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Capitolo 2 - Il PIL

Definizione e calcolo del PIL

La misura della produzione aggregata (totale) nella contabilità nazionale è chiamata: Prodotto Interno Lordo (PIL).

Flusso (No Stock). Esistono tre definizioni di PIL:

  • Valore dei beni e servizi finali: prodotti nell’economia in un dato periodo di tempo. La parola “finale” è la chiave, in quanto i beni intermedi usati per la produzione rientrano nel valore del bene finale prodotto e pertanto non devono essere conteggiati.
  • Somma del valore aggiunto: nell’economia in un dato periodo di tempo. Il Valore aggiunto di un’impresa è dato dal valore della produzione meno il valore dei beni intermedi impiegati nella stessa.
  • Somma dei redditi: dell’economia in un dato periodo di tempo [redditi da lavoro + redditi da capitale + imposte indirette (IVA)]. Le imposte dirette sono già comprese nel reddito!

PIL nominale e reale

Il PIL Nominale è la somma delle quantità dei beni e servizi valutati al loro prezzo corrente. La sua crescita nel tempo dipende da due fattori:

  • Crescita della produzione (quantitativa)
  • Aumento dei prezzi dei beni (Inflazione)

Il PIL Reale è la somma delle quantità di beni e servizi finali valutati a prezzi costanti, ovvero i prezzi dell’anno scelto come base.

Anno Q Auto P Auto PIL Nominale PIL Reale
2008 10 20.000 200.000 240.000
2009 12 24.000 288.000 288.000 (BASE)
2010 13 26.000 338.000 312.000

Il tasso di crescita del PIL (reale o nominale) è dato da: Yt - Yt-1 / Yt-1.

Inflazione

L’inflazione è un aumento sostenuto del livello dei prezzi. Influenza la distribuzione del reddito e genera distorsioni che rendono difficili le decisioni sul futuro. Il tasso di inflazione è il tasso al quale varia questo livello dei prezzi nel tempo. Il miglior tasso auspicabile è basso e stabile tra l’1% e il 3%. La deflazione è una riduzione dei prezzi a cui corrisponde un tasso di crescita negativo, genera gli stessi problemi dell’inflazione.

Esistono due indicatori del livello dei prezzi:

  • Pil deflatore del PIL, ovvero il prezzo medio della produzione (dei beni prodotti). Esso ci dice di quanto sono aumentati i prezzi nell’anno t:

Pil Deflatore = PIL Nominale / PIL Reale. Nell’anno base è = 1.

L’Indice dei prezzi al consumo (IPC), ovvero il prezzo medio dei beni consumati (costo della vita) pari a 100 nell’anno base (paniere tipico); Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) in Europa.

Da queste definizioni possiamo ricavare la formula del tasso di variazione dell’inflazione:

ΔP/ Pt-1.

Il tasso di disoccupazione

Il tasso di disoccupazione (u) è il rapporto tra disoccupati e forza lavoro L.

Relazione tra crescita della produzione, tasso di disoccupazione e tasso d’inflazione

La legge di Okun mette in relazione le variazioni del tasso di disoccupazione con il tasso di crescita della produzione. Queste grandezze sono inversamente proporzionali. Ad una maggiore crescita della produzione è associata una riduzione della disoccupazione. Questa relazione ci permette di osservare come la disoccupazione aumenti durante i periodi di recessione e diminuisca durante quelli di espansione. Possiamo dedurre che attraverso una forte crescita economica è possibile ridurre la disoccupazione.

Le differenze nel funzionamento del mercato del lavoro tra i vari paesi diversificano i risultati della legge di Okun. La curva di Phillips mette in relazione il tasso di disoccupazione con la variazione del tasso di inflazione. Una disoccupazione ridotta spinge l’inflazione ad aumentare e, come sappiamo, un’inflazione troppo elevata non è un bene per l’economia.

Dalle relazioni osservate fino ad ora, possiamo senza dubbio dedurre che un’economia di successo è un’economia che allo stesso tempo raggiunge un elevato tasso di crescita della produzione, una ridotta disoccupazione e un basso tasso di inflazione.

Capitolo 3 - Il mercato di beni

La composizione del PIL

Il PIL (Y) è formato da cinque elementi:

  • Consumo (C): Somma dei beni e servizi acquistati dai consumatori, costituisce la componente più importante del PIL.
  • Investimento (I): Diverso dalle scorte di magazzino, è la somma di Investimento residenziale (acquisto di case, appartamenti ecc.) e Investimento non residenziale (acquisto di impianti, macchinari ecc.).
  • Spesa Pubblica (G): Somma di beni e servizi acquistati dallo stato o da enti pubblici, include sia le spese per i consumi sia le spese per investimenti pubblici. Non include i trasferimenti né gli interessi sul debito pubblico.
  • Esportazioni Nette (NX): Differenza tra esportazioni (X), acquisti di beni e servizi nazionali da parte del resto del mondo, e importazioni (IM), ovvero gli acquisti di beni e servizi dall’estero effettuati dai residenti. La differenza tra queste due componenti è chiamata saldo commerciale. Se questo è positivo [NX>0] allora il paese si trova in avanzo commerciale, se è negativo [NX<0] il paese si trova in disavanzo commerciale.
  • Investimento in scorte: Differenza tra beni prodotti e beni venduti, quindi tra produzione e vendite, in un anno. Se la produzione è maggiore delle vendite l’investimento in scorte aumenta, se è minore diminuisce.

La domanda di beni in economia chiusa

C + I + G rappresenta la spesa in beni e servizi dell’economia in questione da parte dei residenti (consumatori + imprese + governo).

C + I + G + NX rappresenta la spesa totale di beni e servizi nazionali.

La domanda totale di beni è data dall’identità Z ≡ C + I + G + NX. Assumendo che la nostra economia sia chiusa, quindi che le esportazioni nette siano pari a zero, e che le imprese producano un solo tipo di bene a prezzi fissi, otterremo la seguente equazione: Z ≡ C + I + G.

Scomponendo la nostra identità possiamo analizzare le singole componenti in modo più dettagliato.

Consumo (C)

Il consumo dipende da vari fattori, primo fra tutti il reddito disponibile Yd = Y – T, ovvero il reddito al netto dei trasferimenti e delle imposte.

Quando il reddito aumenta, le persone aumentano i loro consumi e viceversa. La funzione del consumo dipende inoltre da due parametri:

  • c0 rappresenta i cambiamenti nelle preferenze dei consumatori, quindi il consumo desiderato, quando il reddito disponibile è uguale a zero ed è sempre positivo.
  • c1 è un numero compreso tra 0 e 1, viene chiamato propensione al consumo, o propensione marginale al consumo, ed esprime l’effetto sul consumo di un euro aggiuntivo di reddito. Se un euro aggiuntivo di reddito aumenta il consumo di 60 centesimi. Graficamente costituisce l’inclinazione della retta della funzione consumo.

In base a ciò che è stato appena detto possiamo formulare la Funzione Keynesiana del Consumo: C = c0 + c1(Y – T).

L’Investimento (I)

L’investimento è una variabile tutt’altro che irrilevante ma per il momento la considereremo come esogena, ovvero una variabile che non viene spiegata ma presa come data: I = Ī.

Spesa Pubblica (G) e Imposte (T)

La spesa pubblica insieme alle imposte descrivono la politica fiscale del governo, ovvero le decisioni relative alle uscite e alle entrate del settore pubblico. Prenderemo anche queste variabili come esogene poiché non è possibile prevedere il comportamento dei governi come quello di imprese e consumatori.

Determinazione della produzione di equilibrio

Produzione = Domanda. A questo punto la nostra funzione estesa della domanda di beni è la seguente:

Z = c0 + c1(Y – T) + Ī + G.

Assumendo per il momento che l’investimento in scorte sia nullo, la condizione di equilibrio nel mercato di beni è data dall’equazione Y = Z, ovvero l’uguaglianza tra produzione (reddito) e domanda. Risolvendo secondo questa condizione otterremo:

Y = c0 + c1(Y – T) + Ī + G.

Isoliamo Y:

Y = [c0 + Ī + G – c1T] / (1 – c1).

Dove (1 – c1)-1 rappresenta il moltiplicatore keynesiano (sempre positivo e >1) e [c0 + Ī + G – c1T] rappresenta la spesa autonoma, ovvero la componente della domanda di beni che non dipende dal reddito/produzione.

Investimento = Risparmio

Un modo equivalente di considerare l’equilibrio nel mercato di beni è dato dall’uguaglianza tra investimento e risparmio aggregato (saving). Cominciamo analizzando le componenti del risparmio aggregato. Quest’ultimo è dato dalla somma tra Risparmio Privato e Risparmio Pubblico.

Il Risparmio Privato è costituito dal reddito disponibile al netto dei consumi: Sprivato = Yd – C, ovvero S = Y – T – C.

Il Risparmio Pubblico è dato dalla differenza tra le imposte, ovvero le entrate dello stato, e la spesa pubblica, ovvero le uscite: Spubblico = T – G. Se il Risparmio Pubblico è positivo il governo ha un avanzo di bilancio, se è negativo il governo ha un disavanzo di bilancio.

Modificando di poco la nostra equazione di partenza otterremo:

Y – T – C = I + G – T.

S = I + (T – G).

Questa uguaglianza prende il nome di curva IS. Riordinando e sostituendo possiamo dimostrare come questo modo di definire l’equilibrio nel mercato di beni sia esattamente uguale al precedente:

S = c0 + c1Y + Ī + G – c1T.

Il paradosso del risparmio

Se, dato un certo reddito, i consumatori decidessero di aumentare il risparmio (riducendo quindi c0), potremmo osservare due effetti contrapposti. Da un lato il risparmio privato aumenterebbe per effetto della riduzione di c0, dall’altro si ridurrebbe per effetto di una riduzione del reddito, ciò comporterebbe una variazione totale ΔS = 0.

In definitiva il tentativo dei consumatori di risparmiare di più si traduce in una riduzione del prodotto e quindi in un risparmio invariato. Questo fenomeno è noto come paradosso del risparmio. Tuttavia quando si estende l’orizzonte temporale considerato e si passa al medio o al lungo periodo, altri fattori potrebbero modificare il risultato finale.

Modellizzazione di T

T = T0 + tY, dove T0 è una costante e t ∈ (0,1).

In base alla precedente equazione ogni aumento del reddito si traduce in un aumento di T e una riduzione dei sussidi di disoccupazione.

L’equazione di equilibrio nel mercato di beni diventa:

Y = [c0 + Ī + G – c1T0]* / [1 – c1(1 – t)].

Con t = 0 si ha una flat tax, con t > 0 si ha una tassa progressiva.

Deficit e debito pubblico

Il Deficit o Disavanzo Primario è un flusso (definito in un periodo di tempo). Si ottiene dalla differenza tra le uscite (G) e le entrate (T). Non tiene conto degli interessi sul debito pubblico: G – T.

Il Disavanzo del settore pubblico è dato dal disavanzo primario più gli interessi sul debito pubblico: (G – T) + iB, dove i è il tasso di interesse sul debito pubblico e B è lo stock di debito pubblico

Se il disavanzo è > 0 il debito aumenta. IL DEFICIT È UN FLUSSO, IL DEBITO È UNO STOCK!

Capitolo 4 - I mercati finanziari

Moneta e titoli

Per descrivere con maggiore facilità il funzionamento dei mercati finanziari assumeremo che nella nostra economia esistano solo due strumenti finanziari: la moneta e i titoli.

La moneta viene usata nelle transazioni per effettuare pagamenti, si divide in circolante, cioè la moneta metallica e cartacea, e depositi di conto corrente. Non paga interessi.

I titoli, a differenza della moneta, pagano un tasso di interesse positivo ma non possono essere usati nelle transazioni. Nel nostro caso assumeremo che vi sia un solo tipo di titoli.

Offerta di moneta e tasso di interesse

Ogni tipo di strumento finanziario ha il proprio mercato ma quello dei titoli è considerato il più importante in quanto, attraverso le azioni della Banca Centrale (BCE) che opera solo in questo mercato, vengono prodotti una serie di effetti a cascata che influenzano gli altri mercati.

La ricchezza finanziaria è data dalla somma tra domanda di moneta e domanda di titoli: Md + Bd.

Nella vita quotidiana è necessario detenere sia moneta che titoli e in che proporzione è utile farlo dipende da due fattori:

  • Il livello delle transazioni
  • Il tasso di interesse offerto dai titoli

La domanda di moneta

La domanda di moneta di un’economia è la somma di tutte le domande di moneta individuali. Dipende dal livello delle transazioni, che consideriamo proporzionale al reddito nominale, e negativamente dal tasso di interesse: Md = L(Y, i).

Aumenti del reddito nominale generano un aumento della domanda di moneta, aumenti del tasso di interesse generano riduzioni della domanda di moneta.

La domanda di titoli

La domanda di titoli è data dalla differenza tra la ricchezza finanziaria totale e la domanda di moneta. Aumenti del reddito nominale e quindi della domanda di moneta generano riduzioni della domanda di titoli, aumenti del tasso di interesse e quindi riduzioni della domanda di moneta generano aumenti della domanda di titoli: Bd = Ricchezza – Md.

Determinazione del tasso d’interesse (1)

La condizione di equilibrio nei mercati finanziari impone che l’offerta di moneta sia uguale alla domanda di moneta, cioè che M = Md. Assumeremo per semplicità che la sola moneta esistente sia quella circolante, ovvero quella emessa dalla BCE. In questo caso sostituendo i termini della nostra equazione otterremo:

M = L(Y, i).

Dove l’offerta di moneta è esogena, stabilita dalla BCE e non dipende dal tasso di interesse.

Un aumento del reddito nominale provoca un aumento del tasso di interesse, in corrispondenza del tasso di interesse iniziale la domanda di moneta eccede l’offerta.

Un aumento dell’offerta di moneta provoca una riduzione del tasso di interesse, ciò a sua volta provoca un aumento della domanda di moneta in modo da eguagliare la nuova offerta di moneta.

Politica monetaria e operazioni di mercato aperto

La banca centrale modifica l’offerta di moneta attraverso l’acquisto e la vendita di titoli nel mercato obbligazionario: aumenta la quantità immettendo nuova moneta nel sistema attraverso l’acquisto di titoli (politica monetaria espansiva), riduce la quantità rimuovendola dal mercato attraverso la vendita (politica monetaria restrittiva). Queste azioni vengono classificate come operazioni di mercato aperto. Le operazioni di politica espansiva generano un aumento dei prezzi dei titoli e quindi una riduzione del tasso di interesse, le operazioni di politica restrittiva fanno diminuire i prezzi dei titoli e aumentare il tasso di interesse.

Nella realtà la banca centrale fissa per prima cosa un tasso d’interesse obiettivo e poi aggiusta l’offerta di moneta al fine di raggiungerlo. Le attività della banca centrale sono costituite dai titoli che detiene in portafoglio, le passività dallo stock di moneta presente nell’economia.

La moneta della Banca centrale è detta Base Monetaria ed è formata dal circolante più le riserve delle banche private.

Determinazione del tasso di interesse (2)

Nel mondo reale la moneta include anche i depositi di conto corrente. Questi ultimi sono forniti non dalla banca centrale, bensì dalle banche. Le banche sono una specifica tipologia di intermediari finanziari, ovvero istituzioni che ricevono fondi dagli individui e dalle imprese e li usano per accordare prestiti e acquistare titoli. La loro caratteristica principale è che le loro passività sono costituite da moneta, per un ammontare pari al valore totale dei depositi di conto corrente. Le attività della banca invece sono costituite...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliaferdinandi.17 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Siena o del prof Dalmazzo Alberto.
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