NEUROHERMENEUTIC OF
MODERN GERMAN LITERATURE
Prof. Pulvirenti
A.A 2019/20
1° Lezione 11/3/20
Neurohermeneutics: metodo transdisciplinare, ampliamento, interazione di ambiti disciplinari
differenti.
Con poetica cognitiva, studi di retorica cognitiva, ermeneutica o neuro ermeneutica indichiamo un
approccio, uno studio transdisciplinare della letteratura che tenga conto della letteratura come non
soltanto realizzazioni di figurazione autonoma, ma un rispecchiamento dei meccanismi cognitivi
della mente umana, concetto base.
Come la mente umana realizza e recepisce il mondo finzionale della letteratura, significa occuparsi
della letteratura in una prospettiva più ampia, più completa e articolata. Si indagano i due poli
dell’esperienza artistica, estetica, letteraria.
Da una parte l’oggetto è il testo letterario, che può venire indagato da prospettive diverse, che sono
tutte più o meno valide, perché ognuna fa emergere delle differenti problematiche. Per esempio,
l’indagine che è stata in voga dagli anni 70 in poi della critica psicanalitica, attraverso il suo
approccio, è stato possibile individuare un rispecchiamento di problematiche della psiche umana
all’interno della mente del personaggio e come determinate questioni, che sono state indagate
soprattutto attraverso le categorie fornite da Freud, si ritrovassero nella letteratura e potessero
diventare oggetto per una comprensione più articolata del testo letterario.
Per esempio, “La Coscienza di Zeno” non si può comprendere se non viene contestualizzata rispetto
alla questione della psicanalisi Freudiana, della promessa della possibilità terapeutica che di fatto
viene negata perché il protagonista è la rappresentazione dell’impossibilità della guarigione, della
validità terapeutica della psicanalisi.
Nella critica sociologica, l’opera d’arte viene interpretata nel significato che essa può dischiudere di
una particolare problematica politica o sociale, es. dramma borghese del 700, che ha bisogno di
affermare la propria identità culturale per autodefinirsi socialmente, scacciata dalla cultura
aristocratica e nobiliare.
Approccio che va bene per alcuni fenomeni e non per altri, per esempio l’approccio marxista
sociologico di Lukács, a fenomeni come l’Estetismo, (primo 900, crisi dell’uomo).
Elemento fondamentale dei vari approcci è la loro relatività rispetto all’oggetto di studio.
Un approccio che ha molto a che fare con la realtà del testo letterario a prescindere dalle sue
specifiche di genere, di epoca e di indirizzo è stata la critica formalista, da cui è nata quella
stilista.
La critica formalista è una critica che presume a partire dai formalisti russi, Jakobson e Juri
Lockman, una critica che ha cercato di studiare il testo letterario per le sue funzioni formali, cioè il
punto di partenza è stato quello di considerare come il testo letterario si distingua dagli altri testi e
dal testo della comunicazione orale, quindi lingua letteraria in contrasto con la comunicazione
verbale.
Da un punto di vista semiotico, il primo elemento che caratterizza questa differenziazione è il
rapporto tra Sender e Empfanger, tra emissario e ricevente; nella comunicazione verbale questi
due elementi sono insieme e interagiscono, nella comunicazione letteraria no, abbiamo un
emissario, un oggetto, il ricevente si attiva dopo: PRIMO ELEMENTO DI DISTINZIONE.
SECONDO ELEMENTO DI DISTINZIONE: nella comunicazione orale quello che è il goal
fondamentale dell’emittente è l’oggetto della comunicazione, formulare in maniera chiara il
concetto che voglio che l’interlocutore recepisca.
Se sto scrivendo, mi interessa dare forma al mio pensiero in una specifica forma, elemento della
formalizzazione, evidente nella poesia, in cui l’autore lavora a livello della sintassi, della
morfologia, retorica, per creare un testo, un prodotto linguistico, dove il contenuto si esprime in
primo luogo attraverso la forma.
Questa forma di approccio critico è valida per tutti i testi letterari.
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Da questo approccio rimane fuori un elemento importante, l’autore, che non viene considerato ma è
una istanza importante. La critica psicanalitica metteva al centro i processi personali e individuali
dell’autore, in questo caso manca completamente l’istanza autoriale, manca la considerazione
dell’autore, questione su cui si è molto dibattuto.
Oggi ritorna al centro l’intenzionalità dell’autore, se un autore sceglie di scrivere un sonetto o un
brano in prosa ha una determinata intenzionalità, cioè vuol fare non solo arrivare al lettore
determinati contenuti, ma vuole che il suo lettore reagisca cognitivamente, con processi di pensiero,
immaginazione al testo. Una cosa che mancava alla critica formalista (anni 20 del 900) è la
riflessione sull’intenzionalità autoriale; uno dei movimenti critici che verrà successivamente, anni
70, nasce un altro approccio critico che rimette in gioco l’entità dell’autore, mettendo in ballo il
terzo elemento che ci manca, il lettore. Se un testo vive e ha significato, significa nel momento in
cui il lettore lo carica di senso.
La mancanza di considerazione dell’istanza del lettore ha generato per molto tempo una visione che
poi è andata a restringersi sul testo, tanto che da parte di due altre istanze critiche c’è stata una sorta
di reazione, da una parte la scuola tedesca con Wolfgang Iser, che ha creato la Reader Response
Theory o la Reception Studies, teoria che si basa sul funzionamento dell’opera d’arte solo e in
quanto attivata dalla risposta del lettore rispetto al testo. Considera come oggetto di studio della
critica letteraria le modalità della ricezione del testo.
Parallelamente si afferma con Umberto Eco il concetto di “opera aperta”, cioè noi possiamo
attivare in quanto lettori, livelli di significati differenti, perché ognuno di noi ha un proprio
background esperienziale, una propria dimensione emotiva, una dimensione di reazione cognitiva a
specifiche tematiche.
L’opera assume significato quando questo viene codificato dal lettore; l’opera è aperta perché il
lettore attiva le infinite potenzialità di senso che sono in un’opera.
Ogni approccio di critica letteraria dai primi del 900 agli anni 70 considera uno specifico elemento
di una esperienza, di un fenomeno che si chiama “Esperienza estetica della letteratura”; ogni
approccio guarda ad un aspetto, quello che manca e quello che noi possiamo superare attraverso la
poetica cognitiva e quella che si chiama “neuro ermeneutica” è la totalità dell’esperienza, cioè la
circolarità del rapporto tra autore e lettore che esiste per il tramite del testo.
Il testo è considerato come un dispositivo antropologico, che mette in moto dei processi mentali,
cognitivi, in un lettore che sono specifici di quel testo, perché determinati dalle qualità formali,
stilistiche, retoriche del testo che non sono altro che tracce delle intenzioni dell’autore. Attraverso la
poetica cognitiva, lo scopo è quello di collegare questi 3 poli di esperienza letterarie: intenzionalità
dell’autore per come essa viene veicolata nelle strutture testuali, strutture di superficie e come
queste determinano specifici comportamenti o processi mentali nel lettore. Ovviamente, l’approccio
è complesso, ma riesce a far comprendere più profondamente la dinamica letteraria e apre uno
spazio di interpretazione e di possibilità di collegamenti rispetto alla dinamica di funzionamento di
un testo che la considerazione di uno solo di questi elementi non consentiva.
Questo è alla base della poetica cognitiva in generale e della Neurohrmeneutics.
Friedrich Schleiermacher, padre dell’ermeneutica, è il primo a definire il “circolo
dell’ermeneutica”, intendeva una dinamica fra la parte e il tutto, non si può comprendere una parte
senza il tutto, e il tutto se non lo si afferra attraverso una parte. L’ermeneutica è una dinamica di
relazioni. In questo caso, è approfondito nella relazione tra autorialità, lettore e testo.
L’oggetto è la letteratura, ma letta in una prospettiva più vicina alla nostra esistenza; la letteratura ci
fa immergere in un mondo finzionale, ma questo mondo è profondamente legato alle esperienze che
viviamo nella nostra realtà, per esempio “Alice nel Paese delle meraviglie”: il mondo è il
capovolgimento del mondo reale, con cui l’autore fa vivere in una prospettiva diversa alcune
problematiche esistenziali dell’uomo moderno. O anche favola e fiaba.
Nel mondo finzionale tutto è legato ad individuare problemi della nostra esistenza.
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Il testo letterario è radicato nella dimensione umana, ci aiuta a capire meglio il nostro essere, il
nostro spazio, la nostra interazione con gli altri, o con gli oggetti del mondo finzionale creato dalla
letteratura.
Il riferimento è a qualsiasi letteratura; gli studi di ambito cognitivo si sono originati in ambito
americano, pochi in quello tedesco, molti di più in ambito inglese e spagnolo.
Il circolo ermeneutico nella sua formulazione inziale che ebbe luogo in Germania nel 1800, prima
opera nel 1801 di Ernst Schleiermacher, viene inteso da lui come continuo passaggio fra l’opera e il
contesto e le singole parti dell’opera e il tutto.
Circolo che riguarda l’interazione che c’è fra il lettore e il testo, considerando il testo come un
dispositivo di conoscenza, un dispositivo antropologico, che viene messo in moto dal lettore che
reagisce cognitivamente, emozionalmente, fisicamente a quelle che sono le caratteristiche formali
del testo, elementi stilistici, retorici, scelte grammaticali e sintattiche, che di fatto esprimono
determinate intenzionalità dell’autore.
Importante è anche la dimensione della simulazione, “Embodied Theory”, “Teorie della mente
incarnata”, teorie che riguardano il concetto che i processi mentali non sono astratti o differenti da
quelli del corpo, ma avvengono all’interno di questa interazione continua fra mente e corpo. Questo
comporta che tutta la nostra esperienza è legata all’embodiment, cioè essere un corpo in uno spazio
e in un ambiente e che la base di ogni pensiero è la nostra realtà fisiologica, che è quella che
determina tutte le forme del nostro pensiero.
Il pensiero è alla base del concetto della neuro ermeneutica, ed è il pensiero finzionale, retorico e il
pensiero legato alla produzione di metafore ad esempio, o alla produzione di un testo narrativo, non
sono delle forme di pensiero differenti rispetto a quello con cui agiamo nel mondo che ci circonda,
ma il nostro pensiero è basato sulla produzione di narrazione e sulla creazione di metafore, figure
retoriche, cioè l’elemento fantastico che scopriamo è che l’esperienza artistica, della bellezza,
letteratura è importante sia perché possiamo fuggire in essa, ma ha a che fare col corpo, col nostro
essere al mondo ed è di livello potenziato perché ricorre a degli strumenti che sono quelli che
perseguiamo per la ricerca della bellezza.
Uno degli elementi che ci spingono, chi più chi meno, è la ricerca del bello, perché accende in noi
un’area cerebrale, studiata da Semir Zeki, che è nella zona orbito-frontale, parte più recente di
formazione del cervello più evoluto; se si accende questa zona proviamo piacere, “Aesthetic
Pleasure” e “Reward”, gratificazione. Questa è la stessa che si può avere a partire da esperienze
diverse, forme d’arte, corpi, opere… la zona che si accende è la stessa.
Il concetto di bellezza è già intrinseco al nostro modo di essere uomini, il nostro cervello è
predisposto a questa esperienza per poter produrre piacere.
Si torna a riflettere sulla dimensione umana.
- Il bello naturale è universale?
Ci sono opinioni contrastanti. Se la risposta arriva dall’ambito degli studi di estetica e di filosofia, il
bello non è universale, ma soggettivo; se arriva a partire dalle teorie cognitive e delle neuroscienze
è universale, il bello di natura è universale. Secondo Semir Zeki, è universale, propria di tutti gli
uomini; di fronte a un elemento bello, tutti rispondiamo con l’accensione di questa area del cervello.
Secondo alcune teorie, il concetto di “universale” è qualcosa che è valido cognitivamente, per cui
anche in letteratura e nelle arti possiamo rinvenire degli universali che si sono stabilizzati nel
tempo. Per esempio, in letteratura le forme e i generi.
Altro concetto è “Extended mind”, mente estesa, non è metafisico, ma riguarda il fatto che la
nostra mente da sempre ha cercato delle estensioni nel mondo esterno, ha cercato di superare i
propri limiti tramite la creazione di strumenti che le consentano una migliore interfaccia col mondo
circostante; l’arte nasce come tentativo di extended mind. È tutto quello che ci consente di
potenziare la nostra mente, come un foglio e una penna.
L’esperienza letteraria ci consente di muoverci nello spazio, nel tempo, anche se il nostro corpo è
fermo.
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2° Lezione 13/3/20
- Slide “Neuroherm_Lez_3”
Al centro dell’impostazione di questa materia, vi è una sorta di aggiornamento a quello che è stato
un cambio di paradigmi a livello gnoseologico, epistemologico che ha caratterizzato gli ultimi
decenni e possiamo dire sostanzialmente a partire dagli anni '60 70, da quello che è stato il
passaggio dagli studi cognitivi di prima generazione agli studi cognitivi di seconda generazione.
Come mai è così importante per la conoscenza in generale questo cambio di paradigmi che ha avuto
l’uomo?
Le scienze cognitive di prima generazione avevano sviluppato un modello per lo studio del cervello,
ovvero si considerava che il cervello funzionasse su un modello computazionale. Erano gli anni
appunto in cui c'era questa grande innovazione a livello della tecnologia e il modello
computazionale veniva considerato come una sorta di prodotto della mente umana e quindi come
qualcosa che ne rispecchiasse i funzionamenti; per cui si pensava che il cervello funzionasse come
un software diciamo in grado di reagire a degli input come con degli output, in un modello quindi
binario di 1-1, e tutto questo ha fatto produrre numerosissimi studi e anche delle applicazioni per
esempio in ambito della linguistica; ma questo modello è sembrato non riuscire a tener conto di
tutta una serie di processi della mente umana che non potevano più essere spiegati col modello
computazionale, il primo fra tutti i processi immaginativi.
L'immaginazione che come vedremo è una facoltà attiva in ogni processo della cognizione, non
poteva certamente essere spiegata con questo modello dal momento che non c'erano degli input
identificabili perché venissero prodotti determinate forme di figurazioni immaginative. Quindi si è
iniziato a sviluppare il tentativo di superare questo modello che possiamo dire molto bloccato su
determinate procedure, e si è arrivati invece col tempo a iniziare a considerare come il sistema
cervello non può essere studiato se non in relazione alla dimensione corporea.
Fu fatto un celebre paradosso che fu quello del cosiddetto “Wet Brain” cioè è un ragionamento
paradossale non è un ragionamento reale, ma se io fossi in grado di prendere un cervello e di
metterlo in una vasca, questo cervello è ovvio e palese che non potrebbe funzionare. Quindi il
modello del cervello come una macchina viene superato da una visione che inizia a considerare
l'importanza invece della dimensione corporea, e quindi dell'uno tutto che è corpo mente
riprendendo peraltro, come vedremo in seguito, dei paradigmi che erano stati sviluppati e indagati
non in maniera esperienziale, ma nella filosofia, nell’antropologia, a partire dalla visione cartesiana,
che viene poi ovviamente superata nel superamento della distinzione tra “res cogitans” e “res
extensa”.
Tutti questi argomenti li troviamo in qualsiasi altra anche precedente epoca, pensiamo al mondo
greco o gli studi, per esempio della retorica o della poetica ad al pensiero di Aristotele e Platone,
che comunque hanno sempre a che vedere con una riflessione sui processi della conoscenza.
Quindi la conoscenza diventa centrale, ma diventa centrale quanto relata alla corporeità.
L'altro elemento particolarmente innovativo deriva dal fatto che, non solo e le scienze sul pensiero
diciamo le scienze cognitive hanno prodotto dei nuovi modelli, ma questi modelli sono stati poi
testati empiricamente, soprattutto alla luce dello sviluppo delle cosiddette tecniche di indagine per
immagini, cioè tutti quei sistemi che peraltro servono in primo luogo nella diagnostica come per
esempio la FM-Ray e cioè appunto la PET, cioè le risonanze magnetiche e la tomografia e
emissione di positroni.
Attraverso lo sviluppo della diagnostica per immagini è stato possibile iniziare ad individuare a
livello quindi sperimentale e non più a livello puramente teorico, quali aree del cervello si attivano
nello sviluppo di determinati task, e tutto questo ha portato (seconda slide) a quello che è stato
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definito come il “neuro-turn”, che è stato caratterizzato da una parte dalla crescente divulgazione
delle ricerche scientifiche in ambito sia scientifico che umanistico e peraltro anche nella cultura del
quotidiano; dall'altro dall' appropriazione da parte dei neuro scienziati di ambiti che erano
prettamente considerati appalto per così dire delle discipline umanistiche.
Quindi c'è stata una notevole accelerazione dell' incremento delle cono
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