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Ostensione, indice e icona

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Esame di Filosofia del linguaggio docente Prof. G. Lo Feudo

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potenza capace di modificare la materia. La forma logica oltrepassa anch’essa il

dicibile e l’esperibile e perciò non può essere mostrato oggettivamente. Questi due

concetti fondativi vanno al di là della realtà oggettiva, poiché concorrono a formarla

identificandosi con essa.

Wittgenstein successivamente criticò questa sua impostazione adottata nel Tractatus,

precisando che con la forma logica non si riesce a spiegare il legame che accomuna la

proposizione elementare con la realtà extra-linguistica (stato di cose). Da questa

critica scaturì la sua seconda teoria del linguaggio che intese il significato di una

parola come il suo uso nel linguaggio. Ai fini della nostra riflessione, questa teoria è

molto importante in quanto subordina alla prassi linguistica sia l’ostensione che

il contenuto indicale. (es. in un paese straniero indichiamo o mimiamo qualcosa-

metodo ostensivo). L’ostensione e la comunicazione indicale rappresentano una

propensione istintiva che induce a richiamare a sé stessi e ad evocare agli altri

contenuti simbolici che sono emanati da oggetti o comportamenti. [in termini fregiani

esibiamo una Bedeutung per dedurre il Sinn].

Ostensione e indicalità costituiscono un’utile possibilità conoscitiva e comunicativa, la

quale priva il linguaggio della sua esecuzione verbale e permette di evocare un

significato dalla conformazione fisica di un oggetto o di un comportamento. Ciò induce

ad identificare la realtà oggettiva con l’elemento indicato. Tuttavia è la comprensione

del gesto deittico sottoforma di icona a far sì che l’oggetto esibito appaia separato dal

contesto esterno e posto in relazione con qualcos’altro. L’indicato, al quale il segno

indice rimanda, interviene a seguito della necessità di esibire fisicamente qualcosa

che somigli ad un referente. L’indice è strettamente legato all’attenzione verso

qualcosa e aspira a rilevare una contiguità, una più forte relazione con

l’indicato/referente. Tale contiguità è naturale in quanto per rivelarsi non richiede

alcuna legge o convenzione, ma solo l’attenzione dell’interprete. Dunque la deissi fa

appello all’attenzione e, come afferma il ricercatore PRONI, diventa un contatto diretto

più un termine.

A questo riguardo torna molto utile ciò che sostiene Peirce riguardo quel tipo di segno

denominato INDICE, che è naturalmente connesso all’oggetto reale.

Viceversa, l’ICONA presuppone l’esistenza di una relazione di somiglianza e rimanda

ad una continuità con qualcos’altro poiché le sole immagini non potranno mai

veicolare la minima informazione. Ciò perché le icone vengono considerate da P come

possibilità e perciò dotate di bassa densità ontologica.

Nel momento in cui il processo conoscitivo (quello che avviene per via semiotica)

abbandona la sfera della possibilità per attualizzarsi in segni regolari, allora

subentrano gli indici.

Dunque la conoscenza ostensiva agevola l’acquisizione di un significato nel senso del

Sinn di Frege a partire da un referente oggettivo recepito coi sensi.

Tale conclusione sembra sentire la tesi di Wittgenstein secondo cui la corretta lettura

di una pratica ostensiva è subordinata all’uso del linguaggio ed all’osservazione di una

prassi.

Tuttavia si tratta di una smentita apparente poiché l’ostensione di un

riferimento(Bedeutung) indurrà il soggetto a localizzare l’indicato come

significato(Sinn) che, come ci ricorda ancora Frege, non sarà mai unico e univoco, ma

sarà il frutto delle circostanze e di tutti quegli elementi contestuali ai quali si sarà

assegnata una particolare importanza. La Bedeutung è solo una mentre ci possono

essere più Sinn, ciò dimostra dunque l’importanza dell’interpretazione e l’impossibilità

di cogliere nell’ostensione la continuità tra realtà, pensiero e linguaggio.

Dunque (nonostante il senso comune induce a considerare l’indice ed l’ostensione

rispettivamente il segno e la modalità conoscitiva che delineano l’immediata

continuità fisico-simbolica del rapporto uomo-realtà) dall’analisi delle dinamiche

conoscitive messe in atto dall’indice e dall’ostensione emerge la fallacia

dell’ipotesi/supposizione secondo cui l’ostensione sarebbe un procedimento che

trascura il linguaggio, sganciato da qualsiasi interpretazione simbolica; mentre rimane

in piedi l’ipotesi secondo cui ciò che dà valore conoscitivo all’ostensione e all’indicato

è la loro implicita costituzione semiotica la quale, sotto forma di

icona/possibilità/relazione di somiglianza, rappresenta lo strato più profondo dal quale

ha sempre origine ogni ipotesi di comprensione possibile. È l’icona, intesa come

relazione di somiglianza e non come il prodotto del vedere, che rende plausibile la

traduzione della realtà in pensiero linguisticizzato.

Dunque la realtà extra-linguistica si connette ai significati linguistici seguendo un

percorso articolato; questa connessione si realizza mediante il segno con il quale

entriamo a contatto, il SEGNO ICONICO.

Ciò affida alla relazione di somiglianza il ruolo fondativo di qualsiasi processo

conoscitivo. Da ciò indice ed ostensione possono essere intesi solo come indicatori di

una correlazione semiotica, inoltre presuppongono un’interpretazione in presentia,

poiché l’oggetto della conoscenza deve essere immediatamente riconoscibile; con

l’ostensione si adotta il criterio cardine di ogni comunicazione non verbale: la rigida

dipendenza dal contesto enunciativo; ciò implica che mittente e destinatario siano

inglobati nel medesimo gioco linguistico.

Dunque con l’icona P di fatto individua e spiega il legame “sotto qualche rispetto o

capacità” che connette mente e realtà, poiché egli ammette l’esistenza sia della realtà

extralinguistica, sia dei segni, intesi come strumenti in grado di porgere la realtà

all’attenzione e alla conoscenza degli individui.

Secondo P tutta la conoscenza è in segni e il segno è mediazione/connessione tra

soggetto e realtà; senza l’apporto della struttura semiotica la realtà cesserebbe di

esistere per la mente di un interprete. La conoscenza si esplicita dunque grazie alla

capacità della mente di comporre e interpretare interferenze. Tale procedimento

chiamato semiosi illimitata rende possibile un continuo avvicinamento cognitivo

all’oggetto dinamico, che precisa P è realmente esistente e quindi anche conoscibile.

Peirce catalogò i segni in triadi in base al contesto oggettuale e quindi in base alle

somiglianze con una ben circoscritta porzione di realtà; egli sostiene che i tre tipi di

segni coesistono quindi non indica mai una gerarchia, anche se adotta una

classificazione di degenerazioni:

il primo momento conoscitivo viene colto dalla mente come mera possibilità, ovvero

come icona (qualinsegno) la quale, traducendosi in sinsegno e legisegno, sarà

messa nelle condizioni di rivelarsi esistente e regolare.

L’unico modo per comunicare un’idea è per mezzo di un’icona.

Dichiarata la fusione tra realtà e pensiero linguistico che si combina sotto forma di

icona, spostiamo l’attenzione sulla TRADUZIONE INTERSEMIOTICA sintetizzata da

Jakobson, il quale sostenne che la comprensione del senso di una parola non richiede

alcuna esperienza empirica dell’oggetto denotato; il senso di una parola altro non è

che la trasposizione di esso in un altro segno che può essere sostituito a quella parola.

Ci sono tre modi di interpretazione di un segno linguistico

-traduzione in altri segni della stessa lingua

-in un’altra lingua


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AUTORE

kiara.cz

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8 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture moderne
SSD:
Università: Calabria - Unical
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kiara.cz di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Calabria - Unical o del prof Lo Feudo Giorgio.

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