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Tecniche fisioterapiche 4 - tecnica Vojta Appunti scolastici Premium

Appunti di Tecniche fisioterapiche 4 per l'esame della professoressa Piazzini sui principi fondamentali del Metodo Vojta di riabilitazione. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la tecnica Vojta, gli Studi di Hooker, una serie d'effetti secondari derivanti da un danno primario.

Esame di Tecniche fisioterapiche 4 docente Prof. D. Piazzini

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ESTRATTO DOCUMENTO

Studi di Windle:

Se prestiamo attenzione agli esperimenti del dr. Windle sul cervello delle

scimmie sottoposte ad anossia neonatale prolungata, ne possiamo vedere un

preciso percorso patologico.

Queste scimmie vennero divise in tre gruppi:

Il PRIMO, sacrificato alla nascita, subito dopo l’anossia, presentava all'esame

istologico la degenerazione delle seguenti strutture:

Lemnisco laterale e mediale;

• Oliva inferiore;

• Nuclei mediali del cervelietto;

• Paleotalamo;

• Nuclei del ponte.

Nel SECONDO gruppo l'esame istologico venne effettuato dopo quattro mesi

e rivela che, alle lesioni riportate del primo gruppo, si era aggiunta un'atrofia

di tutte le zone ad esse collegate e da esse dipendenti quali:

Tratto corticospinale;

• Oliva superiore;

• Sostanza grigia reticolare;

• Neotalamo;

• Corpo striato;

• Zona motoria corticale;

• Iniziale degenerazione di altre vie discendenti spinali.

Queste lesioni secondarie (che colpiscono le vie ed i centri efferenziali) sono

conseguenti all'inattività funzionale, determinata dalle lesioni primarie delle

vie e dei centri afferenziali.

Le scimmie anossiche del TERZO gruppo, analizzate ad un'età tra i diciotto

mesi e i tre anni, presentavano sindromi patologiche con:

Spasticità;

• Atetosi;

• Atassia.

E' ipotizzatale quindi che nelle lesioni primarie non tutte le cellule sono colpite

da nucleolisi, almeno inizialmente.

Le cellule rimaste indenni sono colpite da una semplice lesione funzionale e

si ritrovano isolate per il mancato funzionamento delle cellule distrutte con le

quali erano collegate.

Se però noi inviamo a queste cellule degli impulsi fisiologici evocati in

periferia da stimoli fisiologici, le aiutiamo ad uscire dal blocco funzionale

rendendole attive, limitando così il danno solo alle cellule colpite da nucleolisi,

2

riattivando quindi i collegamenti tra la zona lesa e le zone ad essa collegate e

tramite i circuiti vicarianti ne evitiamo la degenerazione secondaria.

Il metodo Vojta è importante perché ci permette un trattamento precoce

basato su una diagnosi precoce, tenendo conto dei fattori di rischio

denunciati da:

Anamnesi familiare;

• Anamnesi del periodo di gestazione e di travaglio.

O tenendo conto dei sospetti espressi da:

Familiari;

• Pediatra.

Altro elemento diagnostico è dato dal principio semiologico accennato da

Balduzzi e realizzato da Andre-Thomas sull’ Esame Reflessologico ossia la

persistenza di Reazioni Riflesse, che a quella età dovrebbero non essere più

manifeste, o la non ancora avvenuta formazione di quelle che nel normale si

sarebbero dovute manifestare, ci rivelano il ritardo o la mancanza o la

deviazione nello sviluppo cerebrale. Vojta inoltre, attraverso i "Riflessi

Posturali", ha vagliato i neonati a rischio con un accurato "Screening

Neurologico" che gli ha permesso di standardizzare i segnali d'allarme di una

futura patologia cerebrale. 3

CLASSIFICAZIONE DEGLI STADI DI SVILUPPO SECONDO

INGRAM

Classificazione scelta da Vojta nella sua valutazione diagnostica precoce.

Secondo Ingram fino a dodici-quattordici mesi di vita, si succedono quattro

stadi: PRIMO STADIO FLESSORIO o OLOCINETICO (da 0 a 7 settimane)

Nel bambino predominano tutti gli automatismi primari, la motricità spontanea

è scarsa, non vi sono movimenti segmentari. Troviamo la predominanza di

una motricità GLOBALE (motilità olocinetica). L'assetto posturale è dato

soprattutto dalla posizione asimmetrica degli arti in posizione supina, cioè

dall'atteggiamento a "schermidore" dovuto ai riflessi tonico-cervicali;

PRIMO STADIO ESTENSORIO (da 7 settimane a 4 mesi)

II bambino comincia a ruotare il capo senza i movimenti associati degli

arti.

In posizione prona il raddrizzamento avviene sui gomiti e l'appoggio si

sposta sulla sinfisi pubica ad anche estese. In questo stadio inizia anche la

stabilità della posizione supina;

SECONDO STADIO FLESSORIQ (da 4 a 8 mesi)

Inizia la motricità ontogenetica, il bambino è capace di rotolare sul fianco. Tra

il quarto e il sesto mese scompare il grasping e inizia la prensione della

mano, passando gradualmente dal lato ulnare a quello radiale. Il bambino

indaga sul proprio corpo, riesce a mantenersi seduto e dalla posizione prona

riesce a passare in posizione quadrupedica, avanzando con le braccia

trascinando le gambe (marcia a foca);

SECONDO STADIO ESTENSQRIO (da 9 a 14 mesi)

II bambino riesce a star seduto con le anche flesse e le ginocchia estese.

Inizia la "Standing reaction", passa dalla posizione seduta a quella in

ginocchio e poi in piedi.

La deambulazione carponi non è ancora ben coordinata, nel senso che alla

flessione dell'anca, che interviene nello spostamento in avanti del ginocchio

per procedere, è associato il movimento di flessione dorsale del piede con

dita estese.

SU COSA SI BASA LE METODICA VOJTA?

La metodica Vojta si basa sull'evocazione per via riflessa di due tipi di

locomozione:

Lo STRISCIAMENTO di natura filogenetica;

• Il ROTOLAMENTO di natura ontogenetica.

• 4

Differenza tra Voita, Temple-Fay e Doman

In realtà anche Temple-Fay e Doman avevano capito l'importanza delle

attività motorie filogenetiche, tipiche dei rettili, ma Vojta si differenzia da loro

nella attivazione di questa motricità.

Vojta sostiene, infatti, che questo tipo di locomozione, lo strisciamento, non

sia presente nel neonato normale, ma sia semplicemente una locomozione

filogenetica, evocabile solo in via riflessa. Infatti, mentre Temple-Fay e

Doman la realizzano con una serie di movimenti passivi, in Vojta invece è

operante una chiarezza di stimolazioni ben codificate che conduce con

altrettanta chiarezza a risposte ben precise e sempre riproducibili in ogni

singolo distretto anatomico.

Quindi egli arrivò alla conclusione che lo STRISCIAMENTO RIFLESSO

facesse parte del patrimonio congenito del neonato, ma per far si che questo

si manifestasse era necessario evocarlo in modo adeguato.

Vojta come Bobat sfrutta il Riflesso Inibitorio Posturale, cioè blocca

alcune reazioni facilitandone altre. 5

Esperienza con il bambino diplegico

Egli racconta che, un giorno, manipolava un bambino diplegico con forte

ipertonia in equinismo del piede.

Messo il paziente in posizione prona ha flesso il ginocchio per ridurre

l'ipertonia, anche del maggior responsabile dell'equinismo il muscolo

Soleo, quindi ha spinto energicamente il piede in flessione dorsale e il

bambino per difendersi dal dolore ha cercato di liberarsi estendendo la

nuca.

Dunque ha invitato il bambino ad alzare la testa, bloccando il piede, e

ripetendo l'azione ha ottenuto la caduta dell'ipertono dal tricipite surale.

In seguito ha bloccato piede e testa ottenendo una rapida caduta

dell'ipertono e la comparsa del clono achilleo.

Il clono sta ad indicare una labilit à a livello segmentale spinale.

Analizzando il movimento, relativamente ai livelli d'innervazione spinale, ne

deriva che il movimento attivo di estensione della nuca (C1-C7)aveva

determinato la caduta dell'ipertono ad un livello di innervazione (L5-S1) più

basso.

Il movimento cervicale aveva influenzato il tono muscolare di un segmento

lontano.

Tornando sull'esperienza del dr. Vojta con il bambino diplegico abbiamo

visto che delle afferenze puramente spinali, legate ad un movimento attivo

fisiologico, avevano il potere di interferire su uno schema patologico e di

renderlo labile.

Quindi Vojta afferma che, poiché tali esperienze propriocettive

influenzano anche la reattività posturale vuoi dire che esse sono elaborate ad

un livello superiore.

Questo Vojta lo dimostra con i risultati, cioè con la sua "casistica".

Ponendo il bambino in posizione di Stisciamento Riflesso, gli stimoli partono

da tutto il corpo, ed arrivano al Sistema Nervoso Centrale come un codice

fisiologico e ne consegue, nella risposta, la contrazione di muscoli che non

hanno mai lavorato; contrazione che si presenta all'inizio come una

fascicolazione e successivamente come una contrazione globale.

Questo indica che i muscoli ricevono dal "Centro" degli stimoli fisiologici che

entrano in competizione con lo schema patologico.

La Fascicolazione è indice di labilità spinale per il controllo della via finale

comune. 6

Nel nostro caso la rivalità è tra l'attività riflessa dello schema patologico e

quella dello schema fisiologico che viene inserito attraverso gli stimoli della

manovra terapeutica.

FULTON scrive:

"Quando si applicano simultaneamente stimoli che da soli provocherebbero

riflessi dissimili, si verifica una rivalità per il controllo della via finale comune e

l'esito dipende dalla prevalenza di uno dei due".

Vojta dice che analizzando la risposta motoria che si ottiene dalla

stimolazione di quella singola zona, questa è sempre la stessa e col ripetersi

delle stimolazioni si giunge ad una riduzione dell'ipertonia e ad una maggior

disponibilità alle attività fasiche e posturali.

Si può notare inoltre che, nei bambini con sindrome fissata, si ha la riduzione

graduale delle sinergie patologiche, accorciando il divario tra età cronologica

ed età motoria.

Il metodo Vojta è basato sulla provocazione di meccanismi riflessi che

evocano un tipo di locomozione filogenetica.

Questa locomozione riflessa, detta STRISCIAMENTO RIFLESSO, fa

parte potenzialmente del patrimonio congenito del bambino infatti, all'atto

della nascita, esso può essere evocato se stimolato adeguatamente.

In questo tipo di locomozione ritroviamo tutti i meccanismi di

coordinazione che, nella evoluzione del bambino normale, si manifestano

tra il primo e il terzo trimestre.

Le risposte motorie che si ottengono stimolando determinate zone, dette

"ZONE GRILLETTO", non sono segmentali ma coinvolgono la

muscolatura striata dì tutto il corpo del bambino.

Chiaramente le zone stimolate vanno di pari passo con l'età del bambino. 7

Mentre nel primo mese di vita può bastare la stimolazione di una sola zona,

man mano che il bambino cresce bisogna stimolarne anche altre. Ne

consegue che, le risposte ottenute saranno più intense maggiore sarà il

numero delle zone stimolate, determinando la sommazione spaziale degli

impulsi (zone stimolate) e la sommazione temporale dovuta al prolungarsi

delle stimolazioni, trasformando il movimento da isotonico in isometrico.

Come ogni locomozione lo STRISCIAMRENTO RIFLESSO ha le tre

componenti fondamentali:

Postura;

• Raddrizzamento;

• Funzione fasica.

Queste tre componenti sono inscindibili perché, in condizioni normali, ogni

locomozione ha motivo di essere per il loro simultaneo contributo.

Per Postura si intende la coordinazione automatica riflessa di tutto il corpo

inteso come un'unità predisposta ad un'attività finalistica.

Ogni locomozione ha la sua BASE PQSTURALE e il suo tipo di

RADDRIZZAMENTO indirizzato ad una FUNZIONE FASICA.

Inoltre Vojta attraverso i "Riflessi Posturali" ha vagliato i "neonati a rischio"

con un accurato Screening neurologico che gli ha permesso di

standardizzare i segnali di allarme di una futura patologia. 8

STRISCIAMENTO RIFLESSO

Le risposte motorie che si ottengono stimolando determinate zone, dette

"ZONE GRILLETTO", non sono segmentane ma coinvolgono la

muscolatura di tutto il corpo del bambino.

Nel trattamento si applica una resistenza a livello delle "zone grilletto"

contro la direzione del movimento, compresa anche la rotazione del capo,

ottenendo una SOMMAZIONE SPAZIALE con irradiazione in tutta la

muscolatura.

La sommazione spaziale è data anche dal numero delle zone stimolate.

Il movimenti viene trasformato da isotonico a isometrico.

A ciò si aggiunge una SOMMAZIONE TEMPORALE data dalla durata

della stimolazione.

POSIZIONE DI PARTENZA DELLO STRISCIAMENTO RIFLESSO

= zona grilletto primaria

= zona grilletto secondaria

= direzione della resistenza 9


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Fisioterapia
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Hellfox89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecniche fisioterapiche 4 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Roma Unicatt o del prof Piazzini Diana Barbara.

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