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L'ordinamento italiano e la sua evoluzione

L'ordinamento italiano dall'unità al tramonto dello Statuto

Sin dal XIX secolo si è molto discusso intorno alla continuità o alla novità che avrebbe caratterizzato l'ordinamento giuridico italiano all'indomani dell'unità nazionale, rispetto all'ordinamento del Regno di Sardegna. L'Italia unita ebbe nello Statuto che re Carlo Alberto aveva concesso il 4 marzo 1848, la sua prima carta fondamentale.

Lo Statuto volle delineare una monarchia costituzionale:

  • Nella quale il potere esecutivo fosse saldamente in mano al re, nomina e revoca i ministri;
  • Nella quale il potere legislativo fosse condiviso dal re e da due camere, una rappresentativa (Camera dei deputati) e una di nomina regia vitalizia (il Senato del Regno);
  • Quale anche la giustizia emanasse dal re e fosse amministrata "in suo nome".

Lo Statuto è stato per lo più considerato una costituzione flessibile perché non era previsto un meccanismo di modificazione aggravato né alcuna forma esplicita di controllo della conformità della legge rispetto ad esso.

La storia delle istituzioni statutarie

La storia delle istituzioni statutarie si può dividere in due fasi.

Fino all'avvento del regime fascista

  1. Ancor prima che lo Statuto venisse esteso al Regno d'Italia, si passò subito dalla monarchia costituzionale alla monarchia parlamentare:
    • La rappresentanza rimase a lungo ristrettissima; il suffragio universale maschile fu introdotto solo nel 1912 e allargato definitivamente nel 1919 (non alle donne, però);
    • Le latenti tendenze dualistiche (tra re e parlamento) continuarono periodicamente a tornare alla luce nelle fasi critiche della vita dello Stato;
    • Il Senato del Regno non assunse mai un ruolo autonomo;
    • Il governo nel complesso si rafforzò ma in misura relativa e non potendo, in assenza dei partiti, contare su una salda maggioranza politica, fece largo uso dei suoi poteri amministrativi per condizionare le elezioni nei collegi e cercare così di considerare il proprio consenso;
    • Godette di un'indipendenza relativa;
    • Le libertà dei cittadini conobbero una certa tutela ma furono gravemente limitate in occasione del frequente ricorso agli stati di assedio;
    • Infine, nell'ultima parte dell'Ottocento si affermò un regime di tutela giurisdizionale del cittadino a fronte degli atti della pubblica amministrazione, con l'istituzione di apposite sezioni del consiglio di stato, il che dette vita al sistema a doppia giurisdizione che è rimasto quasi intatto fino ai giorni nostri.

Dopo l'avvento del regime fascista

Furono gli sconvolgimenti determinati dalla Prima guerra mondiale a mettere in crisi le non robuste democrazie liberali europee. In Italia, il regime parlamentare entrò in crisi prima che altrove. Il governo Mussolini, dopo essere stato eletto, non governò in modo troppo diverso da quelli che l'avevano preceduto: ma i segnali di un'evoluzione verso la dittatura ci furono subito tutti.

  • Fu istituita la Malizia volontaria per la sicurezza nazionale; furono varate limitazioni alla libertà di stampa; Mussolini teorizzò la costituzione di uno "stato nuovo" e non esitò a minacciare le istituzioni parlamentari.
  • Dopo il delitto Matteotti e dopo l'abbandono della Camera da parte della gran parte dell'opposizione, Mussolini decise di sfidare l'opinione pubblica e fece intendere di voler costituire un vero e proprio regime.

Seguirono così:

  • La carta del lavoro e leggi corporative che vietavano sciopero e serrata; l'istituzione del Tribunale speciale per la difesa dello Stato;
  • Lo scioglimento dei partiti politici;
  • Una legge che rafforzava notevolmente il ruolo del presidente del consiglio, il quale diventa un vero e proprio "capo del governo"; e il Gran consiglio, come unico organo deputato a proporre il nome del presidente del consiglio al re in vista della formazione del governo;
  • Una nuova legge elettorale che affidava di fatto la scelta dei membri della Camera al Gran consiglio;
  • L'instaurazione di un regime di rapporti con la Chiesa cattolica su base concordataria (Patti Lateranensi);
  • Nuovi codici di pubblica sicurezza (il testo unico), penale e di procedura penale: il codice Rocco;
  • Le leggi raziali che discriminarono pesantemente, isolandoli e privandoli dei loro diritti, i cittadini di origine ebraica;
  • La soppressione della Camera dei deputati sostituita da una Camera dei fasci e delle corporazioni.

Dal fascismo al referendum del 2 giugno 1946

Il 25 luglio 1943 il Gran consiglio del fascismo, approvando il celebre ordine del giorno proposto da Dino Grandi, sfiduciò di fatto il capo del governo e del partito, Mussolini, facendo appello al re perché riassumesse la "suprema iniziativa di decisione". Presidente del consiglio fu nominato il generale Badoglio.

Seguì la firma dell'armistizio di Cassibile (8 settembre 1943), la fuga del governo e del re da Roma, la nascita a nord della cosiddetta Repubblica sociale italiana (Rsi), con a capo Mussolini. Soppressi gli istituti che avevano caratterizzato il regime fascista, soppresso lo stesso partito e restaurate condizioni minime di pluralismo politico, subito si profilò il contrasto fra Corona e forze politiche antifasciste del Comitati di liberazione nazionale (Cnl).

Il conflitto trovò un parziale superamento con il cosiddetto compromesso istituzionale a seguito del quale Vittorio Emanuele III rinunciò all'esercizio di tutti i suoi poteri, affidando questi al principe ereditario, Umberto, nominato luogotenente generale del regno, e fu decisa la convocazione di un'Assemblea costituente cui deferire anche la scelta fra monarchia e repubblica.

Il 2 giugno 1946 i cittadini votarono a un tempo per il referendum istituzionale (scegliendo la repubblica) e per eleggere la Costituente in base a una legge elettorale proporzionale. L'Assemblea costituente si insediò il 25 giugno successivo e tre giorni dopo elesse Enrico De Nicola capo provvisorio dello Stato.

La Costituzione del 1948

Costituzione affidò ad un'apposita Commissione, composta di 75 membri scelti con criterio proporzionale, la redazione di un testo base. Questa elesse come presidente Meuccio Ruini e si divise in tre sotto... (testo incompleto).

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Scienze giuridiche IUS/09 Istituzioni di diritto pubblico

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