Yves Klein e il suo viaggio artistico
Alla fine del 1954 Yves lascia la Spagna e si trasferisce a Parigi. Lì inizia a frequentare una figura di riferimento, Robert Godet, esoterista ed avventuriero pilota di aerei, che morirà precocemente, probabilmente cadendo proprio da un aereo. Godet era vicino all’ambiente artistico e letterario parigino. Presenta a Klein Bernadette Allen, giovane architetto che diventa la sua compagna. Probabilmente Bernadette fu qualcosa di più di una musa ispiratrice, anche lei praticava judo, così convince l’amato a portare avanti la sua carriera in quella pratica. Nei centrali anni ‘50 si affiancò a Klein nella ricerca del monocromo.
Le prime mostre e il concetto di monocromo
Yves Klein, “Expression de l'univers de la couleur mine orange (M60)”, mm95x226, 1955. È uno dei suoi primi monocromi. Viene presentato da Klein ad una mostra di artisti astratti a Parigi, al Salon des Réalités Nouvelles (associazione di pittori astratti), nella primavera del 1955. La tendenza dominante dell’epoca era quella di un certo tipo di figurazione, connotata da elementi politico-ideologici. Questo gruppo di pittori astratti si dissociò da questa visione. Nonostante questo, gli organizzatori del Salon si trovarono nelle condizioni di dover respingere l’opera di Klein, perché era piena di pittura, completamente monocroma se non per la firma dell’artista.
Qualche mese dopo, presso un’altra mostra a Nizza, Klein presenta una tela rossa con una banda nera collocata in basso. Così dà una sorta di figurazione, ma evita di modificare il suo primo monocromo, in quanto non voleva cedere all’idea che mancasse di qualcosa.
La scuola di judo e la prima mostra personale
Yves riesce ad aprire la sua scuola di judo a Parigi, in un vecchio capannone, che era stato precedentemente lo studio di un pittore cubista. Ciò fu possibile grazie all’aiuto economico della madre e della zia, che vendettero un terreno nel sud della Francia. La scuola non verrà riconosciuta ufficialmente. Klein addobba le pareti del capannone con molte superfici monocrome. Si ha un impiego decorativo del piccolo monocromo di tanti colori diversi.
Ottobre 1955: Yves è pronto per la sua prima mostra personale, che si tiene al “Club des solitaires” (che era anche un club letterario). Si trattava di uno spazio semi-privato, aperto al pubblico solo in particolari occasioni. Non era una galleria, ma per Yves in quel momento era già qualcosa. La mostra fu molto breve. Espose solo monocromi, accompagnati dalla precedente pubblicazione “Yves Peintures”, che diventò una sorta di catalogo. Le tele erano incollate su tavola, quindi le superfici erano molto rigide.
Teoria del monocromo e l'incontro con Pierre Restany
Nonostante la sua giovane età, Yves è in una fase matura del suo lavoro. Inizia a scrivere alcuni pensieri sul significato del monocromo, sviluppando così la sua teoria del monocromo, fino al 1956, anno in cui teorizza “l’epoca blu”. Il giovane critico Pierre Restany rimane colpito dalla mostra e contatta Klein. Iniziano a lavorare insieme. Yves non aveva molte basi culturali, ma era dotato di grande sensibilità e grande capacità di sintesi. La sua forma di conoscenza del mondo passa attraverso il monocromo per arrivare alla dimensione materiale. Il monocromo è volontà di azzeramento della pittura, ma se guardiamo la tradizione alchemica, secondo cui ogni colore era associato ad una sostanza (con valori simbolici), si può notare la dimensione esoterica del monocromo.
Erano gli anni di trionfo dell’esistenzialismo filosofico a Parigi. È probabile che Klein intuisca questa propensione dell’ambiente, l’esoterismo di moda. Nonostante Yves fosse cattolico, è anche grazie a Pierre Restany che fino alla fine del 1956 i suoi modelli culturali prendono una direzione precisa, trattasi della fenomenologia e dell’esistenzialismo. Nuova piega dell’interpretazione della realtà.
La seconda mostra personale e l'affermazione del monocromo
21 febbraio al 7 marzo 1957 si tiene la sua seconda mostra personale, “YVES”. Fu più completa della mostra precedente. Restany scrisse il depliant, “Propositions monochromes”. La mostra si tenne nella Galleria di Colette Allendy, a Parigi. La Galleria era sperimentale, ma aveva un programma sistematico di mostre. Grazie alla mediazione data da Restany con il suo testo, si ha la conferma che le opere di Yves sono affermazioni pittoriche compiute, ovvero il più completo raggiungimento dell’astrazione nelle avanguardie novecentesche.
Una parte dello scritto di Restany s’intitola “Il minuto di verità”, che rappresenta e spiega l’intento dell’arte di Yves di portare al minimo, è una sorta di inizio del minimalismo. Il monocromo è l’affermazione assoluta del colore, in termini di manifestazione fisica (non c’entra l’esoterismo). È l’opera più concreta che un pittore può produrre, in quanto è la tela stessa che si dichiara attraverso il colore. Le opere figurative invece falsificano la realtà. Un esempio è il fatto che un quadro è la rappresentazione bidimensionale della realtà che invece è tridimensionale. È per questo che secondo Klein la pittura realistica non è altro che il pigmento reale spalmato sulla tavola. Assoluta presenza del fatto pittorico.
Le mostre dell'epoca blu
Ci sarà successivamente un distacco tra Klein e Restany, perché Klein proseguirà con le sue interpretazioni, fino ad occuparsi dell’immateriale. Nel 1960 crea il vuoto, lo zero assoluto. Restany tenta di ricondurlo al dadaismo storico, ma non comprende appieno il lavoro di Yves, che in realtà stava aggiungendo elementi attraverso l’immaterialità. Klein capisce che la sua vocazione non è il judo, ma l’arte.
Gennaio 1957: mostra a Milano. Novità e coerenza nella realizzazione della mostra da parte di Klein. Espone 11 monocromi blu identici nel formato e nella tinta, posti su tutti i muri della galleria. Questa drasticità si perde nelle mostre successive, in cui esporrà anche altre opere, particolari quelle realizzate con le spugne.
- Maggio 1957: Presenta la stessa mostra (“Proposte monocrome dell’epoca blu”) con delle opere di tipo diverso, che costituiscono un’importante differenziazione.
- Maggio 1957: Presenta un’altra mostra, nella galleria di Colette Allendy. Installazione del pigmento puro e stanza completamente vuota. Idea di affiancare al monocromo blu l’immaterialità completa. La stessa mostra viaggia e sarà la mostra inaugurale della galleria Schmela di Dusseldorf, mediata da Iris Clert.
Klein suscitò grandi polemiche nell’avanguardia inglese di quegli anni. Nella metà degli anni ‘50 in Inghilterra c’erano le prime mostre in cui l’immagine popolare e incolta veniva utilizzata come fenomeno centrale, con lo scopo di condannare la società dei consumi imposta in Europa dagli USA. In questo ambiente le creazioni di Klein vengono interpretate come troppo mistiche ed esoteriche, quindi vengono attaccate.
Il successo e le nuove direzioni artistiche
Giugno-13 luglio 1957: mostra a Londra presso la Gallery One, riscuote molta attenzione. Il testo di Restany circola anche in inglese. Durante l’estate del 1957, l’amico Arman sta lavorando ad una sorta di antitesi dialettica rispetto al lavoro di Klein, consistente in un’accumulazione di oggetti che lo porterà all’assemblaggio di oggetti tutti uguali. La studentessa Rotraut Uecker si reca da Arman per fare la ragazza alla pari. Diventa compagna di Klein e successivamente sua moglie. Inserì Klein negli ambienti artistici tedeschi. Lei faceva grandi sculture di metallo. Era sorella di un facente parte del famoso “gruppo zero” tedesco. Contribuì a stimolare Klein, che sviluppa la sua arte in modo più positivo.
La Germania fu una nazione che apprezzò molto il lavoro di Klein, la sua prima commissione pubblica e la prima mostra museale di Klein (dopo la sua morte) arrivarono proprio da questa nazione. Nel 1957 la presenza di Klein in Italia continua. Viene esposto un suo quadro alla mostra dell’arte.
-
Modulo C parte1(di2) Storia Arte Contemporanea 2015
-
Statistica ed epidemiologia medica (parte2)
-
Chimica - Prove esame scritto - (parte2)
-
Esercizi svolti parte2, Macchine I