Macroeconomia: la contabilità nazionale
Nozioni preliminari
La contabilità nazionale è l'insieme delle rilevazioni contabili-statistiche relative al sistema economico considerato nel suo complesso (ossia in senso macroeconomico).
- Imprese
- Famiglie
- Settore pubblico
- Resto del mondo
Le imprese producono beni utilizzando:
- Beni intermedi (vengono prodotti nell'anno X e riutilizzati nello stesso periodo)
- Fattori di produzione primari o input (lavoro, capitali, risorse naturali)
- Attività imprenditoriale
Per lavoro intendiamo la prestazione d'opera da parte di persone, ma per semplicità immaginiamo che il lavoro sia omogeneo. Per risorse naturali intendiamo terra, foreste, giacimenti minerari. Per capitale intendiamo l'insieme dei beni d'investimento già installati e utilizzati in produzione e si classifica in due categorie:
- Capitale fisso: insieme dei beni d'investimento che partecipano alla produzione per più di un periodo, ad esempio macchinari, attrezzature, mezzi di trasporto utilizzati dalle imprese
- Capitale circolante: insieme dei beni di investimento che partecipano alla produzione di un solo periodo, ad esempio scorte di materie prime e semilavorati
Per investimento si intende l'incremento dello stock di capitale e si misura in un arco temporale, ad esempio nel corso di un anno, al contrario del capitale che si misura in un certo istante nel tempo, ad esempio alla fine di un anno.
L'attività imprenditoriale è la prestazione dell'imprenditore. Le famiglie offrono in primo luogo lavoro alle imprese e ne ricevono in cambio un salario. Pertanto esse ricevono anche "redditi da capitale-impresa" sotto forma di dividendi e sotto forma di interessi sui prestiti-depositi.
Il settore pubblico è portatore di tre azioni:
- Tassa gli altri soggetti (imprese, famiglie) attraverso le imposte
- Produce e vende servizi che entrano nella nozione di "spesa pubblica"; è interpretabile anche come domanda di beni e servizi ai privati (spesa pubblica)
- Ridistribuzione delle risorse alle famiglie (pensioni, sussidi di disoccupazione)
Le tasse vanno a coprire le spese e se sono molto superiori a quest'ultime avremo un "surplus", altrimenti avremo un "deficit" o "disavanzo" del settore pubblico; per finanziare il deficit vengono messi in vendita titoli pari all'ammontare del deficit stesso. Il debito pubblico, nel caso non venisse sempre risanato, ammonterebbe al deficit di ogni anno mentre l'aggiustamento di bilancio si ha quando chiudo il gap, aumentando la tassazione o riducendo la spesa pubblica. Le tasse hanno segno positivo mentre spesa pubblica e trasferimenti hanno segno negativo.
Il Resto del mondo è un agente che intrattiene relazioni commerciali e finanziarie con il paese considerato (nel nostro caso l'Italia); le relazioni commerciali consistono in importazioni che sono la vendita di beni prodotti nel Resto del Mondo al paese in questione (Italia) ed esportazioni che sono l'acquisto di beni prodotti nel paese in questione (Italia) da parte del Resto del Mondo. La differenza fra esportazioni ed importazioni è detta saldo commerciale.
Il prodotto interno lordo
Il PIL rappresenta una misura sintetica dell'attività produttiva del sistema economico nel suo complesso. Se ne possono fornire tre definizioni.
Definizione 1: Il PIL è il valore, misurato in unità di conto, ad esempio euro, di tutti i beni finali, prodotti all'interno di un paese in un certo periodo (ad esempio un anno). Ne consegue che il PIL è la differenza fra produzione lorda complessiva (insieme di beni finali, intermedi) e il valore dei soli beni intermedi. Non si utilizza la produzione lorda come indicatore perché altrimenti l'attività produttiva aggregata verrebbe sovrastimata per effetto del doppio conteggio del valore dei beni intermedi.
Definizione 2: Il PIL è la somma di tutti i valori aggiunti.
Definizione 3: Il PIL è la somma di tutti i redditi dei fattori di produzione.
Il PIL quindi è: la somma dei valori dei beni finali; la somma dei valori aggiunti; la somma dei redditi dei fattori.
Il PIL può essere valutato o ai prezzi di mercato o al costo dei fattori. Nel primo caso è la somma dei valori dei beni finali valutati ai prezzi correnti e include anche le imposte indirette (nel nostro caso l'IVA). Nel secondo caso è la somma dei valori dei beni finali al netto delle imposte indirette.
PIL ai prezzi di mercato - imposte indirette = PIL al costo dei fattori
PIN (prodotto interno netto): PIL – ammortamento (parte di valore dello stock di capitale fisso che si perde in un certo periodo per l'usura fisica dovuta all'impiego del capitale nella produzione).
PNL (prodotto o reddito nazionale lordo): misura il valore del prodotto generato dai fattori produttivi di proprietà dei cittadini di una nazione; PNL = PIL + redditi netti dall'estero (differenza fra redditi percepiti da italiani residenti all'estero e redditi percepiti da stranieri residenti in Italia).
PIL nominale, reale, deflatore implicito del PIL
Il PIL nominale è il PIL valutato ai prezzi correnti (dell'anno in corso). Il PIL reale è il PIL valutato a prezzi costanti (dell'anno base).
Il PIL nominale cresce nel tempo per due ragioni:
- Perché la produzione di beni cresce nel tempo.
- Perché il prezzo di molti beni cresce anch'esso nel tempo.
Se vogliamo quindi misurare la produzione e le sue variazioni nel tempo dobbiamo eliminare l'effetto dell'aumento dei prezzi; a questo scopo si parla di PIL reale. Il deflatore implicito del PIL è il rapporto fra PIL nominale e PIL reale:
P(t) = PILt / Qt
Variazione percentuale del Pil nominale: (PILt - PILt-1) / PILt-1
Variazione percentuale del Pil reale: (Qt - Qt-1) / Qt-1
Aumento medio dei prezzi: (Pt - Pt-1) / Pt-1
Legenda: PIL = PIL nominale Q = PIL reale P = deflatore del PIL nell'anno t o livello medio generale dei prezzi. Pertanto PQ = PIL, ovvero P = PIL/Q.
Il flusso circolare del reddito e della spesa in economia chiusa
Consideriamo la presenza di famiglie (che non consumano tutto il reddito ma effettuano un risparmio) e di imprese (che utilizzano capitale ed effettuano investimenti); fra il blocco delle famiglie e quello delle imprese c'è il sistema finanziario, che è l'insieme dei canali che mettono in contatto:
- Operatori in surplus finanziario (cioè aventi eccesso di risparmi sugli investimenti)
- Operatori in deficit finanziario (ossia aventi un eccesso degli investimenti sui risparmi)
Si hanno tre mercati:
- Il mercato dei beni di consumo
- Il mercato del lavoro
- Il mercato dei beni di investimento
Il PIL è uguale alla somma della spesa per beni di consumo da parte delle famiglie e della spesa per beni di investimento da parte delle imprese: PcC + PiI = PIL = PQ dove, P è il livello generale dei prezzi dei beni di consumo e I la spesa in beni di investimento in termini reali. Supponiamo che Pc = Pi = P: PcC + PiI = PIL = PQ Q = C + I
Il reddito prodotto viene in parte consumato e in parte risparmiato, quindi: Q = C + S = I
Nel nostro caso gli operatori in surplus finanziario sono le famiglie, che per ipotesi risparmiano ma non investono, mentre quelli in deficit finanziario sono le imprese, che per ipotesi investono ma non risparmiano. Il sistema finanziario si incarica quindi di trasferire il surplus finanziario delle famiglie (risparmio) alle imprese, perché queste possano colmare il loro deficit finanziario (investimento).
Questo passaggio avviene attraverso canali finanziari di due tipi:
- Canali diretti, ossia i mercati di diversi tipi di titoli emessi dalle imprese (mercato azionario, obbligazionario...)
- Canali indiretti, ossia un canale in cui giocano un ruolo fondamentale gli intermediari finanziari
Ma se i risparmi delle famiglie sono diversi dagli investimenti programmati dalle imprese (ossia i cosiddetti investimenti volontari) come può realizzarsi l'identità fra risparmi ed investimenti effettivi? La risposta sta nella presenza dei cd. "investimenti involontari" (in scorte).
Il flusso circolare con settore pubblico
Essendoci anche il settore pubblico, oltre alle imprese, anch'esso si trova tra gli operatori in deficit. Esso è un operatore che:
- Riscuote imposte dalle famiglie, eroga trasferimenti alle famiglie, effettua la spesa pubblica (produce servizi non destinabili alla vendita, quali l'istruzione, l'assistenza sanitaria, la viabilità, la difesa, l'ordine pubblico...)
Per imposte (TA) si intende il prelievo sul reddito delle famiglie da parte del settore pubblico, ed è la somma di imposte dirette, imposte indirette e contributi sociali. I trasferimenti (TR) sono erogazioni del settore pubblico alle famiglie, sotto forma di pensioni, sussidi di disoccupazione, interessi sui titoli di debito pubblico. Il valore dei consumi pubblici (CG) è dato dalla somma del reddito complessivo dei dipendenti pubblici (QG) e del valore dei beni intermedi (BIG). Il settore pubblico compie anche investimenti in opere pubbliche, detti investimenti pubblici (IG). La somma dei consumi ed investimenti pubblici rappresenta la spesa pubblica G = CG + IG, che si configura come l'insieme degli impieghi finali originati dal settore pubblico. In generale, si avrà che: Q = C + I + G
Il saldo di bilancio (BS) del settore pubblico è la differenza fra risparmio del settore pubblico (S = TA - TR differenza fra le imposte nette), gli investimenti pubblici (IG) e il consumo pubblico(CG). Avremo quindi: BS = TA – TR - CG - IG = TA -(TR + CG + IG) = TA - (TR + G).
Definiamo il reddito disponibile delle famiglie come segue: Yd = Q – TA + TR dove TA è il prelievo tributario e TR i trasferimenti. Sostituendo: Q – TA + TR = C + S’ dove S’ = y C = Q – TA + TR – C.
Definiamo S = Q - C possiamo scrivere: S = S’ + TA - TR (1) S’ = I + G + TR - TA(2) ovvero S=I+G (3) allora.
La (1) afferma che il reddito disponibile viene o consumato o risparmiato; la (2) afferma che il risparmio delle famiglie dopo aver pagato le imposte (S’) è uguale agli investimenti (I) e al deficit pubblico (G + TR - TA); la (3) afferma che il risparmio al lordo delle imposte (S), è uguale alla somma degli investimenti (I) e della spesa pubblica (G).
Il flusso circolare in economia aperta
Introduciamo ora il Resto del Mondo, definito come un operatore che acquista beni prodotti dal sistema economico nazionale (esportazioni) e vende beni al sistema economico nazionale (importazioni). Le esportazioni sono un flusso di beni in uscita dall'Italia e in entrata nel Resto del Mondo. Il corrispettivo monetario, tuttavia, è un flusso in entrata per l'Italia e in uscita per il Resto del Mondo. Simmetricamente le importazioni sono un flusso di beni in entrata per l'Italia e in uscita per il Resto del Mondo ma il corrispettivo monetario è un flusso in uscita per l'Italia e in entrata per il Resto del Mondo.
Ovvero: Q = C + I + G + X – Z (4) C + I+ G + X =Q +Z.
Le esportazioni sono domanda di beni rivolta alle imprese nazionali del Resto del Mondo (indicheremo con X le esportazioni in termini reali). Le importazioni sono domanda proveniente dalle famiglie e dalle imprese nazionali e rivolta alle imprese del Resto del Mondo (la indicheremo con Z). La differenza fra esportazioni e importazioni, X - Z è detta domanda estera netta o bilancia commerciale. Quindi:
Quest’ultima espressione è l’identità di base della contabilità nazionale detta conto economico delle risorse e degli impieghi. In questo flusso vale sempre la seguente espressione: S’ = I + (G + TR - TA) + (X - Z) in cui sostituisco la (4) ottenendo: S= I + G+ X- Z
(X-Z) è il surplus di bilancia commerciale del paese considerato che equivale ad un deficit di bilancia commerciale del Resto del Mondo. Il risparmio delle famiglie infatti viene trasferito dal sistema finanziario non solo alle imprese per finanziare gli investimenti e al settore pubblico per finanziare il deficit pubblico ma anche al Resto del mondo per finanziare l’eccesso delle uscite del Resto del Mondo rispetto alle entrate del Resto del Mondo.
Il sistema finanziario quindi mette in contatto operatori in surplus (famiglie), con operatori in deficit (imprese, settore pubblico, Resto del Mondo). Gli investimenti di un Paese possono essere finanziati con il risparmio privato S’, con il risparmio pubblico BS, oppure con il risparmio del Resto del Mondo –NX: I = S’ + TA – TR – G + Z – X = S’ + BS –NX.
Flussi e stock in macroeconomia
Per flusso si intende una variabile misurata come un certo ammontare per unità di tempo e per periodo, ovvero su un certo arco temporale (un anno, un mese...). La consistenza (stock) è invece una variabile misurata in un determinato istante. Il capitale è quindi considerato uno stock, mentre gli investimenti sono un flusso.
Il modello keynesiano: il modello reddito-spesa
Le ipotesi di fondo
Supponiamo di avere un’economia:
- Chiusa e senza settore pubblico
- Composta da famiglie che risparmiano e da imprese che investono
Le famiglie offrono dunque lavoro alle imprese e le imprese domandano lavoro nella misura necessaria a produrre l’output programmato che a sua volta dipende dalla domanda di beni. Il nesso fra output programmato e lavoro richiesto è questa: Q = Q(L). Il livello dei prezzi, l’offerta di lavoro, il salario nominale sono fissi per ipotesi.
La domanda aggregata e l’equilibrio sul mercato dei beni
In un’economia chiusa e senza settore pubblico: Domanda aggregata: Q = C + I
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