Le dominanti antinomie di due mondi in collisione
"The novel's categorial structure is built chiefly around a set of oppositions between calm and storm, calculative rationalism and Romantic impulse, self-possession and emotional self-exposure." (Eagleton, 66)
Leggere un libro della portata di Villette, con tutte le caratteristiche brevemente riassunte da Terry Eagleton, induce il lettore ad avere numerosi dubbi, a porsi altrettanti quesiti sui contrasti che l’opera presenta e sollecita la riflessione su tematiche rilevanti.
Con la stesura di questo saggio intendo indirizzare l’attenzione su tutti quei dettagli che, seppur minimi in alcuni passaggi, collaborano a creare una rete fitta di alti e bassi, tipici delle dinamiche e delle tematiche della narrazione, che ricadono sempre sulla protagonista talvolta in modo positivo, altre in maniera negativa.
Contrasti principali
I contrasti principali su cui è essenziale soffermarsi sono diversi ma tutti allo stesso modo importanti. In primo luogo è inevitabile sottolineare il continuo contrasto tra mondo inglese e mondo europeo grazie al quale Lucy scopre un vero e proprio senso di orgoglio patriottico. Allo stesso modo, in seguito a questa discrepanza Lucy inizia ad apprendere, affinare ed emulare alcuni atteggiamenti tipici di un mondo così diverso dal suo e in cui deve imparare a sopravvivere.
Cercando di comprendere a fondo questo nuovo sistema, Lucy si trova dinnanzi ad un affronto religioso tra il protestantesimo e il cattolicesimo che, nel romanzo, viene associato al potere della surveillance. Proprio da quest’ultimo aspetto è necessario, a mio avviso, collegarsi a quello che è un altro tema fondamentale nell’analisi di Villette: lo stretto rapporto tra scene di senso di smarrimento e quello che, al contrario, può definirsi “successo”. L’eroina infatti sembra sempre subire una certa pressione emotiva, professionale e anche morale, ma alla fine, attraverso la ribellione, afferma la sua indole di donna indipendente.
La protagonista, guidata dal caso, viene catapultata in una realtà completamente diversa da quella inglese alla quale è sempre stata abituata. In questo nuovo contesto, Lucy, è esposta alle numerose differenze tra Belgio e Inghilterra, ma allo stesso tempo impara a difendersi e ad accettare un cambiamento della propria personalità. Come precedentemente annunciato, il contrasto tra Inghilterra e Belgio è presto fatto. L’Europa in questo senso acquisisce una posizione utopica nella vita di Lucy in quanto, analogamente a Londra, anche Villette, costituisce una fonte di speranza in quello che viene riportato come “Turning a new Leaf”.
Differenze linguistiche
Una delle differenze più manifeste è quella linguistica, così importante da spingere l’autrice a non tradurre le espressioni francesi. Lucy, infatti, avverte un maggiore senso di alienazione dal momento in cui non parla la lingua del posto.
I ask this question now, but I could not ask it then. I could say nothing whatever; not possessing a phrase of speaking French: and it was French, and French only, the whole world seemed now gabbling around me. What should I do? (p. 53)
Proprio in seguito a questa scena che si colloca al suo arrivo nella capitale europea di Villette, interviene lo spirito civilizzatore inglese che in “the Fatherland accents; they rejoiced my heart.” (54). Ne deriva che la protagonista deve necessariamente far fronte a questo primo ostacolo che supera con una tale velocità da sottolineare le sfumature di significato tra un’espressione francese ed una inglese: “Now, ‘my friend’ had rather another sound and significancy than ‘mon ami’, it did not breathe the same sense of domestic and intimate affection: ‘mon ami’ I could not say to Monsieur Paul: ‘my friend’, I could.” (299).
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