarsi mai, NO lamentarsi; partire sempre dal fatto che l’uomo è un processo di personalizzazione continuo, per tutta la vita. Non perdere mai di vista l’alterità (=cosa potrei fare d’altro? Altrimenti? Come potrebbe essere altrimenti questa situazione?). Sapere che il mezzo fondamentale per l’utopia è la pedagogia, l’educazione (non c’è pedagogia senza utopia, non c’è utopia senza pedagogia).

Principio di recuperabilità

Il carcere parte dall’assunto che il delinquente non è recuperabile. La pensa ha senso solo se è recuperabile. Oggi l’educazione vive questo problema perché il clima contemporaneo è narcisistico (=non puoi fallire). Noi il fallimento lo vediamo narcisisticamente, il fallimento è la negazione dell’utopia. Dipende da come si elabora il lutto del fallimento: se lo elaboro alla luce dei processi di approssimazione scopro che il fallimento è una risorsa.

Seconda lezione: modernità e frammentazione

Modernità → frammentazioni, saperi e conoscenze. Avere uno strumento, una forma che devo riempire con la pratica (intelligenza ermeneutica). Forma intesa come sostanza, come le cose essenziali. Allora bisogna saper cogliere l’essenziale, la struttura portante: 1) Visione dell’uomo; 2) Tensione etica (trovare delle motivazioni personali, fonti spirituali e morali); 3) Visione pedagogica di tipo comunitario. Sono tre punti che ci permettono di vivere nella frammentazione contemporanea.

Desiderio

Devo cercare di partire dal desiderio che c’è, ma l’eccesso, l’aver tutto, ha ucciso bisogni e i desideri.

Bisogni

  • Simbolo
  • Persona
  • Riconoscimento
  • Dono

Bisogni indotti ± bisogni costitutivi → i bisogni indotti sono prodotti dal capitalismo, li soddisfi senza aver bisogno di quel bisogno. I bisogni costitutivi sono i bisogni fondamentali, senza questi non mi costituisco come uomo.

Crescita e consumo

  • Crescita fine a se stessa: l’idea che i nostri bisogni devono crescere esponenzialmente.
  • Furia bulimica del consumo: ciclo del consumo, lavorare – per produrre – per prendere soldi – per consumare.
  • Godimento immediato: avere tutto e subito.
  • Assenza di accumulazione: quello che abbiamo non ci basta mai.
  • Dissipazione illimitata: lo spreco.

Promessa: rimettere in circolazione la parola rinuncia (in vista di una prospettiva positiva) e rimettere in circolazione memoria e ricordo (ciò che mi sta a cuore).

Terza lezione: nuovo disagio della comunità

Come educatori siamo di fronte a un nuovo disagio della comunità. Bisogna avere occhio per cogliere questo nuovo disagio, l’educatore sociale deve attrezzarsi per discernere con due cose: conoscenza ermeneutica (lettura della realtà) e competenza riflessiva. Oggi non ci sono più gli anziani di 10 anni fa, oggi l’anziano è convinto che non diventerà mai vecchio. Anche i giovani sono cambiati.

Tre cose che deve fare l'educatore

  • Creare le condizioni (no obbligare).
  • Per un’autentica umanizzazione (far sì che i giovani scoprano da soli che l’umanizzazione è una cosa che vale).
  • Post-individualistica → bisogna andare oltre l’individualismo. Oggi ci sono troppi diritti, e i diritti di uno si scontrano contro i diritti dell’altro.

Valore dello scambio nella comunità → quando un educatore fa un progetto per una persona deve far capire che quello che vuole fare sulla persona vuole farlo alla società. Partire da un discernimento del disagio per ricollocare bisogni e risorse.

Confronto del nostro disagio (Recalcati) con quello da cui proveniamo (Freud)

Freud → Per Freud il disagio è la repressione della sessualità, oggi è tutto il contrario = c’è banalizzazione e pubblicizzazione della sessualità. Il disagio è basato sulla bellezza, la pulizia e l’ordine che sono l’educazione civica del tempo di Freud, ma queste tre cose facevano reprimere la sessualità e l’aggressività. Il desiderio di libertà e il principio di piacere sono stati sacrificati. Disagio = repressività.

Oggi il nostro disagio è diverso:

  • Deregulation generale → non ci sono più regole.
  • Il principio di piacere ha scalzato il principio di realtà.
  • La libertà individuale regna sovrana, tutto è sentito come una minaccia alla nostra autonomia. Sembra che l’educatore, per esempio dando delle regole, voglia limitare, minacciare l’autonomia.

Una volta avevamo solo doveri, oggi ci sono solo diritti. Il contrario della libertà non sono le regole, ma la repressione.

«Il nostro disagio oggi deriva da una ricerca del piacere talmente disinibita che è impossibile da conciliare con quel minimo di sicurezza che l’individuo libero tenderebbe a richiedere.» → Il disagio precedente era che c’era troppo ordine, erano inibiti. Oggi è il contrario. Prima c’era troppa repressione, oggi c’è troppa libertà, disinibizione. Il problema della disinibizione è che arrivi al disastro prima che te ne accorgi, quando è troppo tardi. La ricerca del piacere mette a repentaglio la sicurezza sociale. Il principio di piacere dominante induce gli uomini a cercare nuove esperienze che mettono a repentaglio la loro stessa sicurezza. L’uomo prima aveva barattato la felicità per un po’ di sicurezza, l’uomo moderno ha perso un po’ di sicurezza per più libertà.

Conclusione

Abbiamo un problema: ripensare tutti i parametri del disagio sociale. Rischio! 30 anni fa il modello educativo era liberare la spontaneità, oggi rischiamo di tornare al modello repressivo di Freud. Bisogna creare le condizioni perché le regole vengano dall’interno. Oggi l’educatore sociale deve chiedersi: cosa vuol dire oggi umanizzazione sulla linea di deregulation/inibizione? Autoregolazione dei giovani… stanno iniziando, per esempio quando si mettono d’accordo su chi guida e chi beve.

Quarta lezione: disagio della modernità e iper-modernità

Disagio della modernità:

  • Disagio nasce dall’eccesso di deregulation = niente regole, ognuno deve sentirsi libero, spontaneo.
  • Principio di piacere ha scalzato il principio di realtà (usa e getta), coazione al consumo degli oggetti (godimento).
  • La libertà individuale regna incontrastata: tutto è sentito come una minaccia alla nostra autonomia.

Principio di piacere sacrificato per il principio di realtà.

Anteprima
Vedrai una selezione di 5 pagine su 20
Pedagogia sociale e di comunità II Pag. 1 Pedagogia sociale e di comunità II Pag. 2
Anteprima di 5 pagg. su 20.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia sociale e di comunità II Pag. 6
Anteprima di 5 pagg. su 20.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia sociale e di comunità II Pag. 11
Anteprima di 5 pagg. su 20.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia sociale e di comunità II Pag. 16
1 su 20
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maddalenaonor di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia sociale e di comunità II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto Universitario Salesiano Venezia - IUSVE o del prof Biagi Lorenzo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community