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Materiali e progettazione di elementi costruttivi - Le coperture Appunti scolastici Premium

Appunti utili per la preparazione dell'esame in materiali e progettazione di elementi costruttivi del professor Calvano relativi ai seguenti argomenti:

coperture, generalità;
tetti;
coperture piane;
grandi coperture;
Strutture reticolari spaziali;
etc.

Esame di Materiali e progettazione di elementi costitutivi docente Prof. R. Calvano

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COPERTURE - generalità

La conclusione strutturale che completa la parte superiore di ogni forma di architettura viene definita copertura.

Essa ha lo scopo di proteggere l’edificio dalle precipitazioni atmosferiche e dalle alternanze climatiche. La copertura

può assumere varia tipologia e denominazione in base alla loro struttura e ai materiali impiegati . Si hanno coperture

a tetto e coperture piane. Esistono poi altre coperture che non rientrano nella casistica generica e fanno casistica a

sé. Capitolo a se stante costituiscono le coperture a cupola, utilizzate per edifici rappresentativi e monumentali.

Quasi tutte le coperture assumono varie sotto denominazioni a seconda della forma strutturale con cui sono risolte

(ad arco, a capriata…) nonché dal materiale prevalentemente usato.

Tetti

I tetti sono coperture costituite da superfici piane poste inclinate al di sopra dell’edificio, variamente intersecate tra

loro e concluse da linee che ne rappresentano i limiti o le intersezioni. È la tipologia più antica, comune e diffusa. Le

porzioni di piano inclinato che costituiscono le superfici di scorrimento delle acque sono dette falde. La linea che

conclude la copertura in basso e lungo la quale sono posti i canali di raccolta delle acque, è detta linea di gronda o

gronda. Le intersezioni delle falde, al di sopra della linea di gronda, sono indicate come displuvi se dividono le acque

e compluvi se le uniscono raccogliendole. I displuvi orizzontali, sono detti colmi del tetto. In un tetto la pendenza

delle falde è di solito costante, il che significa che le linee di ogni falda, hanno tutte la stessa inclinazione.

Tetti a gronda costante

Si definisce un tetto a gronda costante quando le sue falde, uniformemente inclinate, partono tutte dalla stessa

quota (gronda) costituente il piano orizzontale. Il colmo o i colmi, in questo caso, sono di solito a quota variabile.

Tetti a colmo costante

È detto tetto a colmo costante, quando la copertura, viene impostata secondo un unico colmo prestabilito. Esso non

è legato all’andamento planimetrico del perimetro dell’edificio e la gronda non sarà alla stessa quota sui vari lati di

questo. Qualora il perimetro di un edificio sia rettangolare, e si adotta un colmo costante, parallelo a due suoi lati, il

tetto è detto a due falde o a capanna; se viceversa è risolto a gronda costante, la copertura è detta a padiglione.

Particolarità costruttive dei tetti

La strutturazione di una falda comprende una parte portante e un portata che costituisce la vera e propria

copertura. La copertura è adagiata sul piano portante ed è realizzata di solito con elementi di vario materiale, per lo

più laterizio. Altri materiali utilizzati sono calcestruzzo cementizio o simili. Può essere utilizzato anche il fibrocemento

e lamiera di metalli vari per aumentare la rigidità e la comodità di sovrapposizione. Nel caso delle coperture lignee, la

struttura viene risolta con una serie di travi di dimensione decrescente formanti un’armatura principale e una

secondaria sulla quale poi si costituisce il piano di appoggio della copertura. L’armatura di un tetto è quindi risolta da

travi principali che sono dette travi di colmo se poste orizzontalmente, cantonali se corrispondono alle linee di

displuvio e compluvio, o più genericamente puntoni se assolvono la funzione di portare l’armatura secondaria

parallela alla gronda. I puntoni che trasferiscono sulle pareti di gronda il carico del tetto, talvolta riposano su travi

poste sopra tali pareti su cui distribuiscono il loro carico concentrato; queste travi sono dette dormienti. L’orditura di

un tetto è costituita quindi da travi principali dette puntoni, che poggiano direttamente sul perimetro del tetto e che

hanno un interasse tra i 2 e 3 metri, da travi secondarie portate dai puntoni e disposte parallelamente alla gronda

delle terzere o archeggi e infine una serie di correnti che, ortogonalmente alla gronda e poggianti sulle terzere,

costituiscono il supporto per il piano di appoggio della copertura. Questi sono intervallati di circa 50-60 cm e

fuoriescono dalla parete perimetrale dell’edificio. I tetti possono essere realizzati, oltre che con legno, con ogni altro

materiale e struttura idonei a costituire dei piani inclinati di copertura. I tetti possono assumere pendenze che

possono variare entro limiti piuttosto ampi. Da minimi del 10-12% per coperture a lastre, raggiungono anche il 100%.

Per pendenze comuni, il materiale di copertura può essere solo appoggiato sul piano di falda, mentre per pendenze

ripide occorre impostare le condizioni di muratura o di aggancio per tutto il materiale di copertura.

Elementi strutturali complessi per coperture a tetto. Quando gli edifici da coprire presentano luci libere che vanno

oltre la pratica utilizzazione di travi, la strutturazione della copertura viene risolta con l’introduzione di strutture più

complesse. Essendo le falde inclinate senza appoggi intermedi , spingendo verso l’esterno lungo due lati del

perimetro di gronda che ne riceve la spinta, occorre introdurre dei contrasti a detta spinta in modo da eliminarla. Se

questi tetti sono in cemento armato si risolvono con coperture dette a spinta eliminata, ottenuta con tiranti


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in architettura (laurea a ciclo unico - 5 anni)
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Elektra1893 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Materiali e progettazione di elementi costitutivi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Bari - Poliba o del prof Calvano Riccardo.

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