Musica e società (Solo Frequentanti)
Lezione 1
Diverse tipologie di ascolto
- Ascolto passivo: subire decisioni altrui riguardo l’ascolto di musica (ascoltiamo tutti la stessa musica e non siamo in grado di avere una nostra individualità), sottofondo dei mass media.
- Ascolto scelto: ciò che decidiamo volontariamente di ascoltare. È quello che apprezziamo di più. Il nostro apprezzamento è condizionato da un elemento centrale della nostra società, la ripetizione. Il nostro apprezzamento è anche condizionato dal fatto che c’è una scarsa conoscenza della musica (strumenti, spartiti, note, ecc.) da parte dell’ascoltatore, non si conoscono gli elementi che formano una canzone.
I mass media ci fanno ascoltare un brano talmente tante volte che alla fine lo apprezziamo. Il brano, tramite il meccanismo di ripetizione, ci diventa familiare, ci mette a nostro agio e quindi siamo più predisposti ad apprezzarlo. Nessuno si interroga sul contenuto reale e sulle proprietà del brano. L’industria musicale, come tutte le industrie, vuole immettere sul mercato prodotti che piacciano a tutti, in modo da massimizzare il profitto (hit mondiali).
Pochi ascoltatori hanno esperienza della musica dal vivo. Per musica dal vivo si intende quella in cui qualcuno suona direttamente davanti a noi, senza intermediazione di cattura, manipolazione ed amplificazione dei suoni. Quindi i concerti tipo San Siro ecc. non sono musica dal vivo. La musica dal vivo richiede luoghi particolari, che dal punto di vista architettonico facilitino la diffusione del suono.
Le esperienze musicali di un individuo sono di due tipologie: esperienza della musica dal vivo ed esperienza della musica registrata. Se non si fanno entrambe le esperienze si rischia di non essere in grado di coglierne le differenze. Il suono registrato non corrisponde mai perfettamente al suono della musica dal vivo.
- Se con uno spettrografo si misurano le curve di uno stesso suono registrato e dal vivo, le curve sono differenti. Quindi c’è una falsità implicita nella musica registrata.
- I file digitali: sono file compressi, perché un dispositivo (mp3) deve contenere più brani. Comprimere un file musicale significa tagliare le frequenze più acute e quelle più gravi, questo significa che alcuni suoni mancano, è come se non esistessero. Anche i CD sono file compressi, ma sono meno compressi degli mp3.
Si sono fatti diversi miglioramenti nel corso del 1900, ma ci sono ancora differenze tra musica dal vivo e musica registrata.
La questione della differenza tra musica registrata e musica dal vivo non riguarda solamente la musica occidentale, ma si può vedere a livello globale. Ogni etnia ha sviluppato i propri strumenti musicali e le proprie consuetudini musicali (cosa, dove, quando e come si suona): in India c’è il sitar, i musulmani vedono la musica come un fattore che allontana da dio e gli aborigeni usano i propri strumenti per feste/celebrazioni. I repertori musicali specifici della cultura di una etnia stanno diventando commerciali: la registrazione di queste sonorità le porta a diventare un prodotto commerciale, mercificando la cultura musicale di un'etnia.
L’imperfezione della musica registrata non coglie a pieno i suoni di determinati repertori musicali di un'etnia.
La musica colta in Occidente
Repertorio musicale che ha accompagnato la storia dell’occidente come espressione musicale delle classi sociali più elevate ed agiate. Questa tipologia di musica è comprensibile e apprezzabile da coloro che hanno un minimo di cultura musicale. Al giorno d’oggi esiste musica colta contemporanea.
La musica popolare in Occidente (non è la Pop Music)
È una tipologia di musica legata alle classi sociali più basse, ad una precisa connotazione sociale/popolare. Il repertorio è diverso a seconda delle collocazioni sociali e geografiche. Esempi di musica popolare sono i canti popolari della cultura locale di un luogo.
Lezione 2
L’evoluzione dei suoni digitali
1700-1800
L’invenzione è di Edison e corrisponde ad un desiderio umano: riuscire a fissare nel tempo il suono orale. Si tratta quindi di fissare un suono dopo che è stato riprodotto, valicando il limite della finitezza e della temporaneità del suono. Questo è un desiderio arcaico dell’uomo.
Nel 1700 Automi Musicali (es: carillon): grazie a meccanismi produceva dei suoni e potevano essere riprodotti (ninna nanna) senza che nessuno suoni uno strumento. Producevano sempre lo stesso suono/melodia.
Da questo Edison arrivò a creare il fonografo (riproduzione meccanica del suono) nel 1877 che nacque per diversi motivi:
- Motivi d’ufficio (dettatura di lettere);
- Creare libri per non vedenti;
- L’insegnamento della dizione delle lingue straniere.
I limiti del fonografo sono:
- I suoni non potevano essere duplicati: una registrazione, una riproduzione, nessuna copia.
Nel 1887 il grammofono di Bell era una versione migliorata del fonografo, infatti i suoni potevano essere riprodotti, da una matrice possono essere fatte delle copie. Il suono registrato può essere acquistato e questo fa diventare il suono registrato un prodotto commerciale. Bell ha quindi inventato un supporto riproducibile.
Prime applicazioni commerciali: brani cantati da Enrico Caruso e il primo disco ad avere successo commerciale è il suo disco registrato a Milano nel 1902.
Nel Novecento
Il primo disco che ha avuto successo è stato nel 1902 di Caruso che canta canzoni napoletane. Nei primi anni del 1900 le persone agiate cominciarono ad acquistare l’apparecchiatura del grammofono ed i dischi. Le vendite di grammofoni e dischi aumentano, poiché le persone desiderano ascoltare musica a casa/al bar ecc. il suono riprodotto dal grammofono non è altro che l’amplificazione delle vibrazioni prodotte dalla puntina (di solito in diamante) che scorre su determinati solchi.
L’evoluzione del disco ha a che fare con l’industria discografica. Inizialmente la durata dei brani era di 3 minuti, su un'unica facciata disponibile. Questi tre minuti divennero standard ed ha continuato a sopravvivere fino al giorno d’oggi, soprattutto nella Pop Music, perché è considerato il tempo massimo di attenzione dell’ascoltatore.
L’evoluzione della tecnica ha però permesso di registrare più brani su uno stesso disco, allungando il tempo di registrazione complessivo. In particolare con la nascita dei Long Playing (LP) e dei microsolchi, che permisero di ridurre ulteriormente il volume dei dischi necessari per riprodurre una registrazione lunga.
Nel 1949 si inventano i 45 giri: dischi piccoli, 3 minuti per lato, una canzone per lato. I 33 giri (LP) solitamente venivano associati alla musica colta, notoriamente di lunga durata, mentre la musica leggera viene associata ai 45 giri, meno costosi e accessibili a tutti. Questa logica però cambia quando i cantautori introducono il concetto di album, ovvero di un insieme di brani da ascoltare con una precisa successione decisa dall’autore (es: la buona novella). Quindi diventa necessario utilizzare 33 giri anche nell’ambito della musica pop di consumo.
Il 45 giri funge da base per l’invenzione della “musica portatile”. È il caso del mangiadischi negli anni ‘60, primo vero strumento mobile di riproduzione dei suoni. Negli anni ’60 inizia anche a diffondersi un altro tipo di tecnologia per fissare i suoni: il mangiacassette e le cassette magnetiche.
La Rivoluzione Digitale
Con l’invenzione del computer e del codice binario, abbiamo uno dei più grandi cambiamenti nella storia della registrazione musicale; la rivoluzione digitale. Non si tratta più di una riproduzione delle vibrazione analogica, ma di tradurre il suono in un codice di base (codice binario) comprensibile alla macchina e poi riprodotto leggendo tale codice. Se questo metodo innovativo è vantaggioso dal punto di vista della compattezza (compact disc e lettori compact), dall’altro ha l’inconveniente di essere di minor qualità rispetto alla registrazione analogica (vinile).
A partire dagli anni ’80, con il Compact Disk (CD), compatto e leggero ma non ci dà più tutta l’informazione che era contenuta nella musica analogica. Si tratta del sistema che ha avuto la meglio negli ultimi 30 anni, ci si è poi resi conto che con la musica analogica il suono si sentiva meglio. Quindi si può parlare di diminuzione della qualità, ma rimane comunque sistema vincente.
La riduzione del supporto e l’aumento della possibilità di durata portati all’esterno, abbinati alle innovazioni nel campo digitale (PC, Internet, lettore mp3) ha prodotto la musica virtuale ovvero dei file musicali scaricati e riprodotti dallo stesso supporto senza che vengano toccati. Si parla di musica liquida: come l’acqua va ovunque, possiamo ascoltarla senza bisogno di supporto specifico (web, telefono, i Pod…) e ha una durata praticamente infinita.
Inoltre il digitale non rende più facile solo il trasporto, l’immagazzinamento e la riproduzione del suono, ma facilita anche la produzione e la modifica. Infatti, grazie a programmi informatici, è ora possibile creare i propri brani e melodie a partire da dei suoni registrati e modificare brani già esistenti a nostro piacimento, il che è più semplice che imparare a suonare uno strumento. L’immagazzinamento è più semplice perché non siamo più vincolati dall’ordine dei brani prestabilito dall’autore dell’album: siamo liberi di creare le nostre playlist, con brani diversi e messi in ordine diverso. Le playlist diventano un simbolo di identità personale: conosciamo noi stessi attraverso le scelte musicali che facciamo.
Esprimere se stessi attraverso il suono è una possibilità che esiste da sempre, ma nel passato era un’esclusiva dei compositori e di coloro che interpretavano i brani (es: pianisti che suonano a proprio modo, secondo la propria sensibilità, un brano noto). Grazie alla rivoluzione digitale anche l’ascoltatore esprime una parte di sé stesso tramite le scelte che fa (personalizzare il suono).
Lezione 3
Cinema e Musica
Montaggio: tecnica dell’inizio del ‘900. Accostare tra loro frammenti che non erano vicini, di qualunque natura essi siano. Interviene pesantemente su autenticità.
Il cinema era muto, ma non silenzioso. Infatti c’era musica all’interno del cinema muto, grazie ad:
- Orchestre che suonavano seguendo l’andamento del film
- Un oratore/narratore che raccontava cosa si dicevano i personaggi o dava informazioni logistiche (se i protagonisti si muovevano).
Dopo la prima guerra mondiale vennero introdotte le didascalie, ma la figura del narratore rimase poiché in questo periodo il cinema si rivolgeva a persone non alfabetizzate.
Fin da questo primo periodo l’accompagnamento musicale inizia a standardizzarsi: determinate melodie venivano associate a determinate situazioni rappresentate nel film (musica romantica per film d’amore). Questa caratteristica si mantiene, anche nel 1926 dove i film iniziarono a diventare sonori, ma scompaiono totalmente narratori ed orchestre.
Nel 1926 a Berlino ci furono i primi esperimenti su pellicole contenenti il sonoro: il film quindi non è più solo da vedere, ma anche da ascoltare. A questo avanzamento tecnologico viene dato molto risalto. Il compositore Schoenberg sottolineava come nel nuovo cinema sonoro le due attività di visione e di ascolto dovevano essere allo stesso piano, di eguale importanza; così non è stato, infatti al giorno d’oggi la musica è posta in secondo piano rispetto alle immagini.
Dagli anni ’30 nasce una nuova professione: compositore di musiche per film. Negli anni 30/40 sono attivi ad Hollywood molti compositori europei fuggiti dal Nazismo. Questi compositori scrivevano opere per le orchestre europee, ma per poter vivere negli Stati Uniti lavoravano per l’industria cinematografica. Fellini e Nino Rota collaboravano spesso, Morricone con Sergio Leone e nel Padrino. La musica da film è comunque subordinata alle scelte del regista e dalla lunghezza delle scene. Finora si è parlato di musica, ma fanno parte della colonna sonora anche i suoni ed il parlato.
Il registratore magnetico
Un altro mezzo di riproduzione del suono è il registratore magnetico che registra una traccia magnetica che la puntina del registratore legge e riproduce. Il brano quindi non viene inciso, ma si basa sul magnetismo ed elettricità. Il primo che pensò ad una registrazione magnetica fu Paulsen nel 1898. I primi registratori non incuriosirono le industrie, poiché sembravano troppo grandi e complicati nonostante il primo premio vinto all’Expo di Parigi. La produzione di queste bande magnetiche dove registrare il suono era molto complicata, bisognava magnetizzare un filo d’acciaio. Nel 1930 un’azienda sostituì il filo d’acciaio con un filo di cellulosa, ma essa era molto fragile e difficile da lavorare. La vera innovazione arrivò dai tedeschi, che per motivi bellici, sostituirono il nastro d’acciaio con un nastro di plastica. Gli americani durante la guerra non avevano questa tecnologia, la scoprirono dal 1943 mentre invadevano le basi naziste.
Questa invenzione venne perfezionata dagli americani e il registratore assunse un ruolo diverso. Il registratore americano diventò portatile e sostituisce le incisioni su matrice. La costruzione di una nuova matrice su nastro magnetico rende più facile montare i suoni, è più facile intervenire e migliorare la qualità d’ascolto. Negli anni ’50 in America vennero inventati i primi registratori portatili, con le puntine per registrare, riascoltare e cancellare le sonorità. La portabilità del mezzo per registrare fu un mezzo essenziale per documentare la musica etnica (etnomusicologia), si ha una documentazione più affidabile.
Il registratore magnetico porta al cinema (e quindi al montaggio), all’etnomusicologia e alla sostituzione delle incisioni su matrice. La grande evoluzione fu la musicassetta: grazie una più piccola bobina si diffuse in ambito familiare. I primi registratori erano ad una traccia: sulla banda magnetica veniva incisa una traccia sola. Si passa dal registratore mono traccia a quello multi traccia, dove più tracce (parlato, musica, suoni, rumori) venivano registrate su una banda.
Questo è molto utile dal punti di vista dei film stranieri: infatti nel doppiaggio viene sostituita solo la traccia riguardante il parlato. Oggi tutte queste attività visive e sonore sono diventate digitali.
La Radio
Prima trasmissione transoceanica radiofonica nel 1901 di Marconi. La radio pubblica in Italia arriva nel 6 ottobre 1924. In generale la radio trasmette musica dal vivo, il suono viene captato da microfoni che lo trasmettono. Si ascolta quindi qualcosa che in origine era dal vivo (ascoltatore e musicista non sono compresenti), microfoni e diffusori però non riproducevano molto bene tutti i suoni. In Italia è il fascismo che diffonde la radio: i mezzi di diffusione di massa sono molto controllati dai totalitarismi. La radio utilizza per le proprie trasmissioni i dischi prodotti dalle industrie discografiche, questo pone la questione dei diritti d’autore.
In Italia al giorno d’oggi si paga una percentuale alla SIAE (Società Italiana Autori e Editori), che fino a qualche anno fa era un monopolio. La SIAE contiene anche gli editori perché all’inizio è stata fondata sia da compositori/musicisti sia dagli editori musicali. Fondata negli anni ’60 dell’800 da Giuseppe Verdi e Giulio Ricordi, era composta da compositori, interpreti e editori musicali. Verdi è il primo a portare avanti battaglia a favore di interpreti/musicisti, non esistevano ancora i diritti e tutti guadagnavano sulle sue opere in tutto il mondo tranne lui. Gli editori sono più potenti degli autori, i diritti d’autore sono divisi tra i due in modo non equo.
La Televisione
Nel 1897 viene creato il primo tubo catodico ma le prime applicazioni arriveranno solamente negli anni ’20 del Novecento. Le prime trasmissioni furono in Gran Bretagna nel 1936 e USA nel 1939. C’era era già tecnologia per i colori ma si ritiene che basti il bianco e nero. L’uso domestico della televisione avviene nel secondo dopoguerra; diventa negli stati uniti di uso quotidiano per quasi tutti. In Italia le prime trasmissioni nel 1954 su unico canale che trasmette a orari precisi. Nel 1977 (se ne parlava già dagli anni ’60 ma problema di interessi politici) si hanno le prime trasmissioni televisive a colori.
Anche la televisione trasmette la musica, e paga i diritti d’autore alla SIAE. Sia radio sia tv sono rette economicamente dalla pubblicità: sia di prodotti sia della musica stessa.
Lezione 4
Distinzione tra musica del passato e contemporanea
Stacco che è avvenuto con l’avvento della musica registrata.
Premessa: Ascolto di musica del passato prevale sull’ascolto della musica contemporanea.
La musica contemporanea: interazione viva tra chi crea (compositore) e chi fruisce (ascoltatore). Formata da:
- Musica pop: quando si pensa all’ascolto di musica contemporanea la si associa subito alla musica pop; gran parte delle novità oggi sono rappresentate dalla creazione di nuovi strumenti.
- Musica colta: ma anche oggi si scrivono e ascoltano brani di musica colta, e questa non è un’informazione così diffusa. La musica colta non è solo del passato ma ha continuato ad esistere per tutto il ‘900 e continua ad esistere anche oggi. I musicisti di oggi hanno studiato la strumentazione e attuato percorsi di conoscenza nei conservatori, ma continuano a inventare musica colta, che è erede della grande composizione classica e sono brani impegnati.
Ruolo del compositore: differenza sia nel contemporaneo sia nel passato
- Musica colta: l’autore è la prima cosa che si vuole conoscere e tutti lo conoscono.
- Musica pop: [contenuto mancante nel testo originale]
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Musicologia: musica e società
-
Storia della musica, prof. Bernardoni
-
Musica - fare musica e giocare
-
Musica e cinema - musica per film