Le macchine termiche e il secondo principio della termodinamica
1) Definizione di macchina termica
È sperimentalmente verificato che nel rispetto del primo principio della termodinamica
(ovvero della conservazione dell’energia) non c’è nessun limite e/o difficoltà
nell’ottenere in modo continuo calore dal lavoro; basti pensare alle situazioni in cui è
presente l’attrito. Il problema base della termodinamica è indagare la possibilità,
permessa dal primo principio, di trasformare con continuità il calore in lavoro.
È evidente che ciò si può ottenere con una singola trasformazione; ad esempio (fig.1),
possiamo, assorbendo calore fare espandere molto lentamente un sistema, costituito
Q,
da un gas ideale contenuto in un cilindro ideale, chiuso da un pistone, con pareti
adiabatiche e fondo conduttore in contatto con una sorgente di calore a temperatura T
(ovvero una espansione isoterma). stato iniziale
M
T V i s stato finale
M
T V f F Fig. 1
e per il primo principio
Infatti, in una trasformazione isoterma di un gas ideale U = 0
Int
quindi in assenza di attrito, tutto il calore assorbito è trasformato in lavoro:
Q = W,
con
pdV Fds >0 Q = W > 0
W ass
Questo non è interessante perché il processo si ferma una volta raggiunto un dato stato
finale, con il sistema in configurazione diversa da quella iniziale (vedi Per avere
fig. 1).
ancora lavoro dovremmo trovare il modo di riportare il sistema nella configurazione
iniziale e inoltre, affinché il processo sia conveniente, dovremmo spendere in questa fase
meno lavoro di quello ottenuto nella fase di espansione: ciò sarà possibile, essendo | V|
lo stesso, solo se la pressione con cui si riporta il sistema nelle condizioni iniziali è
mediamente minore di quella con cui si è effettuata l’espansione.
28/03/11 Lezioni di Fisica per CTF –MdP 1
Risulta quindi evidente che per trasformare con continuità in dobbiamo avere una
Q W
serie di trasformazioni che riportano il sistema indietro al punto di partenza, passando
per pressioni minori, come schematizzato in ossia una trasformazione ciclica o
fig. 2,
semplicemente Infatti, nella fase di espansione si ha > 0 (area
un ciclo. W
A B
mentre < 0 (area tratteggiata in celeste in fig. 2b)
tratteggiata in rosso in fig. 2a), W
B A
nella fase successiva di compressione.
p
p
espansione A B A
compressione B
A A
B B
W >0
ciclo
W >0
W <0
A B
B A V
V
Fig 2a Fig 2b
Il lavoro totale fatto compiendo il ciclo (area è:
in giallo in fig. 2d)
= W = W + W > 0
W
ciclo A A A B B A
Per una qualunque successione di trasformazioni che formano un ciclo percorso come in
una variabile di stato, segue dal primo
(cioè in senso orario), essendo
fig. 2 U Int
principio della termodinamica che:
U = U (A) U (A) = 0 W = Q > 0
Int Int Int ciclo
Accade in genere che in alcune trasformazioni del ciclo il sistema assorba calore, in
e rispettivamente la somma dei calori assorbiti e ceduti dal
altre lo ceda; posto Q
Q ass ced
sistema durante tutto il ciclo si ha:
= Q = Q | Q |> 0 Q > |Q |.
1.1 W ciclo ass ced ass ced
Conclusione: un sistema costituito da una sostanza, che chiameremo che
fluido motore,
esegue una opportuna trasformazione ciclica riesce a trasformare il calore in lavoro;
vedremo in seguito (par. 6) che ci sono forti limitazioni in questo processo.
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Realizziamo adesso un ciclo con delle specifiche trasformazioni:
a) Iniziamo con fare espandere isotermicamente a temperatura un gas ideale da
T
1
uno stato iniziale a uno stato finale (fig. ottenendo con tale trasformazione che
a b 3)
si trasforma in lavoro
tutto il calore assorbito W = Q > 0.
Q
1 a b 1
b) Se vogliamo tornare allo stato iniziale scambiando calore alla stessa
a,
trasformazione che possiamo effettuare è una compressione
temperatura , l’unica
T 1 . Ma è evidente (come mostrato in che
isoterma sempre a temperatura fig. 3)
T 1
dovremmo in tal caso spendere esattamente lo stesso lavoro, in modulo, ottenuto
nell’espansione: quindi per ottenere lavoro da un ciclo, il
W = W W = 0;
b c a b ciclo
fluido motore deve scambiare calore con almeno due temperature. Si trova
sperimentalmente che questo è sempre vero. Come abbiamo sottolineato, per ottenere
lavoro è necessario inoltre che la pressione media a cui si compie il percorso di ritorno
deve essere minore di quella della fase di espansione.
c) Per quanto detto al punto precedente, se vogliamo tornare allo stato iniziale
) e avere contemporaneamente
scambiando calore soltanto ad una temperatura (oltre T 1
(vedi la compressione deve essere svolta lungo una isoterma a
W > 0 fig. 4)
ciclo
temperatura con Durante questa compressione il fluido motore cede un
T T < T .
2 2 1
con |W
calore = W < 0 |< W .
Q
2 b c b c a b
d) Resta da stabilire come passare da una isoterma all’altra, e questo sarà visto in
seguito. p
p a
a
espansione a b
espansione a b
d b
b
a
compressione b W > 0 T
T 1
1 c
W = |W |
a b b a
T
compressione c d 2
V
V
fig. 3 fig. 4
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In ogni caso, possiamo concludere osservando che per ottenere lavoro con un ciclo, un
fluido motore, deve assorbire calore da sorgenti a date temperature e cedere calore a
sorgenti a temperatura più basse; chiameremo un dispositivo che
macchina termica
attraverso una trasformazione ciclica di un fluido motore scambia ovvero assorbe calore
ne scambia ovvero cede una quantità a temperatura
a temperature più alte = Q ,
Q ass sc,Talte
= e fornisce un lavoro
più basse|Q | |Q | W = Q |Q | = Q |Q |
ced sc,Tbasse ass ced sc,Talte sc,Tbasse
come schematizzato in fig. 5.
T T
alta,1 alta,2
Q = Q = Q + Q +
ass sc,Talte a,1 a,1
Q Q
a,1 a,2 W
Macchina termica
Q
Q
b,2
b,1 Q = Q = Q + Q +
ced sc,Tbasse b,1 b,1
T T
bassa,1 bassa,2 fig. 5
di una macchina termica la quantità:
Si definisce rendimento | Q |
| Q |
W Q | Q |
sc ,
Tbasse
<