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Medioevo indecifrabile

Appunti di Storia sul Medioevo basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Marciano dell’università degli Studi di Genova - Unige, della Facoltà di lettere e filosofia, del corso di laurea in lettere. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia docente Prof. A. Marciano

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Medioevo indecifrabile

Un nome enigmatico

Il Medioevo, più dell’era antica con cui condividiamo, pur con notevoli differenze, il criterio del lògos, risulta a noi contemporanei, in ultima istanza,

insondabile. Così ci sembrano superficiali, se non inutili, gli studi con cui si è cercato di decifrare lo Zeitgeist dei “secoli bui”. Il Medioevo segreto

continua a resistere ai tentativi di interpretazione. L’interpretazione deve assurgere ad esegesi, se intendiamo carpire qualche segreto.

Si pensi alle leggende sul Graal, all’enigmatico personaggio di Parsifal (o Perceval, Percival, Parzival, Perlesvaus, Percivalle). Le versioni di questa

saga variano moltissimo l’una dall’altra: il Leitmotiv è la storia di un giovane nato e cresciuto nella foresta, ignaro di cavalleria e di corti. Egli, in

cerca del Graal, si reca nel castello di re Artù per diventare uno dei cavalieri della Tavola rotonda. Parsifal è ammesso alla vista del Graal, perché il

suo cuore è puro. L’archetipo del personaggio è probabilmente nel folklore celtico, su cui poi si stratificarono versioni cristiane.

Il significato genuino della queste è in Chrétien de Troyes con il poema “Perceval ou li conte dou Graal”(dopo il 1181, rimasto incompiuto). A

Chrétien de Troyes si riallacciò Wolfram von Eschenbach con il suo "Parzival" in ottonari a rima baciata, composto tra il 1200 ed 1210. Nel poeta

tedesco il campione diventa un cercatore di Dio, legato ad una stirpe illustre; il Graal è qui una pietra, in cui si è voluto vedere un ricordo del

leggendario mani, la pietra di saggezza posseduta dai Catari. Dimentichiamo le spiegazioni cristiane della storia, perché ci portano fuori strada: il

Graal adombra presumibilmente il mitico calderone di Dagda, signore celtico degli inferi in grado di riportare in vita i defunti. Attraverso influssi non

chiari a questo nucleo si amalgamò la tradizione merovingia incentrata su un lignaggio di re taumaturghi, forse discendenti dal Messia di David.

Tra i vari aspetti ermetici della narrazione ne citiamo almeno due: l’etimologia del nome Parsifal e la figura del Re Pescatore.

In merito al primo punto, Anthony S. Mercatante propone il significato di “valle perforata”; altri “colui che apre il varco”; qualcuno “dura lancia”;

Wagner traduce con “puro sciocco”. L’etimo più plausibile ci pare quello riportato da Cagigal e Ros che, collegando il nome alla lingua occitanica ed

alla dinastia Trencavel, vi vedono il valore “taglio bene”. E’ evidente, però, che siamo nel campo delle congetture. “Nomina sunt omina”

nell’antichità e nel Medioevo: l’ignoranza del vero significato del nome in oggetto ci impedisce di comprendere appieno il contenuto esoterico della

missione compiuta da Parsifal, pure del suo ferale silenzio.

Come è noto, infatti, il prode al cospetto dei Re feriti, tace, non chiedendo loro del Graal. La domanda avrebbe guarito i sovrani, padre e figlio, dalla

loro infermità.

Una concezione gnostica?

Amfortas, il Re Pescatore o Re Ferito, è un personaggio che figura in alcune opere del ciclo arturiano come ultimo discendente della dinastia dei

Re del Graal, custodi della preziosa reliquia. E’ caratterizzato in modi anche molto differenti dai vari autori. In ogni caso, soffre di una menomazione

alle gambe o ai genitali ed ha difficoltà a muoversi. L’invalidità si riverbera sul suo regno che si è trasformato in un luogo deserto e sterile: è "la

terra desolata", la "terre gaste". Il Re trascorre il tempo pescando in un fiume nei pressi del castello di Corbenic. Molti cavalieri erranti si recano dal

Re Pescatore per sanarlo, ma il miracolo potrà essere compiuto solo dal prescelto destinato a trovare il Graal (nelle storie più antiche Parsifal; in

seguito anche Galahad e Bors).

La ferita del Re Pescatore si collega ad una punizione per peccati o colpe. Le opere in cui la leggenda è cristianizzata sviluppano questo motivo,

instaurando un'analogia tra la ferita del Re Pescatore e la lesione al costato subìta da Cristo sulla Croce. L'arma è la stessa: la lancia del destino.

ll Re Pescatore fu introdotto per la prima volta nell'opera di Chrétien de Troyes dove Parsifal incontra due sovrani feriti. Scopre troppo tardi che

ambedue avrebbero riacquistata la salute, se avesse chiesto loro del Graal. Parsifal apprende anche di essere discendente dei Re del Graal,

giacché sua madre è figlia del Re Ferito. Il poema si interrompe prima che Parsifal torni al castello dei due sovrani.

La scelta dell’appellativo "Re Pescatore" può essere ricondotta ai seguenti ambiti simbolici. Nel Cristianesimo primitivo il pesce evoca Cristo, in

quanto “ichtys” è l’acrostico in greco di Gesù Cristo, figlio di Dio Salvatore e poiché la nuova religione si diffuse all’alba dell’era astrologica dei

Pesci. Nella mitologia celtica, il pesce (il salmone) è collegato alla saggezza. Un’altra implicazione sarebbe suggerita dall'assonanza fra le parole

francesi pêcheur e pécheur, rispettivamente "pescatore" e "peccatore". Il Pesce potrebbe alludere alla costellazione ed all’era dei Pesci, con tutte le

sue risonanze allegoriche: questo spiegherebbe perché, nell’opera di Chrétien de Troyes, i re infermi sono due.[1]

“Parsifal” è l'ultimo dramma musicale di Richard Wagner, andato in scena il 26 luglio 1882 a Bayreuth, ma rappresentato nei teatri europei solo a

partire dal giorno 1 gennaio 1914 con la "prima" a Bologna.

Dopo una gestazione durata alcuni decenni, l'opera fu composta tra il 1877 ed il 1882 e segnò il ritorno al tòpos del Graal, già affrontato molti anni

prima in “Lohengrin”.

Considerato il capolavoro di Wagner, ricevette gli strali di Nietzsche che accusò l’artista di essersi miseramente "accasciato ai piedi della Croce",

mentre Marinetti considerò “Parsifal” il segno della decadenza della cultura occidentale. Questo dramma mistico (definito da Wagner "sacro per

eccellenza" e che costituisce il vertice della concezione "liturgica" del dramma musicale come Wagner lo intendeva) è permeato di significati

spirituali ed iniziatici.


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AUTORE

Kish

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+1 anno fa


DETTAGLI
Esame: Storia
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Kish di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Marciano Antonio.

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