Mercanti d’aura
I. L’arte in cornice
L’invenzione della meta-arte ready-
Un esempio di arte contemporanea (Novecento) è l’orinatoio di Duchamp, esempio di
made. ready-made
Il è un oggetto di uso comune prelevato dal suo contesto quotidiano ed
esposto come opera d'arte senza ulteriori interventi da parte dell'artista. È opinione diffusa la
stravaganza dell’arte contemporanea, in quanto legata a un’idea di opera d’arte come
qualcosa di riconoscibile in base a criteri solidi (come realtà, figura o paesaggio). Le esibizioni
di arte contemporanea sono scarsamente frequentate dal pubblico comune e vi si trovano
differenti tipologie di opere: quadri, sculture, ma anche fotografie, video, installazioni e
performance in diretta. Le domande riguardanti la legittimità di ritenere opere d’arte le forme
artistiche dell’arte contemporanea provengono dal destinatario dell’arte, ossia il pubblico. Vi è
un diffuso atteggiamento di sospetto o fastidio verso un mondo considerato bizzarro,
sgradevole o offensivo.
Ritornando all’orinatoio, Duchamp si appropriò dell’orinatoio, lo capovolse, lo firmò con il
presunto nome del fabbricante: Richard Mutt, e lo inviò a un’associazione di artisti
d’avanguardia. Poi lo fece fotografare, alla fotografia fu apposta una didascalia “Il caso
Richard Mutt” che diceva che Richard Mutt aveva inviato un orinatoio per farlo esporre e
questo articolo era poi scomparso. Duchamp trasformò un oggetto comune in opera d’arte
con piccoli ritocchi e incorniciandolo come tale attraverso la fotografia, la didascalia e il
commento critico. È ragionevole pensare che Duchamp abbia montato il caso e che gli
interessasse più il montaggio che il caso in sé. Il fabbricante Mutt non è mai esistito: la firma
era per prendere in giro l’ambiente artistico di New York (mutt= babbeo; il diminutivo di
Richard è dick=pene). Quindi il processo di Duchamp prevede alcune fasi:
- Trasformazione di un manufatto qualsiasi in oggetto artistico, grazie a ritocchi e alla
documentazione fotografica,
- Definizione pubblica da parte dell’artista mediante un atto ufficiale: l’invio a una mostra
dell’oggetto ritoccato o della fotografia;
- Promozione dell’oggetto come opera d’arte riconosciuta pubblicamente con la
creazione di una documentazione supplementare
- Enunciazione da parte dell’artista delle sue intenzioni e creazione di un caso.
L’operazione di Duchamp ha l’obbiettivo di un discorso ambiguo e a vari livelli sull’arte: “Con
questa operazione è sufficiente definire una cosa qualsiasi come opera d’arte, perché essa
divenga opera d’arte a tutti gli effetti”. L’orinatoio è una matrice dell’arte contemporanea, che
spiega sia un movimento riappropriativo, sia l’arte concettuale.
Questioni di logica
ready-made
I sono il superamento o il rifiuto delle categorie estetiche e della separazione tra
arte e realtà, in questo modo cade la distinzione tra bello e brutto, cultura alta e bassa, realtà
e finzione. Si tratta di una caratteristica delle avanguardie del Novecento e della loro ripresa
in tempi recenti. Duchamp nobilitava un umile oggetto della vita incorniciandolo come arte,
ma a lui importava poco dell’oggetto in sé. A Duchamp viene attribuito il ruolo di inventore
ready-made,
della meta-arte da parte di un artista, che sostiene: “Con il l’arte spostava il
proprio obbiettivo dalla forma del linguaggio a quanto veniva detto”. Il senso dell’invenzione
di Duchamp è l’idea che l’arte debba essere il superamento di sé stessa, come chiusura anti-
arte. Tutti gli artisti di questo periodo hanno prodotto opere e poi negato il senso artistico di
quello che facevano. È nuovo il significato teorico di simili operazioni.
L’artista del Novecento non si limita a fare arte, ma vive e opera come un trasgressore di
forme, stili e ruoli artistici acquisiti: vuole superare l’arte, trascendere l’opera, negare il
proprio ruolo. La forza delle proprie proposte gli proviene, oltre che dal carattere provocatorio
e pubblico, dal fatto di essere quello che sta negando (es: un’artista che si beffa dell’idea
d’arte; un musicista che fa anti musica, etc.).
L’arte contemporanea è la produzione di qualcosa e allo stesso tempo l’iscrizione di quel
qualcosa in una cornice che trascende o la nega: l’artista mette in scena il superamento di
quello che fa. Facendo o dicendo quello che dicono di non volere, gli artisti contemporanei
producono un messaggio paradossale. L’arte contemporanea, attraverso se stessa, vuole
produrre un’idea di se stessa. La mossa di Duchamp permette di definire che costa distingue
la contemporaneità da forme precedenti d’arte, che chiameremo classiche.
Una prima distinzione tra arte classica e contemporanea è: l’arte contemporanea non può
prescindere dal discorso su se stessa, cioè dalla riflessività (ossia la produzione dei criteri di
legittimazione delle opere d’arte). Talvolta il discorso è esplicito (come Duchamp), altre volte
non hanno bisogno di essere teorizzate dall’artista.
L’arte contemporanea è legata al discorso che la fonda, cioè un insieme di arte e meta-arte.
Oltre le cornici
frame
I sono le cornici in cui rientrano i discorsi. È possibile classificare i diversi momenti
riflessivi dell’arte contemporanea a seconda dei livelli logici in cui si collocano.
- Il discorso artistico come superamento all’interno di un genere: è il periodo delle
avanguardie (a cavallo con la Prima guerra mondiale), tra cui: cubismo, surrealismo,
futurismo, dadaismo, espressionismo, etc. Alcuni mettono in discussione l’idea di opera.
Picasso porta a maturazione la sua fase cubista.
- Il discorso artistico come superamento dei singoli generi: è il superamento della
cornice dei generi artistici tradizionali, mescolandoli o abbandonandoli per
qualcos’altro. Per esempio: l’Orinatoio non è proprio una scultura, i collage dei dadaisti
Merzbau:
non sono proprio dei dipinti. Kurt Schwitters è noto per il un cumulo di detriti
e oggetti vari raccolti nella sua casa, si trattava di un insieme di pittura, collage,
architettura, scultura e installazione. Il suo obbiettivo era mescolare tutti i generi in
un’unità artistica. L’arte rifaceva la realtà: sintetizzava così l’orientamento politico-
rivoluzionario delle avanguardie. L’arte diviene uno strumento per dar vita a un’altra
dimensione concettuale. Gli artisti iniziarono a praticare forme d’arte in cui l’opera era
costituita dall’artista e da quello che faceva.
- Il discorso artistico come superamento dell’arte: la negazione dell’arte è implicito nel
superamento dei generi, di cui è conseguenza. Per esempio, quattro pittori esposero le
loro tele minimaliste (colore su tela, strisce orizzontali, etc.) incorniciando la mostra con
messaggi per il pubblico, come “Noi non siamo pittori”. Si tratta della negazione di ciò
che viene fatto.
Negazione, superamento o contestazione dell’arte sono un discorso comune dell’arte
frame
contemporanea, che non sfugge alla legge del artistico, per cui se qualcosa è definito
arte, tale resta in ogni circostanza. Le avanguardie teorizzano la fine della rappresentazione,
la morte dell’arte o l’identità di arte e vita. Se l’arte classica si era opposta alla vita, ora l’arte
mirava a un’imitazione radicale. La negazione dell’arte da parte degli artisti è un discorso
limite.
II. Il gioco delle regole
Ordine e disordine
L’inefficacia delle critiche relative all’arte moderna danno un’idea dello straordinario
mutamento dei valori artistici. I criteri di senso comune che fanno della pittura la
quintessenza dell’arte sono osservati solo dai dilettanti. Nel tardo Ottocento, vi è l’abbandono
dei presupposti classici nelle arti maggiori: il rifiuto del realismo e naturalismo, il superamento
della figuratività, l’astrattismo. Uno studioso d’arte classica, in genere, non prende sul serio
quello che è successo dalle avanguardie in poi e non lo considera arte.
L’arte contemporanea rimane arte e vi è continuità logica con il passato, per due motivi:
- La teoria istituzionale sostiene che è arte tutto ciò che un certo mondo dell’arte
definisce tale, indipendentemente da criteri o pregiudizi
- L’arte è una questione di convenzioni stipulate da diversi attori che operano nel
mondo dell’arte.
Ne consegue che il termine arte definisce l’insieme di pratiche socialmente e storicamente
considerate artistiche. Dopo aver collocato le pratiche nella loro dimensione (storica,
intellettuale, sociale, istituzionale) è possibile istituire confronti, individuare trasformazioni,
cambiamenti e continuità. I due motivi sopra citati permettono di comprendere il mondo
dell’arte e delle sue trasformazioni a due condizioni: chiarire il concetto di convenzione e
individuare i livelli logici delle convenzioni.
Il termine convenzione ha due significati:
- Accordo basato sulla libera scelta dei convenuti, intorno alle regole da seguire in una
certa sfera.
- Norma o regola che si segue per abitudine. Il termine indica pratiche eterogenee, in
quanto implicano un rapporto tra esistenza e attuazione delle convenzioni.
Possiamo stabilire alcuni sotto-insieme di combinazioni pratiche, in base al loro livello logico:
1. Convenzioni riconosciute e attuate: la pittura bidimensionale rappresenta il mondo
tridimensionale.
2. Convenzioni di cui si suppone l’esistenza, che vengono parzialmente alterate:
nelle avanguardie la pittura non rappresenta più il mondo esterno.
3. Rifiuto esplicito delle convenzioni: fine dell’identificazione diretta tra il mondo come
appare e la pittura.
Inoltre, nell’arte contemporanea vi è il rifiuto dell’identificazione dell’arte con un genere
convenzionale, come pittura, scultura, o architettura. Questo superamento dei generi classici
ha condotto a una ricerca intorno alla convenzione primaria dell’arte, che essa possa esistere
come attività separata; da qui i metagiochi interno alla convenzione d’arte. Nell’arte nessuna
teoria della verità dell’arte è attuabile, dato che l’arte non si colloca nella dimensione rigorosa
del pensiero formalizzato, ma in quella aperta del fare. Una pratica è pratica artistica se è
inclusa in un certo momento storico in un mondo dell’arte.
Quando una convenzione diventa norma…
In qualsiasi mondo sociale, esistono indicazioni sul modo giusto di comportarsi. Ma la
formalità e obbligatorietà delle norme sono variabili e lasciano spazio agli attori per innovarle
e violarle. Nell’arte, principi e norme sono negativi, nel senso che escludono e non
prescrivono. In arte non esiste un sistema sanzionatorio, questo comporta:
- L’esclusione o un giudizio negativo lasciano il tempo che trovano, perché sono il
prodotto di un certo contesto e svaniranno con il finire di questo;
- Le esclusioni sono solo apparenti e hanno un senso performativo, e cioè esistono nel
dire di escludere qualcosa.
Qualsiasi movimento vorrà abolire o negare qualche atra tendenza e si porrà come nuovo
sistema normativo; tuttavia, verrà superato e sarà in vigore solo per chi lo sottoscrive.
Nell’arte esistono convenzioni di cui gli artisti possono farsi veicoli accettandole e, talvolta,
sovvertendole. Le convenzioni costituiscono schemi di riferimento a cui gli artisti si rifanno in
misura variabile. Gli schemi di riferimento sono presentati, non come frutto di circostanze
sociali e storiche, ma come necessità tecniche o estetiche.
Il principio della rappresentazione oggettiva di è presentato come l’affermarsi di uno sguardo
illuminato, scientifico, sulla realtà. Il “Trattato della pittura” di Leonardo si apre con una
dichiarazione della scientificità della pittura. La scientifizzazione dell’arte era anche
l’espressione di un processo sociale di autoaffermazione degli artisti rinascimentali. La
prospettiva si crea determinando un punto di fuga verso cui far convergere piani orizzontali e
verticali, in questo modo si conferisce tridimensionalità. Uno degli effetti è la sparizione del
quadro in quanto superficie dipinta, da considerarsi una finestra da cui osservare il mondo.
L’adozione di un certo tipo di tecnica rappresenta la risposta alle esigenze della committenza.
La prospettiva classica è la realizzazione di una tecnica dipendente dalla scienza del tempo.
La rappresentazione prospettica non è più bella, giusta e realistica di una non prospettiva: la
prospettiva è solo una nuova forma di espressione, non il modo più vero di rappresentare la
realtà. Manet aboliva il senso di profondità eliminando la prospettiva e le ombre. L’abbandono
nelle avanguardie di una prospettiva realistica e l’adozione di piani deformanti significavano la
ricerca di nuovi criteri di rilevanza: non si voleva fare meglio, si voleva fare diversamente. Per
esempio, la cultura cubista cerca di rendere altre sensazioni, altri punti di vista e altri effetti
rispetto alla prospettiva. L’arte classica e quella cubista sono due modi differenti di
rappresentare il mondo esterno: l’arte classica è stata legittimata come naturale per alcuni
secoli, mentre l’arte cubista fa parte delle avanguardie del novecento, caratterizzate
dall’abbandono della prospettiva.
Esistono relazioni che si istituiscono tra un mondo artistico e i sistemi di riferimento
convenzionali a cui essi richiama:
- Gli artisti hanno difronte a sé convenzioni che per lo più vengono seguite;
- Queste norme vengono standardizzate in un discorso artistico, che tenderà ad
assolutizzarle;
- Il lavoro artistico si pone in tensione con le convenzioni per natura, perché queste sono
in linea di principio esterne. Di conseguenza, i mondi dell’arte e gli artistici risolveranno
questa tensione nelle loro pratiche, che possono conformarsi, parzialmente o
abbandonare le convenzioni.
La tensione tra pratiche artistiche e convenzioni non ha bisogno di essere necessariamente
tematizzata dall’artista. Le partiche artistiche hanno un ampio margine di libertà, ma questo
comporta conseguenze sul destino delle pratiche. Quando l’accoglimento della pratica
accoglierà le innovazioni ridefinendole, allora queste potranno entrare nel canone, cioè nel
sistema normativo convenzionale.
... e come si può giocare con le norme
La storia dell’arte: ricostruisce l’attività degli artisti del passato; inserisce la ricostruzione in
una narrazione sensata. La storia è fatta di interpretazione mutevoli, che lasciano un residuo:
quello che tutti sanno su un artista o un’epoca artistica. In questo modo, la storia dell’arte
fornisce una prospettiva temporale convenzionale che dà senso all’arte del passato. Lo
storicismo tende a minimizzare il fatto che gli artisti scelgono, in quanto si pongono in
relazioni con le convenzioni del loro tempo. L’abbandono di una certa convenzione, in un
determinato periodo storico, può essere sovversivo in quanto illegittimo, e illegittimo in
quanto non comprensibile da alcuni. I conflitti possono essere risolti in modo pratico (come:
cambiare il nome di un dipinto, modificare un dipinto). In una certa epoca e in una certa
cultura i limiti, i confini e le prospettive di un genere artistico sono regolati da un sistema
generale di convenzioni che vi rientrano, tale insieme è un orizzonte di significato aperto che
si autoalimenta, a partire dalla pratica artistica.
In pittura, il discorso è decisivo e le rivoluzioni artistiche sono rotture di paradigmi. Quelle che
ci appaiono come rivoluzioni o rotture possono essere sanzioni, legittimazioni, di ciò che sta
succedendo da molto tempo. D’altra parte, una rottura rivoluzionaria difficilmente riesce ad
abolire altre tendenze. Nell’arte, tutto inizia e finisce nel discorso, cioè nelle convenzioni, nella
rottura e nella rotazione delle convenzioni. Mentre le tecniche si trasformavano e le
convenzioni si sovrapponevano o si alteravano, la consapevolezza delle questioni logiche
connesse all’arte cresceva, fino a produrre delle rotture.
III. La fabbrica dell’arte
Un’ascesa irresistibile
L’arte contemporanea è possibile grazie all’incessante produzione discorsiva, in cui un ruolo
decisivo è assunto dalla critica. Il critico ha il ruolo di demiurgo dell’attività artistica. Nelle
mostre, il critico chiama a esporre gli artisti in base a un suo progetto o schema teorico, in cui
inserisce le loro opere. Così facendo, il critico legittima la propria attività, la critica, come
parte essenziale dell’opera.
Il fenomeno dell’ascesa della teoria, cioè del discorso critico, a criterio principale di esistenza
dell’arte è dilagante. Ormai sono per lo più i critici a commissionare le opere agli artisti, e
quindi a sé stessi. Il mercato dell’arte è un sistema di relazioni sociali basato sulla
valorizzazione, cioè sulla trasformazione di qualcosa in un’opera. Esistono committenti
differenti nelle diverse epoche: nel Medioevo erano le congregazioni religiose a incaricare un
artista di affrescare le pareti di una chiesa; dal Rinascimento in poi sono i ricchi a farsi
rappresentare nei dipinti; oggi il ruolo dei committenti è assunto da curatori o critici che oltre
a promuovere gli artisti, determinano quello che gli artisti fanno. Gli artisti ovviamente
esistono, ma senza i critici e i curatori che fanno artisti e opere, gli acquirenti potrebbero
difficilment
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