La controversia ariana: personaggi ed eventi.
Indice
Introduzione
1. Cornice storica
2. Ario e la sua predicazione
3. Il Concilio di Nicea
4. Le vicissitudini imperiali e il susseguirsi dei Sinodi
5. Il ruolo di Atanasio e la fine dell’arianesimo
Conclusione
Bibliografia
Introduzione
Nel presente elaborato ci soffermeremo sulla cosiddetta controversia ariana, che ha
caratterizzato la vita della Chiesa – e in particolare l’Oriente cristiano – per buona parte del
IV secolo, a cominciare dall’impero di Costantino. Dopo aver offerto la breve cornice storica
in cui la controversia germina, entreremo nel merito della stessa, presentando anzitutto il
protagonista, Ario, e la “dottrina” da lui predicata. Passeremo in rassegna il Concilio di Nicea,
a partire dal quale la controversia si acuisce, e così a seguire tutte le vicissitudini imperiali e il
susseguirsi dei Sinodi convocati da esponenti a favore o contro l’arianesimo. Proprio tra
questi ultimi, spicca la figura di sant’Atanasio, del quale evidenzieremo la traiettoria
personale e il contributo dato per la definitiva conclusione della controversia.
1. Cornice storica
La cosiddetta controversia ariana nasce, paradossalmente, nel periodo più fecondo per
il cristianesimo, il IV secolo. Si tratta dell’epoca dei grandi Padri e Dottori della Chiesa (es.
san Basilio, san Gregorio di Nissa, san Gregorio di Nazianzo, san Giovanni Crisostomo,
sant’Atanasio, sant’Ambrogio, sant’Agostino…) che contribuiranno a dare una sistemazione
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definitiva a buona parte delle questioni dottrinali; ed è l’età in cui, dal punto di vista del
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potere temporale, la Chiesa riuscì a godere di ampi privilegi .
Con l’editto di Milano del 313, infatti, Costantino concesse piena libertà di culto ai
cristiani, cosa che evidentemente generò un sensibile incremento dei fedeli, ma portò con sé
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non pochi problemi di ordine giuridico, organizzativo e pastorale . Ciò spiega, senza dubbio,
la vitalità delle discussioni di ambito teologico, soprattutto presso le scuole di Alessandria e
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Antiochia, da cui partirono “i movimenti culturali più robusti e più avanzati” . Inoltre, come
evidenzia Palanque, offre anche una cornice per la comprensione del ruolo svolto dagli
imperatori che si sono succeduti e che troppo spesso sono intervenuti nelle questioni
dottrinali: “pur negli eccessi e negli errori commessi, sentirono la preoccupazione dei
problemi cristiani come vitali per la chiesa e per lo Stato”. Per cui, la loro fu una
partecipazione “vera”, in quanto avevano “la convinzione intima di essere responsabili, di
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fronte ai sudditi, anche del raggiungimento delle realtà celesti” .
Dicevamo dei problemi di ordine giuridico ed organizzativo, ciò significa che il sistema
ecclesiastico non era ancora del tutto configurato. Per fare un esempio: se in una Chiesa locale
emergeva un conflitto, ci si poteva rivolgere al Vescovo metropolita per trovare una
soluzione; ma se il conflitto riguardava due sedi metropolitane, non era chiaro a chi
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corrispondeva la “gestione” della controversia . Sappiamo comunque che all’inizio del IV
secolo la Chiesa era suddivisa in 5 grandi patriarcati: Alessandria, Antiochia, Gerusalemme,
Roma e Costantinopoli. Ed è questo il contesto storico-politico nel quale scoppia la prima
grande crisi, rappresentata dalla cosiddetta “eresia ariana”, dal nome del suo promotore, il
prete Ario.
2. Ario e la sua predicazione
Ario (256-336) era originario della Libia, ma visse gran parte della sua vita ad
Alessandria, dove ricevette il diaconato e il sacerdozio, dopo essersi formato alla scuola di
Luciano di Antiochia, padre dei cosiddetti “collucianisti”. Da prete acquisì una grande
1 Cfr. L. DATTRINO, Lineamenti di Patrologia, Edusc, Roma 2008, pp. 143-144.
2 Idem, p. 143.
3 Idem.
4 J.R. PALANQUE, Vittoria della Chiesa, in J.R. PALANQUE – G. BARDY – P. DE LABRIOLLE,
Storia della Chiesa, III/1, pp. 79-81.
5 Idem, p. 79. 2
capacità oratoria, tanto da attrarre numerosi ascoltatori sui quali evidentemente esercitava una
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grande influenza . Fu a partire dal 318, come attesta Torresani, che Ario cominciò a
presentare ai suoi fedeli, nella catechesi e nella predicazione, “una concezione del Logos e dei
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suoi rapporti con Dio Padre inusitata, accolta con entusiasmo da alcuni, rigettata da altri” .
In sostanza, la posizione di Ario era la seguente: “il figlio di Dio è
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