PEDAGOGIA POLITICA
CAPITOLO I
Il termine pedagogia deriva dal greco pais,paidos ( che significa fanciullo) e assume un duplice
significato, in quanto: pais, paidos + ago signgnifica condurre il soggetto all’acquisizione di una sua
autonomia; mentre pais,paidos + logod significa riflessione teorica su quelle che sono le finalità
dell’educazione. La pedagogia
affonda le sue radici nell’antica Grecia, dove intorno all’VIII e VII secolo a.C. nacquero le polis:
città-stato in cui riuscì ad affermarsi una forma di governo democratica nonostante il fatto che essa
fu preceduta da un governo monarchico e aristocratico. La polis sin dal suo apparire segna,
come dice Vernant, un punto di partenza/ una vera invenzione perché all’interno di essa il cittadino
era chiamato a partecipare attivamente e con ratio alle vicende della vita quotidiana, prendendo
coscienza di essere parte di una comunità a cui lo legano vincoli accettati liberamente. Quindi
all’interno della polis l’educazione aveva un carattere pubblico ed era legata alle vicende politiche
perché la formazione dell’uomo coincideva con la formazione del cittadino. Inoltre ogni
manifestazione pubblica, partendo dai giochi ginnici sino al teatro, svolgeva una funzione
educativa. Il teatro e in particolar modo la satira politica era molto importante perché attraverso di
essa i governanti riuscivano a capire quali erano gli umori del popolo.
Quest’educazione pubblica si è diffusa nell’antica Grecia con la nascita della democrazia, alla
quale si è giunti compiendo dei piccoli passi alla volta. Tra il 594 e il 593 a.C., dopo un regime
oligarchico e di stampo aristocratico ( che puntava soprattutto sulla forza militare) e una serie di
regimi assolutistici denominati tirannidi, salì al potere Solone il quale aveva il compito di porre fine
allo scontro che c’era tra l’aristocrazia, che reclamava i propri diritti, e il popolo, che oppresso dai
debiti aveva perso la libertà personale e molti venivano venduti come schiavi. Solone attuò una
serie di riforme, e la più importante fu quella di dividere la popolazione greca in 4 classi in base al
censo. La prima classe poteva accedere all’arcontato perché grazie al reddito poteva contribuire
maggiormente alle spese della polis; la seconda e la terza potevano sostenere l’onere economico
della fanteria e della cavalleria e partecipare alla Boulè, un consiglio composto da 400 membri.
Infine la quarta classe non poteva aspirare a nessuna carica, ma nello stesso tempo poteva
Ecclesia
partecipare all’ : un’assemblea popolare a cui potevano partecipare tutti gli uomini che
avevano compiuto 18 anni e che aveva il compito di valutare le diverse proposte fatte dai cittadini
ed emanare la sentenza definitiva. Da ciò si evince che Solone ha attuato una vera e propria
rivoluzione in quanto ha istituito un principio secondo il quale il potere veniva determinato in base
alla partecipazione all’interno dello Stato, negando così sia il principio di legittimità religiosa
( secondo il quale il governo è un’emanazione divina); sia il principio che ammetteva l’esistenza di
una classe superiore che poteva imporre degli ordini a classi inferiori.
La linea di Solone è stata seguita da Clistene, che introdusse un nuovo sistema di organizzazione
del territorio, proponendosi come obbiettivo quello di dare rappresentanza politica a tutte le
popolazioni dell’Attica ( regione della Grecia con capitale Atene). Il territorio fu diviso in 10 unità
elementari ( i demi), raggruppati in 10 tribù, le quali fornivano i componenti sia della Boulè ( che
erano 50 x ogni tribù) che di gli altri organi dediti a governare la polis, come l’Eleia ( che era un
tribunale del popolo).
Tuttavia il vero fondatore della democrazia in Grecia può essere considerato Peircle, il quale nella
sua opera “Epitafio” ha dato una vera definizione di democrazia; egli ha affermato che lo Stato
doveva reggersi su leggi che dovevano diventare un modello per gli altri stati e in più questo Stato
non doveva essere oligarchico ( ossia governato da pochi) bensì uno Stato retto dal popolo, dalla
maggioranza; ed è proprio da quest’ultima caratteristica che nasce il nome di democrazia
( demokratia). Altri due principi importanti esposti da Pericle nel suo scritto sono: 1) l’uguaglianza
di tutti nei confronti della legge; principio al quale si associa l’idea che se se qualcuno eccelle in
qualcosa, questo può essere scelto per svolgere funzioni pubbliche anche se il suo patrimonio non
è molto alto. Quindi nello Stato di Pericle non è importante il patrimonio del singolo cittadino, ma
quelle qualità che possono aiutare a raggiungere il miglioramento di esso. Il secondo principio
coincide con la netta distinzione tra funzione pubblica e privata: in quel contesto ogni individuo
aveva il diritto di trattare gli affari privati secondo i propri criteri e modi, rispettando sempre il
vincolo della legge.
Dopo la nascita della democrazia i greci hanno cercato di trovare una serie di “antidoti” per evitare
la nascita di un nuovo regime autoritario, e in particolare l’avvento della tirannide. Questi antidoti li
ritroviamo soprattutto nell’ostracismo e nella graphè paranomon.
L’ostracismo (descritto da Plutarco nella “Vita di Aristide”) consisteva in una votazione popolare in
cui si decideva l’esilio di un cittadino, la cui influenza era ritenuta pericolosa. Anche se la decisione
era negativa per il cittadino, gli veniva data la possibilità di fruire delle sue proprietà.
La graphè paranomon aveva una duplice funzione: essa era innanzitutto un’azione pubblica con la
quale si accusava e processava un cittadino che in Assemblea aveva fatto una proposta avversa
alle leggi, in quanto tutti in Grecia avevano il diritto di parola (isegoria). In secondo luogo la graphè
paranomon dava la possibilità al demos ( popolo) di ritornare su una decisione che il popolo stesso
aveva preso. Quindi da ciò si evince che il popolo era il vero protagonista dello Stato, in quanto
prendeva la decisione definitiva su ogni questione. Questa partecipazione attiva del popolo nelle
questioni pubbliche ha una grande valenza pedagogica in quanto gli uomini - facendo parte
dell’Assemblea - conoscevano diversi problemi, diventavano protagonisti di numerosi scambi di
idee e opinioni; e ciò era molto importante perché da un lato crescevano culturalmente, dall’altro
maturarono un forte senso di appartenenza alla civiltà, il quale ( insieme alla religione di Stato, ai
miti e alla tradizione) secondo Finley è stato l’elemento essenziale che ha caratterizzato il
successo della democrazia ateniese, in cui l’educazione poteva essere intesa come sviluppo delle
qualità morali, come educazione del vivere civile e come identificazione cosciente con la comunità.
Inoltre l’educazione, che avveniva attraverso la partecipazione all’Assemblea, portava i giovani a
maturare una propria identità e lo spirito critico, che gli permetteva di affrontare diverse
problematiche esprimendo giudizi liberi e personali.
Oltre alla partecipazione all’Assemblea fondamentali, per l’educazione dei giovani greci, sono stati
i due testi attribuiti ad Omero: l’Iliade e l’Odissea, attraverso le quali è stato trasmesso – per
generazioni e generazioni- un modello di valori capace di incidere profondamente sui costumi di un
intero popolo.
Nell’Iliade, c’è l’esaltazione delle virtù guerriere incarnate nella figura di Achille; ma nello stesso
tempo vengono messe in luce anche doti come l’autocontrollo e la potenza della parola.
Nell’Odissea,invece,l’eroe è Ulisse che si distingue non per le sue qualità di combattente, bensì per
le sue doti intellettive.
La nascita della polis ha segnato un punto di svolta nell’ideale educativo dell’Ellade, in quanto
insieme ad essa si è sviluppato e consolidato un senso di appartenenza e di subordinazione alla
comunità da parte del singolo. Tale senso di appartenenza si è trasformato – ben presto- in una
virtù civica a cui tutte le altre virtù dovevano sottostare. La polis veniva intesa come unità vivente
dei cittadini, ossia come un contesto sociale che educava il popolo e dal quale esso traeva la forza
guadagnando una libertà limitata solo dalla legge. I cittadini si sentivano parte integrante della polis
ed è per questo che erano sempre pronti a combattere per essa. La più alta espressione dei valori
civici e della capacità plasmatrice della polis è rappresentata dall’Atene di Pericle, il quale affermò-
dapprima- l’originalità del regime politico ateniese e – in secondo luogo- esaltò il principio sul quale
esso si basava: la sovranità del demos. E’ proprio da tale principio che deriva il termine
democrazia, formato da due parole: demos,ossia popolo e Kratein, e cioè esercizio della sovranità.
Pericle – nei suoi scritti- ha sempre difeso la democrazia e ha messo in luce che essa andava
esercitata in seno alle assemblee in cui le decisioni venivano prese tenendo presenti i voti per
alzata di mano. Tuttavia Atene non è stata l’unica polis a dare importanza alla poesia, alla musica
e alle arti. Prima di essa – infatti- c’è stata Sparta che esaltava molto questi aspetti, i quali sono
stati messi da parte - in seguito- perché questa polis si è ritrovata costretta a trasformarsi in una
roccaforte pronta a rispondere agli attacchi provenienti sia dall’esterno che dall’interno. In questo
contesto l’educazione è diventata un compito avvertito dallo Stato che ha impresso ad essa un
carattere militare e duro, mortificando ogni espressione artistica e culturale.
Sparta e Atene sono sempre state due polis in contrasto tra loro ed è proprio per questo motivo
che Pericle – in un suo scritto- ha messo in luce la sua idea secondo la quale gli ateniesi non
dovevano difendere solo la loro egemonia e indipendenza da Sparta, ma anche il loro modello
educativo il quale è stato descritto da Protagora in un suo dialogo. Quest’ultimo ha affermato che“
Nel momento in cui il bambino diventava capace di intendere il senso delle parole gli educatori
(ossia la madre, il padre, la nutrice) dovevano preoccuparsi di farlo diventare buono, impegnandosi
ad insegnargli – sin da piccolo- cosa è giusto e cosa è sbagliato. Se il bambino obbediva bene,
altrimenti si ricorreva a maniere più forti. Nel momento in cui i fanciulli entravano a scuola, il
compito dei maestri era quello di curare più la loro compostezza che lo studio delle lettere e della
musica, e nel momento in cui gli scolari diventavano capaci di leggere e cogliere il senso della
parola scritta erano costretti ad imparare a memoria le opere di grandi poeti in cui vi sono racchiusi
i valori che la società voleva tramandare di generazione in generazione. Inoltre bisognava far
conoscere ai giovani la buona musica e dargli la possibilità di frequentare la scuola di ginnastica in
modo da mantenere il corpo sano. Tuttavia questo percorso di studi era previsto per i più ricchi:
essi – infatti- entravano nella scuola presto e ne uscivano tardi; e una volta fuori essi si ritrovavano
catapultati in una società che li costringeva ad imparare le leggi e a vivere osservandole. Chi
trasgrediva tali leggi veniva punito.”
Inizialmente ad Atene l’educazione aveva uno stampo militare; poi – nel V secolo- si è cominciata
ad affermare la necessità di provvedere ad un’educazione a carattere pubblico e politico in modo
da rispondere alle esigenze dei nuovi ceti emergenti, i quali non potevano permettersi un
precettore privato. Ad Atene nacque una scuola della forma e un’educazione che divenne un
modello per tutte le altre città, tranne che per Sparta. All’interno dell’istituzione scolastica si
affiancò al pedotriba (maestro di ginnastica) e al citarista (maestro di musica) il grammatista, ossia
colui che insegnava a leggere, scrivere e far di conto in quanto l’ideale pedagogico era quello di far
conciliare un corpo armonioso con una mente ben educata. Verso la fine del IV secolo il percorso
formativo dei giovani si arricchì in quanto fu aggiunto un segmento seguente a quello elementare.
Questo segmento coincideva con l’efebia, ossia con un approfondimento delle scienze e della
filosofia.
Nell’Atene di Pericle, poi, si sviluppò un grande interesse per i problemi dell’educazione; interesse
messo in evidenza dai sofisti che si proponevano come professionisti dell’educazione e come
maestri della dialettica (intesa come arte del ben parlare). Essi sono stati i primi filosofi a chiedere
una retribuzione in cambio del loro insegnamento, il quale esercitò una forte seduzione sui giovani
e una profonda avversione nei conservatori. I sofisti non si sono fatti promotori di un pensiero
filosofico uniforme e fondato su principi specifici: essi sono stati i portatori di una visione
antropocentrica dell’universo in quanto sostenevano che tutto è relativo all’uomo e che quest’ultimo
è l’unico responsabile delle proprie azioni.
L’insegnamento dei sofisti ha avuto un grande successo anche in seguito grazie alla presenza di
un clima maturo e pronto ad accettare la diffusione delle loro idee; e – in più- ha risposto ad
un’esigenza abbastanza avvertita nelle polis del V secolo: ossia quella di fornire ai giovani una
preparazione adeguata per fronteggiare i problemi nati con la democrazia. L’istruzione tradizionale-
infatti- non era più idonea al contesto nato e formatosi con la democrazia, in quanto qui era
fondamentale l’abilità oratoria e l’arte della persuasione. Queste tecniche rappresentarono i
contenuti degli insegnamenti dei sofisti, i quali – in questo modo- avviarono i propri allievi verso il
dominio della politica. Tuttavia il merito dei sofisti è quello di aver introdotto il concetto di cultura
generale che – per loro- doveva costituire la base su cui si sarebbero dovute sviluppare le
specifiche competenze di ciascuno; e quello di aver superato il dogmatismo naturale il quale
sosteneva che la conoscenza rispecchiava solo una realtà esterna all’uomo. Andando aldilà di
quest’ultima concezione, i sofisti hanno spostato l’attenzione sull’individuo, ritenuto la misura di
tutte le cose, e hanno proposto una visione culturale nuova, tesa alla formazione di un cittadino
immerso nella realtà del suo tempo, e cioè portatore di conoscenze e competenze acquisite
mediante un’educazione legata alla parola e alla scrittura. Con lo sviluppo del pensiero dei sofisti,
l’educazione diventa di fondamentale importanza per la formazione dell’uomo (inteso come
animale politico) ed è per questo che essa non deve essere esercitata dai familiari, bensì da
maestri competenti, quali i sofisti stessi. Infine, la filosofia dei sofisti ha dato la possibilità a grandi
filosofi successivi, come Socrate, Platone e Aristotele, di esporre e far sviluppare il loro pensiero.
LA PAROLA COME STRUMENTO DELLA POLITICA
La Grecia poteva essere definito il mondo della parola parlata in quanto qui tutto veniva
comunicato e trasmesso mediante discussioni e rapporti verbali e – in più- non esistevano mezzi di
comunicazione così come li intendiamo oggi. L’assenza di questi strumenti comunicativi ha fatto in
modo che i capi politici intrecciassero dei rapporti più diretti con i propri elettori che – a loro volta-
potevano esercitare un controllo costante su chi li avrebbe rappresentati. Tuttavia la democrazia
ateniese poteva definirsi diretta e non rappresentativa in quanto tutti potevano partecipare
all’Assemblea sovrana e (aldilà di alcuni addetti) non esisteva alcuna forma di burocrazia.
Socrate riteneva che il sapere è l’unico punto fermo al quale l’uomo può rifarsi e che l’educazione
deve spingere i giovani a saper utilizzare la ragione, in quanto solo attraverso di essa è possibile
giungere al sapere.
Platone ha approfondito le idee esposte da Socrate e nella Repubblica (in cui ha disegnato la sua
idea di Stato ideale) ha messo in evidenza che l’educazione è un’evoluzione dello spirito sotto lo
stimolo dell’ambiente; è un processo di interazione tra l’individuo e la società perchè le
caratteristiche dell’umanità (espresse nella virtù e nella saggezza collettiva) condizionano
l’evoluzione del singolo individuo.
Aristotele pensava che uno dei doveri principali di un legislatore era quello di educare i giovani, e
farlo tendendo presente l’idea guida della Costituzione in modo che essa poteva essere migliorata
sempre di più di generazione in generazione. Inoltre il filosofo ha affermato che l’educazione e
l’istruzione non erano un fatto privato, ma un compito dello Stato e che l’istruzione non doveva
essere intesa come l’addestramento ad un’attività ma come uno strumento, un percorso per
formare l’uomo. Tuttavia Aristotele ha assistito alla scomparsa del mondo civico delle polis,
causato sia dalle lotte tra le diverse città greche, sia dalla minaccia incombente dell’Impero
Persiano. A tal proposito, l’idea di Aristotele era quella di unire tutte le città greche sotto la
monarchia macedone e seguendo questo suo pensiero educò Alessandro, figlio si Filippo di
Macedonia. Quando Alessandro salì al potere la Grecia era già sotto il dominio macedone e le città
avevano perso la loro libertà; quando morì Alessandro ebbe inizio l’ellenismo. L’ellenismo è stato
un fenomeno che ha comportato l’assorbimento delle città greche in vastissimi organismi statali ( i
regni ellestici), i quali
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