Lettura preliminare:
Tommaso MORO, L'utopia o la migliore forma di Repubblica (1516), a cura di T. Fiore, Bari, Laterza, 2007.
Lettura e discussione critica sui seguenti testi:
Giordano BRUNO, Il candelaio (1582), una di queste edizioni: - a cura di G. Ricchezza, con prefazione di G. Vattimo e L.
Castellana, excesior 1881, Milano, 2008; - a cura di G. Barberi Squarotti, in Opere Italiane_1, a cura di G. Aquilecchia e N.
Ordine, Torino, UTET, 2002 e 2007.
2. William SHAKESPEARE, The Merchant of Venice (1596-97), nell’edizione con testo inglese a fronte a cura di G.
Melchiori, Milano, Mondadori, vol. II (Le commedie romantiche); OPPURE: The Tempest (1611), ell’edizione con testo
inglese a fronte a cura di G. Melchiori, Milano, Mondadori, vol. VI (I drammi romanzeschi).
All’esame sarà richiesta la traduzione orale di 10 pagine di queste opere (a scelta dello studente: dall'inglese oppure dallo
spagnolo).
Testi critici:
Chiara LOMBARDI, Mondi nuovi a teatro. L'immagine del mondo sulla scena europea di Cinquecento e Seicento, Milano.
Mimesis, 2011.
Per non frequentanti:
R.ALONGE e G. DAVICO BONINO, Storia del teatro moderno e contemporaneo, Torino, Einaudi, 2000, vol. I, La nascita del
teatro moderno. Cinquecento-Seincento, pagg. 1-11; 51-68 (R.Alonge); 359-414 (F.Marenco), oppure F. MARENCO, La
parola in scena, Torino, Utetlibrearia, 2004, pp. 52-142.
Letterature comparate
Primo modulo: “Mondi moderni, spazi e utopie”
Con la scoperta dell’America nel 1492 cambia il modo di percepire lo spazio e di conseguenza si sviluppano
nuove utopie (utopia=negazione dello spazio dato, modello alternativo). “
“Tutte le forme letterarie sono forme di utopia” Adorno.
Quando un’utopia viene realizzata implica degli elementi di distorsione e la letteratura in quanto reazione
forma una distopia o anti utopia.
Nel ‘500 ci sono numerose utopie, anche legate al teatro. Il teatro svela le distorsioni politiche e sociali e
propone un sistema migliore.
In questo corso parleremo anche di modernità. Riferendoci sempre al ‘500. Deriva dal latino modus=ora, ci
si interroga sulla validità del passato nel presente. Quanto del passato pertiene all’oggi? E quanto dell’oggi
pertiene al passato? C’è della modernità anche in Sofocle, Aristotele…
Il ‘500 è un periodo di crisi importante in cui ci si interroga sull’individuo, il pensiero, l’ uomo, sui valori
filosofici. Si parla di “Autunno del rinascimento”.
Noi affronteremo questo cambiamento di visione del mondo, questa crisi legata allo spazio. Tutto il mondo
è conosciuto questo fa si che gli spazi siano percepiti in modo diverso.
I testi:
Tommaso Moro “l’utopia come forma di repubblica”
L’utopia nel teatro- Giordano Bruno 1582 (edizione uted. Il Candelaio. Opera Barberi Squarotti
2002-2007)
Shakespeare. 2 drammi: The merchant of Venice (lo spazio)
The tempest (utopia)
Scegliere un’edizione con testo a fronte
Per verificare chiede 10 pagine in lingua originale a nostra scelta con i punti più significativi di uno
dei 2 drammi.
Testo in spagnolo di Delega, edizione elettronica. (puoi portare quello di inglese…non questo in
spagnolo)
“Mondi nuovi a teatro” è un testo scritto da lei e è bene averlo. Le parti interessanti sono quelle
inerenti al testo, c’è molto che non centra.
Che cosa sono le letterature comparate?
Paradosso: Piero Boitani dice che le letterature comparate non esistono, perché parlare di letterature
comparate è parlare di letteratura. La lettura non è un atto selettivo, si può leggere di tutto. Le letterature
comparate sono l’atto che segue la lettura di diversi generi.
……….parte della 1 lezione e 2 lezione perse
Che cos’è l’utopia?
Etimologicamente è un luogo che non c’è. Utopos (u=prefisso greco “non”, topos=”luogo”). Si intende
quindi la negazione di uno spazio organizzato . E’ anche la possibilità di costruzione di uno spazio in forma
alternativa. Nell’immaginario l’utopia è un’isola, perché l’isolamento geografico fa si che le cose si possano
riorganizzare da zero. Molto spesso trova spazio in letteratura tramite un’evoluzione filosofica, però ha
anche una pianificazione architettonica. Es.Nella magna Grecia vennero fondate delle colonie greche per dare spazio alla
popolazione in sovrannumero: dalla Grecia partono dei coloni mandati a fondare delle città nell’Italia del sud, queste città avevano
un organizzazione ideale proposta da Ippocampo da Mileto.
Due esigenze da cui nasce l’utopia:
esigenze razionali (che la guerra fosse funzionale alla pace, che i governi siano giusti…)
bisogni fisici (felicità e prosperità che non vengono realizzate nel regime politico)
Quindi l’utopia si fonde con la politica.
I diversi sistemi politici:
monarchia>degenerazione>tirannide/dittatura
aristocrazia>degenerazione>oligarchia/plutocrazia
democrazia>degenerazione>caos
L’ utopia cerca di trovare un governo migliore. Non a caso l’opera di Thoma Moro si intitola De optimo
reipublicae statu, deque nova insula Utopia. Platone nella Settima lettera, testimonianza della sua attività
politica, afferma che la fine dei mali ci sarà quando al potere ci saranno i filosofi. Questa idea fallirà quando
affianca al tiranno Dionigi di Siracusa un filosofo che viene poi venduto al mercato degli schiavi. Nelle
Ultime lettere di Jacopo Ortis Jacopo dice al Parini le sue aspirazioni e questo gli risponde: “di filosofo
saresti fatto tiranno”, sancisce l’impossibilità di un filosofo al governo. Per Platone il filosofo era quello che
vedeva la verità e le norme, e potevano esercitare la giustizia. Platone parla di questo nella Repubblica,
dialogo con argomento principale la giustizia. Secondo lui tutto si riconduce alla filosofia. Le classi devono
essere ben separate, ognuno deve portare a termine il suo lavoro: costruzione elitaria e totalitaria. Carl
Popper vede in Platone il fondatore degli stati totalitari, in realtà Platone afferma che questa visione è una
visione utopica, un modello di approssimazione alla possibile giustizia. Questo modello è stato ridiscusso
nel mito di Atlantide esposto da Platone nell’introduzione al Timeo e a Crizia in cui parla dello stato di
Atene e lo stato di Atlantide, però paradossalmente la città ideale è Atene e non Atlantide, perché questa è
divisa in classi, la proprietà privata è abolita…Atlantide è un’isola bellissima, ipertrofica, ma quando gli dei
non la custodiscono diventa eccessiva, entra in guerra con Atene e alla fine entrambe le città verranno
distrutte da un’inondazione.
Tra 400 e 500 questo mito viene ripreso per un’esigenza di fantasia colmata poi dalla scoperta dell’America.
In questo periodo l’utopia si divide in:
utopia del fantastico, della giustizia, della fisicità.
NB: l’utopia della fisicità (stile paesi dei balocchi) si scontra con l’utopia della giustizia.
Due visioni differenti della luna:
Ariosto 1532 “L’Orlando furioso” Astolfo va sulla luna per recuperare il senno di Orlando.
Cyrano de Bergerac “Stati e imperi della luna”
Necessità di utopie nasce da:
Scoperta dell’America
Guerre di religione
Diffusione del Luteranesimo (diventa religione di stato in Inghilterra nel 1535 quando Enrico VIII si
innamora di Anna Bolena e ripudia Caterina d’Aragona abiurando la religione cattolica. Dal 1545 al
1575 il Concilio di Trento lavora a questa spaccatura, per definire la nuova riforma della chiesa, la
Controriforma. Nascono qui le eresie e la condanna a i libri proibiti). Anche l’Italia è dilaniata dalle
guerre nel 1500 eppure siamo nel periodo del Rinascimento.
Idea di Gallileo dell’infinità dei mondi (l’uomo viene fatto cadere dal suo piedistallo e viene
collocato non più al centro della terra) Galileo Galilei (Pisa, 15 febbraio 1564 – Arcetri, 8 gennaio 1642) è stato un fisico,
filosofo, astronomo e matematico italiano, padre della scienza moderna.
Il suo nome è associato ad importanti contributi in dinamica[1] e in astronomia - fra cui il perfezionamento del telescopio, che gli
permise importanti osservazioni astronomiche[2] - e all'introduzione del metodo scientifico (detto spesso metodo galileiano o metodo
scientifico sperimentale). Di primaria importanza furono il suo ruolo nella rivoluzione astronomica e il suo sostegno al sistema
eliocentrico e alle teorie copernicane.
Sospettato di eresia e accusato di voler sovvertire la filosofia naturale aristotelica e le Sacre Scritture, Galileo fu processato e condannato
dal Sant'Uffizio[3], nonché costretto, il 22 giugno 1633, all'abiura delle sue concezioni astronomiche e al confino nella propria villa di
Arcetri. Quattro opere importantissime per lo sviluppo dell’utopia:
1508 “L’elogio della follia” di Erasmo
1515 “Utopia” di Moro
1608 “La città del sole” di Campanella
1626 “La nuova Atlantide” di Francis Bacon
1) Si comincia a rivalutare la follia che ha un suo significato utopico. La follia è libertà, implica un rapporto non necessariamente mescolato
alle passioni (in generale le filosofie antiche -stoicismo e epicureismo, catarsi- vedono in negativo le passioni). Nel ‘500 la follia viene
rivalutata come fonte di pensiero originale (Shakespeare, Bruno…)
2) C’ è una dedica dedicata a Pietro Gilles, qui introduce il fatto che non gli venuto in mente di chiedere dove si trovi questa Utoipia.
Notiamo l’ironia, fondamentale per la creazione dell’utopia. L'opera più famosa di Moro è L'Utopia (Utopia, 1516 circa), in cui descrive
un'immaginaria isola-regno abitata da una società ideale, nella quale alcuni studiosi moderni hanno ravvisato un opposto idealizzato
dell'Europa sua contemporanea, mentre altri vi riscontrano una satira sferzante della stessa. Moro derivò il termine dal greco antico con
un gioco di parole fra ou-topos (cioè non-luogo) ed eu-topos (luogo felice); utopia è quindi, letteralmente un "luogo felice inesistente".
L'Utopia si divide in due libri: città reale e città perfetta.
Città reale [modifica]
Viene fatta un'analisi sulla situazione politica ed economica dell'Inghilterra dell'epoca. In particolare Moro ritiene assurda e illegittima la
sanzione di pena capitale per il furto (in Inghilterra erano aumentati i furti con l'introduzione del sistema delle enclosures). Va dato atto a
Moro che la pena di morte non fece altro che aumentare i furti e gli omicidi.
Ci sono due possibilità per risolvere questo problema:
tornare alla situazione economica del medioevo (una posizione reazionaria che Moro non condivide)
sviluppare un'industria manifatturiera per la produzione di lana in modo da creare un'economia mercantile che possa favorire il
benessere sociale nella nazione.
Moro sembra escludere queste ipotesi. Ritenendo che il male dei mali sia la proprietà privata, ne propone l'abolizione, in maniera da
ripartire i beni materiali in maniera eguale. Si tratta di un sistema di tipo comunistico.
Città perfetta [modifica]
Nella seconda parte viene descritta L'Utopia.
Nell'isola di Utopia (la forma è simile a quella della Gran Bretagna) secondo Moro, la proprietà privata è vietata per legge e la terra deve
invece essere coltivata, a turni di due anni, da ciascun cittadino, nessuno escluso: tutti hanno un lavoro, di 6 ore al giorno; nel tempo
libero, tutti i cittadini possono altresì dedicarsi alle proprie passioni e professioni abituali, ma un posto fondamentale è occupato dallo
studio delle scienze e della filosofia. La famiglia rappresenta un nucleo fondamentale per l'Utopia: un tipo di famiglia allargata e
monogamica. L'uomo si può sposare all'età di 22 anni e la donna a 18 anni. Il divorzio è consentito, l'adulterio è severamente punito:
l'individuo che ne è reo viene incarcerato e incatenato con catene e biglie d'oro (l'oro in Utopia non vale nulla, ad esso si ricorre solo per
sostenere economicamente eventuali guerre).
Per quanto riguarda la religione, nell'isola di Utopia deve essere prevista la più larga tolleranza religiosa, fermo restando però l'obbligo di
credere nella Provvidenza di Dio e nell'immortalità dell'anima. Chi infrange le regole viene scacciato da Utopia. Tutti hanno diritto a una
vita pacifica, il cui fine è il benessere.
Gli stessi nomi all'interno della descrizione ricalcano lo spirito utopico dell'isola. La città si chiama Amauroto, dal greco "amauros" che
significa evanescente. Allo stesso modo il principe Ademo (dal greco alfa privativo + demos cioè "senza popolo") o il fiume Anidro ovvero
"senza acqua".
3) « Sorge nell'alta campagna un colle, sopra il quale sta la maggior parte della città; ma arrivano i suoi giri molto spazio fuor
delle radici del monte […] dentro vi sono tutte l'arti, e l'inventori loro, e li diversi modi, come s'usano in diverse regioni del mondo. »
(Tommaso Campanella, La città del Sole, 1602)
I personaggi impegnati nel dialogo sono un cavaliere di Malta e un ammiraglio genovese. L'ammiraglio avendo compiuto il giro del
mondo propone al cavaliere di Malta la storia di una comunità che si trova sulla linea dell'equatore, la Città del Sole. Secondo
l'ammiraglio la città si trova presso l'isola di Traprobana, secondo alcuni l'attuale Ceylon[senza fonte], ed è circondata da sette cerchia di
mura inespugnabili. Ogni sistema murario porta il nome di uno dei pianeti del sistema solare, e presenta quattro porte, situate in
corrispondenza dei quattro punti cardinali. Nel punto più alto della città, sulla cima di un monte, si trova il tempio circolare del Sole. Il
dialogo è costruito sui modelli de la Repubblica di Platone e dell'Utopia di Tommaso Moro e illustra una forma di governo ideale secondo
Campanella.
Sole, o Metafisico, è anche il nome del sacerdote capo della città che esercita un potere assoluto, civile e religioso, anche se è assistito da
tre principi: Pon (Potenza), Sin (Sapienza) e Mor (Amore). Pon si occupa delle arti militari e della guerra; Sin si occupa dell’istruzione; Mor
presiede a tutto ciò che riguarda la generazione, ma anche la salute, l’alimentazione, il vestiario. La società si basa sulla comunione dei
beni (le donne vengono di fatto incluse, da Campanella, in questa categoria, visto che il filosofo parla del loro «uso comune» e
«commerzio»). Secondo il filosofo è infatti la proprietà privata a scatenare i conflitti tra diversi membri della società: eliminata la
proprietà si eliminano anche tutti i reati legati ad essa. Nella Città del sole non esistono servi e padroni, a tutti si insegnano le stesse arti
che hanno tutte pari dignità; le mense, così come i dormitori, i posti di ricreazione, i vestiti, sono comuni. Anche i figli vengono cresciuti
in comune.
Particolarmente seguite sono l’educazione e la generazione.
La prima è rivolta a tutti i membri della società ed inizia all’età di tre anni per proseguire poi nell’arco di tutta la vita: i solari, infatti,
lavorano solo quattro ore al giorno per dedicarsi poi all’apprendimento e alla preghiera. Qualunque sia la professione di un solare, questi
deve comunque avere conoscenze di agricoltura, pastorizia e arti militari (uomini e donne sono ugualmente addestrati alle armi e istruiti
allo stesso modo, con la sola differenza che alle donne si riserva la parte meno faticosa). Disprezzato è invece il commercio che avviene
solo sotto forma di baratto.
La generazione è regolata da leggi molto precise: le donne non possono dedicarvisi prima dei diciannove anni, gli uomini prima dei
ventuno. Vari funzionari hanno poi l’incarico di combinare gli accoppiamenti al fine di migliorare la razza sotto l’aspetto fisico.
Per quel che riguarda la politica, tutti i solari con più di vent’anni partecipano alle assemblee e possono esprimere le loro pretese; le leggi
sono brevi e chiare e non sono istituiti lunghi processi o pene detentive: per punire si ricorre alla legge del taglione. La religione dei solari
è, invece, una specie di cristianesimo naturale: essi onorano l’universo in quanto testimonianza di Dio, credono nell’immortalità
dell’anima, ma non hanno certezze in merito a eventuali luoghi di pena o di premio.
4) Isola perfetta nei mari del sud dove governa una costituzione retta da scienziati.
Bacone narra di un gruppo di 60 viaggiatori che, partiti dal Perù per andare in Asia, naufragano nell'isola di Bensalem, nei mari del Sud. Il
nome stesso dell'isola deriva dalla conflazione dei nomi di Betlemme e Gerusalemme. Attraverso il racconto in prima persona di uno dei
naufraghi, si conosce la cultura e la vita del popolo dell'isola. Cristianizzati grazie ad un'arca contenente una Bibbia inviata direttamente
da san Bartolomeo, i bensalemiti vivono in pace fra loro, coltivando la sapienza attraverso i viaggi che alcuni di loro compiono nel mondo
civilizzato per carpirne le invenzioni più utili. Sono in grado di parlare più lingue: l'ebraico, il greco, il latino classico, lo spagnolo ma non
sembra l'inglese. La famiglia e il matrimonio sono le basi della società di Bensalem.
L'istituzione più importante dell'isola è la Casa di Salomone o Collegio delle Opere dei Sei Giorni, istituita dal legislatore Solamona il
quale, probabilmente in onore del re israelita, rinominò con il suo nome la sua fondazione. In un lontano passato l'isola non era isolata
come nel momento dell&
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