Le attività produttive non agricole tra Cinquecento e Settecento
Organizzazione e localizzazione
In tutta Europa, il XVI secolo rappresenta un’epoca di espansione delle attività industriali. La produzione mineraria si accresce, il settore edilizio si rafforza, l'industria tessile si espande. Una delle cause che stimolarono questa crescita fu senza dubbio l'incremento demografico che accrebbe la domanda considerevole di prodotti.
Inoltre, possiamo citare anche il declino della produzione per il consumo domestico, il crescente autoconsumo, e soprattutto la specializzazione e divisione del lavoro fra le diverse regioni europee. Nell’Europa Occidentale e soprattutto nell’Europa Nord-Occidentale le attività industriali accrebbero il loro peso; l'Europa Orientale è orientata ancor più verso la produzione agricola. La diversa dotazione dei fattori nelle due grandi aree del continente favorì una crescente specializzazione; essa a sua volta fece aumentare la domanda di prodotti industriali e sostenne quindi la crescita delle attività secondarie.
L'industria a domicilio
Resistere alla depressione seicentesca e incrementare lo sviluppo economico fu possibile per quelle aree che reagirono con innovazioni nell’organizzazione della produzione industriale. Uno di questi sistemi fu l'estensione del verlagsystem nelle campagne, ossia l'industria a domicilio diretta da mercanti-imprenditori nel settore tessile. Rispetto alla prima diffusione tra 600 e 700 erano cambiate alcune condizioni: la circolazione commerciale dei prodotti era su scala mondiale, offrendo agli imprenditori stabilità della domanda e consentiva un'applicazione più vasta e continuativa dell'attività produttiva.
La manodopera veniva reclutata soprattutto nelle campagne più povere e non più tra gli artigiani cittadini; dal momento che nel mondo rurale l'influenza delle corporazioni cittadine era più debole, i salari potevano essere più bassi e di conseguenza gli imprenditori traevano maggiori utili. L’industria a domicilio viene anche denominata industria decentrata o industria disseminata, o con il termine tedesco verlagsystem o con l'espressione inglese putting-out system.
Siamo ancora all'interno dell’artigianato, la produzione si svolge quindi nella quasi totalità dei casi in piccoli laboratori familiari e non in grandi officine, e l'artigiano possiede quasi sempre gli strumenti con cui svolge la sua attività. Il mercante acquista la materia prima, la fa lavorare da artigiani e infine procede alla vendita del prodotto finito. Si può dire che l'industria a domicilio è una sorta di rete formata da molteplici botteghe indipendenti e il mercante-imprenditore è il direttore di questa specie di fabbrica disseminata.
Le manifatture erano concentrate nelle città maggiori ed erano incentrate sulla bottega artigiana, con una decina di addetti fra maestri, apprendisti, lavoranti e sottoposti; la popolazione delle città manifatturiere era in massima parte di condizione operaia. L’industria a domicilio si affiancò all’artigianato urbano e in gran parte lo sostituì in molte regioni europee già dal XIV-XV secolo, differenziandosi sia dalla bottega sia dalla fabbrica.
Nell’industria a domicilio, la materia prima o semilavorata è spostata o “portata fuori” fino all’abitazione stessa dei lavoranti, che viene a costituire un luogo di produzione, situato nei villaggi rurali. La produzione si svolge nella quasi totalità dei casi in piccoli laboratori familiari e non in grandi officine; l’artigiano possiede quasi sempre gli strumenti con cui svolge la sua attività; tutti gli operatori, dal piccolo apprendista al più potente mercante-imprenditore, sono o meglio dovrebbero essere iscritti alle corporazioni. Il centro unificante è dato dall’attività del mercante-imprenditore, che dalla città coordina la produzione rifornendo i lavoranti di materia prima e ritirando il prodotto finito, che provvede poi a vendere nei mercati urbani nazionali ed esteri.
Il settore di attività in cui ebbe larga diffusione fu il tessile (della lana, seta, lino, cotone, e, in misura minore, anche della canapa). Il mercante-imprenditore, con propri capitali, o con quelli di una società commerciale da lui diretta, acquista le materie prime e le fa trasferire nelle abitazioni dei lavoranti (filatrici, tessitori e tessitrici). Questi eseguono il lavoro e vengono retribuiti solitamente a cottimo. I prodotti finiti vengono trasportati di nuovo nel magazzino del mercante-imprenditore che ne cura la vendita.
Affermatosi nel tardo Medioevo nei centri urbani minori, questa organizzazione ebbe tendenza ad allargarsi anche nelle campagne, soprattutto a partire dal Seicento, in parte per sottrarsi ai regolamenti delle corporazioni, in parte per profittare dei più bassi salari accettati dalla manodopera rurale.
L'industria a domicilio rurale si diffuse quasi esclusivamente nell’industria tessile (lino, canapa e lana) per la produzione di panni a buon mercato di cui c'era grande richiesta sui mercati cittadini e internazionali. Le aree di maggiore diffusione furono l'Olanda, dove nel primo '700 oltre i tre quarti della popolazione era impiegata nell'industria a domicilio, l'Inghilterra (Yorkshire e Scozia), le Fiandre e il Brabante (odierno Belgio), la Francia settentrionale, alcune regioni tedesche e l'Italia pedealpina. Rimasero escluse da questo sistema di produzione quelle regioni, come l'Italia e la Francia meridionali, in cui l'agricoltura promiscua (grani e colture orticole) prevaleva.
-
Riflessione linguistica tra cinquecento e settecento
-
L'economia del Mezzogiorno preunitario: le Società economiche e la provincia di Terra di Lavoro
-
Le motivazioni
-
Le emozioni