Estratto del documento

Memoria, tradizione, patrimonio

La memoria è studiata come risorsa culturale fin dall'Ottocento, quando gli studiosi, incuriositi dalla materia, vogliono scindere la memoria di una persona dal contesto di ricerca. I maggiori studiosi sono:

Ebbinghaus

Ebbinghaus: la memoria è un'abilità da allenare; fa degli esperimenti chiedendo di memorizzare e ricordare rumori che non abbiano significati a cui essere associati e capire come l'uomo riesca a ricordarli. L'individuo inizialmente lo scorda, per poi riacquistarlo subito, memorizzandolo.

Semon

Semon: la memoria è una capacità biologica, ma non compresa se non in un contesto. La memoria secondo Semon è utile per il miglioramento della specie, perché contiene tutta la cultura.

Dagli studi di Ebbinghaus, in cui la memoria è una minaccia psicologica, si arriva negli anni '70 a un'altra definizione: il sistema mnestico, per il quale riusciamo a trasformare le azioni in esperienza e poi in ricordi. Il tutto avviene in 3 passaggi:

  1. Iscrizione dell'esperienza: vivere l'avvenimento, interpretarlo e acquisirlo, altrimenti non potrà essere ricordato;
  2. Archiviazione della traccia mnestica: memoria come un archivio da riempire con le esperienze della realtà. Ma il nostro archivio non potrà essere riempito di tutto ciò che viviamo, è impossibile, inoltre la nostra mente cambia continuamente il nostro passato;
  3. Recuperare la traccia del passato dall'"archivio" e renderla presente.

Questi studi sono una critica alla memoria come nozione, sono orientati verso la memoria come pensiero multilocalizzato.

Neisser

Un altro studioso è Neisser, che fece uno studio sul caso Watergate negli anni '70, per capire le validità delle testimonianze e quanto sono importanti per fare la storia. Quali testimonianze sono vere? E com'è possibile che alcune verità siano ricordate perfettamente? Ad esempio, un sopravvissuto all'olocausto da bambino, oggi ottantenne, si ricorda tutto perfettamente. In realtà i ricordi non sono fotocopie della verità, bensì verità narrate, sintesi degli eventi che si ripetono ogni giorno (ricordare i momenti simbolici), perché la memoria condensa e plasma i ricordi nel tempo.

Tulving e Donaldson

Tulving e Donaldson hanno pensato all'organizzazione della memoria, per capire come funziona e con quali relazioni:

  • Memoria di lavoro: usata per risolvere problemi immediati, riconoscere percezioni, odori, rumori, ricordi a breve termine, è una dimensione spontanea che non ha conoscenze pregresse.
  • Memoria a lungo termine, che si divide in:
    • Implicita: non ha origine, non ha bisogno di essere detta, è responsabile delle procedure involontarie, come mangiare, sedersi, scrivere e andare in bici (abitudini corporee, attraverso le quali possiamo anche notare l'appartenenza culturale dell'individuo). Non sappiamo spiegare come sappiamo fare queste cose, non ce lo ricordiamo come abbiamo imparato, se lo ricorda il corpo.
      • Mangiare: segnare abitudini che etichettano la nostra cultura; sentirsi in imbarazzo se chi mangia con noi ha altre abitudini, e non riusciamo ad adeguarci gli uni agli altri, perché la memoria è implicita.
      • Gusti: costruiti su categorie sociali, appartenere a gruppi, crearsi identità sociali.
      • Identità: segnata dai rapporti con gli altri, dai ricordi trasmessi (tipo dalle foto).
    • Esplicita: memoria dichiarativa, narrata, che a sua volta si divide in:
      • Semantica: ciò che abbiamo imparato, appreso, enciclopedia consapevole.
      • Episodica: esperienze dirette (nostre) e indirette (raccontate dagli altri), che si realizza per immagini.

Il lavoro di questi studiosi era interpretare la memoria quotidiana. Altre tre figure importanti sono Bartlett, Vygotskij e Halbwachs. Loro spiegano che la memoria è la familiarizzazione che l'individuo fa col passato partendo dal presente, perché è il presente che decide cosa è importante che l'individuo ricordi. La dimenticanza è parte della memoria, perché fa delle sintesi.

Bartlett

Bartlett: psicologo sociale, studia a Cambridge. Il suo esperimento fu di raccontare a persone europee delle favole orientali, e vedere che si ricordavano le trame perché in qualche modo le associavano alle favole tipiche occidentali, agli elementi tipici della propria cultura. Fare schemi fissi raccontando per avvicinare un estraneo a ciò che ci è familiare.

Vygotskij

Vygotskij: psicologo pedagogista, i suoi studi furono censurati dall'Unione Sovietica, ma vennero conservati da colleghi e studenti, così che ancora oggi sono in circolazione. Lavora con bambini con handicap del ricordo, per capire come agisce la memoria, attraverso la materia organica (cosa si riesce a ricordare per lo sviluppo cerebrale) e la materia culturale (come si apprende e si trasformano azioni in ricordi).

Halbwachs

Halbwachs: psicologo sociale e filosofo, studia con grande vocazione. Studia la memoria come fatto sociale, perché non esiste una memoria non collettiva, perché l'individuo cresce in un contesto in cui gli "anziani" raccontano e insegnano a trasformare ciò che succede in aneddoti, per poi poterli raccontare al gruppo di appartenenza. I ricordi sono davvero nostri, perché quando li "incameriamo" pensiamo già a quando li riracconteremo. Questo processo è possibile in cornici sociali (gruppi), dove l'individuo è supportato, senza le quali l'individuo non saprebbe costruirsi un'identità.

Assmann

Assmann è uno studioso relativamente alla cultura del ricordo, a partire dalle memorie traumatiche di guerra. Queste memorie sono sintesi di ricordi autobiografici (esperienze) e memorie familiari (racconti di altri). Le memorie familiari sono quei filtri che ci permettono di essere persone diverse dai nostri genitori quando ci emancipiamo. L'esempio della sintesi fra autobiografia e ricordi familiari è il racconto del dopostrage della strage di Sant'Anna di Stazzema; i bambini sono cresciuti con queste storie, e per loro è come averle vissute, vivono le esperienze degli altri, con un nesso con le identità di chi ascolta. Le memorie sono sicuramente lontane dalla verità storica, perché nessuno sopravvisse alla strage. Influisce molto anche la capacità e la volontà di ricordare, per commemorare, essere legati a chi non c'è più con le foto, ricordare i miti con la scrittura, celebrare la storia con date e simboli come musei e archivi, tenere vivo un passato che non tocca il vissuto in maniera diretta. In questi casi c'è un conflitto fra memoria comunicativa (familiare) e memoria culturale (ufficiale).

Assmann parla delle società antiche senza scrittura, che porta avanti i miti con la voce. Un gruppo sociale può esistere anche dietro un solo individuo, come dietro a un'unica memoria, costruita sul presente, condizionata da significati politici e retorici della condizione presente. La dimensione retorica è caratterizzata da una memoria narrativa e discorsiva (simboli e rituali), costruita su grandi nuclei narrativi già esistenti (come raccontare un sogno). La dimensione politica mira a ricordare il passato in relazione agli interessi sul presente (esempio della strage di Sant'Anna di Stazzema, dove oggi gli abitanti hanno un odio verso i partigiani che non li hanno salvati).

Nel IIDG, le narrazioni della guerra acquisiscono inizialmente carattere unitario, che iniziano a sfaldarsi e distanziarsi nel 1948 (con PCI e PSI pro alla resistenza), e ricompattarsi negli anni '60. I paesi e le comunità raccontano delle stragi naziste, e le loro narrazioni sono caratterizzate da: dicotomia partigiano buono / nazista cattivo, partigiano che arriva tardi o istiga il nazista / nazista come animale, che morde solo se istigato. I nuclei narrativi si distanziano per mancanza di specificità, tanto che negli anni '90 Pavone scrive il libro "Una Guerra Civile", sulla Resistenza: è liberazione, guerra civile o lotta di classe? Su tutti i punti di vista di questo fenomeno storico, sui tabù finora nascosti.

Il punto è fatto sugli eccidi civili: esempio di Civitello dove uccisero tutti gli uomini, e le donne superstiti diedero la colpa ai partigiani, e a oggi si rifiutano ancora di celebrarli il 25 aprile (considerate nostalgiche fasciste); queste sono le origini del male, dell'odio verso i partigiani. La memoria diventa come la base della cultura locale attraverso 3 fasi:

  1. Avvenimenti diventano simboli di un'epoca nel presente;
  2. Dare significato all'evento a seconda di come cambia il presente;
  3. Influenze: retroattiva → l'avvenimento modificato da un nuovo avvenimento simile; proattiva → vecchio avvenimento modifica il nuovo avvenimento simile.

Coloro che studiano questo tipo di memoria seguono un apprendistato cognitivo (come impari in società), biografico (come impari con una persona), identitario (ricordare con gli altri). La memoria può quindi essere:

  • Autobiografica: ricordi di un vissuto personale, ma che può appartenere a molti;
  • Collettiva/comunitaria: ricordi di piccole comunità (familiari);
  • Sociale: inserisce l'individuo singolo in una grande comunità (stato/nazione), unito ad altri individui senza conoscerli; sono gli avvenimenti storici tramandati di generazione in generazione, trasformati per le esperienze presenti (tipo esperienze scolastiche o storiche, che in gruppo ci si racconta cosa si stava facendo al momento dell'evento).

Tutte queste sono lontane dalla memoria storica, perché è vissuta nel presente, è memoria sociale, costruita anche grazie ai racconti degli altri. Assmann parla di Memoria Culturale, che si sposta non sugli eventi sociali, ma sugli usi collettivi del ricordo, i modi in cui la comunità costruisce il ricordo. Sono necessari: un passato vissuto insieme, un passato celebrato perché condiviso, lutto e perdita. Questi danno vita a due ulteriori tipi di memoria:

  1. Memoria Culturale → pubblica e ufficiale, celebrazione di origini mistiche/storiche. Materializzazione nella memoria con riti attraverso i quali ci si ricongiunge alle origini;
  2. Memoria Collettiva → privata e vernacolare, trasmessa oralmente in famiglia, dai testimoni diretti, informale.

La cultura del ricordo è fondante dell'identità pubblica, tenuta viva dalle minoranze, ricordo di passato assoluto (società senza scrittura, ritorno ciclico del tempo, sedativo per il divenire mutevole) o per un divenire storico (celebrazione di eventi storici). Da fine Ottocento a oggi si celebrano i cosiddetti Ricordi Caldi, il divenire storico, i lutti da elaborare, come quelli della I e IIGM.

Il culto dei caduti

Il "culto dei caduti": non è celebrazione di morti/eroi, ma gente comune, il milite ignoto, stato nazione come grande famiglia.

Il riconoscimento dei sopravvissuti

Il "riconoscimento dei sopravvissuti": dopo gli anni '90 le memorie cambiano, nessuno è più ignoto, si iniziano a elencare i nomi, raccolte vere testimonianze, memorie tragiche rese presenti.

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 12
La memoria e le rievocazioni storiche Pag. 1 La memoria e le rievocazioni storiche Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 12.
Scarica il documento per vederlo tutto.
La memoria e le rievocazioni storiche Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 12.
Scarica il documento per vederlo tutto.
La memoria e le rievocazioni storiche Pag. 11
1 su 12
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher agna.nya di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Dei Fabio.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community