MACROECONOMIA
In macroeconomia il termine “aggregato” è sinonimo di totale. La produzione totale è stata
presa in considerazione solo a partire dalla Seconda guerra mondiale. Da questo momento
si è sviluppato infatti un sistema di contabilità nazionale.
CONTABILITA’ NAZIONALE
La misura della produzione aggregata nella contabilità nazionale è chiamata PIL, ovvero
Prodotto Interno Lordo.
PIL: prodotto che viene prodotto in un determinato intervallo di tempo.
Interno: in quanto vengono calcolati nei confini nazionali.
Lordo: in quanto viene calcolato includendo gli ammortamenti.
È la misura più utilizzata al mondo per il calcolo della ricchezza.
Come si calcola il PIL?
Per calcolare il PIL si fa un’indagine campionaria: si considerano dei campioni di famiglie
e di imprese e si chiede che fatturato hanno realizzato. Dunque, si definisce un valore
stimato e non abbiamo mai un valore effettivo.
DIFFERENZA TRA PIL E PNL
Supponiamo ci sia una azienda che produce automobili italiane in Polonia. I valori di questa
azienda rientrano nel calcolo del PIL? No, sono ricchezza italiana ma non rientrano nel PIL:
infatti i valori dell’azienda in questione rientrano nel PNL: prodotto nazionale lordo: include
i redditi prodotti da residenti in Italia situati ovunque nel mondo. I servizi prodotti da aziende
estere prodotti in territorio italiano rientrano nel PIL. Posso dire che i servizi che acquisto in
Italia dall’estero entrano nel PIL? Sì, ma entrano con segno negativo à sono infatti delle
risorse che avrebbero potuto essere prodotte localmente e invece sono state comprate
dall’estero.
Non sappiamo se un paese è tecnologicamente avanzato o meno attraverso il PIL è un
à
indicatore molto sintetico. Se vogliamo informazioni aggiuntive abbiamo bisogno di altri
indicatori.
Ad esempio, il Gross National Happiness: manuale con cui si intervistava un campione di
popolazione per stimare il livello di felicità e il benessere di un paese aldilà del valore del
PIL
COME SI CALCOLA IL PIL?
Ci sono 3 modi per calcolarlo e sono equivalenti:
LATO DELLA PRODUZIONE
1) PIL come somma dei valori dei beni e servizi finali prodotti nell’economia in un dato
periodo di tempo.
Cosa sono i beni finali?
Essi sono beni che non rientrano in processi produttivi successivi.
Ad esempio, il bitume per asfaltare le strade non è un bene finale, in quanto lo comprano le
imprese per asfaltare le strade non entra in un mercato di consumo finale. Bene intermedio:
bene usato nella produzione di un altro bene. Alcuni beni possono essere sia finali sia
intermedi. Ad esempio, le patate possono sia essere comprate dal consumatore sia da un
produttore di patatine fritte.
2) Sommatoria del valore aggiunto prodotto nell’economia in un dato periodo di tempo.
Cos’è il valore aggiunto: valore dei beni/servizi finali - costo dei beni intermedi utilizzati per
produrli.
Un’azienda produce grano: qual’ è il valore aggiunto? È un concetto soggettivo. Per la
singola impresa è la vendita sul mercato meno il prezzo dei macchinari.
LATO DEI REDDITI
3) Somma dei redditi prodotti nell’economia in un dato periodo di tempo.
Esistono infatti 3 categorie di redditi:
- Salari: redditi per i lavoratori: fattore di produzione che viene retribuito.
- Profitti: redditi dovuti a investimento di capitale
- Imposte: dovute allo stato come forma di retribuzione per servizi pubblici.
Sommando tutti i tre tipi di reddito otteniamo il PIL.
ESEMPIO:
Consideriamo un’isola indipendente dove le tasse sono nulle. Abbiamo un’impresa
siderurgica che produrre acciaio e una azienda automobilistica che produce auto. Ci sono
unicamente queste due imprese. Entrambe le imprese hanno i loro ricavi e costi:
SECONDO LA DEFINIZIONE 1 somma del valore dei beni finali
à
= Il PIL è 200: unico bene finale sono le automobili: 200 euro.
SECONDO LA DEFINIZIONE 2 somma del valore aggiunto
à
= (100-0) + (200 – 100) = 200.
Infatti la seconda azienda produce 200 euro di auto comprando però 100 euro di acciaio
mentre la prima produce 100 euro di acciaio senza comprare nulla dall’esterno.
SECONDO LA DEFINIZIONE 3 somma dei redditi
à
=somma dei salari delle aziende + profitti delle aziende + imposte = (80+70) + (20+30) +
(0+0) = 200
N.B. se si esporta qualcosa viene considerato bene finale. È una voce che va a decurtare
la voce del PIL di chi riceve il bene.
Prima distinzione tecnica: PIL nominale e PIL reale: (P*Q)
• Pil nominale: è la somma delle quantità dei beni e servizi valutati al loro prezzo corrente.
Tuttavia, questo implica che questo indice cresce nel tempo non solo a causa dell’aumento
della produzione di beni e servizi ma anche a causa dell’aumento del loro prezzo.
Per questo problema se vogliamo calcolare la produzione e la sua variazione nel tempo
dobbiamo eliminare l’effetto della variazione dei prezzi. Per questo motivo introduciamo
anche il concetto di
• Pil reale: ovvero somma delle quantità di beni finali valutati a prezzi costanti e non
correnti.
Per capire se un paese cresce devo guardare il PIL reale. Viene deciso arbitrariamente il
prezzo del PIL reale. Infatti, per calcolare il tasso di variazione del PIL reale usiamo i prezzi
costanti di un anno scelto arbitrariamente. I valori che troveremo saranno diversi in base
all’anno scelto di riferimento ma calcolando la variazione questi valori risultano invece
invariati: dunque è un valido modo per calcolare la VARIAZIONE di PIL.
Osserviamo un grafico del PIL nominale e reale degli stati uniti in cui il 2012 è stato scelto
anno base:
Sorge un problema: i beni sul mercato non hanno tutti lo stesso prezzo ma alcuni hanno
prezzi maggiori. Per risolvere questo problema vengono usati dei prezzi che tengono conto
dei prezzi relativi: se un bene costa il doppio allora avrà un peso doppio nella media
ponderata.
Il sistema utilizzato attualmente in UE è quello del Pil reale con indice a catena: vengono
prese le quantità effettive di quell’anno e vengono presi i prezzi dell’anno base, che spesso
è vicino del tempo.
Si fa la media di tre anni vicini a volte, si calcola dunque un PIL a prezzi concatenati.
Questi PIL sono indicatori che ci servono per calcolare la crescita economica. Come ci
riferiamo ai due tipi di PIL?
PIL NOMINALE: €Yt nell’anno t.
La formula che indica il tasso di crescita del PIL nominale è la seguente:
€ − €
"
= €
"
PIL REALE: Y nell’anno t.
t
Per calcolare la crescita economica ci serve però il tasso di crescita del PIL reale:
Se è < 0 per 2 trimestri consecutivi à possiamo parlare di recessione.
−
"
=
"
N.B. nell’anno base, per definizione, il PIL nominale coincide con quello reale mentre negli
altri anni i due indicatori divergono.
Pil reale pro capite: Pil reale diviso per la popolazione del paese; misura il tenore di vita
medio del paese.
Le variazioni nel corso del tempo del PIL reale consentono di valutare l’andamento del
sistema economico identificando le fasi di espansione e recessione (dinamica di breve
periodo) e l’andamento tendenziale (dinamica di lungo periodo).
Il PIL ha un problema di sommersione in quanto nel calcolo vengono meno alcuni termini.
In paesi come la Spagna si stima che il PIL sommerso valga il 20% del PIL. In Italia circa
l’11%. Da cosa è costituito questo PIL? Le attività illegali. La spesa per la difesa è una delle
più importanti ed ha un moltiplicatore molto potente e genera molta ricchezza. Bisogna
stimare anche le attività sommerse; il PIL contiene anche le attività illecite. Questi valori si
è dunque deciso che entrino nel PIL.
INFLAZIONE (π)
L’inflazione è il fenomeno dell’aumento dei prezzi, dove π = tasso di crescita dei prezzi.
Un’inflazione bassa sta ad indicare una situazione economica stagnante o una situazione
di recessione e un’inflazione alta fa diminuire il potere di acquisto delle famiglie. Non vanno
bene i due estremi per le banche centrali l’obiettivo è avere inflazione circa al 2% (molti
economisti credono che il miglior tasso di inflazione sia basso e stabile, tra l’1% e il 4%)
Deflazione: è il fenomeno di calo dei prezzi (“inflazione negativa”)
Un’inflazione bassa è come se togliesse gli elementi di manovra alla politica monetaria, già
nel 2016 il presidente della BCE Mario Draghi sosteneva che l’inflazione fosse troppo bassa.
In Europa l’inflazione è un fenomeno che non esiste più, al momento si trova circa intorno
allo 0%, il Giappone versa in una situazione di deflazione da circa una ventina d’anni (non
vi sono più aumenti di prezzi bensì una decrescita).
Nei paesi emergenti (anche negli Stati Uniti) la crescita dei prezzi esiste e non ci si trova in
una situazione stagnante come quella europea).
In Italia l’inflazione al momento tende a 0 e nel 2021 si dovrebbe registrare un piccolo rialzo.
Come si calcola l’inflazione?
A livello macroeconomico l’inflazione può essere calcolata in due modi:
1. Prezzo medio di tutti i beni prodotti;
2. Indice dei prezzi al consumo.
1) DEFLATORE DEL PIL Pt = rapporto tra PIL nominale e PIL reale nello stesso anno
à
t.
Il deflatore del PIL per costruzione è pari ad 1 nell’anno base, poiché nell’anno base PIL
nominale e PIL reale sono uguali.
Il deflatore è un “numero indice” = non ha senso di per sé ma solo nella sua variazione (per
esempio dire che il deflatore è pari a 1,25 nel 2018 non dice nulla effettivamente
sull’inflazione).
π = tasso di inflazione nell’anno t.
t
Il tasso di inflazione attuale è la variazione dei prezzi rispetto al passato (il tasso di inflazione
è calcolato in t).
Esso ha un’interpretazione economica ben precisa: misura il tasso al quale cresce il livello
dei prezzi nel tempo.
€& €(
! !"#
Dato che = vale anche =
$ $"'
& (
! !"#
€
Inoltre = Il deflatore del PIL (Pt) può essere visto come il prezzo medio di tutto
à
$ $ $
ciò che viene prodotto nell’economia in un dato periodo di tempo (è come prendere il prezzo
tutto ciò che si produce nel 2021 e farne la media)
Il deflatore non è solitamente l’indice utilizzato per calcolare l’inflazione. È più popolare
l’indice dei prezzi al consumo.
2) INDICE DEI PREZZI AL CONSUMO = costo della vita = prezzo medio del consumo
indica come varia la spesa media delle famiglie di un paese.
à
N.B. il deflatore contiene al suo interno anche prodotti che non vengono acquistati dalle
persone, per esempio le navi; al contrario l’indice dei prezzi al consumo rispecchia le
abitudini di consumo delle famiglie.
• IPC si tratta di un “numero indice” e come il deflatore è calcolato all’anno t.
à
t
Per calcolare IPC , si fa riferimento al paniere tipico del consumatore urbano.
t
Il paniere tipico rispecchia le abitudini di consumo, è diverso per ogni paese dal momento
che ogni paese ha abitudini di consumo diverse.
Il paniere ogni anno viene aggiornato dall’ISTAT e quest’anno si contano 1731 prodotti; ogni
anno vengono espulsi i prodotti obsoleti e inseriti i prodotti di cui è aumentato l’acquisto. Nel
paniere ogni bene ha il suo peso, rispetto a quanto questo viene comprato.
IPC = paniere a prezzi correnti fratto panieri a prezzi base.
à
t
Nell’anno t-1 IPCt-1 si tratta sempre di un numero indice! Ed è fissato a 100 nell’anno
à à
base.
• IAPC = rappresenta l’indice armonizzato dei prezzi al consumo
• HICP indice dei prezzi al consumo europei. Ogni paese oltre al proprio IPC calcola il
à
proprio HICP così attraverso la loro unione si ottiene l’HICP europeo.
N.B. Il tasso di inflazione può differire a seconda che si usi il deflatore del PIL o l’indice dei
prezzi al consumo, questo avviene perché si prendono in considerazione beni differenti.
Utili approssimazioni:
Se z = x*y (variabili in livelli) gz = gx + gy (tassi di crescita)
à
Se z = x/y (variabili di livelli) gz = gx – gy (tassi di crescita)
à
Queste approssimazioni sono valide per valori abbastanza piccoli
Allora: €&
!
se Pt = €Y = P *Y
à à
t t t
&
! €"€" "" ""
≅ +
approssimando così: €" " "
tasso di crescita nominale π
à t
tasso di inflazione g€y
à t
tasso di crescita del PIL reale gY
à t
gY = g€Y – π
t t t
Tale ragionamento è valido anche se considerassimo l’IPC anzi che il deflatore di PIL.
U = DISOCCUPAZIONE
La disoccupazione fa riferimento alla popolazione in età lavorativa (un bambino o un anziano
non possono essere definiti disoccupati anche se non hanno un lavoro).
La popolazione lavorativa è abbondante in base a quanto è considerata l’età lavorativa.
Disoccupati = sono in età lavorativa, non hanno un lavoro ma lo cercano.
Occupati = possiedono un impiego.
Per i parametri ISTAT un individuo viene considerato occupato se ha lavorato almeno un’ora
la settimana precedente l’intervista.
Lavoratori scoraggiati = disoccupati da più di 24 mesi.
N.B. I lavoratori scoraggiati non sono più conteggiati tra i disoccupati, perché non cercano
più lavoro. All’aumentare del numero di lavoratori scoraggiati il tasso di disoccupazione
diminuisce, i dati sulla riduzione del tasso di disoccupazione vanno infatti presi con le pinze,
non significano in realtà niente.
NEET = persone, soprattutto nella fascia 19-25 anni, che hanno smesso di partecipare alla
vita attiva del paese. I NEET non lavorano, non studiano e non cercano lavoro; un aumento
di NEET significa una diminuzione del tasso di disoccupazione.
,
Tasso di disoccupazione u =
à -
U = numero di disoccupati
L = forza lavoro = occupati (N) + disoccupati (U) -
Tasso di partecipazione al mercato del lavoro p =
à (./ 0$$120
In Italia siamo sul 40% e questo vuol dire che di tutta la popolazione tra i 15-64 anni solo il
40% delle persone si trovano sul mercato del lavoro. Non si trovano sul mercato del lavoro:
- le donne che lavorano in casa che non vengono conteggiate;
- età pensionabile, se l’età pensionabile è inferiore ai 64 anni tutti coloro che percepiscono
la pensione non sono attivi sul mercato del lavoro.
IL CICLO DEL PIL:
Lo definiamo ciclo in quanto in macro l’incontro tra domanda e offerta avviene in modo
sequenziale: domanda e offerta si stimolano tra loro. Ciò si contrappone alla visione della
microeconomia secondo la quale l’incontro tra domanda e offerta è qualcosa di statico.
Se consideriamo un’isola deserta abitata da un unico superstite. Sull’isola c’è una palma da
cocco ed è circondata da mare ricco di pesci. Un unico abitante abita l’isola. Per
sopravvivere pesca pesci e raccoglie noci di cocco. È un produttore di noci di cocco e
pescatore e ovviamente mangia quello che produce e diventa anche consumatore.
Studiamo un paese allo stesso modo: tutto ciò che viene prodotto viene anche consumato
dalle famiglie e persone che abitano il paese quindi la ricchezza prodotta è anche la
ricchezza consumata (Condizione di Autarchia).
Flusso circolare del reddito: secondo il flusso circolare del reddito tutto ciò che viene
prodotto è anche assorbito o consumato dall’economia: ogni bene è reddito per qualcuno e
spesa per qualcun altro; il Pil è dunque sia produzione sia spesa sia reddito. Le famiglie
sborsano del denaro per beni e servizi; le imprese vendono i beni alle famiglie; le imprese
generano profitto con cui ripagano le condizioni di lavorazione; le famiglie percepiscono i
redditi. Dunque, ciò che circola è il Pil che può essere spesa, reddito, produzione a
seconda di quando lo analizzo. Il PIL assume dunque diverse vesti:
IL MERCATO DEI BENI
Composizione del Pil: consiste nell’analisi di come la ricchezza si distribuisce nei soggetti
economici. Ci sono vari soggetti nell’economia.
Il Pil è composto da: Y=C+I+G+(X-IM)
Se l’economia fosse aperta avremmo anche X, ovvero esportazione e IM, ovvero
importazioni. Ma analizziamo un’economia chiusa, dove:
• C: indica la spesa in consumo delle famiglie.
Questa voce è quella che incide maggiormente sul PIL (in Italia bel 2018 rappresentava
circa il 60%).
• I: indica l’investimento reale in beni e servizi. Esso è la somma dell’investimento
residenziale (acquisto di nuove case o appartamenti da parte degli individui) e
dell’investimento non residenziale (acquisto di nuovi impianti o macchinari da parte delle
imprese). In Italia nel 2018 incideva per il 17,8% del PIL.
• G: spesa delle pubbliche amministrazioni, ovvero la spesa pubblica in beni e servizi,
acquistati dallo stato e dagli enti pubblici. Include sia la spesa per consumi sia quella per
investimenti pubblici (che non rientrano in I).
La somma di queste tre voci rappresenta la spesa in beni e servizi da parte dei residenti.
Per ottenere la spesa totale in beni nazionali dobbiamo considerare X e IM:
&bul
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