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Lingua russa

-Modulo A-

Anno 2014-2015

Modulo A: studio sincronico e diacronico della lingua russa

Docente: Mario Caramitti

Valerio Fabrizi

Università degli Studi di Roma Tor Vergata

1

Lingua russa

Sommario ………………………………………………………………….3

Note di scrittura dei termini russi

Il sostrato indoeuropeo…………………………………………………………………………..…7

 …………………..…………………………………………………………8

Le parole indoeuropee

 ……………………………………………………….……....10

Il panorama slavo-comune ….………………

………………………………………… …… …………….…….24

Lo slavo orientale ...

 Genesi della Slavia orientale…………………………………………………………......25

… ……………………………………………….…

………...…… … ….29

Lo sviluppo post-kieviano

 Il giogo tartaro……………………………………………………………………...…….30

 …..…………………………………………………...………….…..33

Il periodo moderno

 I calchi e il russo confrontati con le altre lingue europee………………………………..36

 Epilogo…………………………………………………………………………………...39

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Lingua russa

Note di scrittura sui termini russi

Dato che gli appunti in questione riguardano pure studenti del primo anno, che non hanno ancora una

conoscenza completa dell’alfabeto cirillico, ho deciso di usare la traslitterazione anglosassone dei

singoli caratteri secondo lo schema seguente: а a

б b (N.B. In posizione finale si pronuncia come un’ occlusiva bilabiale sorda, quindi

 “p”.)

В v (N.B. In posizione finale si pronuncia come una fricativa labiodentale sonora,

 quindi “f”.)

г g (N.B. In posizione finale si pronuncia come un’ occlusiva velare sorda, quindi

“k”.)

Д d (N.B. In posizione finale si pronuncia come un’ occlusiva dentale sorda, quindi

t”.) е e

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Lingua russa

ё e (N.B. Il segno diacritico non si scrive in russo!!!)

ж Zh (N.B. Il suono è similissimo alla “j” di “bonjour”, e comunque differente dalla “g”

di “giro”.) з z

и i

й J (N.B. E’ una “I” breve simile a quella in “battito”.)

 к k

л l

м m

н n

о o

п p

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Lingua russa

р r

с s

т t

у u

ф f

х kh (N.B. Si pronuncia come la “ch” di “Bach”, ma col suono meno marcato.)

 ц ts

ч ch

ш sh

щ sch

ъ “

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ы y (N.B. Un suono piuttosto gutturale, che può essere prodotto pronunciando la “i” di

“ira” mantenendo la lingua nella stessa posizione di quando si pronuncia “e” di “etto”.)

ь ‘ (N.B. Serve a palatizzare la consonante che segue, ossia che viene pronunciata con la

 bocca più chiusa del solito.)

э e’(N.B. E’ una “e” aperta come in “etto”)

 ю ju

я ja

Vi è poi la traslitterazione per il testo scientifico, che usa segni diacritici per molte delle lettere prese

sotto esame. Per facilitare la scrittura, si userà la versione mostrata sopra per un approccio più diretto

alla comprensione delle singole parole russe. Inoltre, fatta eccezione per le parole monosillabiche,

verranno segnati gli accenti tonici per evitare problemi di pronuncia (tuttavia non vengono usati nel

russo scritto, quindi sono solo un modo per studiare meglio la lingua!).

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Il sostrato indoeuropeo

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Lingua russa

Parte 1: le parole indoeuropee

14/10/2014 15/10/2014

slava orientale, quindi imparentata con l’ucraino e il bielorusso, è una lingua

Il russo, come lingua

indoeuropea che ha la particolarità di essere parlata sia in Europa che in Asia. Nonostante le diverse

vicissitudini che ebbe la cultura russa tra il XIII e il XV secolo, il russo mantenne il suo repertorio

linguistico di matrice indoeuropea che, specie a Est, contiene ancora oggi molti più arcaicismi delle

lingue latine, celtiche, elleniche e germaniche. Facciamo degli esempi suddivisi per categorie:

 pjat’, shest’, sem’, bòcem’, devjat’, desjat’ (uno, due, tre,

Numeri: odin, dva, tri, chetyre,

quattro, cinque, sei, sette, otto, nove e dieci). “Pjat’”, se non dovesse suonare familiare, è

molto simile al greco “penta”.

 Parentele: zhenà, brat, sestrà, syn, mat’, doch’ (moglie, fratello, sorella, figlio, madre, figlia).

Evidente la somiglianza morfologica con “brother/Bruder”, “sister”, “son/Sohn”,

“madre/mother/Mutter”, “daughter/Tochter”. “Zhenà” (che in russo antico significava

“donna”) è invece affine al greco “Gené”, da cui poi il termine italiano “ginecologo”,

letteralmente “studioso della donna”.

 Tempo atmosferico e tempo cronologico: “den’”, “noch’”, “xolod”, “sneg”, “vèter”. “Xolod” è

etimologicamente identico a “cold/kalt/”, mentre “sneg” a “snow/Schnee/neve”.

 “bolk” e “obtsà”. Il primo termine è affine con “wolf/der Wulf/”, mentre il secondo al

Animali:

latino “ovis”.

 Elementi: “jàma”, “vodà”, “svet”, “zemlja” e “agòn’ ” (“fossa”, “acqua”, “luce/mondo” –

quest’ultimo significato in senso generale, non fisico-“terra” e “fuoco” ). Il primo termine è

identico al nome di uno degli déi dell’oltretomba induista, il secondo a “water/Wasser”, il

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terzo a “white/weiss” , il quarto al latino “humus” e al greco “Semele”, nome della madre del

“ignis” e al sanscrito “Agni”, titolo del dio del fuoco.

dio del vino Dioniso, e il quinto al latino

 Il corpo : “mjàco”, “noc”, “kost’” (“carne” “naso” e “osso”).

-sia umana che animale-,

Troviamo lessemi indoeuropei dal significato identico in “meat”, “nose/Nose/naso” e “costola

– –greco-”.

latino - /osteon

 Uso delle occlusive: “sèrdtse”, “dèsjat’”, “sto” (“cuore”, “dieci” e “cento”). La grande

divisione fra le lingue indoeuropee riguarda specialmente l’uso delle consonanti

occlusivedorsali (una divisione geografica dell’uso di una certa lingua viene definito dai

linguisti come “isoglossa”): se a Ovest troviamo il gruppo “centum”, che usa perlopiù

occlusive palatali o fricative (quindi “g”, “k” e “h” e.g. le diverse parole per “cento” nelle

lingue latine, elleniche e germaniche, come “centum”, “ekàton”, “hundred” e “Hundert”), ad

Est troviamo invece delle sibilanti, come nel sanscrito “satem” o, come visto sopra, il russo

“sto”.

Il lessico russo presenta difficoltà per la sua enorme diversità rispetto alle lingue indoeuropee

cui quindi l’italiano e l’inglese. La fonologia risulta in questo caso molto variegata,

occidentali, tra

con un uso molto variegato delle consonanti, spesso palatalizzate, e delle vocali, che possono mettere

in forte difficoltà l’italofono a causa della differente pronuncia in base alla posizione nella parola.

–lingue

Il nucleo di ca. 1700 parole comuni tra le lingue slave (N.B. polacco e cecoslovacco slave

–lingue

occidentali- , macedone, bulgaro e serbocroato slave meridionali-, russo, ucraino e bielorusso

–lingue slave orientali-) è fortunatamente facile da ricordare, sia nella scrittura sia nella pronuncia,

dato che si tratta spesso di lessemi monosillabici, che quindi hanno l’accento tonico posto sulla sola

vocale presente. Allo stesso tempo, la semplicità del loro significato renderà il loro valore semantico

molto elementare, senza troppe sfumature. dall’altro, caratterizzati

Troviamo quindi un nucleo indoeuropeo da un lato ed uno slavo-comune

entrambi dalla semplicità delle singole parole. La spiegazione a tale fenomeno è dovuto al fatto che

questi popoli avevano appena incominciato a comprendere il mondo circostante, e che quindi ne

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avevano una concezione molto più semplice rispetto alla nostra. Per farne un esempio, l’idea che il

e scuro comportò la fusione dei valori semantici di “nuvola” e

cielo a Nord fosse sempre nuvoloso

cielo”, dando come risultato il sostantivo “nèbo”, ossia “cielo” (tuttavia dal significante affine al

nostro “nebbia” o il tedesco “der Nebel”!!!). Troviamo questa tendenza a ricreare dal punto di vista

semantico i lessemi indoeuropei anche in parole riguardanti la sfera famigliare, come in “zhenà”.

Nonostante avesse come significato originario “donna”, tanto che lo si trova ancora in polacco e in

serbo, in Russia divenne nel Medioevo “moglie”.

Altro esempio da citare è riguardo il sostantivo “lunà”, che in passato era rimpiazzato dal più

familiare “mèsjats”, che stava a indicare la Luna per la sua tendenza a completare il proprio ciclo

dopo una certa quantità di tempo, ovverosia il mese lunare (ca. 28 giorni). Questo è anche un segno di

come la cultura slava fosse fortemente legata all’agricoltura, dato che calcolare i cicli lunari per

seminare il raccolto era fin dal principio una delle priorità essenziali delle prime società indoeuropee.

Parte 2: il panorama slavo-comune

Gli Slavi, come etnia di ceppo indoeuropeo, rimasero uniti fino all’arrivo del Cristianesimo, ossia a

partire dal IX secolo D.C. , a partire dal Sud dei Balcani e dalla Moravia, una regione storica che

comprende attualmente la Repubblica Ceca e il Sud della Polonia. Tra il V e il VI secolo, da quanto ci

dicono i cronisti dell’epoca, pare che gli Slavi fossero diffusi lungo tutta l’Europa dell’Est, dalle rive

ai confini dell’Impero bizantino. Quando

della Vistola, il fiume che bagna ancora oggi Cracovia, fino

l’influenza di questo comportò la divisione di questa “Slavia”, si formarono tre zone fortemente

influenzate dal tipo di cultura preesistente:

 SLAVIA UNITA: Urheimat (N.B. Termine usato in linguistica per indicare la patria originaria

di un gruppo di lingue, ed etnie strettamente imparentate) non del tutto conosciuta,

possibilmente estesa lungo tutta la zona del Nord dei Balcani. Vi si parlava originariamente un

denominato “proto-slavo”.

idioma comprensibile da tutti i suoi abitanti, normalmente

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Lingua russa

 SLAVIA OCCIDENTALE: Polonia, Repubblica Ceca (polacco, ceco e

e dell’ungherese, lingua

slovacco). Influenza delle lingue germaniche ugro-

finnica (cfr. finlandese ed estone).

 SLAVIA MERIDIONALE: Serbia, Croazia, Slovenia, Macedonia e

Bulgaria. Da ricordarsi di come la distinzione tra serbo e croato sia

più di vent’anni,

sottile, dato che si tratta di due lingue separatesi da poco

e di come vengano oggi considerate come due lingue differenti, specie

per l’uso dell’alfabeto cirillico della prima e di quello latino per la

seconda. Forte influenza turca , specie dopo la caduta di

Costantinpooli (1453).

 SLAVIA ORIENTALE: Ucraina, Bielorussia e Russia. Sarà la nostra

parte di Slavia che studieremo più avanti, distaccatosi dal resto

dell’Europa dopo l’invasione tartara del 1238, e anche in seguito allo scisma

della Chiesa. Nel nostro caso, la Chiesa ortodossa divenne parte

integrante dei popoli formanti l’allora decaduta Rus’ di Kiev.

Il nucleo slavo, ciò nonostante, rimane ancora oggi unito per una serie di lessemi estremamente

differenti dai corrispettivi indoeuropei, spesso dal significato irreversibilmente innovato. Per esempio:

 –

Dèrevo (albero) RUSSO

 –

Drijevo CROATO

 –

Drevo CECO

Tutte e tre le parole hanno una mutua intelligibilità (N.B. La capacità di un parlante di comprendere

frasi o lessemi di una lingua strettamente imparentata con la propria) piuttosto alta. Se però vediamo

altre parole derivate dalla stessa radice indoeuropea:

 –

Tree INGLESE

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Lingua russa

 –

Dèndron GRECO

Il significante è modificato a tal punto da non rendere chiara la parentela etimologica se non attraverso

uno studio approfondito della mutazioni consonantiche di ogni ceppo preso in considerazione.

Fenomeno tipico delle lingue slave orientali, rispetto a quelle meridionali ed occidentali, è la

sillabazione delle parole contenenti consonanti liquide (cfr. laterali, come la “L”, o vibranti, come la

“R”), detta “pleofonia”. Nel caso sopracitato, il russo “Dèrevo” si distingue nettamente dal lessema

”Drevo”.

Facciamo un altro esempio con il termine per “guerra”:

 –

Vojnà RUSSO

 Wòjna - CECO/SERBO/SLOVENO è il latino “Venator”,

Il corrispettivo indoeuropeo conosciuto più vicino a questa parola slavo-comune

che sta a significare “cacciatore”. Sebbene si tratti di due valori semantici diversi, il collegamento

sussiste nella forma d’agente del sostantivo, “Vòjn”, “guerriero”.

L’evoluzione fonetica rende quasi impercettibile l’appartenenza indoeuropea o slavo comune delle

parole russe più arcaiche, ma presenta ad ogni situazione una serie di innovazioni talmente radicali da

renderli definitivamente distinti dalla radice originaria. Per esempio:

 LATINO “Rivus” (“ruscello”)

 SANSCRITO “Rayas”

 INGLESE “River”

 CELTICO “*Renos” (da cui il nome del Reno)

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 SERBO CROATO Rèka (in alfabeto latino)

 RUSSO Rèka

Oppure:

 GRECO “Oros”

 SANSCRITO “Girì”

 RUSSO “Gorà”

 BULGARO “Gòra”

 POLACCO “Gòra” (pronunciato “Gùra”)

 CECO “Gòra” (pronunciato “Chura” alla tedesca)

La cultura slava, tipico delle popolazioni indoeuropee, era fortemente collegata fin dalle origini con la

terra, la natura e una tecnologia di tipo fortemente agricolo. La linguistica ci permette difatti di

ricostruire i

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/21 Slavistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher WalterSmith di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua russa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma Tor Vergata o del prof Caramitti Mario.
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