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Linguistica Italiana - Appunti Appunti scolastici Premium

Appunti di Linguistica italiana per l’esame del professor Bellone. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la linguistica, una disciplina utile anche per studiare le lingue straniere, la linguistica sincronica (solo un periodo) e diacronica (svillupo nel tempo), le origini della linguistica.

Esame di Linguistica italiana docente Prof. L. Bellone

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ESTRATTO DOCUMENTO

21/10/13

Italiano fiorentino letterario dal ‘300, eletto da Pietro Bembo

lingua letteraria

nazionale nel 1525 attraverso il suo manuale, processo di

diffusione fino al1954, diffusione completa x televisione. La

parola dialetto deriva dal greco dialectos e significa varietà di

greco letterario. 14 Dialetti individuati da Dante nel De Vulgari

Eloquentia, classificati x prestigio. Il dialetto è lingua viva e

parlata dal popolo, ha lessico adatto per amore, virtù e guerra.

Salva solo il siciliano, il bolognese, il fiorentino, che elegge a

lingua nazionale. Varie definizioni: lingua, lingua minore,

variante locale dell’italiano (no perché dialetto e italiano ,molto

diversi), parlata arretrata (no perché usata anche da ceti alti),

lingua priva di tradizione letteraria (falso), sistema

comunicativo di minor prestigio (per solo uso orale), minoranza

linguistica (falsissimo perché fa parte del ceppo italo-romanzo).

Dialetti fratelli dell’italiano (stessa origine). Sinonimi: parlata,

patois, varietà (non spregiativo), vernacolo. Tre macro gruppi di

dialetti italiani Nord (confine in Toscana Nord o Appennino),

Centro (confine tra Roma e Pescara) Centro-Sud lazio parte

delle Marche Campania, Basilicata. Confine a metà Calabria e

nel Salento.Estremo sud Siciliano e Salentino. 22/10/13

Dialetti primari: ciò che comunemente si intende come dialetti.

Dialetti secondari: varietà di una certa lingua su scala

geografica Esempio: Inglese Americano.

Italiano regionale: Varietà italiana parlata in una certa regione.

Esempio siciliano: ti ritorno il libro che mi hai prestato.

Sino ad una trentina d’anni fa, il dialetto era considerato

simbolo d’ignoranza. Più di recente, invece, lo si è riscoperto,

soprattutto per la sua ricchezza espressiva, vicina al parlato,

una qualità sfruttata dai nuovi media, in particolare dalla

pubblicità. 23/10/13

Il nostro Pese è quello che al

mondo ha :più frammentazione

linguistica, secondo solo

all’India. Sull’origine di tale

frammentazione, a livello non

solo nazionale (dialetti), ma

anche europeo (lingue

romanze)sono sorte tre teorie:

• Preistorica (Mario

Alinei): i dialetti italiani e

le lingue romanze

sarebbero nate già nel

Paleolitico Superiore, con

la diaspora dell’Homo

Sapiens dall’Africa. Ciò è

indimostrabile, perché non

esiste alcuna fonte scritta

di quest’epoca che possa

provarlo.

• Sostrato: Coll’arrivo del

latino in Europa, le lingue

parlate in precedenza

sarebbero gradualmente

scomparse, lasciando però

una traccia nella “lingua

degli dei” e formando i

dialetti attuali.

• Superstrato: quando il

latino era ormai

consolidato, sarebbero

arrivate nell’Impero lingue

germaniche e l’arabo, che

pur non cancellando il

latino, si sovrapposero ad

esso e lo influenzarono.

Popolazioni

pre-romane

Già prima dei Romani

c’erano popoli numerosi e

diversi nel territorio

italiano. La teoria più

gettonata riguarda due

“ondate” di popolazione:

IV- III millennio a.C

popolazioni mediterranee

(Liguri), III millennio a.C.

indoeuropei (Latini)

Varietà del latino e

“romanizzazione”

La differenzazione

riguarda anche il solo

latino, senza influenze

esterne. Bisogna infatti

tenere in conto i fattori

tempo, spazio (spesso i

soldati romani

importavano nelle

province il latino popolare;

accadeva anche, però, che

una certa varietà di latino

rimanesse in Italia), stile

(il latino di Cicerone, ad

esempio, era molto

diverso a seconda del

contesto formale od

informale), livello

d’istruzione dei parlanti,

periodo e durata della

romanizzazione.

Implicazioni

etnico-geografiche

Sostrato: italico, etrusco,

ligure … f intervocalica

Esempio: bufalo

Etrusco: -enna, -ina ecc.

Esempio: Ravenna,

aspirazione della c

intervocalica.

Spagnolo: aspirazione di

parole inizianti in latino

per f (ferro, hierro)

Europa

Francese sostrato celtico

a= è, sistema numerico

vintegesimale, lessico ad

esempio chemise, dal

celtico camina

Super strato

Lingue germaniche,

lessico bellico e di parti

del corpon per differente

metodo di guerra, corpo a

corpo Romani a squadroni.

28/10/13

Aggettivi germanici come blond e nomi come tovaglia x differenza fisica fra barbari e

romani e vita domestica.

Arabo

Dominazione araba

Penisola iberica 711-1492

Sicilia 827-1090

Arabismi

4000 spagnolo

400 siciliano

Italiano lessico scientifico algebra e topografia gualdaquivir

Varieta dell italiano contemporaneo

Grande diversificazione

4 dimensioni variazione

Mezzo fisico ambientale (scritto od orale): diamesia (attraverso il mezzo);

Strato o gruppo sociale: diastratia

Area Geografica (regioni italiane): diatopia

Situazione comunicativa (grado di familiarità fra gli interlocutori): diafasia

Quattro parametri o dimensioni tra loro connessi:

• Il gergo (linguaggio di una certa comunità di parlanti, in genere di livello

medio-basso);

• “annamose a ffà ‘na bbira (romanesco; informale; orale; poco istruito)

Quattro segmenti dell’italiano:

• Diamesia: polo superiore: italiano scritto colto, polo inferiore: parlato

informale;

• Diastratia: polo alto: italiano colto delle classi alte, polo inferiore:

italiano popolare/dialetto

• Diatopia: polo alto: italiano standard, polo basso: italiano regionale

• Diafonia: polo alto: discorso fra governanti, polo basso: conversazione

fra parenti/amici.

Tra i due poli opposti c’è il continuum, ossia una serie infinita di variazioni

minime.

Gaetano Berruto ha posto la questione ed ha rappresentato graficamente

l’italiano contemporaneo sugli assi cartesiani. In totale ha contato nove

varietà di italiano.

• Italiano aulico;

• Tecnico-scientifico;

• Burocratico;

• Standard-letterario;

• Neo standard (italiano parlato a livello colloquiale)

• Italiano regionale popolare

• Italiano informale colloquiale

• Italiano gergale La variazione linguistica

• Mi pregio di informarla che la nostra venuta non

rientra nell’ambito del fattibile. (Italiano aulico);

• Trasmettiamo a Lei destinatario l’informazione che la

venuta di chi sta parlando non avrà luogo (Italiano

tecnico-scientifico)

• Vogliate prendere atto dell’impossibilità della venuta

dei sottoscritti. (Italiano burocratico)

• La informo che non potremo venire (Italiano

standard)

• Le dico che non possiamo venire (Italiano neo

standard)

• Sa, non possiamo venire (Italiano regionale

popolare)

• Ci dico che non possiamo venire

• Mica non possiamo venire, eh.

• Ou, apri ‘ste orecchie, col cavolo che ci si trasborda.

29/10/13

Varietà diamesica

• Diversa natura semiotica del mezzo

(scritto od orale)

• Architettura della lingua

Diversi fatti su diversi livelli

d’ordine

• Grande pianificazione del discorso (“architettura” del testo)

• Grado di importanza data al contenuto rispetto che alla forma

• L’interazione col partner (rapporto diretto o no col destinatario)

• Comunicazione non verbale (assente nello scritto; molto importante nell’orale)

Tre ambiti diversi:

• Fenomeni che non riguardano lo scritto (espressione del viso,

gesticolazione …)

• Fenomeni che non riguardano il parlato (punteggiatura)

• Fenomeni comuni ad entrambi; codici che si presentano in forme

differenti

Si ricordi che il modello di riferimento per il linguaggio è sempre la lingua

scritta, l’italiano letterario.

Distinzione preliminare

• Parlato/Parlato (conversazione colloquiale di registro basso,

spontanea)

• Scritto/Scritto

• Scritto/Parlato (copioni, parlato non spontaneo)

• Parlato/Scritto (testi più vicini all’oralità; sms, chat …) e-taliano

Secondo alcuni, la forma di scrittura abbreviata negli sms e su

Internet porterà alla “morte” dell’italiano,o, meno tragicamente,

può essere una risorsa per chi conosce bene la lingua. Il problema

si presenta quando una persona conosce solo questo tipo di

scrittura.

Differenze di livello:

• Testuale

• Sintattico

• Morfologico

• Fonetico/Articolatorio

• Lessicale Particelle discorsive

• Articolano e strutturano con mezzi sintattici il discorso

• Gestiscono l’interazione coll’interlocutore

• Sono segnali d’attenzione (ad esempio, “diciamo”, anche col valore di attirare

l’attenzione del destinatario)

Particelle demarcative

• “Insomma”

• “No?” (anche con valore di fatismo per sollecitare conferma o risposta)

• “Ecco” (formula di chiusura, apertura e sollecitudine.

Sono usate anche allora e bene 30/10/13

Particelle discorsive

Sono i connettivi pragmatici (specificano le relazioni semantiche fra le parti del

testo)

• Cioè (per riformulare o spiegare, ma anche riempitivo generico,

desemantizzato), nel senso (che), come dire

Altri segnali discorsivi (fatismi)

• In apertura: allora, bene (beh) be’, niente, comunque, tipo

• In chiusura: capito?, Vero?, tipo

• Contatto: guarda, senti, ascolta, dai, sai, ehi

• Altro: oc(c)chei, boh, vabbè, ecc.

Particelle modali

Veramente, praticamente, ecc.

N.B.: Cioè, come molte altre particelle discorsive, è diventato un tic verbale, usato

anche dagli stranieri. Sintassi

Ci sono tre ambiti di diversificazione:

• Sintassi del periodo

• Ordine dei costituenti frasali

• Coesione sintattica

Sintassi del periodo (Comunicazione orale)

• Più paratassi che ipotassi (spesso non ci sono connessioni fra i periodi)

• Limitata gamma di proposizioni subordinate

• Ventaglio minimo di nessi di subordinazione

• E, dopo, poi, allora, ma, però (sono le congiunzioni coordinanti più usate)

• Perché, siccome (causali)

• Quando, mentre (temporali)

• Se, come (connettivi subordinanti più frequenti)

Se le subordinate sono usate a livello orale, le congiunzioni sono minime e coordinanti

(meno usate giacché, perché …)

L’ordine dei costituenti frasali

• Sintassi marcata; varie infrazioni dell’ordine SVO al fine di marcare un certo

elemento a livello orale

• Hanno come funzione di marcare la struttura informativa della frase

• Dislocazione a destra: Le prendo io le sigarette (riprende il pronome)

• Dislocazione a sinistra: Le sigarette le prendo io (si risalta il complemento

oggetto, poi ripreso da un pronome atono, in questo caso le)

• Frase scissa: è Gigi/che prende le sigarette (due frasi, risalta il soggetto)

Una frase come A me mi piace, pseudo- relativa pronominale e francesismo,

mette in risalto il complemento di termine.

Coesione sintattica

Ricorrenza di strutture sintattiche interrotte, tipo:

• Frasi incompiute

• Anacoluti

• Cambiamenti di microprogettazione

N.B.: Per anacoluto si intende una scorretta coesione sintattica fra le

proposizioni (ad esempio un cambio di soggetto per un medesimo verbo)

Morfologia

• In ambito orale non ci sono mai proposizioni disgiuntive, ma avversative, ad

esempio e non

• I paradigmi e le funzioni morfologiche sono semplificati

Verbi

• Sottoutilizzazione di alcuni tempi e modi

• Concentrazione di valori ed impieghi su alcuni tempi

• Presente, passato prossimo, imperfetto, trapassato prossimo nei rapporti

d’anteriorità)

• Imperfetto come modo a scapito del condizionale (imperfetto di cortesia),

è meno diretto del presente. Viene detto imperfetto di cortesia

• Diminuzione del congiuntivo nei verba putandi (esempio: penso che è

una bella giornata anziché penso che sia una bella giornata)

Pronomi

• Maggiore frequenza dei pronomi personali (danno enfasi espressiva)

• Grande frequenza di Lui, lei, loro (solo pronome personale complemento)

• Uso quasi esclusivo di gli come pronome clitico dativo alla terza persona (gli ho

dato, maschile e femminile singolare e plurale)*

• Il ruolo ormai egemone di ci su vi come pronome atono di luogo (ci sono invece

di vi sono)**

• L’uso minore di questo/quello, sostituiti da ciò come pronome neutro.

• La comparsa di che relativo ormai prevalente sul desueto (il) quale

*N.B.: Glielo si usa sempre anche al femminile.

**N.B.: L’uso di c’è/ci sono rispetto a ve/vi sono varia da regione a regione.

Lessico

• Gamma di diversificazione ridotta

• Spesso si ripete lo stesso lessema (“radice” di una parola, ad esempio fanciull-)

• Lessema dal significato generico (parole passepartout come cosa o roba)

• Superlativi morfologici in – issimo (tantissimo, pochissimo)

• Diminutivi morfologici in – ino (molto usato attimino)

• Si confrontino varietà diastratiche, diafasiche, diatopiche … 11/11/13

Varietà diastatiche

• Asse della variazione correlato allo strato (detto anche classe) sociale

• Ha come fattori determinanti il grado d’istruzione, i modelli

culturali/comportamentali di riferimento (in una parola l’ambiente dove cresce

e vive.)

• Il tipo di italiano oscilla fra italiano aulico ed italiano popolare (molto più

interessante proprio per le sue divergenze dall’italiano standard) nel segmento

diastatico Italiano popolare

• Insieme di usi ricorrenti nel parlato e nello scritto di persone non istruite.

• Italiano di chi parla maggiormente dialetto o conosce poco/ha studiato male

l’italiano

• Numerose devianze dall’italiano normativo, di carattere sia grafico che fonetico,

morfologico, sintattico, lessicale Esempi

• Jessica, sei l’unica ragazza che non ho mai avuto paura di dirti ti amo. In questo

caso, il verbo della “principale” (Jessica) non è rispettato nella “subordinata” (in

cui il soggetto diventa un io sottinteso). Tale irregolarità viene definita tema

sospeso o anacoluto, in quanto la principale non è sintatticamente legata alla

subordinata.

• Non so’ che fare … tutto nascie … e poi muore!!!

• Musica che fa’ battere il mio/tuo cuore In questo caso l’errore è fa’, poiché la

terza persona singolare del presente indicativo del verbo fare non vuole

l’apostrofo (infatti non c’è elisione di una desinenza)

Bisogna considerare che gli autori di questi graffiti sono adolescenti,

presumibilmente al di sotto dei vent’anni, che, avendo avuto almeno sino ai

quattordici anni l’obbligo di frequentare la scuola dovrebbero conoscere bene

l’italiano, ma queste scritte dimostrano che non è così. Probabilmente, dunque,

questi ragazzi sono stati influenzati, più che dalla scuola, dall’ambiente in cui

sono cresciuti (famiglia, amici …). Tuttavia il fenomeno, ovviamente, non

interessa solo i giovanissimi, come dimostra la seguente scritta, tratta da un

mercato di Catania

• Latucche € 1,00 TALE DEVIANZA VIENE DEFINITA IPERCORREZIONE ED È

DIFFUSA NELL’ESTREMO NORD E SUD ED IN SARDEGNA. È DOVUTA ALLA

INTERPRETAZIONE NON CORETTA DI DOPPIE O CONSONANTI INTESE. DI

CONSEGUENZA SI METTE LA DOPPIA ANCHE SE NON CI VORREBBE.

• Pesce spato Euro 28,00. In Sicilia si tende a “trasformare” la d, la b e la g

intervocalica rispettivamente in t, p e c. Tale fenomeno viene detto

assordimento, poiché la t, la p e la c sono le corrispondenti sorde di d, b e g. è

dovuto ad una difficoltà dei siciliani a pronunciare le suddette vocali

intervocaliche. In questo caso si accorda anche lo “spada”, in italiano

normalmente sostantivo femminile (la spada) al maschile per interferenza del

dialetto.

• 6 l’unica raggione della mia vita … ti amo bambolina mia. Qui si manifesta la

tendenza a raddoppiare le consonanti intervocaliche, tipica dell’area intorno a

Roma. Nel murales Buongiorno, mia reggina, ti amo molto” accade la stessa

cosa col sostantivo regina.

• 11.10.2006. Allo limpico ti aspetto. Evidentemente chi ha scritto tale frase non

conosce la separazione corretta delle parole. Tale fenomeno, in cui viene

assegnato all’articolo una parte (a volte anche la totalità) della parola

successiva, viene definita discrezione dell’articolo.

Lorgoglio non serve concrezione dell articolo contrario discrezione dell articolo

Entare a d'agio stanno i banbini stanno pugliese banbini non errore a volte in fonetica

Mara rimanerai sempre nel mio cuore (regolazione della seconda persona singolaredell indicativo

futuro di rimanere sulle forme regolari

Se tu un giorno dovresti lasciarmi ricordati

Ultimo esempio

Per una tipologia dell italiano popolare

Contatto col dialetto

Definizione (1970): e il modo di esprimersi di un individuo che senza addestramento e con un basso

livello d istruzione maneggia quella che generalmente si definisce la lingua nazionale cioe l italiano

Piu di recente il tipo d italiano imperfetto eseguito da chi conosce male lingua e dialetto.

Lessico

Malapropismi una parola facile al posto di un altra piu difficile gradi centimetri

Univerbazione: Unire in un’unica parola due elementi in realtà separati.

Epentesi: aggiunta di un suono vocalico solitamente tra due consonanti. 12/11/13

Italiano Popolare

Definizione: de Mauro: modo di esprimersi di un incolto che si sforza di usare

l’Italiano senza addestramento. Cordelazzo: il tipo di Italiano imperfettamente

acquisito da chi ha per madrelingua il dialetto.

• Storpiature: accidente (incidente); no vera sostituzione solo prefisso; la radice

è la stessa. Grafia

Avviene per interferenza coi dialetti regionali e rielaborazione e ristrutturazione delle

norme dell’Italiano.

• Uso eccessivo delle maiuscole, in genere usate in tono reverenziale.

• Non corretta separazione delle parole;

• Univerbazione

• Segmentazione impropria; di spetto

• Grafia non corretta per fonetica; moglie

• Semplificazione di nessi consonantici; propio (proprio).

• Punteggiatura. Fonetica

• Fenomeni regionali

• Italiano popolare/Italiano regionale basso

• Epentesi; pissicologo. Introduzione di un corpo vocalico per dividere due

consonanti

• Assimilazione; una delle due consonanti viene assimilata all’altra. Propria: prima

alla seconda.

• Errori nell’accentazione. Sintassi

Uso errato del periodo ipotetico dell’irrealtà, conguaglio verbale nella protasi e

nell’apodosi. Esempio: Se sarebbe stato oggi, sarebbe nato un processo.

Morfologia

Il clitico ci tuttofare

• Dativo generalizzato/ neutralizzazione di genere e numero

• Le al posto di gli

• Me/te al posto di io/ tu Morfologia II

Verbi

Ricostruzione di forme analogiche anche se irregolari (rimanerai); scambio di ausiliare

Nomi

Uso improprio dell’articolo; estensione di il al posto di lo (il sciopero) o i al posto di gli

Concordanza di genere anche se non ci vorrebbe; la moglia

È stato provato che le donne usano un linguaggio più accurato e fine, gli uomini più

tecnico e volgare.

Analfabetismo di ritorno: forme d’italiano che ritornano a livelli culturali anche alti,

soprattutto nella scrittura. (vedi internet)

Varietà diatopica

• Italiano regionale:

• Dialetti 13/11/13

Varietà diatopiche

In Italia sono stati selezionati Petrarca, Boccaccio e Dante come base per la lingua

ufficiale. In Germania è stata presa la traduzione della Bibbia di Martin Lutero. In

Germania la lingua di Martin Lutero si diffonde rapidamente perché è la lingua del

testo sacro e dunque indirizzata a tutti.

Differenze fonetiche

Nord:

• :

Realizzazione di s sempre sonora: [ ka:ra]

• : :

Riduzione delle consonanti lunghe: [ bela], [ nono]

• Neutralizzazione dell’apertura/chiusura di e ed o: pésca, bótte

Toscana:

• Anaptissi: aggiunta di vocale o sillaba ad una parola che finisce con

consonante

• “Gorgia” delle occlusive sorde postvocaliche: [le ‘basa]

• :

Perdita dell’elemento occlusivo nelle affricate [tς] e [dЗ]: [ ka:tςo]›

:

[ ka:ςo]

• Mantenimento delle aperture e chiusure vocaliche

• : :

Riduzione del dittongo /wo/: [ novo], [ bono]

Roma ed il centro:

• :

Affricamento di [s] preceduto da l e n: [ pεntso]

• : :

Rafforzamento di [b] e [g] intervocaliche: [ rabba], [ adjЗ:le]

• : :

[s] intervocalica sempre sorda: [ vi:zo]› [ vi:so]

• Rotacizzazione di [l] davanti a consonante: [ar ‘tsare]

• :

Dileguo di [l] negli articoli: [la mogge]› [a’ mogge]

• Scempiamento di r intensa: [‘gwerra]› [‘gwera]

• Conservazione di [e] protonica nei monosillabi: [di]› [de], [mi]› [me]

Il Sud:

• : :

Arretramento degli accenti nei dittonghi: [ pjεde]› [ pi.ede]

• : :

Sonorizzazione occlusiva dopo nasale: [ kampo]› [ kambo]

• Sonorizzazione di [ts] dopo [l]: [al’tsare]› [al’dzare]

• :

Vocale atona indistinta finale: [ pana]› [‘pena] (c rovesciata)

• Assimilazione di [r] più consonante: [‘barba]› [‘babba]

• Apertura generalizzata di [e] e [o]: [‘sole], [‘pεra] 18/11/13

La varietà regionale della lingua officiale, l’italiano, è un caso unico in Europa; se ne

trovano solo alcune tracce in Germania. Di certo in generale non si è in grado di

identificare i regionalismi della propria regione, in quanto si è troppo abituati alla

varietà d’italiano lì presente. Le varietà principali sono:

• Settentrionale

• Toscana

• Centrale

• Meidionale

• Sardo Morfosintassi

Nord

• Uso pleonastico di pronomi e particelle personali; A me mi piace

• Uso del pronome personale oggetto te usato come soggetto; Ma pensa te!

• Uso del passato prossimo in luogo del passato remoto (diffuso anche in Toscana)

• Nomi propri preceduti da articolo determinativo; la Lucia, il Carlo (originario di

Milano)

• C’è, c’era con soggetto al plurale; c’era tante donne (tipico del piemontese,

mutuato dal francese il y a)

• Rafforzamento di solo/soltanto con più (piemontese)

• Sintagma fare che … + infinito: facciamo che ci vediamo … traduzione del

piemontese fuma che anduma. Toscana

• Uso di tutte e tre i dimostrativi (questo, codesto, quello), tipico della Toscana; se

usato oltre i confini di questa regione, lo si fa per “sfoggiare cultura” ma spesso

impropriamente

• Alternanza fra passato prossimo e passato remoto (con crescente prevalenza

del primo)

• Uso del si impersonale con pronome soggetto di quarta persona; Noi si va

• Particolari forme verbali; dicano (per dicono), dichino (per dicano)

• Assegnazione di valore vezzeggiativo/affettivo al suffisso –accio/a/-azzo/a:

Woytilaccio (usato da Benigni durante l’incontro col Papa Giovanni Paolo II)

Roma e Centro Italia

È probabilmente la varietà più diffusa e conosciuta a livello nazionale grazie ai media

(soprattutto TV e cinema). Si tenga conto ì, infatti, del fatto che la Rai e Cinecittà

hanno sede a Roma, come anche il Governo. Anche durante il Fascismo si preferiva far

lavorare in televisione romani, perché l’accento di parlanti di altre regioni era

considerato segno popolaresco. Sono costruzioni tipiche del romanesco:

• Stare + a + infinito: Lo stanno a menà. Valore di presente progressivo

(correttamente: Lo stanno menando)

• Che con valore enfatico nelle interrogative: Che, vieni al cinema?

• Uso dell’indicativo al posto del congiuntivo nei verba putandi Penso che può

bastare

• Accentazione rizotonica (sulla radice della parola) mediante caduta della

desinenza del verbo nella quarta persona del presente indicativo famo, dimo

• Uso generico ed attualizzante di ci, oggi diffuso in tutta Italia

• Collocazione dell’aggettivo possessivo dopo il nome; il libro mio

• Uso dell’aggettivo possessivo femminile singolare con nomi maschili plurali;

sono fatti mia!

• Uso pleonastico di da dopo il verbo dovere;devi da credere (Roma)

Sud

• Accusativo preposizionale; Ho visto a Davide (preso dallo spagnolo)

• Uso frequente di di al posto di da; Mi viene di piangere

• Uso di a in luogo di da/in; Vado a Vincenzo, vado a mensa.

• Scambio di modo del congiuntivo nella protasi e nell’apodosi nel periodo

ipotetico; se direi, facessi

• Uso transitivo di verbi intransitivi; salire le scale

• Uso del passato remoto in luogo del passato prossimo

• Collocazione del verbo al fondo della frase; Stefano bello è

• Futuro epistemico (desiderativo, di speranza) di dovere + infinito; a Luglio devo

dare l’esame

• Uso di esserci al posto di fare in condizioni meteo (per analogia con costrutti

simili, c’è il vento, c’è il sole); c’è caldo. Diffuso in Sicilia 19/11/13

Gomma da masticare

• Italiano regionale settentrionale: cicca (derivato dal Lombardo cica, ossia il

tabacco da masticare);

• Piemontese: cicless, probabilmente derivato dallo spagnolo cicle, nome con cui

veniva definita la resina con cui si faceva la gomma; venne importata forse in

Piemonte dagli emigrati in Sud America e poi ritornati in patria

• Italiano meridionale: ciungai, cingu, ciunga, gingomma

Altre particolarità:

• Firenze: cincibascia

• Lucania: caramella a molla (usato raramente)

• Sicilia: mastica Geosinonimi

Definizione: sinonimi dei vari italiani regionali

Criterio del 1988: confronto col toscano

a) Geosinonimi toscani forti, affermatisi anche nel resto d’Italia. Esempio:

toscano ciotola, al Nord scodella e al Sud tazza.

b) Geosinonimi non toscani forti, affermatisi nel resto d’Italia. Esempio:

l’aggettivo insipido, di origine settentrionale, molto più usato dei corrispondenti

toscani scipito ed insulso.

c) Geosinonimi toscani e non toscani alla pari.

d) Geosinonimi non toscani deboli, “cancellati dal toscano.

Criterio del 1977: Prestigio

a) Geosinonimi di uso nazionale. Esempio: asino (tipico del Nord), usato alla pari

con somaro (Centro). Meno diffuso ciucco (Meridione), usato in genere con valore

scherzoso.

b) Geosinonimi regionali, divisi a loro volta in geosinonimi sovraregionali

(includono una determinata zona, Nord, Centro, Sud). Esempio: faticare

(sinonimo di lavorare, diffuso al Centro) e geosinonimi regionali veri e propri.

Esempio brocco (parola di origine piemontese col significato di incapace)

c) Geosinonimi dialettali. Esempio: piola (osteria, taverna, usato solo in

Piemonte) Storia delle varietà dominanti

In origine, per l’italiano standard, le varietà di riferimento erano il toscano ed il

romanesco, ma infine, negli ultimi trent’anni, è prevalsa stranamente la variante

settentrionale (stranamente poiché forse è quella più lontana dal toscano). Tale

“prevalsa” è avvenuta in due fasi, comprese all’incirca fra gli anni ’60 ed ’80. In

particolare, alla fine degli anni ’70 Silvio Berlusconi acquista le reti Mediaset,

originariamente trasmesse solo in Lombardia, e le diffonde su scala nazionale. Il

successo di questi canali, specialmente negli anni ’80, ha contribuito a diffondere così,

grazie all’impiego di presentatori di origine prevalentemente settentrionale, la varietà

italiana corrispondente. Prima ancora, tra la metà degli anni ’50 e gli anni ’60, la forte

emigrazione da Sud a Nord di molte persone aveva contribuito a diffondere l’italiano

del Nord in tutta Italia. Una prova di quanto appena affermato è la parola formaggio,

originaria della Lombardia, molto più usata del corrispondente toscano cacio. Proprio

in campo alimentare si sono diffusi molte parole settentrionali a livello nazionale, ad

esempio grissini e panettone (tipici, rispettivamente, di Torino e Milano). Ciò vale

anche per cibi provenienti da altre zone d’Italia, poiché sconosciuti sino al loro

commercio. Un esempio è la cassata, tipico dolce siciliano. Un eccezione risulta essere

pizza, chiamata a volte in Toscana schiacciata. 20/11/13

Varietà diafasica (Situazione comunicativa)

Due categorie di sottocodici:

• Registri, dipendenti dall’interazione e dal ruolo reciproco assunto dal parlante e

dal ricevente. Il registro può essere sublime, colloquiale, formale … Definizione:

abilità del parlante di usare la propria lingua a seconda della situazione.

• Lingue speciali, dipendenti dall’argomento del discorso e dall’ambito di

riferimento. È quello che comunemente si definisce, a seconda dei casi, “gergo”

medico, televisivo, cinematografico … In realtà la parola gergo in tale contesto

è inesatta. La definizione corretta è linguaggio inteso solo presso un numero di

parlanti ristretto. Di conseguenza mettono in difficoltà i “non addetti ai lavori”.

Registri

• Grado di formalità od informalità della situazione comunicativa.

• Grado di controllo nell’attuazione della produzione linguistica.

• Oscilla fra italiano aulico ed italiano trascurato.

Registri bassi

• Italiano gergale/popolare

• Minima esplicitazione sintattica (ad esempio uso prevalente della coordinazione)

• Gamma di variazione lessicale ridotta (cosa, roba, fare, dire …)

• Tendenza a parlare rapidamente

• Uso di registro basso nel gergo.

• Incrocio fra variazione diafasica, diastatica e varietà regionale.

Registri elevati

• Alto grado di formalità

• Alta esplicitazione dell’articolazione sintattica

• Ampia gamma di connettivi coordinanti e subordinanti

• Strutture del periodo complesse ed ampie

• Ampia gamma di variazione lessicale, molto formale e tecnica

• Tendenza a parlare lentamente

Registri elevati II

• Impiego frequente di parole complesse (derivati e composti)

• Uso di forestierismi (soprattutto cultismi, ad esempio latinismi e grecismi.)

• Lessemi e variazioni morfologiche di gusto arcaico (giacchè, v’è …)

• Segni grafici: accento circonflesso, che segna la maggiore intensità della vocale;

accento, per differire gli omografi (àncora, àmbito)

Tendenze

Ristandizazione

Fino agli anni ’80 l’italiano standard era molto vicino a quello di Dante. Questo è il

motivo per cui in genere anche le persone con una bassa cultura riescono a capire

tutte le parole dei primi ventotto versi del I canto dell’Inferno. Poi, dal 1980 al 2010

l’italiano ha ricostruito la propria struttura. Questo per l’intervento di vari fattori.

• La convergenza fra scritto e parlato, tipica dello stile giornalistico e in

particolare al quotidiano la Repubblica, che, fondato nel ’76, volle sin da subito

adattarsi alla parlata comune;

• L’influenza delle varietà d’italiano regionali e popolari,

• La nascita dei nuovi media e del conseguente e-taliano, stile di scrittura diffuso

dul Web. L’italiano Neo-standard

Segue i 30 tratti fondamentali morfologici e sintattici (1985)

Esempi:

• Sintassi marcata, dislocazione a destra, a sinistra, frase scissa

• Uso del che polivalente. (Maledetto il giorno che ti ho incontrato!)


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature moderne
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Missshaggy94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Bellone Luca.

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