Lezione 2 la macroeconomia come scienza
Con riferimento allo studio del funzionamento del sistema economico nel suo complesso, la macroeconomia ha l’obiettivo non di descrivere i fenomeni economici, ma di comprenderne le meccaniche di funzionamento. A tale fine vengono impiegate le teorie o modelli economici per spiegare il comportamento di variabili macroeconomiche quali il PIL, tasso di inflazione e disoccupazione.
Modello economico
Una rappresentazione semplificata delle meccaniche di funzionamento di un certo fenomeno economico, che riporta gli aspetti essenziali del fenomeno. Successivamente, possono essere arricchiti con analisi più accurate partendo da un’ipotesi per arrivare a tesi o conclusioni di natura positiva: ovvero ad affermazioni su fatti oggettivi, che possono essere verificati. Queste si differenziano dalle affermazioni normative, ovvero dai giudizi di valore, che non possono essere verificati con i fatti. Es.: il progresso tecnico porta ad un aumento del livello di produzione di lungo periodo (affermazione positiva); i benefici del progresso tecnico dovrebbero essere ripartiti equamente tra i fattori della produzione (affermazione normativa).
Elementi costitutivi
- Ipotesi: riguardano le motivazioni, i rapporti causali e le condizioni di validità della teoria.
- Variabili endogene: vengono spiegate dal modello.
- Variabili esogene: non vengono spiegate dal modello e sono considerate note nella sua costruzione.
Lo scopo del modello è mostrare come le variabili esogene condizionino quelle endogene, ma non viceversa.
Variabili esogene e endogene
Variabili esogene = fattori in entrata Modello Variabili endogene = fattori in uscita
Dalle ipotesi si ricavano delle tesi.
Modelli economici
- Tesi: sono le implicazioni della teoria a riguardo del funzionamento di un certo fenomeno economico.
- Hanno forma condizionale ed universale: “se date condizioni sono soddisfatte, allora la causa X produrrà sempre l’effetto Y”.
- Sono verificabili, ma non falsificabili. La macroeconomia è una scienza debole.
La teoria keynesiana del consumo
Le tre ipotesi di Keynes
- La propensione marginale al consumo è compresa tra zero ed uno; riflette una legge psicologica fondamentale, per cui all’aumentare del reddito aumenta il consumo, ma non in misura proporzionale. Misura quanto aumentano i consumi, al variare unitario del reddito.
- La propensione media al consumo diminuisce all’aumentare del reddito (decrescente); il risparmio è un lusso: la quota di reddito risparmiata cresce al crescere del reddito.
- La determinante principale del consumo è il reddito; il tasso di interesse è una variabile irrilevante.
Le tre ipotesi di Keynes portano alla specificazione della seguente funzione del consumo, che individua la dipendenza causale dei consumi dal reddito: C= C0 + cY
C: consumi
C0: intercetta, consumo di sussistenza, valore che i consumi assumono quando il livello del reddito è pari a 0; C0 >0
Y: reddito
- A1 IPOTESI: dC/dY= c (derivata prima): propensione marginale al consumo, 0< c <1
- A2 IPOTESI: C/Y: propensione media al consumo decrescente con il crescere del livello del reddito, C/Y= (C0/Y) +c
0,63: Valore positivo, ma minore dell’unità.
- Funzione del consumo keynesiana: C=C0 +cY
- Condizione di equilibrio nel mercato dei beni: Y= G0 + I0 + C0 + cY
G0: spesa pubblica esogena
I0: investimenti privati esogeni
Implicazione (mettiamo insieme le due equazioni iniziali): la determinazione del livello del reddito di equilibrio Y= G0 + I0 + C0 + cY*
Y* = livello di equilibrio della produzione in breve periodo= (1/(1-c))*(G0 + I0 + C0)
Il moltiplicatore keynesiano: = 1/(1-c) = 2,5
Implicazione di politica economica: un aumento di 1€ della spesa pubblica porta ad un aumento di 2,5€ del livello di equilibrio del reddito nazionale.
I modelli macroeconomici e le principali scuole di pensiero nel dibattito corrente
- La comprensione delle meccaniche di funzionamento dei fenomeni macroeconomici non è fine a sé. Comprenderne il funzionamento è in definitiva volto al progresso sociale, al miglioramento delle condizioni di vita a livello globale, e alla predisposizione di politiche economiche utili a raggiungere tali obiettivi.
- In macroeconomia vi è una molteplicità di scuole di pensiero, e quindi di teorie diverse proposte per la spiegazione di uno stesso fenomeno economico:
- Scuola del ciclo economico reale (real business cycle), versione moderna della macroeconomia classica.
- Nuova scuola keynesiana (new Keynesian), versione moderna della macroeconomia keynesiana.
Il dibattito macroeconomico
- Cause del disaccordo tra macroeconomisti:
- aspetti teorici (es. neutralità shock di DA)
- evidenze empiriche
- strumenti di politica economica (es. singolo strumento o mix?)
- Vi è, tuttavia, un sostanziale accordo a riguardo degli obiettivi della politica economica:
- elevata occupazione delle risorse
- elevata crescita economica
- stabilità dei prezzi
- stabilità macro-finanziaria
- sostenibilità ambientale
Scuole di pensiero principali
- Macroeconomia classica (A. Smith, D. Ricardo, J.S. Mill)
- A. Smith (1776): An inquiry into the nature and causes of the wealth of nations.
- Riformulazioni successive:
- Scuola monetarista
- Scuola della nuova macroeconomia classica
- La scuola del ciclo economico reale (si confronta con la nuova scuola keynesiana)
- Macroeconomia keynesiana (J.M. Keynes)
- J.M. Keynes (1936): General theory of employment
- Riformulazioni successive:
- Scuola keynesiana
- Nuova scuola keynesiana
Le differenze fondamentali
- Macroeconomia classica (LP)
- Esistono meccanismi di aggiustamento (automatico) endogeni che mantengono il sistema macroeconomico in prossimità di un equilibrio di lungo periodo con pieno impiego delle risorse.
- Le politiche di stabilizzazione non sono quindi né necessarie (perché c’è un sistema di aggiustamento automatico), né desiderabili (non siamo nella domanda, ma nell’offerta).
- Macroeconomia keynesiana (BP)
- Problemi di coordinamento tra gli agenti economici impediscono un aggiustamento endogeno verso l’equilibrio di lungo periodo, con conseguente sottoccupazione delle risorse, anche nel lungo periodo, ed eccessive fluttuazioni cicliche.
- Le politiche di stabilizzazione sono quindi necessarie e desiderabili. Siamo in politiche che si occupano del lato della domanda.
Effetti di uno shock negativo di domanda aggregata
Siamo in un equilibrio macroeconomico del BP e facciamo in modo che sia anche di LP. Equilibrio Y0. Abbiamo una contrazione della DA verso il basso e abbiamo un nuovo equilibrio del BP. Il livello della produzione si trova in un livello inferiore. Questo impatta anche sul livello dei prezzi che passa da P* a P**, cioè diminuisce. Questa contrazione della produzione e del lavoro porta anche a una diminuzione dei prezzi.
Dal punto di vista classico: aggiustamento automatico che opera efficacemente. Dal momento che il livello della produzione corrente è minore i prezzi tendono a diminuire. Quindi se i prezzi sono molto flessibili allora il livello dei prezzi tenderà a diminuire rapidamente. Nell’equilibrio finale l’equilibrio dei prezzi è minore di quello iniziale, P**. Mentre la produzione è tornata nel nuovo livello iniziale Y0.
La prospettiva keynesiana invece: i prezzi, in seguito alla diminuzione della DA, variano. Mostrano una tendenza alla riduzione. Tuttavia, questa tendenza di ridursi porterebbe a un aggiustamento molto lento, che determinerebbe una fase di recessione eccessivamente protratta. Dal punto di vista degli interventi keynesiani possiamo risolvere questa fase di recessione con una politica fiscale/monetaria di espansione. Dobbiamo far spostare la curva DA verso la sua posizione iniziale DA2. Utilizzando questa politica l’economia tornerebbe nel suo punto di equilibrio iniziale.
L'impatto sulla teoria macroeconomica
- Interesse per gli strumenti di politica monetaria non tradizionali (quantitative and credit easing).
- Interesse per gli strumenti di politica fiscale non tradizionali (ricapitalizzazione/nazionalizzazione delle imprese finanziarie).
- Rinnovato interesse per le interazioni macro-finanziarie.
- Rinnovato interesse per i fenomeni ciclici finanziari di tipo boom-bust (mercato del credito, azionario e residenziale), bolle speculative ed i loro effetti reali.
Il dibattito corrente
Teoria del ciclo economico reale: neutralità della moneta
- Le fluttuazioni di breve (e lungo) periodo della produzione sono fluttuazioni del livello di pieno impiego (lungo periodo) del prodotto dovute a shock all’offerta di lavoro, shock tecnologici (progresso tecnico) e shock d’offerta (prezzo delle materie prime, fattori climatici, norme e regolamenti).
- Le fluttuazioni delle variabili economiche (prodotto, consumi, investimenti, occupazione, produttività) sono la risposta ottimale di agenti razionali (ottimizzanti) ai cambiamenti dell’ambiente in cui agiscono.
Shock tecnologici/offerta: misurano sia il progresso tecnologico che il manifestarsi di eventi avversi (clima, norme, materie prime) non previsti.
Data la funzione di produzione: Y = A F(K, L)
- Variazioni della tecnologia (A) comportano variazioni del livello di produzione (Y) direttamente, ma anche indirettamente, tramite l’offerta di lavoro, modificando il salario relativo intertemporale.
- Sostituzione intertemporale del lavoro: misura la disponibilità degli individui a variare le ore di lavoro nel corso del tempo, al variare del salario relativo intertemporale.
Nel caso di due periodi, 1 e 2. Se il salario è temporaneamente elevato, o il tasso d’interesse è a livelli elevati, è il momento di lavorare.
- Variazioni del tasso di interesse (r) e del salario reale nei due periodi (w), portano a variazioni dell’offerta di lavoro e del livello di produzione (funzione di produzione di breve periodo).
- I prezzi sono perfettamente flessibili: l’economia opera sempre in corrispondenza del livello di pieno impiego delle risorse; tutti i mercati (beni e fattori) sono costantemente in equilibrio.
- Il sistema reale e il sistema monetario/finanziario sono determinati da fattori diversi (dicotomia classica); variazioni della domanda aggregata non hanno alcun effetto sul livello di equilibrio della produzione, che è unicamente determinato dal lato dell’offerta (funzione di produzione).
- Le politiche di stabilizzazione (fiscali e monetarie) sono inefficaci:
- Neutralità ricardiana (imposte)
- Spiazzamento dell’investimento privato (tasso di interesse)
- Perfetta flessibilità dei prezzi (effetto saldi monetari reali nullo).
La nuova economia keynesiana
- Le fluttuazioni della produzione sono sia deviazioni dal livello di pieno impiego del prodotto che fluttuazioni del livello di pieno impiego del prodotto.
- I prezzi sono vischiosi nel breve periodo a causa di rigidità ed imperfezioni di mercato di varia natura: sono possibili equilibri di breve periodo con disoccupazione delle risorse.
- Non esiste dicotomia tra sistema reale e sistema monetario/finanziario nel breve periodo; variazioni della domanda aggregata hanno effetti sul livello di equilibrio della produzione di breve periodo, che è determinato dal lato della domanda.
Viscosità dei prezzi nel breve periodo
- Cambiare i prezzi comporta costi (costi di menu).
- Non variare il prezzo di vendita può essere la scelta ottimale per la singola impresa (mancato coordinamento).
- Scaglionamento di variazioni di prezzi e salari (contratti).
- I costi di menu sono trascurabili a livello della singola impresa, ma possono avere un impatto rilevante a livello aggregato.
- Esternalità della domanda aggregata:
- La riduzione del prezzo di vendita da parte di una singola impresa genera vantaggi per tutte le imprese (P↓; M/P↑; Y↑).
- L’analisi costi-benefici della singola impresa non tiene conto del beneficio collettivo.
- Mancato coordinamento:
- Comportamento strategico delle imprese: la decisione di un’impresa di cambiare i prezzi dipende dalle aspettative a riguardo del comportamento delle altre imprese.
- Il comportamento non cooperativo (non coordinato) conduce a prezzi vischiosi: è ottimale per la singola impresa non variare i prezzi se ci si attende altrettanto dalle altre imprese.
- Il coordinamento potrebbe evitare la recessione: se P↓ M/P↑ Y↑
- Scaglionamento di prezzi e salari:
- Le imprese non variano i prezzi simultaneamente.
- I prezzi relativi variano.
- Gli aggiustamenti di prezzo sono modesti per evitare variazioni rilevanti dei prezzi relativi.
- Contratti impliciti: prevedono uno scambio tra imprese e clientela: stabilità dei prezzi in cambio di fedeltà d’acquisto.
- Prevedibilità delle vendite.
- Ricerche di mercato non necessarie.
- Contratti espliciti: prevedono la stabilità del prezzo di vendita per un certo periodo (es., saldi solo stagionali).
La sintesi corrente
Breve periodo
L’economia si comporta secondo il modello macroeconomico keynesiano. Nel breve periodo i prezzi sono vischiosi, ovvero cambiano lentamente in risposta ai disequilibri dei mercati (differenze tra domanda e offerta):
- I salari nominali sono fissati per contratto e non cambiano istantaneamente.
- I listini prezzi non vengono variati continuamente.
Fino a quando i prezzi non variano, i mercati non saranno in equilibrio (no market clearing). Si può quindi osservare:
- Eccesso di offerta di lavoro (disoccupazione).
- Eccesso di offerta di beni e servizi (parte della produzione resta invenduta).
Lungo periodo
Classico: l’economia si comporta secondo il modello macroeconomico classico. Nel lungo periodo i prezzi e i salari nominali sono flessibili. Tutti i mercati sono in equilibrio (market clearing). Le risorse disponibili sono quindi pienamente impiegate: non vi è disoccupazione e tutta la produzione, pari al livello di pieno impiego, risulta venduta.
- La teoria macroeconomica più recente tende a fondere gli aspetti migliori delle due scuole: comportamento ottimizzante degli agenti ed imperfezioni di mercato.
Lezione 3 le principali variabili macroeconomiche
Prodotto interno lordo (PIL): valore monetario dell’attività economica in un dato periodo di tempo. Misura:
- Il valore dei beni e servizi finali prodotti complessivamente nell’economia in un dato periodo di tempo.
- Il valore aggiunto (= valore del prodotto meno il valore dei beni intermedi che ha dovuto acquistare per realizzarlo) complessivo dell’economia in un dato periodo di tempo.
- Il valore dei redditi complessivi di un’economia prodotti in un dato periodo di tempo.
Abbiamo due fenomeni e due mercati:
Flusso di beni/servizi e lavoro
- Gli individui vendono lavoro alle imprese.
- Le imprese utilizzano il lavoro per produrre servizi/beni.
- Il bene/servizio viene venduto dalle imprese agli individui.
- Il valore fluisce dagli individui alle imprese e i beni/servizi dalle imprese agli individui.
Flusso di moneta
- Gli individui acquistano beni/servizi dalle imprese.
- Le imprese utilizzano parte del ricavato delle vendite per pagare i salari ai lavoratori, e il rimanente costituisce il profitto dei proprietari delle imprese.
Spesa per l’acquisto: dagli individui alle imprese
Reddito (salari, profitti): dalle imprese agli individui
Il PIL misura il flusso monetario di questo sistema economico.
Calcolo del PIL
È possibile calcolare il PIL in due modi:
- Reddito totale derivante dalla produzione di beni/servizi ed è pari alla somma di profitti e salari.
- Spesa totale per l’acquisto del bene/servizio.
Questi due metodi però ci devono dare necessariamente lo stesso risultato.
Esempio
Consideriamo due imprese A, B, con il seguente conto economico:
A: produce beni intermedi (usati da B) B: produce beni finali
Ricavi: 100 € Ricavi: 210 €
Costi (salari): 80 € Costi: - salari 70€ - Beni intermedi 100€
Profitti: 20€ Profitti: 40€
- Definizione 1: valore dei beni finali prodotti dall’impresa B; PIL = 210 €
- Definizione 2: il valore aggiunto è misurato dalla differenza tra il valore della produzione (ricavi) e il valore dei beni intermedi; PIL = V.A. (A) + V.A. (B)=100€ +(210€-100€) = 210€
- Definizione 3: (valore dei redditi complessivi) il PIL è la somma delle retribuzioni pagate ai lavoratori (salari) e dei profitti (e delle imposte indirette) PIL= salari (A+B) + profitti (A+B)= 80 € + 70 € + 20 € + 40 € = 210 €
PIL reale (prezzi costanti) e nominale (prezzi correnti)
PIL nominale (prezzi correnti): misura il valore complessivo della produzione di beni e servizi finali a prezzi correnti. Le variazioni del PIL nominale sono dovute a:
- Variazione delle quantità di beni e servizi.
- Variazione dei prezzi.
PIL reale (prezzi costanti): misura il valore complessivo della produzione di beni e servizi finali, utilizzando come numerario di riferimento i prezzi di un anno base (che viene cambiato continuamente). Misura il reddito totale di tutti i soggetti che partecipano a un sistema economico.
Ci sono periodi in cui il PIL reale diminuisce:
- Recessione: di entità moderata.
- Depressione: ...
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