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Nozioni di ostensione e indice

Obiettivo: inquadrare le nozioni di ostensione e di indice nella categoria delle icone per evidenziare la conformazione semiotica che contraddistingue il rapporto segni-pensiero-cose e i processi tramite i quali l’individuo conosce e comunica la realtà. La realtà in questo caso risulta in contiguità con le esperienze soggettive che conducono alla conoscenza.

Lettura semio-filosofica del rapporto individuo/realtà

Realtà, verità e referenzialità possono armonizzarsi nella conoscenza umana anche in assenza di linguaggio?

Tralasciare il linguaggio e il ruolo formativo che esso ha nella costituzione del rapporto uomo-realtà, significa provare a ipotizzare un nesso che, privo di linguaggio, sia ugualmente in grado di instaurare una relazione conoscitiva tra uomo e realtà. Rischio: finire col trasformare il rapporto in un’identità, con la conseguenza di produrre un’unione tra realtà ed individuo che non potrà mai essere confermata o negata. Se venisse confermata tale identità, essa offrirebbe solo una possibilità, ovvero quella di riferirsi a sé stessi e a null’altro. Per ricercare una distinzione tra le componenti del tutt’uno, occorrerebbe un punto di separazione esterno.

Per secoli si è ritenuto che fossero sufficienti i sensi; e innanzitutto la vista è ritenuta lo strumento fondamentale per portare la realtà circostante all’attenzione ed alla comprensione dell’individuo. È sempre necessaria una trasformazione, una specifica forma di traduzione che consenta agli stimoli che sollecitano l’attenzione di trasformarsi in percetti e successivamente in significati.

Volendo scartare sia il linguaggio che la vista, gli strumenti di mediazione a potenzialità disposizione dell’uomo per porlo in contatto con la realtà sono le astrattive ed immaginative della mente, in quanto come afferma il filosofo, ogni fenomeno psichico contiene intenzionalmente in sé un oggetto; tuttavia ciò può accadere solo ad un livello circoscritto e limitato del singolo individuo, poiché per riuscire ad esprimere a sé ed agli altri i contenuti di tale rappresentazione, è necessario esercitare un giudizio percettivo in grado di segnalare una qualche corrispondenza tra le rappresentazioni mentali e gli elementi dai quali esse hanno tratto origine. Il giudizio percettivo è già in qualche modo semiotico e implica il possesso di una qualche facoltà di tipo semantico che non può trascurare una sorta di naturale competenza simbolica (termine simbolico inteso nei termini di Peirce e fa riferimento ad un segno artificiale per cui il rapporto tra representamen -o espressione- e oggetto immediato -contenuto- è la conseguenza di una convenzione).

L’assenza di giudizio esclude la possibilità di rilevare astrazioni e la possibilità di produrle in sé stessi. Parafrasando il pensiero di Frege, potremmo affermare che occorre una procedura che metta in rapporto gli elementi del “primo regno” con ciò che successivamente raggiungerà la mente dell’interprete (pensiero, concetto, etc) e che ciò non potrà accadere senza la mediazione simbolica, ovvero senza la semiotizzazione della realtà stessa; e ciò avviene solo in presenza di una mente in grado di attivare la suppositio (termine che deriva dalla filosofia medievale e significa “al posto di”. Si trova abbinato intentio alla nozione di e concerne la possibilità dei segni di stare al posto di qualcos’altro).

È proprio la suppositio, cioè il gioco di rimandi simbolici operato dall’uso e dal riconoscimento dei segni, che semiotizza la realtà e la conduce alla comprensione dell’interprete. Ciò perché tutto ha origine e conclusione nella semiosi, dal momento che senza la mediazione...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

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