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Il perché di una ricognizione storica?

L’educazione è un fatto complesso che unisce insegnamenti e apprendimenti di varia origine e

natura, è frutto, in effetti di quello che possiamo chiamare la complessa relazione con il

"CONCRETO STORICO".

Ecco xchè una ricerca storica in ambito pedagogico sociale è necessario che parta da un'analisi

storica del fenomeno educativo e del suo rapporto con gli eventi sociali, quindi:

non storia della pedagogia, ma storia dell'educazione nella sua accezione più propriamente sociale.

La ricerca presuppone quindi una ricognizione orizzontale e sincronica di tutti i settori del sociale

e una verticale tesa a connettere, in senso cronologico, tutti gli avvenimenti del discorso educativo.

Solo questo tipo di investigazione consente di spiegare i cambiamenti e le evoluzioni e costruire,

infine, una storia sociale dell'educazione

La complessità dell'indagine suggerisce tra l'altro di agire in ambito microstorico.

Poiché quello che interessa è focalizzare con attenzione scientifica un elemento che assume

funzione di momento paradigmatico.

Questo xché su un micro fenomeno è più semplice applicare, in via sperimentale, la ricognizione

orizzontale, sincronica e verticale, proprio x la limitatezza dell'oggetto di indagine.

67) Cap.2 LA FORMAZIONE NELLA SOCIETÀ COMPLESSA

Innovazione tecnologica e resistenza sociale

Sembra che oggi il successo di una società dipenda sempre + dalla tecnologia, oggi infatti non è più

la produzione di beni e servizi ad essere centrale, ma all'innovazione tecnologica, centrale del

progresso di uno Stato.

Oggi i portatori del nuovo, del cambiamento, non sarebbero coloro che difendono la società, i

diritti, le ragioni dei deboli, ma quanti giocano intorno al destino dell'umanità solo x il fine del

profitto, disposti a investire e a "innovare" con scarsa sensibilità verso i fattori della salvaguardia

ambientale e della situazione produttiva dei Paesi più poveri.

I grandi incontri sui temi dello sviluppo sostenibile di Rio de Janeiro e Johannesburg mettono in

evidenza una antinomìa profonda che la politica internazionale non sembra in grado di ricomporre.

Del resto l'attuale modello di sviluppo ha dimostrato che l'illusione + volte fatta credere dei

vantaggi anche x i Paesi + poveri fino ad ora si è dimostrata priva di fondamento e la fuga

incontrollata verso i Paesi + ricchi ne è la testimonianza.

Tutto ciò porta oggi, la scuola ad avere compiti di alta responsabilità.

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Essa, infatti è chiamata a fornire cultura e nuove chiavi di lettura x consentire ai giovani di entrare

come protagonisti nella società e nel mondo degli adulti.

70) La complessità dell'orizzonte conoscitivo

Quando si parla di società complessa si vuole sottolineare il disagio e l'incertezza che attanagliano

l'attuale . Diversa invece è l'origine sociologica del concetto, Spencer si riferiva alla soc. complessa

in modo ottimistico, infatti, Spencer, studioso della società, elabora una teoria detta "darwinismo

sociale", che vede appunto l'applicazione delle teorie di Darwin allo sviluppo delle società.

Secondo Spencer, le società seguono un processo di sviluppo lineare simile ai meccanismi di

sviluppo degli organismi viventi, quali piante e animali.

Così, x es. come all'interno del corpo umano i meccanismi di funzionamento, quindi gli organi,

partecipano e contribuiscono al funzionamento di tutto l'organismo, così, allo stesso modo,

all'interno della società, ogni sottosistema contribuisce al funzionamento della società stessa.

Allora si era nel pieno della 2° rivoluzione industriale, quando tutto faceva credere in un progresso

lineare e illimitato della scienza e della tecnica che avrebbe portato ad un allargamento del

benessere. Oggi, in verità, si nutrono forti dubbi, nn solo riguardo l’idea di progresso, ma anche

riguardo la qualità dello sviluppo.

Spesso abbiamo sentito usare come sinonimi i termini “società complessa” e “società globale”.

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Sul piano epistemologico è un grave errore, xchè soc. globale o globalizzazione si pone come

3

struttura ontologica , fatto naturale e necessario;

ormai il significato di "società complessa" è caratterizzato dall'incertezza, quindi da un

atteggiamento mentale dovuto alla crisi delle grandi ideologie (cristianesimo) che dovevano essere

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certezze ma che invece hanno avuto processi di secolarizzazione che le hanno rese diverse.

La società è entrata in crisi, gli eventi non sono più prevedibili ed ecco che è stato messo in

evidenza il bisogno di un nuovo modo di pensare il futuro, che riconosca il reale e il possibile non

come fatti immutabili, ma come non definitivi.La crisi delle certezze quindi potrebbe non essere un

fattore negativo perché induce a ricercare sempre nuovi percorsi, nuove soluzioni, nuovi modelli

interpretativi più adeguati a quelli precedenti. È un nuovo modello di pensiero che offre multiformi

2 Epistemologia: filosofia della scienza, disciplina ke studia il valore, la natura della conoscenza scientifica

3 Ontologia: Parte della filosofia che studia le strutture fondamentali e necessarie dell'essere in generale, a prescindere dalle sue

concrete e individuali manifestazioni

4 Secolarizzazione: Il termine è usato oggi frequentemente come sinon. di laicizzazione, per significare assunzione accentuata di

caratteri laici o profani, perdita del carattere religioso, confessionale: la s. della società; la crescente s. della cultura moderna; la s.

progressiva della scienza con il tramonto dell’età medievale. 4

itinerari ermeneutici del mondo in cui viviamo, Poiché ogni conoscenza ha una portata

multidimensionale.

71) La problematicità c'è anche nel rapporto insegnamento-apprendimento cioè anche la didattica

deve essere mutevole, non del tutto programmabile, proprio per questo è necessario sviluppare un

pensiero creativo e divergente.

Sapere scientifico e crisi dell'oggettività (Centralità del sapere scientifico):

71) Il tema del sapere scientifico è fondamentale nell'epoca moderna, tuttavia, troppo spesso si erge

ad unico valore della conoscenza, sottovalutando gli altri saperi e portando avanti la vecchia e mai

superata questione della differenza epistemologica tra scienze della natura e scienze umane;

in realtà nessuna delle 2 può pretendere di raggiungere la verità, entrambe infatti contribuiscono al

sapere complesso con pari dignità e reciproche contaminazioni.

La tradizione positivistica ci rimanda all'idea di un sapere scientifico infallibile e quindi superiore

alle altre di prime. È prevista l'immagine prevalente della scienza che ancora oggi è trasmessa

attraverso procedure didattiche rigide e convenzionali.

74) Fa riflettere questo dato conclusivo, soprattutto a fronte del fatto che la scuola dovrebbe

preparare ad una mentalità duttile, flessibile e all'impiego di strategie adattabili di volta in volta alla

soluzione dei problemi.

75) Tecnologia e il sapere operativo:

La scienza non può essere estranea alle questioni della società verso la quale ha importanti

responsabilità in ordine allo sviluppo.

L'attenzione ai gruppi più deboli deve assumere un carattere prioritario al fine di evitare il

progressivo allontanamento tra ricchezza e povertà.

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La scienza non può estraniarsi dai grandi temi sociali perché, come sosteneva Dewey, essa è

intimamente democratica. E questo fondamentale valore della cultura scientifica deve diventare,

sempre +, patrimonio della scuola, in particolare della scuola dell'autonomia che non può più

sopportare la scissione tra formazione tecnico-scientifica e formazione umanistica poichè l'uomo è

un essere unitario.

Abbiamo anche visto come la società tende a difendersi dall'innovazione tecnologica quando non la

comprende e la teme;

la scienza di fronte a questi problemi deve dare i giusti strumenti all'uomo affinché diventi critico

autonomo e professionale.

La società è realmente democratica quando ognuno può utilizzare gli strumenti liberamente.

ogni cittadino deve poter esprimere il suo punto di vista su questioni che riguardano il suo ambiente

vitale, essere in grado di recepire correttamente le informazioni che emergono dalle parole degli

esperti. Dunque, accanto al sapere scientifico, che affina la capacità di analisi e di riflessione logica,

non meno importante risulta la cultura filosofico-letteraria che favorisce invece la capacità di

argomentazione e critica verso i modelli dominanti.

77) La scuola, pertanto deve offrire ai suoi studenti gli strumenti adeguati per scegliere e per

decidere con "libertà di coscienza" che, alla fine non può essere altro che "libertà di conoscenza".

Immagini del sapere e didattica della scienza

È importante sottolineare l'immagine del sapere ponendosi al confine tra il conscio e l'inconscio, tra

il mondo interno e la realtà esterna e gioca in tutti gli studi una funzione orientativa, (Il soggetto che

apprende non mette in gioco solo la parte cognitiva di sé ma anche quella affettiva, emotiva,

creativa). nell'insegnamento il docente deve avere piena consapevolezza di trasmettere una "propria

immagini della scienza" e non "l'immagine generale di essa".

78) Da qui la necessità di confrontarsi con + modelli non solo per individuare le prospettive di

miglior utilizzo didattico ma anche x aprire un + vasto dialogo.

Le immagini mentali portate dal docente possono suscitare dibattiti con gli studenti che ciò può

determinare un dibattito che porta allo sviluppo delle capacità critiche, spirito di osservazione e

duttilità mentale.

La necessità di chiarire i diversi significati di scienza:

> Da una parte c'è il concetto estremo di scienza sperimentale che si serve del metodo induttivo

(dal particolare si arriva alla teoria generale cioè, dal concreto all'astratto, dal fatto alla teoria) nato

con i positivisti; è una conoscenza parziale quella che deriva da questo metodo (esempio del gregge

e del pastore); dall'esperimento non si possono trovare teorie universali.

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Diceva Popper la teoria nasce sempre dal pensiero, dall'ipotesi, si parte da un'ipotesi astratta, si

verifica nell'esperienza e poi si passa alla teoria.

> Dall'altra il concetto estremo di scienza filosofica che invece usa un metodo deduttivo (va

dall'astratto al concreto, dal concetto universale al particolare); il modello di ricerca deduttivo è

stato il modello dell'idealismo (Gentile, Croce).

79) un nuovo modello di ricerca

La scienza moderna supera il rapporto tra scienza e filosofia grazie a KUHN e G. BACHELARD.

♠ Il primo (KUHN) ritiene che lo sviluppo della scienza si ha quando il paradigma viene messo in

crisi e reso falsificabile e bisogna trovare altri tipi di ricerca;

la scienza si evolve passando attraverso fasi: una fase che non porta innovazione, una fase che

rivoluziona e che porta innovazione (es. rivoluzione copernicana).

♠ 81) Invece GASTON BACHELARD prende le distanze tra i due estremi di scienza, la sua

filosofia si ispira una sorta di razionalismo aperto, cioè si apre ai risultati della scienza empirica,

li valuta senza esprimere giudizi etici.

Egli critica il fatto che la scienza sia oggettiva e totalmente veritiera, invece non è così: la

scienza dev'essere più aperta, più disponibile alla contaminazione con altri saperi, perché la

realtà cambia continuamente, progredisce.

Quale allora il modello di ricerca? (aperto)

La ricerca di oggi non è assoluta ma è una ricerca aperta che non può disconoscere il suo scopo cioè

quello di rispondere alle esigenze dell'uomo e nel farlo deve chiedersi il perché; è quindi un

modello che si apre alla pluralità dei modelli, che si chiede il fine etico della ricerca.

Cap. 3 IL SISTEMA INTEGRATO

La scuola non può essere considerata l'unica agenzia formativa. Il processo educativo va infatti

considerato nella sua dimensione sociale. Ed è per questo che non si può parlare di un'unica agenzia

formativa (la scuola) ma di un sistema formativo integrato; il rapporto tra scuola ed extra scuola è

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dunque necessario. La scuola, del resto può mantenere una sua centralità solo se riesce a rispondere

alle domande di innovazione per valorizzare le risorse umane al suo interno.

Dato che la società è in continua trasformazione, come può la scuola affrontare le sfide della

società? Secondo Scurati "è educazione extrascolastica tutto ciò che avviene al di fuori della

struttura scuola a fini educativi".

Quindi, scolastico ed extrascolastico sono due modi distinti ma non incompatibili tra di loro per

realizzare il sostegno e dunque alla crescita della persona.

L'educazione degli adulti si colloca nell’ extra-scolastico, sia per le modalità didattiche impiegate

sia per le finalità legate alla promozione di una migliore qualità della vita.

Dunque oggi la scuola è chiamata a porsi in maniera nuova rispetto alle cosiddette "agenzie

formative" che intervengono sul territorio; di qui l’idea sempre più diffusa di un sistema formativo

integrato e della necessaria interconnessione culturale tra scuola ed extra scuola.

È evidente che da un lato, ogni agenzia formativa, dalla scuola alla famiglia, dall'ente locale

all'associazionismo, dovrà avere un suo "luogo" formativo e una sua specificità educativa ma

dall'altro essa dovrà rappresentare appunto, un sistema unitario integrato.

85) Rapporto tra formazione e professionalizzazione.

Di fronte al continuo problema della disoccupazione giovanile sembra troppo facile pretendere che

sia compito della scuola quello di preparare il giovane alla professione, magari anticipando i tempi

di addestramento con accordi tra scuole e aziende.

Sarebbe questa una soluzione troppo facile; andrebbe invece riconsiderata la funzione della scuola

all'interno del contesto sociale.

Per es. la scuola andrebbe resa obbligatoria fino ai 18 anni, dovrebbe continuare a mantenere i suoi

scopi formativi attraverso un curriculum di studi rispondente alle esigenze della realtà attuale, con

un triennio finale avente indirizzo specialistico.

La professionalizzazione invece dovrebbe trovare collocazione in corsi post-scolastici (es. laurea o

master) che sappiano rispondere alle esigenze del mondo del lavoro con offerte articolate capace di

adeguarsi ai mutamenti che contraddistinguono la realtà attuale.

Per molto tempo il termine "formazione" ha riguardato la preparazione dei ceti dirigenti, per

l'acquisizione di competenze elitarie; invece, con il termine "addestramento" si indicavano le

modalità tecnico operative necessarie a chi doveva ricoprire ruoli esecutivi.

Oggi tale distinzione non esiste più, oggi si parla di professionalità intesa come risorsa, ma non

deve essere compito esclusivo della scuola. La scuola deve essere formativa,

professionalizzata ma non professionalizzante cioè,

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orientata a dare certi indirizzi ma qualsiasi professionalizzazione deve avvenire dopo.

Il problema è quello di pensare a quali saperi la scuola deve porre la sua attenzione, cioè la scuola

deve promuovere un sapere aperto, problematico, critico, che suscita interessi, curiosità,

motivazioni per continuare ad apprendere e a formarsi (anche per il solo piacere).

La scuola deve formare teste critiche, curiose ad apprendere anche x il solo gusto e non solo x

imparare una professione.

88) La scuola come organizzazione.

La scuola non può limitarsi al ruolo storico ed esclusivo di erogazione di una conoscenza

consolidata, ma deve porsi come luogo di riflessione critica, di ricerca e produzione di nuova

cultura in modo da non rappresentare solo uno strumento di consenso sociale orientato secondo i

desideri della classe dirigente ma deve, al contrario, tendere alla trasformazione della società stessa.

Tutto questo richiede alla scuola di rivedere, radicalmente, la propria organizzazione.

Chi opera oggi nella scuola non ha la cultura dell'organizzazione, manca infatti la circolarità delle

informazioni fra tutti i componenti del sistema e manca un punto di riferimento comune, una

strategia comune e modalità di verifica condivise.

Oggi, se x cultura dell'organizzazione intendiamo valorizzazione delle risorse umane attraverso la

pratica della comunicazione e della relazione, nonché responsabilizzazione di ognuno attraverso la

definizione di settori di competenza controllabili , ci rendiamo conto di come certi presupposti siano

presenti solo sulla carta. Alla cultura dell'organizzazione si accede invece dopo un duro tirocinio,

una consolidata preparazione, una comprovata esperienza.

91) Figure di innovazione e nuove progettualità.

Il dirigente scolastico ogni anno può contare su un certo numero di collaboratori, spesso costoro

sono persone che accettano l'incarico solo perché nessuno si candida, quindi non sono nemmeno

realmente motivati. L'organizzazione dell'autonomia richiede invece una diversa strutturazione dei

ruoli e soprattutto una precisa identificazione dei responsabili di processo.

La legge Bassanini (L.59/97) ha previsto delle figure di sistema (dal punto di vista organizzativo)

ma in realtà non sono mai esistite perché queste figure di sistema hanno un costo.

Attualmente le figure di sistema si dividono in 3 tipi:

™ l'esperto: lo troviamo nella scuola in 3 posizioni diverse:

1. quello che integra le competenze che mancano, es. l'esperto che integra l'insegnamento della

lingua; 9

2. la seconda figura di esperto è stata voluta dalla legge dell'autonomia che ha reso

responsabile il dirigente della sicurezza della scuola;

3. il terzo tipo di esperto lo troviamo nella normativa delle leggi sugli handicappati: consulente

psicologico esperto che lavora nell'Egitto che affianca il bambino disabile.

™ il tutor: una prima forma di tutoraggio è quella prevista quando un nuovo docente appena

entrato in ruolo dovendo svolgere l'anno di prova viene affidato a un docente più esperto (tutor);

una seconda tipologia di tutor è rappresentata da un docente che segue corsi e seminari di

approfondimento per poi praticare azioni di tutoraggio in tutte le scuole del distretto, (è un

animatore culturale della propria disciplina);

™ le figure obiettivo: sono quelle previste proprio dalla legge Bassanini, sono docenti che, dietro

presentazione di un curriculum si candidano a svolgere mansioni specifiche in base alle proprie

competenze (orientamento, innovazione didattica, relazioni esterne alla scuola, rapporti con gli

studenti).

95) Il problema della qualità

La scuola dell'autonomia dovrebbe caratterizzarsi per efficacia ed efficienza e deve predisporre

strumenti di analisi del proprio funzionamento al fine di verificare la soddisfazione dell'utenza, il

corretto impiego delle risorse, il grado di capacità di innovazione e di coerenza con le politiche

scolastiche nazionali.

Il problema della qualità dell'offerta formativa: della ottimizzazione della offerta formativa, è un

concetto nato nel contesto imprenditoriale produttivo per ottimizzare la produzione, esteso poi

anche alla scuola.

Proprio per questo è necessario predisporre strumenti di analisi per verificare il funzionamento della

scuola; la scuola cioè deve fare una diagnosi del proprio funzionamento andando a verificare la

soddisfazione dell'utente e l'impiego delle risorse economiche umane;

ma anche il grado di innovazione (la scuola è arretrata o si è aperta alle innovazioni?);

la coerenza con le linee-guida cioè deve comunque rispettare le linee guida nazionali.

Come fa la scuola questa diagnosi?

Attraverso l'autoanalisi degli istituti all'interno del collegio dei docenti, con dei questionari oppure

può affidarsi ad agenzie esterne che valutano il funzionamento dell'istituto.

Parametro di qualità: la scuola al contrario delle aziende non compra e non vende quindi è difficile

misurare questo parametro di qualità.

Quindi nasce così la necessità che il sistema scuola si avvicini al mondo imprenditoriale,

ma quale modello di scuola? 10

una scuola basata su "un'architettura modulare", cioè flessibile che attraverso l'introduzione dei

crediti formativi favorisca il passaggio da un corso di studi all'altro e privilegi:

il rapporto con il territorio nel quale opera;

la prospettiva economica;

un approccio scientifico alla conoscenza, cioè privilegia le materie scientifiche rispetto a quelle

umanistiche;

lo spirito di iniziativa: sostanzialmente + un "saper fare" che un "sapere"; il rischio, naturalmente, è

il vuoto per quanto riguarda il pensiero astratto.

Progetto qualità:

(sperimentazione ministeriale) fu un progetto con il quale il ministero dell'istruzione voleva

promuovere "lo sviluppo di un nuovo modo di essere della scuola" che valorizzi la progettualità, la

valutazione, l'efficienza e l'efficacia; è un progetto nato anche e soprattutto con l'intenzione di

valorizzare le risorse personali interne: i docenti per anni, infatti, sono stati inquadrati in una

struttura gerarchica amministrativa senza avere nessun tipo di iniziativa, adesso invece, il docente

ha dovuto imparare a progettare, predisporre da solo gli strumenti di valutazione.... nel 1995 questo

progetto voleva promuovere un nuovo modo di essere della scuola che deve valorizzare le risorse

umane.

177) Parte 2 Cap.3 PEDAGOGIA DELLA FAMIGLIA

La famiglia è sempre stata considerata la prima agenzia di socializzazione, tuttavia, la sua struttura

e la sua organizzazione, sono andate progressivamente modificandosi dal secondo dopoguerra in

poi, causandone una profonda crisi di identità che l'hanno resa instabile.

Alla linearità che l'aveva connotata fino al dopoguerra, con una precisa suddivisione dei ruoli e

delle funzioni, si è sostituita una varietà di situazioni al suo interno, (convivenza, divorzio, famiglie

multietniche, ecc.), la famiglia di oggi è mutata e questo l'ha messa inevitabilmente in crisi.

™ non esiste + solo la famiglia classica (padre, madre e figli) ma vi sono + forme: convivenze,

divorzi, famiglie multietniche, famiglia allargate,…

™ inoltre, come ho detto, in questi anni abbiamo anche assistito a una modificazione dei ruoli: la

donna non ha + un ruolo così centrale all'interno della famiglia soprattutto x chi lavora e di

conseguenza la presenza del padre è molto + frequente; quindi c'è all'interno della famiglia una

parità dei compiti. 11

Tra gli anni 60 e 70 è iniziato il dibattito sulla crisi di identità delle famiglie: comunque, nonostante

ciò, essa rimane l'unico punto di riferimento nella società sul piano affettivo, economico e sociale.

Infatti, non si può trascurare il fatto che, sul piano educativo è responsabilità della famiglia la

"prima socializzazione" con tutto ciò che ne consegue x il futuro sociale del bambino;

ma ora il suo compito si allarga e il suo ruolo non si limita solo al periodo evolutivo ma anche oltre,

ad es.: i genitori devono occuparsi dei figli da un punto di vista economico anche quando sono

adulti ma non hanno un lavoro o una situazione economica stabile;

la famiglia dunque è un punto fermo per tutta la vita e non solo in età evolutiva.

Spesso però, si trascura l'importanza dell'educazione alla vita di coppia, alla coniugalità ad

eccezione del corso prematrimoniale per chi sceglie il rito religioso; al contrario un'educazione alla

vita di coppia è necessaria poiché la sua stabilità e la sua continuità dipendono da 2 fattori in stretta

connessione:

1. l'intimità affettiva che apre uno spazio di condivisione;

2. il progetto comune, frutto di ricerca e scoperta di affinità e complementarità che migliorano e

rasserenano la qualità della vita.

Come manca un'educazione alla vita di coppia così manca una educazione alla genitorialità:

cioè anche e soprattutto, x essere genitori occorre essere educati;

la difficoltà maggiore oggi è nell'individuazione di un'autorità educante, che nella famiglia nucleare

stenta ad emergere, mentre in quella patriarcale trovava un punto d'appoggio solo negli anziani.

179) Paradossalmente, oggi c'è carenza di aiuti anche in quei luoghi come i consultori dove il

personale sociosanitario potrebbe e dovrebbe svolgere un preciso mandato formativo ed

informativo. Ecco che educare i figli risulta problematico, la componente sentimentale-emozionale

spesso entra in contrasto con la razionalità che dovrebbe garantire equilibrio. Da qui la nascita di

uno stile incoerente che alterna autoritarismo a permissività a seconda degli stati d'animo.

179) Al riguardo Giovanni Bollea ha sottolineato il passaggio dal concetto di "patria potestà" alla

"responsabilità parentale": cioè i genitori sono ambedue responsabili dei figli anche se vivono

separati proprio per sottolineare il principio democratico all'interno della famiglia.

BETTELHEIM afferma invece che la soluzione del problema educativo non deve passare per gli

specialisti ma anzi secondo lui si può essere buoni genitori anche commettendo qualche errore di

percorso, " la risorsa fondamentale è l'amore" che si evidenzia in una capacità di dialogo volta a far

crescere l'autostima nel bambino in modo da renderlo "autonomo".

"allevare i figli è una impresa creativa, è un'arte più che una scienza".

il tessuto socio-economico di questi ultimi anni è cambiato e questo è influito anche sulla struttura

familiare: il tempo che i genitori possono dedicare i figli è diminuito;

12

è aumentata invece la parità dei compiti educativi tra uomo e donna in una flessibilità-disponibilità

che porta a una nuova visione rispetto alla centralità assoluta della madre e della stereotipata

(scontata) assenza del padre.

180) A questo riguardo Volpi fa riferimento a 2 icone contemporanee o immagini ben distinte:

1. quella della continuità: che consiste nell’inserire il bambino in un contesto sociale adulto

quanto prima possibile;

2. quella della discontinuità: che, al contrario, riconosce centralità al bambino e richiede una

famiglia "pueurocentrica" in nome della salvaguardia del bambino stesso.

A queste 2 Volpi ne aggiunge un'altra

3. quella della continuità nell'autonomia: dove l'infanzia è concepita sia in funzione

dell'inserimento critico che in funzione dell'autorizzazione e postula un tipo di famiglia

"paidocentrica" in grado di far crescere non solo i bambini ma anche i genitori.

Famiglia come luogo di disagio e di malattia: negli anni 50, in psicologia clinica, in merito allo

studio di soggetti con problemi si è assistito al passaggio, dal soggetto sofferente all’analisi della

famiglia considerata luogo di sviluppo di certi disturbi e fonte di disagio.

Nasce da qui la necessità che la terapia coinvolga non solo il soggetto malato ma l'intera famiglia

proprio x avere una + chiara lettura e giungere quindi a un buon esito curativo.

Oggi sappiamo che la famiglia può essere luogo di disagio, di violenze e abusi pertanto deve essere

oggetto di indagine e di attenzione da parte, non solo della ricerca scientifica ma anche da parte di

tutti gli enti istituzionali (scuola, servizi sociali, magistratura), che hanno il mandato costituzionale

di intervenire per favorire l'esercizio dei diritti fondamentali della persona.

Famiglia e comunicazione

La cosiddetta "corrente sistemico-relazionale" di Palo Alto in California, sorta sotto l'influsso degli

studi di Bateson, indaga sugli aspetti relazionali-comunicativi della famiglia, nella convinzione

che alcune forme di disadattamento abbiano a che fare con dei disturbi comunicativi all'interno

della famiglia stessa. 13


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia Sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Sirignano Fabrizio Manuel.

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