Laboratorio la pianificazione dell'intervento psicologico
Test d'intelligenza: la Wechsler Adult Intelligence Scale-Revised (WAIS-R)
Il principale obiettivo dello studio dell'intelligenza in ambito psicologico è quello di misurare e spiegare le differenze individuali nelle capacità intellettive. Alla fine del XIX secolo il termine "intelligenza" era utilizzato per descrivere le persone svelte, con una buona proprietà di linguaggio, perspicaci o sagge.
Si sono sviluppati, nel corso degli anni, dei modelli per la "misurazione" dell'intelligenza per effettuare delle comparazioni tra individui diversi. Di tali modelli ne esistono molti, ciascuno sviluppatosi da una diversa teoria di riferimento. È dunque importante precisare che l'utilità di tali modelli viene meno qualora si considerino i risultati dei test corrispondenti d'intelligenza come giudizi oggettivi e validi anche al di là dell'ambito del particolare aspetto, oggetto della misurazione, preso in esame dalla teoria di riferimento.
Tra i principali test di misura dell'intelligenza ci sono lo Stanford-Binet e il Wechsler Adult Intelligence Scale (WAIS), per i quali è importante il livello di scolarizzazione. Successivamente, furono creati anche altri test, come le Matrici progressive di Raven, che erano più adatte a valutare i soggetti svantaggiati.
Sviluppo e contributi storici
Francis Galton fu il primo a provare la misurazione delle capacità intellettive; egli fu il precursore delle scale di valutazione, dei questionari, dell'elaborazione dei metodi statistici per l'analisi delle differenze individuali e per la verifica delle ipotesi. Secondo Galton l'intelligenza era una dimensione ereditaria, in quanto vi era un'alta correlazione tra il livello intellettivo dei genitori e quello dei figli o dei parenti più vicini, ma in realtà queste somiglianze possono essere dovute al fatto che i membri di una stessa famiglia condividono lo stesso ambiente.
Nei primi anni del '900, Alfred Binet definisce l'intelligenza come "Il miglior adattamento possibile dell'individuo all'ambiente". Alfred Binet aveva avuto l'incarico, dal ministero della Pubblica Istruzione francese, di studiare dei metodi per l'educazione dei bambini delle scuole di Parigi che presentavano uno sviluppo intellettivo subnormale. Nel 1911 creò uno dei principali test per la misurazione dell'intelligenza, lo Stanford-Binet, formato da una cinquantina di item che prevedevano compiti appartenenti ad ambiti diversi (memoria, comprensione di parole, frasi e immagini) e organizzati in ordine crescente di difficoltà.
Concetti chiave e sviluppi successivi
Il test di Binet si basava sul concetto di età mentale, infatti, aveva osservato un normale incremento delle capacità mentali associato all'età, quindi secondo il suo test un bambino di quattro anni era in grado di risolvere problemi idonei a quella fascia di età, ma non quelli adatti ad un bambino di sei anni. Se l'età mentale del bambino era superiore a quella cronologica, allora il bambino era considerato più intelligente degli altri della sua stessa età, mentre nel caso in cui l'età mentale era inferiore all'età cronologica, il bambino aveva deficit intellettivi.
Ci sono state numerose critiche sul concetto di età mentale, in quanto è possibile che bambini di età diversa abbiano la stessa età mentale, ma è improbabile che abbiano lo stesso tipo di intelligenza. Per superare questi problemi fu introdotto da Stern, uno psicologo tedesco, il concetto di Quoziente Intellettivo (Q.I.), che permetteva di specificare la collocazione esatta di un individuo rispetto ai soggetti della sua stessa età (il Q.I. era uguale al rapporto tra età mentale ed età cronologica moltiplicato 100).
Tuttavia, lo Stanford-Binet poteva essere applicato solamente ad individui di massimo 13-14 anni, per questo successivamente fu creato, nel 1939, la Wechsler Adult Intelligence Scale (WAIS), che comprende un insieme di subtest che indagano le abilità cognitive, verbali e pratiche sia negli adolescenti sia negli adulti. Secondo Wechsler, "L'intelligenza è la capacità globale e complessa dell'individuo di agire per uno scopo determinato, di pensare in maniera razionale e di avere rapporti utili con il proprio ambiente. È globale perché caratterizza il comportamento dell'individuo nel suo insieme; è complessa perché è composta di elementi o attitudini che, senza essere interamente indipendenti...