Organizzazione e gestione del personale nella P.A.
Scienze politiche e sociali - Lezione 001
Burocrazia
1. Da che cosa è caratterizzata la burocrazia?
Divisione del lavoro, gerarchia, regole generali, impersonalità delle relazioni, lavoro come professione e carriera.
Divisione del lavoro, unità di comando, numero dei livelli, ampiezza del controllo e line/staff.
Divisione del lavoro, coordinamento, mansionari e competenze.
Programmazione, organizzazione, comando, coordinamento, controllo.
2. Quali sono i principi della burocrazia?
La burocrazia è una forma di struttura organizzativa che si fonda su 6 principi base: il concetto di autorità razionale-legale, il detenere i ruoli organizzativi in base alla competenza tecnica, la specifica dei compiti e il potere decisionale di un ruolo e la sua relazione con gli altri ruoli, il controllo e la supervisione di una posizione superiore su ogni posizione inferiore, l'uso di regole, procedure standard e norme per controllare il comportamento e la relazione tra i ruoli di un'organizzazione e, infine, la forma scritta per gli atti amministrativi, le decisioni e le regole.
La burocrazia è caratterizzata da 6 principi base: la divisione del lavoro rigidamente determinata da norme e definizione delle qualificazioni (leggi e regolamenti), la gerarchia degli uffici che determina gli ambiti di autorità e i flussi di comunicazione, un sistema di regole generali che governano ogni azione e decisione e costituiscono la base di una competenza di tipo specialistico, l'impersonalità delle relazioni che evita interferenze di sentimenti nell'assolvimento dei doveri e consente un trattamento imparziale, il lavoro come professione e carriera, fondate rispettivamente sulla qualificazione e su prestazioni e grado di anzianità.
I principi della burocrazia sono le tre forme di potere, inteso come la possibilità, per specifici comandi, di trovare obbedienza presso un gruppo d'individui: il potere carismatico, il potere tradizionale e il potere legale.
La burocrazia è una regolamentazione delle professioni basata su tre principi: un corso di studi predeterminato con certificazioni di competenza, delle prove di qualificazione per l'assunzione e per gli avanzamenti di carriera, il dovere di fedeltà all'ufficio cioè la lealtà ad uno scopo oggettivo impersonale.
3. Quali sono le principali disfunzioni della burocrazia?
Le principali disfunzioni sono legate all'unità di comando, alla specializzazione e al rischio di un'accezione molto formale di autorità, che spesso neppure il ricorso agli staff riesce a rendere compatibili.
Le principali disfunzioni sono attribuibili alla rigidità di comportamento, all'indottrinamento dei burocrati al rispetto assoluto delle regole, alla riduzione della ricerca di nuove soluzioni, all'interiorizzazione delle norme e alla priorità della difendibilità del proprio operato su tutto.
Le principali disfunzioni sono riferibili alla mancanza di coordinamento tra gli uffici, alla scarsità di risorse per raggiungere gli obiettivi, alla difficoltà di produrre beni e servizi in maniera efficiente e alla difficoltà d'innovazione.
Le principali disfunzioni sono riconducibili alla rigidità di comportamento, incapacità addestrata, riduzione della ricerca di nuove soluzioni, perdita dell'obiettivo originario, ritualismo, mancanza di flessibilità.
4. Quali sono le disfunzioni della burocrazia?
Rigidità di comportamento, riduzione della ricerca di nuove soluzioni, interiorizzazione delle norme, priorità di rendere difendibile il proprio agire.
Non migliora l'efficienza perché le regole sono precise ma talvolta contrastanti e inconciliabili.
Tutte e tre le risposte possono essere corrette.
Definizione rigida di diritti e doveri, ricorso eccessivo a regole scritte, ricerca esasperata di economie di specializzazione.
5. Faccia un esempio di burocratizzazione, preso tra quelli presentati o dalle proprie conoscenze
Taylorismo
Lezione 002
1. Quali sono le possibili applicazioni del Taylorismo?
I metodi di lavoro predeterminati e la richiesta di capacità e di esperienza minime.
La parcellizzazione del lavoro (divisione orizzontale e verticale del lavoro) e la ripetizione di movimenti semplici.
Tutte e tre le risposte sono corrette.
L'addestramento minimo e l'incentivazione solo monetaria.
2. Cosa intendiamo per efficacia?
L’efficacia organizzativa è un metodo che consente di valutare le modalità con cui un’organizzazione può utilizzare le proprie risorse per realizzare prodotti e/o servizi.
L’efficacia organizzativa è l’approccio tecnico, un metodo che dà la possibilità di valutare l’efficienza con cui un’organizzazione può convertire un determinato quantitativo di risorse e competenze in prodotti finiti e servizi.
L’efficacia organizzativa è la capacità di un’organizzazione di soddisfare obiettivi ed interessi, per natura contrapposti, degli stakeholder e si può misurare con tre diversi approcci, basati sulle risorse esterne (Controllo), sui sistemi interni (Innovazione) e sulla tecnica (Efficienza).
L’efficacia organizzativa è un metodo che permette di valutare l’efficacia con cui un’organizzazione è capace di reagire prontamente alle sfide del mercato, di soddisfare obiettivi ed interessi degli stakeholder, misurabili con tre diversi approcci, basati sui sistemi interni.
3. Come definisce la divisione del compiti e delle responsabilità tra amministrazione e manodopera?
La definisce al livello basso, medio e alto attribuendo responsabilità inverse per ogni compito.
La definisce mettendo al livello intermedio e al più alto dei dirigenti che si prendano la responsabilità di strategia e programmazione/pianificazione.
Crea tre livelli di divisione del lavoro: l'esecuzione materiale della produzione, l'analisi dettagliata delle procedure e la ricerca di miglioramenti tecnici e la strategia d'impresa.
La definisce mettendo al livello intermedio l'esecuzione materiale della produzione, al più basso l'approvvigionamento e al più alto la strategia.
4. In cosa consiste la selezione e l'addestramento scientifico?
Consiste nella ricerca continua della collaborazione e del consenso dei lavoratori nelle fasi di studio, di applicazione e di verifica.
Consiste in una diversa divisione del lavoro rispetto al passato fra direzione, pianificazione e controllo ed esecuzione, facilitata dall'adozione di una struttura organizzativa di tipo funzionale.
Significa che la selezione non può essere affidata al caso o a metodi arbitrari ma che per ogni compito esiste un lavoratore capace di compierlo in maniera ottimale e per ogni lavoratore c'è un compito in cui può eccellere quindi i tecnici della selezione devono realizzare l'allocazione ottima dei lavoratori ai task.
Significa che la selezione si fa sulla base di un rapporto umano tra padrone e dipendente che si crea e scongiura il pericolo di associazionismo sindacale e di scioperi (paternalismo).
5. Quali sono i quattro principi dell'Organizzazione Scientifica del Lavoro (OSL)?
Standardizzazione, produzione in catena di montaggio, non considerazione della persona, rigidità.
Scomposizione del lavoro, incremento massimo delle competenze dei lavoratori, coordinamento e attribuzione di responsabilità.
Studio scientifico dei metodi lavorativi; selezione, addestramento e formazione; collaborazione tra direzione e lavoratori; divisione rigida delle responsabilità.
Divisione del lavoro, coordinamento, mansionari e catena di montaggio.
6. Quali sono le teorie classiche?
Teoria dell'Organizzazione del lavoro di Taylor, Teoria della direzione di Fayol e teoria della burocratizzazione (Weber).
Nessuna delle tre precedenti è completa.
Teoria dell'Organizzazione scientifica del lavoro, teoria della direzione amministrativa, teoria della burocrazia.
Teoria dell'Organizzazione scientifica del lavoro, Teoria delle relazioni umane, teoria della direzione amministrativa.
7. Cos'è una struttura organizzativa?
La struttura organizzativa è il processo attraverso cui i manager selezionano e gestiscono vari aspetti della struttura e della cultura, in modo che l’organizzazione possa controllare le attività necessarie per il raggiungimento dei suoi obiettivi.
È l’insieme di valori e norme condivisi che controllano le interazioni dei membri dell’organizzazione tra di loro e con i fornitori, i clienti ed altri soggetti esterni all’organizzazione.
La struttura organizzativa è il sistema formale di compiti e relazioni di autorità che controllano il modo in cui le persone coordinano le proprie azioni ed utilizzano le risorse per conseguire gli obiettivi dell’organizzazione.
La struttura organizzativa è il processo con cui le organizzazioni ridisegnano le proprie culture per passare dallo stato corrente ad uno stato futuro desiderato, in modo da accrescere la propria efficacia.
8. Che cosa si può trarre dalla visione di "tempi moderni"?
9. Quali sono le principali critiche all'organizzazione scientifica del lavoro?
Lezione 003
1. Cosa intendiamo per "approccio universalistico"?
È l'approccio che si oppone alle teorie classiche portando informazioni riguardanti l'ambiente all'organizzazione e viceversa per supportarla nel processo di trasformazione degli input in output.
È l'approccio che si oppone ai classici portando a scegliere la configurazione organizzativa più adatta e coerente alla situazione ambientale in cui l'organizzazione è inserita.
È l'approccio delle teorie classiche che forniscono la soluzione universale (la migliore e unica), valida per tutte le aziende del mondo, indipendentemente dalle loro caratteristiche.
È l'approccio delle teorie classiche, che apporta informazioni riguardanti l'ambiente all'organizzazione e viceversa, supportandola nel processo "input, trasformazione e output".
2. Quali sono i principi per esercitare la funzione direzionale?
Sono i principi scientifici applicati da Fayol.
Sono i principi della divisione del lavoro, dell'unità di comando, scalare, del numero dei livelli, dell'ampiezza del controllo e line/staff.
Tutte e tre le risposte sono corrette.
Sono i principi di universalità e diffusione, oltre a quelli dell'OSL.
3. Quali sono gli autori delle teorie classiche presentati nel corso?
Mayo, Maslow, Herzberg e McGregor.
Weber, Taylor e Mayo.
Weber, Taylor e Fayol.
Mayo, McGregor e Fayol.
4. Che significato si dà alla parola "dirigere" nelle teorie di Fayol?
Dirigere significa rispettare i principi di essere universali e diffusi, una sorta di estensione dell'OSL.
Nessuna delle tre è completa e/o corretta.
Dirigere significa osservare i principi della divisione del lavoro, dell'unità di comando, del numero dei livelli, dell'ampiezza del controllo e line/staff.
Dirigere significa programmare, organizzare, comandare, coordinare, controllare.
5. In che cosa consiste il superamento delle teorie classiche?
6. Quali sono i vantaggi e quali i limiti della burocrazia?
7. Perché la teoria della direzione amministrativa si può considerare una filiazione dell'OSL?
8. Qual è il contributo di Fayol e quali le critiche principali che gli si possono fare?
9. Quali critiche possiamo fare alla teoria dell'Organizzazione scientifica del lavoro?
Lezione 004
1. Qual era lo scopo degli esperimenti di Mayo?
Analizzare il rendimento degli operai.
Analizzare la relazione tra le condizioni di lavoro e l'incidenza della fatica e della noia sui lavoratori.
Migliorare l'efficienza e le relazioni tra le persone.
Aumentare la produttività incidendo sui lavoratori.
2. Secondo Mayo in che misura il lavoratore risponde alla direzione?
Il lavoratore risponde alla direzione nella misura in cui è influenzato dalla forza sociale del suo gruppo.
Il lavoratore risponde alla direzione in proporzione inversa a quanto è fondamentalmente motivato da bisogni di natura sociale.
Il lavoratore risponde alla Direzione nella misura in cui essa ne rispetta i bisogni sociali.
Il lavoratore risponde alla direzione nella misura in cui gli sono offerti incentivi e controlli della Direzione stessa.
3. In cosa consiste la Teoria della direzione amministrativa di Fayol?
La Teoria della direzione amministrativa (T.D.A.) sostituisce all’impostazione dell’organizzazione scientifica del lavoro delle ricette prefabbricate ritenute universalmente valide ed ha il merito di averne esteso il campo di applicazione a vari tipi di organizzazioni.
La Teoria della direzione amministrativa afferma che lo stabilimento con macchine e operai non sia sufficiente e che il cuore della modernità sia la catena di montaggio con gli uffici amministrativi e non la bottega artigiana.
La Teoria della direzione amministrativa (T.D.A.) afferma che nell’impresa non c’è solo la “fabbrica”, ma anche gli uffici, la direzione, gli impiegati per cui esistono regole d’efficienza diverse da quelle della produttività dell’operaio.
La Teoria della direzione amministrativa afferma che alla funzione di direzione sono attribuibili compiti precisi, di cui da descrizione prefabbricata e ritenuta universalmente valida, ossia programmare, pianificare, organizzare, dirigere, coordinare e controllare.
4. Cosa trova corretto riguardo alle teorie motivazionali?
Le teorie motivazionali nascono dalla teoria delle relazioni umane sviluppata da Mayo e dal suo gruppo e sono quella di Maslow (Gerarchia dei bisogni), Herzberg (Modello dei fattori duali), e McGregor (Teoria X e Teoria Y).
Le teorie motivazionali sono quelle che nascono dal concetto di motivazione (definita come un insieme di forze, impulsi che al livello individuale determinano l’inizio, l’intensità, la persistenza e la direzione delle attività che l’individuo compie) e sono sviluppate da Mayo e dal suo gruppo.
Nessuna delle precedenti è completa e/o corretta.
Le teorie motivazionali nascono dalla teoria delle relazioni umane di Mayo e dal suo gruppo e sono quella di Maslow (Piramide dei bisogni), di Herzberg (Teoria X e Y degli Stili di direzione autoritario e partecipativo) e di McGregor (Fattori igienici e motivazionali).
5. Che considerazioni possiamo fare sugli incentivi motivazionali secondo Maslow?
La scala gerarchica dei bisogni nasce dal concetto di motivazione, definita come un insieme di forze, impulsi che a livello individuale determinano l’inizio, l’intensità, la persistenza e la direzione delle attività che l’individuo compie.
Il tipo di incentivi motivazionali varia in rapporto alla posizione raggiunta nella scala gerarchica dei bisogni: nei primi gradini contano di più gli incentivi economici, nei successivi assumono maggior importanza gli stimoli psicologici e le gratificazioni morali. Per chi ha raggiunto un soddisfacente standard di vita, le motivazioni che hanno più effetto sono di tipo morale.
La scala gerarchica dei bisogni modifica la logica motivazionale: nei primi gradini contano gl’incentivi economici, nei successivi gli stimoli psicologici e le gratificazioni morali che hanno effetto solo per chi ha raggiunto uno standard di vita e una retribuzione soddisfacenti.
La scala gerarchica dei bisogni fornisce un riferimento per orientare le soluzioni del problema motivazionale, perché la retribuzione migliora il rendimento dei dipendenti e rende più agevole la funzione di conduzione del personale rappresentando uno degli elementi più importanti del rapporto di lavoro.
6. Dove dev'essere ricercata la motivazione dei lavoratori secondo Mayo?
7. Che cosa dice la teoria di gruppo formulata da Mayo?
Lezione 005
1. Quali sono le fasi del processo motivazionale?
Tensione, ricerca, soddisfazione e scoperta.
Efficacia, efficienza, economicità.
Insoddisfazione, comprensione, bisogno, soddisfazione.
Insoddisfazione, tensione, ricerca, soddisfazione.
2. Quali sono i bisogni di ordine superiore secondo Maslow?
Fisiologici, di sicurezza, di stima.
Sociali, di stima, di autorealizzazione.
Fisiologici e di sicurezza.
Di autostima, di stima da parte degli altri, di autorealizzazione.
3. Quali sono i bisogni di ordine inferiore secondo Maslow?
Fisiologici e di sicurezza.
Fisiologici, di sicurezza, di stima.
Di autostima, di stima da parte degli altri, di autorealizzazione.
Sociali, di stima, di autorealizzazione.
4. Quali sono le principali teorie motivazionali?
5. Come si può definire la motivazione?
Lezione 006
1. Quali sono le principali critiche mosse ad Herzberg?
Scelta del metodo, errori d'interpretazione, dicotomia eccessiva.
Mancanza di programmazione, incoerenza, universalità dell'approccio.
Distorsione metodologica, incoerenza con altre ricerche e trascuratezza delle differenze individuali.
Nessuna delle risposte è completa e/o corretta.
2. Cosa sono i fattori igienici? E quelli motivanti?
I fattori igienici identificano bisogni percepiti come deficit rispetto ad uno standard e generano insoddisfazione se non trovano risposte, quelli motivanti invece rappresentano i bisogni percepiti per conseguire elevata soddisfazione o per evitare situazioni negative.
I fattori igienici sono le esigenze materiali, di consumo, di sicurezza, di crescita, di tutela ambientale; i motivanti invece sono correlati al livello di prestazione e la loro assenza provoca grave insoddisfazione.
I fattori igienici si riferiscono a condizioni esterne di lavoro, quali l'ambiente fisico e la retribuzione; i motivanti invece si riferiscono al contenuto del lavoro e alla sua capacità di assicurare una crescita della personalità.
I fattori igienici sono le esigenze materiali, ossia produzione e consumo, e morali, cioè sicurezza, crescita e tutela ambientale; i motivanti invece riguardano il livello di soddisfazione e prestazione.
3. Quali sono i vantaggi della teoria Y di McGregor?
Sono entrambi vantaggi della teoria ma nessuno dei due si adatta alla Pubblica Amministrazione.
Avere una visione positiva dei lavoratori può creare un ambiente di lavoro che incentiv...
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Paniere Organizzazione e gestione del personale nella P.A. - Risposte multiple (2025)
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Paniere Organizzazione e gestione del personale nella P.A. - Risposte aperte (2025)
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Paniere completato
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Risposte domande chiuse Organizzazione e gestione del personale nella p.a. aggiornate 2025