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Le dominanti antinomie di due mondi in collisione

Il saggio argomentativo incentra la discussione su alcune delle tematiche fondamentali del romanzo brontiano "Villette". Il tema centrale è l'esercitazione della sorveglianza. Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Colella.

Esame di Cultura e letteratura inglese docente Prof. S. Colella

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I ask this question now, but I could not ask it then. I could say nothing whatever; not

possessing a phrase of speaking French: and it was French, and French only, the whole

world seemed now gabbling around me. What should I do? (p. 53)

Proprio in seguito a questa scena che si colloca al suo arrivo nella capitale europea di Villette,

interviene lo spirito civilizzatore inglese che in “the Fatherland accents; they rejoiced my heart.”

(54). Ne deriva che la protagonista deve necessariamente far fronte a questo primo ostacolo che

supera con una tale velocità da sottolineare le sfumature di significato tra un’espressione francese

ed una inglese: “Now, ‘my friend’ had rather another sound and significancy than ‘mon ami’, it did

not breathe the same sense of domestic and intimate affection: ‘mon ami’ I could not say to

Monsieur Paul: ‘my friend’, I could.” (299). Grazie alla successione di tali avvenimenti possiamo

denotare come Lucy, inizi ad acquisire audacia e sicurezza in se stessa, perdendo gradualmente la

sua passività. Questo passaggio da un estremo all’altro è presente in alcuni frammenti, ma nel

XXIX capitolo si possono cogliere i due aspetti condensati precedentemente citati: l’impulso della

ribellione che diventa simbolo dell’alacrità di Lucy, e la scoperta di uno spirito patriottico rimasto

troppo a lungo sottovalutato. In questo passaggio Lucy è ancora la vittima ma, questa volta, di un

pregiudizio e di un’offesa causata dalla collega Zélie che, in occasione del compleanno di Monsieur

Paul, ha donato un mazzo di fiori. Lucy, al contrario, sfoggia l’originalità del suo regalo solo dopo

esser stata umiliata pubblicamente. Nel discorso di ringraziamento di Monsieur Paul, un’azione

maldestra di Lucy causa l’ira del professore di letteratura che, con autorevolezza, “had contrived to

cross the Channel and land on British ground” (319) per denigrare e schernire la storia, gli usi e i

costumi inglesi elevando al massimo una visione perfetta del proprio paese che diventa protagonista

fittizio di imprese eroiche e storiche non appartenenti alla propria cultura. L’intento di Monsieur

Paul di sollecitare una risposta impulsiva dell’eroina, si registra come ben riuscito, tanto da

cagionare una certa fierezza nell’animo di Lucy che ribatte: “Vive l'Angleterre, l'Histoire et les

Héros! À bas la France, la Fiction et les Faquins!” (320). Nonostante Lucy “finds herself friendless

in London” (Eagleton, 64), attraverso queste parole rivendica la verità storica, ridando agli eroi

inglesi la gloria che Paul Emmanuel aveva strappato loro, ma soprattutto scopre che attraverso

l’amore per la sua patria impara a liberarsi della docilità fino all’ora dimostrata.

Tra le dinamiche del romanzo, una particolare attenzione è data alla dissomiglianza tra

protestantesimo e cattolicesimo. Quest’ultimo, in particolare viene subito accostato al potere della

sorveglianza che inizialmente viene assunto da Madame Beck ma che in seguito si scopre essere in

possesso, anche, del professor Paul che “occupies a ‘summit of observation’, above the pensionnat’s

garden, from which ‘open window’ no ‘trasaction’ below is said to escape his whatchful eye”

2

(Boone, 23). L’eroina, essendo un “spectatorial outsider” (Eagleton, 63) che non vuole farsi notare

in quanto ama la propria trasparenza, al cospetto di Madame Beck inizia a temere il potere della

surveillance che la pone come soggetto di studio e osservazione sin dalle prime pagine. La tendenza

della protagonista all’essere osservatrice è constatabile nel XIV capitolo in cui sfrutta un momento

per “withdrowing to a quiet nook, whence unobserved I could observe- the ball, its splendours and

its pleasures passed before me as a spectacle.” (Villette, 130).

All’interno del romanzo l’importanza dell’invisibilità di Lucy, viene sottolineata dai colori dei suoi

abiti i quali, non per caso, risultano non essere troppo diversi da colei che cerca di imporre la

propria disciplina: Madame Beck. Questa teoria del colore risulta essere molto interessante in

quanto, personaggi come Monsieur Paul, la spronano a indossare colori più luminosi che in termini

più semplici indicano la disponibilità ad essere osservati. Contrariamente Lucy, veste sempre con

colori opachi e che, pertanto, non la mettono in evidenza, simbolo della sua invisibilità “as a

defense against the imprisonning gaze of others” (Boone, 29). Un esempio lampante lo si può

ritrovare nel capitolo intitolato “The Fête”, quando Lucy sceglie un abito “si triste – si peu voyant.

[…] Madame Beck, too, kept me in countenance; her dress was almost as quiet as mine” (Villette,

120).

Dal punto di vista più strettamente religioso, “the analogy between the sacrament of confession”

(Clarke-Beattie, 823) e la tensione incombente tra le due religioni marcano la grande difficoltà

riscontrata da Lucy nell’ottenere rapporti soddisfacenti “in a world inimical to her needs” (Clarke-

Beattie, 823). Nella scena della confessione, principale simbolo del potere ecclesiastico, lo stupore

di Père Silas dinnanzi a “such a case” è così devastante da confinare la speranza di un sostegno e di

un consiglio, ricercati da Lucy, in un’impossibilità di comunicazione tra un cattolico e un

protestante.

Where you in our faith I should know what to say. […] It is my own conviction that these

impressions under which you are smarting are messengers by God to bring you back to the

true Church. You were made for our faith: depend upon it our faith alone could heal and help

you – Protestantism is altogether too dry, cold and prosaic for you. (148)

A partire dalla prima frase della citazione “where you in our faith” possiamo notare che se Lucy

appartenesse alla “true Church” sicuramente tra i due personaggi ci sarebbe dialogo, purtroppo però

Lucy ripone la sua fede nel “dry and cold” protestantesimo che innalza la barriera

dell’incomunicabilità. In questa particolare scena Père Silas non incarna solamente l’autorità

clericale cristiana, ma sembra rappresentare la società belga nella quale, Lucy, non si sentirà mai

integrata poiché il suo tentativo “to construct an identity resistant to the social pressure that

surround and define her as an unmarried woman” (Boone, 28) marca maggiormente la sua

alienazione in territorio straniero. 3


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture straniere occidentali e orientali
SSD:
Università: Macerata - Unimc
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dani97ela di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura e letteratura inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Macerata - Unimc o del prof Colella Silvana.

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