ISTOLOGIA
INTRODUZION 6
CELLULE STAMINAL 6
COME SI CONSERVANO LE CELLULE STAMINALI 7
DIFFERENZIAMENTO 7
STORIA 9
METODI DI MICROSCOPI 11
OBIETTIVI 11
POTERE DI INGRANDIMENTO 12
APERTURA NUMERICA 12
MICROSCOPIA A FRESC 12
MICROSCOPIA A CAMPO CHIARO 12
MICROSCOPIA A CONTRASTO DI FASE 12
MICROSCOPIA IN CAMPO SCURO 12
MICROSCOPIA TRAMITE COLORAZION 12
COLORAZIONI SU CAMPIONI VITALI 13
COLORAZIONI SU CAMPIONI NON PIÙ VITALI 13
COLORANT 14
EMATOSSILINA-EOSINA 14
COLORAZIONE PAPANICOLAU 14
COLORAZIONE PAS 14
COLORAZIONE BLU DI TOLUIDINA 15
COLORAZIONE DI AZAN-MALLORY 15
IMPREGNAZIONE ARGENTICA 15
ORCEINA, FUCSINA-RESORCINA, VAN GIESON 15
RED OIL E OLIO 16
TETROSSIDO DI OSMIO E SUDAN BLACK 16
ORO E ARGENTO 16
MICROSCOPIO ELETTRONICO A TRASMISSION 16
MICROSCOPIO ELETTRONICO A SCANSION 17
MICROSCOPIA A FLUORESCENZ 17
TESSUTI EPITELIAL 18
CLASSIFICAZIONE 20
ESEMP 20
EPITELIO PAVIMENTOSO SEMPLICE 20
Polmoni 20
Mesoteli 21
ENDOTELI 21
EPITELIO CUBICO SEMPLICE 22
EPITELIO CUBISO SEMPLICE 22
EPITELIO CILINDRICO PSEUDOSTRATIFICATO 23
Alessia Piffer 1
I I I
E O I A A I E E
EPITELIO CUBICO STRATIFICATO 23
EPITELIO DI TRANSIZIONE 23
EPITELIO PAVIMENTOSO STRATIFICATO 23
Epitelio pavimentoso pluristrati cano non cheratinizzato 24
Epitelio pavimentoso pluristrati cato cheratinizzato 24
Lingua 27
Vie nasali 28
Orecchio 28
Occhio 29
EPITELI GHIANDOLAR 30
GHIANDOLE ESOCRIN 30
CLASSIFICAZIONE PER MODALITÀ DI SECREZIONE 30
CLASSIFICAZIONE PER ORGANIZZAZIONE CELLULARE 31
ESEMPI GHIANDOLE ESOCRIN 32
TUBULARE SEMPLICE 32
Intestino tenue 32
Intestino crasso 32
TUBULARE SEMPLICE RAMIFICATA 32
TUBULARE GLOMERULARE 33
ACINOSA SEMPLICE 34
ACINOSA RAMIFICATA 34
TUBULARE COMPOSTA 34
ACINOSA COMPOSTA 34
Pancreas 35
Fegato 35
Ghiandole salivari maggiori 36
ALVEOLARE COMPOSTA 37
GHIANDOLE ENDOCRIN 37
CLASSIFICAZIONE CELLULE ENDOCRINE 37
ESEMPI GHIANDOLE ENDOCRIN 38
PANCREAS 38
FEGATO 38
CELLULE SECERNENTI ORMONI STEROIDEI 40
Ghiandole surrenali 40
Tiroide 41
Ipo si 42
TESSUTI CONNETTIV 44
MATRICE EXTRACELLULAR 44
SOSTANZA FONDAMENTALE 44
GAG e proteoglicani 44
Proteine associate 45
COMPONENTE FIBROSA 46
Alessia Piffer 2
fi E fi
fi E E I E I E
Collagene 46
Fibre elastiche 47
CELLULE DEL CONNETTIV 48
FIBROBLASTI 49
MASTOCITI 49
MACROFAGI 49
PLASMACELLULE 50
TESSUTI CONNETTIVI PROPRIAMENTE DETT 50
CONNETTIVO LASSO O AREOLARE 50
CONNETTIVO DENSO 50
Connettivo denso irregolare 50
Connettivo denso regolare 50
CONNETTIVO RETICOLARE 51
TESSUTO ADIPOSO 51
Tessuto adiposo bianco o uniloculare 51
Tessuto adiposo bruno o multiloculare 52
Tessuto adiposo rosa 53
CARTILAGIN 54
CELLULE DELLA CARTILAGINE 54
Condroblasti 54
Condrociti 54
MATRICE EXTRACELLULARE 54
Componente brosa 54
Sostanza amorfa 55
ANATOMIA DELLA CARTILAGINE 55
ACCRESCIMENTO 55
TIPI DI CARTILAGINE 56
Cartilagine ialina 56
Cartilagine brosa 57
Cartilagine elastica 57
TESSUTO OSSE 58
MATRICE EXTRACELLULARE 58
Componente inorganica 58
Componente organica 58
CELLULE DELL’OSSO 58
Cellule osteoprogenitrici 58
Osteoblasti 59
Osteociti 60
Osteoclasti 60
CLASSIFICAZIONE DEL TESSUTO OSSEO 62
Tessuto osseo lamellare 62
Tessuto osseo non lamellare 63
VASCOLARIZZAZIONE E INNERVAZIONE DELLE OSSA 63
Alessia Piffer 3
fi fi E O O I
Vascolarizzazione derivante dal periostio 63
Vascolarizzazione derivante dall’endostio 63
ISTOGENESI DEL TESSUTO OSSEO 64
Istogenesi per modalità membranosa o intramembranosa 64
Istogenesi per modalità condrale o endocondrale 65
RIMODELLAMENTO OSSEO 66
SANGU 68
COMPONENTI PROTEICHE 68
ELEMENTI FIGURATI DEL SANGUE 68
Eritrociti 68
Leucociti 70
Piastrine 75
EMOPOIESI 76
ORGANI DEL SISTEMA IMMUNITARI 79
VASI LINFATIC 79
TIM 80
STRUTTURA DEL TIMO 80
Corticale 80
Midollare 80
LINFONOD 81
Capsula connettivale 81
Corticale 81
Paracorticale 81
Midollare 82
MILZ 82
TONSILLE E ADENOID 82
APPENDIC 82
PLACCHE DEL PEYE 82
TESSUTO LINFOIDE DIFFUS 82
TESSUTO NERVOS 83
NEURON 83
SOMA O CORPO CELLULARE 83
DENDRITI 84
ASSONE 85
PROPAGAZIONE DEL SEGNALE 86
SINAPSI 87
Meccanismo di comunicazione sinaptica 87
CLASSIFICAZIONE 88
LOCALIZZAZIONE DELLE MORFOLOGIE NEURONALI 88
CELLULE DELLA GLI 89
NEUROGLIA PERIFERICA 89
Cellule di Schwann, cellule satelliti dei gangli e oligodendrociti (che però fanno parte della neuroglia interstiziale!) 89
Alessia Piffer 4
O A E I E
I I R
A I O O O
Mielinizzazione 90
NEUROGLIA EPITELIALE 91
Cellule ependimali 91
NEUROGLIA INTERSTIZIALE 92
Astrociti 92
Oligodendrociti 92
Microglia 92
STRUTTURA DEL NERV 93
SENS 93
TESSUTO MUSCOLAR 95
TESSUTO MUSCOLARE SCHELETRIC 95
CELLULE 95
Sarcomeri 95
Membrana 97
Reticolo endoplasmatico liscio 98
ORGANIZZAZIONE DELLE FIBRE MUSCOLARI 98
INNERVAZIONE 99
TESSUTO MUSCOLARE CARDIAC 100
TESSUTO MUSCOLARE LISCI 101
Alessia Piffer 5
I O O E O O
INTRODUZIONE
Per osservare gli organuli e le membrane occorrono
microscopi elettronici molto potenti, mentre per
osservare i tessuti è suf ciente il microscopio ottico.
Un eritrocita è una cellula dalle dimensioni di 7-8μm
ed essendo presente in quasi tutti i tessuti può essere
paragonato in grandezza ad altre immagini per
determinarne circa le dimensioni e l’ingrandimento
utilizzato.
Le cellule di un organismo pluricellulare pur essendo
diverse tra loro hanno lo stesso genoma.
Giulio Bizzozzero (1846-1901) scoprì l’eritropoiesi/
leucopoiesi che ha luogo nel midollo osseo,
comprese quindi che il rinnovamento cellulare varia
nei tessuti, che classi cò in:
• Labili: si distruggono e si rigenerano in
continuazione, con un continuo turnover cellulare. Un esempio sono midollo osseo ed
epidermide.
• Stabili: normalmente non è necessario che queste cellule vengano sostituite, ma in
caso di danno le cellule sono in grado di rigenerare le cellule mancanti. Un esempio è il
fegato.
• Perenni: le cellule che compongono questo tessuto non vengono ricambiate e non
sono in grado di essere sostituite in caso di danno, perciò vengono sostituite da
tessuto cicatriziale non funzionale.
Una volta che avviene lo stimolo a ricreare un tessuto è necessario che questo non
prosegua oltre o che non si innesti dove non c’è bisogno, dando origine a cellule
iperproliferative cancerose.
CELLULE STAMINALI
L’equilibrio è regolato dalle cellule staminali, che hanno
caratteristiche peculiari:
• Automantenimento: sono in grado di proliferare in maniera
illimitata per mantenere la popolazione di cellule staminali stabile.
Ciò è essenziale perchè le cellule staminali non devono mai
terminare
• Differenziamento: non sono terminalmente differenziate perchè
hanno funzione di cellule di scorta, ma sono in grado di
differenziarsi per migrare a ripopolare uno speci co tessuto che ne ha necessità.
• Ripopolamento: sono in grado di ripopolare un tessuto danneggiato.
• Popolamento: sono in grado di accrescere un tessuto.
A ogni divisione possono dare origine sia a due cellule diverse tra loro sia a due cellule
identiche tra loro, poichè una o entrambe le due cellule glie potrebbe intraprendere la
via del differenziamento, abbandonando la popolazione delle cellule staminali.
Alessia Piffer 6
fi fi fi fi
COME SI CONSERVANO LE CELLULE STAMINALI
Le parti terminali dei cromosomi, i telomeri, sono zone non codi canti di funzione
protettiva che vengono erose a ogni divisione cellulare no a quando non si consumano
completamente: questo diventa segnale di eccessivo invecchiamento della cellula, la
quale non può più entrare in mitosi.
Per quanto riguarda le cellule staminali embrionali i
telomeri non si consumano, per questo hanno la
capacità di dividersi in maniera illimitata, grazie a degli
enzimi chiamati telomerasi.
Le cellule staminali adulte presentano anch’esse le
telomerasi ma in quantità molto minore rispetto a quelle
embrionali, le cellule differenziate invece non
presentano affatto questo enzima a meno che non siano
cellule cancerose. Inoltre le cellule staminali si conservano grazie alla possibilità di
segregazione cromatidica asimmetrica, ovvero in una cellula va
solo il DNA stampo e nell’altra solo quello copiato.
In questo modo se sono presenti errori è molto più immediata
l’eliminazione della cellula errata, mantenendo la cellula col DNA
corretto sempre invariata.
Quindi delle due cellule glie quella col DNA copiato va incontro
a differenziamento, mentre l’altra è adibita all’automantenimento.
Ciò avviene solo se c’è lo stimolo per il differenziamento mentre
se si deve mantenere solo la popolazione di staminali non
avviene.
Anche il contenuto della cellula si divide in maniera asimmetrica, tra cui ad esempio
anche alcuni organuli, questo sia perchè le cellule staminali non hanno una gran attività
metabolica visto che non fanno niente sia perchè ad esempio un mitocondrio vecchio
può aver prodotto anche tanti radicali che possono anche aver danneggiato il DNA
mitocondriale, perciò viene segregato nella cellula che dovrà differenziare.
Una cellula staminale utilizza un metabolismo glicolitico e ha meno mitocondri per
evitare danni di questo tipo.
DIFFERENZIAMENTO
La cellula staminale che viene indirizzata al differenziamento deve ampiamente
proliferare, questo avviene a carico di una famiglia di cellule precursori non ancora
completamente differenziate.
L’iperproliferazione e la differenziazione sono processi
indotti che dipendono anche dalla posizione della
cellula, che perciò risente anche dell’ambiente
circostante.
Infatti anche la posizione della cellula rispetto alla fonte
dello stimolo determina quali cellule andranno incontro
a differenziamento e quali no e il loro comportamento.
La sede dove si trovano le cellule staminali prende il nome di nicchia staminale è il
microambiente composto da elementi cellulari, metaboliti e segnali prodotti localmente
che regolano la staminalità o il differenziamento.
Alessia Piffer 7
fi fi fi
Nella nicchia sono presenti altre cellule mature differenziate che inviano segnali, arrivano
stimoli umorali portati dal circolo sanguigno da distretti anche molto lontani e arrivano
altri fattori che in uenzano il comportamento della cellula.
Ad esempio il midollo osseo è dove vengono generate tutte le cellule del sangue, al suo interno ci sono dei vasi
che raccolgono le nuove cellule, che si trovano man mano che sono pronte sempre più verso il vaso per poi
andare in circolo quando sono pronte.
La trasmissione del segnale avviene:
• Fattori paracrini: cellule stimolano altre
cellule mediante la secrezione di fattori che
diffondono nel liquido interstizioale.
• Fattori iuxtacrini: cellule stimolano altre
cellule mediante contatto grazie alle
giunzioni.
• Fattori prodotti dalla matrice extracellulare:
cellule stimolano altre cellule mediante la
matrice, frutto del lavoro delle prime.
La cellula staminale per de nizione è la cellula uovo fecondata, ovvero la cellula zigote,
una totipotente in grado di formare un intero organismo.
Inizialmente prolifera in una sfera di cellule, le quali nel giro di poco tempo risentono
della loro posizione, cominciando a differenziarsi in una sfera cava con all’interno un
piccolo gruppo di cellule che darà luogo all’embrione.
Questo processo prende il nome di segmentazione ed avviene nell’arco dei primi 5
giorni, quindi la totipotenza dello zigote è molto breve.
Se le cellule si separano a questo stadio, in cui sono ancora totipotenti, si può innestare
una seconda gravidanza, mentre dal momento in cui lo zigote è diventato una blastocisti
ormai è troppo tardi perchè le cellule sono già differenziate tra quelle che formeranno
l’embrione e quelle che formeranno placenta ed annessi.
La masserella interna a questo punto si stacca dalla super cie per formare un disco
trilaminare (ectoderma, mesoderma e endoderma) e ognuno di questi foglietti darà vita
a un certo gruppo di tessuti tramite il processo di gastrulazione.
Perciò non tutte le cellule staminali hanno la stessa potenza:
• Cellule staminali di zigote e morula: sono totipotenti
• Cellule staminali embrionali: sono pluripotenti e hanno una plasticità molto ampia.
Alessia Piffer 8
fl fi fi
• Cellule staminali fetali: sono pluripotenti e multipotenti.
• Cellule staminali del cordone ombelicale e della placenta: sono multipotenti
• Cellule staminali adulte: sono multipotenti e unipotenti.
Nelle cellule pluripotenti sono accesi 3 geni OCT-3/4, SOX2 e NANOG, che regolano i 3
aspetti labile/stabile/perenne.
Nella vita dopo la nascita ci sono cellule multipotenti, capaci di dare luogo a un gruppo
di tipi cellulari ristretto, ad esempio derivante da un solo foglietto embrionale,
oligopotenti, capaci di produrre ancora meno citotipi e unipotenti, che sono
praticamente dei precursori di cellule che possono differenziare in un unico tipo
cellulare.
Ad esempio l’epidermide è fatta da cheratinociti, c’è uno strato di cellule germinali che sono unipotenti che
effettuano una divisione asimmetrica per diventare cheratinociti e mantenere la linea germinale, si trova infatti al
di sotto di tutti gli altri strati protetto.
Nel midollo osseo invece ci sono cellule multipotenti che producono diversi citotipi come eritrociti e leucociti.
Nei villi intestinali ci sono più tipi cellulari, tra cui cellule di rigenerazione in grado di sostituire tutte le cellule,
essa si trova all’interno delle cripte intestinali protetta dallo stress meccanico.
C’è tuttavia una differenza tra le colonie che portano ad avere linfociti e quelle che portano agli altri elementi
del sangue, nonostante entrambe derivino dalla stessa cellula emopoietica, perchè questa si differenzia in due
cellule precursori diverse per i linfociti e per gli altri elementi gurati del sangue.
Nell’apparato riproduttore maschile c’è una nicchia di staminali mentre in quello femminile no, quindi gli
spermatozoi sono in numero illimitato mentre gli ovociti no.
Le cellule staminali si trovano:
• Nel midollo osseo.
• Negli epiteli.
• Nel muscolo.
• Nel follicolo pilifero.
• Spermatogoni.
Sono state trovate nicchie di staminali anche in tessuti perenni come nel tessuto nervoso
o nel muscolo.
STORIA
Lo studio delle staminali è abbastanza recente, infatti nasce
dal frutto solo di un centinaio di anni.
• 1892: si scopre che lo zigote di riccio di mare è totipotente
no allo stadio di 4 blastomeri.
• 1952: si scopre che lo zigote di mammifero è totipotente
no allo stadio di 8 blastomeri.
• 1962: si scopre che mischiando le cellule dei blastomeri
totipotenti i geni che erano all’interno di esse vengono
espressi negli individui, quindi ognuna di queste cellule si
mantiene nella sua espressione genica. Viene poi
dimostrato che a contare è il genoma e non la cellula in se,
impiantando il nucleo di una prima blastocisti in una
seconda cellula uovo.
Provando lo stesso esperimento con il nucleo di una cellula somatica questo, seppur
con un bassissimo tasso di successo, è riuscito allo stesso modo, dimostrando che
Alessia Piffer 9
fi
fi fi
anche una cellula adulta può riattivare in modo appropriato le caratteristiche staminali.
Ciò sta alla base della clonazione.
I limiti dell’uso delle cellule staminali embrionali su umani adulti sono:
• Limiti etici.
• Possibilità di rigetto.
• Tumorigenicità.
Perciò si è cercato di ottenere un surrogato delle cellule staminali riattivando i tre geni
OCT-3/4, SOX2 e NANOG, creando le cosidette induced pluripotent stem cells.
Per questa manipolazione si sfruttano tecniche che sfruttano virus o plasmidi che
possono avere anche effetti collaterali, tuttavia ad oggi l’utilizzo delle ips sono sempre
più probabili in quanto eliminano il problema del rigetto essendo provenienti dal
paziente stesso.
Inoltre permettono una forte plasticità, sono molto proliferanti e possono essere usate
nelle malattie neurodegenerative.
In ne le ips possono essere ulteriormente modi cate in modo da correggere il genoma
per guarire delle malattie genetiche.
Anche le cellule staminali adulte hanno delle potenzialità, infatti hanno una discreta
plasticità nel diventare cellule di tessuti anche diversi rispetto a quelli in cui si trovano.
Ad esempio cellule che provengono dal mesoderma sono anche in grado di assumere le
caratteristiche di cellule di diversa derivazione embrionale.
Un esempio di cellule staminali mesenchimali sono quelle del midollo osseo, esse sono
in grado di produrre non solo cellule del sangue ma anche di tessuto osseo, connettivo,
ecc.
Altre cellule mesenchimali sono state trovate nel tessuto adiposo, nel muscolo e in tessuti
con derivazione diversa.
Un altro aspetto molto interessante delle cellule mesenchimali adulte è dato dalla loro
capacità di regolare il sistema immunitario, sia per il corredo antigenico che espongono
sulla super cie sia perchè secernono fattori dall’effetto paracrino, in modo da abbassarlo.
Ciò abbassa le probabilità di rigetto.
Questa sco
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