Osteoporosi
Differenza tra osso patologico e normale
Perché sappiamo che il paziente ha una frattura? In un paziente dopo la menopausa o comunque anziano c'è un aumento della fragilità ossea. In giovane età c'è una situazione di picco di massa ossea. La massa ossea ha raggiunto il suo massimo, il 100%. A questo punto c'è un lento declino che va avanti e raggiunge un picco che nelle donne è al momento della menopausa. Le ovaie producono estrogeni, che hanno un ruolo importante; infatti quando vengono meno c'è questo lento e inesorabile processo verso l'osteoporosi. C'è un tale calo di estrogeni da aumentare la parte assorbitiva di osso.
Fisiologia dell'osso
Fisiologicamente l'osso ha un ciclo in cui intervengono: osteoblasti e osteoclasti. C'è un equilibrio perfetto. In giovane età c'è bisogno di riassorbimento perché l'osso deve ottimizzarsi nella crescita e rimodellarsi in seguito a traumi. Gli osteociti sono gli osteoblasti modificati. L'osteocita sente che c'è un problema, chiama gli osteoclasti che distruggono quella parte di osso danneggiato e creano una fossetta che si chiama lacuna. A questo punto l'osteocita chiama gli osteoblasti che producono nuovo osso. Questi riempiono quello che mancava. L'osso a questo punto si è riparato e ritorna ad essere normale.
Squilibrio nel ciclo osseo
Che succede se il paziente ha un osteoclasta molto più attivo? Il bilancio non è zero, ma è negativo. A questo punto fanno una lacuna così profonda che gli osteoblasti non sono più in grado di colmarla. I buchi poi si sommano e abbiamo l'erosione costante della frattura. Gli estrogeni sono i principali inibitori dell'attività osteoclastica, ecco perché dopo la menopausa si ha osteoporosi. In età giovanile c'è una fase di assorbimento e una fase di deposizione che colma la lacuna. Se questo non funziona, abbiamo questo bilancio spostato verso il riassorbimento. In un'altra malattia abbiamo gli osteoblasti che funzionano troppo e si chiamano osteosclerosi.
Definizione
Per osteoporosi intendiamo una condizione di fragilità scheletrica caratterizzata da ridotta massa ossea e da deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo con conseguente aumento del rischio di fratture.
Epidemiologia
In Italia, nel 2006, c'erano 3,5 milioni di donne e 1 milione di uomini affetti da osteoporosi. Oltre i 50 anni di età, ci sono circa 55.000 fratture del femore all’anno. Entro 1 anno dalla frattura vi è un rischio di mortalità del 15-30%. Tra gli anziani, le fratture osteoporotiche sono la maggiore causa di morte con una incidenza sovrapponibile a quella dell'ictus e del carcinoma mammario e 4 volte superiore a quella del carcinoma endometriale. Una frattura costa 35.000 euro e il paziente, rimanendo a letto, ha bisogno di un'assistenza continua, per cui lo stato gli dà una pensione di invalidità. Sono spese enormi per le ASL. Ha una grande rilevanza sociale.
Fattori di rischio
- Calo di estrogeni
- Deficit di vitamina D
- Vita sedentaria → quando abbiamo un atleta, la vera attività fisica che conta è quella contro la forza di gravità, ci deve essere una forza di resistenza contro la forza di gravità, questo porta ad un enorme trofismo degli osteociti. Inoltre, aumentando la massa muscolare, aumenta il trofismo degli osteoblasti.
- Fumo
- Obesità
- Assenza di gravità → se andiamo a lavorare in un centro di neuro-riabilitazione, ragazzi che sono paralizzati, o che sono in condizioni di allettamento, in 6 mesi si perde più del 50% della massa ossea. Quando però ci si rimette in piedi, nell'arco di un anno ci si rimette in piedi. Se questa persona ha 70 anni, ha un'alta probabilità di rompersi l'altro femore. Il momento cruciale della frattura è che il paziente operato nell'arco di un giorno deve ristare in piedi. Stando a letto si deve ridurre la massa ossea. Gli astronauti hanno grandi perdite di ossa.
- Glucocorticoidi → dosi croniche possono danneggiare l'osso
- Alcol
- Anoressia → l'anoressia non colpisce solo le ragazze, ma anche gli anziani. Soprattutto il deficit di proteine, l'eccesso di sodio, caffeina.
- Esposizione al sole → in Sicilia e in Palestina è frequente il deficit di vitamina D.