Lingua e pensiero
Lingua e pensiero sono biunivoche: si plasmano e si influenzano nello spazio. La traduzione è legata al pensiero, dunque bisogna pensare come pensa l'individuo (lettore). L'individuo è preda della lingua che gli è capitata in sorte. Può pensare solo nei limiti, nei confini della lingua che gli è stata prefissata, la lingua che sin da bambino gli è stata inculcata. L'intelletto e la fantasia sono a questa legati, perciò i bilingue hanno una maggiore elasticità, una maggiore apertura mentale: hanno pensieri non ingabbiati ad un solo tipo di linguaggio.
Concetto di pura lingua
Per Walter Benjamin (1892-1940) le diverse lingue si integrano tra loro ed ogni lingua è soggetta a un'evoluzione. Il concetto di pura lingua è un concetto astratto in quanto una pura lingua non dovrebbe in alcun modo tradire lo scrittore, ma ciò diviene impossibile nell'atto della traduzione perché le parole vengono imprigionate nella grammatica della lingua tradotta impedendo così di far venir fuori la vera essenza dei pensieri dello scrittore. La traduzione non è copia, ma vive di vita propria. Il concetto di pura lingua è un concetto utopico.
Quando il traduttore utilizza la sua traduzione, utilizza il suo principio di libertà, dunque la traduzione diviene una riscrittura che segue una strategia di marketing, un target ed entra quindi a far parte del paese ricevente con un determinato sistema letterario. Le traduzioni contemporanee vengono studiate in base alla loro adeguatezza, coerenza alla strategia di marketing e commercio. Questo concetto è ripreso nel libro di José Ortega y Gasset ne “la miseria” dove appunto tradurre viene definito un desiderio irrimediabilmente utopistico.
Scritto e tradurre
Egli distingue tra scrivere e tradurre: Con lo scrivere si compie un atto di ribellione e coraggio. Con il tradurre si compie un atto di tradimento nel senso che si tradisce lo scrittore imprigionando le sue parole nella grammatica della lingua del traduttore perché ogni autore ha un proprio stile che nel passaggio della traduzione viene perso generando il cosiddetto flou (sfocatura, sfumatura letteraria).
Benjamin è per una traduzione di tipo source oriented (estraniante) (lettore testo). Le traduzioni per Benjamin sono infinite; sono come i punti di una circonferenza: infiniti. Ogni traduzione tocca un punto della circonferenza per poi toccarne ancora altri (flou letterario) diversi non riuscendo così a mantenere in alcun modo la "legge di fedeltà": essere fedeli allo scrittore significherebbe riportare il pensiero dello scrittore fedelmente nell'atto di traduzione, ma ciò diviene impossibile in quanto già nell'atto della traduzione il traduttore imprigiona i pensieri dello scrittore in regole grammaticali della lingua da tradurre, nel suo stile. Concludendo che per essere davvero fedeli allo scrittore in realtà non si dovrebbe tradurre in quanto il pensiero verrebbe modificato, quindi il traduttore imprigiona nel proprio stile ciò che l'autore avrebbe voluto trasmettere.
Il pensiero e la lingua
Il pensiero, dunque la lingua, è in realtà intraducibile. I testi trattati non saranno mai testi neutri, bensì comunque manipolati (tradimento del testo originale). Il traduttore come è inteso da Benjamin non deve operare una traduzione attenta alla sintassi e al lessico. Egli deve rispettare la diversità tra le lingue per mostrare la loro affinità che va a costituire la pura lingua. Chi traduce non deve fungere da mediatore tra le due lingue.
Benjamin prende come esempio la poesia, la poesia è essenza ed è perciò intraducibile. Nessuna traduzione è possibile se mira a somigliare all'originale. Il traduttore deve ambire a riportare l'incomunicabile, ciò che è della pura lingua. La traduzione in questo modo diventa un'opera da sé.
Diversi tipi di traduzione
Ci sono diversi tipi di traduzione: tradurre è portare il lettore all'autore e portare l'autore al lettore, sia lo straniero nel suo desiderio di impadronirsi del diverso, sia il lettore nel suo desiderio di conoscere. La traduzione deve essere percepita come un allargamento di orizzonte della propria lingua e di tutte le sue risorse.
Lawrence Venuti
Lawrence Venuti distingue tra traduzione addomesticante (autore addomesticante/target oriented/etnocentrico) e traduzione estraniante (source oriented): Scheleiermacher sostiene che la traduzione possa muoversi in due diverse direzioni: lettore autore e autore lettore. Traduzione source oriented: autore estraniante/etnodeviante (dal 1800 in poi): "porto il lettore all'estero" perché il testo non viene del tutto modificato e richiede uno sforzo di comprensione maggiore da parte del lettore; lascio in pace il testo e richiedo uno sforzo maggiore di comprensione al lettore. Etnodeviante: Allontanarsi dalla cultura di arrivo. Estraniante: Si lasciano frasi o parole in lingua originale; propongono traduzioni in cui il lettore deve fare un grande sforzo.
Roman Jakobson
Roman Jakobson è un traduttore di origini russo-americane. "Ognuno di noi traduce quello che prova e lo ingabbia nel linguaggio che ci è stato dato di utilizzare". Il bravo traduttore esce dalla gabbia, dai suoi limiti linguistici, va oltre, scopre il nuovo e il diverso e lo fa suo. Ogni lingua è portatrice di una storia, di una cultura. Egli individua 3 tipi di traduzione:
- Traduzione intersemiotica: tradurre un libro e trasformarlo in un film ad esempio; la traduzione intersemiotica traduce un romanzo in un film quindi consiste nell'interpretazione dei segni linguistici per mezzo di sistemi di segni non linguistici. Libro a film.
- Traduzione intralinguistica/endolinguistica: riformulazione di un testo nella stessa lingua, interpretarlo. La traduzione intralinguistica consiste nella riscrittura, riformulazione dei segni linguistici per mezzo di altri segni della stessa lingua: es. Pinocchio a diverse riscritture (Gianni Rodari, Collodi…)
- Traduzione interlinguistica: tradurre in un'altra lingua. La traduzione interlinguistica consiste nell'interpretazione dei segni linguistici per mezzo di un'altra lingua. Condurre un testo al di là della lingua. 2 lingue diverse.
Vi sono degli aspetti da considerare per attuare una traduzione:
- Il contesto dell'origine e dell'arrivo;
- Cultura del paese ricevente e mittente;
- Vita e stile dell'autore;
- Lingua di partenza e di arrivo;
- Le note rallentano e modificano il romanzo;
- Bisogna conoscere e comprendere il messaggio che l'autore voleva trasmettere.
Obiettivo dei buoni traduttori
Riuscire a far comunicare lingue, culture, pensieri differenti attraverso la traduzione delle opere. Si sforzano di dar voce a qualcosa che non conoscono a pieno. Il tentativo di tradurre è indispensabile, potenziare la traducibilità; la nostra lingua ci porta a delle categorie di pensiero, a dei limiti. Basti pensare che nella lingua inglese esista il neutro e che nella lingua Cantù ne esistano 23 di generi diversi. Nella lingua italiana solo 2: maschio e femmina.
Huxley
Utilizzava LSD e mescalina per sperimentare ed annotava tutto ciò che provava. Per Huxley il potere controlla le menti attraverso un linguaggio scarno in quanto linguaggio scarno produce pensieri scarni che son più facilmente plasmabili. L'uomo è parte del pianeta e non dominatore (filosofia buddista).
Temi di Huxley
Temi: Retorica del potere; lingua e pensiero; incapacità di scelta; annullamento dell'individuo e del suo pensiero attraverso il linguaggio scarno che "scarnifica" l'uomo. Il concetto risiede nella forma. La traduzione viene vista come possibilità di conoscenza di mondi diversi. La traduzione è un prodotto che risponde a leggi di mercato, target (controllate dal potere): "cosa vuol far leggere il potere al popolo affinché produca pensieri scarni così da poter essere più controllabile?". Crisi significa scelta: Shakespeare.
Tema fondamentale nella traduzione
Tema fondamentale nella traduzione: rapporto lingua-pensiero, crisi, l'altro da sé, mercato, profitto. Non vi è più una persona ma solo un consumatore. Avere una lingua piana, frasi che si ripetono e utilizzare le solite parole, permette di pensare meno e di non scegliere. Un linguaggio scarno, non ci permette di pensare. In tal modo il potere riesce a comandarci meglio, diventiamo prede dei poteri forti.
Il mondo nuovo di Huxley
1932 (fordismo - dinamica del profitto) Huxley: Brave New World. Qui vi è il concetto di rapporto tra individuo e società. Tutto è fatto in nome della stabilità sociale in modo da poter mantenere l'ordine e la stabilità sociale perciò il diverso è da eliminare, in nome della immobilità è sacrificato l'individuo. Creati in provetta in modo che l'individuo non aneli ad altre caste sociali e sia illusoriamente felice. Huxley pone dei problemi non schierandosi né dalla parte della Riserva né dal Nuovo Mondo. Lo fa perché vuole far riflettere senza condizionare il lettore.
Ogni utopia essendo eccesso, si trasforma in distopia. Ne "Il mondo nuovo" di Huxley si immagina un futuro distopico in cui gli esseri umani vengono creati in vitro (eugenetica) e ogni classe sociale è condizionata ad essere felice di ciò che è. Tutto è selezionato geneticamente: Il contadino ha braccia forti, robusto, fisico forte. Tutto è sottoposto ad un rigido controllo: gli uomini pensano di essere stati creati per un determinato scopo (contadino, dottore ecc.) e ne sono felici perché la notte viene trasmesso un qualcosa che li fa convincere di ciò in modo che nessuno possa provare un sentimento di competizione. Non possono crearsi legami monogami o sentimentali, tutto deve essere fatto a scopo riproduttivo. Le madri e i padri non sono visti di buon occhio.
I selvaggi (La Riserva)
Il linguaggio nella riserva è ancor più semplificato; non riescono ad esprimere i loro sentimenti perché non riescono a pensarli, immaginarli a causa del linguaggio scarno. John: figlio di padre del nuovo mondo, madre della riserva (ibrido). Si contraddistingue dagli altri selvaggi perché lui legge opere di Shakespeare dunque scopre di saper provare dei sentimenti (per L...
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