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Capitolo 1

Indicatori macroeconomici principali

Quando si studia la macroeconomia si tengono in considerazione principalmente 3 indicatori:

  • Tasso di crescita della produzione: considera quanto la produzione varia nel tempo, se in crescita si può parlare di espansione, altrimenti di recessione.
    • PIL = produzione aggregata di beni e servizi realizzati nel paese
    • PIL pro capite = PIL / popolazione
  • Tasso di disoccupazione: considera la percentuale di disoccupati sul totale della forza lavoro. In periodi di recessione aumenta, in periodi di espansione diminuisce.
  • Tasso di inflazione: considera l’aumento generale dei prezzi. Tende a diminuire nelle fasi di recessione, viceversa nelle fasi di espansione.

Debito pubblico

Gli stati sono tutti fortemente indebitati, bisogna però distinguere tra debito buono e cattivo.

  • Debito buono: usato per finanziare investimenti
  • Debito cattivo: usato per finanziare acquisti improduttivi

Non è tanto importante il valore assoluto del debito quanto più il rapporto tra debito pubblico e produzione aggregata (PIL). Se il PIL cresce aumenta la capacità di ripagare il debito, viceversa se il PIL diminuisce si riduce a sua volta la capacità di ripagarlo.

Il debito pubblico è talmente elevato che gli Stati non possono pagarlo in una volta sola ma devono costantemente indebitarsi, se però uno Stato è troppo rischioso deve richiedere prestiti a interessi sempre più alti. Se si giunge alla situazione in cui non si trovano abbastanza finanziamenti e non si è in grado di ripagare il debito, lo Stato deve andare in default con gravi conseguenze per l’economia nazionale e internazionale.

Produzione potenziale ed effettiva

Gli economisti guardano ai fenomeni macroeconomici distinguenda la produzione potenziale dalla produzione effettiva.

  • Potenziale: massima quantità di beni e servizi ottenibili, dati i fattori produttivi (lavoro, capitale e tecnologia) → segue un trend crescente, ovvero la retta rossa.
  • Effettiva: produzione osservata, nel breve periodo esibisce fluttuazioni intorno alla produzione potenziale (retta blu).

La crescita di produzione di beni e servizi è possibile solo se crescono i fattori produttivi. Si utilizzano modelli di breve e medio periodo per spiegare le fluttuazioni economiche, e modelli di crescita (lungo) per spiegare il fenomeno della crescita economica.

  • Nel breve periodo le economie sono colpite da shock che possono allontanare la produzione effettiva da quella potenziale (espansioni e recessioni).
  • Nel medio periodo la produzione effettiva tende a tornare a quella potenziale (ritorno al trend).
  • Nel lungo periodo, la produzione effettiva segue la produzione potenziale, e quindi cresce (il trend, la vera ‘crescita’).

Capitolo 2

Produzione

Valore dei beni e servizi finali:

  • Beni finali ≠ beni intermedi
  • Somma del valore aggiunto: valore produzione - valore beni intermedi
  • Somma dei redditi dell’economia: redditi da lavoro + redditi da capitale

PIL nominale: somma quantità di beni finali prodotti in un determinato periodo (t) valutati al loro prezzo corrente. Influenzato dall’aumento dei prezzi nel tempo (inflazione).

PIL reale: somma delle quantità di beni finali valutati a prezzi costanti, cioè a prezzi di un anno scelto come base. Non soggetto all’aumento dei prezzi nel tempo (inflazione).

N.B: PIL reale e PIL nominale coincidono se il tasso di inflazione è pari a 0.

Tasso di crescita del PIL (nominale/reale)

Rappresenta la variazione del PIL reale o nominale dell’anno t rispetto all’anno t-1.

  • Espansione = periodo di crescita positiva
  • Recessione = periodo di crescita negativa

Disoccupazione

La popolazione è divisa in:

  • Attiva: età tra i 15 e 64 anni
  • Passiva: bambini e anziani

La popolazione attiva è classificata sulla base della condizione lavorativa:

  • Forza lavoro: disponibilità di lavoro nell’economia = occupati + disoccupati
    • Occupati: coloro che hanno un lavoro retribuito
    • Disoccupati: coloro che non hanno un lavoro retribuito ma che lo cercano
  • Fuori dalla forza lavoro: non occupati non in cerca di lavoro (es. studenti, benestanti, casalinghi/e ..) cioè in età lavorativa ma non nella forza lavoro

Abbiamo inoltre i lavoratori scoraggiati che sono tutti i soggetti senza occupazione che hanno smesso di cercare lavoro (seppur lo desiderano) a causa dell'elevata disoccupazione.

Indicatori di disoccupazione

  • Forza lavoro (L): N + U
  • Tasso di disoccupazione (μ): U / L
  • Tasso di partecipazione: L / P

Il tasso di disoccupazione diminuisce nelle fasi di espansione e aumenta nelle fasi di recessione, non può mai arrivare a 0.

Inflazione

Tasso di inflazione: tasso a cui il livello generale dei prezzi aumenta/varia nel tempo

Inflazione: aumento del livello generale dei prezzi, tasso di inflazione positivo

Deflazione: riduzione del livello dei prezzi, tasso di inflazione negativo

Calcolare il livello generale dei prezzi

  1. Deflatore del PIL: Permette di calcolare il prezzo medio dei beni finali prodotti in un’economia, il tasso di variazione del deflatore del PIL rappresenta il tasso di inflazione.
  2. Indice dei prezzi al consumo: È un paniere di prodotti tipici del consumatore medio. Viene calcolato effettuando una media ponderata dei prezzi dei beni consumati nell’economia. Il tasso di variazione dell’indice rappresenta il tasso di inflazione.

Attenzione! Entrambe le metodologie tendono a restituire lo stesso risultato, tuttavia talvolta possono presentarsi dei discostamenti dovuti al differente tasso di variazione dei prezzi delle importazioni. Questo perché il deflatore del PIL è il livello medio dei prezzi dei beni finali prodotti all’interno dell’economia (di consumo e di produzione, C e I), l’indice dei prezzi al consumo (IPC) indica il livello medio dei prezzi dei beni di consumo (prodotti internamente e importati, CD e CF). Per cui, la differenza sostanziale tra i due è dovuta al diverso tasso di variazione dei prezzi dei beni importati.

Conclusioni

Il messaggio principale di questo capitolo è che le variabili centrali dell’economia sono produzione, disoccupazione e inflazione. Mettendole in relazione tra di loro possiamo assumere tutta una serie di studi e conclusioni.

  • Legge di Okun: relazione negativa tra produzione e disoccupazione
  • Curva di Phillips: relazione negativa tra tasso di disoccupazione e inflazione

Capitolo 3

Il mercato dei beni

Il mercato dei beni riguarda il settore reale dell'economia, consideriamo l'insieme di beni e servizi prodotti come un unico bene composito: il PIL reale.

Semplificazioni nella nostra economia

  1. Le imprese producono uno stesso bene che può essere usato come bene di consumo, bene di investimento e come spesa pubblica: Y
  2. Le imprese forniscono qualsiasi quantità di tale bene a un dato prezzo: P (Questa ipotesi è valida solo nel breve periodo)
  3. Le imprese non tengono scorte;
  4. L'economia è chiusa: non avvengono scambi con il resto del mondo. (Esportazioni e importazioni sono uguali a zero)

Domanda totale/aggregata di beni

  • Z = Domanda aggregata di beni
  • C = Consumo
  • I = Investimento
  • G = Spesa pubblica
  • X = Esportazioni
  • IM = Importazioni

Consumo

Per consumo aggregato intendiamo la domanda di beni di consumo da parte delle famiglie, le decisioni di consumo dipendono dal reddito disponibile delle famiglie (YD).

  • Consumo autonomo (C0): livello di consumo quando il reddito disponibile è pari a 0.
  • Propensione marginale al consumo (C1): funzione del reddito disponibile
    • C1 > 0: un aumento del reddito disponibile genera un aumento del consumo
    • C1 < 1: un aumento del reddito disponibile genera un aumento del consumo meno che proporzionale, i consumatori usano solo una parte del reddito disponibile.

Investimento

Decisioni delle imprese relative agli investimenti.

  • Variabili esogene: determinate al di fuori del modello, variabili date
  • Variabili endogene: spiegate all’interno del modello, cioè determinabili risolvendolo

Inizialmente gli investimenti verranno considerati (per ipotesi) una variabile esogena, successivamente questa ipotesi semplificatrice verrà rimossa.

Spesa pubblica

Descrive la politica fiscale del modello, cioè le scelte del governo circa le entrate (T) e le uscite (G) del settore pubblico. Sono entrambe considerate variabili esogene.

  • T > G = Avanzo di bilancio
  • T < G = Disavanzo di bilancio

Produzione di equilibrio

L’equilibrio sul mercato dei beni richiede che la produzione (Y) sia uguale alla domanda (Z). E siccome la domanda dipende da Y…

  • Z = Domanda aggregata

In sintesi, la domanda aggregata è data dalla somma di componenti esogene della domanda (che non dipendono dal reddito) più una componente che dipende dal reddito (componente endogena). Z è anch’essa endogena siccome dipende dal reddito.

  • Componenti esogene (intercetta): C0 + I + G - C1T
  • Componenti endogene (pendenza): C1Y
  • Variazioni del reddito determinano spostamenti lungo la retta
  • Variazioni delle componenti esogene determinano uno spostamento della retta

La condizione di equilibrio permette di determinare il livello di produzione aggregata tale per cui Y = Z (produzione = domanda). Possiamo quindi ricavare il livello della produzione aggregata di equilibrio nell’economia:

  • Moltiplicatore: aumenta al crescere di C1
  • Spesa autonoma: somma delle componenti esogene (non dipendenti dal reddito)

N.B: L’aumento delle componenti esogene fa aumentare la produzione di un fattore pari al moltiplicatore, lo stesso vale per la diminuzione.

Esempio: Da notare che, in caso di una variazione di componente esogena (per esempio c0), la produzione (Y) varia di una misura uguale al moltiplicatore ∗ ∆c0

N.B: Ovviamente questo vale sia in positivo che in negativo.

Equilibrio del mercato dei beni: Y = Z

  • Produzione = Domanda
  • A sinistra: eccesso di domanda (Z > Y)
  • A destra: eccesso di offerta (Z < Y)

Nel caso in cui la domanda subisca delle variazioni e vada quindi ad aumentare/diminuire, il punto di equilibrio andrà a sua volta a variare.

Investimento privato = risparmio nazionale

Spiegazione: Il risparmio è pari alla somma di risparmio privato e risparmio pubblico:

  • Risparmio privato (S): parte di reddito disponibile che non viene spesa dai consumatori.
  • Risparmio pubblico (T-G): parte di gettito fiscale che non viene spesa dal governo.
    • T > G = avanzo di bilancio
    • T < G = disavanzo di bilancio

Capitolo 4

Mercati finanziari

I mercati finanziari svolgono un ruolo fondamentale per l’economia perché permettono di trasferire fondi da chi dà a prestito a chi prende a prestito. Sui mercati viene determinato il costo del finanziamento che di fatto influenza le decisioni di spesa di famiglie, imprese e governi. Il costo viene determinato dalle banche centrali attraverso i tassi di interesse.

Titoli di debito

  • Obbligazioni societarie: emessi da imprese per finanziare progetti
  • Titoli di stato: emessi da governi per finanziare il disavanzo di bilancio

Il tasso di interesse sui titoli dipende dalla scadenza e dal rischio.

Titoli di puro sconto (titoli senza cedola)

Non pagano cedole, rimborsano il VN alla scadenza. Acquistati sotto la pari (€PT). Più è elevato il prezzo (€PT) e più sarà basso il tasso di interesse (i).

Per calcolare l’interesse lordo = VN - €PT

Questo ragionamento ha senso fintanto che manteniamo il titolo fino alla sua naturale scadenza, viceversa bisogna considerare che il prezzo dei titoli varia costantemente sui mercati secondari per via del meccanismo di domanda e offerta.

Domanda di moneta

La moneta è il mezzo di pagamento utilizzato per regolare gli scambi

  • Circolante: moneta metallica e cartacea
  • Depositi in conto corrente: possibilità di emettere bonifici, assegni, bancomat…

La moneta può essere utilizzata per regolare le transazioni ma non paga interessi. I titoli di debito non possono essere usati per le transazioni ma pagano degli interessi. La ricchezza finanziaria è tenuta quindi in parte in moneta (per effettuare scambi immediati) e in parte in titoli (per guadagnare degli interessi).

Ci sono quindi 2 mercati finanziari: mercato della moneta e mercato dei titoli, quando uno dei due mercati è in equilibrio lo è per forza anche l’altro.

Decisione di detenere moneta o titoli

La decisione di detenere moneta o titoli dipende da:

  • Livello delle transazioni (che dipende dal reddito) → numero degli scambi che vengono fatti nell’economia. Maggiore è il numero di scambi nell’economia, maggiore è la quantità di ricchezza che le famiglie vogliono tenere in forma monetaria.
    • Relazione positiva tra domanda di moneta e reddito
  • Tasso d’interesse offerto dai titoli (costo opportunità di tenere moneta) → più è alto il tasso di interesse sui titoli, maggiore è la rinuncia sulla quantità di moneta che tengo.
    • Relazione inversa tra tasso di interesse sui titoli e domanda di moneta.

Da notare che:

  • Un aumento della ricchezza (Wf) comporta un aumento della domanda di titoli (Bd) ma non ha effetto sulla domanda di moneta (Md)
  • Un aumento del reddito (€Y) comporta un aumento della domanda di moneta (Md) e diminuisce la domanda di titoli (Bd) (a parità di ricchezza)

Relazione tra domanda di moneta, reddito nominale e tasso di interesse

Da qui possiamo dedurre che:

  • La domanda di moneta dipende positivamente dal reddito nominale (€Y)
  • La domanda di moneta dipende negativamente dal tasso di interesse (i)

Offerta di moneta

L’offerta di moneta è composta da:

  • Moneta circolante (Ci): emessa dalla banca centrale
  • Depositi bancari (D): emessi dalle banche

Per ora, ci limiteremo a considerare solo la moneta circolante (Ci), i depositi bancari verranno introdotti successivamente.

La quantità di moneta offerta SM viene emessa dalla banca centrale e non dipende dal tasso di interesse per cui è esogena. L’offerta la disegniamo quindi come una retta verticale in corrispondenza della quantità di moneta decisa dalla BC. È verticale perché non dipende dal tasso di interesse.

Equilibrio del mercato della moneta

Ms = Md → i = Tasso di interesse di equilibrio

  • i1 = Tasso di interesse superiore a i (eccesso di offerta di moneta)
  • i2 = Tasso di interesse inferiore a i (eccesso di domanda di moneta)

In prossimità di i il mercato della moneta è in equilibrio e pertanto anche il mercato dei titoli.

Variazioni nel mercato della moneta

  • Aumento del reddito nominale (€Y): Aumento della domanda di moneta a ogni livello del tasso di interesse → variazione dell'equilibrio del mercato della moneta caratterizzato da un tasso superiore (iB).
  • Diminuzione del reddito nominale (€Y): Diminuzione della domanda di moneta a ogni livello del tasso di interesse → variazione dell'equilibrio del mercato della moneta caratterizzato da un tasso inferiore (iB).
  • Aumento dell’offerta di moneta: Aumento dell’offerta di moneta → variazione dell'equilibrio del mercato della moneta caratterizzato da un tasso inferiore (iB).
  • Diminuzione dell’offerta di moneta: Diminuzione dell’offerta di moneta → variazione dell'equilibrio del mercato della moneta caratterizzato da un tasso superiore (iB).

Politica monetaria

Le BC variano la quantità di moneta in circolazione tramite le operazioni di mercato aperto, ossia acquistando e vendendo titoli di stato sul mercato secondario.

  • Se vuole aumentare la quantità di moneta in circolazione: stampa nuova moneta e con questa acquista titoli sul mercato. Intervento espansivo: vedi “Aumento dell’offerta di moneta”.
  • Se vuole diminuire la quantità di moneta in circolazione: vende i titoli sul mercato secondario e rimuove la moneta che ottiene attraverso la vendita. Intervento restrittivo: vedi “Diminuzione dell’offerta di moneta”.

Accorgimento

Noi abbiamo considerato che la BC scelga l’offerta di moneta e lasci che il tasso di interesse sui titoli si aggiusti. In realtà la BC opera nel modo opposto, ovvero sceglie il tasso di interesse obiettivo e aggiusta, di conseguenza, l’offerta di moneta in modo tale da raggiungerlo. Questo è il modo in cui agiscono le BC moderne, come FED e BCE.

Bilancio della Banca Centrale

  • Attività: titoli che detiene in portafoglio
  • Passività: moneta (circolante) immessa nell’economia

Il valore delle attività deve essere pari al valore delle passività, pertanto il valore dei titoli sarà pari al valore della moneta.

N.B: Per gli individui la moneta è un’attività, per l’emittente (BC) una passività.

Esempio: intervento espansivo di mercato aperto (stampa moneta per 1 milione di euro e compra titoli sul mercato per 1 milione di euro)

Depositi bancari

Finora abbiamo ipotizzato che tutta la moneta fosse circolante, emessa dalla BC. In realtà, come abbiamo accennato, la moneta non include solo il circolante (Ci) ma anche i depositi bancari (D) che non sono emessi dalla BC ma dalle banche commerciali private.

In economia operano infatti molti tipi di intermediari finanziari, cioè istituzioni che ricevono fondi dagli individui e li usano per accordare prestiti e acquistare titoli. Le banche commerciali private sono una particolare tipologia di intermediari finanziari perché ricevono depositi dagli individui e, a loro volta, prestano questi fondi ad altri soggetti economici.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher terli01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Fugazza Carolina.
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