18.2 Le strutture in conglomerato
cementizio armato
Introduzione
Avendo analizzato in modo analitico tutte le fasi che portano alla
definizione, alla realizzazione di un’opera in calcestruzzo, tenendo
conto che prima di tutto vi è la progettazione, ossia il progetto
strutturale e delle armature e dopodiché vi è la realizzazione
tramite la predisposizione delle casseforme, la predisposizione delle
armature, il getto di cls e infine il disarmo.
Di conseguenza si giunge a dover analizzare tutti gli elementi che
compongono una struttura in cls cementizio
armato.
La foto risulta essere particolarmente
esplicativa e raffigura una di struttura in cls
armato di Pierluigi Nervi, il maestro
dell’ingegneria italiana. Nell’immagine viene
rappresentato un dettaglio della cupola del
palazzetto dello sport a Roma, la struttura è
realizzata intorno agli anni 50 è Pierluigi
Nervi dimostra quelle che erano e che sono
tutt’ora, le grandi potenzialità del
calcestruzzo armato. Ovvero prendere quella
che è stato il grande entusiasmo di tutti i
progettisti dell’epoca a partire dagli anni 20
e 30, quando questo nuovo materiale irrompe nel panorama
costruttivo europeo. Potenzialità che non potevano essere raggiunte
con una struttura in muratura come coprire grandi luci, avere delle
conformazioni stilistiche e una certa libertà anche espressiva
dovuta alla plasmabilità del cls che prende la forma della
cassaforma, ovviamente in cui si getta. Questo grande entusiasmo
verso il calcestruzzo come materiale principe, soprattutto nei primi
anni quando ancora non esisteva una disciplina scientificamente
regolata, ossia manuali di dimensionamento, ecc.… ha portato a
opere in cls che sono andate a degradarsi e rovinarsi molto
velocemente. Grazie però in seguito alla nascita dei brevetti e dei
manuali di dimensionamento, tutti i progettisti si sono adeguati e
ciò ha portato a creare opere di grande spessore proprio come
quella di Pierluigi Nervi.
In generale quando si parla di strutture in calcestruzzo cementizio
strutture a telaio, strutture intelaiate
armato si va a parlare di cioè
dove si ha un collegamento virtuoso tra travi e pilastri.
Quest’ultimo, ossia il collegamento tra travi e pilastri è un incastro,
cioè un mutuo incastro elastico di tutte le membrature ed è per tale
motivo che vengono definite strutture a telaio o gabbie in
conglomerato cementizio armato; le quali proprio per via della loro
struttura riescono ad assorbire anche le spinte orizzontali che nelle
strutture in acciaio erano assorbite dalla presenza dei controventi
diagonali. Quindi tutta la struttura a telaio riesce a resistere e a
assorbire le spinte orizzontali ma anche nelle strutture in
conglomerato cementizio armato è possibile inserire dei
controventi, i quali però non sono degli elementi in acciaio a croce
di Sant’Andrea (come visto precedentemente nelle strutture in
acciaio) bensì possono essere delle pareti opportunamente disposte
in pianta che sono dei sistemi rigidi nei confronti delle spinte
orizzontali oppure possono essere dei veri proprio nuclei,
solitamente il nucleo che contiene il corpo scala, quindi un nucleo
rigido che rappresenta esteticamente un controvento per assorbire
la massima porzione di azioni orizzontali.
Quando si trattano le strutture in conglomerato cementizio si va ad
analizzare essenzialmente:
1. Opere di sostegno verticali: I
PILASTRI;
2. Opere di sostegno orizzontale:
LE TRAVI;
3. I TELAI (travi +pilastri).
L’immagine di fianco riportata
rappresenta una struttura intelaiata
che poggia su un piano interrato,
ancora in muratura portante mentre
in elevazione si ha la presenza di
travi che si agganciano ai vari
pilastri. Dopodiché tra i vari interassi
vi è l’orditura del solaio. Di
conseguenza si ha che il solaio
scarica sulla trave, che poi scarica sul
pilastro, il quale infine scarica sulla
fondazione. Notiamo fin da subito, a
primo occhio, la differenza tra questa tipologia di costruzione
intelaiata con un sistema costruttivo in muratura portante, poiché
quest’ultimo era costituito da murature piuttosto importanti (dal
punto di vista dello spessore), tutte le pareti erano portanti e di
conseguenza vi era una pianta con una conformazione planimetrica
decisamente vincolata dalla struttura. Invece con la costruzione
intelaiata si ha un minimo ingombro della struttura poiché i pilastri
hanno in pianta appunto un minimo ingombro consentendo di
andare a conformare un impianto planimetrico molto flessibile, qui
risulta poi immediato ai 5 principi di Le Corbusier che si basavano
proprio sulle nuove potenzialità della struttura intelaiata tra cui “la
pianta libera”. Questa certamente è dovuta al sistema costruttivo in
calcestruzzo cementizio armato perché non era possibile una pianta
libera con una costruzione in muratura. Tale discorso vale anche per
la “facciata libera” (altro principio) lo spazio di parete presente tra
pilastro e pilastro in una struttura intelaiata, è completamente
flessibile infatti alla parete piena, vi si può sostituire un’ampia
vetrata, avere entrambe o una parete opaca. Quindi tale sistema
costruttivo a telaio ha aperto la strada ad un modo di progettare e
fare l’architettura completamente diverso e innovativo rispetto a
quella che era stata la produzione architettonica dei secoli
precedenti.
NOTA: tompagno
Tamponamento, tamponatura o muro di è la
parete di chiusura tra due pilastri di una struttura intelaiata.
L’ingegnere l’ha nominata ma poi ha cambiato discorso.
In immagine ancora una
volta ritroviamo l’istituto
di case popolari a
Salerno (visto
precedentemente). Nella
foto si può osservare il
cantiera durante la
costruzione dell’edificio,
infatti, si ritrovano i
pilastri, le travi ed in
alcuni punti ancora la
puntellatura, per via del
fatto che si stava procedendo ancora a costruire i piani successivi,
inoltre si può osservare anche i tompagni realizzati con muratura.
Il tompagno è l’elemento di tamponatura che deve (come si
analizzerà con gli argomenti finali del corso) rispondere a delle
precise caratteristiche di sostenibilità; quindi, tutto il poggetto
dell’involucro deve essere opportunamente calibrato rapporto a
quelle che sono le proprietà energetiche, estetiche, funzionali e
tecnologiche della nuova costruzione appunto per rispondere a
requisiti del fare architettonico del 2021.
1. Strutture di sostegno verticali: I PILASTRI
I pilastri in conglomerato cementizio armato sono caratterizzati da:
un limitato ingombro della loro struttura rispetto alla
conformazione planimetrica dell’edificio;
rapidità di esecuzione;
collegamento intimo con tutti i sostegni orizzontali.
plinto
Il pilastro è collegato alla fondazione che può essere su
trave rovescia
isolato o su .
La fondazione su plinto è di tipo diretta e isolata; quindi, la
fondazione non è collegata a tutti gli altri plinti è ciò ha comportato
un po’ l’abbandono di questa tipologia, soprattutto per rispondere a
delle precise caratteristiche di resistenza da sisma. Per cui in zone
sismiche ma anche in generale non si impiega più la fondazione su
plinti e si ricorre, sempre nell’ambito delle fondazione di tipo
travi rovesce,
diretto, a fondazioni su dove si ha sempre una sorta
di plinto ma che viene inglobato ad una trave, la quale può essere
ordita sia solo longitudinalmente (cioè come in immagine) oppure
anche trasversalmente, ovvero in entrambi i sensi (longitudinale e
ortogonale).
Nota: le fondazioni verranno trattate ampliamente nel loro capitolo,
queste sono solo delle prime indicazioni generali.
Le armature che fuoriescono dalla sezione della fondazione devono
essere corrispondenti sia per dimensione che per disposizione a
quelli del pilastro, in modo tale da avere un ottimo collegamento
con quest’ultimo e far si che il collegamento trave-pilastro
attraverso i ferri di armatura sia completamente solidale. per
Le armature vengono unite a quelle sporgenti dalla fondazione
sovrapposizione, ovvero si realizzano le casseforme di fondazione,
si dispongono le armature, si realizza il getto di conglomerato
facendo, appunto, fuoriuscire le barre di armatura della fondazione,
dopodiché quando bisognerà realizzare il pilastro, le barre di
quest’ultimo (il pilastro) dovranno unirsi per sovrapposizione alle
barre della fondazione.
La sovrapposizione deve avvenire secondo una determinata
lunghezza, la quale secondo la norma tecnica è di almeno 40 volte il
diametro del tondino, quando però non vi è abbastanza spazio può
testa a testa
essere realizzata una giunzione del tipo con delle
piastrine di ausilio per la connessione di tutti questi vari elementi
metallici. A loro volta anche le armature del pilastro devono
fuoriuscire (quando ad esempio si è completato il getto del pilastro
del pianoterra) dalla testa del pilastro per potersi collegare alle
armature del pilastro sovrastante oppure per essere piegare ad
angolo rette ed essere collegate alle piastre degli elementi in
calcestruzzo armato dei solai.
1.1 Casseforme per i pilastri Quindi
anche in
questo caso il processo costruttivo rimane invariato rispetto a
quello visto precedentemente. Ossia, bisogna prima di tutto
realizzare la cassaforma del pilastro che dipende dalla sezione e
dalla forma che il pilastro deve avere. La cassaforma può essere
costituita il più delle volte da:
una scatola rettangolare con pannelli di compensato se il pilastro
è rettangolare;
un tubo cilindrico che è fatto spesso in acciaio o di materiale
plastico, realizzato con delle grappe per agevolare
successivamente il disarmo;
un tubo cilindrico in cartone paraffinato, disarmato distaccando
tutti questi strati di cartone.
Quindi solitamente si ha per pilastri a sezione quadrate e
rettangolari delle casseforme lignee con tutte le apposite
puntellature del caso mentre per sezioni circolari si avranno
casseforme costituite da materiali plastico o in acciaio.
NOTA: l’ingegnere non ha spiegato molto chiaramente questa
prima parte delle casseforme è consigliato riprendere ciò che è
scritto sulla slide.
L’opera di puntellatura (come già analizzata precedentemente)
risulta essere particolarmente importate perché va a solidarizzare il
tutto così che quando si va a realizzare il getto, la cassaforma non si
spancia ovvero il cassero non si apre, in modo tale da contenere il
getto ed evitare quindi qualsiasi ribaltamento.
1.2 Armatura dei pilastri
Realizzato tutto il progetto della cassaforma, realizzato il cassero
con tutti i puntelli si va successivamente a disporre l’armatura dei
pilastri. Solitamente l’armatura di un pilastro è certamente
verificata in base alle sollecitazioni a cui è sottoposto un pilastro,
generalmente un pilastro in strutture in conglomerato è sottoposto
a pressoflessione ossia non è sollecitato ad un carico normale ma
ad un carico che produce appunto una pressione ed una inflessione.
Quindi in base alle sollecitazioni bisogna capire quanti ferri porre
all’interno e soprattutto quali tondini, ossia che diametro scegliere.
verticali orizzontali,
In un pilastro solitamente si rinvengono barre e
queste due tipologie di armatura in un pilastro hanno funzioni
diverse. barre verticali
Infatti, le che generalmente presentano un
diametro compreso tra Φ 12 e Φ 20, sono disposte lungo il
perimetro della pianta del pilastro ossia in corrispondenza degli
spigoli (se siamo di fronte ad un pilastro di forma quadrata,
rettangolare o poligonale), ed in prevalenza nelle zone tese delle
strutture pressoinflesse. Queste barre possono essere 4, 6, 8 in
base alle sollecitazioni e collaborano proprio con il calcestruzzo a
rispondere alle sollecitazioni di compressione e soprattutto a quelle
di trazioni, quando si hanno carichi orizzontali dovuti al vento o
scosse sismiche oppure quando siamo in sollecitazione deviata (?).
Invece le staffe orizzontali, costituite da tondini di ferro di piccolo
diametro (ossia Φ 6 e Φ8 mm, raramente Φ 10), vengono avvolte
intorno alle barre verticali innanzitutto per tenerle tutte insieme e
poi per impedire che queste, sotto carico, si curvino
verso l’esterno ossia si spanciano (mentre verso
l’interno la curvatura delle barre è impedita dal
calcestruzzo). Il passo e di conseguenza il numero
delle staffe orizzontali viene garantito dalle norme
tecniche (NTC 2018) che indica appunto quale sia il
passo minimo delle staffe orizzontali che risulta
comunque sempre in funzione del diametro dei
tondini delle barre.
staffe
Le possono essere di due tipologie ossia:
indipendenti tra loro: nel caso specifico (in immagine) si ha
questo pilastro quadrato con 8 tondini di armatura verticale e
delle staffe che tengono il tutto insieme, le due parti terminali
della staffa orizzontale vengono in un angolo piegati così da
ancorare maggiormente la staffatura al tondino di acciaio
verticale.
continue ad elica
: si può inoltre
avere quest’altra conformazione
costituita da una staffatura continua
ad elica, la quale arriva già
direttamente sotto forma di elica in
cantiera e deve essere quindi
soltanto messa in opera.
Si può inoltre avere con un pilastro
poligonale la staffatura di lato.
NOTA
: Questi appena indicati sono le
diverse tipologie di staffature che
possiamo rinvenire in un pilastro.
staffe continue ad elica
Le giungono in
cantiere in spire compresse che vengono
allungate fino a ottenere il passo di staffa
desiderato e poi legate alle barre verticali
mediante filo di ferro. Vengono usate perlopiù
quando le barre verticali sono disposte
secondo un perimetro circolare o quadrato Le
.
norme stabiliscono che per quanto riguarda il
passo delle staffe continue ad elica non deve
essere inferiore a 1/5 del diametro del nucleo di calcestruzzo
compreso fra i ferri verticali.
staffe separate
Diversamente le sono più
economiche di quelle continue ad elica e
vengono usate anche quando i ferri
d’armatura sono disposti in circolo. Si usano,
però, perlopiù quando le barre verticali sono
disposte secondo un perimetro rettangolare.
La distanza è pari a 10 volte il diametro delle
barre di armature, oppure pari alla metà della
minima sezione trasversale del pilastro, se
questa è inferiore a 10d; ovviamente tutto
questo è regolato dalle norme tecniche precisamente dalle NTC del
2018.
Nell’analisi delle strutture in armatura, si è visto che man mano che
si saliva in altezza la sezione della muratura poteva diminuire
poiché il carico andava anch’esso via via a diminuirsi, infatti il
carico che doveva sopportare l’ultimo piano era inferiore risetto a
quello del piano terra. Ebbene, ciò accade anche per strutture
intelaiate poiché si riduce la sezione dei pilastri arrivando ad una
riseghe
sezione minima di 0,25 x 0,25 m per l’ultimo piano. Tali
vanno realizzate in modo tale che la risultante dei carichi relativa ad
ogni sezione resti baricentrica (come nel disegno a sinistra) mentre
non è possibile quando siamo di fronte a pilastri perimetrali (come
nell’immagine a destra), ossia quando la risega non è speculare o
simmetrica in entrambi i lati.
In merito all’armatura quando si ha una risega avviene il cosiddetto
ammarro dei ferri longitudinali ovvero viene fatto in modo che il
prolungamento dei ferri del pilastro inferiore si sovrappongono a
sovrapposizione di almeno 30
quelli del pilastro superiore, con una
volte il diametro del tondino ripiegandone poi l’estremità ad uncino.
In determinate situazioni di natura statica o strutturale possono
essere sfruttate delle sorte di
cerniere nei collegamenti definite
“semicerniere”. Quest’ultime si
ottengono incrociando ad “X” (come
in immagine) i ferri longitudinali
dell’armatura. Solitamente tali
sistemi possono essere perfezionati
interrompendo il getto di
calcestruzzo in corrispondenza della
cerniera, utilizzando delle lastre di
piombo o feltro bitumato e poi
staffando in maniera molta robusta
le armature terminali del pilastro
così da andare a diminuire o andare a circoscrivere il più possibile i
carichi nel punto di contatto della struttura. Questa soluzione risulta
essere non molto impiegata.
1.3 Getto dei pilastri
Una volta realizzata la cassaforma, una volta predisposta
l’armatura, si può andare a realizzare il getto di calcestruzzo che
solitamente viene interrotto quando bisogna poi realizzare la trave
orizzontale e costruire di seguito l’orizzontamento, il solaio.
Solitamente le strutture di fondazione, i pilastri, ecc… devono
essere realizzati senza l’interruzione di getto, risulta chiaro e ben si
comprende che realizzare l’interruzione del getto in un pilastro non
è certamente un dato a favore per la solidarietà dell’elemento
verticale o della struttura in elevazione. Quindi, quando bisogna
realizzare l’interruzione di getto vi deve essere l’accortezza di
andare poi a corrugare la superficie indurita del calcestruzzo
precedentemente gettato, in modo tale che quando si va a
realizzare superiormente il getto per la nuova costruzione si ha una
maggiore solidarietà tra i vari elementi. Altra accortezza da
adempiere è che l’interruzione e la ripresa del getto debba avvenire
nelle zone meno
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Le costruzioni in conglomerato cementizio armato, parte 1
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Le scale in acciaio e in calcestruzzo cementizio armato
-
Le strutture in acciaio, parte 2
-
Le strutture in acciaio, parte 3