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operazioni poste in essere dall’azienda, mentre i risultati riguardano la presenza di

un margine positivo (output meno input) e l’accumulazione delle risorse necessarie

alla vita dell’azienda. Il legame struttura, attività e risultati è bidirezionale: la

struttura infatti costituisce la base dalla quale si propagano le operazioni le quali una

volta innescate possono modificare la struttura stessa (accumulazione risorse

intangibili, produzione prodotti finiti). Allo stesso modo dalle operazioni si

scaturiscono risultati che però influenzano direttamente le future operazioni. Dai

risultati si giunge direttamente alla struttura, per esempio nel momento in cui un

prodotto si diffonde nel mercato, alimenta la notorietà e la struttura aziendale.

Il modello input-output evoluto

Il modello sopra non rende a sufficienza poiché troppo semplificato: è necessario

infatti distinguere l’attività in attività strategica e attività operativa.

L’attività strategica si caratterizza per essere fondamento del disegno strutturale

dell’azienda ovvero del complesso di decisioni e operazioni che andranno poi a

modificare la struttura aziendale (esempio: si acquista un impianto, un brevetto, si

assume un dirigente, si dismette una linea produttiva etc.).

L’attività operativa invece si riferisce all’insieme di decisioni e delle operazioni che

mirano allo sfruttamento della struttura (acquisto e vendita prodotti finiti,

trasformazione materie prime etc.).

Schematicamente si riassumono le relazioni tra le varie componenti:

1-2) La struttura influenza l’attività operativa fornendo i fattori produttivi e le

risorse necessarie allo svolgimento delle operazioni, inoltre essa determina le

condizioni dalle quali sono derivabili operazioni strategiche ed operative;

3) L’attività strategica determina le linee entro cui l’attività operativa ha luogo

(caratteristiche prodotti, area geografica di vendita etc.) 13

4) L’attività strategica determina i processi di accumulazione delle risorse e dei

fattori produttivi (che fornisce la struttura);

5) Le operazioni dettate dall’attività operativa offrono informazioni e input per

alimentare le operazioni prese dall’attività strategica (determina se le linee

imposte dall’attività strategica sono efficienti o meno);

6) Lo svolgimento dell’attività operativa alimenta l’acquisizione di risorse

immateriali (esperienza e conoscenza) che convergono nella struttura.

7) L’attività operativa ha come effetti diretti i risultati;

8) I risultati influenzano l’attività operativa in quanto determinano come essa è

stata svolta;

9) I risultati sono input per l’attività strategica perché mettono in luce gli

eventuali problemi e le eventuali modificazioni delle linee di produzione;

10. ) I risultati infine, hanno uno stretto legame con la struttura in quanto

concorrono all’accumulazione di risorse critiche o alla loro distruzione.

Il modello a relazioni circolari

E’ un modello più articolato rispetto al modello precedente in cui gli elementi

componenti la struttura possono essere pensati come grandezze stock (variabili-

livello riferite ad un dato momento nel tempo). Le attività e i risultati sono

grandezze flusso, sono relative ad un periodo di tempo e rappresentano come la

struttura si modifica nel tempo.

All’interno della struttura ritroviamo le risorse primarie (finanziarie, imprenditoriali

e manageriali), le risorse derivate (patrimonio commerciale e produttivo), mentre le

14

attività vengono distinte in investimenti (gestione strategica) e attività operative

(gestione operativa).

Dalle risorse primarie (struttura) viene inclusa anche la cultura organizzativa ed esse

rappresentano la base da cui si originano gli investimenti (gestione strategica) e le

attività operative (approvvigionamento, lavorazione e commercializzazione). Gli

investimenti riguardano la ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti/processi e grazie ad

essi il soggetto economico influisce direttamente sulla struttura aziendale.

Come nel precedente modello, la gestione operativa di approvvigionamento,

lavorazione e commercializzazione mirano ad utilizzare la struttura, accumulando

risorse. Talvolta non vi è una netta distinzione fra attività strategica ed operativa (si

pensi all’attività di promozione, appartenente alla commercializzazione ma

direttamente influente sul patrimonio commerciale e quindi sulla struttura).

Deduciamo che:

L’azienda è sistemica;

 Le attività operative sono fondamentali e che ci deve essere una sinergia tra le

 attività strategiche e le operative;

Il modello del Bilancio

Il modello del bilancio si propone di rappresentare l’andamento complessivo

dell’azienda mediante un sistema di valori (di derivazione contabile) il quale

sintetizza l’effetto delle operazioni aziendali sulla dinamica economica e

sull’equilibrio finanziario/patrimoniale. Esso rappresenta l’economicità ed offre

informazioni sul reddito conseguito in un singolo periodo amministrativo, in

particolare determina il risultato di periodo, determinando anche il capitale di

funzionamento.

Il risultato di periodo

Il risultato di periodo è la variazione di ricchezza che si è avuta nel corso del periodo

oggetto di valutazione. Può essere positivo (utile) o negativo (perdita) e si determina

sommando algebricamente i valori assegnati ai fattori produttivi impiegati (costi)

con quelli attribuiti ai proventi (ricavi). I componenti saranno quindi costituiti da

ricavi e costi (o rettifiche di essi) che si originano dall’attività aziendale durante

l’attività di investimento e di disinvestimento. 15

Il risultato globale, invece, è il risultato della complessiva attività aziendale durante

tutto l’arco della vita dell’azienda. Va determinato in assenza di operazioni in corso,

in assenza di rischi per la gestione, quanto tutti i fattori produttivi impiegati sono

stati disinvestiti, quando tutte le operazioni di credito/debito sono state regolate.

Esso può essere determinato attraverso tre metodi:

Finanziario: sommatoria ENTRATE ed USCITE senza conferimenti e senza

 rimborsi di coloro i quali conferiscono il capitale.

Reddituale: confronto tra RICAVI e COSTI.

 Patrimoniale: VALORE DI RIMBORSO finale – VALORE CONFERITO dagli

 apportatori .

Il risultato globale è oggettivo rispetto a quello di periodo, e va determinato

annualmente e il momento in cui avviene non è detto sia per forza il 31 dicembre,

bensì quando le operazioni in corso siano minime (in alcuni casi può essere il 30

agosto nel caso delle università).

La correttezza e la soggettività di questo risultato sono largamente influenzati dalla

cosiddetta gestione incompiuta, ovvero quei valori che fanno riferimento ai processi

ancora in corso di svolgimento. Per questo l’acquisto di un impianto da 20.000 €

rappresenta il costo di acquisizione (valore storico) ma per il risultato di periodo va

calcolato il costo di utilizzazione (inteso come valore effettivamente impiegato in

quel periodo). Di seguito verrà approfondito questo aspetto per quanto riguarda

fattori produttivi a fecondità ripetuta e fattori produttivi a fecondità semplice.

Costi e ricavi di periodo

L’investimento in fattori produttivi genera costi e affinché la gestione si svolga in

condizioni di economicità è necessario che i costi siano remunerati da ricavi,

lasciando un adeguato margine. I costi e i ricavi di periodo solo esclusivamente quelli

derivanti da operazioni compiute per le quali è possibile correlare costi a ricavi.

L’azienda acquisisce sia fattori produttivi a fecondità semplice, che esauriscono la

loro utilità in un unico ciclo produttivo, sia fattori a fecondità ripetuta (pluriennali),

per i quali sarà necessario inserire nel risultato di periodo non il costo di acquisizione

ma il costo di utilizzazione denominato quota di ammortamento che andrà a far

parte dei componenti negativi (valore acquisito/durata impianto).

Anche per quanto riguarda i fattori a fecondità semplice ci vorrà una netta

distinzione fra i due valori: se per esempio si sono acquistate materie prime per 50

16

unità, ma ne sono state utilizzate solo 10, nel risultato di periodo si inseriranno solo

le 10 unità effettivamente utilizzate, rinviando agli esercizi futuri le altre 40 unità si

effettua una rettifica del costo di acquisizione e quindi si includerà solo il costo di

utilizzazione. Lo stesso discorso vale per semilavorati, lavorati INVENDUTI, materie

prime impiegate in essi e relative ore di lavoro, utilizzazione di impianti per essi non

vanno considerati nel risultato di periodo. La differenza fra costo di acquisizione e

costo di utilizzazione è detta valore residuo che si trasferisce ai futuri esercizi e che

da essi verrà remunerato. Questo valore esprime quindi il valore ancora disponibile

del fattore produttivo.

Si arriverà a determinare quindi il conto economico (costi e ricavi di periodo) e lo

stato patrimoniale (i valori “sospesi”). Il valore delle utilità residue assieme al valore

finanziario come denaro, debiti, crediti prende il nome di capitale di

funzionamento.

Principio di competenza

Secondo il principio di competenza nei bilanci di periodo vanno considerati solo i

ricavi ed i costi che si sono manifestati escludendo quelli futuri/presunti. In

particolare si considerano i ricavi per cui:

Si è avuta la manifestazione finanziaria

 E’ stata effettuata la prestazione (servizi completati o prodotti venduti

 nell’esercizio)

I costi sono di competenza se si riferiscono a fattori che sono stati utilizzati per il

conseguimento dei ricavi (tra essi si includono anche le quote di ammortamento).

Il principio di prudenza

Devono essere fatte partecipare alla formazione del risultato le perdite anche se

solamente temute (riparazioni in garanzia etc. NON i fattori produttivi/lavorati non

utilizzati/non venduti) mentre non devono essere considerati i ricavi se soltanto

sperati.

Il bilancio d’esercizio

Il bilancio d’esercizio è un documento “pubblico” che rappresenta lo strumento

mediante il quale si informano periodicamente i soggetti esterni sulle condizioni di

equilibrio raggiunte dall’impresa nel periodo cui il bilancio si riferisce. 17

Esso è composto sia dal conto economico che dallo stato patrimoniale: il conto

economico o risultato di periodo è l’indicatore dell’economicità e fornisce

informazioni circa la remunerazione degli apportatori di capitale.

La struttura del conto economico

Nella prima riga individuiamo i

ricavi e i costi (materie prime,

salari, interessi passivi sui

finanziamenti e altri oneri)

ottenuti durante il periodo di

esercizio. Nella riga 2 a sinistra

ritroviamo le rettifiche dei

ricavi ottenuti

monetariamente ma per i quali

non si è concluso il ciclo

economico (acconti). Al punto

3 si vanno a quantificare ciò

che è stato trasferito a questo esercizio perché non esaurito in quello precedente.

Vanno inserite poi le quote di ammortamento e le quote per i rischi e gli oneri futuri

(principio prudenza). Alla fine si delinea un utile se i componenti positivi superano,

viceversa si avrà una perdita.

La struttura del conto economico non ci consente di approfondire le cause delle

eventuali perdite.

La struttura dello stato patrimoniale

Esso è il complesso di beni/servizi a disposizione del soggetto economico in un

determinato momento.

Dal punto di vista qualitativo, l’analisi del capitale aziendale ha lo scopo di

consentire giudizi sull’andamento gestionale.

L’azienda compie modificazioni quali-quantitative che di seguito vengono analizzate:

Attività;

 Passività;

 18

Il totale delle ATTIVITA’ prende il nome di CAPITALE DI FUNZIONAMENTO mentre

la differenza fra ATTIVITA’ – PASSIVITA’ prende il nome di CAPITALE NETTO. Esse

sono possibili prospettive sul capitale aziendale.

La differenza fra Attività e Passività esprime il valore del capitale proprio o capitale

netto dell’azienda. E’ un fondo di valori, astratto, incerto e derivato poiché:

- È un fondo di valori in quanto è determinato dalla differenza tra attività e

passività nel loro complesso;

- È astratto perché non si identifica con specifici elementi del capitale di

funzionamento;

- È incerto in quanto sono incerti alcuni valori relativamente ad attività e

passività

- È derivato perché risulta è ottenuto in relazione alla determinazione del

risultato di periodo

Il valore delle attività non viene valutato secondo il criterio del valore di mercato

(ovvero dal valore che si otterrebbe nel caso di scambio sul mercato) ma sulla base

di criteri di funzionamento cioè in base al contributo che essi danno all’azienda.

Per tanto si parla di capitale netto di funzionamento ed è dato da:

Conferimenti + ricchezza generata ( o consumata) durante i periodi precedenti -

utile( o la perdita) di periodo – Prelievi

Esso non determina il valore che si otterrebbe in caso di liquidazione e non

corrisponde nemmeno al valore dell’azienda.

Altre modalità di valutazione del capitale sono:

Il capitale di liquidazione: Il valore delle attività riepilogato nel bilancio è

determinato secondo il criterio del valore di mercato

Il capitale economico: Il valore del capitale economico viene determinato in

funzione della redditività futura e dei rischi associati alla realizzazione di tale

redditività.

L’analisi della performance economico-finanziaria

La valutazione della performance

L’analisi della performance aziendale è uno strumento che permette di informare sia

i membri interni dell’azienda (manager, lavoratori e proprietà) sia quelli esterni

(clienti, azionisti, analisti, fornitori).

Lo strumento d’eccellenza con il quale comunicare queste informazioni è il modello

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del bilancio: esso infatti sintetizza l’effetto delle operazioni aziendali sulla

dinamica economica e sulle condizioni di equilibrio finanziario e patrimoniale.

L’indicatore di maggiore rilevanza per esprimere queste condizioni è il risultato

economico di periodo: il bilancio oltre a determinare il risultato di periodo

determina anche il capitale di funzionamento utilizzato, fornisce informazioni sulle

dinamiche della gestione trascorsa e sulle condizioni future di funzionamento e

sulla capacità di produrre reddito in futuro.

Due elementi alla base della valutazione della performance:

L’interesse delle differenti categorie di stakeholder rispetto alle performance

 dell’azienda

La centralità dell’analisi di bilancio per valutare la produzione di ricchezza

 come condizione di sostenibilità e durata;

L’analisi economico-finanziaria

L’analisi della performance si fonda sull’integrazione di alcuni aspetti complementari

quali:

1. Aspetto reddituale: ha come oggetto la capacità di un’azienda a produrre

reddito;

2. Aspetto finanziario: è la capacità dell’azienda di rispondere in modo

tempestivo ed economico agli impegni finanziari derivanti dalla gestione;

3. Aspetto patrimoniale: relazione tra capitale proprio (netto) e capitale di

debito derivante dalle scelte di natura finanziaria.

Essi vengono rinominati “equilibri” che forniscono informazioni a livello generale

sull’andamento aziendale (l’azienda può sopravvivere a periodi di sfavorevole

andamento economico oppure l’azienda rischia di dover cessare l’attività in caso

sfavorevole andamento finanziario ).

La valutazione di questi equilibri parziali non è però sufficiente infatti è necessario

integrarle con ulteriori analisi relative a:

Analisi interne: effettuate dalla proprietà e dal manager, consentono oltre a

o comprendere i punti di forza e di debolezza dell’azienda, di analizzare i valori

contenuti in conto economico e stato patrimoniale e si è in grado di valutare

gli andamenti aziendali con gli obiettivi che l’azienda si è posta. A disposizione

ci sono tutti i dati e le informazioni che il sistema informativo aziendale è in

grado di produrre , anche quelli “extracontabili” che permettono la 20

ricostruzione ed il collegamento tra decisioni e accadimenti arrivando a

conclusioni approfondite. Essi si riferiscono a sistema competitivo,

concorrenti, dinamiche di mercato, prodotti e bisogni dei consumatori.

Analisi esterne: sono effettuate per comprendere i punti di forza e di

o debolezza dell’azienda da parte di soggetti come finanziatori, operatori del

mercato finanziario, clienti, fornitori etc. Le informazioni a disposizione

derivano dagli schemi e dai documenti di bilancio (conto economico e stato

patrimoniale) e da altre fonti esterne relativamente al sistema competitivo e

finanziario, al contesto ambientale ecc. Le fonti a cui attingono le analisi

esterne possono essere quindi sia interne all’azienda (bilancio) che esterne

(quotidiani,società di rating, etc) anche se raramente un analista ha a

disposizione informazioni sulle strategie aziendali e sugli obiettivi.

L’analisi in sé può essere suddivisa in tre fasi: ricerca dei dati ed interpretazione,

elaborazione e verifica.

La fase di interpretazione consiste nel comprendere il modo con cui il bilancio è

stato costruito e nell’accertare il livello di esattezza e di credibilità dei valori in

esso contenuti oltre che verificare i criteri di valutazione adottati. Se l’analisi è

condotta da un soggetto esterno che non ha a disposizione tutti i dati necessari

l’interpretazione non è a lui possibile.

La fase di elaborazione prevede di esporre i dati raccolti in una forma che renda

semplice ed agevola l’analisi: questo avviene tramite la riclassificazione del conto

economico e dello stato patrimoniale, il calcolo di quozienti (indici), e la loro

ricomposizione a sistema. Il calcolo degli indici di bilancio esprime la struttura e la

dinamica aziendale tramite una serie di relazioni quantitative tra valori contabili ed

extracontabili. I singoli quozienti sono dedicati allo studio di equilibri particolari (la

redditività, liquidità, solidità, assetto patrimoniale) che poi vengono ricomposti a

sistema.

La riclassificazione del conto economico

Obiettivo del conto economico è fornire il risultato di periodo: diversi i limiti che

esso presenta (es: non classifica i valori ma si limita ed elencarli) per cui è necessaria

una riclassificazione.

La struttura di conto economico deve permettere di evidenziare i costi e ricavi della

produzione ottenuta e della produzione venduta: a questo scopo è necessario

individuare alcuni sottoinsiemi (detti aree gestionali) cui ricondurre i valori

ripresi/sospesi nei costi/ricavi d’esercizio. Si deve predisporre una struttura scalare 21

per analizzare il modo in cui si forma il reddito complessivo nelle singole aree nelle

quali viene suddivisa la gestione.

La distinzione delle operazioni viene fatta in due aree:

Area caratteristica: vengono classificate le operazioni di gestione relative alle

 combinazioni produttive.

Area extracaratteristica: comprende tutte le operazioni escluse dalla prima.

La scomposizione del risultato economico nelle differenti aree gestionali permette

valutare la futura capacità di reddito dell’azienda.

Le varie aree di gestioni sono:

Area operativa: scissa nell’attività tipica (gestione caratteristica) collegata

 allo svolgimento delle operazioni in cui l’azienda tipicamente è impegnata (il

core business) e nell’attività accessoria, connessa agli investimenti che

producono flussi di reddito aggiuntivi. Riguarda tutte le attività effettuate in

modo continuativo ed usuale;

Area finanziaria: comprende gli effetti reddituali riconducili ai finanziamenti

 attinti (gli oneri finanziari).

Area delle componenti straordinarie: comprende i componenti di reddito

 risultato di fatti gestionali eccezionali e non ricorrenti;

Area tributaria: comprende i componenti di reddito che rappresentano una

 quota del reddito prodotto “distribuita” all’amministrazione finanziaria.

L’area operativa è centrale nella valutazione dell’economicità, e da tutte le varie

aree si deducono risultati intermedi utili. Tra essi il Reddito Operativo, che

rappresenta la capacità dell’azienda di generare reddito con continuità nel

tempo, risulta di fondamentale importanza in quanto se la produzione di

ricchezza può essere ricondotta al reddito operativo ciò significa che il reddito

proviene dal core business.

Il RO individua la redditività aziendale senza considerare i costi derivanti dalle

scelte di struttura finanziaria effettuate (in sostanza pone in evidenza i risultato

della gestione senza considerare il problema del recupero delle risorse

finanziarie). Esso riflette la ricerca di una maggiore efficienza e si riferisce allo

svolgimento del processo produttivo, a variabili come prezzi, costi (di

manodopera, ammortamenti), rendimenti, mix di produzione e le loro relazioni.

22

L’analisi della gestione caratteristica si può fondare su due schemi di analisi:

A valore della produzione e il valore aggiunto: valore dei beni collocati sul

 mercato.

A valore della produzione venduta: ricavi e costi del venduto.

 A ricavi e costi variabili del venduto: determinazione del margine di

 contribuzione.

A VALORE DELLA PRODUZIONE:

Valore produzione (A) Costi esterni (B)

Ricavi netti di vendita Acquisti netti

Altri ricavi della gestione caratteristica Variazione disponibilità materie prime

Variazione disponibilità prodotti finiti Canoni per concessioni

Variazione disponibilità semilavorati Costi per prestazioni di servizi

Valore commesse interne Altri costi per acquisizione fattori pr. esterni

Prodotti in corso di lavorazione

Lavori su ordinazione Valore aggiunto = A - B

 VA = Valore della produzione come insieme di fattori interni (lavori in corso

su ordinazione + rimanenze finali prodotti – rimanenze iniziali prodotti … ) ed

esterni (+ ricavi netti di vendita) - Costi esterni (= acquisto materie prime +

servizi + affitti + rimanenze iniziali materie prime - rimanenze finali materie

prime…) = VALORE AGGIUNTO (VA)

 MOL = Valore aggiunto – costi del lavoro = MARGINE OPERATIVO LORDO

(MOL)

 ROGC = MOL – ammortamenti ed accantonamenti = REDDITO OPERATIVO

DELLA GESTIONE CARATTERISTICA (ROGC).

Utile per aziende i cui cicli di produzione e di vendita sono temporalmente sfasati (il

ciclo di produzione ha tipicamente durata maggiore di un anno). 23

A VALORE DELLA PRODUZIONE VENDUTA:

 ROGC = Ricavi netti (= ricavi di vendita - sconti e abbuoni + altri ricavi della

gestione caratteristica) - costo del venduto (= acquisto materie prime + costo

del lavoro + ammortamenti + rimanenze iniziali merci - rimanenze finali merci

…) = REDDITO OPERATIVO DELLA GESTIONE CARATTERISTICA (ROGC).

Ricavi di vendita (A) Costo del venduto (B)

Ricavi netti = ricavi di vendita - sconti Rimanenze iniziali di materie prime e prodotti finiti

Costo di acquisto di materie prime e prodotti finiti

Consumi

Costi industriali

Costi commerciali

Costi di pubblicità

Costi di struttura

Ammortamenti ed accantonamenti

ROGC = A- B

Schema idoneo alle imprese commerciali (si focalizza sulla vendita e non sulla

produzione).

A RICAVI E COSTI VARIABILI DEL VENDUTO

Costi variabili: variano al variare della produzione. Costi fissi: non variano.

 Ricavi netti - Costo variabile del Venduto (= acquisti + rimanenze iniziali -

rimanenze finali + costo della manodopera diretta + costi variabili

commerciali) = MARGINE DI CONTRIBUZIONE

- Costi fissi della gestione caratteristica (= ammortamenti, spese di pubblicità,

costi fissi di struttura) = REDDITO OPERATIVO DELLA GESTIONE

CARATTERISTICA (ROGC). 24

Il margine di contribuzione è il risultato economico che, una volta coperti i costi

relativi ai fattori produttivi variabili, rimane a disposizione per la copertura dei costi

relativi ai fattori produttivi fissi e ai costi riconducibili alle altre aree di gestione.

E’ un analisi utile per incrementare il RO in quanto permette di orientare la

produzione verso i prodotti con margine di contribuzione elevato (differenza fra

prezzo di vendita e costo dei fattori variabili impiegati).

La distinzione in queste tre tipologie è necessaria per classificare le tipologie di

aziende (aziende che hanno un ciclo di produzione, aziende che si occupano solo

della vendita etc.) e i tre metodi elencati portano alla determinazione del ROGC.

Gli altri risultati intermedi si determinano in modo univoco per tutti i tipi di aziende:

 Reddito Operativo (RO) = ROGC + risultato della gestione patrimoniale (=

interessi attivi + altri proventi finanziari + fitti attivi - costi relativi alle gestione

patrimoniale …)

 Reddito lordo di competenza (RLC)= RO - oneri finanziari (= interessi passivi +

altri oneri finanziari …)

 Reddito prima delle imposte (RAI) = RCL + risultato gestione straordinaria (=

proventi straordinari - oneri straordinari)

 Reddito netto (RN) = RAI - imposte sul reddito di esercizio

Un esempio di riclassificazione del Conto Economico 25

La riclassificazione dello stato patrimoniale

Classificazione secondo CRITERIO FINANZIARIO

Si opera una riclassificazione in quanto necessaria per la conduzione di analisi della

gestione: la vigente legislazione predispone una struttura non idonea, per questo si

farà riferimento alla riclassificazione dello stato patrimoniale fondandola sul criterio

finanziario. Tale criterio consente, nell’attivo di comprendere la velocità con la

quale gli impieghi di risorse investite si trasformano in liquidità, mentre nel passivo

e nel capitale proprio, si considera la modalità di recupero della risorse finanziarie.

ATTIVO

Gli impieghi (investimenti in attesa di rientro) vengono classificati sul criterio della

liquidità (grado di trasformabilità in denaro rispetto al tempo). Si considera perciò l’

attitudine a trasformarsi in liquidità dall’ acquisizione di fattori produttivi al

momento della realizzazione dei ricavi considerando un periodo amministrativo

convenzionale, ovvero entro il quale il ciclo di realizzo viene definito a breve

termine. Si forma perciò la classe di attivo corrente. Se un investimento ha invece

un periodo di rientro superiore all’anno viene classificato nell’attivo immobilizzato.

Le voci rientranti nell’attivo corrente subiscono un’ulteriore classificazione:

Liquidità immediate: sono costituite dal denaro contante e dai valori

 assimilabili (titoli di Stato immediatamente liquidabili);

Liquidità differite: sono formate da crediti di funzionamento e di

 finanziamento che verranno incassati entro i prossimi dodici mesi;

Scorte (magazzino): corrisponde alle rimanenze di magazzino di materie,

 semilavorati e prodotti finiti e merci.

Le attività immobilizzate comprendono un’attrezzatura tecnica o una linea

produttiva in quanto esse si traducono in rientri finanziari tramite cicli operativi e

tramite le vendite. Infatti attraverso l’utilizzo, e quindi per mezzo della vendita

derivante dal suo utilizzo rientrano le risorse finanziarie impiegate per acquistarla. Il

rientro può avvenire anche attraverso la vendita dell’attrezzatura stessa. Esse sono

classificate in:

Immobilizzazioni materiali: si compongono di beni tangibili come terreni,

 fabbricati etc; 26

Immobilizzazioni immateriali: sono formate da beni intangibili come marchi,

 costi pluriennali capitalizzati;

Immobilizzazioni finanziarie: consistono in investimenti finanziari a lungo

 termine.

PASSIVO E NETTO

Il criterio adottato è quello che ordina le fonti in funzione della loro provenienza:

secondo tale criterio il capitale di funzionamento viene suddiviso in:

Capitale proprio (netto, cioè quello conferito dai soci) + quello generato dalla

 gestione dell’azienda e non distribuito;

Mezzi di terzi: capitale apportato da soggetti terzi, restituito alla scadenza;

Si distinguono quindi fonti che non hanno scadenza (capitale proprio) e fonti con

scadenza (mezzi di terzi). Il criterio dell’esigibilità è quello adottato, e consiste nel

classificare le fonti in relazione alla loro scadenza temporale: le fonti sono quindi

ordinate secondo la scadenza del termine in cui occorre far fronte agli impegni

assunti. Parallelamente agli impieghi viene individuato l’ anno come periodo

temporale di riferimento per inserire una fonte finanziaria nelle differenti classi.

Perciò le fonti saranno classificate in:

Passivo corrente: comprende i finanziamenti che saranno pagati entro l’anno

 (debiti verso fornitori etc.) e che hanno un ciclo di utilizzo “breve” (conti

correnti bancari);

Passivo consolidato: è formato da debiti sia di finanziamento che di

 funzionamento con una scadenza superiore dell’anno;

Pass. Corrente + Pass. Consolidato = Mezzi di terzi

Capitale netto: DIFFERENZA FRA ATTIVITA’ E PASSIVITA’, NON IN SCADENZA

Da uno stato patrimoniale riclassificato possono trarsi informazione relative a:

 Composizione e struttura degli impieghi (ad esempio elasticità strutturale nel

rapporto tra immobilizzazioni e attivo circolante);

 Composizione e struttura fonti (ad esempio rapporto tra le diverse fonti di

finanziamento) volta ad individuare il rischio economico;

 Equilibrio strutturale (tra natura e variabilità delle fonti rispetto a natura e

variabilità degli impieghi) 27

Classificazione secondo CRITERIO FUNZIONALE

Una diversa classificazione dei mezzi di terzi (differente rispetto a quella delle

scadenze) è relativa alla natura delle fonti. Essa differenzia le passività in:

Passivo operativo: generato all’interno dello svolgimento del ciclo di

o produzione (es: debiti nei confronti dei fornitori di beni e servizi);

Passivo finanziario: generato dal ciclo di finanziamento, ovvero debiti che

o l’azienda ha con gli operatori finanziari.

Analogamente l’attivo è differenziato in:

Attivo operativo: crediti verso clienti e scorte;

o Attivo finanziario: investimenti sui mercati finanziari facilmente liquidabili, e a

o cassa.

Questo schema ha come punto di partenza il Capitale Investito Netto. Segue poi la

Posizione Finanziaria Netta. Essi sono uguali a:

 Capitale Investito Netto = attivo corrente operativo + attivo immobilizzato

operativo – passività operative.

Esso riguarda il fabbisogno finanziario complessivamente richiesto dall’azienda.

 Posizione Finanziaria Netta = Passivo corrente finanziario + passivo

consolidato finanziario – Attivo finanziari.

Gli indici di bilancio

Il sistema degli indici di bilancio consente di:

Apprezzare la situazione economico-finanziaria dell’impresa;

 Individuare le aree critiche della sua gestione

 Analizzare le condizioni per un suo corretto sviluppo

A patto di:

Utilizzare combinazioni di indici

 Confrontare gli indici con la storia dell’impresa e il settore

 Verificare l’omogeneità dei diversi bilanci confrontati

Le principali aree di indagine dell’equilibrio economico dell’azienda riguardano

l’equilibrio reddituale, finanziario, patrimoniale. 28

Gli indici di redditività

Con riferimento alla redditività complessiva il valore più adatto riguarda la ricchezza

prodotta (o consumata) nel periodo: essa è la variazione del capitale netto iniziale

derivante dallo svolgimento della gestione.

ROE (Return on Equity) =

Il ROE esprime la redditività complessiva aziendale. Deve essere confrontato con il

rendimento di investimenti alternativi che si caratterizzano per lo stesso livello di

rischio e deve tenere in considerazione un premio per il rischio.

Si pone il problema degli influssi delle differenti aree gestionali che vanno a

concorrere nella formazione del ROE. Per questo motivo è possibile operare una

scomposizione che consente di valutare il ROE in base alla redditività operativa

(ROA), alla struttura finanziaria e l’incidenza delle aree extra-operative.

La redditività operativa viene calcolato con il ROA (Return on Assets) calcolato come:

ROA =

Il ROA esprime la capacità di conseguire risultati soddisfacenti in relazione alle

risorse impiegate ed esprime la redditività dell’attivo netto prescindendo dalle

modalità e dai costi di finanziamento.

Un ulteriore indice che fornisce informazioni sulla redditività operativa è il ROI

(Return on Investments):

ROI =

dove il Capitale investito = Attivo netto – passività operative.

E’ un indice che esprime la redditività degli investimenti effettuati nella gestione

operativa al netto dei costi di finanziamento. Permette di valutare le decisioni del

management in quanto fornisce informazioni alla proprietà e agli stakeholder sulle

modalità di impiego delle risorse nel core business. Il ROI permette quindi

l’individuazione dei fabbisogni finanziari necessari per lo svolgimento della gestione.

L’analisi della redditività del capitale investito è svolta secondo due prospettive: 29


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti ben fatti, chiari e dettagliati di Governo e Gestione Aziendale I, riguardano la parte teorica con riferimenti ai vari modelli di rappresentazione (modello circuiti, input-output, modello del bilancio etc.). Presente anche la parte relativa alla riclassificazione di conto economico (con esempio pratico) e stato patrimoniale. Basati sul libro Economia Aziendale, Modelli, misure, casi di McGraw-Hill.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e management
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lucia1995 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Governo e Gestione Aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Bassoli Daniele.

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