Estratto del documento

Appunti di macroeconomia

Un viaggio intorno al mondo

La macroeconomia si occupa di studiare il funzionamento dei sistemi economici nel complesso. Piuttosto che considerare la definizione formale occorre considerare i principali andamenti macroeconomici mondiali.

A oggi l'economia mondiale si trova in una fase di recessione dovuta alla pandemia che si è diffusa a partire da inizio 2020, causata dalla diffusione di un nuovo coronavirus. Per contrastare la diffusione del virus, molti paesi hanno adottato misure di lockdown, di quarantena, che hanno comportato il fermarsi della produzione in molti settori.

Anche nel 2008 l'economia mondiale è stata colpita da una profonda crisi economica, la peggiore dalla Grande Depressione del 1929. Nel 2009 il tasso di crescita della produzione mondiale è stato negativo quando di solito è positivo del 4-5% annuo. Oggi la pandemia sta causando una recessione ancora più profonda.

La pandemia del 2020

La recessione attuale è diversa da quelle precedenti perché non è causata da squilibri dell'economia ma da uno shock esogeno e inatteso, che ha portato le economie ad adottare delle misure di quarantena. Per evitare il diffondersi del virus i vari paesi hanno adottato delle misure di lockdown, questo ha impedito alle persone di poter andare a lavorare, le fabbriche erano chiuse, di conseguenza la produzione si è ridotta a causa di uno shock dal lato dell'offerta del mercato dei beni. L'offerta dei beni si è ridotta a causa delle misure di lockdown.

Lo shock negativo nei paesi che hanno adottato queste misure si è propagato anche ai paesi che importano beni intermedi da questi, perché non è stato possibile procedere con le attività produttive. Quindi lo shock negativo di offerta si è propagato anche a paesi che non hanno adottato misure di limitazione della mobilità in modo diretto.

La recessione attuale è particolare perché è causata anche da uno shock dal lato della domanda, ossia il timore del rischio di contagio ha condotto i consumatori a ridurre la domanda di beni e servizi in alcuni settori, soprattutto quelli ad alta intensità di contatto (ristorazione, divertimenti, cultura, sport..). In tutti questi settori la domanda dei beni si è ridotta, per cui la produzione di beni si è ridotta anche per questa via: indotta dalla riduzione della domanda.

Per cui, la crisi attuale è dovuta a una combinazione di shock negativo dal lato dell'offerta del mercato dei beni e della domanda. È una recessione devastante perché si pensa, per esempio, che le domande dei sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti nella prima parte del 2020 sono passati in solo 2 settimane da 345’000 a oltre 5,6 milioni. Ora, posto che la recessione è e sarà profonda, quanto durerà?

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) prevede che sia relativamente rapida. Le previsioni del FMI ad aprile 2020 sono le seguenti: la figura mostra l'andamento delle produzioni nelle economie avanzate (curva blu) e nei mercati emergenti (curva nera). In tratteggiato vi sono le previsioni del FMI fatte a fine 2019. Il FMI nel 2019 prevedeva, sostanzialmente, una crescita dell’economia sia per quanto riguarda le economie avanzate che per le economie emergenti.

Ad aprile 2020, a pandemia iniziata, ha dovuto rivedere le revisioni. Ha previsto un forte calo della produzione, sia nelle economie avanzate sia nelle emergenti, e un relativo breve recupero entro fine 2021. Il recupero era previsto più breve per le economie emergenti.

Le previsioni del FMI aggiornate a gennaio 2021

Economie avanzate (curva blu), economie emergenti (curva gialla) e Cina (curva rossa), previsioni FMI (tratteggiato). In questo grafico il FMI mantiene distinta la Cina perché ha avuto un calo della produzione nei primi trimestri del 2020 ma ha avuto anche un brevissimo recupero, tant'è che il tasso di crescita della produzione in Cina è stato positivo nel 2020. La Cina ha chiuso il 2020 con un tasso di crescita della produzione positivo, nonostante la brevissima recessione causata dal diffondersi della pandemia.

Nuovamente, si conferma la ripresa relativamente rapida per economie avanzate da altre economie emergenti, previsione un po' più rosea rispetto a quanto fatto in precedenza, perché si prevede che l'economia mondiale tornerà a crescere entro il 2021. Sull'asse delle y si misura il livello della produzione rispetto al livello della produzione dell'ultimo trimestre nel 2019. La figura mostra, per esempio, il livello della produzione nel primo trimestre del 2020 rispetto al livello della produzione del primo trimestre del 2019.

Nel terzo trimestre del 2021 si tornerà al livello di produzione che avevamo raggiunto nel 2019, per quanto le economie avanzate. Per la Cina, il recupero c'è stato nel 2020. Le economie emergenti calano e salgono più velocemente.

Alcuni dati del FMI a gennaio 2021

Sono le stime del tasso di crescita, in termini percentuali, della produzione aggregata. Proiezioni per il 2021 e 2022. A livello mondiale il tasso di crescita della produzione è stato negativo (-3.5%), per il 2021 è previsto un tasso di crescita positivo di 5.5 punti percentuali. Per le economie avanzate è previsto un tasso di crescita negativo, con recupero nel 2021.

Si stima che il tasso di crescita in Italia sia stato negativo (-9.2%), caduta del PIL molto sostenuta, è previsto un tasso di crescita positivo nel 2021 del 3.0%, il quale non è sufficiente a recuperare quanto si è perduto nel 2020. Questi numeri sono calcolati considerando la variazione della produzione aggregata, dal 2021 rispetto al 2020, fratto il livello della produzione del 2020. Quindi nel 2021 la produzione aggregata sarà superiore a quella del 2020 di 3 punti percentuali, nel 2022 sarà superiore a quella del 2021 di 3.6 punti percentuali. Queste sono solo proiezioni fatte dal FMI a 1/2 anni, quindi potrebbero anche essere sbagliate, e verranno corrette. In generale, le economie emergenti calano e crescono più velocemente.

La crisi del 2008-2009

Questo grafico mostra l'andamento del tasso di crescita della produzione, in termini percentuali, per le economie mondiali, emergenti e avanzate. Il tasso di crescita delle economie avanzate è mediamente più basso rispetto a quello delle economie emergenti. Per l'economia mondiale il tasso di crescita della produzione è una media ponderata del tasso di crescita delle economie avanzate e delle economie emergenti.

L'economia mondiale ha attraversato una fase di espansione, a partire dall'anno 2000 fino al 2007, successivamente si iniziano a intravedere segnali di rallentamento con la riduzione dei prezzi delle case negli Stati Uniti. I prezzi delle case negli Stati Uniti, a partire dal 2007, iniziarono a diminuire e questo avviene in una fase in cui il mercato dei mutui era fragile, in cui molti mutui erano di scarsa qualità perché durante la fase di espansione (2000-2007) erano stati concessi molti mutui a famiglie con scarsa capacità di ripagarli.

Quindi, quando i prezzi delle case hanno iniziato a diminuire molte famiglie hanno iniziato a non riuscire più a pagare le rate dei mutui e, quando la situazione si è protratta, molte famiglie hanno trovato conveniente non ripagare il mutuo. Si trovavano in una situazione in cui il valore delle case che avevano acquistato era diminuito oltre il valore del debito che avevano contratto, quindi avrebbero dovuto ripagare un debito il cui valore era superiore al bene che stavano acquistando, quindi trovarono conveniente dichiararsi insolventi.

Quindi, alla crisi del mercato immobiliare si accompagnò la crisi sul mercato dei mutui e questo fu molto grave dal punto di vista del sistema degli intermediari finanziari, delle banche, perché durante la fase di espansione, quando concessero questi mutui di scarsa qualità, rimpacchettarono i mutui di scarsa qualità con altri mutui di buona qualità formando/costruendo degli strumenti finanziari molto complicati che rivendettero ad altri intermediari/banche.

Questi strumenti finanziari erano talmente complessi che era difficile riuscire a stimare il loro grado di rischio cosicché, quando il mercato dei mutui crollò, gli intermediari finanziari che avevano in bilancio questi strumenti finanziari molto complessi si ritrovarono in una situazione di rischio di insolvenza molto elevato. Per cui, banche e intermediari finanziari iniziarono a non prestarsi più fondi a vicenda.

Anche nella situazione in cui la banca centrale statunitense intervenne con una politica monetaria espansiva, immettendo liquidità nel sistema economico, le banche iniziarono ad accumulare la liquidità in forma di riserve, non si concedevano più prestiti proprio perché non più in grado di valutare il rischio di solvibilità dei creditori, degli altri intermediari.

Ci furono molti intermediari/banche a rischio di fallimento, infatti a settembre 2008 una delle maggiori banche americane (Lehman Brothers) dichiarò la bancarotta, quando ciò successe si diffuse il timore che anche altre banche potessero fallire, proprio perché era una grande banca. Il mercato azionario iniziò a crollare.

Di fronte al crollo dei prezzi delle case, dei prezzi azionari, i consumatori americani iniziarono a ridurre i consumi, nel timore che le prospettive economiche peggiorassero, quindi ridussero la domanda aggregata. Dall'altro lato le imprese diminuirono gli investimenti perché le banche non facevano prestiti neanche alle imprese, e anche per questa via la domanda aggregata diminuì. La produzione diminuì e la crisi finanziaria si tramutò in recessione economica negli Stati Uniti, la quale si propagò nel resto del mondo poiché le economie sono molto interconnesse, portando le economie avanzate a un tasso di crescita negativo del 4% circa nel 2009, rispetto al 2008.

A fronte di questa situazione di recessione profonda le autorità di politica economica, quindi banche centrali e governi, intervennero con massicce misure di politica monetaria e fiscale espansiva, che furono efficaci. Nel 2010, infatti, le economie avanzate tornarono a crescere, quindi la produzione aggregata iniziò a crescere e il tasso di crescita tornò positivo, questo continuò fino al 2020, alla vigilia dell'attuale pandemia, la quale ci ha portato in recessione.

Nel 2015 vi fu un'altra crisi che colpì soprattutto l'Europa, la crisi dei debiti sovrani. Quando i macroeconomisti analizzano un'economia per la prima volta, si pongono inizialmente due domande:

  • Quanto è grande questo paese da un punto di vista economico? → Qual è il livello di produzione aggregata di beni e servizi realizzato in quel paese.
  • Qual è il tenore di vita di questo paese? → Qual è il livello del prodotto pro capite, ossia il livello della produzione aggregata fratto popolazione → misura media di beni e servizi disponibile per ogni abitante (= reddito pro capite).

Successivamente, quando vogliono scavare più a fondo, i macroeconomisti, guardano a tre variabili:

  • Tasso di crescita della produzione: tasso a cui la produzione varia nel tempo;
  • Tasso di disoccupazione: proporzione di lavoratori non occupati e che sono in cerca di occupazione, sulla forza lavoro di quel paese;
  • Tasso di inflazione: tasso di crescita dei prezzi medi dei beni nell'economia.

Gli Stati Uniti d'America (2019)

Gli Stati Uniti sono una grande economia, un grande paese dal punto di vista economico, infatti producono circa il 24% della produzione mondiale, hanno una produzione pro capite nel 2019 di circa 65’000 dollari annui. È la più grande economia mondiale, hanno un alto livello di prodotto pro capite, anche se non il più elevato.

Qui vediamo l'andamento del tasso di crescita della produzione, del tasso di disoccupazione e del tasso di inflazione negli Stati Uniti dal 1990 al 2020:

Il tasso di crescita della produzione dal 1990 al 2007 è stato positivo e relativamente alto. L'impatto della crisi economica comportò un tasso di crescita negativo, quindi una riduzione della produzione nel 2009 rispetto al 2008 di 1.3 p.p. Poi un recupero successivo, a partire dal 2010, e un ritorno del tasso annuo ai livelli pre-crisi nel 2018 e 2019. Il tasso di disoccupazione durante le recessioni aumenta, durante le fasi di espansione diminuisce e la produzione aggregata aumenta. Nel 2018-2019 il tasso si era ridotto ai minimi storici, inferiore rispetto al livello pre-crisi, avendo poi un picco nel 2020. Il tasso di inflazione nelle fasi di recessione tende a diminuire, mentre nelle fasi di espansioni tende ad aumentare.

PIL = produzione, indicatore per misurare la produzione aggregata. PIL pro capite = produzione pro capite → produzione / popolazione.

Il tasso di interesse statunitense e lo "zero lower bound"

Questo grafico permette di capire con quale meccanismo agisce l'intervento di politica monetaria espansivo della banca centrale. Dal 2007 la banca centrale è intervenuta, ai primi segnali di rallentamento dell'economia quando i prezzi dei beni stavano aumentando, con una politica monetaria espansiva, immettendo liquidità nel sistema. Sostanzialmente, ha ridotto il tasso di interesse di riferimento e, di conseguenza, i tassi di interesse nell'economia. Ha ridotto il tasso di interesse per favorire il credito tra banche e alle imprese, e quindi sostenere l'attività economica. Infatti, il tasso di interesse nominale degli Stati Uniti è passato dal 5% nel 2007 allo 0%, e ciò ha avuto efficacia nello stimolare l'economia. Il tasso di interesse a livelli pressoché nulli è stato mantenuto fino al 2005, dopodiché si è iniziata ad attuare una politica un po' più restrittiva, anche se alla vigilia della pandemia il tasso era ancora prossimo allo 0.

Nel 2020, poiché il tasso era già quasi a 0, il margine di manovra della politica monetaria convenzionale era veramente molto limitato. Per questo, si è ricorso a politiche monetarie non convenzionali. Il tasso di interesse nominale non può ridursi oltre lo 0, per cui se la misura non è sufficiente si bisognerà ricorrere a misure di politica monetaria non convenzionali.

La crescita della produttività del lavoro americana è rallentata negli ultimi decenni:

L'Europa

Un'altra area grande dal punto di visto economico, e non solo, è l'Europa. L'Europa è nata nel 1957, dopodiché molti paesi si sono aggiunti, nel 1999 un gruppo di questi (15) hanno adottato la moneta unica. Attualmente i paesi dell'Eurozona (che usano l'euro come moneta) sono 19. L'Europa produce il 16% della produzione mondiale. Ha un prodotto pro capite relativamente inferiore rispetto a quello degli Stati Uniti, con molte differenze tra paesi.

Andamento del tasso di crescita della produzione, della disoccupazione e dell'inflazione dal 1990 al 2020

Sostanzialmente, l'andamento di queste variabili è molto simile rispetto agli Stati Uniti. Il tasso di disoccupazione trimestrale varia considerevolmente nel tempo e nello spazio, sia in risposta a recessioni ed espansioni, sia come conseguenza di mercati del lavoro differenti tra loro. Mediamente, il tasso di disoccupazione in Europa è più elevato rispetto agli Stati Uniti.

Molti attribuiscono la causa di questo al fatto che il mercato del lavoro in Europa è più rigido rispetto a quello degli Stati Uniti, cioè la legislazione a protezione dei lavoratori è più stringente che non per gli Stati Uniti (per esempio, in Europa è più difficile licenziare). Anche se, in realtà, guardiamo all'Europa ci sono paesi, come la Danimarca e l'Olanda, in cui la legislazione a protezione dei lavoratori è sì stringente, ma il tasso di disoccupazione è molto basso. La differenza tra questi paesi e gli altri in Europa è il fatto che non solo la protezione dei lavoratori è alta ma ci sono anche politiche attive del lavoro molto efficaci, cioè politiche che aiutano i lavoratori disoccupati a rioccuparsi.

Quali benefici ha apportato l’euro agli stati membri?

Nel 1999 15 paesi hanno adottato la moneta unica, la quale è stata adottata nel 2002. Essa ha comportato alla rinuncia dell'autonomia sulla politica monetaria, per i paesi aderenti (principale svantaggio). Il vantaggio è stato che da quel punto in poi tutti i paesi aderenti hanno potuto beneficiare della reputazione della BCE, il cui obiettivo è il mantenimento dei prezzi stabili. Questo è stato particolarmente importante e rilevante per quanto riguarda quei paesi che, storicamente, avevano un tasso di inflazione e interesse alto (es. Italia) → dall'adozione vi è stato un tasso di interesse basso, e quindi una spesa pubblica per interessi relativamente bassa rispetto al passato.

Un altro importante beneficio è stato il fatto che il tasso di cambio è stato praticamente azzerato. L'adozione dell'euro è stato uno dei principali eventi economici dall'inizio del secolo. Tuttavia, l'imposizione di un'unica politica monetaria a stati con differenti necessità economica può risultare problematica. Alcuni sono a favore dell'abbandono della moneta unica, preoccupati per i costi economici derivanti da essa. Altri economisti suggeriscono che l'abbandono della moneta unica comporterebbe l'abbandono dei vantaggi offerti dall'euro e che avrebbe conseguenze potenzialmente distruttive per il paese che decidesse di abbandonare l'unione monetaria. Il tema rimarrà scottante per molto.

Anteprima
Vedrai una selezione di 20 pagine su 150
Macroeconomia Pag. 1 Macroeconomia Pag. 2
Anteprima di 20 pagg. su 150.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 6
Anteprima di 20 pagg. su 150.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 11
Anteprima di 20 pagg. su 150.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 16
Anteprima di 20 pagg. su 150.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 21
Anteprima di 20 pagg. su 150.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 26
Anteprima di 20 pagg. su 150.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 31
Anteprima di 20 pagg. su 150.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 36
Anteprima di 20 pagg. su 150.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 41
Anteprima di 20 pagg. su 150.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 46
Anteprima di 20 pagg. su 150.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 51
Anteprima di 20 pagg. su 150.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 56
Anteprima di 20 pagg. su 150.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 61
Anteprima di 20 pagg. su 150.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 66
Anteprima di 20 pagg. su 150.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 71
Anteprima di 20 pagg. su 150.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 76
Anteprima di 20 pagg. su 150.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 81
Anteprima di 20 pagg. su 150.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 86
Anteprima di 20 pagg. su 150.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 91
1 su 150
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessiapiardi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Fugazza Carolina.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community