METODOLOGIA QUANTITATIVA
La ricerca psicosociale (capitolo 1)
La locuzione ricerca psicosociale esprime una ricerca scientifica condotta nell’ambito delle discipline
psicologiche e sociali.
La ricerca scientifica è una pratica sociale, collettiva, il cui cuore è costituito dall’esperienza di una porzione
di mondo specifica. Questa esperienza, talvolta, consiste in un’osservazione a distanza.
Lo scopo di questa esperienza è, in prima istanza, la rappresentazione. La rappresentazione del mondo è
mediata dall’impiego di un linguaggio, che esprime in forma compatta, stenografica, i tratti salienti
dell’esperienza del ricercatore. Questa rappresentazione è spesso strumentale a una qualche forma di azione,
di intervento, diretto alla trasformazione della porzione di mondo raffigurata.
Spostando l’attenzione nella ricerca psico-sociale, diremo che l’esperienza, cui il ricercatore si apre, è
diretta a elaborare una risposta a una domanda relativa a uno specifico fenomeno sociale o psicologico, o a
risolvere un problema che investe il contesto su cui ha diretto lo sguardo.
La domanda che dà l’avvio a una ricerca psicosociale dovrà essere interessante, così come la risposta dovrà
essere accettabile, ovvero riconosciuta come tale dalla comunità scientifica cui il ricercatore fa riferimento.
Quando alla rappresentazione di un fenomeno psicosociale si associa l’impegno a una sua trasformazione, la
nostra risposta, oltre che accettabile per la comunità scientifica, dovrà essere efficace nella soluzione del
problema da cui il nostro studio ha preso mosse.
Le risposte ai quesiti da cui muove la ricerca psicosociale sono risposte provvisorie, contestabili, abitate da
un’ineludibile incertezza, espressa col registro della probabilità (quantitativa), ora in quello della teoria
dell’argomentazione (qualitativa).
Sulla possibilità di costruire rappresentazione vere rispetto ciò che non risulta osservabile si è aperto un
dibattitto nelle scienze fisiche. A ciò si aggiunge la riconsiderazione critica dell’atto di osservare. Decisivo è
il contributo di Norwood Russel Hanson sulla teoricità dell’osservazione. Hanson coniò l’espressione
theory-ladeness, con cui il filosofo nordamericano qualifica l’osservazione scientifica come “intrisa di
teoria”. Quando dirigiamo lo sguardo verso un qualsivoglia oggetto del mondo, lo vediamo come una chiave
che viene dettata dal modello teorico (non necessariamente esplicito) che orienta il nostro sguardo. Ogni
vedere, per Hanson, è un “vedere come”, guidato da una gestalt teorica, che qualche anno dopo, Thomas
Kuhn definirà “paradigma”.
Questa concezione dell’osservazione, e più in generale, dell’esperienza del mondo, mette in discussione il
“dogma dell’immacolata percezione”, per il quale l’accertamento della verità di un’affermazione sul mondo
può essere stabilito semplicemente attraverso l’osservazione per trarre da questa pratica, con Cartesio, “idee
chiare e distinte” su cui basare il proprio responso.
L’incertezza delle risposte agli interrogativi di ricerca ha radici ancora più profonde. Le scienze psicosociali
si occupano sia di oggetti osservabili, sia di oggetti inosservabili.
Sono osservabili i comportamenti e i prodotti del comportamento; è inosservabile tutto quello che sta nella
testa della gente, gli atteggiamenti, i valori, il significato associato alle proprie azioni.
Di norma, una ricerca psicosociale comporta l’acquisizione di informazioni che attengono sia a stati
osservabili, sia a stati inosservabili. Solo raramente lo psicologo e il sociologo si accontentano di prendere
nota solo di quanto è immediatamente osservabile.
Dan Sperber afferma: “È impossibile descrivere bene un fenomeno culturale senza tener conto dell’idea che
se ne fanno coloro che vi partecipano; ora le idee non si osservano, si comprendono intuitivamente, e non si
descrivono, si interpretano”.
Le strategie per accedere agli stati inosservabili si basano su procedure impiegate – mutatis mutandi – anche
da altre discipline scientifiche. Lo stato degli oggetti/soggetti in studio su di una proprietà inosservabile
viene desunta dall’esame del loro stato su una o più proprietà osservabili associate alla prima.
Questa proprietà assume diverse forme:
1. In alcuni casi la proprietà osservabile viene assunta come effetto della proprietà inosservabile.
2. In altri casi le proprietà osservabili vengono intese come segno o sintomo di quelle non osservabili. 1
La procedura con la quale si risale dalle proprietà osservabili a quelle inosservabili ricorda il modus
operandi del medico ottocentesco.
La realizzazione della più parte delle ricerche psicosociali si basa sulla cooperazione dei soggetti coinvolti
nello studio, con solo le seguenti eccezioni:
La cooperazione non è richiesta quando il ricercatore – psicologo o sociologo – si impegna nell’analisi
dei documenti naturalistici, accessibili al ricercatore, ma non creati dal suo intervento
Studi che possono essere condotti senza la cooperazione dei soggetti in studio, o meglio, sulla base di
una cooperazione che non viene resa allo studioso in quanto tale, ma a lui o lei quale membro bona fidei
del contesto indagato osservazione naturalistica e osservazione partecipante coperta
In alcuni casi questa cooperazione consiste nell’accettazione della presenza del ricercatore nei luoghi di vita
o di lavoro delle persone su cui quest’ultimo ha inteso porre lo sguardo. In altri casi la cooperazione richiede
ai soggetti in studio di assumere un ruolo in commedia, con la partecipazione a un esperimento di
laboratorio, a una discussione di gruppo o, più modestamente accettando di rispondere alle domande rivolte
loro da un intervistatore. Nell’interazione fra il ricercatore e le persone che partecipano al suo studio hanno
indubbiamente rilievo scopi, interessi, ragioni più legate alla vita quotidiana delle persone che partecipano
alle nostre ricerche.
Erving Goffman ha eloquentemente documento come ciò che più preme alle persone nelle interazioni
sociali sia “salvare la faccia” (Impression management), evitare imbarazzi, brutte figure, anche se a questo
scopo occorre aggiustare un poco le risposte rese a un intervistatore o limitare, sotto lo sguardo indiscreto di
un osservatore, gli aspetti più spigolosi del proprio comportamento.
La cooperazione dei partecipanti può essere diminuita sia dall’incapacità di rispondere adeguatamente alle
richieste del ricercatore sia dalle difficoltà che possono avere a mettere in parola i loro pensieri.
Infine, la cooperazione può comportare per i partecipanti allo studio costi emotivi che riducono la qualità
della loro performance, non diversamente dall’attore che per la prima volta calca la scena. Sulla capacità e
sulla volontà di cooperare dei partecipanti gravano i vincoli etici di una ricerca psicosociale, che
impediscono di coinvolgere le persone su cui appuntiamo la nostra attenzione in studi che possano recare
pregiudizio alle loro vite.
In sintesi, nella ricerca psicosociale la cooperazione dei partecipanti è insieme indispensabile e dubbia e
comporta uno specifico incremento del grado di incertezza della rappresentazione dei fenomeni in studio.
Questa incertezza, intesa come un’ineludibile necessità, ha trovato, nella ricerca psicosociale, diverse case,
diversi contesti entro i quali l’idea di incertezza ha trovato una specifica formalizzazione, in grado di
restituire alla riflessione scientifica il necessario rigore. Una di queste case è la teoria della probabilità,
propria della ricerca quantitativa; l’altra è la teoria dell’argomentazione, propria della ricerca qualitativa.
TIPI DI RICERCA
Ricerca quantitativa Ricerca qualitativa
La ricerca quantitativa utilizza dati empirici di La ricerca qualitativa utilizza prevalentemente dati
tipo numerico per descrivere gli eventi e per empirici di tipo testuale o iconico. Gli strumenti
sostenere le ipotesi teoriche. È caratterizzata concettuali che orientano una ricerca qualitativa sono
dalla scelta a priori degli indicatori empirici deliberatamente aperti, dettati dall’esigenza di
degli eventi. I concetti sono trasformati in suggerire la direzione dello sguardo del ricercatore,
variabili e lo studio delle persone è perlopiù senza circoscriverne la portata. Le procedure di
limitato all’analisi statistica delle relazioni tra costruzione del dato si caratterizzano per una
variabili sul modello di Durkheim. L’applicazione peculiare flessibilità: ciascuna tecnica viene applicata
di strumenti statistici per lo studio degli individui adattandosi alle caratteristiche dei soggetti in studio.
implica la rilevazione di fenomeni per i quali non Questo fa si che nessuna delle interviste discorsive
si dispone di unità di misura condivise. La condotte in una medesima ricerca siano caratterizzate
criticità dell’uso di numeri per sintetizzare dalle medesime domande e dalla medesima forma di
fenomeni complessi, come quelli psicologici e interlocuzione. Nell’analisi dei materiali empirici
sociali, è bilanciata dalla quantità di dati e acquisiti prevale un orientamento olistico, volto a
risultati che stanno alla base di importanti teorie. qualificare i casi in studio nella loro interezza. 2
Che cos’è la ricerca psicosociale? È un processo, una forma di agire strategico, orientato alla formulazione di
una risposta – consapevolmente congetturale – a una domanda relativa a uno specifico fenomeno
psicosociale. Questo processo si compone in 5 passi logici:
1. L’elaborazione della domanda di ricerca;
2. La definizione del disegno dello studio;
3. La costruzione del dato
4. L’analisi dei dati
5. La presentazione – attraverso la scrittura – dell’itinerario metodologico dello studio e dei risultati di
maggior momento conseguiti
L’elaborazione della domanda di ricerca
L’avvio di una ricerca psicosociale è un bisogno conoscitivo, che di norma assume la forma di una domanda,
1
alla quale ci si impegna a trovare una risposta . La domanda cui ci si appresta a rispondere assume, talvolta,
la forma di un’ipotesi, un asserto condizionale del tipo “se… allora…”, che guida l’esperienza del ricercatore
in modo stringente. Non è tuttavia il livello di formalizzazione del quesito a rendere più o meno promettente
uno studio, quanto piuttosto la sua rilevanza, teorica o pragmatica.
La rilevanza teorica di una ricerca attiene alla capacità dei risultati prima attesi, poi conseguiti, di offrire un
contributo all’elaborazione teorica, relativa al fenomeno in studio. Per soddisfare il criterio della rilevanza
teorica non è necessario progettare uno studio che dovrà di necessità passare agli annali della propria
disciplina. Quel che si richiede è la più modesta individuazione del contesto teorico entro il quale la risposta
al nostro interrogativo diventa rilevante.
La rilevanza pragmatica di una domanda attiene alla capacità della risposta che ci si attende di orientare la
soluzione o anche solo la più efficace messa in forma di un problema sociale.
Il primo tipo di rilevanza, teorica, considera l’utilità dello studio per le scienze psicologiche e sociali; la
seconda, pragmatica, considera l’utilità dello studio per gli individui e la società. Va da sé che la situazione
preferibile è quella nella quale la domanda da cui muove la ricerca sia rilevante sia dal punto di vista teorico
sia da quello pragmatico. Questa combinazione, però, non è né necessaria né frequente. È più comune il caso
di ricerche sorrette da una sola fonte di rilevanza, la cui portata deve essere adeguatamente messa in luce, per
motivare l’impegno nella realizzazione di quello studio.
La definizione del disegno di ricerca
Individuata la domanda (o le domande) di ricerca, il passo successivo consiste nella prefigurazione
dell’itinerario lungo il quale sarà possibile acquisire gli elementi necessari a elaborare una risposta (o più
d’una). La prima opzione che si pone il ricercatore riguarda la scelta fra condurre una propria ricerca o
procedere al riesame di dati già disponibili. Quest’ultima opzione prevedere due varianti: l’analisi
secondaria di dati già acquisiti e la meta-analisi.
Una ricerca che si proponga di produrre nuovi dati deve innanzitutto definire in modo puntuale sia l’oggetto
di cui si intende fare esperienza, cosa ci si propone di studiare, sia il modo come, con quali accorgimenti
tecnici: con un questionario, con l’allestimento di un contesto sperimentale, con la nostra “immersione” nel
contesto sociale di cui preme cogliere i tratti. La domanda di ricerca da cui muove lo studio suggerisce sia il
cosa, sia il come, ma, per l’individuazione dell’uno o dell’altro aspetto del disegno della ricerca, sono
richieste scelte e decisioni che tengano adeguatamente conto dei vincoli e delle risorse di cui si dispone e
degli obbiettivi conoscitivi che si intende perseguire.
1 L’idea che l’avvio di una ricerca empirica debba coincidere con la formulazione della
domanda a cui ci propone di rispondere non è unanimemente condivisa. La totale assenza di
una domanda di ricerca e, al contempo, di un generico bisogno conoscitivo, si incontra
esclusivamente in una specifica declinazione della ricerca psicosociale, la ricerca opportunista,
nella quale il ricercatore si propone di trarre profitto da un’esperienza che si trova ad
attraversare per ragioni che non hanno nulla a che fare con i propri studi. Per inciso, anche nel
grounded theory,
filone le generazioni successive ai fondatori giunsero a riconoscere la piena
legittimità degli studi guidati da una specifica domanda di ricerca 3
L’individuazione del contesto empirico passa attraverso l’interpretazione del suggerimento che riceviamo
dalla domanda di ricerca. Possiamo immaginare almeno due tipi di contesto di cui fare esperienza:
I soggetti sono direttamente interessati alla domanda di ricerca e sono coloro su cui viene fatto lo studio
Gli agenti che influenzano o incrementano il fenomeno
Il passaggio dalla domanda al tipo di contesto e da questo ai casi in studio è basato su di una scelta, di cui
occorre difendere la pertinenza teorica e l’opportunità empirica. Se decido di dirigere l’attenzione su coloro
che vendono ai giovani beni culturali, dovrò avere buone ragioni per preferire questa via all’interrogazione
dei giovani stessi. Dovrò avere buone ragioni per ritenere che i giovani dichiarino di leggere o di andare a
teatro anche se non lo fanno o viceversa.
La scelta dei casi in studio dipende da un insieme composito di fattori, fra cui due hanno qui particolare
rilievo.
Il primo attiene – in itinere alla domanda sui giovani – al tipo di discorsi sui consumi culturali dei giovani
che ci preme ascoltare dai librai su cui ci concentreremo.
Il secondo fattore, strettamente connesso al primo, attiene a quelle che sono le nostre ambizioni in termini di
estensione dei risultati acquisiti dall’esame dei casi in studio a un insieme più vasto di casi analoghi. Si tratta
di decidere quali sono le nostre ambizioni in termini di “generalizzazione” dei risultati e su questa base
decidere quali e quanti librai interpellare.
Il come del nostro studio attiene alla scelta delle tecniche di raccolta dei dati più opportune. Una tecnica di
ricerca, di raccolta dati o di analisi dei dati, è un complesso, più o meno codificato, di procedure che,
all’interno di un determinato contesto disciplinare viene comunemente impiegato per affrontare una specifica
esigenza conoscitiva. Sono una tecnica di raccolta dei dati l’intervista discorsiva e l’intervista strutturata,
basata sull’impiego di un questionario, due procedure si propongono di acquisire le informazioni necessarie a
elaborare una risposta a una domanda di ricerca ricorrendo all’interlocuzione, formulando domande ai casi in
2
studio e prendendo nota delle risposte. La scelta dell’una o dell’altra tecnica ha importanti implicazioni sulla
natura del materiale empirico acquisito e sulle opportunità di estensione dei risultati dai casi studiati a casi
analoghi. La scelta del contesto empirico e della tecnica di raccolta dei dati prendono forma all’interno di un
sistema di vincolo relativi al tempo, alle risorse economiche a disposizione e, alle implicazioni etiche che
derivano dal rapporto instaurato con i soggetti in studio. Le scelte sul contesto empirico e sulla tecnica di
ricerca con cui procedere al suo studio determinano, inoltre, il tipo di materiale empirico che è possibile
acquisire.
Le tecniche di raccolta e analisi dei dati sono diverse fra loro in ragione del tempo richiesto e alle risorse
economiche necessarie per il loro impiego. Nella definizione di “disegno di ricerca” questi aspetti non
possono essere trascurati. L’altro elemento di cui occorre tener conto nella definizione del disegno dello
studio attiene alla dimensione etica che deriva dal rapporto instaurato con le persone che partecipano allo
studio. In generale la questione etica attraversa ogni forma di ricerca sociale. Ciò detto, la questione etica
assume un rilievo peculiare in due distinte situazioni di ricerca su cui merita soffermarsi.
La prima è quella dell’esperimento di laboratorio, nel quale la costruzione indirizzata ai partecipanti a
modificare le loro routine quotidiane Per seguire un determinato script interattivo, può indurre nei
partecipanti tensioni e turbamenti che non possono essere ignorati. L’altro caso è costituito dall’insieme
eterogeneo di tecniche di ricerca basate sulla creazione di un legame sociale ed emotivo particolar
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Metodologia
-
Metodologia
-
Metodologia della ricerca pedagogica
-
Metodologia della ricerca sociale quantitativa