Introduzione al latino
L'analisi di una lingua si compone di 5 elementi:
- La fonetica (cioè i suoni);
- La grafia (cioè i grafemi);
- La morfologia (es.: nomi, verbi, ecc.);
- La sintassi (costruzione);
- Il lessico (comprensione del termine più giusto da usare).
Una lingua è un sistema coerente e determinato fissato da un determinato periodo storico, in quanto essa muta continuamente con la società. Il latino, in particolare, risulta diverso a seconda di epoche storiche (causa invasioni) e registri (parlato e scritto): esempi di latino parlato possono essere le epigrafi e il "Satyricon" (dove parlano degli ex-schiavi); il latino scritto è il più conosciuto, in particolare quello classico (I secolo a.C. - I secolo d.C.) è il latino studiato.
Tra il IV e il III millennio a.C. erano presenti delle tribù in Russia che nel tempo si spostarono verso l'India e verso l'Europa occidentale. Queste tribù diedero origine alla lingua indoeuropea, la madre di una vasta quantità di lingue: il latino e le lingue neo-latine, il greco, le lingue germaniche, le lingue slave, l'armeno, l'iranico, l'ittita e le lingue indiane.
Origini del latino
Il latino ha ereditato alcuni elementi dall'Indoeuropeo:
- L'accento melodico, cioè legato alla quantità sillabica (a seconda dell'ultima sillaba lunga o breve di una parola il latino formula le sue leggi);
- La flessione, cioè la modificazione della parte finale della parola a seconda della sua funzione logico-sintattica;
- I termini del lessico di base, cioè i termini riguardanti la parentela (es.: pater, mater, frater), la giurisdizione (es.: lex), l'organizzazione politica (es.: rex) e la religione (es.: deus).
La data convenzionale della fondazione di Roma è il 753 a.C.: sul Quirinale erano stanziate delle tribù agricole; queste si espansero poi anche sul colle Palatino e sul Campidoglio (vicino al Tevere); dettero vita a una città-stato; iniziarono una politica di espansionismo:
- Dalle popolazioni pre-indoeuropee dell'Italia centrale i romani assimilarono principalmente alcuni nomi di piante (es.: ficus, cupressus, vinum);
- Dalle popolazioni dell'Etruria derivarono alcune parole tecniche (es.: cisterna, lanterna, columnia=colonna, miles=soldato, populus, aruspicina, una tecnica divinatoria che prevedeva l'esaminazione di interiora di animali);
- Nel 272 a.C. i romani conquistarono Taranto in Magna Grecia (la Grecia aveva subito un forte sovrappopolamento e le risorse interne scarseggiavano): si assistette a un incontro di carattere alfabetico (l'alfabeto greco era originario di Cuma, vicino Napoli); il generale Livio Andronico portò a Roma uno schiavo greco che poi liberò e a cui dette il suo stesso nome come insegnante dei figli: lo schiavo greco Livio Andronico è, quindi, l'iniziatore della letteratura latina (nel 240 a.C. rappresenta per la prima volta il suo testo), che nasce come imitazione della letteratura greca (la sua opera più importante è "Odusia", cioè la traduzione dell'Odissea).
Il latino si può suddividere in 5 fasi:
- La prima fase è quella arcaica (III-II secolo a.C.);
- La seconda fase è quella classica (I secolo a.C. - I secolo d.C.);
- La terza fase è quella imperiale (II secolo d.C. - III secolo d.C.);
- La quarta fase è quella cristiana (IV secolo d.C. - V secolo d.C.);
- Nella quinta fase prevalgono le lingue neo-latine, mentre il latino viene usato solamente come lingua tecnica del sapere.
Le basi del latino
Il latino arcaico è espressione di tribù agricole. Es.:
- Pecunia=denaro, da pecus=bestiame (la ricchezza si basava sul bestiame perché il commercio consisteva negli scambi);
- Sincero=senza cera (gli agricoltori toglievano la cera dal miele per pulirlo);
- Rivale=chi sta sull'altra riva del fiume;
- Delirare=andare fuori dal solco (lira=solco dove passava l'aratro);
- Pontifex=chi fa/chi è a guardia di un ponte (era un punto strategico fondamentale e chi lo controllava era una persona importante, es.: comunicava alle calende le date delle ferie);
- Egregius=fuori dal gregge (una persona che si distingue dalla massa).
Il latino cristiano si sviluppò a partire dal latino classico, apportando una risemantizzazione alla lingua:
- "Pietas" indica devozione, sacrificio a proposito della famiglia (specialmente i genitori, cioè i donatori della vita), della patria e degli dei (es.: Enea sacrifica gli affetti in nome della patria), perciò il termine è inteso come sacrificare qualcosa di sé in nome di uno scopo più alto;
- "Fides" significa "fede" in latino cristiano e "rispetto, fedeltà" in latino classico (in particolare, nel mondo militare il patto tra due fazioni è un patto di fede inviolabile, da qui: dare la propria fiducia a qualcuno);
- "Religio", nella cultura classica, voleva dire sacrificio, rito, pratica religiosa (in particolare, i riti privati potevano essere volti a venerare le divinità domestiche dei lari, mentre quelli pubblici coincidevano con le feste religiose).
In latino sono presenti alcuni termini importanti:
- "Cultura" deriva da "coltivare" (gli interessi, le passioni, i talenti), cioè coltivare sé stessi: la cultura è un modo di prendersi cura del proprio animo;
- "Humanitas" indica la civilizzazione, l'uscita dell'uomo dal mondo primitivo che è possibile solamente attraverso il progresso dato dal lavoro (il lavoro per eccellenza è quello agricolo), oppure può essere intesa come cultura letteraria, bagaglio di conoscenze (nel mondo antico la vera conoscenza coincideva con lo studio di chi era venuto prima, degli antichi). Diversamente, per i cristiani il termine esprime l'attitudine a comprendere l'altro nella cristianità;
- "Mos maiorum" indica il costume degli antenati, cioè l'insieme di valori, comportamenti e atteggiamenti che caratterizzano il perfetto "civis", cioè chi abita la propria città e ha dei diritti precisi e un forte sentimento del dovere, da qui: agire per la propria città;
- "Otium" costituisce il tempo libero che una persona può dedicare a se stessa e può essere impiegato per la lettura, andare alle terme, invitare degli ospiti, ecc. (diverso da "negotium" che significa negoziare);
- "Cursus honorum" è l'insieme delle cariche politiche assunte da un soggetto, sono elettive, non retribuite e annuali. Significativa è l'"autoritas", l'autorità, cioè l'insieme delle doti personali come il carisma, il giudizio e la forza che occorrono per ottenere il cursus honorum.
Il latino è una lingua principalmente parlata, per cui non è presente la punteggiatura e anche in letteratura si predilige un linguaggio basso (es.: Petronio, Catullo e defixiones, cioè delle maledizioni su chiodi o tavole). Inoltre, utilizza la scrittura bustrofenica (cioè da destra a sinistra) per riprodurre il movimento dei buoi quando lavorano la terra con l'aratro.
L'alfabeto latino si compone di 23 fonemi corrispondenti ad altrettanti grafemi, cioè le "litterae", che possono essere minuscole o maiuscole. Le maiuscole si utilizzano:
- A inizio frase dopo il punto;
- Per i nomi di popolo o di persona;
- Per le epigrafi, che sono scritte completamente in maiuscolo (sono delle scritte apposte su materiali durevoli come la pietra, es.: le lapidi nella terra lungo la strada).
Questo alfabeto è simile a quello italiano tranne che per alcune caratteristiche:
- La lettera V corrisponde alla U maiuscola;
- La lettera K è legata alle parole antiche (es.: Kalendae) e quindi non si trova spesso nel latino classico;
- C e G sono suoni gutturali (come nelle parole "cane" e "gatto").
L'alfabeto si imparava alla scuola pubblica (quella per il primo apprendimento), dove si incontravano il "grammaticus", cioè il maestro che riponeva i suoi strumenti nella "capsa", e l'allievo, che aveva sempre a disposizione un quaderno, uno "stilus" (l'antenato della penna che serviva per incidere) e uno schiavo.
Le basi della grammatica latina
Si possono distinguere due pronunce nella lingua latina:
- La pronuncia classica:
- Ripristinata nel Rinascimento in quanto più vicina al "sermo cotidianus";
- I dittonghi ae, oe sono pronunciati normalmente (es.: Caesar).
- La pronuncia scolastica o ecclesiastica:
- I dittonghi (due vocali pronunciate con un'unica emissione di voce che costituiscono una sillaba) ae, oe si pronunciano e (es.: poena);
- Ph si pronuncia f (es.: philosophus);
- Ti seguito da vocale si pronuncia zi (es.: laetitia), ma ti accentato o in parole greche o straniere o preceduto da s, x o un'altra t si pronuncia ti (es.: totius, hostia, mixtio, grattius);
- L'h iniziale indica una leggera aspirazione (es.: humanitas).
Esistono tre leggi dell'accento in latino:
- La legge del trisillabismo afferma che l'accento non può mai risalire oltre la terzultima sillaba;
- La legge della penultima afferma che in parole di 3 o più sillabe l'accento cade sulla penultima se questa è lunga (es.: mone-re), sulla terzultima se la penultima è breve (es.: legére);
- La legge della baritonesi afferma che l'accento non cade mai sull'ultima sillaba (es.: canis).
La morfologia prevede all'interno della frase delle parti invariabili e altre variabili:
- Le parti invariabili del discorso sono gli avverbi, le congiunzioni, le preposizioni e le interiezioni;
- Le parti variabili del discorso sono i nomi, i pronomi, gli aggettivi e i verbi.
Per le parti variabili sono previste in latino delle flessioni (il latino, infatti, è una lingua flessiva), cioè delle modificazioni della parte finale di una parola in rapporto al mutare della sua funzione logica all'interno della frase. Le flessioni si distinguono in declinazioni (per quanto riguarda i nomi, i pronomi e gli aggettivi) e coniugazioni (per quanto riguarda i verbi). La flessione fa sì che nella frase le parole abbiano una posizione libera ma non casuale.
Es.: "Paulus amat Tulliam" ha lo stesso significato di "Tulliam amat Paulus".
Le declinazioni e i casi del latino
La flessione nominale introduce il concetto di radice: l'elemento irrinunciabile portatore di significato e comune tra le parole della stessa famiglia.
Es.: Genus=origini, genero=generare, gens=famiglia, ingenium=talento naturale, genitor=genitore).
Il concetto di tema è costituito dalla radice e da elementi modificanti:
- I prefissi che precedono la radice (es.: facio=fare deriva da perficio=fare bene, completare, quindi il prefisso o preverbo indica un'azione conclusa, esaurita);
- I suffissi che seguono la radice (es.: in amat=egli ama il suffisso coincide con la vocale tematica, la desinenza è la parte variabile finale che porta informazioni grammaticali).
Il concetto di terminazione è dato dalla vocale tematica e dalla desinenza.
Es.: -in amas la terminazione è "-as"; -in puellarum "puella" è il tema e "-rum" la terminazione, "-a-" è la vocale tematica e "-rum" è la desinenza del genitivo plurale.
Declinare significa elencare secondo un ordine predefinito un nome, rappresenta una deviazione da una linea retta verticale identificabile con uno stilo che cade. In latino ci sono 6 declinazioni, meglio conosciute come casi (dal greco casus=cado):
- Il nominativo è un caso retto, è il caso che nomina, dà il nome: esso esprime il soggetto insieme a un attributo/complemento predicativo dell'oggetto/un'opposizione/parte nominale del predicato (es.: in Puella pulchra est il verbo è a fine frase con il complemento oggetto vicino);
- Il genitivo è un caso obliquo, è il caso dell'appartenenza ed è associato al complemento di specificazione, che precede il termine a cui è riferito (es.: Ancillae dominae laetitia sunt; Discipuli liber);
- Il dativo è un caso obliquo, è il caso del verbo dare ed esprime il complemento di termine;
- L'accusativo è un caso retto, è il caso di ciò che è in causa ed esprime il complemento oggetto, inoltre può indicare un movimento nello spazio e nel tempo esprimendo il complemento di moto a luogo/per luogo/di tempo continuato (in latino i concetti di spazio e tempo si sovrappongono);
- Il vocativo è un caso retto, è il caso della chiamata, dell'invocazione ed esprime il complemento di vocazione (in realtà non è un vero e proprio caso, in quanto retto dal nominativo. Es.: Tu quoque Bruto);
- L'ablativo è un caso obliquo e comprende 3 aree/funzioni in cui vige la valenza del mezzo e della compagnia, esprime quindi il complemento di mezzo/modo/compagnia:
- La funzione di origine/allontanamento;
- La funzione strumentale;
- La funzione sociativa.
Inoltre può avere funzione locativa (ereditata dall'Indoeuropeo) per esprimere il complemento di stato in luogo/tempo determinato. Infatti l'ablativo è il caso della staticità (viceversa l'accusativo è quello del movimento).
Es.: Livia cum ancillas in villa vivit. (le preposizioni segnalano la funzione in atto legata all'ablativo).
Le declinazioni, l'ablativo e il paradigma verbale
Un sostantivo esemplare della I declinazione è Ancilla (=ancella):
| SINGOLARE | PLURALE |
| (L') Ancilla | Ancillae |
| (Dell') Ancillae | Ancillarum |
| (All') Ancillae | Ancillis |
| (Ogg. L') Ancillam | Ancillas |
| (Oh,) Ancilla | Ancillae |
| (Con/per...) Ancilla | Ancillis |
Es.: Sedulae Ancillae lanam tractant et domum servant. (Le ancelle operose lavorano la lana e badano alla casa.)
I lavori tipicamente femminili eseguiti dalle ancelle erano appunto lavorare la lana e la manutenzione della casa. Esse erano sotto il costante controllo della matrona: la nobile padrona di casa (nonostante il ruolo della padrona di casa, la donna era subordinata al prototipo della "casta mulier" rispettante i buoni costumi del "mos maiorum"). Di solito, i servi venivano puniti se pelandroni o lodati se bravi e diligenti (es.: erano ricercati gli schiavi nubiani perché erano resistenti per portare le lettighe): l'obbedienza e l'operosità della servitù erano considerati valori imprescindibili e allo stesso tempo costituivano la sopravvivenza degli schiavi, i quali potevano subire pene severe tra cui anche la morte. Bisognerà attendere Seneca per avere una maggiore sensibilità alle condizioni servili: egli dirà che gli schiavi sono così non per loro natura ma per il caso, perciò la schiavitù non esiste in natura ma è una conseguenza, in particolare, delle guerre.
Un sostantivo esemplare della II declinazione è Legatus (=ambasciatore):
| SINGOLARE | PLURALE |
| (Il) Legatus | Legati |
| (Del) Legati | Legatorum |
| (Al) Legato | Legatis |
| (Ogg. Il) Legatum | Legatos |
| (Oh,) Legatus | Legati |
| (Con/per...) Legato | Legatis |
Es.: Dux legatos (acc. Plu.) ad castra mittit. (Il comandante manda gli ambasciatori all'accampamento.)
N.B.: Dux deriva da "ducere", quindi indica "colui che guida i soldati".
Gli ambasciatori erano coloro che andavano a trattare con la parte rivale (se l'azione diplomatica non otteneva nessun effetto si passava all'azione), erano persone portatrici di una grande dote d'esperienza e doti spirituali (es.: Carneade aveva confutato l'idea romana di "iustitia", in quanto aveva capito che dietro alla guerra giusta c'era l'espansione a danno delle popolazioni "aiutate").
In particolare, l'accampamento romano aveva una struttura quadrata tagliata dalle due direttrici cardo e decumano, presentava una porta per lato, una tenda grande detta "pretorium" per i comandanti e delle tende più piccole per i soldati disposti a coppie.
La struttura della città romana era analoga a quella dell'accampamento, ma all'incrocio delle direttrici era posto il foro. C'erano 3 termini per indicare la città:
- "Urbs, urbis" (della III declinazione) indicava un insieme di edifici, monumenti e strade. All'infuori di essa era posto il "pomerium", cioè un'area sacra non edificabile;
- "Oppidum" (della II declinazione) indicava la città fortificata presso gli alleati che non presentava pomerium;
- "Civitas, civitatis" indicava la cittadinanza, l'insieme dei cittadini.
Un sostantivo esemplare della III declinazione è Orator (=oratore):
| SINGOLARE | PLURALE |
| (L') Orator | Oratores |
| (Dell') Oratoris | Oratorum |
| (All') Oratori | Oratoribus |
| (Ogg. L') Oratorem | Oratores |
| (Oh,) Orator | Oratores |
| (Con/per...) Oratore | Oratoribus |
Es.: Orator est vir bonus dicendi peritus. (L'oratore è un uomo per bene esperto nell'arte del parlare.)
Per fare l'oratore, cioè l'avvocato, occorreva essere nobili e ricchi e seguire le lezioni di un maestro di retorica: questo costituiva un trampolino di lancio, un pre-requisito fondamentale per la politica e quindi, se un oratore voleva diventare un politico doveva essere un uomo per bene, di specchiata condotta morale con rispetto per le regole condivise (es.: Cicerone, Cesare, Sallustio avevano seguito questa strada).
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Lingua latina
-
Lingua latina
-
Lingua latina - cinque declinazioni della lingua latina
-
Lingua e letteratura latina