SOCIAL NET WALKING – ADAMOLI, ARLEO
PARTE PRIMA
1. L’educatore come artigiano del sociale
social designer dell’educatore sociale: colui che per professione può definire e costruire nuove architetture della
comunicazione basate sui processi relazionali, educativi, etici ed autentici.
Design deriva dal latino de+signare, significa fare qualcosa, distinguerla con un segno, darle un significato, definire il
suo rapporto con altre cose, con i proprietari, con i clienti o con gli dei”. Design vuol dire dare senso alle cose.
Focalizzandosi non sul significato dei prodotti, ma sul significato e il senso del lavoro dell’educatore sociale nei processi
relazionali ed educativi che mette in atto nei vari ambiti lavorativi in questa era digitale. Si tratta quindi non solo di
apprendere un nuovo linguaggio per la comprensione dei nuovi contesti sociali e per l’utilizzo delle nuove tecnologie
ma soprattutto di formulare delle strategie educative a partire dall’esistente. Qual è l’esistente entro cui un operatore
sociale si trova ad operare? accessibilità, condivisione, comunicazione, partecipazione, collaborazione, apprendimento
reciproco, sostenibilità, riflessività, connessione, orizzontalità, organizzazione, memoria, interattività, collegamenti,
mostrarsi, contatti. Questi concetti sottintendono azioni che quotidianamente vengono svolte dalla maggior parte degli
educatori in maniera implicita o stimolati dai mondi con cui vengono in contatto, siano essi minori, giovani, anziani,
migranti, disabili. Quelle azioni fanno parte del bagaglio di strumenti e di competenze che l’educatore
possiede e che vengono interrogate con l’introduzione dei nuovi media nella società. Certe emozioni possano
diventare globali grazie alla potenza amplificativa dei media: il caso esempio è stata la morte di Steve Jobs, fondatore
dell’Azienda
Apple. Il lutto è stato sentito a livello mondiale, il trasporto emotivo causato dalla sua morte è in parte dovuto all’eco
che hanno creato il web e i nuovi media alla notizia, andando a creare un vero e proprio lutto digitale online che ha
avuto molte ricadute offline per milioni di persone.
Secondo Le Boterf, un educatore sociale agisce con competenza quando soddisfa queste tre condizioni:
1. sa combinare risorse personali (conoscenze, abilità, qualità, risorse emotive e psicologiche, culture, valori…) e risorse
ambientali (reti documentarie, dati, campi scientifici, informazioni e saperi accettati…);
2. è in grado di realizzare in un contesto particolare alcune attività mirate;
3. sa produrre risultati validi e soddisfacenti (che determinano un “valore aggiunto” valutabile).
Prima di agire, l’educatore sa che deve riuscire a leggere i processi in atto per poter poi incidere in chiave preventiva e
pedagogica. Se le azioni di questi processi sono quelle elencate precedentemente e caratterizzano sia luoghi
di lavoro classici che spazi online, l’educatore potrebbe considerare i new media come un’opportunità di ripensamento
e di rilancio della propria professione. L’educatore infatti per saper cogliere e rispondere ai bisogni educativi emergenti
in maniera efficace ed efficiente necessita di progettare i suoi interventi in maniera strategica.
Se dalla parola design prendiamo il suo significato etimologico di “dare senso”, del termine “progettazione” (dal latino
pro-‐jacere), ci soffermiamo sul “gettare in avanti” ripensando la progettazione sociale, dove “sociale” (da socius) sta
per appartenenza. Ma come si progetta con le tecnologie in ambito educativo tenendo insieme il significato dei
processi e delle azioni che mettiamo in atto e la capacità di avere una visione in avanti?
Interessante è l’idea di Clay Shirky che caratterizza l’operare dell’educatore: Se un educatore deve avere tra le proprie
competenze quella di interpretare le nuove esigenze educative, il web e i suoi processi gli permettono di far leva sugli
elementi di partecipazione, collaborazione, condivisione, senso di equità, desiderio di interattività e di confronto
presenti nel mondo digitale. Questi elementi possono diventare sia un modello di confronto per ideare i propri
interventi, sia un valido aiuto per capire come aiutarsi a lavorare con i diversi utenti e usare in modo autentico i nuovi
linguaggi del web. Vi sono molteplici esempi di questa modalità di lavorare. Problemi di piccole comunità risolvibili
grazie ad attività di promozione di comunità locali usando le nuove tecnologie della condivisione e dello scambio per
trovare soluzioni a problemi comuni. Alla base c’è la logica dell’empowerment sociale e il surplus cognitivo: eccesso di
conoscenze e informazioni che possono essere sfruttate dai singoli per attività socialmente utili. Questo avviene perché
la comunità è un soggetto attivo che si sviluppa grazie al coinvolgimento, la partecipazione e la connessione emotiva.
La progettazione quindi diventa design sociale se riesce ad essere dialogica e attivare processi identitari di gruppo che
si costituiscono a partire dalla connessione emotiva sui problemi.
Internet, l’accesso alla rete, i social networks stanno facilitando le comunità che vogliono co-‐progettare con il territorio
le risposte alle problematiche sociali. La definizione di
design partecipativo rende bene l’idea di un metodo di lavoro
spinto dal basso che punta sulle capacità locali integrandole con le potenzialità date dalla rete. Questa metodologia
rientra nel social business di cui parla Muhammad Yunus. Per social business egli intende quelle attività produttive che
mirano a risolvere i problemi sociali tramite un business sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico
risolvendo problemi come povertà e fame. Il design quindi non è solo sociale ma anche etico.
Riportando il focus all’ottica dell’educatore sociale, le persone coinvolti in questo tipo di progettazione sono l’utente e
i suoi familiari, ma attorno c’è anche il contesto di vita, la comunità e i due gruppi di appartenenza dei beneficiari e di
chi
interviene, nel nostro caso gli educatori. Proprio questi ultimi devono saper usare bene i nuovi mezzi di comunicazione.
Il web ci viene in aiuto sia nella fase di ricerca che nella fase dell’atto creativo.
Questo atto sociale che ha come scopo la cura, trova un parallelismo con il lavoro artigianale, che tiene conto sia della
qualità del risultato che dei processi che l’hanno portato ad ottenerlo. L’educatore sociale dovrebbe ispirarsi al modello
del lavoro artigianale. Egli infatti con il suo fare interviene sulla cura del proprio lavoro e così facendo cura anche se
stesso, le sue emozioni e i suoi pensieri. Inoltre l’artigiano produce relazioni e tempi/spazi condivisi attraverso la sua
bottega e le comunità a cui partecipa. Queste comunità artigiane sono collegate tra loro attraverso una rete connettiva
di condivisione di saperi, pratiche, risultati, esperienze che permettono l’evoluzione del loro lavoro.
2. Educare nella rete oltre la rete
Gli educatori si trovano di fronte ad un bivio: o cercano di insegnare a comunicare con i ragazzi che improvvisamente
sono diventati alieni oppure negano l’evidenza
e rimangono fermi nella lingua madre.
Nel mondo educativo sono presenti due tendenze contrapposte:
approccio tab che vede i social network come negativi e ne vieta l’uso ai figli
ü libertà totale di usare i social network, con tutti i rischi ad essi connessi
ü Entrambi questi comportamenti, se da un lato sono risposte naturali a trasformazioni tanto veloci, dall’altra non
rispondono efficacemente ai bisogni educativi che la società e le nuove generazioni ci chiedono. Nelle tecnologie c’è un
divario digitale, e un ribaltamento di ruoli: i nativi digitali formano i propri padri e madri all’uso delle nuove tecnologie.
I figli insegnano ai genitori ma spetta ancora all’adulto accompagnare le nuove generazioni a confrontarsi con la vita e
con gli strumenti che essa offre. Che fare allora?
La prima azione è di prendere consapevolezza dei cambiamenti che stanno avvenendo e chiederci come possiamo
ü guidare e condurre queste trasformazioni.
La seconda azione è di metterci la faccia.
ü La terza operazione è di scoprire quali sono gli strumenti che ci mancano per essere educatori/formatori/genitori.
ü La quarta è di sperimentare nuovi modelli educativi che tengano conto di questi nuovi strumenti, in un circuito virtuoso
ü di fiducia tra educatori e giovani.
3. Aiuto, cosa ci sta succedendo?
Come dice Bauman, oggi viviamo in una società liquida, sen
-
Appunti Lezioni prof Costa
-
Organizzazione aziendale - lezioni
-
Appunti lezioni Social media mining
-
Appunti delle lezioni del corso Web e Social Media