Che materia stai cercando?

Lezioni, Diritto Commerciale Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto commerciale per l'esame del professor Di Chio. Gli argomenti trattati sono i seguenti: l'origine del diritto commerciale, il Codice di Commercio del 1882, le fonti del diritto commerciale, la nozione generale dell'imprenditore, l'imprenditore commerciale.

Esame di Diritto commerciale docente Prof. G. Di Chio

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

modificato a maggioranza (non è sempre necessaria l'unanimità se nel contratto sociale si prevede che le

modifiche successive saranno valide a maggioranza).

Nelle società di persone come si forma la volontà sociale? Nelle società di capitali esiste un organo specifico,

l'Assemblea, che nelle società di persone manca perché non sono dotate di personalità giuridica.

Il legislatore prevede solamente quattro ipotesi di procedura da seguire perché si formi la volontà tra i soci

nella società di persone:

 art. 2252: unanimità dei consensi per le modifica del contratto sociale;

 Contrasto tra i soci amministratori su un certo atto gestorio: art. 2257, in caso di contrasto tra soci

amministratori decidono gli altri soci a maggioranza, in proporzione alle quote possedute o in

mancanza in parti uguali fra loro;

 esclusione facoltativa di un socio gravemente inadempiente: maggioranza per teste

(indipendentemente dalle quote di partecipazione);

 la revoca dell'amministratore segue la regola del mandato (quindi all'unanimità dei soci).

Ipotesi in cui il legislatore tace:

 società formata da due soli soci: questi devono redigere il bilancio che deve essere approvato dagli

altri soci, ma come?

 morte di un socio: ci sono tre alternative, ma se nessuna di queste è prevista nel contratto sociale,

come si procede?

Per una parte della dottrina, in questi casi si segue la regola dell'unanimità dei consensi, mentre per un'altra

parte della dottrina la regola è quella della maggioranza. Tuttavia, la prima parte della dottrina porta

all'impossibilità per la società a conseguire l'oggetto sociale se tutti i soci non sono d'accordo.

L'AMMINISTRAZIONE NELLE SOCIETÁ DI PERSONE

I sistemi normativi delle società di persone sono diversi da quelli delle società di capitali; in queste sono

previsti diversi modelli amministrativi in ognuno dei quali c'è un organo amministrativo, in quanto la società

è munita di personalità giuridica.

Regola legale (art. 2257): ogni socio (in quanto socio illimitatamente responsabile) è amministratore della

società e di conseguenza ne è rappresentante. Questo perché il diritto ad amministrare la società è la

contropartita della responsabilità illimitata (e non responsabilità limitata, pertanto, questo principio non è

valido per i soci accomandanti in una s.a.s.).

A differenza, nelle società di capitali, l'essere amministratore della società non significa essere anche

rappresentante.

Ma cosa significa amministrare e cosa rappresentare una società?

Potere di gestione e potere di rappresentanza, anche se sono in capo alla stessa persona, non sono la stessa

cosa.

Amministrare la società significa compiere tutti gli atti sociali per il conseguimento dell'oggetto sociale,

mentre rappresentare significa portare all'esterno della società la decisione gestoria per il soddisfacimento

delle obbligazioni assunte nei confronti dei terzi (possibilità di impegnare il nome e il patrimonio della

società nei rapporti con i terzi).

L'attività degli amministratori è chiusa all'interno della società, non possono comunicare con l'esterno;

possono farlo quegli amministratori che sono anche rappresentanti.

Ad esempio, gli amministratori decidono all'interno che è necessario stipulare con la banca un mutuo o un

finanziamento per approvvigionarsi delle risorse finanziarie necessarie per l'esercizio dell'attività d'impresa;

è necessario stipulare un contratto per l'acquisto delle materie prime, per stipulare un contratto di leasing per

dotare la società degli impianti necessari...

Trattare con la banca per la concessione del finanziamento o stipulare materialmente con la società di leasing

un contratto per la cessione dei macchinari sono azioni che non possono essere compiute dagli

amministratori. Possono farlo quegli amministratori che sono anche dotati del potere di rappresentanza.

Il modello legale è riportato in questi due articoli:

Art. 2257 c.c.: Amministrazione disgiuntiva.

Salvo diversa pattuizione, l'amministrazione della società spetta a ciascuno dei soci disgiuntamente dagli

altri. 12

Può essere derogato dalla volontà dei soci a condizione che non sia violata la regola alla base del principio

stesso: non possono essere amministratori soggetti che non sono soci.

Se il contratto di società tace sul modello amministrativo adottato dai socio si presuppone adottato il modello

legale di amministrazione disgiuntiva, con tutti i soci illimitatamente responsabili amministratori.

LA RAPPRESENTANZA DELLA SOCIETÀ

Art. 2266 c.c.: Rappresentanza della società.

La società acquista diritti e assume obbligazioni per mezzo dei soci che ne hanno la rappresentanza e sta in

giudizio nella persona dei medesimi.

In mancanza di diversa disposizione del contratto, la rappresentanza spetta a ciascun socio amministratore

e si estende a tutti gli atti che rientrano nell'oggetto sociale.

Le società di persone, ancorché prive di personalità giuridica, sono pur sempre dei soggetti di diritto (diversi

dalle persone fisiche dei soci o dalle persone giuridiche socie delle società di persone o altri soggetti di

diritto quali associazioni non riconosciute) e in quanto tali acquistano diritti e assumono obbligazioni per

mezzo dei soci che ne hanno la rappresentanza.

Per quanto riguarda le obbligazioni contratte nei confronti dei terzi, risponde innanzitutto la società di

persone con il suo patrimonio. La responsabilità dei soci è si illimitata ma sussidiaria: nei confronti dei terzi

risponde prima la società con il suo patrimonio e solo se questo è incapiente rispondono i soci con il proprio

patrimonio.

Dal secondo comma si trae un'altra regola: la rappresentanza spetta ad ogni socio, ma deve essere un socio

amministratore.

E' tuttavia possibile prevedere nell'atto costitutivo procure speciali (limitate a singoli atti o affari) a terzi soci.

L'atto di gestione posto in essere, in ogni caso, deve rientrare nell'oggetto sociale, perché se il socio (anche se

socio illimitatamente responsabile, e in quanto tale amministratore e rappresentante) impegna in nome e per

conto della società un atto che non rientra nell'oggetto sociale quell'atto è opponibile al terzo.

Il diverso modello legale deve essere annotato nell'atto costitutivo, nello statuto e nel Registro delle Imprese;

se l'atto costitutivo tace si applica il modello legale.

Supponiamo che inizialmente una società applichi il modello legale (e tale risulta a Registro Imprese): in

seguito i soci decidono che solo un socio amministra e rappresenta la società, ma nel R.I. non viene riportato,

se un soggetto conclude un contratto con uno dei soci che per volontà successiva non è più amministratore,

tale atto non è opponibile al terzo in buona fede.

Se invece, la modifica viene riportata a R.I. e il terzo creditore stipula un contratto con un socio non

amministratore, tale atto è opponibile al terzo (il quale non potrà rivalersi sul patrimonio della società ma

solo su quello del socio con cui ha stipulato il contratto).

I modelli diversi da quello legale vengono chiamati modelli convenzionali: ad esempio i soci possono

scegliere che l'amministrazione sia congiuntiva e non disgiuntiva:

Art. 2258 c.c.: Amministrazione congiuntiva

Se l'amministrazione spetta congiuntamente a più soci, è necessario il consenso di tutti i soci amministratori

per il compimento delle operazioni sociali.

Se è convenuto che per l'amministrazione o per determinati atti sia necessario il consenso della

maggioranza, questa si determina a norma dell'ultimo comma dell'articolo precedente.

Nei casi preveduti da questo articolo, i singoli amministratori non possono compiere da soli alcun atto,

salvo che vi sia urgenza di evitare un danno alla società.

Tuttavia questo modello rischia di impedire l'esercizio dell'attività di impresa, perché se i soci decidono di

adottare un amministrazione congiuntiva, e di conseguenza rappresentanza congiuntiva, servirà la firma di

tutti i soci anche per concludere un semplice contratto con un gestore telefonico (figuriamoci con contratti

più complessi).

Il modello più seguito prevede in atto costitutivo e in statuto che solo alcuni soci sono amministratori ma

devono amministrare la società in via disgiunta tra loro per gli atti di ordinaria amministrazione e in via

congiunta tra loro per gli atti di straordinaria amministrazione.

Tuttavia, nella prassi nello statuto non vengono indicati gli atti di ordinaria dagli atti di straordinaria

amministrazione, né sono indicati i criteri per distinguerli (ci sono per il diritto di famiglia ma non per le

società di persone). 13

Se l'atto costitutivo tace, interviene la giurisprudenza: per atti di ordinaria amministrazione si intendono

tutti quegli atti funzionali all'esercizio dell'attività di impresa (ad esempio chiedere un finanziamento, anche

se il valore del finanziamento è ingente).

Per atti di straordinaria amministrazione invece si intendono tutti quegli atti che comportano il rischio di

cessazione dell'attività d'impresa (tutto ciò che impedisce la continuazione dell'attività di impresa, ad

esempio la vendita o l'affitto ad un terzo di un immobile utilizzato per la produzione).

Art. 2259. Revoca della facoltà di amministrare.

La revoca dell'amministratore nominato con il contratto sociale non ha effetto se non ricorre una giusta

causa. L'amministratore nominato con atto separato è revocabile secondo le norme sul mandato. La revoca

per giusta causa può in ogni caso essere chiesta giudizialmente da ciascun socio.

I soci nominano gli amministratori e possono in ogni tempo revocarli; possono inoltre, agire in responsabilità

nei loro confronti (art. 2260), ma non possono impartire loro istruzioni su atti di gestione, né sostituirsi a loro

nell'iniziativa delle operazioni sociali.

AZIONI DEL CREDITORE DELLA SOCIETÁ

Il beneficio di escussione: il creditore sociale per agire nei confronti del socio illimitatamente responsabile

deve prima escutere la società, ovvero deve prima rivalersi sul patrimonio della società, e se questo non è in

grado di soddisfare il suo credito, può rivalersi sul patrimonio dei soci. Infatti, la responsabilità dei soci è:

 illimitata: i soci rispondono con tutto il loro patrimonio personale;

 solidale: i soci rispondono per l'intero debito

 sussidiaria

C'è differenza tra impresa commerciale e impresa non commerciale: nelle s.s. il creditore sociale può

indifferentemente aggredire il patrimonio della società o il patrimonio dei soci.

Il socio di una s.s. a cui è richiesto il pagamento di un debito sociale può, tuttavia, sottrarsi al pagamento a

condizione che indichi al creditore sociale i beni sociali sui quali il creditore può agevolmente soddisfarsi

(beni sociali di immediata liquidabilità).

Art. 2268. Escussione preventiva del patrimonio sociale.

Il socio richiesto del pagamento di debiti sociali può domandare, anche se la società è in liquidazione, la

preventiva escussione del patrimonio sociale, indicando i beni sui quali il creditore possa agevolmente

soddisfarsi.

Se il creditore deve avviare procedure esecutive immobiliari (quindici vendita ad esempio di un immobile) il

principio viene meno perche il creditore non riesce a soddisfarsi agevolmente.

Se si tratta di una s.n.c. o di una s.a.s., il creditore prima di poter aggredire il patrimonio dei soci deve aver

infruttuosamente escusso il patrimonio sociale, ovvero solo se il patrimonio sociale è incapiente; prima deve

aver ottenuto un decreto ingiuntivo o un atto di precetto, deve aver avviato un procedura esecutiva mobiliare

o immobiliare nei confronti della società, deve attendere l'esito della procedura esecutiva e solo dopo aver

dimostrato che il patrimonio della società è incapiente, solo allora può rivalersi sul patrimonio dei soci.

Può accadere, però, che quando una società di persone è destinataria di un decreto ingiuntivo, i soci ricorrono

alle più fantasiose strategie (donazioni di comodo, intestazioni a società fiduciarie, ...) si liberano

fraudolentemente del loro patrimonio, in modo che quando il creditore arriva dopo aver infruttuosamente

escusso il patrimonio sociale non riesce a soddisfarsi con il patrimonio dei soci (non avendo essi più niente).

Il creditore allora potrà agire con un'azione revocatoria ordinaria oppure con un'azione revocatoria

fallimentare se la società è fallita (sono azioni che rendono nulli tutti quegli atti posti in essere dal debitore

nei confronti del creditore quando il primo si è liberato in modo fraudolento dei suoi beni per sottrarli

all'aggressione legittima del creditore).

Proprio per evitare che il socio si liberi fraudolentemente del suo patrimonio, la giurisprudenza ammette che

il creditore sociale possa contestualmente agire nei confronti della società e nei confronti dei soci

illimitatamente responsabili (in via principale nei confronti della società e in via subordinata nei confronti

dei soci).

Per esempio, se il socio è proprietario di un bene immobile (che potrebbe con atti fraudolenti sottrarre

all'aspettativa del creditore) il creditore, dopo aver notificato alla società e al socio l'atto di citazione, iscrive

l'immobile nei Registri di conservatoria Immobiliare; pertanto, se il socio tenta di vendere l'immobile, il

compratore fa un accesso ai Registri e scopre che vi è un terzo creditore che ha iscritto un atto di citazione da

cui risulta che quel socio potrebbe essere tenuto al pagamento di un credito per la società. 14

IL CREDITORE PARTICOLARE DEL SOCIO

Art. 2270. Creditore particolare del socio.

Il creditore particolare del socio, finché dura la società, può far valere i suoi diritti sugli utili spettanti al

debitore e compiere atti conservativi sulla quota spettante a quest'ultimo nella liquidazione. Se gli altri beni

del debitore sono insufficienti a soddisfare i suoi crediti, il creditore particolare del socio può inoltre

chiedere in ogni tempo la liquidazione della quota del suo debitore. La quota deve essere liquidata entro tre

mesi dalla domanda, salvo che sia deliberato lo scioglimento della società.

Il creditore particolare del socio è un terzo che vanta un credito nei confronti di un singolo socio; il creditore,

se il socio non paga il credito, può rivalersi sui beni del socio. Fa parte di questi beni anche la quota di

partecipazione del socio alla società.

Se il creditore particolare di uno socio di una società semplice è insoddisfatto del suo credito non pagato può

chiedere alla società di liquidargli il valore della quota di partecipazione, ma solo se dimostra che il

patrimonio particolare del socio è incapiente (è uno dei casi di esclusione di diritto del socio dalla società).

Il creditore, in alternativa, può rivalersi sugli utili spettanti al socio o compiere atti conservativi sulla quota

(chiedere un sequestro o un pignoramento della quota). Tuttavia sono misure fragili perché ad esempio la

società può decidere di non distribuire gli utili, e il creditore rimarrebbe insoddisfatto.

Anche qui ci è differenza tra s.s. e s.n.c. o s.a.s. imprese commerciali: per le s.n.c. e s.a.s. che esercitano

un'attività di impresa commerciale, il creditore particolare del socio può solo rivalersi sugli utili o chiedere

un sequestro o pignoramento della quota ma non può chiedere alla società la liquidazione della quota del suo

debitore. Questo perché non si possono sottrarre nell'interesse di un creditore non della società dei beni

sociali (sarebbe la società a dover pagare con il proprio patrimonio); quindi si tutelano maggiormente i

creditori sociali a discapito dei creditori particolari di un socio.

I DIRITTI DEI SOCI

 i soci non amministratori hanno il diritto di ottenere dagli altri soci tre le scritture contabili;

 società di persone: i soci hanno il diritto di ricevere gli utili riportati da bilancio in proporzione alla quota

posseduta, salvo diversa decisione dei soci (presa a maggioranza o all'unanimità) di destinare l'utile a

riserve;

 società di capitali: gli azionisti non hanno diritto a ricevere i dividendi in base all'utile riportato in

bilancio ma solo in seguito a una delibera assembleare successiva all'approvazione del bilancio.

 i soci hanno diritto a ricevere la quota di liquidazione in caso di scioglimento della società.

GLI OBBLIGHI DEI SOCI

 obbligo di mettere a disposizione il proprio patrimonio nel caso in cui il patrimonio della società sia

incapiente;

 obbligo di non concorrenza: il socio viola il suo dovere di socio se o come socio individuale o

come socio di un'altra società di persone o ancora come amministratore di un'altra società di capitali

esercita un'attività concorrente con l'attività d'impresa di cui fa parte

 obbligo di partecipare alle perdite della società (se il contratto determina soltanto la parte di ciascun

socio nei guadagni, nella stessa misura si presume che debba determinarsi la partecipazione alle

perdite).

Art. 2265. Patto leonino.

È nullo il patto con il quale uno o più soci sono esclusi da ogni partecipazione agli utili o alle perdite.

è

Il patto leonino un patto con cui uno o più soci vengono totalmente esclusi dalla partecipazione dagli utili o

alle perdite. è

Nella prassi il patto leonino può essere agevolmente aggirata. Ad esempio, possibile trovare clausole, che

apparentemente non escludono un socio dagli utili o dalle perdite ma che raggiungono questo fine, del tipo:

è

un socio può partecipare all'utile solo quando l'utile determinato in una misura che, in relazione alle

dimensioni dell'impresa e all'andamento dei bilanci della società, mai potrà essere conseguita (si presume

è

che un socio può partecipare all'utile solo se l'utile stesso pari al 20% del patrimonio, percentuale magari

impossibile da raggiungere per quella società anche quando le cose vanno bene). 15

Oppure si decide che un socio possa partecipare alla perdita quando la perdita raggiunge una certa

percentuale tale da rivelare un dissesto della società con il risultato che quel socio non sarà mai chiamato a

concorrere alla perdita.

CAUSE DI SCIOGLIMENTO DEL VINCOLO PARTICOLARE (limitatamente ad un socio)

S'intende lo scioglimento del rapporto sociale limitatamente ad un socio, mentre rimane in vita il contratto

sociale. Le cause sono:

 Morte di un socio

 Recesso

 Esclusione è

La regola generale che la società continua ad esercitare l'attività d'impresa con i soci superstiti.

MORTE DEL SOCIO

Art. 2284. Morte del socio.

Salvo contraria disposizione del contratto sociale, in caso di morte di uno dei soci, gli altri devono liquidare

la quota agli eredi, a meno che preferiscano sciogliere la società ovvero continuarla con gli eredi e questi vi

acconsentano.

Il contratto sociale può prevedere una tra le più importanti clausole di continuazione della società con gli

eredi:

1) Clausola di continuazione facoltativa: i soci sono obbligati a continuare la società con gli eredi

mentre gli eredi conservano la facoltà di aderire o meno al contratto sociale;

2) Clausola di continuazione obbligatoria: anche gli eredi, come i soci superstiti, sono obbligati a

continuare la società;

3) Clausola di successione: l'accettazione dell'eredità comporta automaticamente per l'erede

l'assunzione della qualità di socio.

Nel caso in cui il contratto costitutivo non specifica quali delle tre opzioni i soci adottano, in caso di morte di

un socio i soci superstiti devono trovare tra loro l'accordo, scegliendo tra le tre opzioni:

 sciogliere la società

 liquidare la quota agli eredi

 continuare l'attività d'impresa con gli eredi, sempre che questi siano d'accordo

L'articolo non specifica come deve essere presa la decisione (se all'unanimità, se a maggioranza per teste o

per quote, ...); in tutti e tre i casi previsti dal legislatore si verifica una modifica dei patti sociali (se la società

è

viene sciolta cambia l'oggetto sociale che non più la prosecuzione dell'attività d'impresa ma diventa

l'attività liquidatoria, se si sceglie di liquidare al quota agli eredi si riduce la compagine sociale, se si scegli e

di continuare l'attività d'impresa con gli eredi del socio premorto la compagine sociale risulta nuovamente

diversa da quella prevista inizialmente) pertanto la decisione deve essere presa all'unanimità, come riportato

nell'articolo 2252 c.c.

Art. 2252. Modificazioni del contratto sociale. è

Il contratto sociale può essere modificato soltanto con il consenso di tutti i soci, se non convenuto

diversamente.

Casi particolari: ci sono delle circostanze che se si verificano comportano che lo scioglimento della società

sia l'unica via da percorrere:

Società costituita da due soci: se muore un socio la società si scioglie se il socio superstite decide o di

liquidare la quota agli eredi o decide di non continuare con gli eredi e se entro 6 mesi non ricostituisce il

numero di soci minimo (ovvero 2). Una società di persone può sopravvivere con un solo socio solo per un

periodo limitato (sei mesi).

Società costituita da più soci: se muore un socio la cui partecipazione era essenziale (funzionale e gli altri

soci non hanno la capacità di sostituirlo loro stessi) per la sopravvivenza della società, viene meno la società

stessa, a meno che non venga sostituito.

Ad esempio, una società che ha per attività d'impresa l'esercizio dell'attività di idraulico, composta da padre,

madre e figlio che vive sull'attività del padre, il solo a saper esercitare quel mestiere. Se il padre muore e

16 è

madre e figlio non riescono a far subentrare un nuovo socio idraulico, la società si scioglie perché venuta

meno una partecipazione essenziale.

è

Nella terza ipotesi, necessario che gli eredi siano d'accordo a subentrare al decuius nella partecipazione

della società; questo perché gli eredi devono esaminare la situazione economica, finanziaria, patrimoniale

della società per tutelarsi da un futuro fallimento. Se la volontà degli eredi non fosse prevista si impedirebbe

agli eredi di esercitare l'Istituto dell'accettazione dell'eredità con beneficio di inventario (per questo motivo la

clausola di continuazione obbligatoria e la clausola di successione sono di dubbia validità).

L’accettazione dell'eredità con beneficio d’inventario consente di distinguere il patrimonio del defunto da

quello dell’erede: in questo modo l’erede risponderà di eventuali debiti del defunto soltanto con il patrimonio

ereditato. è è

Questa procedura obbligatoria se l’erede un minore, anche se emancipato (art. 472 c.c.), per le

associazioni, fondazioni ed enti non riconosciuti (art. 473 c.c.).

L’interessato deve dichiarare al cancelliere di voler accettare l’eredità con beneficio di inventario. Il

cancelliere redigerà un verbale.

Prima o dopo aver reso la dichiarazione, l’interessato dovrà presentare anche istanza per la redazione

è

dell’inventario. L’inventario necessario per accertare la consistenza dell’eredità.

è

Se l’erede in possesso dei beni ereditati (tutti o alcuni) e intende accettare l’eredità con beneficio

è

d’inventario, lo deve fare entro tre mesi dalla data della morte. Se l’inventario non compiuto nei tre

mesi, l’erede decade dal beneficio e viene considerato erede puro e semplice con la conseguenza che dovrà

farsi carico di tutti gli eventuali debiti del defunto.

è

Se l’erede non in possesso di beni appartenenti al defunto, può chiedere l’accettazione con beneficio di

inventario entro dieci anni dalla morte. L’inventario deve essere compiuto entro tre mesi dalla data della

dichiarazione di accettazione con beneficio d’inventario.

RECESSO DI UN SOCIO

Art. 2285. Recesso del socio. è

Ogni socio può recedere dalla società quando questa contratta a tempo indeterminato o per tutta la vita di

uno dei soci. Può inoltre recedere nei casi previsti nel contratto sociale ovvero quando sussiste una giusta

causa. Nei casi previsti nel primo comma il recesso deve essere comunicato agli altri soci con un preavviso

di almeno tre mesi.

Due modalità di recesso:

 è

Recesso ad nutum: se la società contratta a tempo indeterminato, qualsiasi socio può recedere dalla

società vi sia o non vi sia giusta causa (quindi il recesso non deve essere giustificato) con l'unico

obbligo per il socio di darne notizia con un preavviso di almeno tre mesi;

 è

se la società stipulata a tempo determinato, per il recesso deve sussistere una giusta causa.

Per la giurisprudenza, si ha una giusta causa ogni qualvolta siano venuti meno per il socio che recede le

circostanze, i presupposti che lo avevano indotto a stipulare con gli altri soci il contratto di società.

Ad esempio, la maggioranza dei soci decide di vendere un ramo aziendale, che il socio contrario ritiene

strategico per l'attività d'impresa, oppure essi decidono di sostenere un appalto che a ad avviso del socio

è

contrario antieconomico (ovvero comporta costi maggiori dei ricavi), queste possono essere classificate

come giuste cause di recesso (perché si basano su un fatto oggettivo e se portate avanti possono comportare

un rischio irreparabile per la società).

ESCLUSIONE DI UN SOCIO

Art. 2286. Esclusione.

L'esclusione di un socio può aver luogo per gravi inadempienze delle obbligazioni che derivano dalla legge

o dal contratto sociale, nonché per l'interdizione, l'inabilitazione del socio o per la sua condanna ad una

pena che importa l'interdizione anche temporanea, dai pubblici uffici. Il socio che ha conferito nella società

la propria opera o il godimento di una cosa può altresì essere escluso per la sopravvenuta inidoneità a

svolgere l'opera conferita o per il perimento della cosa dovuto a causa non imputabile agli amministratori.

è

Parimenti può essere escluso il socio che si obbligato con il conferimento a trasferire la proprietà di una

è

cosa, se questa perita prima che la proprietà sia acquistata alla società. 17

Ipotesi di esclusione di diritto: lo scioglimento del rapporto sociale si determina automaticamente, ovvero

è

non necessaria una delibera dei soci e questi non possono impedirne lo scioglimento.

Ipotesi di esclusione facoltativa:

 Gravi inadempimenti di un socio come tale: nel caso in cui abbia commesso gravi inadempimenti

(talmente gravi da creare pregiudizio al patrimonio sociale) legati al suo status di socio. Ad esempio

può essere considerato inadempimento l'esercizio da parte del socio l'esercizio di un'attività

concorrente, oppure la mancata effettuazione dei conferimenti. Il socio amministratore che commette

degli illeciti sociali, non opera come buon amministratore, non può essere escluso dalla società in

quanto ha commesso un illecito come amministratore, non come socio (in questo caso potrà essere

revocato dalla posizione di amministratore, potranno gli altri soci chiedergli il risarcimento per gli

illeciti gestori commessi).

 Il socio viene dichiarato interdetto o inabilitato;

 Sopravvenuta inidoneità del socio a svolgere l'opera conferita.

IL PROCEDIMENTO DI ESCLUSIONE

è

A decidere per l'esclusione la maggioranza dei soci calcolata per teste (indipendentemente dalla quota

sociale); il socio escluso potrà sempre rivolgersi al giudice e chiedere di accertare l'insussistenza invocata

dagli altri (l'onere della prova spetta al socio escluso). La sentenza passata in giudicato può:

 stabilire che i gravi inadempimenti del socio sono insussistenti, di conseguenza il socio escluso torna

è

ad essere socio sin dal momento in cui statuto escluso (ex tunc, da allora). Torna ad essere socio

senza esclusione di continuità, come se fosse sempre stato socio;

 stabilire la veridicità dell'esclusione.

Caso particolare di società formata da due soci: l'esclusione può essere pronunciata solo per via giudiziale

(un socio non può escludere l'altro di sua iniziativa).

LIQUIDAZIONE DELLA QUOTA

Art.2289 c.c. Liquidazione della quota del socio uscente.

Nei casi in cui il rapporto sociale si scioglie limitatamente a un socio, questi o i suoi eredi hanno diritto

soltanto ad una somma di danaro che rappresenti il valore della quota.

è

La norma non dice chi tenuto a pagare tale somma: si sostiene che l'obbligo di corrispondere la somma di

è

denaro sia in capo ai soci superstiti. Il denaro sociale non da utilizzare per due ragioni:

1. l'articolo 2284 dice che sono i soci superstiti a dover liquidare la quota agli eredi

2. in tutti i casi la quota dell'ex socio receduto, escluso o premorto, si accresce proporzionalmente alla

quota posseduda dai soci superstiti.

Ad esempio: capitale sociale 100, 3 soci (hanno tutti una quota del 33,33%).

Uno dei tre recede e viene liquidata la sua quota, ma quella quota va a finire in misura del 50% sulla

quota dei soci superstiti. Quindi il capitale sociale rimane immutato, di conseguenza i soci superstiti

vedono arricchite le proprie quote senza aver fatto un conferimento.

è

Un'altra ipotesi sostiene che la società che deve corrispondere il valore della quota (utilizzando il proprio

patrimonio). è

La liquidazione della quota fatta in base alla situazione patrimoniale della società nel giorno in cui si

verifica lo scioglimento. Se vi sono operazioni in corso, il socio o i suoi eredi partecipano agli utili e alle

è

perdite inerenti alle operazioni medesime. Salvo quanto disposto nell'articolo 2270, il pagamento della

quota spettante al socio deve essere fatta entro sei mesi dal giorno in cui si verifica lo scioglimento del

rapporto.

La situazione patrimoniale in questione non fa riferimento al bilancio d'esercizio perché (III comma art.

2289) il bilancio d'esercizio viene realizzato seguendo criteri prudenziali che minimizzano il patrimonio.

La situazione in questione tiene conto del valore di mercato dei beni, se ci saranno degli utili o delle perdite,

è

ed mirata ad accertare il valore effettivo della partecipazione.

Quale ipotesi accogliere: spetta al professionista che segue i soci nella redazione dell'atto costitutivo

spingerli a prevedere una della due ipotesi nello statuto. 18

SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETÁ

Le disposizioni che regolano lo scioglimento del contratto di società di persone valgono anche per le società

di capitali (anche se sussistono delle particolarità). Le cause di scioglimento, indicate dall'art. 2272 c.c.,

operano exlege, ovvero automaticamente. Se si verifica una causa di scioglimento si producono gli effetti

previsti dal legislatore indipendentemente dalla volontà dei soci, ad eccezione dei casi in cui è lo stesso

legislatore a suggerire un diverso percorso; la causa di scioglimento è un fatto oggettivo.

Art. 2272. Cause di scioglimento.

La società si scioglie:

1. per il decorso del termine;

2. per il conseguimento dell'oggetto sociale o per la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo;

3. per la volontà di tutti i soci;

4. quando viene a mancare la pluralità dei soci, se nel termine di sei mesi questa non è ricostituita;

5. per le altre cause previste dal contratto sociale.

Nei casi 1 e 2 i soci possono modificare l'originale contratto sociale e prevedere, nel primo caso, un nuovo

termine di durata oppure nel secondo caso i soci possono prevedere un nuovo oggetto sociale. L'oggetto

sociale può tuttavia diventare impossibile da conseguire perché si sono verificati dei fatti interni o esterni

alla società che rendono impossibile la prosecuzione dell'attività d'impresa (ad esempio non si raggiungono

in assemblea le maggioranze necessarie per l'approvazione di una delibera, ad esempio per l'approvazione

del bilancio, è una causa di scioglimento di una società di capitali che può essere applicata anche alle società

di persone).

Prendiamo ad esempio una società formata da 5 soci: uno dei soci commette gravi inadempienze e gli altri

quattro soci devono decidere se escluderlo o meno dalla società. Due sono d'accordo sull'escluderlo e gli

altri due no; questa può essere considerata una causa di scioglimento.

Art. 2260. Diritti e obblighi degli amministratori.

I diritti e gli obblighi degli amministratori sono regolati dalle norme sul mandato. Gli amministratori sono

solidalmente responsabili verso la società per l'adempimento degli obblighi ad essi imposti dalla legge e

dal contratto sociale. Tuttavia la responsabilità non si estende a quelli che dimostrino di essere esenti da

colpa.

Se gli amministratori, rilevata una causa di scioglimento, non ne danno avviso ai soci (per permettergli di

rimuovere la causa di scioglimento oppure per mettere in liquidazione la società) e l'attività d'impresa

continua, sono responsabili dei danni che la società ha patito o potrebbe patire dal non scioglimento del

contratto sociale.

La società, per vari eventi, rimane con un solo socio: il socio rimasto non può continuare l'attività d'impresa

da solo oltre i sei mesi, ma deve ricostituire la pluralità dei soci entro tale termine. Oltre i sei mesi la società

entra in liquidazione, che il socio superstite voglia o no.

Infine la società si può sciogliere per la volontà dei soci; i soci possono decidere di non voler più continuare

l'attività di impresa. La giurisprudenza ha dato un interpretazione restrittiva di questa norma, di derivazione

costituzionale (art. 41 Cost): la cessazione dell'attività d'impresa non può svolgersi in contrasto con l'utilità

sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

Non può un imprenditore di società di persone invocare lo scioglimento della società per volontà di tutti i

soci se non sussiste un motivo oggettivo (a tutela, ad esempio, dei dipendenti che hanno diritto a mantenere

il proprio posto di lavoro). La messa in liquidazione della società deve essere l'ultima possibilità per la

società (se ad esempio i soci non sono riusciti a vendere o locare la società a terzi e la società non dispone

più delle risorse finanziarie per pagare i creditori sociali).

Procedura di liquidazione: procedura in cui i soci nominano uno o più liquidatori (che possono essere gli

stessi soci) che devono compiere tutte le attività necessarie per soddisfare i creditori.

Nelle società di capitali la nomina dei liquidatori è obbligatoria per l'Assemblea in sede straordinaria; questi

devono, se la procedura di liquidazione dura più di un anno, redigere il bilancio annuale di liquidazione,

devono compiere tutti gli atti possibili per soddisfare i creditori utilizzando l'attivo per soddisfare il passivo,

devono infine redigere un bilancio finale al termine della procedura e restituire i conferimenti ai soci se

rimasti. 19

L'unica norma, invece, che disciplina la procedura per le società di persone è quella dettata in materia di

società semplice.

Art. 2275. Liquidatori.

Se il contratto non prevede il modo di liquidare il patrimonio sociale e i soci non sono d'accordo nel

determinarlo, la liquidazione è fatta da uno o più liquidatori, nominati con il consenso di tutti i soci o, in

caso di disaccordo, dal presidente del tribunale. I liquidatori possono essere revocati per volontà di tutti i

soci e in ogni caso dal tribunale per giusta causa su domanda di uno o più soci.

La procedura formale di liquidazione, che inizia con la nomina dei liquidatori, è un ipotesi residuale, ovvero

è necessaria se e solo se il modo di liquidazione non è previsto dal contratto sociale e i soci non sono

d'accordo nel determinarlo.

Secondo alcune teorie, nelle società di persone la procedura formale di liquidazione non è necessaria.

Secondo un'altra teoria, in una s.s. si può anche evitare la procedura formale di liquidazione, ma si può

prevedere un modo diverso di liquidazione; questo perché le s.s. non esercitano un'attività commerciale.

Nelle altre (s.n.c., s.a.s.) che hanno ad oggetto un'attività commerciale, non si può derogare alla procedura

formale di liquidazione, ovvero non si può prevedere una procedura diversa da quella formale. Questo per

tutelare i creditori sociali ed eguagliarli ai creditori sociali di società di capitali.

LA SOCIETÁ IN NOME COLLETTIVO (s.n.c.)

Art. 2291. Nozione.

Nella società in nome collettivo tutti i soci rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni

sociali. Il patto contrario non ha effetto nei confronti dei terzi.

È una norma imperativa, ovvero non derogabile dalla volontà delle parti; questo perché, a prescindere dal

fatto che tutti i soci siano amministratori o meno, il non essere soci amministratori non libera loro dalla

responsabilità illimitata.

Nella s.s. è possibile convenire che non tutti i soci siano responsabili illimitatamente, a patto che non siano i

soci amministratori, e questo accordo è opponibile ai terzi se iscritto presso il Registro delle Imprese; nelle

s.n.c., invece, questo non è possibile. Il patto sociale che prevede che alcuni soci siano responsabili

illimitatamente e altri limitatamente è nullo e non opponibile ai terzi neppure se annotato a Registro

Imprese.

Art. 2298. Rappresentanza della società.

L'amministratore che ha la rappresentanza della società può compiere tutti gli atti che rientrano

nell'oggetto sociale, salve le limitazioni che risultano dall'atto costitutivo o dalla procura. Le limitazioni

non sono opponibili ai terzi, se non sono iscritte nel registro delle imprese o se non si prova che i terzi ne

hanno avuto conoscenza.

Come per le s.s., la società risponderà con tutto il patrimonio sociale delle obbligazioni assunte dai soci

amministratori e rappresentanti (e se incapiente risponderanno tutti i soci con tutto il loro patrimonio

personale), a patto che l'atto rientri nell'oggetto sociale.

Se l'atto posto in essere dal socio amministratore rappresentante è riconducibile all'oggetto sociale allora la

società ne risponde, altrimenti ne risponderà l'amministratore che ha "mal speso" il nome della società.

Art. 2292. Ragione sociale.

La società in nome collettivo agisce sotto una ragione sociale costituita dal nome di uno o più soci con

l'indicazione del rapporto sociale. La società può conservare nella ragione sociale il nome del socio

receduto o defunto, se il socio receduto o gli eredi del socio defunto vi consentono.

Può essere formata da un nome di fantasia con l'aggiunta obbligatoria del nome di un socio illimitatamente

responsabile; questo per pemettere ai creditori di accertare e individuare il nome di un socio illimitatamente

responsabile contro cui agire nel caso in cui decidessero di non agire nei confronti degli altri soci. Tale

norma vale anche per la s.a.s.

Art. 2295. Atto costitutivo.

L'atto costitutivo della società deve indicare:

1) il cognome e il nome, il nome del padre, il domicilio, la cittadinanza dei soci; 20

2) la ragione sociale;

3) i soci che hanno l'amministrazione e la rappresentanza della società;

4) la sede della società e le eventuali sedi secondarie;

5) l'oggetto sociale;

6) i conferimenti di ciascun socio, il valore ad essi attribuito e il modo di valutazione (art. 2247 c.c.)

7) le prestazioni a cui sono obbligati i soci di opera;

8) le norme secondo le quali gli utili devono essere ripartiti e la quota di ciascun socio negli utili e

nelle perdite;

9) la durata della società.

Se in un atto costitutivo non vi è traccia di chi amministra la società, l'atto è nullo?

No, l'atto è valido perché si evince che i soci hanno adottato il modello legale di amministrazione (tutti i soci

sono amministratori e rappresentanti in via disgiuntiva).

Art. 2296. Pubblicazione.

L'atto costitutivo della società con sottoscrizione autenticata dei contraenti, o una copia autentica di esso se

la stipulazione è avvenuta per atto pubblico, deve entro trenta giorni essere depositato per l'iscrizione a

cura degli amministratori presso l'ufficio del registro delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita la

sede sociale. Se gli amministratori non provvedono al deposito nel termine indicato nel comma precedente,

ciascun socio può provvedervi a spese della società, o far condannare gli amministratori ad eseguirlo. Se la

stipulazione è avvenuta per atto pubblico, è obbligato ad eseguire il deposito anche il notaio.

Se l'atto non viene depositato la società sarà una società di fatto o irregolare (oggi non più presenti).

Una società di fatto si costituisce non per una espressa manifestazione della volontà delle parti (quindi non

esiste nemmeno l'atto costitutivo) ma a seguito di un loro comportamento che consiste nell'esercitare in

comune con mezzi propri un'attività economica al fine di dividerne gli utili. Se l'attività esercitata è non

commerciale si applicano le norme che regolano la s.s., in caso contrario si applicano le norme che regolano

la s.n.c. e pertanto la società di fatto è soggetta al fallimento.

La società di fatto nasce quando un imprenditore individuale fallisce e il liquidatore scopre che in realtà

questo operava con soci occulti (di conseguenza il fallimento si estenderà anche ai soci occulti rivelati).

Le società irregolari, invece, hanno un atto costitutivo ma non sono iscritte presso il Registro delle Imprese.

Anche per la s.n.c. vale il divieto di concorrenza e possono essere distribuiti utili solo se realizzati.

Art. 2301. Divieto di concorrenza.

Il socio non può, senza il consenso degli altri soci, esercitare per conto proprio o altrui un'attività

concorrente con quella della società, né partecipare come socio illimitatamente responsabile ad altra

società concorrente. Il consenso si presume, se l'esercizio dell'attività o la partecipazione ad altra società

preesisteva al contratto sociale, e gli altri soci ne erano a conoscenza. In caso di inosservanza delle

disposizioni del primo comma la società ha diritto al risarcimento del danno, salva l'applicazione

dell'articolo 2286.

Art. 2303. Limiti alla distribuzione degli utili.

Non può farsi luogo a ripartizione di somme tra soci se non per utili realmente conseguiti. Se si verifica una

perdita del capitale sociale, non può farsi luogo a ripartizione di utili fino a che il capitale non sia

reintegrato o ridotto in misura corrispondente.

Art. 2306. Riduzione di capitale.

La deliberazione di riduzione di capitale, mediante rimborso ai soci delle quote pagate o mediante

liberazione di essi dall'obbligo di ulteriori versamenti può essere eseguita, soltanto dopo tre mesi dal

giorno dell'iscrizione nel registro delle imprese, purché entro questo termine nessun creditore sociale

anteriore all'iscrizione abbia fatto opposizione. Il tribunale, nonostante l'opposizione, può disporre che

l'esecuzione abbia luogo, previa prestazione da parte della società di un'idonea garanzia.

In una società di persone non c'è un minimo legale di capitale; tuttavia, i soci sono liberi di ridurre il capitale

sociale, liquidando le quote già pagate ai soci o liberando i soci dal pagamento di ulteriori versamenti, a

patto che questa riduzione non rechi pregiudizi ai terzi e che sia effettuata dopo tre mesi dall'iscrizione

presso il Registro delle Imprese. La riduzione deve essere iscritta presso il Registro delle Imprese per essere

opponibile ai terzi. 21

SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETÁ

Art. 2309. Pubblicazione della nomina dei liquidatori.

La deliberazione dei soci o la sentenza che nomina i liquidatori e ogni atto successivo che importa

cambiamento nelle persone dei liquidatori devono essere, entro trenta giorni dalla notizia della nomina,

depositati in copia autentica a cura dei liquidatori medesimi per l'iscrizione presso l'ufficio del registro

delle imprese.

A differenza della s.s., la procedura formale di liquidazione non è facoltativa, bensì obbligatoria; la nomina

del liquidatore deve essere presa all'unanimità, in quanto comporta una modifica dei patti sociali, o dal

Presidente del tribunale se i soci non riescono a trovare un accordo unanime. La nomina deve essere

riportata a Registro Imprese.

OBBLIGHI E RESPONSABILITÀ DEI LIQUIDATORI

1. Non possono intraprendere nuove operazioni relative all'attività precedentemente svolta dalla società;

2. Possono compiere tutti gli atti necessari alla liquidazione e possono vendere in blocco i beni

appartenenti alla società;

3. Devono redigere un inventario, dopo aver preso in consegna i beni sociali, dal quale risultino attività e

passività della società;

4. Devono procedere al pagamento dei creditori sociali (prima del pagamento di questi i liquidatori non

possono ripartire tra i soci i beni sociali). Se la società non ha i fondi sufficienti per pagare i creditori

sociali, i liquidatori possono:

a. Chiedere ai soci di versare i conferimenti non ancora effettuati;

b. Chiedere ai soci le ulteriori somme necessarie per soddisfare i creditori, in proporzione alle

quote di partecipazione;

5. Subito dopo, i liquidatori dovranno restituire ai soci i beni conferiti in godimento;

6. Infine, la parte rimanente dell'attivo dovrà essere suddivisa tr i soci in rapporto ai conferimenti e alle

quote spettanti a ciascuno.

Una volta ripartito totalmente l'attivo la società può dirsi estinta.

Art. 2312. Cancellazione della società.

Approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal

registro delle imprese. Dalla cancellazione della società i creditori sociali che non sono stati soddisfatti

possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci e, se il mancato pagamento è dipeso da colpa dei

liquidatori, anche nei confronti di questi. Le scritture contabili ed i documenti che non spettano ai singoli

soci sono depositati presso la persona designata dalla maggioranza. Le scritture contabili e i documenti

devono essere conservati per dieci anni a decorrere dalla cancellazione della società dal registro delle

imprese.

Laddove emergano dei debiti della società anche se cancellata dal R.I. di quei debiti risponderanno tutti i

soci illimitatamente tra loro (e lo stesso vale per i crediti).

TUTELA DELL'INTEGRITÀ DEL CAPITALE SOCIALE

Poiché la s.n.c. gode di una maggiore autonomia patrimoniale, il codice si preoccupa di dettare norme volte

a tutelare l'integrità del capitale sociale:

 Beneficio di escussione: i creditori sociali non possono mai pretendere il pagamento dai aingoli soci se

non dopo aver infruttuosamente escusso il patrimonio sociale;

 Creditore particolare del socio: il creditore particolare del socio non può chiedere la liquidazione della

quota del socio debitore finché dura la società;

 I soci non possono procedere alla ripartizione dei cd. utili fittizi, ovvero somme di denaro che non

rappresentano una vera e propria eccedenza tra il patrimonio netto e il capitale sociale;

 In presenza di perdite non si può procedere alla distruzione degli utili fino a che il capitale non sia stato

reintegrato o ridotto in misura corrispondente;

 Non è possibile rimborsare ai soci i conferimenti eseguiti o liberarli dall'obbligo di ulteriori versamenti

dovuti se non in presenza di una corrispondente deliberazione di riduzione del capitale sociale (purché,

come già detto, tale deliberazione non pregiudichi i creditori sociali). 22

SOCIETÁ IN ACCOMANDITA SEMPLICE (s.a.s.)

Art. 2313. Nozione.

Nella società in accomandita semplice i soci accomandatari rispondono solidalmente e illimitatamente per

le obbligazioni sociali, e i soci accomandanti rispondono limitatamente alla quota conferita. Le quote di

partecipazione dei soci non possono essere rappresentate da azioni.

Vi sono, quindi, due categorie di soci:

 Soci accomandatari: sono soci illimitatamente responsabili, siano o no amministratori;

 Soci accomandanti: simile allo status di socio di società di capitali, ai quali è preclusa

l'amministrazione e la rappresentanza della società in quanto soci limitatamente responsabili. Il loro

rischio non è quello di dover impegnare i propri patrimoni ma è limitato alla perdita del conferimento.

Su di loro incombe il cd. divieto di immistione o ingerenza: se violato, ovvero se il socio

accomandante partecipa a decisioni interne alla società o come rappresentante agisce nei confronti dei

terzi in nome e per conto della società, resta socio accomandante ma perde il beneficio della

responsabilità limitata per tutte le obbligazioni sociali, anche quelle diverse dall'obbligazione sociale

che, in modo illecito, ha posto in essere e quelle sorte prima del suo ingresso in società.

Questa regola ha un'eccezione contenuta nell'articolo 2320:

Art. 2320. Soci accomandanti.

I soci accomandanti non possono compiere atti di amministrazione, né trattare o concludere affari in nome

della società, se non in forza di procura speciale per singoli affari. Il socio accomandante che contravviene

a tale divieto assume responsabilità illimitata e solidale verso i terzi per tutte le obbligazioni sociali e può

essere escluso a norma dell'articolo 2286. [...]

In ogni caso essi hanno diritto di avere comunicazione annuale del bilancio e del conto dei profitti e delle

perdite, e di controllarne l'esattezza consultando i libri e gli altri documenti della società.

Se l'atto amministrativo è posto in essere dai soci accomandanti in forza di procura speciale conferita dai soci

accomandatari, allora il socio accomandante non perde il beneficio della responsabilità limitata.

Per affari (non atti) si intende un insieme di atti, i quali devono essere tra loro funzionalmente collegati per la

realizzazione dell'affare.

Caso frequente: la società è titolare di un rapporto di c/c bancario.

Viene data all'accomandante la procura ad operare sul conto, la quale prevede il compimento di più atti

(prelevare, depositare, fare bonifici, ...). Questi atti sono tra loro funzionalmente collegati.

Non si tratta di procura generale ma limitata a singoli affari (altrimenti una procura generale darebbe al socio

accomandante la possibilità di compiere tutti gli atti di gestione, con conseguente perdita del beneficio della

responsabilità limitata).

I soci accomandanti hanno diritto ad avere comunicazione annuale del bilancio, ma l'ultimo comma non

specifica che ha altresì diritto ad approvare il bilancio (tesi che ha trovato conferma in sentenze della Corte

di Cassazione perché l'approvazione del bilancio è considerata un'attività di gestione).

Secondo la prevalente dottrina, invece, il socio accomandante ha diritto ad approvare il bilancio poiché

quest'attività non è considerata come atto di gestione (questa teoria trova fondamento nelle norme che

regolano le società di capitali, nelle quali la redazione del bilancio è un atto di amministrazione, non

l'approvazione).

Si può ritenere che il diritto dell'accomandante ad approvare il bilancio, senza perdere il beneficio della

responsabilità limitata, si evince proprio dall'ultimo comma dell'articolo 2320: il diritto di informazione è

funzionale al diritto ad approvare il bilancio.

Art. 2314. Ragione sociale.

La società agisce sotto una ragione sociale costituita dal nome di almeno uno dei soci accomandatari, con

l'indicazione di società in accomandita semplice, salvo il disposto del secondo comma dell'articolo 2292.

L'accomandante, il quale consente che il suo nome sia compreso nella ragione sociale, risponde di fronte ai

terzi illimitatamente e solidalmente con i soci accomandatari per le obbligazioni sociali.

La ragione sociale deve necessariamente essere costituita dal nome di almeno uno dei soci accomandatari,

con l'indicazione di società in accomandita semplice.

Non può essere inserito nella ragione sociale uno dei nomi dei soci accomandanti; un eventuale inserimento

comporterebbe per il socio accomandante la perdita del beneficio della responsabilità limitata per tutte le

obbligazioni sociali. 23

LO SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETÁ

Art. 2323. Cause di scioglimento.

La società si scioglie, oltre che per le cause previste nell'articolo 2308, quando rimangono soltanto soci

accomandanti o soci accomandatari, sempreché nel termine di sei mesi non sia stato sostituito il socio che è

venuto meno. Se vengono a mancare tutti gli accomandatari, per il periodo indicato dal comma precedente

gli accomandanti nominano un amministratore provvisorio per il compimento degli atti di ordinaria

amministrazione. L'amministratore provvisorio non assume la qualità di socio accomandatario.

Le cause di scioglimento sono uguali a quelle per la s.s. con l'aggiunta di una causa: una s.a.s. si scioglie

quando rimangono solo soci accomandanti o solo soci accomandatari.

Le due categorie di soci, quindi, devono permanere per tutta la durata della società; se vengono a mancare

tutti i soci accomandatari, i soci accomandanti devono nominare un amministratore provvisorio (dato che

loro non possono amministrare la società). Questo, tuttavia, non diventa socio accomandatario e non

risponde illimitatamente e solidalmente delle obbligazioni sociali e perdura sei mesi fino alla ricostituzione

dei soci accomandatari). 24

LE SOCIETÀ DI CAPITALI

La struttura è quella propria di una persona giuridica; risponde solo con il suo patrimonio dei debiti sociali.

Il patrimonio è diviso in azioni nella S.p.A. (trasferibili sul mercato) e in quote di capitale nella s.r.l.

Nelle società di persone, ogni socio illimitatamente responsabile è in quanto socio illimitatamente

responsabile amministratore della società; nelle società di capitali, invece, il potere di amministrazione è

dissociato dalla qualità di socio, ovvero il socio, in quanto tale, non è amministratore della società.

Le società di capitali sono formate da una pluralità di organi: assemblea dei soci, consiglio di

amministrazione e consiglio di sorveglianza (non sempre presente).

LA SOCIETÁ PER AZIONI (S.p.A.)

Il fallimento di una S.p.A. non si estende ai soci; è formata da più organi (Assemblea, CdA o Amministratore

unico, Collegio Sindacale), ognuno dei quali ha specifiche competenze e non può appropriarsi delle

competenze degli altri organi, nemmeno se previsto dallo statuto (la previsione sarebbe nulla).

Art. 2325. Responsabilità.

Nella società per azioni per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società con il suo patrimonio. In

caso di insolvenza della società, per le obbligazioni sociali sorte nel periodo in cui le azioni sono

appartenute ad una sola persona, questa risponde illimitatamente quando i conferimenti non siano stati

effettuati secondo quanto previsto dall'articolo 2342 o fin quando non sia stata attuata la pubblicità

prescritta dall'articolo 2362.

Il secondo comma ammette la possibilità che un socio risponda illimitatamente delle obbligazioni sociali, ma

solo se:

 Presupposto oggettivo: la società si trova in stato di insolvenza

 Il socio risponde illimitatamente non di tutte le obbligazioni sociali ma solo per quelle sorte nel

periodo in cui tutte le azioni sono possedute dall'unico socio.

 La responsabilità illimitata si ha solo nel caso in cui l'unico socio non ha adempiuto ai compiti

indicati dall'articolo 2342, ovvero se non ha provveduto, nel periodo in cui rimane unico azionista o

anche successivamente, ad effettuare per l'intero il conferimento promesso. In caso contrario, l'unico

socio rimane limitatamente responsabile.

 L'unico socio, infine, si sottrae alla sanzione della responsabilità illimitata se ha annotato a R.I. che

la società è nelle mani di un unico socio.

Art. 2325-bis. Società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio.

Ai fini dell'applicazione del presente titolo, sono società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio

le società emittenti di azioni quotate in mercati regolamentati o diffuse fra il pubblico in misura rilevante.

Le norme di questo titolo si applicano alle società con azioni quotate in mercati regolamentati in quanto non

sia diversamente disposto da altre norme di questo codice o di leggi speciali.

[Norma introdotta con la riforma del 2003]

Art. 2326. Denominazione sociale.

La denominazione sociale, in qualunque modo formata, deve contenere l'indicazione di società per azioni.

Nelle società di capitali in generale, il capitale sociale deve avere un minimo legale: dall'agosto 2014 il

S.p.A è passato da 120.000 € a 50.000 €.

capitale sociale minimo della

Art. 2327. Ammontare minimo del capitale.

La società per azioni deve costituirsi con un capitale non inferiore a cinquantamila euro.

Nelle società di persone non viene ad esistenza con l'annotazione a Registro Imprese, ma prima, con la

manifestazione della volontà dei soci.

Per la S.p.A. l'atto costitutivo deve essere redatto sottoforma di atto notarile (non basta la scrittura privata o

la scrittura privata autenticata); tuttavia, la società viene ad esistenza solo quando l'atto costitutivo è iscritto a

Registro Imprese. In questo caso, la pubblicità non è solo dichiarativa ma costitutiva.

Prima della registrazione, delle obbligazioni sociali rispondono direttamente i soci.

In passato, tra la formazione dell'atto costitutivo e l'iscrizione presso il Registro delle Imprese vi era il

giudizio di omologa, effettuato da un giudice il quale verificava che l'atto fosse conforme all'articolo 2328.

25

Oggi la funzione di controllo viene effettuata dallo stesso notaio che redige l'atto costitutivo; il notaio è

direttamente responsabile di tutti gli atti costitutivi di S.p.A. non conformi all'articolo 2328.

COSTITUZIONE DELLA SOCIETÁ

Art. 2328. Atto costitutivo.

La società può essere costituita per contratto o per atto unilaterale. L'atto costitutivo deve essere redatto per

atto pubblico e deve indicare:

1. il cognome e il nome o la denominazione, la data e il luogo di nascita o lo Stato di costituzione, il

domicilio o la sede, la cittadinanza dei soci e degli eventuali promotori, nonché il numero delle

azioni assegnate a ciascuno di essi;

2. la denominazione e il comune ove sono poste la sede della società e le eventuali sedi secondarie;

3. l'attività che costituisce l'oggetto sociale;

4. l'ammontare del capitale sottoscritto e di quello versato;

5. il numero e l'eventuale valore nominale delle azioni, le loro caratteristiche e le modalità di

emissione e circolazione;

6. il valore attribuito ai crediti e beni conferiti in natura;

7. le norme secondo le quali gli utili devono essere ripartiti;

8. i benefìci eventualmente accordati ai promotori o ai soci fondatori;

9. il sistema di amministrazione adottato, il numero degli amministratori e i loro poteri, indicando

quali tra essi hanno la rappresentanza della società;

10. il numero dei componenti il collegio sindacale;

11. la nomina dei primi amministratori e sindaci ovvero dei componenti del consiglio di sorveglianza e,

quando previsto, del soggetto incaricato di effettuare la revisione legale dei conti (1);

12. l'importo globale, almeno approssimativo, delle spese per la costituzione poste a carico della

società;

13. la durata della società ovvero, se la società è costituita a tempo indeterminato, il periodo di tempo,

comunque non superiore ad un anno, decorso il quale il socio potrà recedere. Lo statuto contenente

le norme relative al funzionamento della società, anche se forma oggetto di atto separato, costituisce

parte integrante dell'atto costitutivo. In caso di contrasto tra le clausole dell'atto costitutivo e quelle

dello statuto prevalgono le seconde.

L'atto costitutivo deve anche contenere gli elementi essenziali di un contratto in generale (causa, oggetto

determinato o determinabile, volontà delle parti); deve essere redatto per atto pubblico a pena di nullità.

L'attività che costituisce l'oggetto sociale (prima della riforma si diceva solo l'oggetto sociale) ha una

funzione sostanziale di particolare rilievo; essa è una norma a tutela dei creditori sociali, per permettere loro

di capire se l'atto di gestione rientra o meno nel perimetro sociale.

Il capitale sociale deve essere interamente sottoscritto (nel caso di conferimenti in denaro deve essere

obbligatoriamente versato almeno il 25%) e nel caso di atto unilaterale dovrà essere versato per intero il

conferimento.

L'essere amministratore non significa essere anche rappresentante della società, ma i rappresentanti devono

essere necessariamente amministratori. N.B.: gli amministratori possono anche non essere soci!

Spese per la costituzione: le spese per la costituzione intaccano il capitale sociale, tuttavia non rappresentano

una perdita ma un costo che la società provvederà a coprire.

Art. 2332. Nullità della società.

Avvenuta l'iscrizione nel registro delle imprese, la nullità della società può essere pronunciata soltanto nei

seguenti casi:

1. mancata stipulazione dell'atto costitutivo nella forma dell'atto pubblico;

2. illiceità dell'oggetto sociale;

3. mancanza nell'atto costitutivo di ogni indicazione riguardante la denominazione della società, o i

conferimenti, o l'ammontare del capitale sociale o l'oggetto sociale.

La dichiarazione di nullità non pregiudica l'efficacia degli atti compiuti in nome della società dopo

l'iscrizione nel registro delle imprese.

I soci non sono liberati dall'obbligo di conferimento fino a quando non sono soddisfatti i creditori sociali. La

sentenza che dichiara la nullità nomina i liquidatori.

La nullità non può essere dichiarata quando la causa di essa è stata eliminata e di tale eliminazione è stata

data pubblicità con iscrizione nel registro delle imprese. 26

Il dispositivo della sentenza che dichiara la nullità deve essere iscritto, a cura degli amministratori o dei

liquidatori nominati ai sensi del quarto comma, nel registro delle imprese.

Per la disciplina generale del contratto, un contratto è nullo se contrario a norme imperative (art. 1418 c.c.) e

la nullità può essere fatta valere da chiunque ne abbia interesse (un contratto nullo non produce effetti);

inoltre l'azione di nullità è imprescrittibile.

Solo nei casi riportati dall'articolo 2332 c.c. (anche se il contratto è contrario a norme imperative), invece, la

nullità del contratto sociale di S.p.A. può essere fatta valere. Nella disciplina generale dei contratti un

contratto nullo non può essere sanato, mentre nel caso di nullità del contratto sociale di S.p.A., in seguito alla

rimozione della causa di nullità il contratto diventa valido ed efficace, a patto che e sia data pubblicità con

iscrizione nel R.I.

Quindi non solo il contratto sociale di S.p.A. può essere dichiarato nullo solo nei casi previsti dalla legge, e

non nel caso in cui sia stato stipulato in violazione di norme imperative, ma solo nel caso in cui si verifica

uno degli eventi indicati dall'articolo e se la causa di nullità viene rimossa il contratto è sanato.

Vi è un elemento che caratterizza la nullità del contratto di società di capitali: ciò che non c'è non può

produrre alcun effetto.

Nella disciplina generale dei contratti un contratto nullo non può essere sanato neppure per volontà delle

parti. Nel caso di nullità del contratto di società per azioni anche se si è verificata una causa di nullità (I

comma articolo 2332) e questa non è stata rimossa, la sentenza che dichiara la nullità del contratto produrrà i

seguenti effetti: il contratto viene dichiarato nullo da quel momento in poi, ovvero non produce effetti ex

nunc (da ora), quindi in seguito alla sentenza, e non dal momento della costituzione della società.

Pertanto, tutti gli atti posti in essere dalla società avente contratto nullo dalla costituzione sino alla sentenza

di accertamento sono validi ed efficaci (ancorché generati da un contratto nullo). È lo stesso art. 2332 c.c. a

prevederlo e inoltre la sentenza che dichiara la nullità nomina i liquidatori.

Ovviamente l'ordinamento non poteva prevedere che una società costituita con contratto nullo, una volta

accertata la nullità, continuasse ad operare sul mercato; pertanto il legislatore converte la causa di nullità,

accertata dal giudice, in una causa di scioglimento e di conseguenza la società entra nella fase di

liquidazione.

Del resto, questa è una regola, oltre di diritto, di buon senso: immaginiamo le conseguenze che potremmo

avere se si applicasse la regola generale secondo cui il contratto nullo non produce effetti sin dall'origine, i

dipendenti dovrebbero restituire gli stipendi, la società dovrebbe restituire le merci comprate ai fornitori, ...

A conferma di questo principio l'articolo 2332 c.c. prevede che la dichiarazione di nullità non pregiudica

l'efficacia degli atti compiuti in nome della società dopo l'iscrizione nel registro delle imprese.

Art. 2331. Effetti dell'iscrizione.

Con l'iscrizione nel registro la società acquista la personalità giuridica. Per le operazioni compiute in nome

della società prima dell'iscrizione sono illimitatamente e solidalmente responsabili verso i terzi coloro che

hanno agito. Sono altresì solidalmente e illimitatamente responsabili il socio unico fondatore e quelli tra i

soci che nell'atto costitutivo o con atto separato hanno deciso, autorizzato o consentito il compimento

dell'operazione.

I PATTI PARASOCIALI

Art. 2341-bis. Patti parasociali.

I patti, in qualunque forma stipulati, che al fine di stabilizzare gli assetti proprietari o il governo della

società:

a) hanno per oggetto l'esercizio del diritto di voto nelle società per azioni o nelle società che le

controllano;

b) pongono limiti al trasferimento delle relative azioni o delle partecipazioni in società che le

controllano;

c) hanno per oggetto o per effetto l'esercizio anche congiunto di un'influenza dominante su tali società,

non possono avere durata superiore a cinque anni e si intendono stipulati per questa durata anche

se le parti hanno previsto un termine maggiore; i patti sono rinnovabili alla scadenza.

Qualora il patto non preveda un termine di durata, ciascun contraente ha diritto di recedere con un

preavviso di centottanta giorni. Le disposizioni di questo articolo non si applicano ai patti strumentali ad

accordi di collaborazione nella produzione o nello scambio di beni o servizi e relativi a società interamente

possedute dai partecipanti all'accordo. 27

Art. 2341-ter. Pubblicità dei patti parasociali.

Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio i patti parasociali devono essere comunicati alla

società e dichiarati in apertura di ogni assemblea. La dichiarazione deve essere trascritta nel verbale e questo

deve essere depositato presso l'ufficio del registro delle imprese. In caso di mancanza della dichiarazione

prevista dal comma precedente i possessori delle azioni cui si riferisce il patto parasociale non possono

esercitare il diritto di voto e le deliberazioni assembleari adottate con il loro voto determinante sono impugnabili

a norma dell'articolo 2377.

I patti parasociali sono accordi fatti tra tutti o parte dei soci che hanno per oggetto le regole tra i soci

pattiscenti per il trasferimento delle azioni a terzi oppure hanno per oggetto la nomina degli organi gestori o

di controllo (regolano il diritto di voto in Assemblea). Rappresentano uno strumento di formazione della

volontà sociale al di fuori dell'Assemblea.

Questi patti hanno una durata massima di cinque anni e per cinque anni si intendono stipulati se vengono

stipulati per una durata maggiore.

La norma nulla dice sulla regolamentazione dei patti parasociali: come devono essere stipulati, cosa accade

se un socio viola le disposizioni previste da un patto parasociale, ...

Le norme statutarie hanno efficacia reale e, in quanto iscritte presso il R.I., sono opponibili ai terzi; i patti

parasociali, invece, hanno efficacia obbligatoria, ovvero hanno efficacia unicamente tra i soci pattiscenti, e

non sono opponibili alla società e ai terzi.

Immaginiamo uno statuto di società che obbliga il socio che vuole vendere le proprie azioni ad offrirle a

parità di condizioni in prelazione agli altri soci. Se tale socio vende a terzi le azioni violando la clausola

statutaria di prelazione, il terzo non acquista la qualità di socio (pertanto la clausola statutaria è opponibile al

terzo perché ha efficacia reale).

Immaginiamo, invece, che lo statuto nulla dica sulla clausola di prelazione e che questa clausola sia

contenuta in un patto parasociale: se un socio aderente al patto viola il patto parasociale, la società non può

opporsi perché la clausola è contenuta in un patto parasociale che grava solo sui soci pattiscenti. Al massimo

gli altri soci possono rivalersi sul socio che ha violato il patto, ma il terzo in ogni caso diventa socio.

A tutela dei soci di minoranza, inoltre, vengono inserite in statuto le cd. clausole di trascinamento: questi patti

obbligano il socio di maggioranza, che vuole vendere il suo pacchetto di azioni ad un terzo, ad offrire oltre al

pacchetto di maggioranza anche il pacchetto di minoranza. Questo perché il pacchetto di minoranza è difficile da

vendere sul mercato. Se il socio di maggioranza viola questa clausola e omette di offrire al terzo acquirente anche

il pacchetto di minoranza, il terzo non acquista la qualità di socio.

Al contrario, se questa clausola è contenuta in un patto parasociale stipulato tra il socio di minoranza e quello di

maggioranza e il socio di maggioranza viola il patto, il terzo acquirente diventa socio di maggioranza.

I patti parasociali più praticati sono i patti di sindacato; hanno la funzione di far sì che si coalizzino tra loro

i soci che da soli non dominano in Assemblea, ma che insieme formano la maggioranza.

Ad esempio: un socio ha il 30% (maggioranza di fatto) del capitale mentre il restante 70% è sparpagliato

tra gli altri soci ognuno dei quali ha una quota inferiore al 30%. Questi soci formando un patto di sindacato

dominano l'Assemblea anche se da soli hanno un quota inferiore al 30%.

Come si formano le decisioni? I soci pattiscenti si riuniscono in Assemblea e le decisioni possono essere

prese all'unanimità o a maggioranza (a seconda delle procedure previste dal patto di sindacato).

Una volta adottata la decisione, come si garantisce che i soci rispettino il patto?

Vi sono principalmente due soluzioni:

 Si delega un terzo ad andare in Assemblea a votare, il quale voterà secondo le decisioni prese dai

soci pattiscenti.

 Tuttavia la delega va data Assemblea per Assemblea: per ovviare a questo problema le azioni

vengono trasferite ad una società fiduciaria che figurerà come socia ma opererà secondo le

disposizioni date dall'Assemblea di sindacato.

Art. 2341-ter. Pubblicità dei patti parasociali.

Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio i patti parasociali devono essere

comunicati alla società e dichiarati in apertura di ogni assemblea. La dichiarazione deve essere trascritta

nel verbale e questo deve essere depositato presso l'ufficio del registro delle imprese. In caso di mancanza

della dichiarazione prevista dal comma precedente i possessori delle azioni cui si riferisce il patto

parasociale non possono esercitare il diritto di voto e le deliberazioni assembleari adottate con il loro voto

determinante sono impugnabili a norma dell'articolo 2377. 28

I CONFERIMENTI

Nelle società per azioni il capitale deve essere sottoscritto almeno in misura del minimo legale.

Art. 2342. Conferimenti.

Se nell'atto costitutivo non è stabilito diversamente, il conferimento deve farsi in danaro.

Alla sottoscrizione dell'atto costitutivo deve essere versato presso una banca almeno il venticinque per cento

dei conferimenti in danaro o, nel caso di costituzione con atto unilaterale, il loro intero ammontare.

Per i conferimenti di beni in natura e di crediti si osservano le disposizioni degli articoli 2254 e 2255. Le

azioni corrispondenti a tali conferimenti devono essere integralmente liberate al momento della

sottoscrizione.

Se viene meno la pluralità dei soci, i versamenti ancora dovuti devono essere effettuati entro novanta giorni.

Non possono formare oggetto di conferimento le prestazioni di opera o di servizi.

Art. 2343. Stima dei conferimenti di beni in natura e di crediti.

Chi conferisce beni in natura o crediti deve presentare la relazione giurata di un esperto designato dal

tribunale nel cui circondario ha sede la società, contenente la descrizione dei beni o dei crediti conferiti,

l'attestazione che il loro valore è almeno pari a quello ad essi attribuito ai fini della determinazione del

capitale sociale e dell'eventuale soprapprezzo e i criteri di valutazione seguiti. La relazione deve essere

allegata all'atto costitutivo.

L'esperto risponde dei danni causati alla società, ai soci e ai terzi. Si applicano le disposizioni dell'articolo

64 del codice di procedura civile.

Gli amministratori devono, nel termine di centottanta giorni dalla iscrizione della società, controllare le

valutazioni contenute nella relazione indicata nel primo comma e, se sussistano fondati motivi, devono

procedere alla revisione della stima. Fino a quando le valutazioni non sono state controllate, le azioni

corrispondenti ai conferimenti sono inalienabili e devono restare depositate presso la società.

Se risulta che il valore dei beni o dei crediti conferiti era inferiore di oltre un quinto a quello per cui

avvenne il conferimento, la società deve proporzionalmente ridurre il capitale sociale, annullando le azioni

che risultano scoperte. Tuttavia il socio conferente può versare la differenza in danaro o recedere dalla

società; il socio recedente ha diritto alla restituzione del conferimento, qualora sia possibile in tutto o in

parte in natura. L'atto costitutivo può prevedere, salvo in ogni caso quanto disposto dal quinto comma

dell'articolo 2346, che per effetto dell'annullamento delle azioni disposto nel presente comma si determini

una loro diversa ripartizione tra i soci.

LE AZIONI E GLI STRUMENTI FINANZIARI PARTECIPATIVI

Le azioni di società, liberate al socio conferente al momento del conferimento, sono titoli di credito di massa,

ovvero emessi in serie dalla società emittente.

Le azioni di società sono titoli letterali e possono essere nominative (il possesso risulta da una serie di girate,

vi deve essere corrispondenza tra girante e giratario, e i diversi trasferimenti devono risultare da un registro

tenuto dall'emittente, ovvero dal libro soci) o al portatore (il titolo circola mediante la semplice consegna, il

possesso e la forma di legittimazione più semplice, ovvero si presume che il possessore ne sia anche il

proprietario sino a prova contraria, i titoli al portatore per eccellenza sono le banconote).

Art. 2348. Categorie di azioni.

Le azioni devono essere di uguale valore e conferiscono ai loro possessori uguali diritti.

Si possono tuttavia creare, con lo statuto o con successive modificazioni di questo, categorie di azioni

fornite di diritti diversi anche per quanto concerne la incidenza delle perdite. In tal caso la società, nei

limiti imposti dalla legge, può liberamente determinare il contenuto delle azioni delle varie categorie.

Tutte le azioni appartenenti ad una medesima categoria conferiscono uguali diritti.

Abbiamo tre categorie di azioni:

 Azioni ordinarie: costituiscono il tipo base di azioni e riconoscono uguali diritti ai loro possessori

(questo vale anche per le altre categorie di azioni, è possibile che lo statuto preveda diverse categorie

di azioni a patto che queste riconoscano gli stessi diritti a tutte le azioni che fanno parte di una

determinata categoria, con l'unico limite di legge del divieto di emissione di azioni a voto plurimo,

ovvero quelle che attribuiscano a ciascuna azione più voti). I diritti delle azioni ordinarie sono:

 Diritto aduna parte proporzionale degli utili netti e del patrimonio netto risultante dalla

liquidazione (art. 2350)

 Diritto di voto in Assemblea (art. 2351) 29

 Azioni di risparmio: le azioni di risparmio attribuiscono all'azionista vantaggi ancora maggiori a

fronte di una compressione quasi totale del suo diritto alla partecipazione alla vita sociale.

Attribuiscono i seguenti diritti:

 Possono essere emesse solo dalle società quotate

 Non danno diritto al voto ma possono partecipare all'Assemblea ordinaria

 Sono dotate di particolari privilegi patrimoniali stabiliti nell'atto costitutivo

 È possibile attribuirgli il diritto di opzione anche su una diversa categoria di azioni

 Azioni di godimento: può accadere che la società decida di ridurre il capitale sociale perché

esuberante rispetto al conseguimento dell'oggetto sociale; di conseguenza dovrà rimborsare il valore

delle azioni ai soci.

Se il valore di mercato delle azioni è superiore a quello nominale si può decidere, dopo il rimborso

del valore nominale, di convertire la differenza in azioni di godimento. I titolari di queste azioni

avranno minori diritti rispetto ai titolari di azioni non rimborsate:

 gli utili verranno distribuiti solo dopo che gli altri azionisti avranno percepito un utile

pari all'interesse legale;

 se la società è messa il liquidazione avranno diritto al rimborso solo dopo che saranno

state rimborsate le altre azioni al loro valore nominale;

 salvo patto contrario non conferiscono diritto al voto.

 Azioni con prestazioni accessorie: nella società per azioni non è possibile conferire un'attività

lavorativa. Tuttavia può accadere che alcuni azionisti si siano impegnati, oltre al conferimento, ad

eseguire delle prestazioni accessorie come un'attività lavorativa. In tal caso a questi azionisti spetterà

anche un compenso per l'attività svolta.

Queste azioni sono necessariamente nominative:

 la prestazione accessoria non deve consistere in denaro;

 l'atto costitutivo deve determinare il contenuto la durata le modalità ed il compenso;

 le azioni non sono trasferibili senza il consenso degli amministratori.

 Azioni postergate: la nuova formulazione dell'art. 2348 c.c. ha riconosciuto la possibilità delle c.d.

azioni postergate. Si tratta di azioni che si caratterizzano per la diversa incidenza nei confronti delle

perdite.

Si può stabilire, infatti, che le perdite incideranno su questo tipo di azioni solo dopo che abbiano

inciso sulle altre categorie di azioni.

Le azioni postergate si sono rivelate strumento spesso utile ed a volte indispensabile per il

finanziamento dell'impresa sociale, specialmente nell'ambito di processi di ristrutturazione e tentativi

di superamento di situazioni di crisi.

 Azioni per i dipendenti o di lavoro: Lo statuto può prevedere azioni in favore dei prestatori di

lavoro (art. 2349 c.c.).

La decisione è presa dall'assemblea straordinaria, ma la particolarità di queste azioni sta non tanto

nel fatto che la decisione sia presa, addirittura, dall'assemblea straordinaria, ma nel meccanismo

attraverso il quale si giunge alla loro emissione.

Sappiamo che di solito per poter divenire proprietari di azioni è necessario effettuare un

conferimento, e questo può avvenire in sede di costituzione della società o in sede di aumento del

capitale sociale.

Qui, invece, accade che la società ha prodotto degli utili, e tali utili andrebbero distribuiti ai soci, se

le condizioni lo permettono, ma la società decide diversamente; decide che una parte degli utili (o

anche tutti) devono essere distribuiti ai prestatori di lavoro della società o di una società controllata.

La cosa più semplice da fare sarebbe quella di dare tali utili direttamente ai prestatori di lavoro,

magari direttamente in "busta paga", e ciò di certo li farebbe contenti, ma in tal modo i prestatori di

lavoro, oltre ad abituarsi a una cosa del genere, non rimarrebbero solo per questo motivo più legati

alla società.

Ed allora l'assemblea straordinaria decide che tali utili sono trasformati in azioni, e,

conseguentemente, decide di aumentare il capitale sociale per il corrispondente valore.

Bene, ma a chi si assegneranno tali azioni, a tutti i prestatori di lavoro o solo a alcuni?

E tali azioni conferiscono gli stessi diritti e obblighi delle altre? 30

E i prestatori di lavoro riceveranno gratuitamente queste azioni, oppure sarà necessario un

conferimento?

Rispondiamo all'ultima domanda; tale distribuzione sarà, di regola, gratuita, i "lavoratori" non

effettuano alcun conferimento, ma comunque si trovano proprietari di azioni, e ciò li spinge a essere

più fedeli alla loro società, magari avrebbero preferito direttamente i soldi, ma così li si lega meglio

alla impresa societaria. Tale risultato si ottiene anche distribuendo tali azioni non " a pioggia" ma

individualmente, e quindi alcuni le avranno altri no, e di certo la società sceglierà oculatamente i

nuovi azionisti-lavoratori; in un passato, nemmeno tanto remoto, si sarebbe definita tale operazione

"un'astuta mossa padronale" , ma i tempi sono cambiati e questo è un sistema come un altro per

legare i dipendenti all'impresa.

Si tratta quindi di una categoria speciale di azioni, diverse dalle ordinarie, perché lo stesso articolo

2349 dispone che tali azioni, definite comunque speciali abbiano: "norme particolari riguardo alla

forma, al modo di trasferimento ed ai diritti spettanti agli azionisti."

Art. 2347. Indivisibilità delle azioni.

Le azioni sono indivisibili. Nel caso di comproprietà di un'azione, i diritti dei comproprietari devono essere

esercitati da un rappresentante comune nominato secondo le modalità previste dagli articoli 1105 e 1106.

Se il rappresentante comune non è stato nominato, le comunicazioni e le dichiarazioni fatte dalla società a

uno dei comproprietari sono efficaci nei confronti di tutti. I comproprietari dell'azione rispondono

solidalmente delle obbligazioni da essa derivanti.

Le azioni non possono essere frazionate in tante sottoazioni.

Art. 2349. Azioni e strumenti finanziari a favore dei prestatori di lavoro.

Se lo statuto lo prevede, l'assemblea straordinaria può deliberare l'assegnazione di utili ai prestatori di

lavoro dipendenti delle società o di società controllate mediante l'emissione, per un ammontare

corrispondente agli utili stessi, di speciali categorie di azioni da assegnare individualmente ai prestatori di

lavoro, con norme particolari riguardo alla forma, al modo di trasferimento ed ai diritti spettanti agli

azionisti. Il capitale sociale deve essere aumentato in misura corrispondente.

L'assemblea straordinaria può altresì deliberare l'assegnazione ai prestatori di lavoro dipendenti della

società o di società controllate di strumenti finanziari, diversi dalle azioni, forniti di diritti patrimoniali o

anche di diritti amministrativi, escluso il voto nell'assemblea generale degli azionisti. In tal caso possono

essere previste norme particolari riguardo alle condizioni di esercizio dei diritti attribuiti, alla possibilità di

trasferimento ed alle eventuali cause di decadenza o riscatto.

Gli strumenti finanziari riconoscono diritti amministrativi, ad eccezione del diritto di voto e dei diritti

partecipativi. Un istituto che si colloca tra diritti patrimoniali e partecipativi è il diritto di opzione; abbiamo

due teorie contrapposte:

 Teoria contrattualistica: ritiene che l'interesse che persegue la società sia l'interesse dei soci

 Teoria istituzionalistica: ritiene che società persegua in interesse ulteriore e diverso da quello dei

singoli soci (un esempio è dato dalle scelte relative alla distribuzione dell'utile che secondo la prima

teoria dovrebbe essere distribuito tutto tra i soci come remunerazione del capitale investito, mentre per

le seconda teoria l'utile dovrebbe essere utilizzato per aumentare il patrimonio della società).

Il diritto di opzione è il diritto che spetta ai vecchi azionisti di concorrere alla sottoscrizione delle nuove

azioni prima che queste siano offerte al mercato. Ha due contenuti:

 Patrimoniale: è un diritto che ha un valore economico negoziabile ndl mercato. Ha un valore

economico perché annidate all'interno di esse ci sono le riserve;

 Amministrativo

Art. 2441. Diritto di opzione.

Le azioni di nuova emissione e le obbligazioni convertibili in azioni devono essere offerte in opzione ai soci

in proporzione al numero delle azioni possedute. Se vi sono obbligazioni convertibili il diritto di opzione

spetta anche ai possessori di queste, in concorso con i soci, sulla base del rapporto di cambio. L'offerta di

opzione deve essere depositata presso l'ufficio del registro delle imprese. Salvo quanto previsto dalle leggi

speciali per le società con azioni quotate in mercati regolamentati, per l'esercizio del diritto di opzione deve

essere concesso un termine non inferiore a trenta giorni dalla pubblicazione dell'offerta. Coloro che

esercitano il diritto di opzione, purché ne facciano contestuale richiesta, hanno diritto di prelazione

nell'acquisto delle azioni e delle obbligazioni convertibili in azioni che siano rimaste non optate. Se le azioni

31

sono quotate in mercati regolamentati, i diritti di opzione non esercitati devono essere offerti nel mercato

regolamentato dagli amministratori, per conto della società, entro il mese successivo alla scadenza del

termine stabilito a norma del secondo comma, per almeno cinque sedute, salvo che i diritti di opzione siano

già stati integralmente venduti.

Il diritto di opzione non spetta per le azioni di nuova emissione che, secondo la deliberazione di aumento del

capitale, devono essere liberate mediante conferimenti in natura. Nelle società con azioni quotate in mercati

regolamentati lo statuto può altresì escludere il diritto di opzione nei limiti del dieci per cento del capitale

sociale preesistente, a condizione che il prezzo di emissione corrisponda al valore di mercato delle azioni e

ciò sia confermato in apposita relazione da un revisore legale o da una società di revisione legale.

Quando l'interesse della società lo esige, il diritto di opzione può essere escluso o limitato con la

deliberazione di aumento di capitale.

Le proposte di aumento di capitale sociale con esclusione o limitazione del diritto di opzione, ai sensi del

primo periodo del quarto comma o del quinto comma del presente articolo, devono essere illustrate dagli

amministratori con apposita relazione, dalla quale devono risultare le ragioni dell'esclusione o della

limitazione, ovvero, qualora l'esclusione derivi da un conferimento in natura, le ragioni di questo e in ogni

caso i criteri adottati per la determinazione del prezzo di emissione. La relazione deve essere comunicata

dagli amministratori al collegio sindacale o al consiglio di sorveglianza e al soggetto incaricato della

revisione legale dei conti almeno trenta giorni prima di quello fissato per l'assemblea. Entro quindici giorni

il collegio sindacale deve esprimere il proprio parere sulla congruità del prezzo di emissione delle azioni. Il

parere del collegio sindacale e, nell'ipotesi prevista dal quarto comma, la relazione giurata dell'esperto

designato dal Tribunale ovvero la documentazione indicata dall'articolo 2343-ter, terzo comma, devono

restare depositati nella sede della società durante i quindici giorni che precedono l'assemblea e finché

questa non abbia deliberato; i soci possono prenderne visione.

La deliberazione determina il prezzo di emissione delle azioni in base al valore del patrimonio netto,

tenendo conto, per le azioni quotate in mercati regolamentati, anche dell'andamento delle quotazioni

nell'ultimo semestre.

Non si considera escluso né limitato il diritto di opzione qualora la deliberazione di aumento di capitale

preveda che le azioni di nuova emissione siano sottoscritte da banche, da enti o società finanziarie soggetti

al controllo della Commissione nazionale per le società e la borsa ovvero da altri soggetti autorizzati

all'esercizio dell'attività di collocamento di strumenti finanziari, con obbligo di offrirle agli azionisti della

società, con operazioni di qualsiasi tipo, in conformità con i primi tre commi del presente articolo. Nel

periodo di detenzione delle azioni offerte agli azionisti e comunque fino a quando non sia stato esercitato il

diritto di opzione, i medesimi soggetti non possono esercitare il diritto di voto. Le spese dell'operazione sono

a carico della società e la deliberazione di aumento del capitale deve indicarne l'ammontare.

Con deliberazione dell'assemblea presa con la maggioranza richiesta per le assemblee straordinarie può

essere escluso il diritto di opzione per le azioni di nuova emissione, se queste sono offerte in sottoscrizione

ai dipendenti della società o di società che la controllano o che sono da essa controllate.

Vi sono tre casi che escludono il diritto di opzione in capo agli azionisti:

1. Si riserva l'aumento di capitale ai prestatori di lavoro

2. Si riserva l'aumento di capitale sociale ad un terzo che effettuerà un conferimento essenziale alla

continuazione dell'attività di impresa.

3. Si riserva l'aumento di capitale ad un terzo per l'interesse della società.

VINCOLI ALLA CIRCOLAZIONE DELLE AZIONI

Art. 2355. Circolazione delle azioni.

Nel caso di mancata emissione dei titoli azionari il trasferimento delle azioni ha effetto nei confronti della

società dal momento dell'iscrizione nel libro dei soci. Le azioni al portatore si trasferiscono con la consegna

del titolo. Il trasferimento delle azioni nominative si opera mediante girata autenticata da un notaio o da

altro soggetto secondo quanto previsto dalle leggi speciali. Il giratario che si dimostra possessore in base a

una serie continua di girate ha diritto di ottenere l'annotazione del trasferimento nel libro dei soci, ed è

comunque legittimato ad esercitare i diritti sociali; resta salvo l'obbligo della società, previsto dalle leggi

speciali, di aggiornare il libro dei soci. Il trasferimento delle azioni nominative con mezzo diverso dalla

girata si opera a norma dell'articolo 2022.

Nei casi previsti ai commi sesto e settimo dell'articolo 2354, il trasferimento si opera mediante

scritturazione sui conti destinati a registrare i movimenti degli strumenti finanziari; in tal caso, se le azioni

32

sono nominative, si applica il terzo comma e la scritturazione sul conto equivale alla girata. Art. 2355-bis.

Limiti alla circolazione delle azioni.

Nel caso di azioni nominative ed in quello di mancata emissione dei titoli azionari, lo statuto può sottoporre

a particolari condizioni il loro trasferimento e può, per un periodo non superiore a cinque anni dalla

costituzione della società o dal momento in cui il divieto viene introdotto, vietarne il trasferimento. Le

clausole dello statuto che subordinano il trasferimento delle azioni al mero gradimento di organi sociali o di

altri soci sono inefficaci se non prevedono, a carico della società o degli altri soci, un obbligo di acquisto

oppure il diritto di recesso dell'alienante; resta ferma l'applicazione dell'articolo 2357. Il corrispettivo

dell'acquisto o rispettivamente la quota di liquidazione sono determinati secondo le modalità e nella misura

previste dall'articolo 2437-ter. La disposizione del precedente comma si applica in ogni ipotesi di clausole

che sottopongono a particolari condizioni il trasferimento a causa di morte delle azioni, salvo che sia

previsto il gradimento e questo sia concesso.

È da ritenersi nulla la clausola statutaria che vieta ad un socio di vendere sempre e comunque le azioni

possedute sul mercato. È possibile, tuttavia, limitare la circolazione delle azioni: un vincolo è dato dal diritto

di prelazione (vedi sopra).

Un altro vincolo è dato dall'intrasferibilità delle azioni per un periodo massimo di 5 anni dalla costituzione

della società o dall'introduzione della clausola di intrasferibilità.

E ancora, negli anni 70 vi erano banche che prevedevano che le azioni della banca potevano essere possedute

solo da uomini (norma ritenuta ovviamente incostituzionale).

Vi erano norme statutarie che prevedevano che un terzo per diventare socio doveva avere il gradimento degli

altri soci; inizialmente queste norme erano ritenute illegali e in seguito risanate con la possibilità di inserire

in statuto queste clausole di gradimento (perché le clausole sono riportate nel R.I. e il terzo essendone a

conoscenza agisce a suo rischio).

L'art. 2355-bis consente la clausola di prelazione: lo statuto impone al socio che voglia vendere le proprie

azioni di offrirle prima in vendita agli altri soci indicando le condizioni di vendita e il nome del terzo

disposto ad acquistare a quelle condizioni. La vendita delle azioni ai terzi in violazione della clausola è

inefficace.

Queste clausole vengono inserite in statuto per evitare scalate ostili al controllo della società.

Art. 2357. Acquisto delle proprie azioni.

La società non può acquistare azioni proprie se non nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve

disponibili risultanti dall'ultimo bilancio regolarmente approvato. Possono essere acquistate soltanto azioni

interamente liberate. L'acquisto deve essere autorizzato dall'assemblea, la quale ne fissa le modalità,

indicando in particolare il numero massimo di azioni da acquistare, la durata, non superiore ai diciotto

mesi, per la quale l'autorizzazione è accordata, il corrispettivo minimo ed il corrispettivo massimo. Il valore

nominale delle azioni acquistate a norma del primo e secondo comma dalle società che fanno ricorso al

mercato del capitale di rischio non può eccedere la quinta parte del capitale sociale, tenendosi conto a tale

fine anche delle azioni possedute da società controllate.

Le azioni acquistate in violazione dei commi precedenti debbono essere alienate secondo modalità da

determinarsi dall'assemblea, entro un anno dal loro acquisto. In mancanza, deve procedersi senza indugio

al loro annullamento e alla corrispondente riduzione del capitale. Qualora l'assemblea non provveda, gli

amministratori e i sindaci devono chiedere che la riduzione sia disposta dal tribunale secondo il

procedimento previsto dall'articolo 2446, secondo comma. Le disposizioni del presente articolo si applicano

anche agli acquisti fatti per tramite di società fiduciaria o per interposta persona.

L'acquisto deve essere autorizzato dall'assemblea ma non per questo l'assemblea compie un atto di gestione:

essa autorizza solamente gli amministratori all'acquisto e sono questi ad acquistare (possono anche decidere

di non farlo dopo aver avuto l'autorizzazione dall'assemblea, in ogni caso l'autorizzazione ha validità

massima di 18 mesi). L'acquisto deve avere alcune condizioni:

 Si deve trattare di azioni completamente liberate (ovvero con conferimento interamente versato,

altrimenti si effettuerebbe un annacquamento del capitale).

 L'acquisto può avvenire solamente utilizzando gli utili non distribuiti e le riserve disponibili.

 L'ammontare di azioni proprie non può eccedere il 20% del capitale sociale.

 Le azioni proprie sono prive del diritto di voto finché restano di proprietà della società; altrimenti gli

amministratori, utilizzando le azioni proprie, potrebbero affrancarsi dal controllo dell'assemblea e

riconfermare se stessi ad ogni scadenza della carica, approvare i bilanci da loro stessi redatti, ...

33

Se l'acquisto di azioni proprie è in contrasto con tale norma, le azioni proprie dovranno essere vendute entro

un anno dall'acquisto, in caso contrario verranno annullate con conseguente riduzione del capitale sociale.

I GRUPPI SOCIETARI

Il nostro ordinamento non prevede una disciplina organica dei gruppi per non imbrigliare un settore che è

continuamente in crescita.

Vige il principio generale secondo cui la società capogruppo risponde delle obbligazioni assunte dalle società

controllate; questo principio vige perché l'unicità dell'impresa è esercitata tramite società diverse, autonome

e distinte tra loro. Nel caso in cui il patrimonio delle società controllate non sia in grado di far fronte alle

obbligazioni assunte nei confronti dei terzi creditori, vi è la responsabilità solidale della società capogruppo a

far fronte ai debiti e più i generale alle perdite.

Art. 2359. Società controllate e società collegate.

Sono considerate società controllate:

1. le società in cui un'altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea

ordinaria;

2. le società in cui un'altra società dispone di voti sufficienti per esercitare un'influenza dominante

nell'assemblea ordinaria;

3. le società che sono sotto influenza dominante di un'altra società in virtù di particolari vincoli

contrattuali con essa.

Ai fini dell'applicazione dei numeri 1) e 2) del primo comma si computano anche i voti spettanti a

società controllate, a società fiduciarie e a persona interposta: non si computano i voti spettanti per

conto di terzi. Sono considerate collegate le società sulle quali un'altra società esercita un'influenza

notevole. L'influenza si presume quando nell'assemblea ordinaria può essere esercitato almeno un

quinto dei voti ovvero un decimo se la società ha azioni quotate in mercati regolamentati.

È una norma che definisce quando una società è controllata da un'altra o collegata ad un'altra società.

Società controllate

 Primo caso di maggioranza di diritto: la controllante detiene il 51% del capitale sociale;

 Secondo caso di maggioranza di fatto: la controllante non ha il 51% del capitale sociale della

controllata ma detiene una partecipazione tale da permetterle comunque di esercitare un controllo

dominante sull'Assemblea (detiene, ad esempio, il 25% del capitale sociale che non è il 51% ma le

permette comunque di essere il socio di maggioranza perché il resto del capitale è sparpagliato tra

tanti piccoli azionisti).

 Terzo caso: una società controlla un'altra società non avendo a neppure un'azione di quest'ultima, ma

in base a vincoli contrattuali. Pensiamo ad una società di franchising, ad esempio l'Autogrill, che

concede in gestione i vari punti vendita a società le quali hanno stipulato con Autogrill S.p.A. un

contratto di franchising.

Queste società non hanno alcuna autonomia di impresa, ovvero non possono scegliere ad esempio

l'arredamento, il numero di dipendenti, le mansioni dei dipendenti, ...

Inoltre i franchisee sono sottoposti a continui controlli da parte di Autogrill per quanto riguarda il

rispetto dei punti del contratto.

Oppure, prendiamo come esempio il gruppo Fiat: ogni concessionaria è una società che ha con il

gruppo Fiat un contratto di franchising. Se una concessionaria ha un contratto che gli permette di

esporre e vendere automobili Fiat e Alfa Romeo, se viola le regole contrattuali esponendo anche

solo un auto di Lancia, rischia la risoluzione di diritto del contratto, ancorché l'auto esposta viene

prodotta dallo stesso gruppo.

Nel secondo comma dell'articolo abbiamo un controllo a catena: se Alfa controlla Beta e Beta controlla

Gamma, allora in pratica Alfa controlla indirettamente Gamma.

Oppure possiamo avere altre architetture di gruppo, Alfa controlla Beta e Gamma, Delta non è controllata

direttamente nè da Beta nè da Gamma ma unificando le partecipazioni di Beta e Gamma nella società Delta

allora abbiamo che Alfa controlla Delta.

La società capogruppo può essere essa stessa società industriale; vi sono, però, società capogruppo che non

esercitano direttamente attività di produzione. Queste holding pure vengono considerate imprenditori

commerciali perché esercitano attività di impresa attraverso le società controllate. 34

Società collegate

Per influenza notevole si intende quando una società detiene almeno un quinto dei voti per le società non

quotate e almeno un decimo dei voti per le società quotate.

LA RESPONSABILITÀ DELLA HOLDING

Art. 2497. Responsabilità.

Le società o gli enti che, esercitando attività di direzione e coordinamento di società, agiscono nell'interesse

imprenditoriale proprio o altrui in violazione dei princìpi di corretta gestione societaria e imprenditoriale

delle società medesime, sono direttamente responsabili nei confronti dei soci di queste per il pregiudizio

arrecato alla redditività ed al valore della partecipazione sociale, nonché nei confronti dei creditori sociali

per la lesione cagionata all'integrità del patrimonio della società. Non vi è responsabilità quando il danno

risulta mancante alla luce del risultato complessivo dell'attività di direzione e coordinamento ovvero

integralmente eliminato anche a seguito di operazioni a ciò dirette.

Risponde in solido chi abbia comunque preso parte al fatto lesivo e, nei limiti del vantaggio conseguito, chi

ne abbia consapevolmente tratto beneficio. Il socio ed il creditore sociale possono agire contro la società o

l'ente che esercita l'attività di direzione e coordinamento, solo se non sono stati soddisfatti dalla società

soggetta alla attività di direzione e coordinamento. Nel caso di fallimento, liquidazione coatta

amministrativa e amministrazione straordinaria di società soggetta ad altrui direzione e coordinamento,

l'azione spettante ai creditori di questa è esercitata dal curatore o dal commissario liquidatore o dal

commissario straordinario.

Se le direttive della capogruppo costituiscono attività illecite, di queste attività illecite ne rispondono sia gli

amministratori della società che coordina e dirige sia gli amministratori della società diretta e coordinata, i

quali dovrebbero opporsi e non lo fanno.

Art. 2359-bis. Acquisto di azioni o quote da parte di società controllate.

La società controllata non può acquistare azioni o quote della società controllante se non nei limiti degli

utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio regolarmente approvato. Possono

essere acquistate soltanto azioni interamente liberate.

L'acquisto deve essere autorizzato dall'assemblea a norma del secondo comma dell'articolo 2357.

In nessun caso il valore nominale delle azioni acquistate a norma dei commi primo e secondo può eccedere

la quinta parte del capitale della società controllante qualora questa sia una società che faccia ricorso al

mercato del capitale di rischio, tenendosi conto a tal fine delle azioni possedute dalla medesima società

controllante o dalle società da essa controllate.

Una riserva indisponibile, pari all'importo delle azioni o quote della società controllante iscritto all'attivo

del bilancio deve essere costituita e mantenuta finché le azioni o quote non siano trasferite.

La società controllata da altra società non può esercitare il diritto di voto nelle assemblee di questa.

Le disposizioni di questo articolo si applicano anche agli acquisti fatti per il tramite di società fiduciaria o

per interposta persona.

La controllata può acquistare solo azioni interamente liberate e solo utilizzando utili non distribuiti e le

riserve disponibili.

Importante: la società controllata non ha il diritto di voto in Assemblea della controllante perché gli

amministratori della controllata sono nominati dagli amministratori della stessa controllante, i quali

sfruttando la loro subordinazione potrebbero rafforzare la loro posizione come amministratori attraverso il

voto della controllata in Assemblea.

In caso di aumento di capitale della controllante, la controllata non può sottoscrivere le nuove azioni.

Vi è il divieto reciproco di sottoscrizione degli aumenti di capitale: ad esempio, Alfa (controllante)

delibera un aumento di capitale sociale, Beta (controllata) sottoscrive l'aumento con un ulteriore aumento di

capitale sottoscritto dalla controllante. Vi è un doppio aumento di capitale ma in pratica non si effettuano i

conferimenti (annacquamento del capitale). 35

L'ASSEMBLEA

Art. 2363. Luogo di convocazione dell'assemblea.

L'assemblea è convocata nel comune dove ha sede la società, se lo statuto non dispone diversamente.

L'assemblea è ordinaria o straordinaria.

Possono partecipare all'Assemblea solo i soci che incorporano tale diritto nella loro partecipazione. Non ci

sono due Assemblee (ordinaria e straordinaria) ma l'Assemblea si riunisce in due diverse sedi.

Art. 2364. Assemblea ordinaria nelle società prive di consiglio di sorveglianza (sistema non

tradizionale)

Nelle società prive di consiglio di sorveglianza, l'assemblea ordinaria:

1) approva il bilancio;

2) nomina e revoca gli amministratori; nomina i sindaci e il presidente del collegio sindacale e,

quando previsto, il soggetto incaricato di effettuare la revisione legale dei conti;

3) determina il compenso degli amministratori e dei sindaci, se non è stabilito dallo statuto;

4) delibera sulla responsabilità degli amministratori e dei sindaci;

5) delibera sugli altri oggetti attribuiti dalla legge alla competenza dell'assemblea, nonché sulle

autorizzazioni eventualmente richieste dallo statuto per il compimento di atti degli amministratori,

ferma in ogni caso la responsabilità di questi per gli atti compiuti;

6) approva l'eventuale regolamento dei lavori assembleari. L'assemblea ordinaria deve essere

convocata almeno una volta l'anno, entro il termine stabilito dallo statuto e comunque non superiore

a centoventi giorni dalla chiusura dell'esercizio sociale. Lo statuto può prevedere un maggior

termine, comunque non superiore a centottanta giorni, nel caso di società tenute alla redazione del

bilancio consolidato ovvero quando lo richiedono particolari esigenze relative alla struttura ed

all'oggetto della società; in questi casi gli amministratori segnalano nella relazione prevista

dall'articolo 2428 le ragioni della dilazione.

A questa norma ne colleghiamo un'altra:

Art. 2380-bis. Amministrazione della società.

La gestione dell'impresa spetta esclusivamente agli amministratori, i quali compiono le operazioni

necessarie per l'attuazione dell'oggetto sociale.

L'amministrazione della società può essere affidata anche a non soci.

Quando l'amministrazione è affidata a più persone, queste costituiscono il consiglio di amministrazione. Se

lo statuto non stabilisce il numero degli amministratori, ma ne indica solamente un numero massimo e

minimo, la determinazione spetta all'assemblea.

Il consiglio di amministrazione sceglie tra i suoi componenti il presidente, se questi non è nominato

dall'assemblea.

Prima della riforma, lo statuto di una società poteva prevedere che determinati atti di gestione fossero

sottratti al CdA e trasferiti all'Assemblea; questa poteva avere, dunque, poteri di gestione.

Vi erano statuti paradossali, ad esempio, che prevedevano che al CdA spettavano unicamente atti di ordinaria

amministrazione riservando all'Assemblea tutti gli atti di straordinaria amministrazione.

Oggi questo non è più possibile, la gestione della società spetta unicamente agli amministratori.

Competenze dell'Assemblea in sede ordinaria:

 Approvazione del bilancio di esercizio redatto dal CdA

 Nomina e revoca gli amministratori e nomina il collegio sindacale (la revoca dei sindaci non è di

competenza dell'Assemblea ordinaria ma è necessaria una sentenza del Tribunale, questo viene

previsto per preservare l'autonomia del Collegio). La revoca di un amministratore non presuppone

l'esistenza di una giusta causa, ovvero l'Assemblea è libera di revocare gli amministratori ancorché

non abbiano commesso illeciti.

L'amministratore revocato senza giusta causa (quindi la revoca è stata solo una scelta del socio di

maggioranza) può chiedere il risarcimento del danno per un importo massimo pari ai compensi che

avrebbe potuto recepire fino alla fine del mandato (e che non ha percepito perché revocato);

 Delibera sulla responsabilità degli amministratori e dei sindaci: la riforma ha esteso anche alle S.p.A.

non quotate la possibilità che nel caso in cui l'Assemblea non deliberi l'azione sociale di

responsabilità, pur sussistendone i presupposti, può la minoranza sostituirsi allAssemblea inerte e

promuovere l'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori. 36

L'Assemblea ordinaria deve essere convocata almeno una volta l'anno per l'approvazione del bilancio

d'esercizio.

Art. 2365. Assemblea straordinaria.

L'assemblea straordinaria delibera sulle modificazioni dello statuto, sulla nomina, sulla sostituzione e sui

poteri dei liquidatori e su ogni altra materia espressamente attribuita dalla legge alla sua competenza.

LA RAPPRESENTANZA DEI SOCI IN ASSEMBLEA

Art. 2372. Rappresentanza nell'assemblea.

Coloro ai quali spetta il diritto di voto possono farsi rappresentare nell’assemblea salvo che, nelle società

che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio e nelle società cooperative, lo statuto disponga

diversamente. La rappresentanza deve essere conferita per iscritto e i documenti relativi devono essere

conservati dalla società.

Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio la rappresentanza può essere conferita

solo per singole assemblee, con effetto anche per le successive convocazioni, salvo che si tratti di procura

generale o di procura conferita da una società, associazione, fondazione o altro ente collettivo o istituzione

ad un proprio dipendente.

La delega non può essere rilasciata con il nome del rappresentante in bianco ed è sempre revocabile

nonostante ogni patto contrario. Il rappresentante può farsi sostituire solo da chi sia espressamente indicato

nella delega. Se la rappresentanza è conferita ad una società, associazione, fondazione od altro ente

collettivo o istituzione, questi possono delegare soltanto un proprio dipendente o collaboratore.

La rappresentanza non può essere conferita né ai membri degli organi amministrativi o di controllo o ai

dipendenti della società, né alle società da essa controllate o ai membri degli organi amministrativi o di

controllo o ai dipendenti di queste.

La stessa persona non può rappresentare in assemblea più di venti soci o, se si tratta di società previste nel

secondo comma di questo articolo, più di cinquanta soci se la società ha capitale non superiore a cinque

milioni di euro, più di cento soci se la società ha capitale superiore a cinque milioni di euro e non superiore

a venticinque milioni di euro, e più di duecento soci se la società ha capitale superiore a venticinque milioni

di euro.

Le disposizioni del quinto e del sesto comma di questo articolo si applicano anche nel caso di girata delle

azioni per procura. Le disposizioni del quinto e del sesto comma non si applicano alle società con azioni

quotate nei mercati regolamentativi diverse dalle società cooperative. Resta fermo quanto previsto

dall’articolo 2359.

In assemblea possono intervenire solo i soci che hanno diritto di voto; gli azionisti possono intervenire di

persona oppure essere rappresentati da un altro soggetto, al quale abbiano rilasciato procura scritta.

Prima della riforma del 1974 la rappresentanza in assemblea era ammessa senza limiti; le riforme del 1974 e

del 2003 hanno:

 Vietato una rappresentanza generale: la rappresentanza può essere conferita solo per singole

assemblee;

 Vietato la procura in bianco: la delega deve espressamente riportare il nome del rappresentante;

 Stabilito che uno stesso rappresentante può rappresentare un massimo di 20 soci (50 per quelle

€, massimo 100 soci per quelle

quotate) per società aventi capitale sociale inferiore o pari a 5 mln di

con capitale sociale compreso tra i 5 e i 25 mln di € e un massimo di 200 soci per quelle con capitale

sociale superiore a 25 mln di €

 La rappresentanza non può essere conferita agli amministratori, ai sindaci, ai dipendenti, alle società

controllate e ai dipendenti di queste.

IL PRESIDENTE DELL'ASSEMBLEA

Art. 2371. Presidenza dell'assemblea.

L'assemblea è presieduta dalla persona indicata nello statuto o, in mancanza, da quella eletta con il voto

della maggioranza dei presenti. Il presidente è assistito da un segretario designato nello stesso modo.

Il presidente dell'assemblea:

 verifica la regolarità della costituzione;

 accerta l'identità e la legittimazione dei presenti; 37

 regola il suo svolgimento ed accerta i risultati delle votazioni;

Degli esiti di tali accertamenti deve essere dato conto nel verbale.

L'assistenza del segretario non è necessaria quando il verbale dell'assemblea è redatto da un notaio.

IL VOTO E LA DELIBERAZIONE

Abbiamo due quorum:

 Quorum costitutivo: l'Assemblea è validamente costituita se è presente almeno il 50% + 1 del

capitale sociale (si tiene conto anche delle azioni che non hanno diritto di voto, comprese le azioni

proprie);

 Quorum deliberativo: l'Assemblea può validamente deliberare se la delibera è approvata da almeno

il 50% + 1 del capitale presente (il voto degli astenuti è equiparato a quello di coloro che hanno

espresso voto contrario).

I DIRITTI DEL SOCIO IN ASSEMBLEA

 Diritto di voto

 Diritto di partecipare all'Assemblea, quindi a formare il quorum costitutivo

 Diritto di informazione: precede il diritto di voto. Il bilancio d'esercizio e i documenti a corredo

possono non essere sufficienti per il socio per esprimere il suo voto, pertanto il socio può chiedere

chiarimenti e informazione agli amministratori.

Ma esiste sempre e comunque l'obbligo di risposta da parte degli amministratori: si contrappongono

la teoria contrattualistica, che da risposta positiva, e la teoria istituzionalistica, secondo la quale

gli interessi dei soci e quelli della società sono in contrapposizione, pertanto esiste sempre l'obbligo a

meno che la risposta non pregiudichi gli interessi della società (ad esempio, la risposta contiene la

rivelazione di trattative in corso per l'acquisizione di un brevetto, che pregiudicherebbe la

conclusione della trattativa)

LE DELIBERE ASSEMBLEARI

Le delibere sono vincolanti per tutti i soci, anche per i soci assenti, dissenzienti o astenuti; una delibera può

essere nulla o annullabile.

Art. 2373. Conflitto d'interessi.

La deliberazione approvata con il voto determinante di coloro che abbiano, per conto proprio o di terzi, un

interesse in conflitto con quello della società è impugnabile a norma dell'articolo 2377 qualora possa

recarle danno.

Gli amministratori non possono votare nelle deliberazioni riguardanti la loro responsabilità.

I componenti del consiglio di gestione non possono votare nelle deliberazioni riguardanti la nomina, la

revoca o la responsabilità dei consiglieri di sorveglianza.

Ad esempio, la delibera per l'acquisto di un immobile di proprietà di un socio o di un soggetto che controlla

il socio o che ha legami con quest'ultimo.

La norma prevede due condizioni per l'annullabilità:

 il voto del socio in conflitto di interessi deve essere determinante

 la delibera deve poter arrecare un danno alla società (mera potenzialità di danno).

Se non sussistono le due condizioni la delibera è valida ed efficace.

L'INVALIDITÀ DELLE DELIBERE ASSEMBLEARI

Vale il principio contrario degli atti giuridici: la deliberazione è nulla solo nei casi tassativamente indicati

dall'articolo 2379 c.c.; è, invece, annullabile in ogni altro caso in cui risulti presa non in conformità della

legge e dello statuto.

L'

ANNULLABILITÀ

Art. 2377. Annullabilità delle deliberazioni.

Le deliberazioni dell'assemblea, prese in conformità della legge e dell'atto sostitutivo, vincolano tutti i soci,

ancorché non intervenuti o dissenzienti. 38


PAGINE

62

PESO

1.10 MB

AUTORE

kika1994

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in banca, borsa e assicurazione
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kika1994 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Di Chio Giuseppe.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in banca, borsa e assicurazione

Diritto tributario
Appunto