La chiusura di un edificio
La chiusura di un edificio è quella parte dell’organismo edilizio che divide l’interno dall’esterno. Si possono differenziare, dal punto di vista geometrico e funzionale, le diverse parti della chiusura. In particolare essa può essere composta in:
- Chiusura verticale;
- Chiusura orizzontale inferiore;
- Chiusura orizzontale su spazi esterni;
- Chiusura superiore.
La chiusura verticale e quella superiore hanno finalità differenti a causa della diversa esposizione agli agenti atmosferici. Se l’impermeabilità all’acqua è il problema caratteristico della chiusura superiore, la protezione dall’ambiente esterno è il problema caratteristico della chiusura verticale. Le chiusure orizzontali su spazi esterni hanno lo scopo di regolare lo scambio termico e acustico. Le chiusure orizzontali inferiori hanno lo scopo di proteggere l’edificio dall’umidità e di regolare lo scambio termico.
La chiusura verticale
Per chiusura verticale si intende l’unità tecnologica che separa verticalmente l’interno dell’edificio dall’esterno. La separazione serve a ottenere le condizioni necessarie allo svolgimento delle attività umane all’interno dell’edificio attraverso la regolazione dei flussi di materia e di energia. Infatti, i flussi luminosi, termici, sonori e dell’aria attraversano la chiusura in modo tale da rendere lo scambio con l’esterno controllabile.
Le chiusure verticali possono essere classificate secondo due classi di elementi tecnici:
- Pareti perimetrali verticali. Classe di elemento tecnico che impedisce il passaggio di persone, animali e oggetti anche nei casi di choc meccanico. Controlla il passaggio di energia fra l’interno e l’esterno.
- Infissi esterni verticali. Classe di elemento tecnico che controlla il passaggio di persone, animali, oggetti, sostanze liquide e gassose, e il passaggio di energia fra l’interno e l’esterno. Risolve le discontinuità della parete verticale.
Parete perimetrale verticale: requisiti ed elementi
Classificazione
La parete perimetrale verticale può essere classificata in base all’impiego strutturale, alla complessità morfologica, alla funzione caratteristica, alla sua posizione rispetto alla struttura portante dell’edificio e alla morfologia degli elementi.
Classificazione relativa all’impiego strutturale
Questa classificazione differenzia le PPV che svolgono una funzione strutturale da quelle che si limitano a chiudere l’edificio. La parete portante è una soluzione costruttiva che prevede lo svolgimento della funzione strutturale nei confronti della struttura di elevazione orizzontale. La parete non portante è una soluzione costruttiva che non prevede lo svolgimento di alcuna funzione strutturale.
Classificazione relativa alla complessità morfologica
Classificazione in base al livello di integrazione con le PPV, cioè alla capacità di queste ultime di svolgere le loro funzioni caratteristiche attraverso un elemento tecnico integrato. Si distinguono perciò le pareti integrate, le pareti complesse e le pareti semplici.
Le pareti complesse sono quelle in cui l’elemento tecnico, prefabbricato, comprende tutti i componenti necessari allo svolgimento delle loro funzioni. Possono essere servite (ovvero dotate di una struttura di supporto fissata a quella dell’edificio) o autonome (cioè direttamente collegate alla struttura portante dell’edificio). Nel caso delle pareti servite, i pannelli di tamponamento sono compatibili con la struttura di supporto sulla quale vengono montati. Nel caso delle pareti autonome, i pannelli vengono uniti fra loro realizzando così la chiusura dell’edificio. Nelle pareti integrate la differenza formale e funzionale fra pareti e infissi è debole. Infatti, in seguito all’aumento del carico funzionale degli impianti tecnologici, i dispositivi di apertura degli infissi vengono azionati raramente.
Le pareti complesse sono quelle formate dall’unione di più elementi tecnici che vengono generalmente uniti e realizzati in opera. La loro varietà &