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Prof. Morana - Macroeconomia A.A 2017/2018

I modelli macroeconomici e le principali scuole di pensiero nel dibattito corrente

Il grande dibattito macroeconomico sviluppato vede contrapposte la teoria keynesiana e la teoria macroeconomica classica; per i classici esistono meccanismi di aggiustamento endogeni che mantengono il sistema macroeconomico in prossimità di un equilibrio di lungo periodo con pieno impiego delle risorse. Mentre per Keynes (1936) problemi di coordinamento tra gli agenti economici impediscono un aggiustamento endogeno verso l’equilibrio di lungo periodo con conseguente sottoccupazione delle risorse, per questa scuola di pensiero le politiche di stabilizzazione sono necessarie. Per la teoria classica una contrazione della domanda aggregata e quindi una riduzione dei prezzi porta ad un conseguente aggiustamento automatico che crea un nuovo punto di equilibrio nel lungo periodo. Una politica di stabilizzazione non è necessaria. Per Keynes invece, applicando una politica monetaria/fiscale espansiva è possibile ricondurre l’equilibrio economico al suo punto di partenza.

Teoria del ciclo economico reale (classici)

Le fluttuazioni di breve (e lungo) periodo della produzione sono fluttuazioni del livello di pieno impiego (lungo periodo) del prodotto dovute a shock all’offerta di lavoro, shock tecnologici (progresso tecnico) e shock d’offerta (prezzo delle materie prime, fattori climatici, norme e regolamenti). Le fluttuazioni delle variabili economiche (prodotto, consumi, investimenti, occupazione, produttività) sono la risposta ottimale di agenti razionali (ottimizzanti) ai cambiamenti dell’ambiente in cui agiscono.

  • Shock tecnologici/offerta: misurano il progresso tecnologico, si ha la funzione Y=AF(k,L) dove A è la tecnologia e Y la funzione di produzione.
  • Sostituzione intertemporale del lavoro: misura la disponibilità degli individui a variare le ore di lavoro nel corso del tempo, al variare del salario relativo intertemporale. Dati due periodi w1 e w2 si ha (1+r)w1/w2. r è la variazione del tasso d’interesse.

Per questa teoria i prezzi sono perfettamente flessibili, l’economia opera sempre in corrispondenza del livello di pieno impiego delle risorse; tutti i mercati sono costantemente in equilibrio. Variazioni della domanda aggregata non hanno alcun effetto sul livello di equilibrio della produzione, che è unicamente determinato dal lato dell’offerta (funzione di produzione).

La nuova economia Keynesiana

Le fluttuazioni della produzione sono sia deviazioni dal livello di pieno impiego del prodotto che fluttuazioni del livello di pieno impiego del prodotto. Per questa teoria i prezzi sono vischiosi nel breve periodo a causa di rigidità ed imperfezioni di mercato: cambiare i prezzi ha un costo (costi di menu), non variare il prezzo può essere la scelta migliore per un’impresa per il mancato coordinamento (comportamento strategico delle imprese), lo scaglionamento di variazioni di prezzi e salari (aggiustamenti di prezzo sono modesti per evitare variazioni rilevanti dei prezzi relativi).

In sintesi: La teoria macroeconomica più recente tende a fondere gli aspetti migliori delle due scuole, nel breve periodo risulta maggiormente efficace la teoria keynesiana mentre nel lungo periodo quella classica. Poiché nel breve periodo i prezzi non sono vischiosi, i salari nominali sono fissati per contratto e non cambiano istantaneamente e i listini prezzi non vengono variati continuamente ma fino a quando i prezzi non variano, i mercati non saranno in equilibrio (no market clearing) e quindi si osserverà un eccesso di offerta di lavoro (disoccupazione) e un eccesso di offerta di beni. Nel lungo periodo i prezzi e i salari nominali sono flessibili. Tutti i mercati sono in equilibrio (market clearing) e le risorse disponibili sono quindi pienamente impiegate: non vi è disoccupazione e tutta la produzione, pari al livello di pieno impiego, risulta venduta.

Le principali variabili macroeconomiche e la dinamica macroeconomica in Italia

Il Prodotto Interno Lordo (PIL): misura il valore dei beni e servizi finali prodotti complessivamente nell’economia in un dato periodo di tempo; ma anche il valore aggiunto complessivo e il valore complessivo dei redditi di un'economia.

Calcolo del PIL

  • Valore dei beni finali prodotti
  • Differenza tra il valore della produzione (ricavi) e il valore dei beni intermedi
  • Somma delle retribuzioni pagate ai lavoratori (salari) e dei profitti (e delle imposte indirette)

Recessione: situazione di persistente decrescita del PIL reale definita da un tasso decrescente per due trimestri consecutivi.

Espansione: situazione di crescita del PIL reale.

Deflatore implicito del PIL → è una misura del livello generale dei prezzi (P) è dato dal rapporto tra PIL nominale e PIL reale. Di conseguenza PIL nominale= PxPIL reale.

La spesa aggregata = consumi (C), investimenti privati (I), spesa pubblica (G) e esportazioni nette (X) - importazioni (M) (NX). Quindi spesa aggregata= C+I+G+NX.

Identità del reddito nazionale → Y= C+I+G+NX → Y+M=C+I+G+X dove Y e M sono le risorse mentre il resto sono gli impieghi.

  • Consumi privati (C) → tutti i beni e servizi acquistati da individui e istituzioni (i beni si dividono in durevoli, semidurevoli e non durevoli).
  • Investimenti privati (I) → tutti i beni acquisiti per uso futuro, vi sono gli investimenti delle imprese che possono essere fissi (impianti, attrezzature) o in scorte (magazzino), e poi ci sono gli investimenti delle famiglie (immobili).

Il valore di tutti i beni spesa pubblica → e servizi finali acquistati dalla pubblica amministrazione più la sua spesa per investimento. Vi sono i consumi pubblici (servizi erogati) e gli investimenti pubblici (infrastrutture).

Esportazioni nette → NX=N-M.

PIL reale pro capite → Rapporto tra PIL reale e popolazione.

PIL reale per unità di lavoro → rapporto tra PIL reale e occupati.

IPC indice dei prezzi al consumo → Misura il livello dei prezzi di un paniere tipico di consumo delle famiglie. Misura le variazioni del costo della vita, indicizza i contratti all’inflazione. Si calcola dividendo il costo del paniere del periodo in corso per il costo del paniere in un periodo base. Però l’utilizzo di un paniere fisso implica: errori di sostituzione (consumi cambiano), esclusione di nuovi beni e omissione dei miglioramenti della qualità dei prodotti. (L’IPC sovrastimerebbe l’inflazione dell’1%).

La popolazione

  • Attiva → tra i 15 e 65 anni
  • Non attiva → bambini e anziani
  • Forza lavoro → occupati+disoccupati
  • Occupati → aventi un lavoro retribuito
  • Disoccupati → non occupati in cerca di lavoro
  • Fuori forza lavoro → non occupati non in cerca di lavoro

Disavanzo di bilancio → differenza tra le entrate e le uscite (B=T-G).

Debito pubblico → somma dei disavanzi di bilancio cumulati nel corso del tempo. Disavanzo primario → differenza tra le entrate (imposte, T) e le uscite (spesa pubblica, G), al netto del pagamento degli interessi sul debito, del settore statale. Bp=T-(G-INt). Il debito pubblico si può valutare anche in termini di PIL per valutare la dimensione del debito relativamente alla dimensione dell’economia.

La teoria classica: la macroeconomia nel lungo periodo

Ha come obiettivo la determinazione del prodotto e delle componenti della domanda aggregata, delle sue variabili endogene come la tecnologia di produzione (funzione di produzione) e la disponibilità dei fattori produttivi. Questa teoria prende come ipotesi dei mercati perfettamente concorrenziali sempre in equilibrio di lungo periodo con pieno impiego delle risorse e prezzi perfettamente flessibili (market clearing). (economia chiusa NX=0).

La teoria della determinazione della produzione e dell’occupazione

Il livello della produzione è determinato dal lato dell’offerta in corrispondenza del livello di pieno impiego delle risorse, sulla base di una funzione di produzione con rendimenti di scala costanti. Y= (K,L) =Y(K,L)=Y.

Identificazione dei fattori

  • W → salario nominale
  • R → rendita nominale del capitale (canone di locazione)
  • P → prezzo del prodotto

W/P = salario reale R/P= rendita reale del capitale. I mercati dei fattori sono perfettamente concorrenziali; l’offerta di ogni fattore è fissa e la domanda dei fattori è ottenuta dall’aggregazione delle domande dei fattori delle singole imprese che mirano alla massimizzazione dei profitti. Queste utilizzeranno il lavoro e il capitale fino a quando la produttività marginale di questi non è pari al costo marginale (salario/rendita reale). Le funzioni di produttività marginale del lavoro e di produttività marginale del capitale sono le funzioni di domanda dei fattori dell’impresa.

Scelta ottimizzante dell’impresa: max= PF(K,L) PML= W/P PMK = R/P ogni fattore di produzione è remunerato in base alla produttività marg. Il salario reale di equilibrio è dato da uguaglianza tra domanda e offerta di lavoro. La rendita di equilibrio è data dall’uguaglianza tra domanda e offerta di capitale. Il reddito totale viene ripartito tra capitale e lavoro, questa quota ripartita è data da PML x L e PMK x K.

La spesa complessiva (con Nx=0)

I consumi privati → dipendono dal reddito disponibile dato da reddito- imposte (Y-T). Funzione del consumo C=C(Y-T).

Gli investimenti privati → dipendono dal costo di prestito, cioè l’interesse. Il tasso d’interesse però è dato sia dal costo per prendere prestito i capitali che dal costo opportunità di utilizzare i propri fondi. Funzione d’investimento I=I(r) =I-br essendo r il tasso di interesse reale.

Il tasso di interesse reale è dato da r=I-pgreco dove greco è il tasso di inflazione (osservato o atteso). Il bilancio pubblico è dato da Spesa pubblica - Tasse (G-T), è in pareggio se questi sono uguali, in avanzo se T>G e in disavanzo (deficit) se T<G.

Condizione di equilibrio dei mercati Y=C(Y -T) +I(r) dove Y è l’offerta complessiva uguagliata alla domanda complessiva. Il tasso di interesse è determinato in modo da rendere compatibili la domanda complessiva e la produzione complessiva.

Equilibrio del mercato finanziario (fondi mutuabili)

Il tasso di interesse reale di equilibrio viene determinato in modo da rendere compatibili gli investimenti privati con il risparmio nazionale. Nel caso di riduzione del risparmio nazionale S, di aumento della spesa pubblica G, riduzione delle imposte T e aumento dei consumi privati C; si ha uno spostamento della curva risparmio verso sinistra e una conseguente crescita del tasso di interesse r che trova un nuovo punto di equilibrio E1. (anche in caso di riduzione prodotto potenziale). Nei casi contrari ai precedenti si osserva uno spostamento del risparmio verso destra e un abbassamento del tasso reale di interesse.

Nel caso di un aumento della domanda di investimenti questa si sposta verso l’alto provocando un aumento del tasso di interesse r, provocherà invece una diminuzione di r spostandosi verso il basso nel caso di una riduzione (caso contrario).

Secondo la politica fiscale del modello classico, l’aumento della spesa pubblica (o riduzione delle imposte) comporta una riduzione del risparmio, che genera un eccesso di domanda nel mercato dei fondi mutuabili e un aumento del tasso di interesse, che a sua volta determina una riduzione dell’investimento privato. Nel modello classico una politica fiscale espansiva comporta quindi solo una variazione della composizione della spesa, ovvero più consumi/investimenti pubblici o consumi privati e meno investimenti privati.

I consumi privati dipendono dal reddito disponibile e dal tasso di interesse, più è elevato il tasso di interesse e maggiore sarà il costo opportunità del consumo corrente rispetto a quello futuro.

Il modello macroeconomico classico II

La politica fiscale porta ad uno spiazzamento non solo più dell’investimento ma anche dei consumi privati poiché il tasso di interesse influisce sia su interessi che consumi. Le variazioni del risparmio pubblico sono compensate dal risparmio privato. La curva di risparmio S(r) si sposta verso sinistra con una riduzione del risparmio nazionale o a causa di un aumento della spesa pubblica G. Un aumento della domanda di investimenti provoca lo spostamento verso l’alto di questa facendo aumentare il tasso di interesse relativo. Se aumenta il prodotto potenziale si sposta a destra il risparmio e diminuisce r.

L’economia aperta nel lungo periodo

In questo caso vengono prese in considerazione le importazioni e le esportazioni: Y=C+I+G+NX dove NX è data da EX-IM (esportazioni - importazioni).

  • NX > 0 Avanzo commerciale
  • NX < 0 Disavanzo commerciale
  • NX = 0 Saldo commerciale nullo

Viene preso in considerazione il PNL che rappresenta il reddito complessivo generato dai residenti di un paese. PNL=PIL+reddito nazionale proveniente dall’estero-reddito corrisposto all’estero.= C+I+G+NX+REN dove il REN sono i redditi esteri netti.

Saldo della bilancia dei pagamenti → SCC= NX+REN+TUN dove TUN sono i trasferimenti unilaterali netti e con SCC si intende il saldo di conto corrente.

Modello di piccola economia aperta

Si basa su un’ipotesi di perfetta mobilità dei capitali, il tasso di interesse reale interno è pari al tasso di interesse reale mondiale, il tasso di cambio reale viene determinato in modo da uguagliare le esportazioni nette e il deflusso netto di capitale. L’effetto dell’aumento della spesa pubblica nazionale che comporta lo spostamento del risparmio verso sinistra e lo spiazzamento delle esportazioni nette che calano. NX<0.

Un aumento della domanda di investimenti porta uno spostamento di tale curva verso l’alto e una diminuzione delle esportazioni. NX<0 (NX= S-I).

Un aumento della spesa pubblica estera comporta un aumento del tasso di interesse reale, c’è uno spiazzamento dell’investimento privato e una crescita di NX che è >0.

Il tasso di cambio nominale (E) è il prezzo di unità di moneta nazionale in termini di unità di moneta estera, mentre il tasso di cambio reale (epsilon) è il prezzo di una unità di beni nazionali in termini di beni esteri. Epsilon= E x P/P* dove P* è il prezzo estero. Il tasso di cambio reale serve a misurare la competitività di un paese. Si parla di apprezzamento o deprezzamento nominale con aumento o riduzione del tasso di cambio nominale, è definito reale quando a variare è il tasso di cambio reale.

Il saldo commerciale dipende inversamente dal tasso di cambio reale; più i beni nazionali sono costosi in termini di beni esteri e minori saranno le esportazioni. Il tasso di cambio reale è determinato in modo da uguagliare domanda e offerta di valuta nazionale. Cioè esportazioni nette e deflusso di capitale netto. (differenza tra risparmio nazionale e investimenti interni totali). In caso di aumento della spesa pubblica nazionale le esportazioni nette calano e si ha lo stesso risultato con l’aumento della domanda di investimenti. Si alza il tasso di cambio reale.

Se aumenta la spesa pubblica estera o aumenta il prodotto potenziale, NX aumenta e il deflusso di capitali netto si sposta a destra. E il tasso di cambio diminuisce. L’utilizzo combinato di una politica commerciale e di una politica fiscale restrittiva può però consentire di migliorare il saldo commerciale, evitando l’aumento del tasso di cambio reale e lo stimolo alle importazioni di altri prodotti.

Vi è l’applicazione della legge del prezzo unico agli scambi internazionali, ogni unità di valuta deve avere lo stesso potere d’acquisto in ogni paese. DeltaE/E= inflazione estera - inflazione nazionale. Variazioni modeste del tasso di cambio reale hanno effetti ampi sulle esportazioni nette: il tasso di cambio reale è quindi prossimo al valore che assicura la parità di potere d’acquisto della valuta.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher thenickx1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Morana Claudio.
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