SECONDO ACCERTAMENTO TEORIA
Sinterizzazione.
E un processo, che da un insieme di polveri porta a un solido, denso, chimicamente e
fisicamente stabile, meccanicamente resistente. Può essere realizzata a temperature
di circa 2/3 della temperatura di fusione. Ed è tipica dei materiali ceramici. Nel
caso della Zirconia, ad esempio, che ha una temperatura di fusione di circa 3000 K, la
sinterizzazione è possibile a partire da circa 2000 K, ovvero da circa 1700 °C.
La densificazione conseguente ad un processo di sinterizzazione consiste nella
progressiva rimozione della porosità interstiziale, la quale avviene solo a patto di una
deformazione delle particelle di partenza. Quindi c'è una riduzione di energia libera di
Gibbs.
La sinterizzazione è un processo generale, quindi non vale solo per i ceramici, può
essere infatti fatto per polimeri e anche metalli. La sinterizzazione non è spesso
completa, talvolta è utile mantenere nel componente una certa porosità.
Fondamentale è il fatto che le polveri ipoteticamente sfere devono cambiare forma per
dare maggiore impaccamento, quindi per. Ricoprire quindi impennare lo spazio non
coperto.
Esistono tre meccanismi di sinterizzazione:
1. Sinterizzazione allo stato solido, detta anche sinterizzazione pura, che avviene
nel caso di ceramici ionici come zirconia e alluminia.
2. Sinterizzazione, in presenza di fase liquida con liquido reattivo.
3. Sinterizzazione per flusso viscoso, detta anche sinterizzazione per
vetrificazione.
Nella sinterizzazione allo stato solito si assiste ad una deformazione in massa delle
diffusione.
particelle ad opera della sua Nella sinterizzazione, in presenza di fase
liquida, il solido è presente in quantità minima ma sufficiente a rimodellare le
particelle che rimangono solide e favorirne l'accostamento. Nella sinterizzazione,
invece, per flusso viscoso, la fase liquida è dominante generata dalla
trasformazione di gran parte delle materie prime la densificazione avviene come la
riunione di tante gocce di liquido che solidifica generalmente sotto forma di vetro.
La resistenza ad alte temperature diminuisce al passare della sinterizzazione allo stato
solido agli altri meccanismi: la fase liquida rendesi possibile la densificazione a
temperature basse, tuttavia aumenta sensibilmente la deformabilità dell’oggetto
sinterizzato quando nuovamente portato ad alte temperature.
La sinterizzazione è divisa in tre stati:
stadio di iniziale:
1. corrispondenti alla formazione di colli di giunzione tra
particelle;
stadio intermedio:
2. corrispondente all' avvicinamento dei centri delle particelle;
tale situazione comporta la modificazione della geometria delle particelle
stesse, con interstizi modificati; sussistono pori all'incontro tra più grani ovvero
tra le vecchie particelle collegati da sottili canalicoli. La densificazione è
massimizzata in questo stadio
stadio finale:
3. i pori sono isolati e sono eliminati molto lentamente in
corrispondenza di un fenomeno di accrescimento abnorme dei grani, i pori
rimangono intrappolati all'interno dei grani stessi e diventano pressoché
ineliminabili. La porosità residua è minore del 2%.
SECONDO ACCERTAMENTO TEORIA
Materiali ceramici tradizionali
I materiali ceramici sono legati essenzialmente all'utilizzo di minerali argillosi.
Attraverso l'aggiunta di una certa quantità d'acqua in minerali argillosi determinano
una pasta tenera e modellabile che mantiene la forma impressa dalla lavorazione. Il
fenomeno è detto idroplasticità. Avremmo una curva sforzo-deformazione
caratterizzata da un fenomeno di snervamento a carichi tanto più bassi quanto più
alto è il tenore d'acqua.
La caolinite è il minerale argilloso più semplice comune, ha la tipica struttura di un
silicato a strati: i tetraedri silicici sono organizzati in maglie esagonali. Due ossigeni
+3
non pontanti coordinano un catione Al , il catione alluminio assume l'usuale
coordinazione ottaedrica giacché è collegato ad altri quattro atomi di ossigeno di cui
uno piazzato al centro della maglia di silice, e altri tre posizionati su un livello
superiore.
Questi quattro ossigeni sono in realtà collegati ciascuno ad un atomo di idrogeno.
Posizionando altri cationi sopra lo stato silicico è possibile definire maglie di allumina
idrata, la caolinite è perciò un minerale a due strati. Le strutture tridimensionali si
ottengono per sovrapposizione di lamelle allumina-silice, si realizza così un legame di
ponte a idrogeno tra gli idrogeni dello strato di allumina idrata di una lamella e gli
ossigeni pontanti dello strato silicico di un'altra lamella.
L'acqua può penetrare tra le due lamelle, distanziandole, e gli ossigeni pontanti dello
strato silicico si legano ad un idrogeno dell'acqua. La situazione si può ripetere più
volte, oltre una certa soglia, però le lamelle sono praticamente slegate tra loro e
possono scorrere l'una sull'altra per applicazione di sforzi di taglio. L'eliminazione
dell'acqua di impasto comporterebbe la disgregazione di un manufatto, già per
essicazione. Le parti che si asciugano prima all'esterno tendono a contrarsi molto
rispetto all'interno più umido con l’insorgenza di tensione di trazione impossibili da
sostenere. La soluzione è perciò rappresentata dalla presenza di un componente
smagrante o strutturale, inerte, ovvero di materiali secondari non soggetti a ritiro
igrometrico.
Tipicamente tale materiale è rappresentato da sabbia quarzosa, insieme ai minerali
fondenti. Come alternativa invece, possibile utilizzare un manufatto ceramico già
cotto, gli scarti di cottura, macinato finemente, denominato chamotte. Tali materiali
limitano ovviamente il ritiro igrometrico. La cottura di un impasto minerali
argillosi/sabbia quarzosa è praticamente impossibile. Dato che le temperature di
sinterizzazione sarebbero molto elevate. La cottura invece è praticabile in presenza di
un fondente, ovvero una sostanza che tende a generare una fase liquida, tali
sostanze sono rappresentati da carbonati, generalmente impiegati in impasti per
SECONDO ACCERTAMENTO TEORIA
laterizi e minerali feldspatici sono impiegati nella porcellana. I prodotti risultanti
risultano compatti e meccanicamente resistenti.
Tecnologia dei materiali ceramici tradizionali.
La formatura dei materiali ceramici tradizionali può essere svolta essenzialmente in tre
modi:
1. Formatura secco. Fa riferimento a impasti a ridotto contenuto d'acqua non
superiore all' 8%. L'impasto viene sottoposto a una pressione di qualche decina
di megaPascal all'interno di uno stampo.
2. Formatura in pasta. Prevede l'utilizzo di un impasto allo stato plastico con un
contenuto d'acqua in genere tra il 14 e il 20%. Un tale impasto può essere
tornito oppure foggiato per compressione tra uno stampo e un controstampo
porosi. Oppure attraverso l'estrusione e la trafilatura.
3. Formatura per colata. Fa riferimento a sospensioni che devono essere
adeguatamente stabilizzate attraverso l’uso di additivi deflocculanti. L' impasto
viene versato all'interno di stampi paorosi che riproducono in negativo la
sagoma esterna dell'oggetto che si vuole ottenere. Il materiale degli stampi è
gesso. La porosità richiama acqua dall’impasto che, a contatto con lo stampo,
acquista una certa consistenza.
Essiccazione e cottura.
L' essiccazione è un processo che consiste nell’eliminazione del liquido di processo a
basse temperature. L'evaporazione dell'acqua comporta un ritiro assai pericoloso se
non omogeneo. È condotto in strutture a tunnel, secondo un preciso andamento
umidità-temperatura.
La cottura realizza sul verde esiccato:
trasformazione irreversibile
1. La dei minerali argillosi.
composti stabili.
2. La formazione di
diminuzione della porosità.
3. La
Il primo fenomeno è la perdita dell'acqua costitutiva. A circa 560 °C avviene la
formazione ed espulsione di due molecole d'acqua. Il fenomeno è endotermico, cioè
assorbe calore e determina in un composto instabile e semiamorfo il metacaolino.
Riscaldando oltre 980 °C, il metacaolino si trasforma dapprima in uno spinello di
alluminio, silicio, quindi in un composto stabile: la mullite. Questo corrisponde ad un
effettivo rilascio di silice sotto forma di cristobalite e l'effetto è esotermico, ovvero
rilascia calore.
Il quarzo nel corso della sinterizzazione è difficilmente eliminato del tutto. Il quarzo
residuo costituisce un punto problematico al raffreddamento: partendo da alte
temperature, il quarzo è nella forma beta che si trasforma a circa 570 °C in quarzo
Alfa, con una concentrazione del 2% in volume. Tale situazione comporta lo sviluppo di
tensioni meccaniche all' interfaccia con il resto del materiale ceramico che favoriscono
una certa microcriccatura. Per i prodotti con più quarzo residuo è importante che la
trasformazione Alfa- beta avvenga omogeneamente nel pezzo: elevati tassi di
raffreddamento comportano la formazione di quarzo Alfa prima negli strati superficiali,
che vengono posti in trazione rispetto gli strati interni, con quarzo ancora in forma
beta, con il rischio di rotture. I laterizi sono così sottoposti a trattamenti termici molto
lunghi con un raffreddamento particolarmente lento.
SECONDO ACCERTAMENTO TEORIA
I materiali refrattari
Sono utilizzate nella costruzione dei forni:
devono resistere ad intense sollecitazioni
meccaniche, termiche e chimiche e sono
costituiti da:
1. una o più fasi cristalline, perlopiù
ossidi.
porosità variabile
2. Una tra il 10 e il 20%. Il refrattario viene perlopiù ottenuto per
sinterizzazione, partendo dalle polveri degli ossidi che vengono pressati a
freddo dopo essere state impostate con un legante.
fase vetrosa
3. Una per creare il cosiddetto legame ceramico che non è un
legame di tipo chimico, ma indica che tale fase, formando sia alla periferia dei
cristalli refrattari, li avvolge, inglobandoli e legandoli assieme in una massa
coerente.
Le curve di refrattarietà
Fino a una certa una certa temperatura (la temperatura di inversione), il provino
aumenta la lunghezza, per effetto della dilatazione termica, poi, l'andamento si inverte
in quanto inizia il rammollimento della fase vetrosa. Una particolare osservazione è da
fare sui refrattari silicei nei quali i cristalli sono interconnessi tra loro formando
un’intelaiatura che resiste anche quando la fase vetrosa rammollisce.
Nei refrattari argillosi invece la resistenza a caldo è affidata esclusivamente alla fase
vetrosa che inizia a cedere già a 1300 °C, ma lo fa in modo estremamente graduale.
La porosità presente nei materiali refrattari influisce positivamente sulla capacità di
isolamento termico del refrattario e sulla sua resistenza agli sbalzi di temperatura.
Infine, la scelta di un materiale refrattario deve necessariamente tener conto delle
caratteristiche chimiche delle sostanze con cui verrà a contatto: un refrattario acido,
siliceo, non può venire a contatto con sostanze basiche, ed un refrattario basico, ad
esempio magnesiaco, con sostanze acide. Esistono poi altri tipi di refrattari che
presentano caratteristiche neutre.
I vetri comuni
Gli ossidi che si comportano in modo simile alla silice sono denominati formatori di
reticolo in quanto danno vetri da soli o in combinazione tra loro, si tratta di GeO2,
P2O5, B2O5, AsO3. Tetraedri e triangoli sono connessi da ossigeni pontanti a due a
due.
Gli ospiti, come l'ossido di sodio che entrano nella struttura di un vetro modificandola
non sono in grado di vetrificare, vengono detti modificatori di reticolo e sono
costituiti essenzialmente dagli ossidi dei metalli alcalini e alcalino terrosi.
Tra gli ossidi formatori e gli ossidi modificatori sta un altro gruppo di ossidi che si
comportano in modo meno definito, detti ossidi intermedi. Di per sé non possono
dar luogo a vetri, ma possono entrare a far parte di un reticolo vetroso.
Un caso particolare di ossido è composto dall’allumina. In un vetro di silice può agire
solo da modificatore, mentre in un vetro sodico calcico utilizza i modificatori per
fungere da formatore. L' alluminio assume coordinazione quattro legando quattro
ossigeni nel tetraedro ma siccome l'alluminio è trivalente per il bilanciamento di
+
carica, viene utilizzato uno ione Na contiguo.
SECONDO ACCERTAMENTO TEORIA
resistenza chimica
La dei vetri è eccellente. Sono cattivi conduttori di calore e ad
alte temperature, si ha conducibilità soprattutto per radiazione, essendo il vetro un
cattivo conduttore di calore, uno sbalzo termico provocherà in esso alla superficie,
all'interno tensioni meccaniche di segno opposto, tanto più rilevanti quanto maggiore
brusco raffreddamento più pericoloso
del suo coefficiente di dilatazione. Un è assai di
un brusco al riscaldamento. Tali tensioni si annullano con l'annullarsi del gradiente
termico tra superficie interno che le aveva generate.
La formatura delle grandi lastre viene realizzata ovunque con il processo di float. Il
vetro in uscita dal forno fusorio viene laminato tra rulli ed entra quindi in un tunnel ove
galleggia sulla superficie di un bagno di stagno fuso. Dal tunnel, il nastro di vetro
assume una forma perfettamente piana con facce perfettamente parallele, lo spessore
di circa 7 mm ed è possibile regolare lo spessore attraverso speciali attrezzature.
Principali tipi di vetro
1. Vetro di silice.
2. Vetro sodico-calcico. La composizione è: SiO = 71-73%, Na O= 12- 14%,
2 2
CaO= 10- 12%, MgO= 1- 4%. La resistenza chimica e la durabilità possono
venir migliorate per introduzione di piccole quantità di allumina. Questi vetri
sono poco resistenti al calore, agli sbalzi termici della resistenza chimica e
discreta.
3. Vetri borosilicati. La composizione è: SiO = 80%, B O = 13%. Sono noti col
2 2 3
vetri pyrex resistenza agli sbalzi termici
nome di . Hanno eccellenti doti di e
hanno un elevata resistenza chimica e alta resistività elettrica.
Materiali ceramici avanzati.
1. L' allumina Al O .
2 3 corindone,
Si presenta per lo più come alfa-Al O ed è policristallina; La variante
2 3
zaffìro.
meno cristallina è nota come con il nome di Le polveri di fase Alpha sono
tenute dalla purificazione di bauxite e da una serie di trasformazioni successive.
Le bauxiti sono un tipo di materiale molto abbondante sulla crosta terrestre e
contengono varie forme di allumina, idrata insieme a vari inquinanti, primo tra
tutti l'ossido di ferro. I ceramici, a base di allumina si apprezzano per le
proprietà meccaniche ad alta temperatura, sensibilmente decrescenti, con la
temperatura stessa. Hanno una elevata durezza, la grande resistenza all'
abrasione, il basso coefficiente di attrito, una elevata resistenza alla corrosione
e la stabilità termodinamica e un elevata resistività elettrica.
Gli aspetti negativi sono una bassa resistenza meccanica a temperatura
ambiente, una grande dispersione dei dati di resistenza, una notevole fragilità e
una rilevante sensibilità agli shock termici.
Le applicazioni elettroniche sono legate alla grande resistività. Un esempio,
sono isolatori per candele e lampade ad alta potenza, cuscinetti, utensili da
taglio, protesi biomedicali.
2. La zirconia ZrO 2
Si distingue principalmente per tre caratteristiche: elevato temperatura di
fusione, notevole inerzia chimica, notevole resistenza meccanica ad alte
temperature. Le applicazioni della zirconia sono nel campo dei refrattari e per
applicazioni meccaniche in cui si sfrutta la notevole resistenza alla
propagazione della frattura, ottenibile attraverso un controllo
SECONDO ACCERTAMENTO TEORIA
microstrutturale. La zirconia si trova già in natura come ossido impura,
polvere di zirconia di qualità sono ricavabili attraverso vari processi di
purificazione. In alternativa, si procede alla decomposizione dello zircone. La
zirconia è un ceramico ionico e presente una elevata densità. Presenta ben tre
forme di cristalline: cubica, tetragonale e monoclina.
La zirconia è importante anche come fase secondaria, inserita in varie matrici.
L'esempio più noto è quella
dell'allumina, allumina
tenacizzata con zirconia o
ZTA. Cristalli di zirconia
vengono mantenuti a
temperatura ambiente nella
forma tetragonale, assunta
alla temperatura di
sinterizzazione dell'allumina
in cui sono immersi; al
momento della frattura della
matrice le cricche sono
ostacolate dalla
trasformazione delle
particelle di riforzo.
3. Il carburo di silicio SiC
È un tipico ceramico covalente. Ha una bassa densità, ha una durezza molto
elevata, ha un coefficiente di dilatazione termica basso ed è infusibile. Il
materiale si decompone a 2830 °C.
Il carburo di silicio ha due forme allotropiche beta, la struttura analoga a quella
del diamante e stabile fino a 2000 °C. ed Alpha. La fase beta si trasforma
irreversibilmente in fase Alpha, tuttavia le due forme possono coesistere
metastabilmente. Applicazioni: materiale abrasivo, agente di ossidante e al
legante di ghise, in metallurgia refrattario, componenti motoristici, componenti
di turbine, componenti per ingegneria chimica e di processo, costruzioni
meccaniche. Una particolare menzione va fatta i filtri antiparticolato per
motori diesel che possono essere realizzati in carburo di silicio sotto forma di
micropori
una struttura a canalicoli paralleli che attraverso i assorbono il
particolato.
4. Nitruro di silicio Si N
3 4
Ha due forme cristalline, Alfa e beta. E’ un ceram
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.