Antibiotici e tecniche di diagnosi
Minima concentrazione inibente e battericida
MIC: minima concentrazione inibente, è la minima concentrazione dell’antibiotico a cui questo riesce ad inibire la crescita in vitro del germe. MBC: minima concentrazione battericida, è la minima concentrazione dell’antibiotico a cui questo riesce a uccidere il germe in vitro.
L’antibioticoterapia mira a stabilire concentrazioni del farmaco all’interno dei vari compartimenti dell’organismo che siano superiori alla MIC.
Resistenza agli antibiotici
La resistenza agli antibiotici può essere data da mutazioni (resistenza cromosomiale) oppure dall’acquisizione di plasmidi. Queste sono causate entrambe dalla pressione selettiva esercitata dall’antibiotico sui germi.
Interazioni tra farmaci
- Additività: si ha quando l’azione di due farmaci insieme è uguale alla somma dei due farmaci singolarmente.
- Sinergismo: si ha quando l’azione di due farmaci insieme è maggiore della somma dei due farmaci singolarmente.
- Antagonismo: si ha quando l’azione di due farmaci insieme è inferiore alla somma dei due farmaci singolarmente.
Diagnosi diretta
- Isolamento del materiale patologico.
- Microscopia con Gram, Ziehl-Neelsen (sia per i micobatteri che per le spore).
- Esame a fresco (per il movimento), a cui si possono applicare test di immobilizzazione.
- Ricerca colturale.
- Ibridazione con sonde di DNA o RNA e PCR.
Diagnosi indiretta
- Test sierologici: precipitazione (immunodiffusione radiale o bidimensionale).
- Test sierologici: agglutinazione (diretta, indiretta, a sandwich).
- Test immunoenzimatici (ELISA, western blot).
- Fissazione del complemento.
- Reazioni di neutralizzazione (Dye test di Sabin-Feldmann, test di Nelson-Mayer, inibizione dell’emoagglutinazione o dell’emoadsorbimento o dell’effetto citopatico).
Il titolo è la maggiore diluizione di siero a cui questo riesca ancora a dare una risposta positiva. È alto quando ci sono infezioni in corso. Es. TASO, reazione di Martin-Petit per la leptospirosi.
L’immunofluorescenza a sandwich ricerca specifici recettori di membrana (es. Ig legate alla membrana cellulare dei linfociti B) per legare l’antigene studiato. Dopo che avviene il legame recettore-antigene, si aggiungono anticorpi verso l’antigene marcati con fluorescina, ottenendo la formazione di un complesso a sandwich.
Agglutinazione e brucellosi cronica
L’agglutinazione è una reazione che usa il siero di un soggetto e l’antigene legato a cellule, con aggiunta di elettroliti. Se la reazione è positiva, si osserva la formazione di agglutinati visibili a occhio nudo.
Nella brucellosi cronica, si ha la formazione di anticorpi incompleti, che competono con quelli completi per il legame con l’antigene. A grosse concentrazioni di anticorpi, si verificherà il fenomeno paradosso: non si verifica agglutinazione.
Test immunoenzimatici
L’ELISA è un test immunoenzimatico che serve a calcolare il dosaggio di antigeni: su un foglio di nitrocellulosa vengono messi degli anticorpi verso un antigene specifico. Si aggiunge l’antigene, si esegue un lavaggio per eliminare l’Ag in eccesso e poi si aggiungono anticorpi marcati con perossidasi o fosfatasi alcalina. Si formano complessi a sandwich: si aggiunge un substrato cromogeno e si ottiene una reazione colorimetrica.
Nel Western blot, su un foglio di nitrocellulosa si mettono gli anticorpi e si esegue elettroforesi per separarli in base al loro peso molecolare. Dopodiché si fanno reagire con Ig e, dopo un lavaggio, si fanno reagire il tutto con Ig verso Ig, marcate con perossidasi. Si esegue quindi una reazione come nell’immunofluorescenza indiretta. A questo punto si aggiunge un substrato cromogeno e si osserva la reazione colorimetrica.
Emoagglutinazione
L’emoagglutinazione si usa oltre che in immunologia (AB0). Si vede come uno strato di emazie omogenee sul fondo del pozzetto. Le emazie non agglutinate formano un grumo al centro della concavità del pozzetto.
Altre informazioni
L’acido dipicolinico serve alla spora per proteggerla dal calore, conferendo così termoresistenza. La tunica, cheratinizzata, protegge dall’azione degli acidi. La sporificazione si verifica quando sono esaurite le risorse di C e N, attivando circa un centinaio di geni repressi.
La germinazione inizia in condizioni favorevoli al batterio, con la codificazione di enzimi proteolitici che degradano la cortex e permettono l’idratazione della spora, assieme all’ingresso dei cosiddetti fattori germinativi: in questo modo sia la forma, sia il metabolismo sono praticamente ristabiliti. Viene perso circa il 30% di dipicolinato di calcio. I ribosomi batterici sono 70s, divisi in 30s e 50s.
Gli episomi sono plasmidi che, per la traduzione, hanno bisogno di essere integrati nel genoma della cellula batterica, a differenza dei plasmidi veri.
Nella trasformazione (passaggio di DNA da una cellula donatrice a una recettrice) è necessario lo stato di competenza: condizioni cellulari favorevoli per il passaggio di genoma. Questo è usato nelle manipolazioni genetiche.
Nella coniugazione, che avviene per lo più nelle enterobacteriaceae, il pilo sessuale si lega alle proteine OMPA, che ne permettono l’ancoraggio.
Le esotossine (es. tetanospasmina, colerica, botulinica) sono composte da due subunità: A e B. La A è quella “attiva”, la B è la “binding”. Nella tetanospasmina, la A sarebbe la catena leggera.