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Lezione del 15 gennaio 1975

Il codice penale del 1810 e la demenza

Secondo il codice penale del 1810 e del famoso art. 64, non si ha né crimine né delitto se al momento del crimine l’individuo è in stato di demenza. La perizia deve quindi permettere di tracciare una linea che separi la malattia e la responsabilità, la terapia e la punizione. La follia infatti cancella il crimine. La giustizia, non appena lo riconosce, deve dichiararsi incompetente davanti al folle ed è obbligata a rilasciarlo.

Intorno al 1820 si sono viste delle giurie di corte d’assise dichiarare che uno è colpevole e poi domandare che, nonostante sia colpevole, egli sia messo in un ospedale psichiatrico perché malato. A volte dicono che un individuo, nonostante abbia commesso un crimine, può essere messo in un ospedale psichiatrico perché non ha possibilità di uscire da un ospedale psichiatrico.

Le circostanze attenuanti e la perversità

Nel 1832 saranno introdotte le circostanze 'attenuanti' che hanno permesso di ottenere condanne secondo la caratterizzazione, l’osservazione, l’esame dello stesso criminale. Il dominio della “perversità” è una nozione curiosa che comincia a comparire nella seconda metà del 1800. Essa autorizzerà ad introdurre nel discorso dei periti tutta una serie di termini. Un’altra operazione che una perizia consente di fare è quella di sostituire alla prigione e all’ospedale, l’espiazione o la guarigione. Insomma alla criminalità patologica la società risponderà in due modi: uno espiatorio, l’altro terapeutico. L’individuo pericoloso non è né veramente malato né veramente criminale. Nella perizia psichiatrica il perito deve misurarsi nel suo interrogatorio con l’individuo tendenzialmente pericoloso.

Il pericolo e la perversione

Abbiamo il termine di “perversione” che permette di unire i concetti medici a quelli giuridici, mentre il concetto di “pericolo” consente di fondare l’esistenza di una catena di istituzioni medico-giudiziarie. Il nucleo essenziale della perizia medico-legale è: pericolo e perversione.

Testimonianze storiche e perizia psichiatrica

Che cosa si manifesta attraverso le perizie? Non certo la malattia. Ma sempre le stesse immagini, gli stessi gesti, gli stessi comportamenti. È possibile ricostruire due processi storici in relazione l’uno con l’altro. In primo luogo una regressione alla quale si assiste dal 1800 fino ai giorni nostri. La perizia psichiatrica era all’inizio la semplice trasposizione di un sapere medico nell’istituzione giudiziaria. Adesso invece la perizia è del tutto sganciata dal sapere psichiatrico.

Riportiamo una parte di un testo in cui una madre di famiglia chiede nel 1728 che il figlio sia internato a Bisetre:

“La donna si era risposata dopo tre anni di vedovanza per assicurarsi un pezzo di pane e aveva una bottega di merceria. Ha creduto di far bene di riprendere in casa il figlio. Egli infatti le aveva promesso obbedienza per avere un certificato di apprendista merciaio. La donna amava tanto il figlio nonostante tutti i dispiaceri che le aveva già procurato. Lo fece comunque apprendista e lo tenne in casa. Lì rimase due anni e durante questo periodo la derubava quotidianamente. La donna credette che egli si sarebbe comportato meglio da altri e lo portò da un certo Cochin che aveva una merceria. Dopo tre mesi il ragazzo rubò 300 livres che la donna fu costretta a pagare per salvare la vita del figlio e il suo onore. Il ragazzo non sapendo più come imbrogliare la madre finse di voler diventare religioso e ingannò diverse persone oneste che dissero alla madre che se lei si fosse opposta alla sua vocazione ne avrebbe risposto davanti a Dio. La donna cadde nel trabocchetto e gli diede tutto ciò che era necessario per entrare al convento. Il disgraziato ci restò tre mesi e disse che quell’ordine non gli piaceva e che avrebbe preferito un altro ordine. La donna allora diede al figlio tutto ciò che egli chiedeva. Ma il ragazzo volendo solo ingannare la madre dopo sei mesi fu cacciato. Il testo finisce con: la donna supplica di concederle una lettre de cachet per rinchiudere il figlio e deportarlo sulle isole, se no lei e il marito non avranno mai riposo”. In questo testo ritroviamo perversità e pericolo.

Il potere medico-giudiziario

Fin dall’inizio del 1800 si vede rivendicato il potere giudiziario del medico e il potere medico del giudice. All’inizio del 1800 i medici rivendicavano il diritto di esercitare il loro sapere nell’istituzione giudiziaria. I medici ripetono “in quanto medico sono giudiziariamente competente”; mentre i giudici iniziano a dire: “noi domandiamo che la nostra funzione oltre che giudiziaria sia terapeutica”.

Proposte per la soppressione della giuria

Nel 1889 sono state fatte delle proposte per sopprimere la giuria: essa è composta da persone che non sono né medici né giudici e quindi non hanno né competenza medica né del diritto. Alla fine del 1800 e nel corso del 1900 vediamo una serie di riforme che organizzano una sorta di potere medico-giudiziario in cui ci sono degli elementi principali:

  • Ogni individuo che arriva davanti alle corti d’assise deve essere stato esaminato da periti psichiatrici, e ci si presenta davanti alle corti con il crimine e il rapporto dello psichiatra.
  • Ci sono tribunali speciali, quelli per i minori, dove il magistrato fa un’inchiesta psicologica sociale e medica; sul contesto di vita, di disciplina dell’individuo e sull’atto che egli ha commesso.
  • Sono stati costituiti dei servizi medico-psicologici che hanno il compito di dire come nel decorso della pena si compie l’evoluzione dell’individuo. Devono cioè stabilire a quale livello si trovi la perversità e la pericolosità dell’individuo, e se questi non ha raggiunto un livello basso di pericolosità e perversità potrà essere liberato.

Abbiamo qui un sistema doppio, medico e giudiziario, in cui la perizia costituisce l’elemento principale. La perizia medico-legale non deriva né dal diritto né dalla medicina, né da un potere giudiziario né da uno medico, ma da un potere che chiameremo per adesso “potere di normalizzazione”. La perizia è una pratica che riguarda gli “anormali”. Essa fa intervenire il potere di normalizzazione e tende a costituirsi come controllo dell’anormale.

La nozione di repressione

Per questo strano potere la nozione principale è quella di “repressione”, dove i meccanismi sono legati all’ignoranza e all’errore. Tutti sanno in che modo avveniva alla fine del medioevo l’esclusione dei lebbrosi. Questa era una pratica sociale che comportava prima una divisione rigorosa, una regola di non contatto tra un gruppo di individui e un altro. I lebbrosi erano infatti rigettati in un mondo esterno al di là dei muri della città. Si formavano così due masse estranee l’una all’altra. L’esclusione era accompagnata da una sorta di cerimonia funebre nel corso della quale individui dichiarati lebbrosi venivano dichiarati morti. Si trattava di pratiche di esclusione di rigetto e oggi diremo di marginalizzazione.

Il modello della peste

Ma esiste anche un altro modello di controllo che ha a che fare con il modello della peste e della suddivisione della città appestata. Se il primo modello era quello dell’esclusione del lebbroso, quest’altro modello è dell’inclusione dell’appestato. Capiamo come veniva messa in quarantena una città nel momento in cui scoppiava la peste. Si circoscriveva un determinato territorio chiuso, ma questo territorio non era quello in cui si respingevano i lebbrosi ma era oggetto di una suddivisione fine e minuziosa.

La città colpita dalla peste era divisa in distretti, i distretti in quartieri e nei quartieri si isolavano le strade. In ogni strada vi erano dei sorveglianti, in ogni quartiere degli ispettori, nei distretti i responsabili e nella città veniva nominato un governatore (città-governatore distretti-responsabili quartieri-ispettori strade-sorveglianti). Abbiamo quindi una grande piramide di potere. Veniva ispezionato quartieri e distretti due volte al giorno in modo che nulla di quello che avveniva nella città poteva sfuggire. Tutto ciò che sottoposto all’osservazione doveva essere registrato, trascrivendo le informazioni su grandi registri.

All’inizio della quarantena, tutti i cittadini nelle città dovevano dare il proprio nome che veniva scritto su dei registri. Tutti i giorni gli ispettori dovevano passare davanti ad ogni casa, fermarsi e fare l’appello, chi veniva chiamato doveva affacciarsi, se non si affacciava significava che era nel letto, quindi malato e quindi pericoloso. Quindi si interveniva e si faceva una selezione tra gli individui ammalati e non, e tutte le informazioni venivano passate sui registri. Non si trattava quindi di un’esclusione ma di una quarantena. Non si tratta di cacciare ma di stabilire il proprio luogo, definire le presenze e suddividerle. Non rigetto quindi ma inclusione.

Mentre la lebbra impone una distanza, la peste implica un avvicinamento del potere agli individui. La peste è un momento di grande confusione, durante il quale gli individui minacciati dalla morte rinunciano alla propria identità. Si capisce quindi che la sostituzione del modello della lebbra con quello della peste è un importante processo storico che definiremo “tecnologie positive di potere”. La reazione alla lebbra è una reazione di rigetto, di esclusione, mentre quella alla peste è una reazione positiva, di osservazione e di formazione del potere. Si passa da un potere che esclude, che marginalizza, a uno che fabbrica, che osserva e che si moltiplica dai propri effetti.

Lezione del 22 gennaio 1975

Il campo dell'anomalia

Ci sono tre elementi che prendono vita dal 1700, che si integrano dando vita al campo dell’anomalia.

  • Mostro umano: Il suo quadro di riferimento è la legge. La nozione di mostro è giuridica. Il mostro è una violazione delle leggi della società e delle leggi della natura. Il mostro contraddice la legge e la sua forza è il generare una minacciosa inquietudine. Ciò che il mostro suscita è la violenza, la volontà di soppressione pura e semplice; oppure cure mediche e pietà. Il mostro è una forma spontanea o primitiva della contro-natura. Il problema che si trova durante il 1800 è cercare qual è lo strato del mostro che si trova dietro le piccole anomalie, le piccole devianze, le piccole irregolarità. La proprietà del mostro è quella di affermarsi come mostro e di spiegare in se stesso tutte le deviazioni che può generare, ma anche quella di essere in se stesso inintellegibile.
  • Individuo da correggere: Appare già nel 18° secolo, persino prima del mostro. Il quadro di riferimento del mostro era la natura e la società, il quadro di riferimento dell’individuo da correggere è la famiglia. L’individuo da correggere ha anche un’altra differenza rispetto al mostro: il suo tasso di frequenza è molto più elevato. Se il mostro è l’eccezione, l’individuo da correggere è un fenomeno corrente.
  • Masturbatore: Il bambino masturbatore è una figura del tutto nuova del 19° secolo. Il suo ambito di apparizione è la famiglia. Il quadro di riferimento è uno spazio molto più piccolo, la camera, il letto, il corpo; sono i genitori i sorveglianti diretti, i fratelli e le sorelle, il medico. Riconosciuta la pratica della masturbazione come universale si afferma che si tratta di una pratica sconosciuta (o conosciuta male), di cui nessuno ha mai parlato. La masturbazione quindi è il segreto universale, condiviso da tutti, ma che nessuno comunica a nessun altro. Nella patologia della fine del 1700 tutte le malattie dipendono in un modo nell’altro da questa eziologia sessuale.

L’anormale del 19° sec. è il discendente di tre individui: del mostro, dell’incorreggibile e del masturbatore. Le tre figure cominciano a comunicare quando appare il mostro sessuale, che connette l’individuo mostruoso con il deviante sessuale. Alla fine del 18° sec. tutte le istituzioni correzionali portano sempre maggiore attenzione alla sessualità e alla masturbazione come a qualcosa che si trova al cuore stesso del problema dell’incorreggibile.

Prima (fine 1700 inizio 1800) sembra che le tre figure restino separate. Il mostro è un misto di due regni: del regno animale e del regno umano; è il misto di due specie: il maiale con la testa di pecora; è il misto di due individui: due teste e un corpo o due corpi e una testa; è un misto di due sessi: colui che è insieme donna e uomo; è il misto di vita e morte; è un misto di forme. Perché vi sia mostruosità c’è bisogno che ci sia una trasgressione del limite naturale, del quadro della legge, un’interdizione della legge civile. La mostruosità esiste solo laddove il disordine della legge naturale viene a toccare il diritto.

È perché vi è stato il rapporto sessuale tra una donna e un animale o un uomo e un animale che il mostro farà la sua comparsa. Come per la nascita di un essere informe; un mostro che nasce, difforme e spaventevole nella sua conformazione, morirà ben presto di morte naturale, ma la legislazione proibisce di soffocare questi mostri e ordina di chiamare il curato per esaminarli ed esprimere un giudizio. Come per la storia di due fratelli siamesi uno dei quali aveva commesso un crimine e doveva essere giustiziato, ma giustiziando il primo anche il secondo innocente sarebbe morto (alla fine quello cattivo non viene giustiziato). Tutto questo appartiene al 1700 ma lo ritroveremo ancora nel 1800.

In ogni epoca troviamo forme privilegiate di mostro: nel medioevo l’uomo bestiale (colui che era uomo e bestia insieme). Nel rinascimento c’è una forma di mostro favorita nella letteratura: i fratelli siamesi: uno che è due e due che sono uno. Nel '600 invece ci sono gli 'ermafroditi (individui con gameti sia femminili che maschili). Già nel medioevo questi venivano considerati mostri e venivano giustiziati, bruciati e le loro ceneri sparse al vento. Abbiamo il racconto di Antide Collas che fu denunciato come ermafrodita. I medici dopo una visita finirono per concl...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia della devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Musello Margherita.
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