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Esame di pedagogia sociale: Attinà/Sirignano Manuale di pedagogia sociale A. Gramigna

Parte 1 - Capitolo 1. La dimensione storica della pedagogia sociale

L'oggetto di studio è l'educazione nell'ambito della società. Alcuni dei presupposti che fondano questa disciplina sono da ricercarsi nel positivismo, corrente di pensiero che afferma che la realtà va indagata attraverso il metodo scientifico e dovunque anche il fenomeno educativo va indagato attraverso la metodologia scientifica. Durkheim diceva "l'educazione da arte deve diventare scienza", il fine era quello di far crescere fra gli individui la coscienza critica del loro rapporto con il mondo.

Diversi gli studiosi, sia sul piano cattolico, sia sul piano laico, che hanno indagato temi e problemi in relazione al nesso educazione-società, da Agazzi, Codignola, Radice, Laporta, Visalberghi, sono solo alcuni dei nomi. Negli anni '70 poi, con l'istituzione accademica della disciplina, si moltiplicano le pubblicazioni.

Personaggi e momenti paradigmatici

A partire dagli anni '50, in Italia, la riflessione sul nesso educazione-società, si muove in linea con diverse innovazioni che avverranno in ambito scolastico negli anni a venire: legge sulla scuola media unica e conseguente innalzamento dell'obbligo scolastico fino al 14° anno di età (L. 31/12/1962); istituzione della scuola materna statale (L.444 del '68).

L'intento che unisce gli studiosi e gli educatori è la richiesta di un mutamento del rapporto educazione-società. Un rapporto che fino ad allora aveva finalizzato la prima al mantenimento della seconda. La scuola infatti non doveva più formare cittadini per la società ma migliorare la società valorizzando tutte le potenzialità dell'individuo.

Nasce quindi l'esigenza di stravolgere tale rapporto e di valorizzare il sociale nelle sue valenze formative per far sì che l'individuo possa esprimere tutte le sue potenzialità in una società più equa, democratica ed evoluta.

Positivismo: È una corrente di pensiero che interessò l'Europa negli anni che vanno dal 1848-1870 circa. Il termine POSITIVISMO indica che prende in esame i fatti positivi concreti e li analizza alla luce della scienza. Il positivismo cerca di capire il mondo partendo unicamente dalla scienza alla quale si riconosce la capacità di giudicare gli uomini verso il progresso e di costruire una società al più alto grado di giustizia e benessere.

La scienza è ritenuta capace di dominare la natura per cui è considerata: GARANZIA INFALLIBILE DEL DESTINO DELL'UOMO. Su questa base il positivismo ritiene che:

  • L'unica conoscenza che l'uomo ha di tutto il mondo è di tipo scientifico costruita attraverso l'osservazione dei fenomeni, la formulazione di ipotesi e la loro verifica sperimentale.
  • La scienza deve essere assolutamente indipendente dalla religione.
  • Ogni manifestazione della natura e dell'uomo sono spiegabili scientificamente.

È in questo clima che nasce la "pedagogia popolare" di ispirazione freinetiana. (FREINET: valorizzare i vissuti dei ragazzi. Le sue tecniche sono finalizzate al coinvolgimento attivo e motivante dei ragazzi che si vedono stimolati sempre più alla cooperazione e alla comunicazione).

Danilo Dolci propone una sorta di "conquista critico-maieutica" delle conoscenze. Valorizza la cultura di origine e promuove l'acquisizione della conoscenza attraverso il confronto e lo scambio di idee fra pari.

In Italia, tra le altre, vanno ricordate almeno due esperienze, ognuna nella rispettiva area ideologica e precisamente:

  • Quella laica con Codignola.
  • Quella cattolica con Don Milani.

L'esperimento della "scuola-città Pestalozzi" fondata nel '45 da Ernesto Codignola nel quartiere più povero e marginale di Firenze, si ispira all'attivismo deweiano. Codignola istituì una scuola per la popolazione con, al suo interno, la scuola elementare e la media. Modello di riferimento per gli educatori e forse, unico vero modello di comunità scolastica a tempo pieno che attuava concretamente nella fascia dell'obbligo l'unità di scuola elementare con la scuola media, la sperimentazione, l'interdisciplinarietà non solo delle materie ma di tutte le varie attività.

Sul piano pedagogico affermava l'importanza dell'interdisciplinarietà tra le varie attività; tempo pieno e continuità dell'insegnamento elementare e media garantivano una maggiore socializzazione e promuovevano la formazione di una coscienza critica e democratica del soggetto; inoltre questa scuola godeva di autonomia tra le la sua gestione era affidata, in maniera collegiale e democratica ai suoi veri protagonisti, gli studenti stessi, che venivano eletti con diversi ruoli e cariche nel rispetto di un regolamento interno.

L'esperienza di Barbiana, ad opera di Don Lorenzo Milani, è ispirata a quella che verrà definita la "pedagogia del dissenso", anch'essa rivolta ai "ragazzi rifiutati" da una scuola selettiva e classista destinati ad un futuro di emarginazione. Il religioso di questa comunità di montagna, "Barbiana", apre una scuola a tempo pieno con pochi mezzi, utilizzando il contributo di ospiti occasionali e dei ragazzi più grandi. Per il sacerdote toscano l'istruzione è l'unico strumento di riscatto morale e sociale per i poveri di fronte alle ingiustizie sociali.

Secondo Don Milani un altro elemento importante per la valorizzazione formativa della vita comunitaria è il dialogo: non può esserci educazione senza dialogo. Per Don Milani ogni soggetto è portatore e produttore di significati, educarli significa partire dai loro vissuti per ampliare i loro orizzonti e i nostri. "Lettera ad una professoressa", scritto nel '67 diventerà una delle bandiere delle contestazioni del '68 contro una scuola classista.

Perché una ricognizione storica?

L’educazione è un fatto complesso che unisce insegnamenti e apprendimenti di varia origine e natura, è frutto, in effetti, di quello che possiamo chiamare la complessa relazione con il "CONCRETO STORICO".

Ecco perché una ricerca storica in ambito pedagogico sociale è necessario che parta da un'analisi storica del fenomeno educativo e del suo rapporto con gli eventi sociali, quindi: non storia della pedagogia, ma storia dell'educazione nella sua accezione più propriamente sociale.

La ricerca presuppone quindi una ricognizione orizzontale e sincronica di tutti i settori del sociale e una verticale tesa a connettere, in senso cronologico, tutti gli avvenimenti del discorso educativo. Solo questo tipo di investigazione consente di spiegare i cambiamenti e le evoluzioni e costruire, infine, una storia sociale dell'educazione.

La complessità dell'indagine suggerisce tra l'altro di agire in ambito microstorico. Poiché quello che interessa è focalizzare con attenzione scientifica un elemento che assume funzione di momento paradigmatico. Questo perché su un micro fenomeno è più semplice applicare, in via sperimentale, la ricognizione orizzontale, sincronica e verticale, proprio per la limitatezza dell'oggetto di indagine.

Capitolo 2. La formazione nella società complessa

Innovazione tecnologica e resistenza sociale

Sembra che oggi il successo di una società dipenda sempre più dalla tecnologia, oggi infatti non è più la produzione di beni e servizi ad essere centrale, ma l'innovazione tecnologica, centrale del progresso di uno Stato. Oggi i portatori del nuovo, del cambiamento, non sarebbero coloro che difendono la società, i diritti, le ragioni dei deboli, ma quanti giocano intorno al destino dell'umanità solo per il fine del profitto, disposti a investire e a "innovare" con scarsa sensibilità verso i fattori della salvaguardia ambientale e della situazione produttiva dei Paesi più poveri.

I grandi incontri sui temi dello sviluppo sostenibile di Rio de Janeiro e Johannesburg mettono in evidenza una antinomia profonda che la politica internazionale non sembra in grado di ricomporre. Del resto l'attuale modello di sviluppo ha dimostrato che l'illusione più volte fatta credere dei vantaggi anche per i Paesi più poveri fino ad ora si è dimostrata priva di fondamento e la fuga incontrollata verso i Paesi più ricchi ne è la testimonianza.

Tutto ciò porta oggi, la scuola ad avere compiti di alta responsabilità. Essa, infatti, è chiamata a fornire cultura e nuove chiavi di lettura per consentire ai giovani di entrare come protagonisti nella società e nel mondo degli adulti.

La complessità dell'orizzonte conoscitivo

Quando si parla di società complessa si vuole sottolineare il disagio e l'incertezza che attanagliano l'attuale . Diversa invece è l'origine sociologica del concetto, Spencer si riferiva alla soc. complessa in modo ottimistico, infatti, Spencer, studioso della società, elabora una teoria detta "darwinismo sociale", che vede appunto l'applicazione delle teorie di Darwin allo sviluppo delle società.

Secondo Spencer, le società seguono un processo di sviluppo lineare simile ai meccanismi di sviluppo degli organismi viventi, quali piante e animali. Così, per esempio, come all'interno del corpo umano i meccanismi di funzionamento, quindi gli organi, partecipano e contribuiscono al funzionamento di tutto l'organismo, così, allo stesso modo, all'interno della società, ogni sottosistema contribuisce al funzionamento della società stessa.

Allora si era nel pieno della Seconda rivoluzione industriale, quando tutto faceva credere in un progresso lineare e illimitato della scienza e della tecnica che avrebbe portato ad un allargamento del benessere. Oggi, in verità, si nutrono forti dubbi, non solo riguardo l’idea di progresso, ma anche riguardo la qualità dello sviluppo.

Spesso abbiamo sentito usare come sinonimi i termini “società complessa” e “società globale”. Sul piano epistemologico è un grave errore, perché società globale o globalizzazione si pone come struttura ontologica, fatto naturale e necessario; ormai il significato di "società complessa" è caratterizzato dall'incertezza, quindi da un atteggiamento mentale dovuto alla crisi delle grandi ideologie (cristianesimo) che dovevano essere certezze ma che invece hanno avuto processi di secolarizzazione che le hanno rese diverse.

La società è entrata in crisi, gli eventi non sono più prevedibili ed ecco che è stato messo in evidenza il bisogno di un nuovo modo di pensare il futuro, che riconosca il reale e il possibile non come fatti immutabili, ma come non definitivi. La crisi delle certezze quindi potrebbe non essere un fattore negativo perché induce a ricercare sempre nuovi percorsi, nuove soluzioni, nuovi modelli interpretativi più adeguati a quelli precedenti. È un nuovo modello di pensiero che offre multiformi itinerari ermeneutici del mondo in cui viviamo, poiché ogni conoscenza ha una portata multidimensionale.

Epistemologia: filosofia della scienza, disciplina che studia il valore, la natura della conoscenza scientifica.

Ontologia: parte della filosofia che studia le strutture fondamentali e necessarie dell'essere in generale, a prescindere dalle sue concrete e individuali manifestazioni.

Secolarizzazione: Il termine è usato oggi frequentemente come sinonimo di laicizzazione, per significare assunzione accentuata di caratteri laici o profani, perdita del carattere religioso, confessionale: la secolarizzazione della società; la crescente secolarizzazione della cultura moderna; la secolarizzazione progressiva della scienza con il tramonto dell’età medievale.

Problematicità nel rapporto insegnamento-apprendimento

La problematicità c'è anche nel rapporto insegnamento-apprendimento cioè anche la didattica deve essere mutevole, non del tutto programmabile, proprio per questo è necessario sviluppare un pensiero creativo e divergente.

Sapere scientifico e crisi dell'oggettività

Il tema del sapere scientifico è fondamentale nell'epoca moderna, tuttavia, troppo spesso si erge ad unico valore della conoscenza, sottovalutando gli altri saperi e portando avanti la vecchia e mai superata questione della differenza epistemologica tra scienze della natura e scienze umane; in realtà nessuna delle due può pretendere di raggiungere la verità, entrambe infatti contribuiscono al sapere complesso con pari dignità e reciproche contaminazioni.

La tradizione positivistica ci rimanda all'idea di un sapere scientifico infallibile e quindi superiore alle altre di prime. È prevista l'immagine prevalente della scienza che ancora oggi è trasmessa attraverso procedure didattiche rigide e convenzionali.

Fa riflettere questo dato conclusivo, soprattutto a fronte del fatto che la scuola dovrebbe preparare ad una mentalità duttile, flessibile e all'impiego di strategie adattabili di volta in volta alla soluzione dei problemi.

Tecnologia e sapere operativo

La scienza non può essere estranea alle questioni della società verso la quale ha importanti responsabilità in ordine allo sviluppo. L'attenzione ai gruppi più deboli deve assumere un carattere prioritario al fine di evitare il progressivo allontanamento tra ricchezza e povertà.

La scienza non può estraniarsi dai grandi temi sociali perché, come sosteneva Dewey, essa è intimamente democratica. E questo fondamentale valore della cultura scientifica deve diventare, sempre più, patrimonio della scuola, in particolare della scuola dell'autonomia che non può più sopportare la scissione tra formazione tecnico-scientifica e formazione umanistica poiché l'uomo è un essere unitario.

Abbiamo anche visto come la società tende a difendersi dall'innovazione tecnologica quando non la comprende e la teme; la scienza di fronte a questi problemi deve dare i giusti strumenti all'uomo affinché diventi critico autonomo e professionale.

La società è realmente democratica quando ognuno può utilizzare gli strumenti liberamente. Ogni cittadino deve poter esprimere il suo punto di vista su questioni che riguardano il suo ambiente vitale, essere in grado di recepire correttamente le informazioni che emergono dalle parole degli esperti. Dunque, accanto al sapere scientifico, che affina la capacità di analisi e di riflessione logica, non meno importante risulta la cultura filosofico-letteraria che favorisce invece la capacità di argomentazione e critica verso i modelli dominanti.

La scuola, pertanto, deve offrire ai suoi studenti gli strumenti adeguati per scegliere e per decidere con "libertà di coscienza" che, alla fine non può essere altro che "libertà di conoscenza".

Immagini del sapere e didattica della scienza

È importante sottolineare l'immagine del sapere ponendosi al confine tra il conscio e l'inconscio, tra il mondo interno e la realtà esterna e gioca in tutti gli studi una funzione orientativa, (Il soggetto che apprende non mette in gioco solo la parte cognitiva di sé ma anche quella affettiva, emotiva, creativa). Nell'insegnamento il docente deve avere piena consapevolezza di trasmettere una "propria immagine della scienza" e non "l'immagine generale di essa".

Da qui la necessità di confrontarsi con più modelli non solo per individuare le prospettive di miglior utilizzo didattico ma anche per aprire un più vasto dialogo. Le immagini mentali portate dal docente possono suscitare dibattiti con gli studenti che ciò può determinare un dibattito che porta allo sviluppo delle capacità critiche, spirito di osservazione e duttilità mentale.

La necessità di chiarire i diversi significati di scienza:

  • Da una parte c'è il concetto estremo di scienza sperimentale che si serve del metodo induttivo (dal particolare si arriva alla teoria generale cioè, dal concreto all'astratto, dal fatto alla teoria) nato con i positivisti; è una conoscenza parziale quella che deriva da questo metodo (esempio del gregge e del pastore); dall'esperimento non si possono trovare teorie universali.

Diceva Popper la teoria nasce sempre dal pensiero, dall'ipotesi, si parte da un...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia Sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Sirignano Fabrizio Manuel.
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