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Appunti di Francesca Barbato e Pasquale Miele

Possiamo ancora distinguere la fattispecie da quella si dirà semplice

semplice complessa:

la fattispecie composta da un solo fatto, viceversa quella complessa sarà costituita da

più fatti. Nell’ultimo caso gli effetti non si esplicheranno se non quando si saranno veri-

ficati tutti i fatti giuridici.

Infine, se la fattispecie è composta da una serie di fatti giuridici che si verificano

progressivamente, si parla di quando questa produce de-

fattispecie a formazione progressiva

gli effetti preliminari prima che si verifichino tutti gli altri. Si pensi ad esempio ad un

Q , § 1.6.1): gli effetti del contratto si

contratto con condizione sospensiva (P ARTE UARTA

verificano solo quando la serie di fatti si è verificata. Dal momento della stipulazione

alla verifica dell’evento, il soggetto è titolare di una aspettativa e dunque riceve una tu-

tela da nostro ordinamento.

La È la conseguenza giuridica prevista in caso di una violazione della nor-

sanzione.

ma. Il carattere preventivo e risolutivo che diamo al nostro ordinamento è proprio do-

vuto dalla presenza di questa sanzione. Una conseguenza giuridica è spesso una “mi-

naccia” per i consociati che, per non incorrere in una sanzione, rispettano le norme

(c.d. Il principale compito della sanzione è quello di ristabilire una

effetto di deterrenza).

situazione che illegittimamente è stata violata.

I caratteri essenziali di una norma sono:

ovvero che la legge è dettata per tutti gli individui che formano una collet-

generalità,

- o

i

tività, e non per il singolo. Eccezione fanno a questa caratteristica le leggi speciali,

t

d

emanate con lo scopo di tutelare una fascia di soggetti più deboli; rba

i

in quanto la legge è dettata per fattispecie astratte, ovvero situazioni indi-

astrattezza,

- t e

viduate ipoteticamente dal legislatore, e non per fattispecie concrete. Fanno eccezio- l

n a

ne a questa caratteristica le norme eccezionali, norme emanate in breve tempo per

e

u i

B

far fronte a un particolare caso storico che richiede un intervento immediato.

p M

a

p

Un ruolo importante nella formulazione delle leggi lo ha il ai

principio dell’uguaglianza

esc

A le

fini dell’articolo 3 della Costituzione, qui di seguito riportato: a

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti

c u

alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione,

n q

di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

a s

r Pa

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine eco-

F

nomico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei

cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effe-

e

ttiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica,

economica e sociale del Paese.

Questo ha due profili ben distinti. 9

" di 213

"

Appunti di Francesca Barbato e Pasquale Miele

Il primo, di carattere formale, è quello contenuto nel comma 1: tutti i cittadini han-

no pari dignità dinanzi alla legge senza alcuna distinzione; la Corte Costituzionale ha

precisato che tale principio deve essere rispettato anche per i cittadini non italiani. In

sostanza il primo comma dice che a parità di condizioni corrisponde un comporta-

mento eguale.

Il secondo, di carattere sostanziale, è quello che leggiamo al comma 2: la Repubbli-

ca ha il compito di impedire a chiunque di limitare la libertà e l’eguaglianza che garan-

tiscono lo sviluppo di una persona. Si tratta di un invito al legislatore ad assumere mi-

sure idonee che limitano le discriminazioni.

N.B.: non bisogna mai confondere la norma giuridica con la norma morale: la prima indica la regola di condotta vin-

colante per tutti i consociati, la seconda obbliga a rispettarla solo l’individuo che si riconosce in quanto la norma esprime.

Altra distinzione va fatta tra legge e norma: la legge è un atto normativo elaborato

da precisi organi che contiene le norme giuridiche (es. il codice civile).

Le fonti delle norme giuridiche

1.2.

Si definiscono delle norme giuridiche gli atti o i fatti che produco-

fonti di produzione

no, o sono idonei a produrre, diritto. Per atti si intende quella fonte che si manifesta

con l’attività di un organo che ha il compito di emanare delle leggi; ma le norme pos-

sono anche sorgere da fatti (es. la consuetudine). o

i t

Si distinguono da questi le delle norme, ovvero i documenti e le

fonti di cognizione d rba

pubblicazioni ufficiali dai quali si può prendere conoscenza della norma.

i

t

Poiché in un ordinamento esistono più fonti generatrici, è necessario individuare dei e

l

n

princìpi capaci di identificare quale norma prevale se più fonti stabiliscono regole con-

a e

u

trastanti. Nel nostro ordinamento prevale il una “regola” che identifi-

principio gerarchico: i

B

p

ca quale norma applicare in caso di contrasto. All'interno di tale principio valgono: il

M

a

p

secondo il quale le leggi più recenti prevalgono su quelle anteceden-

principio cronologico, esc

ti, e il che a sua volta si distingue in (ai sensi

principio di competenza, competenza per materia

A le

dell’art. 117 Cost., lo Stato ha competenza solo in alcune materie, indicate al comma

a

2, le altre sono di competenza delle regioni) e in (le leggi regionali

competenza per territorio

c u

saranno applicate solo nell’ambito del territorio della regioni).

n q

a s

Ritornando alla classificazione delle fonti, troviamo una prima classificazione risa-

r Pa

lente al 1942 ed indicata nell’articolo 1 delle Preleggi. Con la nascita della Repubblica

F

(1946) e con la conseguente entrata in vigore della Costituzione (1948), le fonti delle

e

norme giuridiche sono così disposte: La Costituzione è la legge fondamentale della

Costituzione e leggi di rango costituzionale.

1. Repubblica italiana. Essa stabilisce la disciplina degli atti normativi, regolando la

" 10 di 213

"

Appunti di Francesca Barbato e Pasquale Miele

formazione delle leggi e quella riguardante il funzionamento degli organi istituzio-

nali. Le disposizioni costituzionali si integrano con gli articoli 1 e 2 delle Preleggi–

anche se hanno perso la loro funzione di norma fondamentale.

Le leggi di revisione della Costituzione, aventi lo stesso valore gerarchico di questa,

sono emanate secondo una procedura più complessa delle leggi ordinarie.

La nostra costituzione è poiché nessuna legge ordinaria può modificarla o en-

rigida

trare in contrasto con essa, pena la dichiarazione di incostituzionalità. È stato a tal

proposito istituito un organo (la che ha proprio il compito di con-

Corte Costituzionale)

trollare che le leggi ordinarie siano conformi alla Costituzione. Tale controllo può

avvenire solo per via (ovvero è il giudice a rivolgersi alla Corte Costituzio-

incidentale

nale in quanto durante una sentenza si è accorto che una legge non è conforme alla

Costituzione). Inoltre, la nostra Costituzione è ovvero conforme alle norme di

aperta,

diritto internazionale (art. 10 Cost.).

Tutte le disposizioni costituzionali, salvo la forma di Repubblica dello Stato italiano

(art. 139 Cost.), possono essere revisionate.

Le leggi ordinarie sono approvate dal parlamento con

Leggi ordinarie e leggi regionali.

2. una particolare procedura (art. 70 Cost.). Le leggi possono modificare o abrogare

una qualsiasi altra norma non avente valore di legge, mentre per modificarla o

abrogarla è necessaria una legge successiva o un referendum.

Nella gerarchia delle fonti, le leggi ordinarie sono equiparate alle leggi regionali ed

o

i t

ai provvedimenti emanati dal Governo, ovvero (emanato secondo i

decreto legislativo

d rba

limiti di una legge-delega del Parlamento; se i limiti non sono rispettati il decreto è

i

dichiarato incostituzionale) e (emanato in caso straordinario di necessità e

decreto legge t e

l

urgenza; il decreto deve essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni,

n a e

u

pena la sua efficacia). i

B

Il ruolo delle leggi regionali e il rapporto di queste ultime con quelle ordinarie (ovve-

p M

a

ro l’intero titolo V della Cost.) sono stati modificati con la L. costituzionale del 2001

p esc

n. 3. Fondamentale è dunque l’art. 117, il quale sancisce che lo Stato ha potestà legi-

A le

slativa esclusiva in determinate materie e le Regioni hanno potestà in tutte le mate-

a

rie non riservate al primo (c.d. I loro rapporti sono quindi regolati

potestà residuale).

c u

dal Il resta per operare nella “materia di

principio della competenza. principio gerarchico

n q

legislazione corrente”: in tali materie le regioni hanno potestà legislativa, però spetta

a s

r

allo Stato la determinazione dei princìpi fondamentali.

Pa

F

Fonti secondarie emanate dal Governo o da altre autorità amministrati-

Regolamenti.

3. ve anche non statali (es. Consob). Hanno contenuto normativo perché sono generali

e

ed astratte e trattano varie materie.

Notevole rilevanza hanno assunto le norme comunitarie che pos-

Fonti comunitarie.

4. siamo distinguere in (norme applicabili in ogni Stato membro come se

regolamenti " 11 di 213

"

Appunti di Francesca Barbato e Pasquale Miele

fossero leggi statali) e (rivolte agli organi legislativi con lo scopo di rendere

direttive

univoca la legislazione degli Stati membri; vengono attuate solo mediante l’emana-

zione di una legge nello Stato membro).

Al diritto consuetudinario non è rivolta molta attenzione, questo

Usi e consuetudini.

5. perché ha importanza secondaria nel nostro ordinamento. Si parla di consuetudine

solo se si tratta di una ripetizione costante nel tempo di un comportamento da parte

di consociati (decorso che ritengono che questo sia una regola di condotta

del tempo)

(opinio iuris ac necessitatis).

La consuetudine si può distinguere in:

ovvero quelle che operano in accodo con la legge, che sono

secundum legem,

- proprio le leggi che spesso rimandano a queste;

cioè quelle che operano in materie non disciplinate dalla legge

praeter legem,

- (utili a colmare le lacune del diritto), che sono utilizzate quando la fattispecie

concreta non corrisponde neppure per analogia ad una astratta;

ovvero contro legge, che non possono operare (art. 15 disp. prel.).

contra legem,

-

L’efficacia temporale delle leggi

1.3.

Una legge entra in vigore quando:

è stata approvata da entrambe le camere del Parlamento;

1. o

i

è stata promulgata dal Presidente della Repubblica;

2. t

è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale; d

3. rba

i

è trascorsa la “ ovvero sono trascorsi quindici giorni dalla sua pubblica-

vacatio legis”,

4. t e

zione in G.U.. l

n a

Decorso questo periodo di tempo la legge inizia a produrre i suoi effetti e, poiché si

e

u i

B

presume che questa sia conosciuta, pertanto diventa obbligatoria per tutti (vale il prin-

p

cipio “ignoratia iuris, non excusat”). M

a

p esc

A le

Una norma perde la sua efficacia quando una nuova norma dispone l’abrogazione

della prima: affinché una norma abroghi la precedente, è necessario lo stesso valore

a

giuridico. L’abrogazione si può distinguere in: c u

n

quando la dichiarazione è esplicita nella nuova norma;

abrogazione espressa:

- q

a

quando la nuova norma è o incompatibile con la precedente (quin-

abrogazione tacita: s

- r

di le due norme si contraddicono) o quando introduce una regolamentazione della

Pa

F

materia intera già regolata dalla legge precedente;

deve essere richiesto da almeno cinque consigli re-

abrograzione per referendum popolare:

- e

gionali o cinquecentomila elettori (art. 75 Cost.).

Quando una norma è stata abrogata, questa può essere applicata solo ai fatti avve-

nuti quando era in vigore: si dice che l’abrogazione ha valore solo per l'avvenire (ex

" 12 di 213

"

Appunti di Francesca Barbato e Pasquale Miele

La norma può riassumere la sua efficacia e quindi ricominciare a produrre effetti

nunc).

con una norma ripristinatoria.

Così come una legge precedente può essere applicata solo per i fatti avvenuti quan-

do era in vigore, la nuova norma può essere applicata solo alle fattispecie concrete av-

venute prima della sua entrata in vigore; per questa sua caratteristica una norma si

dice (art. 11 disp. prel.). Di regola solo le norme penali (art. 2 c.p.) e quelle

irretroattiva

tributarie godono sempre dell’irretroattività, le altre sono considerate in linea di prin-

cipio retroattive, ma possono non esserlo se il legislatore non le qualifichi come tali.

Hanno, invece, sempre efficacia retroattiva le ovvero quelle leggi che

leggi interpretative,

chiarificano il significato di norme antecedenti e si applicano a tutti i fatti accaduti in

precedenza.

Inoltre ci sono delle fattispecie per le quali i loro effetti perdurano nel tempo; in que-

sto caso è il legislatore che deve regolare il passaggio dalla vecchia alla nuova norma

emanando delle Tali disposizioni potrebbero però non trattare tut-

disposizioni transitorie.

ti i casi che si potrebbero presentare, per tale ragione sono sostenute due teorie:

la secondo la quale le nuove norme non possono colpire i diritti

teoria del diritto quesito,

1. quesiti (ovvero i diritti che sono già entrati a far parte del patrimonio di un soggetto;

i diritti restano immutabili ai cambiamenti dell’ordinamento);

la le nuove norme non disciplinano fatti che si sono costituiti e

teoria del fatto compiuto,

2. perfezionati sotto il vigore della precedente norma. È necessario comprendere in

o

i t

questo caso la volontà del legislatore, poiché la teoria non offre dei criteri per quelle

d rba

situazioni in cui gli effetti giuridici perdurano nel tempo. i

t e

Infine chiamiamo ultrattività quella che si ricollega al principio del “tempus regit ac- l

n a

ovvero una disposizione di legge la quale stabilisce che gli atti o i fatti avvenuti in

tum”, e

u i

B

vigore di una nuova normativa continuano ad essere disciplinati dalla precedente.

p M

a

p esc

L’applicazione e l’interpretazione della legge

1.4. A le

Per applicazione di una legge si intende la concreta realizzazione di quanto dettato

a

c

da una legge nella collettività. Presupposto fondamentale è che la legge faccia parte

u

n

dell’ordinamento di quella collettività. q

a s

È compito di particolari organi e istituzioni curare l’applicazione delle norme di di-

r Pa

ritto pubblico (quelle di diritto privato non sono imposte in modo autoritario). Qualora

F

sia violato il diritto di un soggetto tanto da rendere indispensabile l’intervento del giu-

dice, sarà compito di quest’ultimo applicare la legge; in altri casi subentra il carattere

e

preventivo dell’ordinamento giuridico: la conoscenza della legge da parte del cittadino

fa si che questo non la violi al fine di non incorrere in una sanzione.

" 13 di 213

"

Appunti di Francesca Barbato e Pasquale Miele

Non è pero sempre facile comprendere cosa una norma, o meglio il suo legislatore,

voglia dire. Ha questo compito l’attività interpretativa, ovvero l’attività volta a com-

prendere il significato precettivo delle norme (attribuire un senso alla regola contenuta

nel testo normativo). Ovviamente una norma può ammettere più interpretazioni in

base al caso da risolvere e, poiché essa non può completarsi ricercando il significato nel

solo testo normativo, è necessario attingere anche a fonti extra-testuali. Infatti all’arti-

colo 12 delle preleggi, il legislatore ha chiarito che dopo aver attribuito alle parole il

loro «significato proprio» è necessario che l’interprete comprenda anche l’intenzione

(oggettivata nella disposizione) del legislatore.

Ricordiamo che le leggi non definiscono casi precisi, ma classi di rapporti più in ge-

nerale: è compito dell’interprete comprendere, difronte a fattispecie concrete, quale di

quelle astratte meglio disciplina il fatto accaduto. Difficilmente, però, una sola norma

disciplina un singolo caso, quindi è necessario ricorrere, frequentemente, a combina-

zione di più disposizioni (c.d. Spesso, inoltre, è necessario uti-

interpretazione sistematica).

lizzare tecniche di estensione o integrazione, sino ad arrivare all’analogia (della quale si

parlerà successivamente) per disciplinare una fattispecie concreta.

Una interpretazione svolta con lo scopo di comprendere il significato letterale della

norma si distingue in: quando l’interprete attribuisce alla norma un significato in-

interpretazione dichiarativa,

- tuitivo e immediato (coincidono, secondo l’interprete, il significato proprio e l’inte-

o

i t

nzione del legislatore); d rba

quando l’interprete attribuisce alla norma un significato diver-

interpretazione correttiva,

- i

t

so da quello proprio. Possiamo parlare di interpretazione correttiva quando

estensiva e

l

n

si allarga il significato della norma o di interpretazione correttiva quando lo

restrittiva

a e

u

si restringe. i

B

p

Possiamo, ancora, distinguere l’attività interpretativa in base al soggetto che la svol-

M

a

p esc

ge; a tal proposito avremo: A le

allorquando l’interprete coincide con il giudice durante l’ese-

interpretazione giudiziale,

- a

rcizio della sua attività. I provvedimenti che scaturiscono dall’attività interpretativa

c u

giudiziale sono vincolanti solo nei confronti delle parti in giudizio, anche se spesso

n q

vengono utilizzati per disciplinare casi analoghi. Ciascun giudice può attribuire una

a s

r

sua interpretazione, anche se in contrasto con la Corte di Cassazione;

Pa

F

allorquando l’interprete coincide con gli studiosi del diritto, i

interpretazione dottrinale,

- cultori che raccolgono i materiali utili ad individuare il significato di una norma. Si

e

tratta di un’attività che richiede analisi piuttosto lunghe ma di fondamentale impor-

tanza nell’attività degli avvocati; " 14 di 213

"

Appunti di Francesca Barbato e Pasquale Miele

allorquando l’interprete è lo stesso legislatore che ha emanato

interpretazione autentica,

- la norma. Egli emana delle norme interpretative a carattere vincolante che chiari-

scono il significato della prima norma emanata. Le norme interpretative, come già

detto, sono retroattive, poiché chiariscono anche per il passato il valore da attribuire

alla legge precedente; da queste è necessario distinguere le che saran-

norme novative,

no applicate solo per i fatti avvenuti in seguito alla loro entrata in vigore.

Per poter individuare l’intenzione del legislatore (interpretazione o meglio lo

teleologica),

scopo che la disposizione persegue, l’interprete può utilizzare più criteri che si possono

riassumere così:

che segue i princìpi dell’argumentum ovvero l’interpretazione

criterio logico, a contrario,

a) che esclude dalla norma ciò che espressamente non è compreso, dell’argumentum a

l’interpretazione che estende il valore della norma anche per fatti simili alla

simili,

fattispecie astratta, dell’argumentum l’interpretazione che non solo estende la

a fortiori,

norma a fatti simili ma anche a quelli che a maggior ragione meritano quel tratta-

mento (si pensi ad esempio ad una disposizione che vieti l’introduzione dei cani in

un parco giochi: a maggior ragione non si possono far entrare bestie feroci!), o del-

l’argumentum il quale esclude l’interpretazione che dà luogo a norme as-

ad absurdum,

surde; perché svolgendo l’attività interpretativa è importante che l’interprete

criterio storico,

b) conosca le modifiche che ha subito l’istituto di un sistema giuridico, come questo è

o

i t

stato introdotto ed altre informazioni storiche che aiutano ad inquadrare la figura

d rba

del legislatore in un preciso momento storico; i

t

che è utilizzato per inquadrare la norma in un ordinamento giuri-

criterio sistematico,

c) e

l

n

dico così da evitare ripetizioni o contraddizioni con altre norme; a e

u

il quale si presuppone che per interpretare un legge sia fondamenta-

criterio sociologico, i

d) B

p

le conoscere l’aspetto socio-economico della collettività; M

a

p

dove l’interpretazione deve sempre essere conforme al senso di giu-

criterio equitativo,

e) esc

A le

stizia della comunità. a

È pur vero che la legge cerca di disciplinare tutti i casi che potrebbero presentarsi;

c u

ciò però è impossibile in quanto il legislatore non conosce tutti i mutamenti che si veri-

n q

ficheranno in una collettività. a s

r

Potrebbe, quindi, capitare che il giudice, svolgendo la sua attività, si trovasse dinanzi

Pa

F

a fattispecie concrete non disciplinate dall’ordinamento giuridico. In questi casi la leg-

ge, o meglio l’articolo 12 delle preleggi al comma 2, stabilisce che il giudice dovrà ri-

e

correre all’analogia solo nel caso in cui non sia riuscito a risolvere un caso nemme-

legis

no interpretando estensivamente una norma. Per analogia legis si intende l’applicazi-

one di una norma non scritta desunta da un’altra avente fattispecie astratta simile ad

" 15 di 213

"

Appunti di Francesca Barbato e Pasquale Miele

un caso concreto non regolato; per simile s’intende che i due casi abbiano elementi in

comune, fra i quali di fondamentale importanza è la giustificazione del come il giudice

intende disciplinare il caso.

Ci sono casi, però, che restano irrisolti nonostante l’uso dell’analogia legis. L’articolo

12 delle preleggi, a tal proposito, impone che sia utilizzata l’analogia ovvero biso-

iuris,

gnerà fare ricorso ai princìpi generali dell’ordinamento dello Stato. L’analogia non va

alle leggi penali e alle leggi eccezionali. Nelle ultime, nella ipotesi in cui non

applicata

sia disciplinato un caso, saranno applicate le normali discipline.

2. L’

ATTIVITÀ GIURIDICA E LA TUTELA GIURISDIZIONALE DEI DIRITTI

Le situazioni giuridiche soggettive

2.1.

Sino ad ora si è sempre parlato di fattispecie concrete e fattispecie astratte: nel mo-

mento in cui queste presenteranno eguali caratteristiche si potrà parlare di fattispecie giu-

È definita giuridica perché da questa possono scaturire degli effetti giuridici.

ridica.

Gli effetti giuridici possono consistere nella costituzione, modificazione o estinzione

di una situazione giuridica. Per poter definire quest’ultima è necessario riprendere il

concetto di ordinamento giuridico (v. §1): un insieme di regole che sistemano gli inte-

ressi di una collettività, quindi regolano i possibili conflitti tra i consociati (si ricordino i

suoi caratteri: preventivo e risolutivo). Per poter svolgere questo suo compito, il diritto

o

i t

ha riconosciuto la prevalenza di un interesse sugli altri e tutela la posizione che ricopre

d rba

il titolare di questo interesse dagli altri soggetti che potrebbero lederlo.

i

Si dirà, quindi, che la è la posizione di prevalenza (situa-

situazione giuridica soggettiva t e

l

zione giuridica attiva) o soccombenza (situazione giuridica passiva) che il diritto ricono-

n a e

u

sce ai soggetti nell’ambito della sua attività di prevenzione dei conflitti. i

B

p

Il rapporto che nasce tra il soggetto titolare di una situazione giuridica attiva e il ti-

M

a

tolare di una situazione giuridica passiva si chiama In questo ambito i

rapporto giuridico.

p esc

soggetti prendono nome di il è colui che è estraneo al rapporto giuridico che

parti; terzo

A le

si costituisce fra altri due soggetti. a

c u

n q

a s

r Pa

F e

" 16 di 213

"

Appunti di Francesca Barbato e Pasquale Miele

SITUAZIONE GIURIDICA ATTIVA SITUAZIONE GIURIDICA PASSIVA

condizione di prevalenza di un soggetto nei confronti di un altro per soddisfare un posizione di soccombenza di uno o più soggetti di fronte alla prevalenza che la

proprio bisogno legge riconosce al titolare della situazione giuridica soggettiva attiva

Il soggetto titolare di una situazione giuridica attiva è A fronte del titolare di una situazione giuridica sogget-

1. 1.

titolare di un il potere del soggetto titola- tiva attiva, c’è un soggetto titolare della situazione pas-

diritto soggettivo:

re di agire al fine di soddisfare un suo interesse. Tra siva tenuto a fare/non fare/dare qualcosa al fine di

questi distinguiamo: soddisfare un interesse del titolare della situazione atti-

va:

è la posizione di un soggetto, titolare

diritto assoluto:

a) della situazione giuridica soggettiva attiva, che gli grava coloro i quali non sono titolari di

dovere: su tutti

a)

garantisce un potere di far valere il suo diritto verso una situazione attiva; consiste nella doverosa asten-

Tutti hanno, quindi, il dovere di astenersi sione di ledere l’interesse altrui. È quindi caratteriz-

chiunque.

dal ledere il suo diritto, che può essere a carattere zato: sul piano per il fatto di riguardare tutti

soggettivo

(diritti reali, si pensi alla proprietà), o i terzi; sul piano nel consistere sempre in un

patrimoniale non oggettivo

(diritti della personalità, si pensi al diritto comportamento negativo (non

patrimoniale fare, non ledere);

all’immagine). grava su titolari di

obbligo: uno o più soggetti determinati

b)

assicurano al titolare del diritto sogget- una situazione giuridica soggettiva passiva e consiste

diritto relativo:

b) tivo il potere di pretendere da (es. il nel dover tenere un determinato comportamento

soggetti determinati

debitore) un determinato comportamento al fine di (dare, per consentire il soddisfacimento

fare, non fare)

soddisfare il proprio interesse. Tra questi rientrano i dell’interesse di un titolare della situazione giuridica

diritti di credito. soggettiva attiva. È quindi caratterizzato: sul piano

di gravare solo su determinati soggetti; sul

soggettivo

consiste nel potere di un soggetto di

diritto potestativo:

c) piano di consistere in un comportamento

oggettivo

di un altro la necessità

modificare la sfera giuridica senza positivo o negativo;

di un suo (es. diritto di recedere da un con-

consenso

tratto). Questo diritto si esercita con la di situazione che grava su un soggetto passivo

dichiarazione soggezione:

c)

un soggetto del suo essere titolare del potere, indiriz- che vede modificata la sua sfera giuridica senza che

zata ad un soggetto passivo. abbia dato un suo consenso.

(di è la situazione in cui si trova un ne è titolare un soggetto sul quale, in par-

Aspettativa diritto): Responsabilità:

2. 2.

soggetto che, al verificarsi di una determinata situazio- ticolari situazioni, grava un obbligo:

ne, potrebbe diventare titolare di un diritto soggettivo. responsabilità contrattuale;

-

Si tratta di un diritto soggettivo “in (in divenire). Il

fieri” responsabilità extracontrattuale;

-

soggetto titolare di una aspettativa è tutelato dalla legge responsabilità precontrattuale.

-

per la sua posizione, ma anche per assicurare la conser- o

vazione del bene (tutela interinale). Un esempio dell’a- i t

spettativa è la condizione sospensiva di un contratto

(art. 1353). d rba

i

un soggetto titolare di un interes-

Interesse legittimo: privato

3. t

se legittimo ha la possibilità di agire nei confronti della e

sollecitando un controllo giudi-

pubblica amministrazione l

n

ziario. Tale controllo sarà richiesto sono nei casi in cui il a

comportamento della pubblica amministrazione non sia e

u

stato corretto. Uno strumento di tutela di questo inte- i

B

resse è l’impugnazione dell’atto amministrativo. Si trat- p

ta quindi di una materia di diritto pubblico. M

a

p

si costituisce nell’ipotesi in cui ci sia una

Interesse diffuso:

4. esc

categoria di soggetti portatrice di uno stesso diritto (es. i

A le

lavoratori dipendenti, i consumatori). Queste categorie

sono rappresentate da associazioni. a

c u

n

Le vicende del rapporto giuridico

2.2. q

a s

r

Si parlerà, quindi di rapporto giuridico quando un soggetto acquisterà un diritto

Pa

F

soggettivo. Possiamo distinguere le in modalità:

modalità di acquisto di un diritto

a quando un soggetto acquista il diritto senza che si crei un rapporto

titolo originario,

- e

con il precedente titolare o perché questi non esisteva proprio, (art. 923;

res nullius

esempio la proprietà degli animali oggetto di caccia o pesca), o perché l’acquisto

non dipende da una trasmissione, (es. l’usucapione art. 1158);

res derelictae ex

" 17 di 213

"

Appunti di Francesca Barbato e Pasquale Miele

a quando un soggetto acquista un diritto entrando in rapporto giuri-

titolo derivativo,

- dico con il precedente titolare. Il passaggio del diritto è definito colui che

successione:

acquista il diritto sarà detto successore o colui che lo cede è detto autore

avente causa;

o dante causa.

L’acquisto a titolo derivativo lo si può distinguere:

il nuovo titolare acquista lo stesso diritto del

acquisto a titolo derivativo traslativo:

- precedente titolare; il diritto acquistato, in questo caso, è un diritto

acquisto a titolo derivativo costitutivo:

- nuovo rispetto a quello del precedente titolare dal quale, tuttavia, esso deriva.

Quest’ultimo conserva la titolarità del diritto originario, ma è svuotato della

facoltà corrispondente al nuovo diritto costituito a favore del nuovo titolare (es.

usufrutto, il vecchio titolare resta nudo proprietario dell’immobile, ossia titola-

re di un diritto di proprietà svuotato della facoltà di godimento dell’immobile

che è stata attribuita all’usufruttuario).

Inoltre, questa categoria di acquisto è governata da due regole fondamentali:

in virtù della quale nessuno può trasferire un diritto più ampio

nemo plus iuris:

- rispetto a quello di cui è già titolare (e quindi un diritto di cui non è titolare),

anche se l’acquisto avviene in buona fede;

tutte le vicende che incidono sul dante causa si riverberano su

resoluto iure dantis:

- quelle dell’avente causa, ovvero venuto meno il diritto del dante causa viene

o

i

meno anche quello dell’avente causa. t

d

Nonostante siano regole fondamentali per il nostro ordinamento, queste subiscono

rba

i

molteplici poste dal legislatore al fine di garantire una adeguata tutela all’affi-

deroghe t e

damento del terzo in buona fede come per il trasferimento dei beni mobili non regi- l

n a

strati, per i quali vale il principio “possesso se l’acquisto è avvenuto in buo-

vale titolo” e

u i

B

na fede (art. 1153 deroga al principio nemo plus iuris), e dei beni immobili, regolati

p

da una disciplina diversa secondo la quale il trasferimento deve necessariamente es-

M

a

p esc

sere stipulato per iscritto (art. 1159) e trascritti nei registri immobiliari (art. 2643);

A le

per via della trascrizione, non può valere il principio possesso vale titolo bensì quan-

a

to stabilisce l’art. 2644, ovvero, nel caso in cui l’immobile sia venduto a due soggetti

c u

differenti, vale il diritto di colui che trascrive per primo il contratto (deroga al prin-

n q

cipio nemo plus iuris). Anche il principio è sottoposto a delle deroghe

resoluto ire dantis

a s

come l’usucapione, venduto un bene immobile di cui un soggetto non è proprieta-

r Pa

F

rio, decorsi dieci anni dalla trascrizione del contratto, il nuovo acquirente ne diventa

proprietario (art. 1159). e

L’oggetto del rapporto giuridico

2.3. " 18 di 213

"

Appunti di Francesca Barbato e Pasquale Miele

Un soggetto, titolare di una situazione giuridica soggettiva attiva, al fine di soddisfa-

re i suoi interessi necessita di un determinato bene.

I beni sono tutte che cose che possono essere oggetto di diritto (art. 810) ovvero le

cose suscettibili di appropriazione e di utilizzo nonché le cose che hanno un valore.

Possiamo, dopo aver dato una definizione generale di cosa è un bene in campo giuridi-

co, procedere con la classificazione dei beni in base a loro caratteristiche.

I beni che sono oggetto di diritti reali possiamo distinguerli in:

ovvero i beni caratterizzati da una loro corporeità che gli permette di

beni materiali,

- essere suscettibile ai sensi (vista e tatto in particolare). Secondo il Codice Civile al-

l'art. 814, sono beni materiali anche le energie che hanno un valore economico;

ovvero quei beni che non sono suscettibili ai sensi, quali i sistemi fi-

beni immateriali,

- nanziari, i dati personali, le opere di ingegno e gli oggetti di proprietà dell’azienda.

Possiamo ancora distinguerli in:

(definizione positiva), quelli definiti, ai sensi dell'art. 812 , come i beni

1

beni immobili

- che formano un corpo unico con il suolo naturalmente o artificialmente (per natura)

ed altri che lo diventano per disposizione di legge (destinazione) come i bagni, i mulini,

edifici galleggianti ancorati alla riva;

(definizione residuale), quelli considerati, dall'art. 812 , tutti i beni non de-

3

beni mobili

- finiti immobili, comprese le energie. All’interno della categoria dei beni mobili è ne-

o

i

cessaria una seconda distinzione: t

d

che corrispondono a tutti i beni soggetti ad iscrizione nei

beni mobili registrati, rba

- i

pubblici registri (es. automobili, aerei, ecc) sottoposti ad una particolare disci-

t e

plina, perché potrebbero provocare dei danni non solo al proprietario del bene l

n a

ma anche ai terzi (art. 815); e

u i

B

beni mobili non registrati.

- p

Queste categorie di beni, come si vedrà, sono assoggettate a differenti discipline. Il

M

a

p esc

legislatore che ha posto questa linea di demarcazione fra beni mobili e beni immobili

A le

ha sicuramente utilizzato delle logiche che prima di tutto riguardano il loro diverso va-

a

lore economico e la rilevanza che possiedono i beni immobili per quanto concerne

c u

l’ambiente (l’impatto ambientale non incide solo sulla posizione dei soggetti proprietari

n q

dei beni immobili ma su quella di chiunque).

a s

r Pa

Recentemente è stata considerata anche un’altra categoria di beni: i c.d. prodotti fi-

F

La legge ha in questo senso posto una particolare tutela per gli investitori, così

nanziari.

da garantire un buon funzionamento del mercato dei capitali. Sono considerati prodot-

e

ti finanziari tutti gli strumenti finanziari, esclusi i depositi bancari e postali. Secondo la

legge, chiunque intenda effettuare una offerta al pubblico di prodotti finanziari deve

fornire a questi un prospetto informativo scritto in forma analizzabile e comprensibile.

" 19 di 213

"

Appunti di Francesca Barbato e Pasquale Miele

Sempre restando in tema di beni soggetti a discipline differenti, definiamo cosa sono

le Esse sono una pluralità di cose mobili o situazioni giuridiche

universalità di beni mobili.

attive e passive che appartengono ad una stessa persona; in particolare differenziamo:

Le (art. 816), che consistono nell’insieme di beni mobili apparte-

universalità di fatto

- nenti ad un unico soggetto (profilo soggettivo) ed aventi una destinazione unitaria

(profilo oggettivo) (es. libri di una biblioteca). I singoli beni possono essere anche

considerati singolarmente ed essere così oggetti di separati atti e rapporti giuridici

), ma detti beni, se considerati unitariamente, perdono il maggior valore

2

(art. 816

economico che la legge riconosce alle universalità. In particolare, un bene mobile, se

considerato come singolo, è soggetto ad una disciplina del tutto differente rispetto a

quella che il legislatore ha previsto per le universalità. Di fatti, per le universalità

non può essere applicato l’art. 1153 (possesso vale titolo, si tutela il terzo in buona

fede che acquista un bene da un soggetto non proprietario di quel bene), come per

altro stabilisce l’articolo 1156, ed hanno una particolare disciplina dell’usucapione

(art. 1160). Infatti si acquista la proprietà di una universalità di beni mobili dopo il

possesso continuato per vent’anni, ma se si acquista il diritto di proprietà delle uni-

versalità in buona fede, da un soggetto che non è il vero titolare, l’usucapione avrà

durata di dieci anni (c.d. È inoltre applicabile, alle universalità, la

usucapione breve).

tutela possessoria ai sensi dell’art. 1170 (azione di manutenzione), il che non avviene

per i singoli beni mobili. L’azione è una particolare azione applicabile

di manutenzione o

i

ai beni immobili e alle universalità e consiste nella possibilità del titolare di far cessa-

t

d

re eventuali molestie sul suo bene. rba

i

Le che sono il complesso non solo di beni mobili ma anche di

universalità di diritto,

- t e

rapporti giuridici facenti capo tutti ad una stessa persona, anche non a titolo di pro- l

n a

prietà, che sono considerati come bene unitario dalla legge. A queste viene dedicata

e

u i

B

un’autonoma disciplina. Si veda, ad esempio, l’eredità composta non soltanto da

p

beni mobili e immobili ma anche da diritti ed obblighi, crediti e debiti. Nonostante

M

a

p esc

la sua composizione l’eredità è oggetto di una sola disciplina. Le differenze fra la

A le

prima specie e questa sono sicuramente il profilo soggettivo (nelle universalità di di-

a

ritto il soggetto può anche non essere proprietario dei beni) e il profilo oggettivo

c u

(nelle universalità di diritto i beni e i rapporti che la compongono non hanno una

n q

stessa destinazione). a s

r Pa

Una ulteriore categoria di beni che è sottoposta a disciplina diversa è quella della

F

(art. 817). È pertinente quel bene che è destinato (dal proprietario) in modo

pertinenza

durevole al servizio o ad ornamento di un’altro bene, senza però costituirne parte inte-

e

grante e senza che il primo sia indispensabile per la esistenza del secondo (es. un ap-

partamento e un box auto). Si ha quindi un bene, che sia mobile o immobile, avente

carattere accessorio rispetto ad un altro che, invece, ha una posizione principale. Affin-

" 20 di 213

"

Appunti di Francesca Barbato e Pasquale Miele

ché sussista un rapporto pertinenziale è necessario che entrambi i beni siano di pro-

prietà di un unico proprietario.

La caratteristica di un rapporto pertinenziale è che, in ipotesi di trasferimento del

).

1

bene principale, salvo diversa disposizione, si trasferirà anche la pertinenza (art. 818

È importante sottolineare, inoltre, che il bene che forma la pertinenza può anche esse-

re oggetto di atti e di rapporti giuridici che non comprendono il bene principale (art.

).

2

818

La destinazione di un bene come pertinenza di un altro può incidere sulla condizio-

ne giuridica di terzi che hanno acquistato diritti o sulla cosa principale o solo sulla per-

tinenza: la legge tutela il terzo che in buona fede ha acquistato i diritti del bene princi-

pale pensando di acquistare con questi anche i diritti della pertinenza; il proprietario in

questo caso non può esigere che la pertinenza sia di sua proprietà quando termina il rap-

). Lo stesso principio è applicato nell’articolo 819. In questo

3

(art. 818

porto pertinenziale

caso sarà disciplinata la la legge tutela il terzo che

costituzione di un rapporto pertinenziale:

ha acquistato, in buona fede, diritto sul bene pertinenziale prima ancora che nascesse il

rapporto con un bene principale. Quindi quando si vorrà trasferire il diritto di proprie-

tà del bene principale non potranno essere ceduti i diritti del bene pertinenziale.

Continuiamo di seguito a classificare i beni in base a precisi criteri e ad illustrare

cosa in particolare la legge tutela: o

i

Il perché il legislatore ha evidenziato la differenza tra beni consumabili

Consumabilità.

- t

d

e non, va ricercato nella pratica: anche in questo caso ci sono istituti che possono

rba

i

essere applicati ai primi e non ai secondi o viceversa. Distinguiamo:

t e

sono beni che possono recare utilità all’uomo solamente se que-

beni consumabili,

- l

n a

sti li utilizza. Sono quindi beni che possono essere utilizzati una sola volta (c.d.

e

u i

B

beni ad utilità semplice); p

sono i beni suscettibili di più utilizzazioni senza che questi si

beni inconsumabili, M

a

- p esc

distruggano, ferma restando la loro deteriorabilità (c.d. beni ad utilità permanen-

A le

te). a

In questa categoria la legge esprime una diversa tutela in ipotesi di concessione a terzi

c u

Infatti se si tratta di un bene consumabile che soddisfa il bisogno

del bene in godimento. n q

solo se il terzo utilizza quella cosa, quest’ultimo al termine del periodo di godimento

a s

r

non potrà restituire il bene ceduto. Ai sensi dell’articolo 995 (usufrutto di cose con-

Pa

F

sumabili, c.d. l’utilizzatore dovrà pagare il valore del bene secondo

quasi usufrutto),

una stima, in mancanza di questa si dovrà pagare la cosa in base al valore che ha il

e

bene in quel momento o ripagarlo con lo stesso bene. Ovviamente se si tratta di beni

inconsumabili al termine del godimento si dovrà restituire lo stesso bene.

" 21 di 213

"

Appunti di Francesca Barbato e Pasquale Miele

Anche questi sono sottoposti ad una disciplina parzialmente diversa in

Fungibilità.

- ipotesi di qualora si tratti di beni infungibili, dopo il prestito dovrà

prestito del bene:

essere restituita la stessa cosa (es. il comodato; art. 1803); al termine del prestito di

beni fungibili, si dovrà restituire un bene della stessa specie e qualità (es. il mutuo;

art. 1813). Distinguiamo:

sono beni che possono recare utilità all’uomo solamente se questi

beni fungibili,

- li utilizza. Sono i beni che appartengono ad un determinato genere e possono

essere sostituiti anche con altri beni, poiché non è importante ricevere quel de-

terminato bene ma ricevere la giusta quantità idonea a soddisfare l’interesse

del titolare del titolo;

sono i beni individuati per la loro specifica identità (es. un’opera

beni infungibili,

- d’arte, un immobile).

Il diritto applica una diversa tutela in caso di se si

Indicazione. trasferimento dei beni:

- vuole trasferire un bene generico, la proprietà si acquista solo dopo la concreta indi-

viduazione del bene (art. 1378). Il trasferimento in questo caso avviene dopo un ac-

cordo tra le parti e in seguito alla separazione (cioè la numerazione o la pesatura o

la misura del bene), inoltre, nell’ipotesi in cui un soggetto che si era obbligato a dare

una certa quantità di bene ad un altro soggetto, e questa quantità per una qualsiasi

causa va perduta, non potrà essere applicato l’articolo 1256 poiché vale il principio

“genus (il genere non perisce mai); significa che l’obbligato dovrà pro-

numquam perit” o

i t

curarsi, anche a sue spese, la stessa quantità di quel determinato bene poiché l’obbl-

d rba

igo non si estingue per impossibilità sopravvenuta. Se il trasferimento della proprietà

i

t

riguarda beni specifici, questo ha effetto immediato in seguito alla conclusione del e

l

n

contratto. Distinguiamo: a e

u

i beni indicati solo con il riferimento al genere di appartenenza;

beni generici,

- i

B

p

i beni individuati in concreto quindi, diversi dagli altri dello stesso

beni specifici,

- M

a

p

genere. esc

A le

Questa distinzione assume rilievo in caso di contitolarità di diritti sul

Divisibilità.

- a

bene e quindi della sua (art. 1112): se il bene è divisibile, si può sciogliere la

divisione c u

comunione e le parti di quel bene saranno assegnati ai soggetti titolari dello stesso.

n q

Se invece il bene è indivisibile, la comunione potrà sciogliersi o con l’attribuzione del

a s

r

bene ad un singolo soggetto che dovrà acquistare dagli altri condividenti l’intera

Pa

F

proprietà del bene (art. 720), o con la vendita del bene e la ripartizione del ricavato

tra gli aventi diritto. Distinguiamo: e

sono i beni suscettibili di essere frazionati in più porzioni senza

beni divisibili,

- che questi perdano la loro destinazione economica (es. un terreno);

" 22 di 213

"

Appunti di Francesca Barbato e Pasquale Miele

tutti i beni che non corrispondono alla caratteristica dei beni di-

beni indivisibili,

- visibili. Sono quindi beni che, se divisi perdono la loro funzione economica.

In ordine al titolare del bene, distinguiamo:

Titolare del bene.

- i beni di appartenenza a soggetti privati;

beni privati,

- i beni che appartengono allo Stato o alla Pubblica Amministrazio-

beni pubblici,

- ne (requisito soggettivo) e soddisfano gli interessi generali della collettività (re-

quisito oggettivo). Sono quindi beni pubblici i beni che appartengono:

al sono tutti i beni di appartenenza dello Stato e caratte-

demanio dello Stato:

- rizzati dall’inalienabilità, cioè non possono essere trasferiti ai privati (art.

823), salo diversa disposizione di legge. Tra i beni demaniali distinguiamo: i

), sono i beni che possono

1

beni facenti parte del (art. 822

demanio necessario

appartenere solo allo Stato; i beni facenti parte del (art.

demanio accidentale

), sono i beni che se appartengono allo Stato vengono considerati beni

2

822

demaniali (es. le strade).

al ovvero i beni di proprietà pubblica che non rientrano

patrimonio dello Stato,

- nel demanio pubblico e quindi possono essere alienati a terzi. Il patrimonio

e 828), ovvero i beni

2

si può distinguere in: (artt. 826

patrimonio indisponibile

per i quali non deve essere alienata la loro destinazione, pur essendo aliena-

bili a terzi (es. gli alloggi di edilizia economica popolare); patrimonio disponibi-

l’insieme dei beni di proprietà pubblica che non rientrano nelle preceden-

le, o

i t

ti categorie e che quindi possono essere ceduti dalla Pubblica Amministra-

d rba

zione (es. i lasciti ereditari in favore della PA). i

t

Spesso un bene demaniale può essere ‘sdemanializzato’, passando da bene fa- e

l

n

cente parte del demanio pubblico a bene del patrimonio dello Stato (es. gli ap-

a e

u

partamenti delle forze armate), al fine di soddisfare la esigenza di fare cassa per

i

B

p

lo Stato (art. 829). M

a

p esc

In ordine alla temporalità, distinguiamo:

Temporalità.

- A le

quelli già esistenti in natura e che possono essere oggetto dei diritti

beni presenti,

- a

reali; c u

i beni non ancora presenti in natura ma di cui si presume l’esistenza.

beni futuri,

- n q

Questi possono essere oggetto di rapporti obbligatori. In questi casi bisogna

a s

r

distinguere due fattispecie: colui che acquista un bene futuro e che non vuole

Pa

F

assumere nessuno rischio stabilirà nel contratto che quest’ultimo non produrrà

effetti se il bene non viene ad esistenza; ci sono poi acquirenti che, invece, pre-

e

feriscono affidarsi alla sorte e concludere il contratto anche se non si ha la cer-

tezza che il bene venga ad esistenza (cc.dd. contratti aleatori).

" 23 di 213

"

Appunti di Francesca Barbato e Pasquale Miele

Ci sono poi beni che vengono definiti come in quanto hanno la caratte-

beni fruttiferi

ristica di produrre altri beni, che la legge classifica come I frutti possono essere

frutti.

distinti in: sono i beni prodotti da altri beni indipendentemente se vi ha con-

frutti naturali,

- corso o no l’opera dell’uomo. I frutti naturali non sono autonomi rispetto al

bene fruttifero (i cc.dd. e vengono considerati beni futuri (art.

beni pendenti)

), possono quindi essere oggetto di rapporti obbligatori. Quando il frutto

2

820

sarà materialmente separato dal bene fruttifero, acquisterà una sua individuali-

tà e potrà essere oggetto di un diritto di proprietà: ai sensi dell'articolo 821, la

proprietà spetta al proprietario del bene fruttifero che potrà, dopo la separa-

zione, trasferirlo a terzi;

sono i beni che derivano indirettamente da un bene fruttifero come

frutti civili,

- corrispettivo del godimento del bene da parte di terzi (es. il canone di locazio-

ne, o l’interesse di un mutuo). Il corrispettivo sostituisce, quindi l’utilità che il

proprietario avrebbe potuto ricavare dalla cosa.

La fattispecie giuridica: il fatto, l’atto e il negozio giuridico

2.4.

Come già accennato, gli effetti giuridici si producono ogni qual volta che, al verifi-

carsi di eventi, si assiste ad una costituzione, modificazione o estinzione di una situa-

zione giuridica attiva o passiva. Un evento naturale produce effetti giuridici se la fatti-

o

i t

specie concreta corrisponde con quella astratta. In questi casi possiamo parlare di fatti-

d rba

specie giuridica, la quale costituisce la causa della produzione degli effetti giuridici.

i

t

Nel momento in cui si configura una fattispecie giuridica, si costituisce una nuova e

l

n

situazione giuridica (quindi un rapporto giuridico). Detto ciò distinguiamo la fattispecie

a e

u

giuridica nei seguenti modi: i

B

p

si tratta di un qualsiasi avvenimento al quale l’ordinamento ricolleghi

fatto giuridico,

- M

a

p

effetti giuridici indipendentemente se a questo abbia concorso o meno il fattore

esc

A le

umano (es. la nascita di un frutto). La legge quindi, non richiede la presenza del fat-

a

tore umano ai fini della configurazione della fattispecie astratta; sono anche detti

c u

fatti in senso stretto. n q

è l’evento da cui derivano effetti giuridici e che, diversamente dal fatto

atto giuridico,

- a s

r

giuridico, necessita del fattore umano affinché sia possibile configurare la fattispecie

Pa

F

astratta. Possiamo distinguere un atto giuridico, in base alla valutazione giuridica,

in: e

l’evento conforme all’ordinamento giuridico; questi a loro volta pos-

atto lecito,

- siamo distinguerli in operazioni (atti che modificano il mondo esterno come ad

" 24 di 213

"

Appunti di Francesca Barbato e Pasquale Miele

esempio la costruzione di un edificio) e in dichiarazioni (gli atti che comunica-

no ad altri il proprio pensiero);

l’atto che viola la legge e che produce la lesione di un diritto sogget-

atto illecito,

- tivo altrui.

Possiamo, poi, distinguerli in base al grado di imputabilità del soggetto che lo ha

compiuto: per questi atti è richiesta la consapevolezza e volonta-

atto giuridico in senso stretto,

- rietà dell’atto compiuto e non degli effetti che da questo derivano. Gli effetti

dell’atto giuridico in senso stretto sono disposti dall’ordinamento giuridico. Il

soggetto che compie questi atti deve avere la capacità di intendere e volere.

per compiere quest’atto non è richiesta solo la consapevolezza e

negozio giuridico,

- la volontarietà dell’atto ma anche quella degli effetti che da questo derivano. Si

tratta di una dichiarazione di volontà con la quale i privati possono, in una sfe-

ra di autonomia, regolare i propri interessi. In questi casi l’ordinamento giuri-

dico ha il ruolo di tutelare l’atto solo se questo risponde a dei requisiti minimi

imposti dalle leggi stesse. Possiamo distinguere questi requisiti in: sen-

essenziali,

za questi requisiti il negozio sarebbe considerato nullo (es. la forma del negozio

giuridico se questa è vincolata); sono requisiti la cui presenza dipen-

accidentali,

de dalla volontà delle parti e se apposti incidono sull’efficacia del negozio; e

elementi previsti dalla legge per i singoli negozi allo scopo di comple-

naturali, o

i t

tarne la disciplina (es. nella compravendita sono naturali la garanzia per i vizi

d rba

della cosa e la garanzia che chi vende il bene è l’effettivo proprietario).

i

t

Lo scopo della tutela del negozio giuridico da parte dell’ordinamento è quello e

l

n

di far coincidere gli effetti giuridici con la volontà delle parti. a e

u

Per poter compiere un negozio giuridico è richiesta non solo la capacità di inten-

i

B

p

ma anche quella di Si parla di negozio abdicativo allorquando

dere e volere agire. M

a

p

un soggetto titolare di un diritto soggettivo esprime la sua volontà di dismettere

esc

A le

il diritto. a

In base alle loro caratteristiche, gli atti giuridici possono essere classificati:

c u

sotto il profilo economico: n

1. q

a

a un soggetto acquista un diritto dietro un sacrificio economico-

titolo oneroso,

- s

r

giuridico; Pa

F

a un soggetto acquisisce un diritto senza alcun sacrificio eco-

titolo gratuito,

- nomico (es. la donazione). e

Il codice non fornisce nessuna definizione di onerosità e gratuità, però discipli-

na i due atti diversamente. Infatti si ha una disciplina meno intensa per gli atti

a titolo gratuito. " 25 di 213

"


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Il presente documento è stato realizzato integrando gli appunti presi a lezione prevalentemente con i testi consigliati dal docente ‘Torrente’ e ‘Bessone', ‘Compendio di Diritto Privato’ di Stefano Ambrogio ed altri materiali presi su Internet.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pasQuiino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di Diritto Privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Confortini Massimo.

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