REUMATOLOGIA
SEMEIOTICA
Le malattie reumatiche (malattie osteoarticolari e dei tessuti connettivi o reumatismi) sono condizioni morbose che
determinano manifestazioni dolorose a carico dell’apparato locomotore e dei tessuti connettivi di tutto l’organismo; nel
prevalenza > delle patologie cardiovascolari e neoplastiche e rappresentano la prima causa di
loro complesso hanno una
disabilità nei Paesi industrializzati
In linea generale si possono fare delle considerazioni preliminari:
• eziologia → spesso ignota (→ fa ori predisponen + trigger ambientale)
• decorso → quasi sempre cronico e senza guarigione
la diagnosi precoce risulta essenziale, in quanto una terapia immediata
Soprattutto in campo reumatologico
permette di intervenire sulla fase acuta prima che si arrivi alla fase
(→ danno reversibile → disabilità reversibile)
cronica (→ danno = grado di infiammazione * tempo → danno irreversibile → disabilità irreversibile)
• sintomi/segni → molteplici
La DD delle malattie reumatiche non è sempre facile in quanto possono avere caratteristiche aspecifiche, esordire
forme indifferenziate
in forme incomplete (→ = 20-30% → dis nzione al massimo della famiglia di patologie) o
overlap sdr);
miste (→ a questo proposito si distinguono 2 possibili approcci:
diagnosi → valutazione dello specialista secondo il proprio gold standard
o Mancando una procedura diagnostica ben identificata la sensibilità del processo dipenderà
esclusivamente dal clinico (→ > FP), tuttavia è la procedura più corretta nell’ambito clinico in quanto
permette di distinguere forme indifferenziate e attuare una terapia precoce (→ impossibile con
classificazione, la quale mancherebbe l’individuazione della malattia)
classificazione → inquadramento del paziente in base a una serie di criteri classificativi → tenta vo di
o delimitare le malattie reumatiche
Questa procedura utilizza criteri oggettivi che permettono l’inquadramento di pazienti da arruolare in
studi clinici (→ distinzione, restrizione e “linguaggio clinico unico” → u lizzo in ambito scien fico), ma la
varietà di manifestazioni delle malattie reumatiche è tanto ampio da ridurne specificità e sensibilità (≈
90% → mancata diagnosi (→ > FN) o diagnosi scorretta (→ criteri compresi in altre patologie o non
inclusi nella classificazione))
• raramente eziologica
terapia → (es. artrite settica, anti-HCV, …), ma accanto a quella sintomatica negli ultimi
10aa sono in commercio i farmaci biologici, molecole in grado di bloccare i meccanismi patogenetici chiave delle
patologie reumatiche e impedire così di arrivare alla disabilità permanente (→ riduzione costi indiretti della
patologia); il problema è il loro elevato costo (→ costi diretti = costi/benefici)
condizione clinica migliore,
Si dovranno distinguere risposta alla terapia (→ di cui è essenziale valutare il grado
risoluzione completa,
per motivare i costi (→ risposta soddisfacente richiesta)) e remissione della patologia (→
target terapeutico)
Sarà essenziale inoltre correlare alla migliore terapia farmacologica la migliore riabilitazione per ridurre il
danno (reversibile) e preservare la funzionalità (→ migliore qualità di vita e < costi indiretti)
• monitoraggio → criteri variabili in base alla patologia, difficilmente standardizzabili per l’ampia variabilità di
evoluzione e risposta alla terapia
Questi parametri variano in base alla patologia ma si dividono in 4 tipologie:
criteri di attività → grado di flogosi in atto (→ potenziale reversibilità del processo):
o numero di articolazioni coinvolte (dolenti e/o tumefatte) → monoartrite (1), oligoartrite (2-4),
5)
poliartrite (≥
disabilità funzionale → scala funzionale di Stainbrocker:
1) classe 1° → dolore e flogosi ma tutte le attività praticabili
2) classe 2° → quasi tutte le attività praticabili con qualche difficoltà
3) classe 3° → aiuto necessario in quasi tu e le a8vità
4) classe 4° → paziente a letto o in sedia a rotelle
dolore → scale di valutazione
parametri di flogosi e di attività della malattia
(es. VES, PCR, …) (es. auto-Ab)
criteri di danno (irreversibilità) → esito correlato alla patologia (inteso come perdita irreversibile dello
o stato di salute in generale e della capacità funzionale) / danno da terapia
Questi criteri includono deformità articolare, entità del danno radiologico, grado di disabilità irreversibile,
costi indiretti, mortalità, …
criteri di risposta alla terapia
o criteri di remissione / bassa attività della malattia
o
• semeiotica:
anamnesi:
o dolore → sintomo cardine in reumatologia, fortemente influenzato dalla tolleranza individuale
• meccanico (es. artrosi → patologia non infiammatoria):
non si ha a riposo e peggiora con il movimento
o non si associa a prolungata rigidità mattutina o dopo inattività (< 30min)
o risente delle variazioni climatiche
o si associa a contrattura muscolare
o
• infiammatorio (es. artrite → patologia infiammatoria):
presente a riposo, tende a migliorare con il movimento
o si associa a prolungata rigidità mattutina (> 30min)
o non risente delle variazioni climatiche
o flogosi → tumor, calor, dolor e functio laesa (→ < range of motion (ROM)
o dell’articolazione colpita), di solito senza rubor
• fibromialgico → dolore cronico diffuso associato a depressione, contrattura muscolare e
trigger points, meteoropatia, colon/vescica irritabili, dolore pelvico, …
• neoplastico → dolore importante poco sensibile agli analgesici e associato a sintomi
relativi alla sede del tumore
• riferito (es. sciatica tronca) → convergenza di fibre nervose
• neuropatico (es. vasculite) → dolore al metamero innervato dal nn. coinvolto
• psicogeno → 1/3 dei pazienti reumatologici presenta depressione
• da multi-patologia
Di particolare importanza è la lombalgia (low back pain), entità clinica caratterizzata da dolore
nella parte lombare della colonna indipendentemente dalla causa che l’ha determinata: si tratta
sintomo molto comune (75% della popolazione adulta almeno 1 volta nella vita,
di un 1.3%/aa,
seconda causa di visita medica dopo patologie respiratorie) e viene distinta in acuta (< 7gg),
recidivante (≤ 6 mesi) o cronica (> 6 mesi)
Nel 97% dei casi consegue a causa meccanica (→ più probabile infiammatoria nell’anziano) e
presenta un decorso variabile con miglioramento in 1 settimana nel 50% e in 2 mesi nel 90% dei
casi e dolore > 6 mesi (→ lombalgia cronica) nel 7-10% dei casi (→ prima causa di assenza
lavorativa (57%) → costi indiretti elevati!)
Il dolore lombare può derivare da stimoli in diverse sedi:
dolore somatico superficiale → cute e sottocute (es. cellulite)
o dolore somatico profondo → nocicettori (recettori dolorifici tipo IVA/B) presenti a livello
o → membrana e capsula
di capsula articolare (→ interapofisarie posteriori (diartrodie
sinoviale), intervertebrali (anfiartrosi → disco interposto)), anulus, legamenti, tendini,
entesi, fasce e guaine tendinee
dolore radicolare (irradiato) → compressione radicolare o del nn. periferico con
o proiezione al territorio di distribuzione della radice/nn. stesso (→ dermatomero)
dolore neuropatico
o dolore viscerale/riferito (→ distensione, flogosi, compressione/infiltrazione nervosa) →
o dolore localizzato ma senza una corrispondenza con la struttura interessata
componente psicogena → 1/3 dei pazienti con dolore cronico presenta depressione
o
La lombalgia è comunque conseguente ad irritazione delle terminazioni del plesso di Luschka o
dei suoi rami (→ nn. ricorrente di Luschka: ramo posteriore del nn. spinale misto subito dopo
l’uscita dal forame di coniugazione, il quale riceve i rami simpatici e rientra nel forame
ramo anteriore
suddividendosi in 2 rami (→ (→ corpo vertebrale, legamenti inter/sopraspinosi),
ramo posteriore (→ plesso di Luschka da anastomosi tra i diversi rami posteriori → articolazioni
interapofisarie, mm. paravertebrali, cute della regione posteriore del tronco))
In base all’eziologia si distinguono 3 forme di lombalgia:
rachidea:
o alterazione anatomica primitiva delle strutture vertebrali:
• spondilodiscoartrosi (10%, > nell’anziano)
• ernia discale (4%) → anulus o nucleo polposo
• fratture osteoporotiche (4%) → osteoporosi sintomatica per massa
ossea ridotta del 20-40%
• stenosi spinale (3%) → dolore continuo o intermittente con motilità del
rachide conservata o modestamente ridotta, anche se preminenti sono
la debolezza agli arti inferiori e le parestesie (di solito pluri-radicolari e
bilaterali → DD ernia del disco) con claudicatio intermittens
compare nei movimenti di estensione del rachide
La sintomatologia e scompare in flessione
(→ stando a lungo in piedi, camminando, …)
anteriore o sedendosi (→ > d canale spinale)
Alla base c’è compressione vascolare (→ claudicatio nervosa su base
ischemica), disfunzione nervosa da compressione o > P liquor
Si tratta con FANS/steroidi, vasodilatatori, laminectomia decompressiva
ed educazione del paziente
• spondilolistesi/spondilolistesi (2%)
• sacralizzazione L5
• DISH (> 5% nei pazienti > 65aa, anche asintomatica:
• variante spinale classica → diagnosi via Rx con calcificazione
del legamento anteriore (v. SA)
• entesopatia iperostosante → interessamento di legamento
ileo-lombare e patellare, calcagno, …
• iperostosi articolari periferiche → osteofiti/speroni (es.
olecrano, para-acetabolari, falangi, …) con eventuali dolore e
limitazione funzionale
• malattie dell’osso → osteomalacia, osteoporosi, iperparatiroidismo,
ocronosi, emocromatosi, sdr di Scheuermann, morbo di Paget,…
alterata statica → scoliosi, iperlordosi, alterazioni posturali, instabilità,
entesopatia ileo-lombare
SpA
spondilodiscite infettiva
neoplasie benigne o maligne, primitive o secondarie (→ metastasi soprattutto)
extra-rachidea → origine viscerale (2%) → fibre simpatiche nei nn. di Luschka
o aneurisma aorta addominale:
• espansione lenta → dolore inosservato
• fissurazione/rottura → dolore addominale importante irradiato o
prevalente al rachide in 1/3 dei casi
• dissezione aortica → dolore violento al rachide
• rottura cronica posteriore tamponata
• aortite (2-15%) → aneurisma infiammato spesso dolente
• aneurisma micotico (raro)
patologie genitourinarie:
• uropatia ostruttiva → calcolosi, carcinoma delle vie urinarie, stenosi
infiammatoria dell’uretere, inginocchiamento ureterale, compressione
estrinseca ureterale (→ aneurisma, gravidanza, CD,
fibrosi/ascesso/ematoma/tumore retroperitoneale, …)
• patologia ginecologica:
• dolore acuto → complicanze della gravidanza (es. aborto),
infezioni acute (es. endometrite), problemi annessiali (es.
rottura o torsione di ciste ovarica)
• dolore ciclico → ovulazione, dismenorrea
• dolore cronico (> 6 mesi) → endometriosi, varicocele pelvico,
neoplasie, aderenze, …
patologie GI:
• pancreas → dolore a barra (→ epigastrico irradiato posteriormente)
• carcinoma gastrico
• ulcera peptica
• carcinoma del colon → infiltrazione dei plessi lombari
• appendicite acuta retrocecale con ascesso vicino al mm. psoas
• diverticolite acuta → 5-10% da lombalgia
• colon irritabile → meteorismo e stiramento dei mesi, oltre che
associazione frequente con fibromialgia
fibrosi retroperitoneale
lombalgia aspecifica (idiopatica, 70% dei casi) → assenza di una precisa alterazione,
o probabilmente da fattori psicogeni associati a modeste modificazioni strutturali legate
ad attività lavorative particolari
Bisogna tenere presente che nell’anziano diventano più comuni neoplasia, osteoporosi e fratture
osteoporotiche, stenosi spinale ed aneurisma dell’aorta addominale
impaccio doloroso → fastidio e limitazione percepiti dal paziente durante la fase iniziale di un
movimento semplice di una diartrodia dopo inattività ≥ 30min
debolezza muscolare → < F muscolare / capacità di eseguire una serie di movimenti
astenia → affaticabilità
familiarità → patologie multifattoriali, quindi rischio relativo ridotto in quasi tutte
sintomatologia pregressa correlabile
anamnesi farmacologica
EO:
o ispezione → tumefazione/versamento, arrossamento, deformità
palpazione:
• scrosci articolari:
crepitii fini → frizioni tendinee in guaina sinoviale ispessita, alterazioni della
o cartilagine articolare, …
crepitii grossolani → alterazioni cartilaginee più estese, capi articolari incongrui
o crack (→ scrosci grossolani) / click (→ schiocchi articolari) → variazione della
o pressione endo-articolare senza significato clinico
• dolorabilità → test di Ritchie (→ intensità del dolore alla palpazione articolare in gradi →
Ritchie Articular Index (RAI)):
grado 1
1) → dolore
grado 2
2) → dolore + trasalimento
grado 3
3) → arto ritirato
grado 4
4) → rifiuto alla palpazione
valutazione dei movimenti → limitazione funzionale
• articolazioni a più assi di movimento (→ anca, spalla)
test di Apley (spalla) → portare la mano alla spalla controlaterale →
o extra-rotazione del braccio
test di Fabere (anca) → portare il piede sul ginocchio controlaterale →
o flessione + abduzione + estensione + rotazione sull’anca
• movimenti → confronto del grado di escursione rispetto al normale
attivi → dolore e impedimento dai tessuti molli peri-articolari
o passivi e attivi → alterazioni strutturali articolari
o
manovre semeiologiche particolari
laboratorio
o strumentale
o biopsia
o
OSTEOARTROSI
• degenerativa parte dalla cartilagine articolare per poi estendersi a tutti gli elementi
definizione: patologia che
delle diartrodie (→ osso subcondrale, legamen , capsule, membrana sinoviale, mm. peri-articolari) con
conseguente scompenso globale delle stesse
• epidemiologia: l’artrosi rappresenta la più comune patologia dell’apparato muscolo-scheletrico e la principale
causa di disabilità nei paesi sviluppati (→ costo diretto e indiretto < AR ma più frequente → limitazione lavora va
nel 3% della popolazione)
La prevalenza è del 30% negli adulti (→ forma “anatomica” con note artrosiche in Rx), anche se la forma “clinica”
rilevabile ha una prevalenza del 10-15% (26-60aa) / 30% (60-80aa)
La patologia coinvolge principalmente i maschi nelle classi < 45aa e le femmine nelle classi > 54aa; fattori di
rischio favorenti e condizionanti la prognosi sono:
età → la forma clinica di solito emerge negli anziani, in quanto la cartilagine senile presenta ridotta
o elasticità e resistenza alle sollecitazioni (→ azione lesiva favorita)
sesso → > femmine (2:1) → metabolismo ssutale, massa corporea, gene ca, … ma gli estrogeni hanno
o un’azione condrotrofica e ostrotrofica (→ > rigidità e vascolarizzazione dell’osso subcondrale)
fattori meccanici → malformazioni ar colari (→ microtraumi con nui), par colari lavori o sport agonis ci
o 2
(→ traumi ripetu ), BMI > 25Kg/m , …
predisposizione genetica → > associazione tra gemelli omozigoti, anche se non sono stati trovati
o particolari aplotipi HLA o polimorfismi caratteristici
artrite → l’infiammazione determina una modificazione nel metabolismo dei condrociti via IL-1 e TNFα
o
• eziologia:
artrosi primaria (idiopatica) → nessuna patologia innescante
o artrosi secondaria → cause endocrino-metaboliche, anomalie anatomiche, traumi, artropatie
o infiammatorie (es. AR), … → danno articolare con > predisposizione all’artrosi
• scompenso articolare determinato da un carico anormale
patogenesi: l’osteoartrosi consiste in uno
(→ malformazioni/malposizioni articolari, instabilità articolare, attività professionale/sportiva,
e/o da una cartilagine anormale
traumi/microtraumi/fratture, obesità, …) (→ disordini endocrino-metabolici,
condropatie primitive, flogosi, invecchiamento, sesso, predisposizione genetica, …)
Alla base della patologia (innescata dallo squilibrio meccanico) si ha la perdita del fisiologico equilibrio tra
fenomeni catabolici e riparativi a carico dei diversi tessuti che compongono le diartrodie:
processi pro-catabolici > processi anabolici
cartilagine ialina articolare →
o Alla base della degradazione cartilaginea si avrebbero le alterate interazioni tra condrociti ed ECM,
mediate normalmente dalle β-integrine:
1) evoluzione fenotipica del condrocita artrosico
2) citochine pro-infiammatorie (IL-1 e TNFα soprattutto) > fattori di crescita (es. IL-10, TGFβ, …)
3) > metalloproteasi (MMP) + < inibitori tissutali delle MMP (TIMP), sintesi di collageni minori (es. I-
III, normalmente non presenti) + < produzione dei collageni normali (II e IX)
della cartilagine come primum movens dell’osteoartrosi,
L’ipotesi più accreditata vede l’alterazione
anche se l’interessamento delle altre componenti risulta assai precoce
sintesi > degradazione
osso s
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