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animale politico (dice Aristotele) e la Costituzione tutta questa rete di rapporti sociali la

prende in considerazione o la tiene fuori? Un classico rapporto sociale che è quello tra

lavoratore e datore di lavoro non riguarda soltanto loro due quel rapporto sociale ha

anche una rilevanza costituzionale, non solo quel rapporto sociale ma qualunque

rapporto sociale, la costituzione all’art. 2 ci parla dei diritti dell’uomo sia come singolo

sia nelle formazioni sociali, attenzione i diritti sono sempre dell’uomo non sono delle

formazioni sociali. Per pluralismo istituzionale si intende l’emittenza nel nostro

si tende a considerare il

ordinamento di una pluralità di poteri fin dallo Stato Liberale

potere potenzialmente dispotico e autoritario e quindi si cerca nell’organizzazione con

questo potere di individuare la situazione di più poteri, (Montesquieu “la separazione (o

divisione) dei poteri è uno dei principi fondamentali dello stato di diritto. Consiste

nell'individuazione di tre funzioni pubbliche nell'ambito della sovranità dello Stato ‐

legislazione, amministrazione e giurisdizione ‐ e nell'attribuzione delle stesse a tre

distinti poteri dello stato, intesi come organi o complessi di organi dello Stato

indipendenti dagli altri poteri: il potere legislativo, il potere esecutivo e il potere

giudiziario (gli stessi termini vengono usati anche per indicare la funzione a ciascuno

attribuita)”) anche oggi la nostra Costituzione conosce tanti poteri che si controllano tra

di loro.

5. Principio di uguaglianza, art. 3 della Costituzione, c’è una distinzione: principio di

uguaglianza in senso formale e principio di uguaglianza in senso sostanziale, comma 1

“tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza

distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni

personali e sociali” questo è il cuore del principio di uguaglianza in senso formale e

questo in base a questo principio quindi la legge deve classificare per categorie

soggettive tendenzialmente universali, cioè rispetto a quei riferimenti specifici indicati

all’art. 3 comma 1 tendenzialmente la legge non può effettuare nessuna discriminazione.

Cosa fa quindi la Corte Costituzionale quando si trova ad applicare il principio di

uguaglianza? Va ad individuare la ratio legis che è una formula latina con cui si esprime

la ragione della legge, la Corte Costituzionale in altre parole va alla ricerca della

giustificazione del diverso trattamento. Esempio io e un altro soggetto siamo in pensione

abbiamo lavorato gli stessi anni abbiamo versato gli stessi contributi ma l’altro soggetto

ha la pensione più alta della mia allora io vado dalla Corte Costituzionale con l’intento

non di far abbassare la pensione all’altro soggetto ma eventualmente di innalzare la mia,

l’applicazione di tutti questi principi è un applicazione tra due termini: c’è una norma che

di uguaglianza non ha

io metto a raffronto con una norma costituzionale, il principio

sempre un rapporto a due ma spesso ha un rapporto a tre norme, c’è il principio di

uguaglianza art. 3 c’è una legge che prevede per me una pensione più bassa c’è una legge

che prevede per me una pensione più alta quindi il giudice costituzionale si trova a

raffrontare due diverse leggi alla luce del principio di uguaglianza e quindi interviene

in questo caso quello che viene chiamato come tertium comparationis che è il

riferimento legislativo a cui chiedo venga applicato il principio di uguaglianza cioè

principio di

quando dico che la pensione è più bassa della sua non richiamo solamente il

uguaglianza ma richiamo anche la sua disciplina giuridica dicendo io voglio essere

equiparato alla sua. Questo principio di uguaglianza viene chiamato anche principio di

uguaglianza ragionevolezza, che altro non è che la ricerca da parte del giudice

costituzionale di un fondamento ragionevole se lo trova bene se non lo trova dichiara

l’illegittimità costituzionale della legge. L’art. 3 prosegue comma 2 ed esprime quello che

comunemente viene definito principio di uguaglianza in senso sostanziale, anche questa

è una disposizione particolarissima ed è la disposizione costituzionale che più di tutte

esprime una forza di principio di sincerità cioè l’art. 3 comma 2 ci fa capire che la nostra

Costituzione è una Costituzione sincera perché prende le cose per come sono ci parla

dell’Italia per com’è ovviamente per cambiarla ma prende in considerazione la realtà

economica sociale culturale e via dicendo “è compito della Repubblica rimuovere gli

che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza

ostacoli di ordine economico e sociale,

dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva

partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del

Paese” la sincerità sta nel riconoscimento costituzionale che esistono degli ostacoli,

ostacoli di ordine economico e sociale quindi ci dice attenzione la dimensione economica

e sociale non va presa per quella che è perché può essere fuorviera di diseguaglianze la

dimensione economica e sociale produce degli ostacoli, il rapporto tra lavoratore e

datore di lavoro è fuorviero di diseguaglianze quelle diseguaglianza devono essere

oggetto di superamento, l’ordinamento in altre parole è un ordinamento che si muove,

l’art. 3 comma 2 fornisce il testo di quel movimento e qual è il testo di quel movimento

è il processo continuamente aperto di rimozione di ostacoli.

6. Lezione 12 – 20/10/2014

I DIRITTI E I DOVERI COSTITUZIONALI IN GENERALE

Il tema dei diritti in generale è uno dei temi tipici delle costituzioni. Una costituzione

normalmente si compone in due parti: una che si occupa dei diritti, cioè che contiene un

catalogo una relazione di alcuni diritti ritenuti più importanti di altri, e una seconda parte che

si occupa dell'organizzazione dei pubblici poteri; e così anche la nostra costituzione si divide per

l'appunto in due parti.

Non solo ma il tema dei diritti a partire dalla seconda metà del 900 è stata oggetto di interesse

e di attenzione da parte del diritto internazionale, cioè la dimensione dei diritti non viene

limitata soltanto dall'aspetto statale che si occupa ovviamente dei rapporto sussistente tra

cittadini e Stato, ma è anche oggetto di attenzione di coordinamento e di ordinamenti

sovranazionale: ad esempio abbiamo già visto che l'unione europea a partire dal 2000 ha dato

vita a una sua carta dei diritti fondamentali, che non è formalmente compresa all'interno dei

trattati TUE (trattato sull’unione europea) e TUEF (trattato di funzionamento dell'unione

europea) che vengono chiamati più tardi insieme il trattato di Lisbona del 2007, ma sono tra

questi richiamati e si dice che appunto hanno lo stesso valore giuridico dei trattati; ma ancora

un altro dato importante di riferimento del tema dei diritti è la convenzione europea per la

salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 1950, è un testo che è stato

sottoscritto e ratificato da 47 Stati europei e anche questo diciamo contiene tutta una serie di

diritti molto importante. sono

Ma come vi dicevo diciamo la dimensione fondamentale dei diritti e anche dei doveri

centrali nel discorso di qualunque costituzione, da quando il tema della costituzione e del

costituzionalismo si affaccia nella storia politica cioè tendenzialmente con le grandi costituzioni

della seconda metà del settecento: la costituzione americana nel 1787, che in un primo

momento non ha un catalogo dei diritti ma che vengono aggiunti subito dopo il cosiddetto bill

of rights cioè appunto il catalogo dei diritti; Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino

francese del 1789.

Ora quali sono i caratteri fondamentali diciamo dei diritti? I diritti nascono e si sviluppano e

sorgono all'interno di un certo ordinamento giuridico sulla base su un fondamento

rivendicativo, cioè esistono dei diritti in qualunque ordinamento giuridico perché qualcuno li

chiede e si batte per essi, non esistono diritti che vengono dall'alto, anche i diritti contenuti

nelle costituzione, negli statuti, nelle carte ottriate, vi ricordate cosa sono le carte ottriate? Vuol

dire concesso dal sovrano, ad esempio lo statuto Albertino del 1948 non è il frutto di

un'assemblea costituente ma il frutto di una concezione unilaterale di Carlo Alberto di

Sardegna, quindi per ottriata si intende appunto un documento costituzionale concesso dal

sovrano, e tuttavia anche nelle carte ottriate che contengono una serie di diritti non è che quei

diritti se li è inventati Carlo Alberto ma costituivano il frutto di rivendicazione di quel periodo

1848 che è l'anno della rivoluzione d'Europa, e così dicendo.

Quindi tutti i diritti hanno un fondamento rivendicativo ed hanno un carattere antagonistico, si

chiedono da parte di qualcuno e in questo sta il fondamento rivendicativo si chiedono contro

fondamenta antagonistiche, tradizionalmente i diritti si rivendicano

qualcuno ed hanno queste

contro lo Stato contro i pubblici poteri, è uno dei fondamenti del liberalismo giuridico e politico

cioè lo Stato c'è l'individuo, l'individuo chiede allo Stato, si batte e lotta contro lo Stato per avere

delle sfere crescenti diritti.

Un’altra data importante ancora precedente a queste è la storia invece del costituzionalismo

britannico siamo nel 1648 con il “bill of rights” cioè con la dichiarazione dei diritti inglesi che ad

esempio stabilisce un diritto fondamentale che è quello dell’“habeas corpus”, che vuol dire

semplicemente che lo Stato e i pubblici poteri, in quel momento il monarca, riconosce in termini

giuridici del valore giuridico del corpo del suddito, vuol dire semplicemente la libertà degli

arresti.

Quindi vi dicevo fondamento rivendicativo e fondamento antagonistico tale per cui negli

ordinamenti liberali i diritti si rivendicano contro lo Stato, negli ordinamenti invece

costituzionali cioè quelli novecenteschi tra cui quello della Costituzione Italiana i diritti leggendo

l’art. 2 della Costituzione hanno una sfumatura diversa, hanno una faccia diversa, nel senso che

non si rivendicano più soltanto nei confronti di uno Stato ma nel momento in cui lo stato altro

non è che l'abbreviazione sul piano pubblico, sul piano del potere dei rapporti tra cittadini e

questi rapporti sono democratici da tutto, ciò consegue che i diritti vengono fatti valere anche

per i cittadini. I diritti che trovate nella Costituzione quindi hanno come soggetti passivi, quindi

come destinatari, non soltanto lo Stato, come poteva essere nella costituzione del secolo

scorso, ma anche gli altri cittadini, esempio fondamentale art. 36 della Costituzione: stabilisce

il diritto del lavoratore alla retribuzione proporzionata e sufficiente, questo diritto intanto

spetta al lavoratore ma chi è il soggetto passivo obbligato in questo diritto? non è lo Stato, sono

i datori di lavoro, quindi gli altri soggetti privati. Per cui vedete i diritti acquistano in un

ordinamento democratico una valenza anche intersoggettiva cioè costituiscono un legame che

non è più soltanto verticale, il cittadino che non vuole che lo Stato lo mette in prigione

ingiustamente, ma anche una valenza orizzontale ad esempio se io faccio valere il mio diritto

alla privacy lo posso far valere sia nei confronti dello Stato, ma lo posso far valere anche nei

confronti del soggetto privato, prima di tutto può essere un soggetto privato che ascolta le mie

telefonate e commette reato oppure pensate diciamo a un giornalista che pubblica delle notizie

sulla mia vita privata e che sono del tutto prive di interesse pubblico quindi vedete come in

questo caso il diritto al rispetto della vita privata viene fatto valere non soltanto nei confronti

dello stato ma anche nei confronti di altri soggetti dell'ordinamento.

Quindi i diritti hanno carattere rivendicativo e carattere antagonistico in questa duplice

determinazione verticale e orizzontale. Ma i diritti hanno anche carattere costoso, tutti i diritti

costo perché consistono in una pretesa erogatoria, ad esempio il diritto allo studio

hanno un

come stabilisce l'art. 34 della Costituzione: i capaci e i meritevoli anche se privi di mezzi hanno

diritto a raggiungere i gradi più alti degli studi, questo vuol dire che il contenuto di quel diritto

sarà per voi quello di chiedere e di ottenere una borsa di studio e la borsa di studio

evidentemente costa; ma questo vale anche per i diritti che non si risolvono immediatamente

in una prestazione, anche i diritti di libertà costano, classico esempio di diritto liberale è la

è il contenuto della proprietà, la proprietà è che io ho un

proprietà, uno potrebbe dire qual

pezzo di terra e posso stabilire chi vi entra e chi vi esce quindi io chiedo semplicemente

un'astensione da parte dei pubblici poteri c'è quel pezzo di terra è mio, e tranne nei casi in cui

è prevista l'espropriazione, nessuno me lo può togliere e vale anche nei confronti degli altri

soggetti privati, dov’è il costo? Il costo è che per garantire questo diritto, che si risolve in una

pretesa di astensione verso altri soggetti, è necessario comunque un apparato pubblico, cosa

succede se entra il pastore con le sue pecore sul mio terreno chiamo la polizia per fare una

denuncia e poi che cosa succede vado dal giudice, il poliziotto e il giudice li paga sempre lo Stato

quindi anche diritti che apparentemente non hanno un profilo erogativo hanno comunque un

costo in termini economici; e poi ancora probabilmente anche l'assenza di diritti hanno un costo

vi ho fatto prima l'esempio del diritto allo studio, il diritto allo studio costa, la costituzione

prevede che i capaci e meritevoli anche se privi di mezzi hanno il diritto di raggiungere il grado

più alto negli studi ma se non fosse garantito questo diritto probabilmente sarebbe un costo

economico e anche un costo sociale equivalente superiore? È difficile a dirsi nel fatto che una

certa popolazione non abbia uno sviluppo scolastico in questo caso sufficientemente elevato,

quindi vedete come in realtà il tema del costo dei diritti è molto grande e molto più sviluppato

rispetto al semplice costo dei diritti di questa prestazione, sono i diritti sociali che sono quelli

che si risolvono in una richiesta erogativa nei confronti di un altro soggetto.

Come si classificano in generale i diritti? Perché la costituzione prevede e disciplina tanti diritti

ed è utile incasellarli in una serie di categorie che ci possono aiutare a semplificare il discorso, i

diritti si possono distinguere alla luce di due livelli che sono due strumenti tipici dello studio del

diritto: la struttura e la funzione, ogni istituto giuridico può essere visto in base alla struttura o

in base alla funzione, la struttura ci dice come funziona un certo istituto giuridico oppure si può

studiare dal punto di vista della funzione e la domanda è non come funziona ma a cosa serve.

E tutto questo vale anche per i diritti sociali, i diritti dal punto di vista della struttura cioè come

sono configurati si possono distinguere in diritti: oppositivi e pretensivi, i diritti oppositivi sono

i diritti da, cioè sono i diritti in cui il contenuto consiste in una richiesta di astensione o di

opposizione ad esempio la libertà personale è un classico diritto la cui struttura è oppositiva

nei casi

cosa chiedo ad un altro soggetto e ai pubblici poteri di non mettermi in carcere se non

prestabiliti dalla legge, la libertà della segretezza delle corrispondenza è un altro classico diritto

oppositivo cosa chiedo io in virtù di questo diritto costituzionalmente stabilito che nessuno

legga la mia corrispondenza quindi io chiedo che non si faccia qualcosa. Opposta invece è la

struttura dei diritti pretensivi, perché invece io chiedo qui che si faccia qualcosa, io chiedo che

ci sia da parte del destinatario di quel diritto qualcosa che prima non c’era e i diritti pretensivi

si possono distinguere in: diritti pretensivi che portano ad un dare o che portano ad un fare;

esempio diritto allo studio art. 34 comma 4 della Costituzione “la Repubblica rende effettivo

questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere

attribuite per concorso” è un diritto pretensivo in questo caso il dare sono gli assegni alle

famiglie e il fare sono ad esempio se lo Stato mette a disposizione per esempio delle mense

gratuite, l’organizzazione di un servizio da parte dello Stato. Più complicata è invece la

distinzione dei diritti a seconda della funzione perché la domanda a cosa serve si combina anche

comunemente i diritti diciamo che si

con diversi momenti storici in cui appaiono questi diritti,

distinguono a seconda della funzione si distinguono in: diritti civili, diritti politici e diritti sociali;

non è facile fare questa distinzione, possiamo dire che i diritti civili in linea di massima con le

Costituzioni del 700 e sono i diritti che attengono alla sfera privata dell’individuo, il diritto civile

per antonomasia è la proprietà, che caratterizza l’Ideal tipo di tutti i diritti civili che consiste

diciamo nel godere in maniera assoluta di qualche cosa e goderne però privatamente cioè senza

il problema della interazione di quel godimento con altri soggetti; i diritti politici sono anche

questi diritti individuali ma sono diritti che incontrano e che hanno senso nel momento in cui

l’esercizio è un esercizio collettivo, esempio il voto, ma la differenza con i diritti civili è che il

voto non ha senso indicato al singolare, il mio voto a senso nella misura in cui si somma si

cumula o si contrappone ad altri voti, se vogliamo dare una data a questi diritti possiamo dire

Francia nella quale nel 1848 si afferma il suffragio universale maschile; i diritti sociali

1789 in

l’idea tipo il lavoro, qual è il carattere dei diritti sociali dal punto di vista della funzione? I diritti

civili e i diritti politici hanno in comune il carattere che proiettano per così dire la realtà per

quella che è cioè sono diritti che fotografano l’esistente, i diritti sociali sono diritti la cui funzione

è rivendicativa, che vuol dire che assumono la realtà ma per cambiarla, sono dei diritti che

vengono goduti in maniera diversa poiché non spettano a tutti spettano solo a determinati

soggetti ritenuti dall’ordinamento particolarmente bisognosi, nell’art. 34 comma 3 “i capaci e

meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi” il

carattere sociale del diritto in questo caso allo studio lo trovate nell’inciso “anche se privi di

mezzi” non basta essere capaci e meritevoli per avere una borsa di studio ma bisogna essere

privi di mezzi, art. 32 comma 1 “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto

dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti” ci si riferisce

32 comma 1, quindi in conclusione

agli indigenti perché chi non lo è non ha bisogno dell’art.

questi diritti a differenza dei diritti civili e dei diritti politici si legano molto di più al principio di

uguaglianza sostanziale cioè dicono noi siamo tutti uguale e tutti astrattamente abbiamo i diritti

civili tutti potenzialmente abbiamo politici ma per vedere a chi spettano i diritti sociali

dobbiamo vedere come siamo collocati socialmente e situati economicamente perché questi

diritti sociali servono a svolgere una funzione di riequilibrio economico‐sociale e riprendendo

l’art. 3 “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che,

impediscono il pieno sviluppo della

limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini,

persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica,

economica e sociale del Paese”.

Adesso abbiamo parlato dei diritti in generali, i diritti hanno anche in comune un’altra cosa una

serie di strumenti che la Costituzione prevede per la loro tutela e la loro garanzia, cioè la

Costituzione in altre parole non si limita ad enunciare in generale un diritto ma si porta dietro

tutta una disciplina costituzionale dei diritti che serve a far sì che questi diritti siano più garantiti

più sicuri e più effettivi. Primo strumento la riserva di legge se si leggono tutti i diritti che vanno

dall’art. 13 in avanti si trovano continuamente riferimenti alla legge, ad esempio l’art. 13 dice

che la libertà personale è inviolabile che non può essere limitata se non nei modi e nei casi

stabiliti dalla legge, che vuol dire riversa di legge e perché esiste? Riserva di legge vuol dire che

una certa materia può essere regolata soltanto dalla legge ad esempio i casi e i modi con cui

può essere limitata la libertà personale può essere stabilita soltanto con una legge e per ora per

legge assumiamo per buono questa espressione come sinonimo di fonte di rango primario,

soltanto una fonte di rango primario può stabilire i casi e i modi di limitazione di libertà

personale. Quando si vuole dire solo qualcuno e solo qualcosa si vuole escludere qualcun altro,

riserva di legge vuol dire solo questo atto normativo ma perché si vuole limitare questa materia

alla riserva di legge? Perché legge vuol dire parlamento, dal punto di vista sostanziale la legge

è l’atto dell’organo Parlamento, Parlamento vuol dire rappresentanza nazionale, vuol dire

l’unico organo costituzionale direttamente e immediatamente rappresentativo del corpo

elettorale e quindi si è voluto escludere dalla riserva di legge quel soggetto che

tradizionalmente adotta le fonti secondarie cioè il Governo, riserva di legge vuol dire che la

materia dei diritti per la sua delicatezza e per la sua importanza dovrebbe essere oggetto

soltanto di interventi del Parlamento e non del Governo. Secondo strumento di garanzia e

tutela e protezione di questi diritti è un’altra riserva, la riserva di giurisdizione, art. 13 della

Costituzione “non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione

personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato

dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge” la libertà personale non è

stabilire i casi e i modi con cui quella libertà

tutelata e garantita dal fatto che in generale chi può

personale viene limitata è solo il legislatore ma si stabilisce anche che concretamente caso per

caso la libertà personale possa essere limitata solo da un giudice, questo vuol dire riserva di

giurisdizione, proseguendo all’art. 13 “in casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati

tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti

provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se

questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi

sulla base di una legge può

di ogni effetto” quindi la regola è solo ed esclusivamente il giudice

limitare la libertà personale, chi si è voluto escludere prevedendo la riserva di giurisdizione?

Anche in questo caso si è voluto escludere il Governo dall’effettiva limitazione di alcuni diritti

personali. Terzo strumento fondamentale di garanzia di tutela, la tutela giurisdizionale, art. 24

comma 1 “tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi”

quindi diciamo che chi limita un mio diritto in concreto non poteva farlo io ho un altro diritto di

agire in giudizio per far valere i miei diritti e si tratta anche in questo caso di un diritto

fondamentale perché consiste nella possibilità di rivolgermi a un soggetto terzo, il giudice che

è un soggetto autonomo e indipendente. Quarto strumento fondamentale della tutela dei

diritti, la responsabilità dei pubblici agenti art. 28 “i funzionari e i dipendenti dello Stato e degli

enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative,

degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato

e agli enti pubblici” quindi se io mi ritengo leso in un diritto posso far valere la responsabilità

dei pubblici agenti. Quinto strumento di tutela dei diritti il giudizio di costituzionalità consiste

nella possibilità di andare davanti a un giudice costituzionale a una Corte Costituzionale in

particolare, nello Stato Liberale che è uno Stato Monoclasse lo Stato della borghesia e anche il

Parlamento è espressione della borghesia e anche la legge è espressione della borghesia e

questo punto di vista nel senso che non ci può essere

quindi diciamo tutto va a posto da

contraddizione tra quello che vuole il parlamento e i diritti dei consociati, invece se

l’ordinamento è un ordinamento pluriclasse cioè se ci sono tanti interessi in gioco anche la legge

può essere messa in discussione l’unica cosa che non si può mettere in discussione è la

Costituzione poiché quest’ultima stabilisce le regole del gioco che sono state sottratte alle

scelte delle maggioranze, la legge invece è scelta dalla maggioranza e cosa succede se la legge

è ingiusta è incostituzionale ci deve essere un organo che la possa sindacare e quindi c’è il

giudizio di costituzionalità nel senso che anche se il legislatore attraverso l’uso della riserva di

legge lede quel diritto il nostro ordinamento ha previsto un rimedio che è appunto quello di

rivolgersi alla Corte Costituzionale, cosa è che non c’è nella nostra Costituzione a tutela dei

diritti? C’è un altro istituto di cui si è parlato molto a lungo nell’assemblea costituente che è il

diritto di resistenza, il progetto di costituzione è stato elaborato da un gruppo ristretto la

commissione della costituzione poi quel progetto è stato sottoposto all’aula che l’ha poi in parte

modificato e una delle modifiche che ha fatto l’assemblea è stata l’abolizione di un articolo che

disciplinava il diritto di resistenza “quando i pubblici violino le libertà fondamentali e i diritti

garantiti dalla Costituzione la resistenza a l’oppressione è diritto e dovere del cittadino” perché

è stata abolita? Il diritto di resistenza è sostenuto da una parte importante della democrazia

cristiana ed è osteggiato dalle sinistre, c’è uno snodo teorico che riguarda il fondamento dei

lo Stato, esistono due configurazioni

diritti, il problema è quello del rapporto tra i diritti e

opposte di questo rapporto: una che dice i diritti preesistono allo Stato (giusnaturalismo, il

fondamento dei diritti è nella natura) e una che dice non c’è nulla in termini giuridici che sia al

di fuori dello Stato (giuspositivista, il fondamento dei diritti è lo Stato), il diritto di resistenza

cos’è che ha in comune con questo discorso, si mette all’interno della Costituzione cioè

all’interno di un testo giuridico un diritto in virtù del quale i cittadini possono ribellarsi al potere,

potere che è sì incostituzionale ma che è sempre pubblico potere e quindi diciamo vorrebbe

dire contrapporre a due diversi ordini di legittimità, una legittimità costituzionale e una

legittimità ordinaria o vorrebbe dire farlo direttamente e quindi diciamo il diritto di resistenza

è stato cancellato dalla Costituzione Italiana, perché in altre costituzioni è previsto. Quindi la

resistenza come fatto giuridico ci può essere sempre ma è qualcosa di esterno ad un certo

ordinamento è qualcosa che si pone sul piano politico non sul piano giuridico, poi se quella

resistenza avrà successo instaurerà un nuovo ordinamento giuridico.

Lezione 13 – 21/10/2014

I DIRITTI CIVILI

Contano sul tema di diritti due impostazioni fondamentali rispetto al tema dei diritti stessi, quali

sono questi due impostazioni? Naturalistica e giusnaturalistica, l'articolo dove forse maggiore è

l'impronta giusnaturalistica è per l'appunto l'articolo 29 della costituzione "la Repubblica

società naturale fondata sul matrimonio" allora

riconosce i diritti della famiglia come

innanzitutto trovato un verbo che abbiamo già incontrato riconoscere che è uno di quei verbi

che si trovano all'articolo due della costituzione solo riconosce qui non riconosce e garantisce

primo elemento di riflessione, secondo elemento di riflessione che pone veramente un

problema dal punto di vista interpretativo come viene qualificata la famiglia? Come la società

naturale cioè qui è chiarissimo l'intento del costituente di dire prima c'è la famiglia poi c'è il

resto al punto che si qualifica la famiglia come società naturale su quest'aggettivo naturale si

potrebbe fare un intero corso perché che cosa si intende per naturale? Il problema del

giusnaturalismo e che quando si invoca qualcosa di naturale dobbiamo anche mettersi

d'accordo su cosa si intenda per naturale quando io dico che ci sono dei diritti che sono prima

dello stato dovremo poi essere d'accordo su quali diritti sono prima dello stato e quindi diciamo

il problema è tutto lì cosa si intende per società naturale a cui poi si aggiunge un'altra

specificazione fondata sul matrimonio quindi a una società naturale la quale incontra un istituto

del diritto soggettivo su questo non c'è dubbio che è il matrimonio questo il problema

dell'eventuale compatibilità di matrimoni omosessuali ma anche per un'eventuale

preparazione al matrimonio e forme di convivenza tra persone di sesso diverso tutto si fonda

su che interpretazione diamo dell'aggettivo naturale, che cos'è la società naturale? Formata da

uomini e donne questo perché ad esempio si può sostenere che naturale è orientata la

procreazione in questo potrebbe essere un elemento di naturalità ma di questo vorrebbe dire

che però ad esempio coppie sposate che non hanno figli dovrebbero essere trattati

diversamente dall'ordinamento? E quindi allora perché una coppia formata da un uomo ed una

donna è una società naturale? In realtà quando si parla di qualcosa di naturale nel diritto si è

davanti una serie di contraddizioni perché il diritto per definizione è qualcosa di artificiale o

quantomeno di culturale c'è qualcosa di costruito qualunque istituto giuridico è una costruzione

appunto se si

di una certa società in un certo contesto storico, quindi una delle domande è

possa dare di questo aggettivo naturale un evoluzione storica, cosa ha detto la corte

costituzionale su questo punto? La corte costituzionale è stata chiamata nel 2010 a pronunciarsi

su un giudizio di legittimità costituzionale di alcuni articoli del codice civile che stabiliscono che

il matrimonio può esservi solo tra un uomo e una donna, una coppia omosessuale la quale si

era vista opporre da parte dell'ufficiale di stato civile diniego alla richiesta di matrimonio è

andata dal giudice dicendo questo diniego è illegittimo proprio perché anche se siamo due

persone dello stesso sesso non c'è motivo dal punto di vista costituzionale che ci sia precluso il

diritto di sposarci è la corte costituzionale è intervenuta con un importante sentenza che è la

numero 138 del 2010, cosa dice la corte costruzione in questa sentenza? Dice che facendo tutta

un'analisi storica del dibattito in assemblea costituente dice che ai costituenti come dire che le

unioni di due persone dello stesso sesso non gli era venuto in mente, nel periodo storico in cui

47 il problema non si è posto, e quindi dice la corte costituzionale

viene scritta la costituzione 46

sulla base di un interpretazione storica dell'articolo 29 della costituzione il matrimonio può

essere nel nostro ordinamento solo tra un uomo e una donna, cioè l'elemento della diversità di

sesso tra i coniugi è un elemento caratteristico e ineliminabile della nozione costituzionale di

matrimonio di cui all'articolo 29 comma prima della costituzione, tuttavia dice la corte

costituzionale non per questo il rapporto che c'è tra due persone dello stesso sesso si pone

nell'indifferenza del diritto al contrario dice anche il fatto che due persone dello stesso sesso

insieme così come per altro verso due persone di sesso diverso vivano insieme pur non

vivano

essendo coniugate rientra tra quelle formazioni sociali ove si svolge la personalità dell'uomo e

quindi dice spetta al legislatore fornire una configurazione giuridica un quadro di diritti e di

doveri a queste persone che non può essere matrimonio per come la corte costituzionale ha

interpretato l'articolo 29 comma prima della costituzione ma che non può nemmeno essere il

vuoto di disciplina da attuare quindi la corte costituzionale in questa sentenza esorta invita e

più o meno estesa

sollecita il legislatore ad adottare una disciplina che sia più o meno vincolante

a tutela delle persone soprattutto dello stesso sesso perché in fondo due persone di sesso

diverso se vogliono possono sempre sposarsi e quindi in quel caso è difficile individuare il punto

giusto di incontro tra diritti e doveri perché due persone di sesso diverso possono anche

decidere di non voler regolare liberamente la condizione giuridica che deriva dalla loro unione

quindi in questo modo diciamo è stata risolta allora quella situazione, poi i problemi si sono

sviluppati ad esempio si è posta il problema sempre all'attenzione della corte costituzionale

nella primavera scorsa del caso di un coniuge che cambia sesso, la corte costituzionale prima

che il legislatore dopo prevede tutta una disciplina molto sviluppata e peraltro molto avanzata

per quanto è stata posta in essere siamo nella prima metà degli anni 80 che disciplina il

transessualismo cioè riconosce a ciascun individuo il diritto di cambiare sesso sia dal punto di

vista fisico sia dal punto di vista giuridico e quindi acquistando diciamo una nuova identità

sessuale che una parte ineliminabile dell'identità di ciascuno di noi, tuttavia quella stessa legge

prevedeva come conseguenza necessitaria del cambiamento di sesso di uno dei coniugi lo

scioglimento del matrimonio proprio perché a causa del cambiamento di sesso si sarebbe

venuta a creare una situazione di matrimonio di due persone dello stesso sesso, cosa succede

però che una coppia di coniugi sposata uno dei due cambia sesso ma non vogliono che venga

dichiarato lo scioglimento del loro matrimonio cioè queste due persone non ritengono che il

cambiamento di sesso debba determinare il diritto dello scioglimento del vincolo, perché loro

dicono vogliamo restare insieme abbiamo un progetto di vita insomma tutte quelle cose che

sostanziano il matrimonio e la questione va alla corte costituzionale la quale fa una sentenza di

compromesso in qualche modo perché dice che se due persone dello stesso sesso non possono

essere legate dal matrimonio per i motivi affermati già nella sentenza 138 del 2010 cioè per

come configurato il matrimonio nella nostra costituzione uno degli elementi caratteristici del

è quello per l'appunto che sia composto da persone di sesso diverso ma allo stesso

matrimonio

tempo dice la corte costituzionale non è che queste persone passano da uno stato di tutto dal

punto di vista giuridico allo stato di nulla in cui sono giuridicamente come se fossero due perfetti

sconosciuti la corte costituzionale costruisce una vera e propria situazione giuridica ad hoc per

queste persone cioè stabilisce che queste persone anche se non sono più sposate a loro si deve

applicare in buona sostanza la stessa disciplina delle persone sposate quindi non si può

che si devono vicendevolmente applicare nei loro

chiamare matrimonio ma i diritti e doveri

rapporti sono sostanzialmente in attesa che il legislatore un domani forse si forse no chi lo sa

disciplini questa materia sostanzialmente gli stessi, quindi vedete come in questo caso la corte

costituzionale costruisce un vero attraversato s'cioè un insieme di diritti e di doveri per una

categoria di persone che sarà limitata non c'è dubbio ma che esiste nel nostro ordinamento

diversa dal matrimonio ma in qualche modo parallela ad essa quindi vedete come in tutti questi

le

casi il tema dei diritti è un tema in cui come dire concretamente emergono i conflitti e

limitazioni di un certo tempo ad esempio nel nostro tempo i diritti civili tra cui questi fanno

emergere tutti i nuovi diritti legati alla famiglia molteplici conflitti quello che è interessante in

queste vicende al di là dell'escursioni concrete che di volta in volta vengono adottati dai giudici

che sono comunque mutevoli, vi ho detto ieri fondamento rivendicativo cioè esistono questi

diritti perché qualcuno le chiede cioè esistono i diritti degli omosessuali perché degli

omosessuali sono andati davanti a un giudice hanno chiesto nel nostro caso vogliamo che ci

siano riconosciuti questi diritti, carattere antagonistico dei diritti di vista anche questo ieri tra i

diritti si chiedono spesso contro qualcuno fosse anche contro lo Stato e quindi ogni volta per

capire bene come funzioni diritti occorre avere piena consapevolezza dei conflitti in gioco. Altro

elemento rispetta questo tema che lo rende interessante noi finora stiamo ragionando stiamo

facendo di un discorso di tutto in tema di ordinamento giuridico italiano diciamo quello che dice

l'articolo 2 della costituzione, l'articolo 29 della costituzione, la parte del codice civile che

disciplina il matrimonio e così dicendo, ma come vi ho detto il tema dei diritti incrocia anche

una dimensione pluriordinamentale ci sono altri giudici altri cataloghi di diritti e situazioni

giuridiche quindi diversissima che vengono stabilite all'estero e che magari, o che vengono

stabilite da un giudice inter o sovranazionale, e che poi chiedono tutela nel nostro paese il caso

ad esempio che destino a nel nostro ordinamento giuridico una coppia omosessuale

regolarmente sposata in un altro paese che effetti produce nel nostro ordinamento anche in

base al diritto dell'unione europea che stabilisce ad esempio la libertà di circolazione quindi

stabilisce ad esempio che sia un coniuge si è trasferito per lavoro in un altro paese il coniuge

può raggiungerlo, quella coppia si può rivolgere al sindaco in qualità di ufficiale di stato civile e

chiedere la trascrizione del matrimonio oppure al contrario l'ordinamento italiano si chiude

rispetto a questa pretesa perché ritiene che l'elemento della diversità di sesso sia una

caratteristica ineliminabile nell'istituto del matrimonio nel nostro ordinamento rispetto a

quest'esempio se ne possono fare tanti altri pensiamo a tutto quello che è stata diciamo una

delle leggi più controversa degli ultimi 10 anni la legge 40 del 2004 sulla procreazione

medicalmente assistita è una legge che è stata massacrata dalla corte costituzionale cioè che

nonostante il fatto fosse stata approvata dal Parlamento nonostante il fatto che il referendum

abrogativo non abbia raggiunto il quorum prevedeva dei contenuti molto pesanti che la Corte

Costituzionale ha sindacato rispetto alla fecondazione eterologa. quindi diciamo che assumono

I diritti civili sono diritti strettamente legati alla sfera personale e

in buona sostanza l’uomo in quanto individuo e che si risolvono in una richiesta di astensione

nei confronti dei pubblici poteri e degli altri soggetti quindi i diritti civili dal punto di vista della

funzione svolgono una funzione di tutela dell’individuo anche dell’individuo considerato da solo

dal punto di vista invece della struttura hanno un carattere oppositivo che si sostanzia in una

pretesa di astensione valevole soprattutto in primo luogo nei confronti dei pubblici poteri ma

senza escludere anche gli altri soggetti dell’ordinamento.

Il primo e il più importante dei diritti civili è quello stabilito dall’articolo 13 della costituzione è

il diritto che riguarda la libertà personale. Quando noi studiamo i diritti dobbiamo porci una

serie di domande che ci servono ad incasellare questi diritti in una struttura, prima di tutto

bisogna interrogarsi sull’oggetto di che cosa stiamo parlando? Ogni diritto naturalmente a un

oggetto cioè un campo di applicazione, secondo elemento riguarda invece i soggetti per i

soggetti di diritto possono essere i soggetti attivi o beneficiari cioè coloro i quali si vedono

riconosciuto questo diritto oppure i soggetti passivi o obbligati che sono invece soggetti contro

riguarda la disciplina perché la nostra

cui si può far valere il diritto, il terzo elemento

costituzione molto saggiamente non si limita a dire chi ha questo diritto i beneficiari sono questi

gli obbligati sono questi altri ma in molti casi rafforza la previsione di quel diritto con una serie

di disposizioni che ne stabiliscono le regole di funzionamento.

Altrettanto importanti sono i limiti questo perché i diritti nascono limitati proprio perché siamo

in un ordinamento democratico e quindi i diritti sono riconosciuti vicendevolmente da parte dei

soggetti gli uni rispetto agli altri e quindi incontrano altri soggetti, i diritti hanno

necessariamente dei limiti e la funzione del diritto è proprio quella anche di determinare i limiti

dei diritti.

Continuamente i termini di diritti pongono temi di conflitti cioè tutti quelli di cui ho parlato sono

i conflitto tra di loro.

Articolo 13 della costituzione “La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna

di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà

personale” questo ci definisce l’oggetto che cos’hanno in comune detenzione, ispezione o

perquisizione? Un contatto diretto con il corpo cioè l’ingerenza di un soggetto nella sfera fisica,

in ogni caso quello che ha in comune la liberà personale rispetto all’oggetto è la tutela

dell’inviolabilità della sfera fisica e quel riferimento alle altre restrizioni ci fa capire che è una

tutela generale cioè è una tutela relativa alle altre possibili forme di restrizione della sfera fisica

che il legislatore si inventa nel tempo, ad esempio nel 1998 viene approvata un’importante

legge italiana di struttura sull’immigrazione e l’Italia si inventa dei centri diritti di trattenimento,

il trattenimento Istituto in virtù del quale lo straniero in condizione irregolare si trova limitato

nella propria libertà personale fino a che non venga identificato o fino a che non venga reso

esecutivo il provvedimento di espulsione. Tuttavia la corte costituzionale ha dato una

interpretazione restrittiva di questa tutela dell’inviolabilità della sfera fisica perché ci sono molti

casi e molte volte in cui un altro soggetto viene a contatto con il nostro corpo e la corte

costituzionale ha limitato i casi in cui un soggetto che entra in contatto con il nostro corpo e

tale contatto sia moralmente degradante cioè sono i casi in cui non solo c’è contatto fisico ma

questo contatto abbia un elemento degradante allora si applica all’articolo 13 della

costituzione, esempio se volete prendere un aeroplano dovete passare il metal‐detector, il

metal‐detector suona e che cosa succede? L’addetto alla sicurezza dell’aeroporto chi mette le

mani addosso per vedere se tu non hai armi in questo caso non ci vuole un atto del giudice

perché non è moralmente degradante quel contatto fisico. La sentenza n. 30 del 1962

riguardava un altro atto in cui entra in gioco il corpo e cioè il fatto di prendere le impronte

digitali, dice la legge non prevede l’intervento di un giudice per prendere le impronte digitali a

sottoposto ad indagini la corte costituzionale dice non c’è problema perché questo

un soggetto

atto anche se incide sulla sfera fisica della persona tuttavia non è moralmente degradante.

Quando non si parla nella costituzione di una categoria specifica dei soggetti non c’è dubbio

che la libertà personale spetti a tutti quindi questo è un diritto dell’uomo in quanto uomo e non

per esempio del cittadino. La libertà personale è correlata da una riserva di legge e cioè dal fatto

che la disciplina dei modi e dei casi debba essere per forza stabilita da una fonte di rango

primario, non solo ma vi è anche una riserva di giurisdizione, ancora art. 13“se non per atto

motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge” il bello del giudice è

che deve per costituzione motivare cioè deve spiegare le ragioni di fatto e di diritto poste alla

base della sua decisione, tanto è vero che all’art. 13 ci dice non solo, solo e soltanto un giudice

può limitare la libertà personale ma che lo deve fare con un atto motivato dicendo per esempio

quel giorno quel tizio è entrato in una banca con una pistola e aveva detto mani in alto

personale,

consegnatemi i soldi e quindi questo motiva ad esempio la limitazione della libertà

proseguo art. 13 “in casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge,

l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere

comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle

successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto” questo ha tutta

una serie di elementi che ci dice che questo deve essere un caso residuale limitato circoscritto

chi l’ha scritto ha paura che si abusi di questa facoltà, i casi in cui è consentito l’intervento

riferimento all’art.

dell’autorità di pubblica sicurezza sono i casi di in flagranza di reato, l’ultimo

13 della Costituzione ci parla delle pene che non devono essere contrarie al senso di umanità

questa disposizione si lega ad un'altra molto importante c’è appunto l’idea che la pena non

debba costituire un supplizio, art. 27 comma 3 “le pene non possono consistere in trattamenti

contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” e da qui per

esempio il divieto della pena di morte. Art. 14 tutela la libertà e l’inviolabilità del domicilio, il

domicilio è importante perché costituisce per la Costituzione la proiezione spaziale della

la persona dispiega la propria personalità e la Corte

persona, cioè il domicilio è il luogo dove

Costituzionale ha dato un’interpretazione estensiva cioè ha definito con domicilio qualsiasi

spazio isolato dall’ambiente esterno di cui il privato dispone liberamente quindi qualunque

spazio che viene isolato dall’esterno e da qui deriva l’inviolabilità cioè io isolo perché voglio

appunto che sia uno spazio inviolabile e di cui il soggetto dispone liberamente è protetto

dall’art. 14 della Costituzione ad esempio la Corte Costituzionale nella sentenza 88/1987 ha

stabilito che rientra nella nozione costituzionale di domicilio il bagagliaio di un automobile, l’art.

14 rinvia alla disciplina di cui all’articolo precedente “non vi si possono eseguire ispezioni o

perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie

prescritte per la tutela della libertà personale”. Art. 15 libertà e segretezza della comunicazione,

qui non c’è l’inviolabilità ma c’è la segretezza quindi anche in questo caso dobbiamo

domandarci quale sia l’oggetto di questo diritto ed in secondo luogo dobbiamo chiederci perché

libertà e segretezza vanno insieme, per comunicazione la Costituzione intende qualunque

forma di corrispondenza di comunicazione tra due soggetti e anche in questo caso il comma 1

ci dice “la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione

sono inviolabili” come la libertà del domicilio si ha rispetto ad un luogo che si vuole rendere

privato, la libertà di comunicazione si ha rispetto ad una comunicazione che si vuole rendere

segreta, non ha senso parlare di libertà e segretezza della comunicazione rispetto ad una

lezione universitaria perché la lezione universitaria non è segreta ma al contrario è pubblica,

quindi la libertà di comunicazione riguarda quelle situazioni in cui i soggetti hanno voluto e

posto in essere tutti gli accorgimenti per fare in modo che sia segreta, rientra nella libertà e

segretezza della comunicazione la busta chiusa che io spedisco ma non rientra nella libertà e

segretezza della comunicazione la cartolina postale. Art. 21 libertà di manifestazione del

occupa

pensiero, qui l’oggetto riguarda la manifestazione del pensiero, il diritto in questo caso si

di quello che ha una rilevanza esterna, il comma 1 ci dice “tutti hanno diritto di manifestare

liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” quindi

anche qui c’è una tutela generale che si applica ad ogni mezzo di comunicazione che non sia

volto alla segretezza della stessa, non solo ma la costituzione disciplina in maniera piuttosto

attenta e specifica un mezzo in particolare che è il mezzo senza dubbio prevalente al tempo in

può

cui la costituzione è entrata in vigore e cioè la stampa al comma 2 si dice “la stampa non

essere soggetta ad autorizzazioni o censure” quindi nel nostro ordinamento non consente

alcuna forma sulla stampa di controllo preventivo da parte dei pubblici poteri, ci possono però

essere dei controlli successivi il comma 3 ci dice “si può procedere a sequestro soltanto per atto

motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa

espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva

per l’indicazione dei responsabili” e il comma 4 dice “in tali casi, quando vi sia assoluta urgenza

sequestro della stampa

e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il

periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e

non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida

nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto” e poi

si prevede un limite esplicito alla libertà di manifestazione del pensiero infatti il comma 6 “sono

vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon

costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”, il

buoncostume è un concetto evolutivo cambia nel tempo perché cambia la percezione sociale

di certi fenomeni cioè cambia la coscienza sociale e quindi diciamo il buoncostume un concetto

mutevole nel tempo è un concetto soggettivo che però in un certo momento deve trovare la

sua oggettività perché altrimenti rischia o di diventare un concetto pervasivo o di diventare un

concetto inesistente e anche in questo caso è il giudice che concretamente stabilisce dove

comincia il diritto e dove comincia il limite ed è un concetto giustamente legato

prevalentemente alla morale sessuale ma non soltanto anche le immagini violente le immagini

raccapriccianti tutto questo per l’appunto incide sul buoncostume che non si ha invece nella

libertà e nella segretezza della corrispondenza, la Corte Costituzionale nella sentenza 293 del

2000 cita “con riguardo all’art. 21, sesto comma, della Costituzione, questa Corte non può non

ricordare che tale articolo ‐ nel vietare le pubblicazioni contrarie al buon costume ‐ demanda

alla legge la predisposizione di meccanismi e strumenti adeguati a prevenire e a reprimere le

violazioni del precetto costituzionale. L’art. 15 della legge sulla stampa del 1948, esteso anche

al sistema radiotelevisivo pubblico e privato dall’art. 30, comma 2, della legge 6 agosto 1990, n.

223, non intende andare al di là del tenore letterale della formula quando vieta gli stampati

idonei a “turbare il comune sentimento della morale”. Vale a dire, non soltanto ciò che è

delle concezioni etiche

comune alle diverse morali del nostro tempo, ma anche alla pluralità

che convivono nella società contemporanea. Tale contenuto minimo altro non è se non il

rispetto della persona umana, valore che anima l’art. 2 della Costituzione, alla luce del quale va

letta la previsione incriminatrice denunciata. Solo quando la soglia dell’attenzione della

comunità civile è colpita negativamente, e offesa, dalle pubblicazioni di scritti o immagini con

particolari impressionanti o raccapriccianti, lesivi della dignità di ogni essere umano, e perciò

avvertibili dall’intera collettività, scatta la reazione dell’ordinamento. E a spiegare e a dar

ragione dell’uso prudente dello strumento punitivo è proprio la necessità di un’attenta

valutazione dei fatti da parte dei differenti organi giudiziari, che non possono ignorare il valore

cardine della libertà di manifestazione del pensiero. Non per questo la libertà di pensiero è tale

da inficiare la norma sotto il profilo della legittimità costituzionale, poiché essa è qui concepita

libertà di circolazione del

come presidio del bene fondamentale della dignità umana”. Art. 16

soggiorno “ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del

territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità

o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino

è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge” la

libertà di circolazione di soggiorno spetta solo al cittadino nel nostro ordinamento non esiste

un diritto per lo straniero di entrare nel territorio repubblicano e di rimanervi al contrario

l’ingresso quanto soggiorno sono sottoposti ad un atto discrezionale della pubblica

amministrazione che si chiama visto nel primo caso il permesso di soggiorno nel secondo caso,

quest’articolo comunque da come si evince è limitato. Che differenza c’è tra la libertà di

circolazione e soggiorno dell’articolo 16 e la libertà personale dell’articolo 13? Sono due diritti

che entrambi in qualche modo incidono sul movimento, l’articolo 13 appunto riguarda una

capacità spaziale limitata cioè il fatto che io venga chiuso in una stanza la libertà di circolazione

soggiorno invece riguarda un ambito spaziale molto più ampio la libertà di soggiorno ad

alla libertà personale

esempio riguarda il territorio quindi il limite è molto più pesante rispetto

che non rispetto alla libertà di circolazione e soggiorno e quindi visto che l’incidenza è molto

più forte dell’articolo 13 la costituzione ha previsto solo qui la riserva di giurisdizione, non

trovate nell’articolo 16 la riserva di giurisdizione cioè le misure che determinano le limitazioni

di libertà di circolazione e soggiorno non devono essere previste dal giudice proprio perché si

ritiene che in questo caso la limitazione incida meno sulla persona. I diritti tutelati

rispettivamente all’articolo 17, all’articolo 18 e all’articolo 19 non solo presuppongono che ci

siano più soggetti nell’ordinamento ma presuppongono anche al fatto che questi soggetti

abbiano qualcosa in comune, l’articolo 17 tutela la libertà di riunione “i cittadini hanno diritto

di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è

richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità,

che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica” la

dalla presenza di più persone e in secondo luogo che si

riunione è caratterizzata anzitutto

ritrovano in uno stesso luogo e in terzo luogo volontariamente cioè l’idea di stare insieme e

questo distingue ad esempio la riunione da un assembramento che è la compresenza causale

di persone nello stesso luogo, l’articolo 17 dice che la libertà di riunione spetta i cittadini in

realtà la corte costituzionale non ha rinvenuto che l’articolo 17 così come l’articolo 18 nessun

motivo fondato per poter distinguere tra cittadini e stranieri, per quanto riguarda le regole di

la

funzionamento dell’articolo 17 la costituzione distingue a seconda del luogo dove si svolge

riunione e in particolare la costituzione distingue tra luoghi pubblici e luoghi aperti al pubblico

oltre che dei luoghi privati, la differenza che c’è tra i luoghi aperti al pubblico e luoghi pubblici

è che i luoghi pubblici sono luoghi dove ciascuno può accedere e transitare liberamente, classico

luogo pubblico è una piazza, i luoghi aperti al pubblico invece sono quelli in cui l’accesso

pubblico è soggetto a determinate modalità che vengono stabilite da chi alla disponibilità del

luogo, per esempio in cinema, è importante questa distinzione perché chi vuole riunirsi nei

luoghi aperti al pubblico non deve svolgere alcun adempimento, per i luoghi pubblici invece è

necessario un preavviso il preavviso è l’atto del soggetto privato con cui si dà comunicazione al

pubblico potere che si intende svolgere una riunione luogo pubblico, il preavviso non ha nulla

a che vedere con un’eventuale autorizzazione al contrario la costituzione non ha voluto

subordinare lo svolgimento di riunioni nemmeno in luogo pubblico ad autorizzazione, che è un

atto discrezionale preventivo della pubblica amministrazione, ma invece ha onerato il soggetto

privato perché in questo modo è più garantito di dare comunicazione all’autorità pubblica, e

quand’è che l’autorità pubblica può limitare questa libertà? Dice la costituzione che è possibile

riunirsi pacificamente e senza armi non sono quindi ammesse riunioni violente e se quella

riunione che io voglio fare in luogo pubblico fondatamente rischia di essere violenta a quel

punto l’autorità di pubblica sicurezza potrà proibirla. Art. 18 libertà di associazione “i cittadini

hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai

singoli dalla legge penale. Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche

indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare”, che differenza c’è

tra una riunione e un’associazione? Nella riunione il legame che io con altri soggetti è un legame

episodico invece l’associazione ci dà l’idea di qualcosa di stabile strutturato cioè l’associazione

è una formazione sociale che ha almeno un minimo di organizzazione e tendenziale stabilità

(partiti politici articolo 49, sindacati articolo 39, confessioni religiose articoli 19 e 20), quali sono

i limiti della libertà di associazione? L’articolo 18 vuole introdurre un parallelismo tra quello che

è vietato al singolo e quello che è vietato per le associazioni e si specifica in particolare che sono

proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono scopi politici mediante organizzazioni

di carattere militare, poiché i partiti politici seguono la regola del metodo democratico. Art. 19

propria fede religiosa

libertà di fede religiosa “tutti hanno diritto di professare liberamente la

in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in

pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”.

Lezione 14 – 23/10/2014

I DIRITTI POLITICI

Dovessimo fare un elenco dei diritti civili? La libertà personale, libertà di domicilio, libertà e

segretezza della corrispondenza, libertà di manifestazione, libertà di stampa, libertà di riunione

e libertà di credenza religiosa. Oggi invece parleremo dei diritti politici, che sono quei diritti per

riconosciuti ai cittadini di partecipare alla vita politica e alla formazione del decisioni

l'appunto

pubbliche, i diritti politici richiamano per definizione lo status di cittadino e sono per l'appunto

quei diritti di partecipare alla vita politica e alla formazione delle decisioni pubbliche e sono

diciamo il condensato di un ordinamento democratico del principio di sovranità popolare, in

che modo si esercita la sovranità popolare? Attraverso il riconoscimento dell'esercizio per

l'appunto dei diritti politici, ma ha come ha detto nella lezione della cittadinanza sono diritti

aperti che spetta a tutti cittadini ed è come dire un successo perché solo nel 1946

effettivamente le donne per esempio sono stata messa al voto, il principale dei diritti politici,

ma allo stesso tempo come ha sempre detto il diritto da una parte apre e da una parte chiude

cioè fissa dei confini stabilisce dei limiti chi è escluso dal godimento dei diritti politici per

definizione sono i non cittadini. Quali sono i diritti politici: primo diritto il più importante il

diritto di elettorato attivo e passivo, cosa si intende per elettorato attivo e passivo? Votare ed

essere votati, votare sarà attivo ed essere votati sarà passivo, secondo diritto politico il diritto

di partecipare ai vari tipi di referendum, elenchiamo questi tipi di referendum, qual è quello più

importante dal punto di vista del ruolo che gli dà la costituzione i referendum costituzionale

(articolo 138 della costituzione), qual è invece più importante nella storia repubblicana il

referendum abrogativo (articolo 75 della costituzione), ce ne sono alcuni legati alle dimensioni

locali per modificare le circoscrizioni territoriali referendum territoriale (articoli 132 e 133 della

costituzione) e l'ultimo previsto dalla costituzione e referendum statutario sugli statuti

regionali, ancora costituisce il dubbio di un diritto politico la libertà di organizzazione in partiti

politici e qui vedete come realtà la libertà di organizzarsi in partiti politici che hanno diritto

politico ovviamente perché la funzione è quella attraverso questa organizzazione l'articolo 49

della costituzione dice di concorrere con metodo democratico alla denominazione della politica

nazionale ma nel momento in cui i partiti politici sono anche delle associazioni quindi sono liberi

quindi di stabilire loro che possono essere scritti possono decidere

di votarsi le proprie regole

liberamente ad esempio di aprirsi ai non cittadini ad esempio possono stabilire di far votare in

occasione di un meccanismo di selezione dei candidati che si chiamano primarie anche gli

stranieri legalmente residenti nelle territorio da un certo periodo qual è il punto di rottura della

partecipazione dei non cittadini ai diritti politici quando il partito che acquista una doppia faccia

cioè una veste privata libera per definizione ma allo stesso tempo svolgono una funzione

pubblicistica e quindi il fatto ad esempio del partito radicale che nella metà degli anni 80 aveva

individuato come segretario politico un cittadino francese liberalmente ma nel momento in cui

il presidente della Repubblica convoca al quirinale in una fase preliminare del procedimento di

formazione del governo vi sono le consultazioni tutti i segretari dei partiti politici facenti parte

del Parlamento dice no qui entra in gioco una funzione costituzionale e io qui non posso

chiamare a svolgere una funzione costituzionale un soggetto che non ha cittadinanza italiana.

il diritto di

Un diritto politico tradizionale che però ha scarso rilievo nel nostro ordinamento è

petizione articolo 50 della costituzione dice "tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle

Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità", la differenza tra

questo e la libertà di pensiero, la libertà di manifestazione del pensiero è che è un diritto civile?

Perché non è finalizzata nulla cioè io manifesto il mio pensiero scrivendo una poesia in cui parlo

della luna come Leopardi non necessariamente un contenuto politico invece la petizione è un

esercizio della libertà di manifestazione del pensiero qualificata cioè finalizzata come dice

funzione

l'articolo 50 a rivolgersi al Parlamento per adottare provvedimenti specifici e questa

quindi lo fa rientrare in non nei diritti civili ma di diritti politici vedete la struttura e la funzione,

la libertà di manifestazione del pensiero e il diritto di petizione hanno la stessa struttura io

posso scrivere e non devo chiedere a nessuno ma la funzione è completamente diversa ed è

per questo che la costituzione se no è un doppione così come per altro verso la differenza tra

la libertà di associazione dell'articolo 18 della costituzione e la libertà di associazione in partiti

politici articolo 49 della costituzione perché mai costituenti l'hanno scritto nell'articolo 49 non

bastava l'articolo 18 per dire che se le vuole può fare un partito politico ma la funzione di partito

politico è tale il talmente importante che ha determinato una specificazione della finalità della

funzione e anche in un profilo modale e organizzativo che è quello del metodo democratico.

Ultimo diritto politico il diritto di accedere ai pubblici uffici articolo 51 della costituzione "tutti i

cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in

condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica

promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini. La legge può, per

l'ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non

appartenenti alla Repubblica. Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre

del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro" cerchiamo di

analizzarlo la cosa che colpisce è il fatto delle pari opportunità tra donne e uomini, i costituenti

di non erano molto convinti della cosa tanto è vero che nell’articolo 51 aggiungono secondo i

requisiti stabiliti dalla legge, la legge quindi può stabilire dei requisiti e qui si apre lo spazio di

scelta del legislatore, il comma 3 l’art. 69 “i membri del Parlamento ricevono un’indennità

stabilita dalla legge” uno dei primi deputati socialisti, siamo nei primissimi anni del novecento

non c’è l’indennità lui è romagnolo il Parlamento sta a Roma come campa? L’unico privilegio

che avevano allora i parlamentari quando non c’era l’indennità era di poter viaggiare gratis sui

treni e racconta che tutte le sere va alla stazione sale sul vagone letto dorme sul vagone letto

perché non si può permettere di prendere una camera in affitto a Roma da lì nasce l’indennità,

per questo c’è l’articolo 69 e per questo l’articolo 51 comma 3 afferma che ci deve essere la

possibilità di mantenere il lavoro perché altrimenti torniamo anche se indirettamente al

suffragio censitario cioè chi si candida e viene eletto lo fa soltanto se se lo può permettere, il

51 è spiazzante ci sono stati degli italiani che non avevano cittadinanza

comma 2 dell’articolo

italiana poiché noi avevamo un confine molto ballerino che viene risolto quando Trieste torna

in Italia nel 1950 questi non votano all’assemblea costituente e poi lo status viene definito solo

nel 1954, poi la cosa viene definita solo nel 1975 con il trattato di Osimo che definisce il confine

definitivamente. Art. 48 “sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la

maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. La

del diritto di voto dei cittadini residenti

legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio

all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione

delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e

secondo criteri determinati dalla legge. Il diritto di voto non può essere limitato se non per

incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale

indicati dalla legge”, il comma 2 qualifica il voto con quattro aggettivi: personale, eguale, libero

e segreto; il voto è personale vuol dire che ognuno deve esercitare direttamente il voto perché

è un diritto personale, il voto deve essere eguale vuol dire che il diritto politico per antonomasia

deve essere esercitato nella stessa misura di ciascuno di noi cioè i voti si contano e non si

pesano, il voto deve essere libero significa ad esempio dare al nostro sistema elettorale divieti

e sanzioni contro dazioni di beni in cambio di voti il famoso voto di scambio nel nostro

ordinamento costituisce un reato, perché se io prometto un’utilità in cambio del tuo voto il tuo

voto non è libero, il voto è segreto perché è una garanzia delle libertà; proseguendo l’art. 48

dice il suo esercizio è un dovere civico si vuole dire che è importante andare a votare ma c’è un

disaccordo su questo punto le forze centriste vogliono introdurre il voto obbligatorio sanzionato

invece le forze sinistre non vogliono scrivere niente fino a pochi anni fa chi non andava a votare

subiva la sanzione della pubblicazione nell’elenco dell’albo elettorale e della menzione per 5

anni nel certificato elettorale di buona condotta, vi è un caso che non attiene al voto elettivo in

cui non votare assume significato politico cioè se io non vado a votare per un elezione

questo caso il mio non voto è determinante ad

normalmente faccio decidere agli altri invece in

esempio il referendum abrogativo, quindi diciamo che la costituzione giustamente dice voi che

siete per l’abolizione della legge e che non siete abbastanza per abrogarla per via parlamentare

chiedete di rivolgervi direttamente al corpo elettorale dove deve essere in grado di mobilitarli

e di portarli a votare se però il 50% degli aventi diritto non si recano al voto i referendum è

come se non ci fosse stato e quindi chi è contrario all’effetto abrogativo può decidere anche

legittimamente di non andare a votare pensando di sommare il proprio dissenso a coloro che

invece non vanno a votare per disinteresse.

Dobbiamo adesso vedere un po’ di più il diritto di elettorato passivo cioè il diritto di essere

eletti, la regola generale è quella della identità tra elettorato attivo e di elettorato passivo chi

vota può essere votato e viceversa tranne le eccezioni previste dalla costituzione l’esempio più

evidente è quello dei limiti di età, noi abbiamo una rappresentanza parlamentare bicamerale,

le due camere che si chiamano camera dei deputati e Senato della Repubblica fanno in larga

misura le stesse cose e l’elemento differenziale principale è quello che l’età dell’elettorato

attivo e dell’elettorato passivo è differenziata perché alla camera dei deputati l’elettorato attivo

si ha con il compimento del 18º anno di età elettorato passivo con il compimento del 25º anno

di età invece al Senato della Repubblica queste soglie sono fissate rispettivamente a 25 anni e

a 40 anni, poi vi possono essere dei casi di ineleggibilità e incompatibilità, l’ineleggibilità

in

consiste in un impedimento giuridico precedente all’elezione che non consente a chi si trova

presenza di una causa ostativa prevista dalla legge di essere validamente eletto, quindi c’è un

fatto una causa che preesistente al momento delle elezioni che impedisce di essere eletto,

perché ci sono delle cause che ti impediscono di essere eletto? Perché ad esempio potresti

condizionare le elezioni, esempio io sono un magistrato lavoro in un certo territorio è un

problema se io mi candido alle elezioni politiche in quel territorio? Probabilmente si perché la

funzione che ho svolto precedentemente può condizionare la mia elezione ma lo stesso

potrebbe essere se io sono un prefetto, c’è tutta una serie di situazioni giuridiche del candidato

che sconsigliano e che hanno fatto in modo che la legge stabilisca la possibilità di essere

candidato, poi c’è una particolare categoria di ineleggibilità che è la incandidabilità,

l’incandidabilità sono situazioni che non sono risolvibili dallo stesso candidato nel senso che le

cause di ineleggibilità sono quelle per cui ad esempio se io mi dimetto dalla magistratura

divento candidabile invece ci sono delle cause di incandidabilità che sono assolute ad esempio

se io sono stato condannato la famosa legge Severino aveva introdotto questo istituto della

incandidabilità che non può essere sanata dal soggetto, l’incompatibilità invece consiste nel

che un soggetto una volta validamente eletto non possa ricoprire le cariche quindi debba

fatto

scegliere ad un certo punto se fare una cosa o l’altra e qui diciamo il problema non riguarda la

fase dell’elezione cioè non riguarda l’inopportunità che quella persona possa essere eletto

mentre fa qualcos’altro ma riguarda il fatto che una volta eletto o fai una cosa o ne fai un’altra,

esempio se sei parlamentare italiano non puoi essere parlamentare europeo, se sei deputato

non puoi essere senatore, e quindi questi tre casi (ineleggibilità, incandidabilità e

quello di

incompatibilità) sono cause che limitano l’elettorato passivo e quindi il problema è

dire è importante che i soggetti che si trovino in funzioni particolari non siano ineleggibili ma

non bisogna neanche esagerare in questi casi perché ovviamente la regola generale di

democrazia è che tutti possano eleggere e che tutti possono essere eletti.

La legge costituzionale 1/2000 ha modificato gli articoli 48 comma 3, 56 comma 2 e 57 comma

2, cioè ad un certo momento si è deciso di valorizzare ma in una forma molto particolare la

rappresentanza e quindi i diritti di voto degli italiani residenti all’estero, il problema è il modo

migliore per rappresentare i nostri connazionali all’estero, la soluzione adottata dalla

Costituzione è quella di individuare delle circoscrizioni elettorali distinte da quelle per i cittadini

italiani residenti in Italia, la cosiddetta circoscrizione estera, per cui attualmente noi abbiamo

12 deputati e 6 senatori che vengono eletti a parte rispetto agli altri deputati e agli altri senatori

all’interno di porzioni del territorio non italiano che è appunto l’estero, i problemi di questa

legge sono tantissimi perché anzitutto si esercita un diritto al di fuori del territorio italiano

quindi con tutta una serie di problemi ovvero si devono prendere accordi con altri stati che

ai cittadini e qualche stato

consentono materialmente poi di fare esercitare questo diritto

potrebbe dire io non te lo faccio fare, non solo ma come votano queste persone, votano con le

stesse modalità o con modalità diverse rispetto ai cittadini italiani? Il nostro sistema di voto è

difficilmente riproducibile all’estero perché ovviamente questo sistema presuppone una

concentrazione di soggetti su una porzione limitata del territorio e presuppone altresì una

pluralità di uffici elettorali che raccolgono questi voti e allora ci si è inventati un sistema di voto

per corrispondenza e il problema è che può non esserci segretezza ma il problema è anche la

personalità per altro quindi due caratteristiche della qualificazione fondamentale del voto

mentre per il cittadino italiano che vota in Italia sono certe perché io vengo identificato e poi è

certo che io voto dentro la cabina elettorale invece in questo caso il meccanismo è molto

diverso, non solo ma anche in questo caso noi sappiano che ogni deputato e ogni senatore

rappresenta la nazione e anche i deputati eletti nelle circoscrizioni estere rappresenta la

nazione tanto è vero che decidono al pari di tutti gli altri sulle leggi, sul governo e così via, come

si pone diciamo rispetto alla rappresentanza nazionale degli eventi che sono eletti in un collegio

elettorale completamente separato dalla nazione? Geograficamente smisurato c’è qualcuno

che si può a giusto titolo alzare alla camera e al senato dicendo io rappresento l’Asia l’Africa

l’Oceania ecc., i soggetti che peraltro hanno la cittadinanza italiana ma di cui il legame con

l’Italia a volte è ineffettivo persone che per esempio non si sono mai recate in Italia, persone

che non sanno l’italiano, in altri paesi si è preferito far votare queste persone nell’ultimo

comune di residenza e quindi non creare una circoscrizione speciale ma a sommare i loro voti

residenza dei loro genitori e quindi farli votare lì

all’ultimo comune di residenza o al comune di

e quindi sommare quella rappresentanza alla rappresentanza effettiva, ma allora si disse nel

2000 che non c’era la legge Calderoli (240/2005) ma c’era la legge precedente la legge

Mattarella (1993) che prevedeva dei collegi nominali dove si vince per un voto magari, ovvero

si disse ma se io a quei voti di italiani residenti in Italia aggiungo i voti degli italiani residenti

all’estero cambio il risultato e quindi si è preferito diciamo dare loro una rappresentanza

laterale che però nel momento in cui i risultati elettorali sono vicini possono essere giustamente

anche determinanti per la determinazione dell’indirizzo politico.

Lezione 15 – 27/10/2014

I DIRITTI SOCIALI

La sentenza numero 238 del 2014 è interessante ed è importante perché incrocia due plessi

argomentativi cioè due profili distinti che riguarda da una parte la relazione tra diversi

ordinamenti giuridici e l'altro plesso cioè l'altro profilo di analisi riguarda i rapporti tra i diritti

dei consociati e lo stato in questo caso peraltro non si tratta dello stato cui sono cittadini quei

soggetti ma si tratta di uno Stato straniero. Qual era il problema di cui parla questa sentenza?

Il fatto è che durante l'occupazione tedesca nel corso della seconda guerra mondiale dei

cittadini italiani subiscono da parte dell'esercito tedesco una serie di comportamenti e da questi

comportamenti subiscono dei danni patrimoniali, quindi parliamo di risarcimento del danno,

questo è il fatto, se io ritengo di aver subito un danno mi rivolgo al giudice ovviamente questo

perché il luogo dove si sono svolti questi fatti, cosa

giudice è il giudice del tribunale di Firenze

succede però che il tribunale di Firenze nel dover decidere su questa causa intentata da questi

soggetti per risarcimento del danno, come avrebbe potuto essere se ha Firenze investisse un

pedone per la strada, il pedone va dal giudice qui ho subito un danno il danno è ingiusto perché

stavo sulle strisce quindi voglio essere risarcito, qui però c'è un problema , un problema di

diritto, cioè che mentre se io investo un pedone sulla strada come dire non c'è scusa che tenga

devo risarcire il danno, qui invece il convenuto ovvero il soggetto che si contrappone all'attore,

il processo è fatto da un attore che è colui che chiede qualcosa al giudice e il convenuto è colui

che si difende, il convenuto solleva un'eccezione che non riguarda il fatto, cioè non è che dice

io non c'ero quel giorno era un'altra città non ero io avete preso male la targa e così via oppure

non è vero che stava sulle strisce eccetera, solleva un problema giuridico dice il giudice in

questione il tribunale di Firenze non può decidere non si può pronunciare nel merito della

questione e perché non si può pronunciare nel merito della questione? Perché c'è una norma

che lo vieta noi abbiamo diciamo una norma generale che è quella di cui all'articolo 2043 del

codice civile che stabilisce in generale che chiunque subisce un danno può avere un

risarcimento ma a questa norma se le contrappone un'altra che è una norma di diritto

internazionale generalmente riconosciuta ex articolo 10 comma primo della costituzione che

dice che gli stati quando compiono un atto dell'esercizio delle loro funzioni sono immuni dalla

giurisdizione di un altro Stato e quindi il giudice del tribunale di Firenze che cosa fa ferma il suo

e solleva una questione di legittimità costituzionale cioè chiede ad un altro giudice di

giudizio

pronunciarsi preliminarmente sulla compatibilità di questa norma con l'ordinamento

costituzionale che aveva, perché finché la corte costituzionale non risolve questo problema lui

non può decidere, non può decidere se spetta a lui o meno giudicare su questo danno subito

da questi soggetti, e da qui quindi nasce la controversia sollevata innanzi alla corte

costituzionale che riguarda per l'appunto la conformità costituzionale la legittimità

costituzionale di una norma diversa dalle altre perché qui non c'è soltanto una legge che dice

una cosa è quindi la corte costituzionale raffronta la legge alla costituzione se verifica che vi è

compatibilità salva la legge se verifica invece che vi è incostituzionalità dichiara la legge

illegittima, non vi è solo questo però qui vi è qualcosa di molto più forte di molto più intenso

cioè vi è una norma di diritto internazionale generalmente riconosciuta una norma del diritto

internazionale consuetudinario cioè quelle norme che provengono da un altro ordinamento

giuridico dall'ordinamento del diritto internazionale che riguarda i rapporti tra gli Stati e che è

talmente tanto presente nei rapporti tra alcuni stati che non c'è neanche bisogno di scriverla,

cioè il fatto che se uno Stato commette degli atti d'imperio in questo caso cioè degli atti

riconducibili alla sua sovranità non si tratta dell'auto dell'ambasciatore che investe il pedone

quali non sono atti d'imperio non c'è il potere statale che entra in gioco qui invece c'è il potere

statale che entra in gioco e chi esercita forza in questo caso esercita violenza su persone in quel

del diritto internazionale generalmente riconosciuta non è possibile citare

caso dice la norma

in giudizio di fronte a un altro Stato quello stato non solo ma vi è anche un avallo di un altro

giudice il giudice più importante del diritto internazionale che è la corte internazionale di

giustizia che ha sede a all'Aia alla quale si era rivolta la Germania chiedendo di asseverare cioè

di confermare l'immunità dello Stato e la corte internazionale di giustizia aveva detto che

effettivamente rimane nel diritto consuetudinario quell'immunità quindi vedete è una regola

molto forte quella dell'immunità dello Stato peraltro d'imperio commessi dai propri agenti, in

questo caso dai soldati, che non possono essere chiamati a rispondere civilmente con un altro

Stato, parliamo di una norma di diritto internazionale generalmente riconosciuta confermata

recentemente dalla sentenza di corte internazionale di giustizia e quindi una storia diversa dalle

altre, e cosa dice però la corte costituzionale, la corte costituzionale dice si l'ordinamento

italiano si apre agli altri ordinamenti giuridici si apre alle regole che provengono dal diritto

internazionale proprio perché c'è la consapevolezza in più luoghi della costituzione che lo Stato

non sia nei rapporti con altri Stati una nomade incomunicante la sovranità non sia una sovranità

illimitata proprio perché l'esistenza solo di Stati che non comunicano tra loro e che considerano

la sovranità come qualcosa di granitico aveva portato appunto alla seconda guerra mondiale,

quindi c'è un idea di apertura e di confronto con altre regole giuridiche che vengono da altri

l'articolo 11 della

ordinamenti come limiti quelli che ha. Abbiamo chiamato contro limiti,

costituzione ci dice che la Repubblica consente limitazioni di sovranità quindi c'è la sovranità ci

sono dei possibili limiti ad esempio la repubblica consente che noi oggi abbiamo incaricato una

autorità chiamata banca centrale europea ad esercitare uno degli attributi tradizionali della

sovranità che consiste nel battere moneta quindi c'è la sovranità cioè il potere dello Stato deve

essere più forte degli altri e di fare tutto ma c'è anche la possibilità dello Stato di limitare questa

sovranità e di dire non sarò più io a battere moneta sarà la banca centrale europea questo

ritrarsi della sovranità questo limitare della sovranità e a sua volta illimitato? Cioè esistono dei

limiti ai limiti della sovranità? La corte costituzionale dice di no dice che la limitazione della

sovranità non è illimitata dice in altre parole che esistono di contro limiti cioè dei casi in cui

l'ordinamento italiano si chiude non consente di limitare la propria sovranità e non consente di

limitare la propria sovranità ad esempio attraverso l'immissione dell'ordinamento italiano di

applichi in Italia una regola per la quale

regole incostituzionali se qualcuno dice io voglio che si

non è possibile chiamare in giudizio uno stato per atti d'imperio e questa è la regola

incostituzionale dice la corte costituzionale non è possibile riconoscerne gli effetti giuridici nel

vostro paese quindi l'ordinamento si chiude rispetta questa regola dal diritto internazionale

generalmente riconosciuta tanto è vero che dice non è applicabile questa regola, qual è

l'oggetto di contro limiti cioè quand'è che l'ordinamento si chiude nei confronti di una norma

che viene dall'esterno? Quali sono i profili sostanziali di questa chiusura? Dice la corte

dell'ordinamento, b. Quando

costituzionale: a. Quando vengono in gioco i principi supremi

vengono in gioco i diritti inviolabili, in Italia quindi non può trovare applicazione una regola che

viene da un altro ordinamento che determina una lezione dei principi supremi dell'ordinamento

o dei limiti inviolabili della persona, l'ipotesi qui l'oggetto della denuncia riguarda la seconda

fattispecie dice la corte costituzionale che la causa da cui deriva il giudizio presso il tribunale di

Firenze chiama in causa appunto alcuni in diritti inviolabili della persona, quali sono questi diritti

inviolabili della persona? Quelli di cui all'articolo 2 della costituzione e quelle di cui all'articolo

24 della costituzione il diritto di agire in giudizio, se io facessi entrare nell'ordinamento italiano

la norma di diritto internazionale generalmente riconosciuta che mi dice che io non posso

chiamare davanti al giudice uno Stato estero che ha commesso un danno dell'esercizio di atti

d'imperio limiterei gli articoli 2 e 24 della costituzione ovviamente cioè non consentirei a una

persona che ha subito un danno di avere un risarcimento e questo dice la corte costituzionale

non è possibile quindi vedete come questa volta diciamo in questa decisione la corte

costituzionale affronta sia problemi formali che problemi sostanziali relativi ai rapporti tra i

diversi ordinamenti giuridici che sono dei rapporti che abbiamo già qualificato di apertura

controllata cioè l'ordinamento si apre ma solo consentendo l'immissione di norme che non

negano principi supremi e diritti inviolabili se questo succede e la cosa interessante è che finora

l'ha mai

la corte l'ha sempre detto in negativo cioè la sempre detto come ipotesi limite ma non

utilizzata in concreto non ha mai fatto valere se non in un caso particolare, in quel caso

l'ordinamento si chiude, qual era l'unico caso in cui la corte costituzionale ha fatto valere un

contro limite cioè aveva dichiarato la chiusura dell'ordinamento italiano? La Chiesa cattolica

perché l'articolo 7 della costituzione di cui abbiamo parlato qualifica la Chiesa cattolica ne

riconosce indipendenza e sovranità e abbiamo detto anche che gli atti fondamentali per cui lo

Stato italiano prende in considerazione la Chiesa cattolica come altro ordinamento sono i patti

lateranensi 1929 che contengono al loro interno il concordato, cioè patti lateranensi sono più

cose ma le cose più importanti sono due un trattato internazionale che regola i rapporti tra

Stato italiano e città del Vaticano e un concordato che regola i rapporti tra Stati italiani Chiesa

quindi non come soggetto di diritto internazionale ma su formazione sociale e tra le regole del

concordato c’era quella per cui una delle materie più importanti oggetti di disciplina del

ordinamento il cosiddetto

concordato è la materia matrimoniale ad esempio esiste nel nostro

matrimonio concordatario che è un matrimonio che viene celebrato davanti ad un sacerdote e

che produce anche effetti civile è un istituto che viene disciplinato per un pezzo dal diritto civile

italiano e per un pezzo dal diritto canonico, il problema è che il diritto civile e il diritto canonico

non dicono sempre le stesse cose, stabiliscono regole diverse ad esempio rispetto allo

scioglimento del matrimonio, ci sono dei casi in cui il codice civile consente lo scioglimento ad

esempio l’ordinamento civile prevede il divorzio, l’ordinamento canonico non prevede il

ma al contrario diciamo

divorzio al contrario prevede l’indissolubilità del vincolo matrimoniale,

l’ordinamento prevede una serie di cause che possono determinare lo scioglimento del

matrimonio ad esempio la riserva mentale, uno dei due coniugi non si voleva sposare e quindi

a detto si ma pensava di no questa è una delle cause che provoca la cessazione del matrimonio

secondo il diritto canonico ma non secondo il diritto civile, un’altra causa di scioglimento che

era quella oggetto della sentenza da cui è stato fatto valere il caso limite era quello del

cosiddetto matrimonio lato e non consumato, cioè il matrimonio da cui poi non era derivato

nessun rapporto intimo tra i coniugi, per il diritto civile non è un vizio originario del matrimonio

stesso invece per il diritto canonico lo è, il diritto canonico prevedeva lo scioglimento

automatico e questo senza che il procedimento pregiudiziale prevedesse un coinvolgimento dei

coniugi in quella occasione la Corte Costituzionale ha ritenuto che vi fosse una violazione

dell’art. 24 della Costituzione quindi anche in quel caso ha impedito l’entrata nel nostro

ordinamento di quella regola che prevedeva quel caso di scioglimento però sono casi limite.

I diritti sociali. Abbiamo in precedenza individuato due strumenti tradizionali di cui si avvale il

diritto per spiegare qualunque quesito giuridico e sono la struttura e la funzione che ci dicono

come funziona un certo istituto e a cosa serve quell’istituto. Sulla base della struttura abbiamo

distinto tra diritti il cui contenuto consiste in un’astensione da parte di altri soggetti (io voglio

che non) e diritti il cui contenuto consiste in un’attivazione da parte di altri soggetti (io voglio

che), e quindi abbiamo distinto la struttura in diritti oppositivi e pretensivi. Sulla base della

funzione la cosa è più complessa perché nella funzione entra in gioco anche la diversa

costituzione appaiono tutti

genealogia storica dei diritti, non è che i diritti contenuti nella nostra

allo stesso momento al contrario rappresentano epoche storiche diverse e rappresentano in

particolare un diverso modo di concepire un rapporto esistente tra soggetto e pubblico potere,

e abbiamo distinto i diritti in civili, politici e sociali. I diritti sociali sono i diritti che hanno una

struttura pretensiva e dal punto di vista della funzione ‐ abbiamo distinto i diritti civili, politici e

sociali a seconda del diverso modo in cui si pongono rispetto al principio di uguaglianza, i diritti

civili ad esempio presuppongono l’uguaglianza cioè hanno un’idea di uguaglianza astratta in cui

potenzialmente tutti sono uguali ma formalmente ed effettivamente non sono tutti uguali, i

cioè i voti contano nella stessa misura delle

diritti politici ad esempio il voto deve essere uguale

persone che le esprimono e quindi in questo caso abbiamo un’uguaglianza formale – prendono

in considerazione l’uguaglianza sostanziale cioè prendono in considerazione la realtà per quella

che è effettivamente e quindi svolgono una funzione di redistribuzione, i diritti sociali non

trattano tutti allo stesso modo e quindi non spettano a tutti cioè spettano soltanto a coloro che

si trovano in una situazione di particolare bisogno e il fatto che non spettino a tutti fa emergere

la loro funzione redistributiva, quindi in conclusione i diritti sociali hanno una struttura

I diritti sociali nascono – abbiamo detto i diritti civili

pretensiva e una funzione redistributiva.

nascono con le grandi rivoluzioni settecentesche, i diritti politici seguono l’avvento tormentato

ma definitivo del suffragio universale (metà dell’800) – e si sviluppano nella metà dell’800

perché forme di protezione nei confronti dei soggetti variamente bisognosi sono sempre esistiti

nella storia dell’umanità poi cosa succede c’è l’industrializzazione e ci si rende conto di una cosa

sconvolgente, si esprime molto bene Toquille costituzionalista francese, Toquille crede molto

nell’industrializzazione e ama viaggiare, viaggia va in Inghilterra e vedendo i nuovi paesaggi

industriali si rende conto che i contadini stanno meglio degli operai cioè il superamento della

società contadina e la nascita e formazione di città industriali provoca miseria e quindi si

sviluppa l’idea che l’industrializzazione non sia necessariamente il progresso o meglio non sia

progresso per tutti, quindi si richiede l’attivazione dello Stato per fare qualche cosa che

consenta di redistribuire la ricchezza socialmente prodotta e secondo questa matrice secondo

questa storia arriviamo al 900 la fine della guerra mondiale è l’irrompere della masse sulla scena

politica e quindi la necessità delle costituzioni che sono ormai costituzioni democratiche di

trovare delle soluzioni che esprimano quei bisogni di tutte le classi sociali e le classi sociali

subalterne chiedono per l’appunto la presenza dei diritti sociali di redistribuzione chiedono in

altre parole che il diritto da strumento servente di chi ha il potere diventi uno strumento che

serva anche a redistribuire non solo quel potere politico ma anche la sua proiezione economica

e sociale, il paradigma delle costituzioni del 900 la prima che innova profondamento il

panorama europeo è la costituzione del 1919 tedesca detta di Weimar la quale contiene questa

affermazione sconvolgente per chi aveva vissuto nella situazione precedente evoca il diritto

civile per antonomasia la proprietà ma dice la proprietà obbliga, e dopo la costituzione del 1919

arriviamo alla Costituzione repubblicana del 1947 che esprime nel catalogo degli articoli 13 e

seguenti una serie rilevante di diritti sociali. Perché un diritto sia redistributivo deve trattare in

modo diverso situazioni diverse in altre parole non può spettare ugualmente a tutti, i diritti

sociali sono diritti che spettano a categorie di soggetti, non spettano a tutti, individuati in

ragione della loro collocazione economico sociale. Il primo e il più importante dei diritti sociali

è il lavoro, l’art. 4 della Costituzione dice chiaramente che il lavoro è un diritto e dice che

l’ordinamento deve renderlo effettivo, analizziamo l’art. 4: struttura, art. 4 comma 1 “la

e promuove le condizioni che rendano

Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro

effettivo questo diritto” il diritto al lavoro è una pretesa in un fare, il lavoro non è solo salario è

anche fondamento della repubblica per il suo plus valore rispetto al salario il suo essere

elemento di socializzazione il suo essere elemento di concorso alla crescita e al progresso della

comunità, poi funzionalità distributiva, il lavoro non spetta a tutti nel senso che spetta a chi lo

chiede e quindi esiste in questa società con questo assetto economico tutta una serie di soggetti

oziosi anzi gli consente

che non chiedono lavoro, dice Calamandrei: l’art. 4 non toglie nulla agli

di vivere beatamente nel loro ozio, comma 2 “ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo

le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso

materiale o spirituale della società” qui si nota il lavoro sotto un altro versante quello non più

del diritto, ovvero io non ho lavoro e vorrei poter lavorare, ma del dovere, cioè in assemblea

costituente erano così convinti della centralità costituzionale del lavoro e cosi convinti del fatto

che tra cittadino e lavoratore dovrebbe esserci un’identità tanto è vero che l’art. 1 comma 1

cita “l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” vuol dire che la dimensione

politica, repubblica democratica, e dimensione economico sociale vanno insieme non ci può

essere contraddizione e addirittura hanno previsto il lavoro come dovere e da qui tutta una

discussione che si è sviluppata in assemblea costituente e dopo sulla portata di questo dovere,

il lavoro è un dovere ha due interpretazioni: la prima che ha valorizzato in maniera molto forte

il nesso tra cittadinanza e lavoro, per cui qualcuno ha detto addirittura se non lavori la

costituzione dovrebbe prevedere l’esclusione dal diritto di voto, ricordando l’art. 48 comma 4

“il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza

penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge”, Costantino Mortati un

costituzionalista molto importante ha detto il fatto di non lavorare volontariamente è un caso

eminente di indennità morale, qualcun altro gli ha risposto che è sbagliato impostare in questi

termini il discorso proprio perché la dimensione prevalente è quella del diritto. L’art. 36 comma

1 “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo

alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”

lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e

il lavoratore è un lavoratore subordinato che rivendica l’elemento fondante ma non esclusivo

che è una retribuzione proporzionata e sufficiente, non spetta a tutti spetta solo ai lavoratori

subordinati e il soggetto passivo obbligato è il datore di lavoro ovvero un soggetto privato

individuato in virtù della sua funzione economico sociale. Il diritto alla salute e il diritto

all’istruzione sono altri due diritti sociali molto importanti. Il diritto alla salute è garantito all’art.

32 della Costituzione comma 1 “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto

dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti” analizzando

l’articolo la sua struttura è pretensiva in un fare i beneficiari sono gli indigenti e il soggetto

passivo è la repubblica intesa come l’insieme dei pubblici poteri, quindi a tutti spetta l’obbligo

il diritto

in capo ai pubblici poteri di approntare le strutture organizzative in grado di garantire

alla salute, dopo di che all’interno di questo diritto agli indigenti spettano le cure gratuite. Il

diritto all’istruzione art. 34 della Costituzione “la scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore,

impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di

mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo

questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere

attribuite per concorso” primo punto deve esistere un apparato pubblico che deve accogliere

è considerata talmente importante e

tutti, secondo punto c’è un livello di istruzione che

talmente connaturata all’essere persona che non può che spettare a tutti, punto terzo tutti

hanno diritto di studiare ma per chi è capace e meritevole occorre qualcosa in più occorre la

garanzia del diritto allo studio e quindi occorre un intervento ulteriore dello stato che ci dice il

punto successivo borse di studio, assegni alle famiglie e altre provvidenze ma non spettano a

tutti perché chi gode già di quei mezzi il diritto è già effettivo.

Lezione 16 – 28/10/2014

I DIRITTI ECONOMICI

I diritti della sfera economica hanno un elemento di diversità rispetto agli altri diritti civili

politici e sociali ed è per questo che la Costituzione li tratta alla fine, i diritti della sfera

meno

economica per Costituzione non sono diritti inviolabili perché hanno un legame

intenso con lo sviluppo della persona umana. Due diritti della sfera economica sono l’art. 39

la libertà sindacale e l’art. 40 il diritto di sciopero, la libertà sindacale essendo il sindacato

un’associazione costituita con uno scopo particolare che è quello di rappresentare e

categoria sociale la Costituzione ne parla diversamente dalla

difendere le istanze di una certa

disciplina generale della libertà di associazione proprio per rafforzarne il senso, la libertà

sindacale ha la caratteristica di porsi tra il diritto pubblico e il diritto privato, la funzione

per

privatistica è quella di rappresentare le istanze dei lori iscritti ma la Costituzione prevede

i sindacati l’istituto della registrazione quindi è un istituto certamente pubblicistico, la

registrazione serve per stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria, io mi

iscrivo in un sindacato quel sindacato mi rappresenta nei momenti più importanti delle

di lavoro e quindi

relazioni industriali sindacali che è la stipulazione di un contratto collettivo

è come se gli dessi un mandato ma se un altro soggetto non è iscritto non può vincolarlo a

meno che il sindacato non svolga anche una funzione pubblicistica a quel punto ci dice la

Costituzione che laddove siano registrati, laddove abbiano un ordinamento interno a base

democratica, laddove quindi abbiamo personalità giuridica possono rappresentare

unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con

efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce,

quindi la Costituzione disegna un modello in cui tutti possono eseguire questi atti ma i

per poter adottare regole vincolanti per tutti devono avere una base democratica,

sindacati

devono registrarsi, acquisire la personalità giuridica e rappresentando proporzionalmente

gli iscritti stipulare questi contratti collettivi, nei sindacati non è mai stata adottata una legge

che faccia tutto questo i sindacati hanno sempre ottenuto che non venisse approvata la

all’art. 39 e quindi hanno richiesto e mantenuto una struttura privatistica del sindacato

legge

stesso e quindi niente base democratica o quanto meno niente attestazione o certificazione

da parte di un altro soggetto che questi avessero base democratica, niente registrazione,

di tutti

niente personalità giuridica e quindi niente contratto collettivo valevole nei confronti

e il giudice dovendo sopperire all’inesistenza nel nostro ordinamento di contratti collettivi

con efficacia vincolante per tutti, proprio perché non è stato applicato il modello dell’art. 39

tuttavia ha utilizzato i contenuti di quei contratti come punto di riferimento per gli altri

contratti anche ai lavoratori che non sono

lavoratori e quindi sostanzialmente ha esteso quei

iscritti ad un sindacato e quindi per i quali i sindacati non hanno mandato a rappresentarli

ma come si vede il problema della rappresentanza e della rappresentatività dei sindacati che

escludere

periodicamente si ripropone, la legge non può consentire al datore di lavoro di

dall’esercizio della libertà sindacale nel luogo di lavoro i sindacati che non hanno stipulato il

contratto di lavoro, quindi l’art. 39 segna un modello che però è rimasto finora nello sfondo.

Il diritto di scioperò è un diritto di libertà cioè io chiedo che non succeda qualcosa, io chiedo

di non essere represso se sciopero io chiedo di non perdere il posto di lavoro se sciopero,

ma la cui funzione è evidentemente esecutiva, lo sciopero è una forma di astensione

lavoro che viene esercitata dagli stessi lavoratori come forma di pressione nei

collettiva dal

confronti dei datori di lavoro e lo sciopero si distingue dalla serrata che invece è

l’interruzione dell’attività produttiva da parte del datore di lavoro. Libertà sindacale ma

perché

anche sciopero erano repressi e penalmente vietati durante il periodo fascista,

appunto durante il periodo fascista tutta la disciplina dell’economia era ricondotta allo stato

e quindi l’esercizio di libertà nel posto di lavoro e men che meno di astensione veniva visto

come uno strumento a deprimento dello Stato stesso e la corte costituzionale si è trovata

a pezzo a pezzo buttare giù tutta la legislazione contenuta nel codice

negli anni 60 e 70

penale del 1930 che prevedeva lo sciopero come reato, e ha adottato una giurisprudenza

molto avanzata a tutela di questo diritto, che tipo di sciopero è consentito dalla

più

costituzione? Innanzitutto lo sciopero economico, lo sciopero economico è quello

frequente è quel tipo di sciopero che viene utilizzato dai lavoratori per migliorare le proprie

condizioni di lavoro siano esse condizioni intese come salario siano esse intese come

condizioni materiali di lavoro, ma ad un certo punto si è posto il problema della legittimità

lo sciopero di solidarietà, lo sciopero di

costituzionale di un’altra forma di sciopero:

solidarietà è lo sciopero che una categoria o tipologia di lavoratori svolge non per sostenere

le proprie rivendicazioni ma per sostenere le rivendicazioni di un’altra categoria o tipologia

di lavoratori quindi ad esempio il sindacato dei lavoratori dell’edilizia fa uno sciopero di

nei confronti del sindacato dei lavoratori del settore metalmeccanico, anche

solidarietà

questa tipologia di sciopero è stata ritenuta conforme alla costituzione, addirittura la corte

costituzionale ha ritenuto pienamente legittimo con la costituzione una terza tipologia di

sciopero: la sciopero politico, lo sciopero politico è quello sciopero il cui contenuto non è la

rivendicazione di migliori condizioni di lavoro né per sé né per altri ma invece ha come

obiettivo il perseguimento di riforme politiche. E quindi tutte queste tre forme di sciopero

sono tre forme di sciopero costituzionalmente legittime; l’unica forma di sciopero, dice la

dell’articolo 40 è una sciopero

corte costituzionale, essere estranea al perimetro applicativo

svolto a sovvertire l’ordinamento. Lo sciopero viene esercitato in misura e in maniera diversa

laddove abbia d’oggetto dei servizi pubblici essenziali, ad esempio un medico di un ospedale

può scioperare ma attraverso la corresponsione di tutta una serie di modalità organizzative

preavviso, garantendo un certo servizio minimo che non

ad esempio dando un certo

pregiudichi l’essenzialità del servizio stesso. Quindi quello che hanno in comune questi due

diritti è quello di essere diritti di libertà ma avere una funzione redistributiva (diritti

economici in comune con i diritti sociali). Due degli articoli più discussi e più affrontati

(Diritto economici in comune con i diritti civili).

dalla costituzione sono gli articoli 41 e 42. L’articolo 41 ad oggetto la libertà di iniziativa

economica privata e l’articolo 42 ad oggetto la proprietà. Per iniziativa economica privata si

iniziativa, ci dice la

intende la produzione e lo scambio di beni e servizi quindi le espressioni

corte costituzionale, non intende soltanto l’atto generico dell’esercizio di attività di

produzione di scambio di beni e di servizi ma anche lo svolgimento, e dice l’articolo 41

comma 1 “l’iniziativa economica privata è libera” poi però il comma 2 e il comma 3 ci parlano

rispettivamente dei limiti e della disciplina, l’articolo 41 comma 2 ci dice che l’iniziativa

libera ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo

economica privata è

da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana, colpisce prima di tutto

l’indeterminatezza di questi concetti quindi stupisce come dei concetti indeterminati

intensi e ampi e

costituiscano il limite di un diritto, in questo caso si prospettano limiti

proprio per la diversa incidenza che ha questo diritto sulla persona i costituenti hanno

ritenuto che l’esercizio di questa libertà nella sfera economica fosse un diritto da

riconoscersi all’individuo ma non così strettamente inerente alla sua esistenza e quindi

vi è di più con riferimento alla disciplina di

potesse essere soggetta a limiti più forti, ma

questo diritto l’ingerenza che tratta dello stato dei pubblici poteri nella libertà di iniziativa

economica privata riguarda anche gli strumenti che vengono individuati nella stessa

possibile

costituzione per tenere insieme libertà e limiti, il comma 3 ci dice in che modo è

garantire la libertà ma anche fare in modo che non si svolga in contrasto con l’utilità sociale

e chi stabilisce il punto concreto in cui la libertà e il limite convivono, quindi stabilisce che la

legge determina i programmi e i controlli opportuni affinché l’attività economica pubblica e

essere indirizzata e coordinata ai fini sociali, quindi ci deve essere una legge

privata possa

che si occupa di libertà di iniziativa economica privata e di limiti questa legge deve contenere

programmi e controlli perché è attraverso una legge che contiene programmi e controlli

insieme tenere conto dei limiti e più ampiamente

l’obiettivo è quello di garantire la libertà e

di fare in modo che (art. 81 comma 3) l’attività economica pubblica e privata possa essere

indirizzata e coordinata ai fini sociali quindi ci dice l’articolo 41 comma 3 che esiste

due attività sia

un’attività economica che è pubblica e privata e che l’insieme di queste

oggetto di indirizzo e coordinamento e che la finalità ultima di questo indirizzo e

coordinamento siano dei fini sociali. La proprietà è il diritto su cui viene costruita a partire

dal 600 con Locke John, qualunque concettualizzazione relativa ai diritti costituzionali dice

è una proprietà su qualcosa, diritto alla vita proprietà su

Locke qualunque diritto io abbia

me stesso, e poi ancora dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 la

proprietà nell’articolo 17 viene definita come un diritto sacro e inviolabile, ancora lo statuto

costituzione di

Albertino del 1848 dove la proprietà e definita inviolabile, e infine alla

Weimar che definisce la proprietà come obbligo; in tema di proprietà la costituzione

innanzitutto non qualifica la proprietà nei termini di un diritto non dice diritto di proprietà

l’articolo 42 comma 1 dice “la proprietà è pubblica o privata”, il comma 1 accosta alla

pubblica, quindi la nostra costituzione non tutela la proprietà

proprietà privata la proprietà

in quanto diritto ma prevede la proprietà come istituto, vuol dire che se viene garantito non

il diritto ma l’istituto il legislatore può spingersi molto più avanti nella limitazione della

che la

proprietà stessa e l’unico limite alla incostituzionalità di una certa previsione è

proprietà privata venga proprio abolita, il comma 2 ci dice “la proprietà privata è

riconosciuta e garantita dalla legge” lo strumento principe individuato dal costituente per

tenere insieme la proprietà pubblica e privata e gli eventuali limiti sono stabiliti dalla legge

che ne determina i modi di acquisto, il godimento e i limiti non solo ma questi limiti vengono

dettagliati e specificati perché hanno lo scopo di assicurare la funzione sociale e di rendere

accessibilità a tutti, la costituzione poi disciplina il modo di ablazione della proprietà cioè il

viene meno la proprietà e l’istituto di ablazione tipico della proprietà si chiama

modo in cui

espropriazione, dice il comma 3 “la proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla

legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale” anche qui la formula

costruire una strada e

è ampia “interesse generale”, ad esempio i pubblici poteri devono

devono costruirla sul mio terreno quindi c’è interesse generale perché la strada è importante

e quindi il mio terreno è oggetto di espropriazione e la contropartita è l’indennizzo che è

una somma di denaro che non è equivalente al valore venale del bene cioè l’interesse

tale per cui l’espropriazione non determina un contratto di compravendita ma è

pubblico è

un atto autoritativo lo può fare senza il mio consenso e quello che io ricevo è meno del valore

di mercato, in ultimo comma 4 “la legge stabilisce le norme e i limiti della successione

e i diritti dello Stato sull’eredità” non è per qualificare la posizione

legittima e testamentaria

soggettiva del proprietario ma è per qualificare la posizione dello Stato rispetto all’eredità

di un soggetto, quindi la disciplina costituzionale della proprietà è una disciplina

particolarmente sfavorevole al titolare di quel diritto. L’articolo 43 della Costituzione

in cui vengono limitati rispettivamente la libertà di iniziativa

individua altri strumenti

economica privata e la proprietà e dice “a fini di utilità generale la legge può riservare

originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti

di imprese,

pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie

che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio

ed abbiano carattere di preminente interesse generale” ci sono determinate imprese o

categorie di imprese che possono essere oggetto di due diversi provvedimenti:

vuol dire che i pubblici

provvedimento di riserva o provvedimento di trasferimento, la riserva

poteri riservano originariamente cioè stabiliscono a monte prima che un eventuale impresa

operi in un certo settore che quel settore non può essere oggetti di libertà di iniziativa

economico privata ad esempio la raccolta di idrocarburi in Italia può essere svolta soltanto

trasferimento di ha dopo che una certa impresa o categoria di imprese sia

dallo Stato, il

sorta, esempio il sistema di imprese che operano nel regime di energia elettrica ci si rende

conto che non va bene perché costituisce l’oligopolio e quindi si fa una legge che stabilisce

operanti nel settore elettrico in campo ad un solo

il trasferimento di tutte le imprese

soggetto (1962 trasferimento di tutte le imprese operanti nel settore elettrico in capo allo

Stato) e a chi vengono riservate o trasferite le imprese o le categorie di imprese? O allo Stato,

enti pubblici, fenomeno di

e qui abbiamo il fenomeno della statizzazione, o ad

nazionalizzazione o ancora ad una determinata categoria di utenti, fenomeno di

collettivizzazione, la Costituzione non dice che qualunque tipo di impresa o di categoria di

impresa può essere oggetto di una legge che la riservi originariamente o la trasferisca allo

ma soltanto quelle che si riferiscano a servizi pubblici

Stato ad enti pubblici o ad utenti

essenziali oppure fonti di energia oppure situazioni di monopolio laddove vi sia utilità

generale e vi sia un carattere di preminente interesse generale.

I beni pubblici si distinguono in due grandi categorie: beni demaniali e beni patrimoniali,

questi ultimi si distinguono a loro volta in due categorie: beni patrimoniali indisponibili e i

beni patrimoniali disponibili. I beni demaniali sono dei beni rispetto ai quali l’interesse

interesse particolare per cui questi beni

pubblico è particolarmente forte, in cui quindi c’è in

siano dello Stato e i beni demaniali si distinguono in beni demaniali necessari e in beni

demaniali eventuali, la differenza è che i beni demaniali necessari sono una sorta di riserva

possono non

originaria dello Stato cioè tutti i beni che rientrano nel demanio necessario non

appartenere allo Stato invece i beni demaniali eventuali sono quelli che se appartengono

allo Stato rientrano nel demanio ma possono anche non appartenere allo Stato ad esempio

ci dicono gli articoli 822 e seguenti del codice civile “appartengono allo Stato e fanno parte

mare, la spiaggia, le rade e i porti; i fiumi, i torrenti, i laghi e

del demanio pubblico il lido del

le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia; le opere destinate alla difesa

nazionale” costituiscono il demanio necessario, “fanno parimenti parte del demanio

strade ferrate; gli

pubblico, se appartengono allo Stato, le strade, le autostrade e le

aerodromi; gli acquedotti; gli immobili riconosciuti di interesse storico, archeologico e

artistico a norma delle leggi in materia; le raccolte dei musei, delle pinacoteche, degli archivi,

delle biblioteche; e infine gli altri beni che sono dalla legge assoggettati al regime proprio

la particolarità dei beni demaniali

del demanio pubblico” costituiscono il demanio eventuale;

è che sono inalienabili, ovvero non si possono vendere, impignorabili, non possono essere

oggetto di pegno, non usucapibili e non ipotecabili. Per i beni patrimoniali indisponibili il

codice civile individua una serie di beni che non possono essere sottratti alla loro

modi stabiliti dalla legge, art. 826 codice civile “Fanno parte del

destinazione se non nei

patrimonio indisponibile dello Stato le foreste che a norma delle leggi in materia

costituiscono il demanio forestale dello Stato, le miniere, le cave e torbiere quando la

disponibilità ne è sottratta al proprietario del fondo, le cose d'interesse storico,

paletnologico, paleontologico e artistico, da chiunque e in qualunque modo

archeologico,

ritrovate nel sottosuolo, i beni costituenti la dotazione della Presidenza della Repubblica, le

caserme, gli armamenti, gli aeromobili militari e le navi da guerra” ovviamente la legge può

vendiamoci gli immobili

cambiare la categoria di questi beni ad esempio ogni tanto si dice

dello Stato ovvero sdemanializziamoli quindi farebbero poi parte dei beni patrimoniali

disponibili che sono tutti quei beni diversi da quelli indisponibili e dai beni del demanio,

quindi questa categorizzazione dei beni nasce per non consentire al soggetto privato di

dalla loro funzione tutta una categoria di

aggredire i beni pubblici e quella di non distrarre

beni. Infine i beni comuni è un concetto rilevante oltre perché è un lemma del dibattito

pubblico temporaneo perché nel 2007 viene insidiata una commissione di studio presieduta

da un importante giurista che si chiama Rodotà che viene a discutere una revisione del

codice civile che dovrebbe contenere questo nuovo riferimento questa terza categoria di

beni che sono i beni comuni che vengono così definiti beni che esprimono utilità funzionale

all’esercizio dei diritti fondamentali nonché al libero sviluppo della persona e si prosegue

in ogni caso

titolari i beni comuni possono essere persone giuridiche pubbliche o private

deve essere garantita la funzione collettiva, è una definizione che ha la sua forza nel

carattere trasversale rispetto ai beni pubblici e beni privati si vede un bene alla luce della

sua funzione, ma questo costituisce il principale limite di questo concetto perché la

trasversalità è un elemento anche di forte debolezza nel senso che il concetto di beni comuni

ma non incide sulla struttura e quindi in qualche

per l’appunto incide soltanto sulla funzione

misura a differenza dell’articolo 43 che non pone soltanto il problema del fruitore del

servizio ma pone anche il problema della strutturazione del servizio perché immagino una

catena produttiva che vede l’intervento diretto e indiretto immediato o non immediato dello

ma comunque il codice civile non viene modificato e il progetto non va in porto.

stato, Lezione 17 – 30/10/2014

STATO ED ECONOMIA

Oggi parleremo un po' più approfonditamente del rapporto tra Stato ed economia, alcuni profili

già l'abbiamo visti nella lezione passata perché l'analisi, la disamina di alcuni diritti inerenti alla

sfera economica ci delineano e ci forniscono le indicazioni relative appunto alla disciplina

all'economia e a quelli più in generale all'atteggiarsi del nostro

costituzionale legata

ordinamento giuridico nei confronti della sfera economica vedremo per il momento che però

al nostro ordinamento è stato intensamente investito da discipline sovranazionali che hanno

proprio il loro culto tradizionale nell'intervenire nella dimensione economica, abbiamo anche

visto guardare in particolare gli articoli 41 e seguenti della costituzione che la disciplina di questi

diritti è un po' diversa da quella degli altri diritti previsti nella costituzione perché? perché

rispetta questi diritti in ragione della loro minore incidenza sulla sfera della persona umana

sono maggiori i limiti da una parte sono più intensi più pesanti più indeterminati e allo stesso

tempo ben viene indicata negli articoli stessi una serie di elementi che servono a tenere insieme

diritto i limiti e quindi a prevedere attraverso l'intervento della legge vera e propria forma.

L'intervento dello Stato nell'economia quindi sono gli stessi articoli 41 e seguenti ad esempio il

terzo comma dell'articolo 41 che disciplina il modo in cui libertà e di iniziativa economica privata

e i limiti stanno insieme a darci segno appunto di questo ruolo dei poteri pubblici nella

dimensione economica questo però con un'avvertenza fondamentale e cioè che quella che

viene chiamata la cosiddetta costituzione economica c'è proprio di quella parte della

costituzione che si occupa di economia non è avulsa dal resto del testo costituzionale cioè non

è un pezzo della costituzione che fa storia a sé che va intesa in maniera autonoma rispetto al

importante che però deve essere letta in

resto al contrario è una parte della costituzione

maniera sistematica combinata con le altre parti della costituzione in particolare con i principi,

quindi quando leggete e studiate l'articolo 41 seguenti dovete leggere studiarli tenendo conto

di tutto quello che dice la costituzione rispetto al ruolo ad esempio dello stato e degli individui

in termini generali al principio di uguaglianza alla garanzia generale di quell'articolo dei diritti

inviolabili, quindi è una lettura appunto che deve essere fatta in maniera contestualizzata. Ora

abbiamo visto appunto che le forme dell'intervento dell'economia secondo la costituzione sono

intervento che le esperienze

abbastanza intensi, quali sono i termini giuridici le forme di

costituzionale novecentesche? Abbiamo ad esempio il fenomeno dell'interventismo, per

interventismo si intende una forma di ingerenza asistematica dello Stato nell'economia e in

qualche modo quindi priva di finalità globali di finalità generali, ancora il dirigismo cosa può

intendersi per dirigismo? Un'ingerenza dello Stato nell'economia che risulta invece dal

coordinamento dei fini prestabiliti, cioè io prima stabilisco di fini e alla luce di quei fini stabilisco

il limite la misura di intensità di quel ingerenza, ancora la pianificazione, la pianificazione una

forma di coordinamento pubblico dell'economia in chiave collettivista cioè la pianificazione

richiama alla mente l'idea di una totalità intervento un sistema economico collettivista appunto

è oggetto di coordinamento pubblico, e ancora la programmazione, che invece una forma di

coordinamento pubblico dell'economia in chiave democratica cioè dove sta diciamo la chiave

democratica? Sta nel fatto che il legislatore per l'appunto espressione del principio

rappresentativo, corpo elettorale e il popolo, decide quali settori debbano essere soggetti a

una legge

coordinamento e quindi quali sono gli aspetti della programmazione, noi abbiamo

importante dimenticata sulla programmazione e la legge numero 685 del 1967 cioè l'unica legge

in Italia di programmazione economica è stata una legge generosa perché appunto provava

delineare un modello per gli anni successivi di intervento dello Stato nell'economia strutturato

sistematico e organizzato è stato anche un colossale fallimento perché a quella legge in

programmazione cioè che doveva stabilire gli orientamenti generali dell'intervento pubblico

nell'economia non sono seguite poi le misure concretamente attuative per appunto il tema

della programmazione ha un tema che è presente nella nostra costituzione se voi leggete

l'articolo 41 terzo comma si parla per l'appunto di programmi controlli la legge deve individuare

programmi controlli per una funzione di indirizzo e coordinamento attivi sociali. Si afferma

quindi normalmente che la nostra costituzione contenga o quantomeno prefiguri un modello

di economia mista che è una formula vaga che è una formula non pienamente comprensiva di

tutto quello che può essere fatto ma sicuramente è come dire la formula che può essere limitata

e negativa cioè economia mista sicuramente non è collettivismo, tutto quello che sta in mezzo

è oggetto diciamo delle scelte e delle forze di indirizzo politico di maggioranza cioè le molteplici

declinazioni della categoria dell'economia mista sono le molteplici intenzioni che in un certo

periodo storico le forze politiche possono andare a quella formula tenendo però sempre conto

che vi ho detto da un lato non è possibile per costituzione abolire la proprietà privata e

cancellare la libertà di inserire la proprietà economica privata e quindi la scelta di come

destinare il capitale privato per questa attività dall'altro però i programmi controlli svolgono

una funzione di indirizzo e coordinamento anche di aspetti importanti della vita economica e

questo concetto di economia mista è parte fondamentale del compromesso costituzionale cioè

in assemblea costituente le forze cattoliche da un lato e le forze marxiste dall'altro hanno

individuata. In questo modello molto ampio di economia mista un possibile terreno di incontro

tant'è vero che è appunto tutta la generazione successiva almeno fino agli anni 70 del

novecento è tutta legislazione dell'attuazione della costituzione rispetta questo modello. Ad

esempio la costituzione non parla di mercato se voi leggete la costituzione la parola mercato

non la trovate mai e questo è significativo perché invece cosa succede negli anni 80 e poi negli

anni 90 con additivo che l'ordinamento italiano si incontra e viene sempre più permeato da un

altro ordinamento che è quello prima della comunità economica europea 1957 poi dell'unione

europea 1992 che invece ha del mercato e dell'economia di mercato un punto fondamentale,

prima si parla nel 57 di mercato comune poi l'aggettivo cambia e quel Comune diventa mercato

unico e oggi con il trattato di Lisbona cambia ancora e diventa un mercato interno ma sempre

di mercato si tratta se voi leggete il trattato sull'unione europea l'articolo tre, siamo proprio si

principi fondamentali dell'unione europea, si dice che l'Unione Europea instaura mercato

interno e si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa basato su una crescita economica

equilibrata e sulla stabilità dei prezzi su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva

che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, economia sociale di mercato fortemente

competitiva questo è l'idea di modello economico che abbiamo nel trattato sull'unione

europea, sono la stessa cosa l'economia sociale di mercato fortemente competitiva l'economia

mista? È difficile a dirsi proprio perché la formula economia mista può essere più o meno ampia

ma sicuramente come vi dicevo appare significativo il decentramento direi del mercato nella

costituzione e invece la centralità del mercato nel processo di integrazione europeo, quello che

è certo è che il mercato non è un luogo naturale, il mercato è un luogo artificiale perché è tale

solo e nella misura in cui vi siano delle regole che ne disciplinano il funzionamento. Il punto

fondamentale del diritto dell’unione europea sono le quattro libertà: libertà di circolazione

di circolazione dei servizi e libertà di

delle merci, libertà di circolazione dei lavoratori, libertà

circolazione dei capitali. Le quattro libertà sono centrali nel diritto dell’unione europea ma non

sono centrali nell’ordinamento costituzionale italiano, c’è un problema di diverso

bilanciamento tra diritti, ad esempio ad un certo punto in una importante sentenza della Corte

di Giustizia dell’unione europea che è la sentenza viking, il bello della Corte di Giustizia

dell’unione europea è che le sentenze si chiamano con il nome di una delle parti, il problema

che sta alla base di questa sentenza è che in un paese scandinavo una società decide di

delocalizzare si trattava di una società che svolgeva la funzione di traghetti tra le due sponde

del mar baltico e l’impresa dice perché devo fissare la mia sede in Svezia dove i costi sociali sono

più alti, la sposto in un altro paese dell’unione europea in uno dei tre paesi baltici in cui tutto è

più basso, i lavoratori svedesi cosa fanno scioperano e la questione va dal giudice e poi alla

Corte di Giustizia dell’unione europea, la quale si trova ad affrontare il seguente problema c’è

il diritto di sciopero da un lato contro una delle quattro libertà la libertà, io imprenditore posso

dove voglio la sede dei miei affari in uno dei 28 paesi dell’unione europea,

decidere di stabilire

se la questione fosse stata assunta in questi termini all’interno dell’ordinamento italiano non

c’è nessun dubbio che avrebbe prevalso il diritto di sciopero la Corte di Giustizia dell’unione

europea ragiona al contrario questo sciopero vuole minare una delle quattro libertà che è

prevalente e quindi condanna i sindacati che hanno scioperato, quindi di fronte alla medesima

situazione giuridica i giudici italiani e la corte di giustizia dell’unione europea danno due risposte

completamente contrapposte perché nel nostro ordinamento la libertà di stabilimento che

trova il proprio corrispondente nella libertà di iniziativa economica privata è meno forte del

diritto di sciopero invece per l’ordinamento dell’unione europea le quattro libertà sono i

riferimenti fondamentali di quell’ordinamento, ancora una altro principio fondamentale della

disciplina giuridica del diritto dell’unione europea è il divieto di aiuti di stato all’art. 107 del

trattato sul funzionamento dell’unione europea stabilisce in maniera molto netta un divieto di

aiuti di stato, è principio fondamentale del diritto dell’unione europea rispetto alla sfera

principio fondamentale del

economica perché gli aiuti di stato falsano la concorrenza, il terzo

diritto dell’unione europea in materia economica è la concorrenza e viene per l’appunto vista

come lo strumento fondamentale di intervento o non intervento dello stato nell’economia, per

concorrenza si intende un assetto economico nel quale è garantita la parità di accesso di tutti

gli operatori economici. Nel nostro ordinamento si parla di concorrenza con la legge

costituzionale n. 3 del 2001 con la quale si è modificato il titolo V cioè quella parte della

Costituzione che si occupa dei rapporti tra Stato e Regioni, ma la parte della Costituzione che si

occupa di disciplina economica non parla di concorrenza. All’inizio degli anni 90 con il trattato

di Maastricht sono gli anni in cui l’Italia adotta tutta una serie di discipline molto particolari per

l’attuazione del diritto dell’unione europea cioè la disciplina anti‐monopolistica che prima del

detta anti‐trust, tre cose:

1990 in Italia non esisteva e quali sono i pilastri di questa disciplina

primo divieto di intese restrittive della concorrenza, due operatori economici si mettono

d’accordo per limitare la concorrenza, ancora sfruttamento abusivo di una posizione dominante

che può comportare monopolio e infine concentrazione tra imprese che si ha quando per

fusione o per acquisizione del controllo di un’impresa da parte di un’altra le imprese operanti

sul mercato si concentrano in una sola, la particolarità è che questa disciplina si applica anche

alle imprese pubbliche quindi tutto un pezzo della economia mista e quindi pone tutta una serie

di problemi molto significativi sul ruolo dello Stato nell’economia perché da qui abbiamo tutta

una serie di conseguenze significative abbiamo sempre a partire dagli anni 90 la privatizzazione

delle imprese pubbliche, privatizzazione delle imprese vuol dire trasformazione del regime

giuridico di un’impresa da un ente di diritto pubblico a una società di diritto privato e poi dopo

la privatizzazione la liberalizzazione dei mercati cioè l’apertura dei mercati, in cui prima operava

una sola impresa pubblica, a diversi soggetti e questo comporta ad esempio dal punto di vista

dell’intervento pubblico il fiorire di autorità amministrative indipendenti, se lo Stato non

interviene più direttamente sul mercato attraverso i propri operatori economici cioè attraverso

proprie imprese si ritaglia invece il ruolo attraverso queste autorità amministrative

le

indipendenti di arbitro, di regolatore cioè di colui che deve far rispettare agli operatori del

mercato una serie di regole del mercato stesso, la concorrenza cioè il divieto di intese restrittive

sfruttamento abusivo di una posizione dominante e concentrazione delle imprese. L’incidenza

del processo di integrazione europea non riguarda soltanto l’intervento dello Stato

nell’economia riguarda anche e soprattutto la politica monetaria, mentre rispetto alla politica

economica l’obiettivo indicato dai trattati è soltanto quello di un mero coordinamento delle

politiche economiche degli stati invece sulla politica monetaria la disciplina è intensissima

perché la politica monetaria ad un certo punto viene tolta agli stati o per meglio dire gli stati

limitano la loro sovranità per demandare a un soggetto esterno ad essi le scelte fondamentali

in tema di politica monetaria e da qui abbiamo a partire dal 1999 poi al 2002 l’istituzione

fonda su un nuovo organo fondamentale che è la banca centrale europea e

dell’euro che si

sull’euro‐sistema che è l’organo che ingloba e racchiude in se la banca centrale europea e le

banche centrali degli stati che hanno adottato l’euro, l’euro‐sistema determina i tradizionali

strumenti di politica monetaria e quindi determina il tasso di cambio, che è il prezzo relativo tra

due monete, determina il tasso di interesse, che è il prezzo che si deve pagare in base al denaro

preso in prestito. L’articolo 119 del trattato sul funzionamento dell’unione europea stabilisce

cioè la

regole precise stabilisce il mandato della banca centrale europea sull’euro‐sistema

regola politica ed economica che quella banca centrale e quell’ecosistema deve seguire, la

politica monetaria ha l’obiettivo principale di mantenere la stabilità dei prezzi quindi e fatto

salvo questo obiettivo sostenere le politiche economiche generali dell’unione conformemente

al principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, quindi l’obiettivo

primario genetico e fondamentale è quello della stabilità dei prezzi compatibilmente con questo

obiettivo cioè quindi nel caso in cui non vi sia conflitto con questo obiettivo sostenere le

politiche economiche che sono al plurale proprio perché rispetto ad essere l’unione europea

svolge sostanzialmente una funzione di coordinamento, il problema dal punto di vista giuridico

istituzionale che di tutto questo non c’è traccia nella costituzione, quindi questo profilo di

stabilità della dicotomia tra politica economica e politica monetaria della centralità della politica

monetaria a discapito della politica economica perché della polizia economica si occupano gli

stati e della finalizzazione della politica monetaria che è un vero proprio principio della stabilità

dei prezzi pone evidenti problemi di compatibilità nel nostro quadro costituzionale, le storie

costituzionali dei paesi sono diverse stabilità dei prezzi vuol dire Germania vuol dire costituzione

di Weimar 1919‐1933, ma noi abbiamo un’altra storia altri paesi hanno un’altra storia quindi al

di là diciamo della condivisibilità o meno di questo obiettivo. L’ingabbiamento della politica

monetaria sul principio della stabilità dei prezzi quindi l’impossibilità per gli stati membri di

fissare unilateralmente tasso di cambio tasso di interesse che il senso effettivo di avere una

2008 2009 una serie di squilibri significativi tra i diversi Stati

moneta comune ha provocato dal

all’interno dell’unione europea e questo si è ripiegato in particolare sul debito pubblico degli

Stati stessi, e quindi la cosa interessante è che la politica monetaria in realtà ad un certo punto

già prima ma dopo il 2008 2009 si è trasformata in una forma che è la politica di bilancio, cioè

l’unione europea in particolare la zona euro ha dovuto adottare una serie di congegni

istituzionali per evitare che i bilanci degli Stati aderenti all’euro andassero ognuno per la sua

strada e soprattutto superassero un certo tasso in particolare di indebitamento e questo

mettesse a repentaglio per l’appunto la stabilità dei prezzi, gli strumenti li troviamo già a partire

dal trattato di Maastricht del 92 che è quello appunto da cui scaturisce l’euro sostanzialmente

e sono i parametri di convergenza i famosi parametri di Maastricht cioè una soglia numerica

relativa al

che non doveva essere superata dagli Stati che volevano adottare l’euro, una soglia

debito e una soglia relativa al deficit e questo in rapporto al prodotto interno lordo (60% tra

debito e pil, 3% tra deficit e pil) questi numeri si portano tutta una intelaiatura istituzionale

rilevante perché vuol dire far rispettare questi numeri e quindi dal 2008 in poi il diritto

dell’unione europea ha visto crescere tutta una serie di marchingegni volte in qualche modo a

rendere questi numeri cogenti per gli stati membri, il principale di questi strumenti è un accordo

internazionale che si chiama trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance

compact che ha un accordo

nell’unione economica e monetaria il cosiddetto fiscal

internazionale al di fuori del quadro istituzionale dell’unione europea perché due Stati in unione

europea hanno rifiutato di sottoscriverlo, il regno unito e la Repubblica ceca, e cosa dice questo

fiscal compact oltre a riprodurre questi limiti quantitativi ed anzi ad ampliarli perché prevede

anche un meccanismo di avvicinamento a quelle soglie in particolare alla soglia derivante dal

debito cioè c’è l’impegno contenuto in questo testo da parte dei paesi che superano importo

tra debito e Pil del 60% di ridurre questo rapporto di 1/20 all’anno, c’è l’idea di inserire

all’interno dei diritti degli ordinamenti degli Stati che hanno sottoscritto il fiscal compact una

serie di regole cogenti anche di livello costituzionale cioè ci si rende conto che finché il

contenuto di queste regole sta scritto soltanto nel diritto dell’unione europea e in accordi

internazionali rischia di non funzionare, nel 2004 il rapporto tra deficit e Pil era stato sforato da

Francia e Germania e non c’erano state conseguenze sul piano giuridico la procedura

d’infrazione che doveva derivare è stata bloccata da un voto del consiglio dell’unione europea

la commissione europea che è quella che doveva vigilare ha fatto ricorso alla corte di giustizia

dell’unione europea e la corte di giustizia dell’unione europea ha detto che si trattava

sostanzialmente di una scelta politica e quindi che non fosse immediatamente esigibile in sede

giurisdizionale la violazione e il superamento di quel parametro e allora ci si rende conto che

giuridici,

per rendere effettivi quei divieti occorre proiettarli all’interno degli ordinamenti

perché all’interno degli ordinamenti giuridici invece i giudici in particolare le corti costituzionali

hanno degli strumenti forti e significativi per farli valere e arriviamo a questo punto all’ultima

la più recente legge di revisione costituzionale che la legge costituzionale 1 del 2012 che ha

introdotto nella nostra costituzione all’articolo 81 il principio dell’equilibrio di bilancio, questo

principio dice al comma 1 “lo Stato assicura l'equilibrio tra le entrate e le spese del proprio

bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico” quindi il

comma 1 è una disposizione piuttosto sfumata, innanzi tutto si parla di equilibrio non si parla

di pareggio anche qui c’è un bisticcio perché se voi leggete l’intitolazione della legge 1/2012 è

intitolata interruzione del principio di pareggio di bilancio se poi invece leggete il testo della

disposizione all’art. 81 la cosa del pareggio non c’è e c’è l’espressione equilibrio che è una parola

più sfumata rispetto a pareggio, non solo ma si dice che questo equilibrio deve tener conto delle

favorevoli del ciclo economico e qui già si assume che il ciclo economico

fasi avverse e delle fasi

è un ciclo altalenante cioè qui è buffa la vicenda perché la disposizione è costruita dal legislatore

nel 2012 ma qui c’è tutta la storia del 900 poi però c’è il comma 2 che è molto più stringente

perché dice “il ricorso all'indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del

ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei

rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali” quindi qui c’è una limitazione secca

della possibilità dello Stato di ricorrere all’indebitamento cioè normalmente non si può fare

debito se non per considerare gli effetti del ciclo economico e quindi soltanto in funzione

anticiclica al verificarsi di eventi eccezionali quindi le Camere dovrebbero, peraltro con

votazione a maggioranza assoluta, adottare una legge che tiene conto di questi eventi

eccezionali e di considerazioni rispetto al ciclo economico. Gli altri due elementi significativi che

sono emersi sullo scenario del diritto dell’unione europea e della crisi sono quello della

condizionalità, ad esempio all’art. 125 del trattato sul funzionamento dell’unione europea si

trova un’affermazione molto netta del fatto che i bilanci degli stati membri sono bilanci separati

e quindi non c’è nessuna possibilità di comunicazione tra un bilancio e l’altro clausola del

cosiddetto no bail out che vuol dire che tu debitore non puoi chiamare me per pagare un debito

di un altro soggetto, se il debito è fatto dalla Grecia io Italia non centro nulla con quel debito

non riguarda me, questo principio però ad un certo punto salta perché appunto con la crisi della

Grecia a partire dal 2009 ci sono le nuove elezioni in Grecia la maggioranza che vince pubblica i

dati veri rispetto al rapporto tra deficit e Pil che invece di essere al 3% era al 12% e questo

diciamo innesca una spirale di innalzamento del costo del debito e del rifinanziamento del

debito che porta la Grecia a non potersi rifinanziare sul mercato, non solo ma anche a problemi

nei paesi vicini e allora ci si inventa a livello di unione europea una serie di meccanismi che

devono fornire assistenza a questo stato e agli altri che ne hanno bisogno, in un primo momento

si pensa di istituire dei meccanismi temporanei contingenti che risolvono il problema soltanto

in quel caso poi ci si rende conto che serve un meccanismo stabile strutturato anche con

rispetto ai mercati, cioè se i mercati sanno che c’è questo meccanismo

funzioni preventive cioè

il prezzi del debito pubblico di uno stato scende, lo strumento principale viene individuato nel

meccanismo europeo di stabilità che è anche questo disciplinato fuori dal diritto dell’unione

europea perché l’unione europea non lo consentirebbe e si tratta di una sorta di cassa da cui

gli Stati che si trovano in difficoltà possono attingere, ma è un salvadanaio che comporta

l’adozione da parte dello Stato che riceve questi soldi di una serie di regole molto stringenti che

vengono attraverso dei cosiddetti memorandum, è in questo la condizionalità cioè che il denaro

che eventualmente viene prestato attraverso tutta una serie di meccanismi complicatissimi sul

mercato secondario ma poi ad un certo punto anche sul mercato primario per sostenere questi

titoli del debito pubblico che se no costano sempre di più, richiedono da parte dello Stato

cui viene

l’adozione di discipline giuridiche al proprio interno, per esempio la decisione con

concesso alla Grecia di poter utilizzare il meccanismo europeo di stabilità si trovano delle

situazioni minutissime con cui la Grecia si impegna a modificare il proprio quadro legislativo in

tutta una serie di settori che vanno dalla riduzione della spesa pensionistica, sanitaria, blocco

del turn over, riforma della legislazione sul lavoro e così via e sono tutti strumenti di politica

economica che sono oggetto di condizionalità, nel senso che non è che sono imposti ma sono

una contropartita della partecipazione della possibilità di utilizzare questo meccanismo

europeo di stabilità. Lo sperimentalismo, la comunità economica europea nasce nel 1957 con

obiettivi limitati in materia economica con l’idea diciamo di una progressiva ma anche episodica

funzione di accrescimento di queste funzioni e quindi fino agli anni 2000 si sviluppa in maniera

un po’ disordinata tanto è vero che nel 1992 ad esempio coesistono comunità economica

sulla comunità economica europea che si occupa

europea e unione europea c’è un trattato

delle quattro libertà ci sono altri due pilastri politica estera e sicurezza e giustizia degli affari

interni e tutto il dibattito dei primi anni del 2000 avvolto sostanzialmente alla unificazione

semplificazione si arriva nel 2007 ad un’unica unione europea che ricomprende tutto al proprio

interno con regole che dovrebbero essere tendenzialmente unitarie quindi una struttura

giuridica unica per tutte le politiche svolte dall’unione europea, questo obiettivo oggi è

assolutamente uscito dalla scena, negli atti normativi relativi all’euro quando viene istituito nel

1999 l’euro vi sono degli Stati che hanno adottato l’euro e gli Stati che ancora non hanno

adottato l’euro proprio perché c’è l’idea che l’euro sia l’obiettivo comune di tutti gli Stati

membri dell’unione europea quando questo viene meno si pone un problema istituzionale

significativo cioè quali sono le regole comuni applicabili all’unione europea e 28 Stati e agli Stati

che hanno adottato l’euro (17 – 18 Stati) e la Banca centrale europea risponde a seconda delle

funzioni che svolge se si occupa di politica monetaria si rivolgerà agli Stati che hanno adottato

l’euro se si occupa di vigilanza bancaria per esempio si applicherà a tutti e 28 gli Stati e quindi

gioco un principio di asimmetria cioè l’unione europea va avanti per quelle che

entra in

venivano chiamate le geometrie variabili mentre il movimento precedente era volto a far si che

queste geometrie variabili venissero meno, ad un certo punto però neanche la asimmetria basta

più perché su una serie di temi fondamentali non c’è accordo tra gli Stati membri l’esempio più

forte di sperimentalismo è il fiscal compact cioè ci si immagina degli strumenti degli istituti dei

meccanismi che corrono paralleli all’unione europea che sono esterni al diritto dell’unione

europea che sono quindi frutto di altri trattati internazionali in cui di volta in volta si tratta di

avere un numero più o meno alto di Stati membri che lì ratificano e questo vuol dire dal punto

di vista istituzionale che mentre l’unione europea si fonda su una serie di organi ad esempio il

parlamento europeo, che è l’unico organo direttamente e immediatamente rappresentativo,

ad esempio la commissione europea, che è l’organo rispetto al parlamento ha un rapporto

fiscal compact, come il

politico, se io utilizzo invece strumenti di diritto internazionale come il

trattato che istituisce il meccanismo europeo di stabilità (mes) chiamo in gioco soltanto i

governi perché chi è che firma il trattato sono i capi di governo degli Stati che ci stanno e questo

diciamo si riverbera sulla stessa architettura istituzionale dell’unione europea perché all’interno

dell’unione europea alcuni organi perdono potere a fronte di altri e questo chiama in gioco

ancora una volta quello che è stato il grande mito ma anche il grande fallimento della

costituzionalizzazione dell’unione europea, ad un certo punto nei primi anni del 2000 si è detto

costituzione, che in questo caso vuol dire regole

facciamo che l’unione europea abbia una

semplici chiare unitarie con politiche ben definite in cui si capisca in maniera quanto più

trasparente possibile chi fa cosa e come lo fa, questa prospettiva oggi è quanto mai lontana non

soltanto perché nel 2005 Francia e Paesi Bassi rifiutano quella prospettiva ma anche perché

l’evoluzione del diritto dell’unione europea nella sfera economica ha seguito e sta seguendo

altre strade cioè sta seguendo tutta una serie di meccanismi volti in qualche misura a

individuare strumenti alternativi rispetto a quelli prospettati nei trattati e a tenere insieme

quelli che ci stanno e non quelli che non ci vogliono stare, con problemi diciamo che ritornano

sugli Stati membri esempio il meccanismo europeo di stabilità è finanziato dagli Stati e può

sostenere uno Stato su un mercato primario e secondario quindi rischia l’indebitamento e su

questo debito decino gli organi di questo meccanismo europeo di stabilità che sono

sostanzialmente riconducibili ai governi e qualcuno può dire può il mio governo assumere una

spesa senza delibera parlamentare cioè senza che il parlamento lo abbia autorizzato ad

adottare questa spesa e c’è in particolare un giudice costituzionale del tribunale costituzionale

federale tedesco che è il più importante giudice costituzionale europeo ed è quello che in

maniera più determinata difende le prerogative del parlamento tedesco a dire qui c’è un

problema per il mio diritto costituzionale cioè il fatto che io non posso permettere che un

organo di diritto internazionale che è composto dai rappresentanti dei governi decida di

utilizzare dei soldi del contribuente tedesco senza che vi sia una delibera del parlamento e tutto

questo ha portato oggi al fatto di sollevare una questione pregiudiziale da parte del tribunale

costituzionale federale tedesco davanti alla Corte di Giustizia dell’unione europea che è

attualmente in corso ma il tribunale costituzionale federale tedesco ha anche fatto capire

chiaramente che anche ove la corte di giustizia dell’unione europea dicesse dal punto di vista e

rispetto all’unione europea non ci sono problemi potrebbe sollevare problemi di compatibilità

con il proprio ordinamento e quindi far valere un proprio contro limite cioè un limite del proprio

ordinamento giuridico alla possibilità di quell’ordinamento giuridico di limitare la propria

sovranità ad esempio non prevedendo l’intervento del parlamento tedesco ad autorizzazione

delle misure che il governo adotta in un meccanismo come quello del meccanismo europeo di

stabilità per sostenere uno Stato estero, quindi si vede come le cose siano parecchio intricate

dal punto di vista istituzionale e dal punto di vista economico e mentre per 50 anni (trattato di

trattato di Lisbona) i trattati originari del diritto dell’unione europea siano

Roma e

continuamente messi in discussione cioè c’è sempre il tentativo di superare il trattato, mentre

invece gli atti primari passano sostanzialmente sotto silenzio invece con la crisi si assiste al

fenomeno inverso cioè che si discute molto degli atti derivati e paralleli.

Lezione 18 – 03/11/2014

LA FORMA DI GOVERNO ITALIANA IN GENERALE

Oggi vedremo la forma di governo italiana in generale cioè vedremo quali sono i suoi elementi

fondamentali, dobbiamo ricordare cosa si intende per forma di governo, cosa si intende per

cioè esprime non tanto cosa

forma di governo? Avevamo detto che è un concetto relazionale

fa un certo organo ma le relazioni sussistente tra organi questo è il concetto relazionale cioè

rapporti che si assistono tra chi? Tra alcuni organi che sono più importanti di altri cioè concetto

relazionale rapporto tra organi costituzionali, vi ricordate quali sono gli organi costituzionali e

perché alcuni organi possono costituzionali? Sono organi diciamo che hanno un rilievo

particolare sua sono quelli senza i quali l'ordinamento sarebbe diverso da quello che ha quindi

sono gli organi non solo disciplinati dalla costituzione ma che danno la forma all'organizzazione

costituzionale e ricorderete abbiamo individuato tra questi organi costituzionali il Parlamento,

il governo, il presidente della Repubblica, la magistratura e la corte costituzionale, poi vi ho già

detto a seconda che si consideri dentro o fuori lo stato il popolo, questi organi sono tutti organi

costituzionali ma sono organi che si possono distinguere in due grandi tipologie, cosa distingue

Parlamento e governo da un lato e presidente della Repubblica magistrature corte

costituzionale dall'altro? I primi due sono organi di indirizzo politico di maggioranza, che cos'è

l'indirizzo politico? È la determinazione dei fini politici di un certo ordinamento cioè questi

organi decidono concretamente se ci dev'essere ancora l'articolo 18 meno per esempio se ci

deve essere una riforma della scuola così via, mentre gli altri sono organi di garanzia cioè

intervengono in seconda battuta per correggere raddrizzare limare quello che fanno gli organi

di indirizzo politico di maggioranza quindi questa è la distinzione fondamentale che sussiste tra

queste tipologie di organi allora torniamo alla nostra definizione forma di governo concetto

relazionale rapporto tra organi costituzionali non tutti quanti forma di governo non ci dice

rapporto esistente tra tutti questi cinque organi ma prevalentemente il rapporto tra organi

costituzionali di indirizzo politico di maggioranza questa è la definizione del concetto di forma

di governo, quindi sostanzialmente semplificando molto le cose la forma di governo ci dice quali

sono i rapporti tra l'Parlamento e il governo cioè tra legislativo ed esecutivo, ad esempio

vedendo non l'evoluzione storica della forma di governo ma alcune forme di governo attuali la

d'America che caratteristiche ha rispetto al discorso

forma di governo presidenziale Stati Uniti

che abbiamo fatto quindi rapporto sussistente tra potere legislativo il potere esecutivo? Quindi

prendiamo la forma di governo presidenziale e la forma di governo parlamentare (Italia) allora

questo per farvi capire proprio la dimensione relazionale la differenza tra gli Stati Uniti

d'America l'Italia i primi hanno la forma di governo presidenziale la seconda una forma di

governo parlamentare non sta nel fatto che c'è un Parlamento che fa la legge è un potere

esecutivo che da attuazione alla legge questo cioè sia negli Stati Uniti che in Italia negli Stati

Uniti si chiama congresso ed è composto da la camera dei rappresentanti del Senato in Italia si

chiama Parlamento ed è composto dalla camera dei deputati e dal Senato della Repubblica ma

dal fatto che è diverso il rapporto tra questi due organi perché nella forma di governo

presidenziale quello che da noi è organo di garanzie il presidente della Repubblica nella forma

di governo presidenziale è in realtà il vertice dell'esecutivo quindi presidente come vertice

differenza dell'Italia il presidente è organo di

dell'esecutivo non solo quindi negli Stati Uniti a

indirizzo politico di maggioranza quando voi pensate chi è che esercita il potere negli Stati

Uniti? Pensate subito ad Obama quando pensa dall'Italia non pensate Napolitano quella di chi

è che esercita il potere concretamente vede la differenza tra le due forme di governo perché

Obama a differenza di Napolitano è il vertice dell'esecutivo non solo ma è eletto attraverso un

sistema più o meno diretto cioè ogni quattro anni si vota negli Stati Uniti e il corpo elettorale

degli

degli Stati Uniti d’America elegge dei grandi elettori che a loro volta eleggono il Presidente

Stati Uniti d’America e tendenzialmente vi è una proporzione tra voti ricevuti dai grandi elettori

e il numero degli elettori che elegge il presidente, ogni tanto c’è qualche intoppo ad esempio

nel 2000 quando ci fu il caso della Florida con Bush e Al Gore, Al Gore prese più voti in termini

assoluti all’interno di tutto il territorio statunitense ma visto che il numero dei grandi elettori

viene determinato in base al numero di stati successe che attraverso questo meccanismo venne

eletto Bush, non solo ma la forma di governo presidenziale vede anche una separatezza tra

legislativo ed esecutivo cioè tra il Congresso (Parlamento) e il Presidente non vi è nessun tipo

di rapporto di dipendenza politica ognuno vive di vita propria, per questo la forma di governo

presidenziale viene detta forma di governo su base separata, cioè mentre in Italia l’indirizzo

politico è espresso unitariamente dal complesso parlamento‐governo che è politicamente

omogeneo, il governo altro non è che la proiezione della maggioranza parlamentare, invece

negli Stati Uniti d’America è normale che esistano forme di coabitazione in cui la Camera ha un

valore politico di un certo tipo, il Presidente è espressione di un valore politico diverso, è lo

strumento per sanare, eventualmente, un conflitto politico negli Stati Uniti non esiste, il

Presidente degli Stati Uniti non può sciogliere anticipatamente le Camere e a loro volta le

Camere non possono sfiduciare il Presidente degli Stati Uniti, c’è un rimedio penale che però è

un rimedio estremo è devastante quando si chiama in causa non la soluzione di un rapporto su

base politica ma la soluzione di un rapporto su base penale che è l’impeachment che è l’istituto

in virtù del quale il Presidente viene messo in stato di accusa per motivi gravissimi. Le

forma di governo parlamentare

caratteristiche della forma di governo parlamentare sono: la

vede il Presidente come organo di garanzia e in quanto organo di garanzia e quindi proprio per

depotenziarne la carica politica non c’è elezione diretta o indiretta che dir si voglia, quindi non

c’è un legame diretto e immediato tra corpo elettorale e capo dello Stato; ancora la separazione

tra legislativo ed esecutivo in realtà non esiste nella forma di governo parlamentare al contrario

l’esecutivo altro non è che la proiezione della maggioranza parlamentare e questo rapporto

intenso dal punto di vista politico permanente che sussiste tra esecutivo e legislativo è per

l’appunto il rapporto fiduciario, il Governo rimane in carica se e solo se gode della fiducia delle

Camere, per entrare in funzione il Governo deve avere un voto di fiducia e può essere in

qualunque momento portato alle dimissioni dal voto di sfiducia, anche nel nostro sistema sono

Governo, ma normalmente i conflitti politici

previste delle forme di messa in stato di accusa del

si risolvono su base politica cioè attraverso l’interruzione del rapporto fiduciario. Quindi in

conclusione è un concetto relazionale cioè ci esprime non tanto cosa fa il Parlamento o cosa fa

il Governo ma quali sono i rapporti che esistono tra questi due organi, inoltre nelle due forme

è diverso il modo in cui si atteggia il centro politico, l’organo politicamente più rilevante negli

Stati Uniti d’America è probabilmente il Presidente e l’organo motore del sistema costituzionale

italiano è il Parlamento.

Le caratteristiche della forma di governo italiana: abbiamo qualificato la forma di governo

una forma di governo parlamentare razionalizzata. Anche nel regno unito hanno

italiana come

la forma di governo parlamentare per antonomasia, infatti quella italiana nasce alla luce del

grande successo che ha avuto la forma di governo parlamentare britannica, la differenza tra la

forma di governo britannica e quella italiana, l’avvento di una forma di governo parlamentare

nel regno unito nasce non dal fatto che un giorno delle persone si sono messe a tavolino e

hanno scritto una Costituzione e quindi le regole relative al funzionamento di quella forma di

governo ma attraverso il mutare dei rapporti tra soggetti politici e attori istituzionali,

l’Inghilterra nasce come tutti gli Stati tra il 600 e il 700 come uno Stato assoluto ma poi per una

serie di vicende legate a guerre di religione al fatto che ad un certo punto è stato chiamato

come Re d’Inghilterra un signore che veniva dalla Germania che non capiva neanche l’inglese e

lo si è contornato di Ministri e lo si è subordinato al Parlamento e quindi costruendo lentamente

il rapporto fiduciario e tutto questo non ha avuto bisogno della sanzione di un testo

costituzionale ma è nato per applicazione consuetudinaria cioè per il susseguirsi di regole nel

tempo e si è consolidato in norme di comportamento fondamentali degli attori istituzionali e

dei soggetti politici britannici. La storia di tutti i paesi dell’Europa continentale è una storia

molto più complicata da questo punto di vista perché i passaggi da un sistema istituzionale

all’altro e quindi anche da una forma di governo all’altra sono stati passaggi spesso traumatici,

la nostra Costituzione in particolare consegue alla fine della seconda guerra mondiale a cui per

altro siamo usciti sconfitti e alla caduta del fascismo e quindi non vi era una tradizione

testo

istituzionale a cui richiamarsi, anche la tradizione dello Statuto Albertino che peraltro è un

scritto ed è durato dal 1848 al 1922 con l’avvento del fascismo e mancava concretamente quello

strato sociale che consentiva di una serie di accordi politici senza che essi si scrivessero e da qui

nasce la razionalizzazione, forma di governo parlamentare vuol dire semplicemente che le

regole fondamentali di funzionamento della forma di governo non sono date alla disponibilità

dei soggetti istituzionali e di attori politici ma sono scritte nella Costituzione, cioè si è voluto

togliere a i soggetti istituzionali e attori politici la possibilità di cambiare le regole relative al loro

funzionamento mettendo in una costituzione quindi scrivendole in una costituzione rigida e

quindi sottratta alla modificabilità attraverso una semplice maggioranza parlamentare. La

scrittura di regole fondamentali relative al rapporto tra gli organi

razionalizzazione è la

costituzionali ad indirizzo politico di maggioranza cioè la scrittura di regole fondamentali

relative alla nostra forma di governo che però è illimitata, è vero che queste regole formano

una cornice generale entro cui Parlamento Governo soggetti politici e così via sono imbrigliati

ma sono regole elastiche perché questo è proprio il settore dove massimamente si dispiega la

politica si dispiegano le circostanze del momento quindi la nostra forma di governo si è

razionalizzata ma fino ad un certo punto, si le regole sono scritte ma con notevole oscillazioni a

seconda del tempo, a seconda delle figure istituzionali che ricoprono un certo ruolo. La forma

di governo dello Statuto Albertino nasce con le caratteristiche in cui il Re era il vertice

dell’esecutivo e poi separazione tra legislativo ed esecutivo, con Cavour nei primissimi anni di

emanazione del Re, dice lo Statuto

applicazione dello Statuto il Governo che nasce come

Albertino il Re nomina e revoca i suoi ministri, si autonomizza e va sempre più a cercare una

sponda politica con la Camera dei Deputati, perché è la Camera dei Deputati che deve

approvare le leggi e se non approva le leggi il governo non può fare niente ed è la Camera dei

Deputati che approva il bilancio e se la Camera dei Deputati non approva il bilancio il Governo

non ha più soldi, e quindi Cavour che peraltro ha un pessimo rapporto personale con Vittorio

Emanuele II non è più l’uomo di fiducia di Vittorio Emanuele II ma è l’uomo che ha il maggiore

consenso parlamentare, il Re mantiene però il diritto e il dovere di dire la sua su alcuni ministri,

il ministro della difesa (della guerra) e il ministro degli esteri proprio perché difesa ed esteri

sono materie su cui tradizionalmente si rivolge la prerogativa del Capo dello Stato. La forma di

governo parlamentare vede la centralità del Parlamento e la responsabilità politica del Governo

di fronte al Parlamento stesso, lo strumento attraverso cui il governo assume questa

responsabilità politica e lo strumento attraverso cui le due Camere a loro volta attribuiscono

questa responsabilità è la fiducia e in particolare il voto di investitura iniziale cioè quel voto

senza il quale il Governo non può operare, di cui ci parla l’art. 94 della Costituzione “il Governo

deve avere la fiducia delle due Camere. Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante

mozione motivata e votata per appello nominale. Entro dieci giorni dalla sua formazione il

Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia. Il voto contrario di una o d’entrambe

le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni. La mozione di

sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può

essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione” separatamente quindi

non cumulativamente deve recarsi prima presso una Camera e poi presso l’altra quindi è

necessario avere la fiducia delle due Camere ed è sufficiente che invece una delle due Camere

voti la sfiducia perché il Governo si debba dimettere questo deve succedere entro 10 giorni

dalla sua formazione quindi è un atto necessario il fatto di presentarsi innanzi alle Camere per

mozione motivata e votata

chiedere la fiducia ed è un atto a distanza abbastanza ravvicinata, la

per appello nominale tratta di un elemento importante della nostra forma di governo, il giorno

in cui un Governo entra nel pieno delle sue funzioni lo stesso si presenta presso una Camera e

illustra attraverso la voce del Presidente del Consiglio dei Ministri il proprio programma politico

e in questo caso la Camera è lo specchio della Nazione cioè il bello del Parlamento è che ci sono

tutti maggioranza e minoranza e quindi è l’organo che per definizione dialoga con il paese e

quindi si presenta il Governo, il Presidente del Consiglio dei Ministri fa un discorso

programmatico in cui illustra i punti fondamentali del proprio indirizzo politico di maggioranza

e su quello quindi i Parlamentari di maggioranza presentano una mozione motivata che spieghi

le ragioni politiche del proprio voto a favore del nuovo governo e poi c’è il voto, dice e specifica

la Costituzione che si vota con appello nominale, l’appello nominale è una delle modalità di voto

palese normalmente in Parlamento si vota in modo palese con però l’eccezione significativa del

voto sulle persone ad esempio l’elezione del Presidente della Repubblica avviene con voto

segreto, l’elezione del Giudice Costituzionale avviene con voto segreto, l’elezione dei

componenti del Consiglio Superiore della Magistratura avviene con voto segreto, la contro

eccezione quando si vota sulle persone che si votano con voto segreto ad eccezione di voto di

fiducia sul Governo dove si vota sempre sulle persone ma in questo caso il voto non è segreto,

perché si tratta dell’atto politicamente più rilevante di tutta la legislatura è la cosa più

importante dal punto di vista politico che fanno le camere e quindi è imprescindibile che si

sappia chi vota a favore chi vota contro e chi si astiene, questo è il motivo fondamentale per cui

si parla di appello nominale e il corpo elettorale è importante che sappia come hanno votato i

Deputati e i Senatori della Repubblica, è fondamentale che io sappia quelli che io ho votato e

quelli che io non ho votato come si sono comportati, che atteggiamento hanno avuto quando

si è trattato di adottare l’atto politicamente più significativo di tutta la legislatura ed è

importante che io sappia in quanto cittadino per poter decidere chi votare ed orientare il mio

voto e far valere la responsabilità politica che c’è tra l’elettore e l’eletto e quindi la Costituzione

non solo ma è importante anche per il

ha previsto per l’appunto che ci sia l’appello nominale

Governo sapere quale sia la sua maggioranza politica individuarla fisicamente in aula e sapere

su chi può contare e su chi non può contare e allo stesso tempo è importante per i Parlamentari

cioè i Parlamentari si devono assumere e non possono non assumersi in questo caso la

responsabilità di una scelta politica, perché i parlamentari per definizione sono chiamati ad

assumersi la responsabilità di scelte politiche di fronte ai loro elettori, di fronte a chi non li ha

eletti, di fronte ai loro colleghi e di fronte ai componenti del governo quindi questo è l’insieme

delle motivazioni per cui la nostra Costituzione ha previsto che il voto sia un voto espresso per

appello nominale, concretamente il modo con cui avviene il voto ogni deputato ed ogni

senatore viene chiamato uno per uno si alza scende verso i banchi del governo passa davanti ai

occhi il Presidente del Consiglio dei Ministri e a voce alta

banchi del governo guardano negli

esprime si o no, e quindi questo anche nella sacralità del gesto esprime per l’appunto il vincolo

di fiducia che si va istituendo e costruendo tra Presidente del Consiglio dei Ministri, il Governo

tutto e le Camere, come vi ho detto invece lo strumento con cui viene revocata la fiducia è il

voto di sfiducia e anche qui la costituzione ci dà una serie di regole fondamentali perché ci dice

che la mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno 1/10 dei componenti della camera e

in discussione prima di 3 giorni dalla sua presentazione, quindi si vota la

non può essere messo

mozione di sfiducia si aspettano 3 giorni e quindi i Deputati e i Senatori tornano e si vota e allo

stesso modo il voto di una mozione di sfiducia è sempre un gesto significativo perché

interrompe la politica parlamentare e concentra tutte le energie su una conferma o una

smentita sull’operato del governo, la costituzione ha previsto che non è che può essere un

deputato o un senatore che dice voglio che si vuole la sfiducia ma debba esserci un gruppo o

e senatori che costituisca una minoranza non trascurabile

quanto meno un insieme di deputati

per questo si dice che non può essere il singolo ma debba essere almeno 1/10 dei componenti

il che è esprime una minoranza qualificata, poi c’è un altro istituto che è la questione di fiducia

a differenza del voto di fiducia e del voto di sfiducia che sono degli atti del Parlamento la

questione di fiducia è invece l’atto del governo, questione di fiducia vuol dire che il Governo

vincola il voto su un provvedimento e alla loro permanenza in carica cioè voi in realtà state

votando sul provvedimento ma allo stesso tempo state votando la fiducia a me quindi se votate

si confermate la fiducia e approvate il provvedimento, se votate no bocciate il provvedimento

e mi sfiduciate e quindi io mi dimetto e succede una bella crisi politica e quindi i parlamentari

che non vogliono far cadere il Governo perché sono di maggioranza ma sono contrari a quel

provvedimento si trovano davanti ad un dilemma prendere o lasciare tutto quanto. Quindi un

governo cessa le sue funzioni o perché non gli viene votata la fiducia o perché gli viene votata

tre ipotesi sono tutte tre

la sfiducia o perché non ottiene voti nella questione di fiducia queste

contrassegnate dalla caratteristica di essere crisi parlamentari ma sono nella vicenda

costituzionale italiana dei casi molto rari cioè si contano dal 1948 ad oggi 4 casi: 2 casi di

mancato voto di fiducia iniziale e 2 casi di mancata approvazione di una questione di fiducia, la

grandissima parte del nostro sistema sono le crisi extra‐parlamentari ad esempio la crisi

derivata dal mancato sostegno del principale partito presente in Parlamento nonché il partito

espressione del Presidente del Consiglio dei Ministri che sembrava non appoggiarlo più

pienamente ed anzi lanciare un altro soggetto come Presidente del Consiglio dei Ministri e

quindi il Presidente del Consiglio dei Ministri in carica vedendo tutto ciò ad un certo punto si

dimette e questo pone però del problemi dal punto di vista costituzionale, perché il bello di

queste di quelle tre vicende è che vengono alla luce del sole cioè a tutte e tre questi accadimenti

si verificano in Parlamento con cui tutti si prendono le proprie responsabilità tutti fanno

extra‐parlamentari hanno

dichiarazioni pubbliche e tutti votano pubblicamente invece le cristi

la circostanza di verificarsi all’interno delle sacre e segrete stanze della politica e delle istituzioni

quindi appunto sono delle crisi più leggere rispetto alla sensazione smarcata diciamo del

Parlamento che dice no quindi le crisi extra‐parlamentari sono più delicate ma scontano una

grave assenza di pubblicità tanto è vero che nel caso di crisi extra‐parlamentari il Presidente

della Repubblica può ritenere che questi motivi debbano essere chiariti e quindi può rinviare il

Governo alle Camere cioè dire io non accetto le tue dimissioni ma voglio che quantomeno di

Consiglio dei Ministri il tuo discorso e spieghi

presenti alle Camere e faccia tu Presidente del

quindi al paese i motivi delle tue dimissioni, poi non si arriverà ad un voto perché magari è

chiaro che tu non hai più la maggioranza all’interno del Parlamento ma è necessario questo

passaggio istituzionale. Questa forma di governo a debole razionalizzazione si traduce

all’interno del nostro sistema attraverso l’individuazione di una serie di fasi della nostra storia

costituzionale cioè dal 1948 ad oggi la forma di governo può essere identificata attraverso una

serie di stagioni, una prima stagione la possiamo individuare nella prima legislatura che va dal

1948 al 1953 le caratteristiche di questa prima forma di governo sono forte ruolo del Presidente

del Consiglio dei Ministri, questa stagione della storia Repubblicana è contrassegnata dalla

centralità politica di un partito che ottiene alle elezioni del 1948 la maggioranza assoluta dei

seggi in Parlamento che è la democrazia cristiana e dall’espressione univoca di un presidente

del consiglio dei ministri che è De Gasperi quindi forte assunzione in quanto partito del ruolo

del presidente del consiglio dei ministri che è forte lui ed è forte in Parlamento e quindi ad

esempio un ruolo assolutamente defilato assolutamente limitato del presidente della

Repubblica che è Einaudi che rimane sempre dietro la scena perché la politica sta davanti alla

scena, seconda fase dal 1953 al 1979 (dalla 2ª alla 7ª legislatura) è il periodo invece di grande

instabilità ministeriale i governi durano poco e cambiano continuamente le figure politiche di

formula politica

riferimento quindi instabilità ministeriale ma stabilità governativa cioè la

individuata è quella sempre della centralità del partito democrazia cristiana che in linea di

massima si allarga verso sinistra e comunque diciamo governa in alleanza con dei partiti minori

e la cosa interessante è che il centro di questa alleanza era appunto il Parlamento cioè questa

è la stagione diciamo del forte Parlamento cioè il Parlamento è il luogo dove effettivamente si

adattano alle scelte fondamentali del paese, terza stagione dal 1979 al 1992 (dalla 8ª alla 10ª

legislatura) evoluzione in senso governativo in questa stagione ci si interroga molto sul ruolo

istituzionale del governo il quale riacquista anche in virtù diciamo di un presidente del consiglio

dei ministri forte peraltro non della democrazia cristiana che è Craxi in cui appunto si rilancia in

senso governativo la forma di governo e poi dal 1992 ci sono tante micro fasi possiamo

individuarne una generica dal 1992 ad oggi cioè dal 1992 ad oggi si vedono fasi in cui il governo

è espressione della maggioranza polarizzata è la stagione del bipolarismo nel 1994 governo

di nuovo governo Berlusconi nel 2006 governo Prodi

Berlusconi nel 1996 governo Prodi nel 2001

di nuovo nel 2008 governo Berlusconi possiamo dire che questa stagione si interrompe forse

nel 2011 anche se ci sono interruzioni in questa stagione pensate ai governi cosiddetti tecnici,

poi dal 2011 ad oggi in cui si susseguono il governo Monti il governo Letta e il governo Renzi in

cui le tensioni tra bipolarismo e quindi prevalenza di un partito o di una coalizione o di una

coalizione di partiti si esprime in termini molto contraddittori.

Lezione 19 – 04/11/2014

I SISTEMI ELETTORALI

Oggi cominciamo a parlare dei sistemi elettorali, che è un tema di grande attualità e di grande

intensità nel dibattito pubblico, cominciamo col dire che i sistemi elettorali sono parte della

occupa di

materia elettorale, l'la materia elettorale è quella parte del diritto pubblico che si

tutto quello che investe una certa elezione, in particolare parliamo in questo caso delle elezioni

del Parlamento, quindi le elezioni della camera dei deputati e il Senato della Repubblica, e da

cosa è composta la materia elettorale oltre che dal sistema elettorale è composta anche dalle

regole sull'elettorato attivo e passivo (elettori ed eletti), chi è nel nostro ordinamento ha

l'elettorato attivo per l'elezione della camera dei deputati? I cittadini italiani che hanno

compiuto 18 anni, per l'elettorato attivo per l'elezione del Senato, i cittadini italiani che hanno

compiuto 25 anni, mentre per l'elettorato passivo per la camera dei deputati i cittadini italiani

hanno compiuto 25 anni, per il Senato i cittadini italiani che hanno compiuto 40 anni. Terza

disciplina molto importante e poco studiata alla cosiddetta legislazione elettorale di contorno,

che cos'è la legislazione elettorale di contorno? È quella parte quella legislazione che si occupa

di trasporti che attengono sopra la materia elettorale ma non si occupano negli elettrodotti nel

passivo né di sistemi elettorali ad esempio l'accesso ai mezzi di comunicazione di massa la

cosiddetta par condicio che vuol dire quale accesso di tutti i candidati delle liste concorrenti ai

mezzi di comunicazione di massa oppure ancora sempre ad esempio la disciplina del

finanziamento delle campagne elettorali si incrocia con il tema più ampio delle finanziamento

ai partiti politici perché il nostro ordinamento prevedeva una copertura dell'articolo 49 della

costituzione un sistema di finanziamento pubblico ai partiti politici i quali attraverso questo

finanziamento pagavano anche le spese relative alla campagna elettorale, una serie di

referendum abrogativi hanno abrogato questo meccanismo, il finanziamento obbligatorio

diretto a tutti i partiti politici da parte dello stato e hanno invece in sua vece introdotto un

meccanismo di rimborso elettorali e quindi come vedete questo meccanismo è maggiormente

legato alla materia elettorale perché appunto non viene finanziato il partito politico in quanto

tale perché questo si troverebbe in contrasto con quanto deciso dal corpo elettorale dall'ultimo

referendum di Stato sul tema ma invece sempre a coprire le spese vive sostenute nella

campagna elettorale, poi ovviamente tutto questo deve sottostare a determinati controlli come

abbiamo visto dai giornali degli ultimi anni molte volte non ci sono. Quello però che noi

studieremo oggi è il sistema elettorale in senso stretto che cos'è il sistema elettorale in senso

stretto è un meccanismo che serve a tradurre i voti in seggi cioè abbiamo diciamo un input che

sono i voti e abbiamo una output che sono i seggi tutto quello che succede nel passaggio tra i

voti in seggi attiene alla materia del sistema elettorale che a sua volta è composto di tre

elementi primo elemento attiene al sistema elettorale il tipo di scelta, secondo profilo attiene

al sistema elettorale la dimensione territoriale di riferimento terzo elemento attiene al sistema

elettorale la formula elettorale cioè quel meccanismo per l'appunto attraverso cui si traducono

i voti in seggi quindi vedete come la materia elettorale non è riducibile solo sistema elettorale

così il sistema elettorale non è riducibile soltanto al corpo elettorale. Tipo di scelta, il tipo di

scelta può essere una scelta o categorica o ordinale che vuol dire che io posso scegliere uno o

nel nostro ordinamento

più candidati e solo loro oppure posso scegliere graduatorie diverse,

esistono forme di scelta soltanto categorica in altri ordinamenti giuridici invece è prevista la

possibilità per l'elettore di dare dei voti che non sono tra loro uguali ma sono tra loro

subordinati e quindi questo poi si rivarrà in modo diverso sulla modalità di assegnazione dei

seggi, ma in Italia il voto sempre categorico cioè io voto una lista sola posso dare in alcuni casi

delle preferenze in quel caso se io do per esempio alle elezioni il consiglio regionale due

preferenze quelle due preferenza nello stesso valore non sono ordinate, molto importante la

la dimensione territoriale di riferimento consiste

dimensione territoriale di riferimento

nell'ambito spaziale all'interno del quale si prendono in considerazione i voti dei seggi quindi è

un pezzetto del territorio di colori quali si trovano su un certo territorio ai fini del conteggio dei

voti e dell'attribuzione dei seggi e gli ambiti territoriali di riferimento si chiamano normalmente

circoscrizioni o collegi, che cos'è il collegio dunque è un ambito territoriale dove vive un certo

numero di elettori che io prendo come riferimento per contare il numero dei voti di assegnare

un certo numero di seggi e queste circoscritte o collegi possono essere plurinominali o

uninominali che differenza c'è tra un collegio plurinominale o un collegio uninominale? Si

distingue in base al fatto che in quella porzione di territorio denominato circoscrizione collegio

ci sarà un eletto o più eletti quindi plurinominali uninominali riguarda il numero di eletti non il

numero di candidati o il numero dei luoghi dove si va votare, perché è molto rilevante perché

si passa da un sistema in cui tutti i seggi vengono attribuiti su base uninominale cioè io devo

attribuire 500 seggi perché il mio Parlamento è composto da cinquecento persone io prendo il

territorio del mio paese lo divido in cinquecento caselline omogenee dal punto di vista del corpo

elettorale in cui si trova e ognuno di quelle caselline cioè ognuna di quelle porzioni di territorio

sulla quale insiste un 500º del corpo elettorale e eleggerà una persona ad esempio questo nel

sistema tradizionalmente utilizzato nel regno unito, nel regno unito anche qui dai tempi dei

tempi cioè dall'ottocento in poi si struttura attraverso la revisione di collegi uninominali poi

esistono appunto i sistemi con collegi plurinominali ma plurinominali vuol dire che quel collegio

elegge due persone o può voler dire addirittura che quel collegio elegge tutte cinquecento i

componenti della futura assemblea elettiva è molto complicato eleggere 500 persone tutte

diciamo sulla lista quindi il collegio plurinominale nazionale esiste soltanto in paesi piccoli per

esempio esiste in Israele ma in un paese grande come l'Italia sarebbe impensabile, quindi

attualmente esistono ad esempio per la camera dei deputati in Italia 26 circoscrizioni e per il

Senato, visto che c'è un articolo della costituzione che dice che il Senato viene eletto su base

regionale il territorio di riferimento per l'assegnazione dei seggi al Senato della Repubblica è

appunto la regione quindi 20 regioni, in realtà sono 21 perché il Trentino Alto Adige si suddivide

al suo interno, quindi 26 camere dei deputati e 21 Senato della Repubblica. Perché è molto

importante la dimensione del collegio perché in un sistema uninominale vince sostanzialmente

in cinquecento collegi c'è una lista che ottiene un voto

chi arriva primo è porta a casa tutto, se

più della seconda lista in ciascun collegio avremmo un Parlamento composto da cinquecento

deputati solo di quella lista quindi è un sistema che tendenzialmente sbilancia a favore di chi ha

avuto più voti di rappresentanza cioè è un sistema altamente distorsivo, uno dei problemi è

quello di questa uguaglianza che vuol dire voto eguale? È uguale quando entra o è uguale

quando esce? Cioè è uguale nel momento in cui io metto la scheda nell'urna e quindi quella

mio voto deve concorrere in

scheda e una come è una quella di qualunque altro elettore o quel

maniera eguale a contribuire alle elezioni di un certo mio rappresentante? Tutti i sistemi

elettorali hanno un tasso di distorsività cioè anche il sistema elettorale con la formula che

vedremo essere quella meno distorsiva che è quella proporzionale un pochino distorce perché

è una specie di imbuto e visto del corpo elettorale è composto da 48 milioni e da eleggere sono

630 deputati ovviamente questi 630 deputati non potranno mai rispecchiare 48 milioni di

cittadini sarebbe un paradosso. Quindi la differenza del numero dei seggi che si attribuiscono è

sostanzialmente in una formula

particolarmente significativo. La formula elettorale si distingue

elettorale maggioritaria e in una formula elettorale proporzionale la formula elettorale

proporzionale sta nel fatto che il numero di seggi viene dato in proporzione ai voti una formula

elettorale maggioritaria sta a significare che tutti i seggi vengono dati al primo arrivato, esempio

un sistema elettorale la cui dimensione territoriale di riferimento sia una circoscrizione o un

collegio uninominale e quindi un pezzetto del territorio dove si elegge un solo rappresentante

può prevedere che questo rappresentante che legga laddove abbia la maggioranza relativa o

laddove anche abbia la maggioranza assoluta che differenza c'è tra maggioranza relativa e

maggioranza assoluta? La maggioranza può essere qualificata assoluta semplice relativa,

qualificata è qualunque maggioranza che supera la maggioranza assoluta ed è una formula con

cui si intende qualunque tipo di maggioranza che supera la maggioranza assoluta, maggioranza

quanto

assoluta 50% +1 dei componenti della camera dei deputati e composta da 630 deputati

sarà la maggioranza assoluta? 316, è un numero fisso sono sempre 316 perché deputati sono

sempre 630 per costituzione dei componenti dell'organo, maggioranza semplice invece è il

numero di soggetti che hanno votato favorevolmente in un determinato momento è il 50% +1

dei partecipanti al voto non degli aventi diritto dei partecipanti al voto quindi ad esempio se

nella camera dei deputati che è composta da 630 persone sono presenti in un certo momento

quattrocento deputati quanto sarà la maggioranza semplice? 201 quindi vedete c'è una bella

differenza è questa una maggioranza che cambia perché si basa sul numero dei presenti, la

maggioranza semplice in Parlamento è diversa a seconda che si tratti della camera dei deputati

o del Senato della Repubblica perché mentre la camera dei deputati e astenuti vengono scontati

dal numero dei favorevoli e dei contrari quindi non solo si tolgono 230 nella sede vi ho fatto

prima ma se ci sono 40 astenuti si tolgono anche quelli in quel caso è sufficiente che ci siano

sei abbiamo 315 componenti 200 presenti e 20 astenuti non

181 si invece al della Repubblica

sono sufficienti 91 voti favorevoli ma sono necessari sempre 101 voti favorevoli tutto questo

rientra nella maggioranza semplice, maggioranza relativa è semplicemente il fatto di aver avuto

un voto più del secondo. Quindi tornando alle nostre elezioni come vi ho detto l'attribuzione

del seggio in un collegio uninominale può dipendere a seconda che venga richiesta la

maggioranza relativa con la maggioranza assoluta quindi a seconda che come nel regno unito

sia sufficiente che il primo prenda anche solo un seggio più del secondo oppure che debba avere

voti in questo caso ci sarà o un'elezione a turno unico o un'elezione a doppio

almeno il 50% dei

turno e si arriverà al doppio turno proprio perché nel primo turno nessuno dei candidati avrà

ricevuto la maggioranza assoluta dei voti, per esempio attualmente le elezioni dei sindaci dei

comuni superiori ai 10.000 abitanti segue per l'appunto questa regola cioè che si presentano

tanti candidati nessuno dei due candidati ottiene la maggioranza assoluta in questo caso non

ha maggioranza assoluta degli elettori ma la maggioranza assoluta dei votanti cosa succede

si accorderanno dopo

selezioni primi due e quindi si mettono via tutti gli altri e questi primi due

due settimane in un ballottaggio quindi l'assegnazione diciamo di sistema maggioritario collegio

uninominale può vedere queste due varianti. Quali sono invece le altre varianti possibili del

sistema proporzionale? In un sistema proporzionale ci può essere un premio di maggioranza

cioè si può prevedere che chi arriva primo abbia un surplus di seggi rispetto a quelli che gli

spetterebbero in applicazione della formula proporzionale ci può essere una soglia di

sbarramento cioè si può prevedere che partecipano alla distribuzione dei seggi soltanto quelle

liste che abbiano ottenuto un certo numero di voti se non hai ottenuto quel certo numero di

voti non partecipi alle attribuzioni di seggi e si può prevedere un voto di preferenza o meno, nei

sistemi con circoscrizione collegio nominali il voto di preferenza non c'è mai nel senso che è già

prestabilito chi sono i candidati invece quando la situazione è plurinominale quando io posso

eleggere più nomi il sistema elettorale mi può consentire o meno di indicare all'interno di una

certa lista quali nomi io voglio dare la mia preferenza. Ciò detto cerchiamo adesso di rendere

concreto tutto questo nostro bel discorso perché dico questo perché la cosa importante da

sapere è che quando è entrata in vigore la costituzione e fino al 1993 il sistema elettorale

vigente in Italia è stato quello proporzionale, perché è stato applicato dal 1948 in poi e fino al

93 il sistema proporzionale sostanzialmente perché è il sistema che c'era prima è stata sistema

che è stato utilizzato per le elezioni dell'assemblea costituente e questo è pienamente

comprensibile perché l'assemblea costituente è un consenso parlamentare particolare cioè

l'assemblea costituente non è tanto l'organo di indirizzo politico di maggioranza come lo è un

Parlamento ma è l'organo che deve stabilire le regole fondamentali di funzionamento di un

certo ordinamento giuridico e quindi è particolarmente importante che quell'organo proprio

perché deve stabilire le regole che poi dovranno essere alla base del gioco democratico si è

letto nel modo in cui rispecchi nella materia più fedele possibili l'opinione degli elettori e quindi

lette con sistema proporzionale.

le assemblee costituenti normalmente vengono sempre

Dopodiché appunto in virtù di quel meccanismo che è scattato molto spesso in assemblea

costituente come vi ho detto per cui non si sapeva allora che avrebbe avuto la maggioranza dei

voti e in virtù del quale dunque costituenti su molti aspetti della futura carta costituzionale

hanno voluto inserire degli elementi di garanzia queste la decisa appunto di mantenere il

sistema proporzionale proprio perché avevano pensato che questo sistema avrebbe meglio

garantito coloro i quali in futuro non sarebbero stati maggioranza politica e quindi per questo

motivo il sistema proporzionale passa dagli anni costituenti alle lezioni del 48 e poi nella storia

repubblicana, con un incidente di percorso però che è un incidente che si verifica nel 1953 cosa

succede nel 1953 il sistema proporzionale consente nelle prime elezioni della storia

repubblicana che si sono svolte cinque anni prima nel 1948 di assegnare al partito di

democrazia cristiana che allora prende pensar del 48% dei voti gli assegna

maggioranza relativa

poco più della maggioranza assoluta dei seggi con l'effetto distorsivo minimo significativo

politicamente perché avere più o meno 50% dei seggi vuol dire governare da soli, la democrazia

cristiana decide comunque nel corso della prima legislatura di governare non da sola ma con

una serie di partiti minori dell'area laica centrista, partito repubblicano partito liberale partito

socialdemocratico e così dicendo tuttavia nel corso di questa legislatura i consensi per la

democrazia cristiana e per questi partiti scendono e allora quella maggioranza politica pensa di

cambiare la legge elettorale e di far sì che una nuova legge elettorale consenta a chi ha avuto

almeno il 50% dei voti di arrivare al 60% dei seggi quindi ci si inventa una nuova legge elettorale

che assegna un premio di maggioranza nel 53 sia quindi quella che viene comunemente

chiamata la legge truffa, qual è l'elemento di truffa secondo alcuni a quel tempo è proprio il

premio di maggioranza cioè uno dei possibili meccanismi correttivi nel sistema proporzionale

che viene individuato in quell'anno e tuttavia per una manciata di voti alle elezioni del 1953 non

alleati non ottengono la

scatta questo meccanismo cioè la democrazia cristiana i suoi

maggioranza assoluta dei voti e quindi decidono di abrogare quella legge quindi la legge truffa

viene applicata soltanto una volta nelle liste del 1953 e anche in quella circostanza rimane priva

di effetti e così arriviamo fino alle elezioni del 1992 sempre con il medesimo sistema elettorale

che è un sistema elettorale proporzionale tanti voti tanti seggi con mini correttivi che

riguardano ad esempio il metodo di calcolo del numero dei seggi e viene utilizzato il metodo

D'Hondt, dal nome di un costituzionalista belga che prevede diciamo meccanismo nel quale si

divide il numero dei voti ottenuti per 1 per 2 per 3 per 4 per 5 per 6 per 7 per 8 da questo

vengono dei quozienti elettorali e si assegnano i seggi a chi ha avuto il quoziente elettorale più

alto, quindi se non ci diamo una lista A che ha avuto 100 voti e una lista B che ne ha avuti 80

50 quindi immaginiamo un totale di 230 voti se io applico il

una lista C che ne ha avuti

meccanismo detto dei più alti resti devo attribuire 23 seggi se io applico il meccanismo del

quoziente dei più alti resti di assegna 10 alla lista A 10 al lista B 10 alla lista C il metodo D'Hondt

invece sostanzialmente vi dice fare una bella tabellina e dividete

1 4 7 10 13

50 33 25 20

A 100

2 5 8 11 14

40 27 20 16

B 80

3 6 9 12 15

25 17 13 10

C 50

Come segni di seggi secondo il metodo D'Hondt prende quozienti più alti quando arriva al 23º

scoprite che questo meccanismo a differenza di quello per cui io faccio 230 diviso 23 uguale 10

è successo che nel

da più seggi alla lista più alta la lista ha ricevuto più voti per cui per questo

1948 per esempio la democrazia cristiana ha avuto il 48,5% dei voti ha avuto più del 50% dei

seggi. Quindi vi dicevo che dal 53 al 92 va avanti il sistema proporzionale con metodo D'Hondt,

cosa succede poi nel 92? C'è una gigantesca crisi politica, messa in discussione dei partiti politici

del tempo, ma messa in discussione anche del sistema istituzionale e passa all'idea dell'opinione

pubblica che il problema non sia tanto soltanto il problema dei soggetti politici dei partiti che

funzionano male che non sono organizzati che non rispondono alle aspettative e ai bisogni degli

elettori se fosse stato questo il problema si sarebbe intervenuti ad esempio modificando la

legislazione elettorale e solo in parte lo si è fatto ma sostenendo che il problema sia delle regole

in particolare nelle regole relative al sistema elettorale, ad un certo punto dagli anni 80 ma

soprattutto dopo la crisi politica partitico istituzionale del 92 si va diffondendo in Italia l'idea

che sia sufficiente cambiare le regole cambiare il marchingegni istituzionali di funzionamento

del sistema politico per cambiare la politica stessa come se il problema non riguardasse invece

la risposta in termini istituzionali

il corpo sociale stesso di cui sono espressione i partiti e quindi

che viene individuata è quella di cambiare la legge elettorale tanto è vero che nel 1993 era

svolto un referendum abrogativo che non aveva nulla di abrogativo ma che in realtà era

referendum manipolativo, perché la legge elettorale è per definizione una legge

costituzionalmente necessaria chi deve stare per forza perché se non ci fosse si vedrebbe la

paralisi di un organo costituzionale e quindi le richieste di referendum ma sulla legge elettorale

o sono manipolative cioè cambiano le cose e trasformano un sistema in un altro oppure sono

inammissibili perché non possono cancellare in sé per sé il sistema elettorale vigente e quindi

referendum del 93 in cui va a votare un oceano di persone e il si sul quesito della legge elettorale

del Senato ottiene più dell'80% di espressioni di voto favorevole si arriva a leggere tra le nuove

approvate nel 93 94 che vengono applicate nelle elezioni del 94 nelle elezioni del 96 e nelle

elezioni del 2001 queste tre elezioni sono le elezioni in cui si applica con sistema

completamente diverso rispetto a quello precedente quali sono le caratteristiche, sono le

stagioni appunto in cui la legge di riferimento è la legge Mattarella (attuale presidente della

repubblica) dal nome del relatore su questa legge vi è attualmente il giudice della corte

costituzionale, prendiamo per semplicità soltanto la camera dei deputati la legge Mattarella

che cosa fa divide i 630 deputati in due categorie 3/4 dei deputati sono eletti con collegi

uninominali a turno unico quindi il territorio italiano viene spezzettato in 432 collegi elettorali

uninominali ad esempio la camera dei deputati stava nel collegio Roma 2, mediamente questi

collegi erano tra gli 80.000‐100.000 elettori in questi collegi veniva eletto il candidato che

prendeva il 20% bastava che avesse preso un voto in più del secondo

arrivava primo anche se

veniva eletto l'ultimo quarto invece veniva eletto su un listino proporzionale, l'elettore riceverà

due schede sulla prima si esprimeva per il deputato del collegio sulla seconda da un voto di lista

e questo voto di lista veniva dato su base proporzionale con tutta una serie di marchingegni

perversi in cui c'era un voto proporzionale con soglia di sbarramento allora era al 4% cioè le

liste che non tenevano il 4% stavano fuori e pone il cosiddetto scorporo cioè era un

eleggere deputati nella quota maggioritaria

meccanismo micidiale per cui i voti necessari per

venivano sottratti alle liste di riferimento a scrutinio proporzionale, questo meccanismo serviva

per fare in modo che l'assegnazione dei seggi sul quarto del proporzionale non fosse

propriamente proporzionale ma favorisse le liste che erano andate male cioè ogni deputato

ogni candidato sul maggioritario se veniva collegato a una lista del proporzionale se vinceva

scaricava in negativo un numero di voti necessari per essere eletto in quel collegio sul totale dei

voti della sua lista quindi abbassava il quoziente elettorale della sua lista perché ha vinto e

quindi i quozienti elettorali delle liste che non avevano ottenuto seggi e quindi vi hanno favoriti

in assegnazione di seggio cosa è successo che il candidato maggioritario di centro sinistra del

partito X invece di collegarsi alla sua lista di riferimento sul proporzionale lo apparteneva quelle

partite normalmente si sarebbe collegato, esempio il deputato del Pds (partito democratico

della sinistra) del collegio nominale invece di collegarsi alla lista Pds del proporzionale si

inventava una sua lista chiamiamola paese nuovo è il fenomeno delle cosiddette liste civetta

per cui sulla scheda del proporzionale usciva effettivamente questa lista paese nuovo e nessuno

votava e quindi alla fine del quoziente elettorale del Pds non veniva intaccato invece il

quoziente elettorale della lista paese nuovo era ‐80.000 ‐ 90.000 proprio perché si scaricava il

numero di voti negativi su una lista sostanzialmente inesistente quindi vedete la materia

elettorale riporta sempre molte sorprese, il fenomeno delle cosiddette liste civetta, e tanto

diciamo è stato significativo il fenomeno delle liste civetta che nel 2001 per esempio elezioni

della 14ª magistratura maggioranza di centro‐destra qui Forza Italia ha avuto un risultato molto

significativo talmente significativo che non sono bastati tutti i suoi candidati alla lista del

proporzionale per riempire il Parlamento, il Parlamento della 14ª legislatura si segnala per non

essere di 630 deputati ma di essere 630 i deputati ‐8 questi otto non sono mai stati dichiarati

perché il meccanismo

eletti perché nella lista di Forza Italia non c'erano più persone candidate

era stato pensato sul fatto che quella lista avrebbe avuto un numero di eletti minori perché i

candidati sulla nominale scaricavano in negativo un numero di voti, comunque del 2005 viene

approvata una nuova legge, legge 240 del 2005 detta legge Calderoli che viene applicata nel

2006 nel 2008 e nel 2013 questa legge ricambia completamente le cose e toglie di mezzo i

collegi elettorali comuni e stabilisce sostanzialmente che per l'elezione della camera dei

deputati, il sistema elettorale applicabile sia proporzionale comprami di maggioranza con soglia

applicata nel

di sbarramento senza preferenza, proporzionale si torna lo schema della legge

1948 al 1992 26 circoscrizioni territoriali molto grandi e in cui si leggono molti deputati ma a

differenza della legge che è rimasta vigente per tanti decenni in Italia la si correla di un premio

di maggioranza di una soglia di sbarramento che differenza di quel sistema non si prevede il

ruolo di preferenza, la legge Calderoli prevede che la lista con la coalizione di liste di

maggioranza relativa che prendo un voto la coalizione di liste di più del secondo e arriva al 55%

e ottiene

dei seggi, elezione del 2013 coalizione del centro‐sinistra composta da diverse liste di

l'circa il 30% dei voti la legge 240 del 2005 proietta quel 30% dei voti alla camera dei deputati

quella attualmente insediata al 55% dei seggi, soglia di sbarramento vi è tutto un meccanismo

piuttosto complicato di soglia di sbarramento a seconda che una lista di presenti dentro o fuori

coalizione che sia beneficiata o meno dal premio di maggioranza ma tutto questo ci dice che

esiste una serie di scalini sotto le quali qualcuno non entra ad esempio nelle elezioni del 2013

la lista di Ingroia ha avuto il 2% è qualcosa di voti e ha avuto zero seggi, la lista centro

democratico che ha avuto lo 0,5% di voti per il solo fatto di essere in coalizione con il partito

democratico ha avuto sei a sette eletti quindi vedete soglia di sbarramento e anche soglie

differenziate, quarto elemento significativo assenza di preferenze c'è la legge del 2005 prevede

le cosiddette liste bloccate cioè l'elettore l'unico voto che esprime è un po' dalla lista quindi i

candidati risulteranno eletti sulla base dell'ordine di presentazione dei candidati alla lista stessa

quindi il voto la lista A viene stabilito che quella lista A ha diritto in questa circoscrizione

seggi saranno eletti dal numero uno al numero otto dei candidati presenti in

elettorale ad otto

quella lista e come vi dicevo queste elezioni vengono applicate nel 2006 2008 è nel 2013 poi

succede un fatto dirompente succede che un gruppo di elettori ritenendo che la legge elettorale

240 del 2005 fosse in contrasto con la costituzione si rivolge al giudice, il giudice a sua volta

visto che l'eventuale vizio riguardava la legge e quindi il giudice è soggetto alla legge non può

né disapplicare né annullare la legge si è rivolto alla corte costituzionale ed è successo che le

per la prima volta nella storia la corte costituzionale ha ritirato la questione ammissibile e ha

dichiarato anche che la questione di illegittimità costituzionale fondata e quindi con la sentenza

1 del 2014 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della legge Calderoli su diversi profili e

quindi se domani si andasse a votare si applicherebbe la legge 240 del 2005 meno tutte le cose

dalla corte costituzionale, quali sono queste cose

che sono state dichiarate incostituzionali

dichiarate incostituzionali dalla corte costituzionale? Premio di maggioranza la corte

costituzionale dichiara l'illegittimità costituzionale delle norme che prevedono l'esistenza di un

premio di maggioranza per quale motivo? Perché non rispecchia la vera volontà degli elettori

cioè dice la corte costituzionale c'è un problema di dispersività cioè una lista che prende il 30%

dei voti prende quasi il doppio dei seggi rispetto al numero di voti ricevuti, in particolare dice la

corte costituzionale manca nella legge una soglia minima di riferimento che consenta di

che tu abbia avuto il 49% dei

accorciare e di predeterminare il premio cioè il premio scatta sia

voti sia che t'abbia avuto il 20% dei voti manca una soglia minima che dica oltre quella soglia

scatta e quindi che stabilisse ad esempio il 40% la soglia minima per cui in alcuni casi il premio

può essere di qualche punto percentuale tradotto in seggi e in qualche caso può essere di

decine di punti percentuali al punto da raddoppiare il numero di seggi rispetto a quelle spettanti

se questa regola non ci fosse, ma qualunque sia questa soglia minima che rende un eventuale

lo dice ne

premio di maggioranza costituzionalmente legittimo la corte costituzionale non

potrebbe dirlo dice soltanto che questa assenza di soglia fa scattare questo premio così ampio

è incostituzionale lasciando quindi al Parlamento il compito di individuare ove il Parlamento

voglia mantenere il premio di maggioranza perché non è detto che il premio di maggioranza ci

debba essere per forza dal 48 al 92 tranne nel caso del 53 non abbiamo mai avuto questo

strumento. Al Senato della Repubblica il premio di maggioranza opera diversamente la legge

Calderoli prevedeva che alla camera dei deputati il premio operasse su base nazionale cioè che

i seggi scattassero alla lista o alla coalizione di liste che abbiano avuto più voti su base nazionale

si sommano tutte le liste a livello nazionale al Senato della Repubblica invece questo premio

scatta su base regionale cioè si prendono le 21 circoscrizioni in cui è suddiviso il territorio che

corrispondono alle regioni con l'eccezione del Trentino Alto Adige e all'interno di ciascuna

regione si attribuisce il 55% dei seggi alla lista o alla coalizione di liste di maggioranza l'effetto

quale però che il centro‐sinistra può ottenere questo premio in alcune regioni il centrodestra

come nel 2013 c'è una terza

può ottenerlo in altre e quindi questo premio si divide, se per di più

forza di significativo rilievo politico cioè che supera il 25% dei voti capite che l'effetto d'insieme

è che al Senato della Repubblica la lista o alla coalizione di liste che ha avuto la maggioranza

relativa dei voti non abbia la maggioranza dei seggi mentre invece alla camera ce l'ha per forza

perché il sistema elettorale la tira fino ad avere il 55% dei seggi e allora mentre con riferimento

alla camera il premio viene dichiarato incostituzionale perché sbilanciato troppo e sbilancia

maniera imprevedibile il risultato dalla differenza dei voti che ho avuto e i seggi ottieni al Senato

della Repubblica il premio viene dichiarato incostituzionale dalla corte costituzionale perché

dice che non persegue lo scopo che si prefissa che è quella relativa alla maggioranza stabile,

quindi dice la corte costituzione rispetto al Senato che quel meccanismo è distorsivo da un lato

base regionale senza che sia prevista

perché anche in quel caso prevede un premio al 55% su

una soglia minima ma per di più non persegue neanche l'effetto di costituzionalmente rilevante

dice la corte di garantire una maggioranza stabile per cui salta sia la soglia della camera che la

soglia del Senato, le soglie di sbarramento invece non sono in questione in quel giudizio quindi

rimangono soglia di sbarramento ad oggi nella legge vigente differenziate a seconda che ci si

trovi all'interno delle coalizioni e così via che vanno diciamo alla camera dei deputati la soglia

che non siano

più importante è fissata al 5% quindi le liste che non raggiungono il 5% a meno

in coalizione con altre liste non ottengono la rappresentanza, l'altra cosa che salta nella

sentenza 1 del 2014 è la lista bloccata cioè l'assenza di previsione di una o più preferenze

contenuto nella legge qui la corte costituzionale dice che sostanzialmente un sistema che

prevede liste bloccate un sistema proporzionale che prevede liste bloccate preclude la

possibilità all'elettore di scegliere l'eletto e quindi attraverso una decisione molto manipolativa

reintroduce nel nostro ordinamento una preferenza quindi se domani si andasse a votare noi

voteremo con sistema che ha una formula elettorale proporzionale che non ha più premio di

maggioranza che ha soglia di sbarramento e che ha una preferenza quindi come vedete un

sistema elettorale significativamente diverso da quello previsto dalla legge del 2005. Tutto

questo attiene alla massima legge elettorale che interessa le forze politiche perché è un

meccanismo attraverso cui le forze politiche i partiti politici in particolare vivono in qualche

misura gestiscono la fase di conferma o meno dell'operato da parte del corpo elettorale quindi

c'è un'attenzione della classe politica fortissima sulla legge elettorale e questa attenzione della

classe politica si traduce anche in una attenzione molto forte da parte degli organi di

informazione di massa, quindi una di queste regole in realtà per quanto piccole per quanto

minuta determinano conseguenze di sistema vi faccio qualche esempio che riguarda la

dimensione territoriale di riferimento in un collegio uninominale viene eletto una sola persona

nell'ambito territoriale di riferimento quindi tendenzialmente quella persona dovrebbe essere

immediatamente e direttamente rappresentativa del territorio proprio perché viene eletto da

un gruppo relativamente piccolo di persone 80.000 100.000 persone questo può essere un bene

perché quella persona risponde ed esprime le esigenze del territorio di riferimento ma questo

può essere anche un male perché può favorire in maniera notevole il localismo e il centralismo,

altro esempio di tornare alle liste bloccate chi fa le liste il partito ovviamente ma il partito che

cosa è un'associazione di cittadini quindi sei partiti politici funzionano bene e quindi scelgono

in maniera accurata democratica e trasparente propri candidati la lista bloccata non pone

nessun problema perché è a monte della scelta delle candidature se invece questo non succede

la lista bloccata effettivamente diventa un meccanismo di predeterminazione dei candidati da

parte di poche liste per cui io sono obbligato a votare se scelgo di votare quella lista voto un

pacchetto di persone tra le quali alcune sono veramente poco appropriati e allora l'alternativa

la preferenza anche qui la preferenza a può essere uno strumento molto democratico perché

io posso dire la lista che voto ammesso al primo al secondo e al terzo posto delle persone che

io non stimo e non apprezzo e quindi io scelgo di votare il 15º che altrimenti non sarebbe mai

eletto perché una persona che ritengo sia capace così via ma l'esperienza delle preferenze degli

anni 48 92 ci dicono anche che le preferenze sono anche un grande meccanismo di costruzione

di clientele cioè si vota il 15º non perché sia la persona più brava più capace e così via ma perché

e così dicendo quindi vedete come ciascuna

vi offre un posto di lavoro mi trova la casa popolare

delle soluzioni possibili deve tenere conto necessariamente del contesto e ancora perché la

legge Calderoli prevede la camera dei deputati il 55% dei seggi alla lista o alla coalizione di lista

di maggioranza per garantire la possibilità di governabilità cioè per garantire l'esistenza di

maggioranze stabili che sono quindi sorrette da un artificio tu hai preso il 30% dei voti io

giuridicamente dal 55% dei seggi quindi un sistema alla camera dei deputati sostanzialmente

blindato perché chi ha avuto anche solo un voto in più del secondo ha una maggioranza sicura

e predeterminata nel 2006 la camera dei deputati è effettivamente una maggioranza sicura e

predeterminata nel 2008 tra le tre elezioni e quella in cui chi vince, vince più di tutto coalizioni

di centro destra 16ª legislatura dopo che era caduto il governo Prodi due quindi il centrodestra

prende un sacco di voti che cosa succede uno può inventare tutti i congegni giuridici possibili

inimmaginabili ma se all'interno di quella maggioranza non si va più d'accordo sia all'esterno di

quella maggioranza c'è una crisi finanziaria e poi economica che spinge succede che la

legislatura viene spaccata in due nel 2011 come sapete dal governo monti sostenuto da una

maggioranza diversa da quella che aveva avuto il 55% dei seggi quindi vedete come tutte queste

regole che si trovano ad immaginare sono regole che poi devono tenere conto con la storia con

la politica con l'economia e con la società ancora soglia di sbarramento si può dire ma perché

una forza politica anche se piccola non deve avere voce in Parlamento magari voterà un solo

deputato ma quel deputato rappresenterà quel pezzo del suo elettorato oppure si potrebbe

dire ma che cos'è un partito politico? Un partito politico un'associazione di cittadini che

o quel quantomeno ambisce a determinare la politica nazionale

determina la politica nazionale

e per essere tale deve essere radicato nel territorio avere una struttura solida e quindi avere un

minimo di consistenza elettorale se non ottiene quel minimo di consistenza elettorale non c'è

proprio partito politico ad esempio in Germania ragionano così dove c'è una soglia di

sbarramento al 5% da tantissimi anni proprio perché ritengono che anche se arrivi un

frammento sotto sei fuori dal Parlamento. Il motivo fondamentale per cui nella costituzione

non si è deciso di individuare un sistema elettorale non c'è scritto nella costituzione ci deve

essere un sistema elettorale proprio perché il sistema elettorale richiede possibili

aggiustamenti a seconda del contesto storico della situazione sociale e politica allo stesso

tempo il sistema elettorale non può essere neanche lasciato alla disposizione della maggioranza

del momento che magari pochi mesi prima delle elezioni come si è verificato nel 2005 cambiano

diciamo per favorire se stessi o forse no è difficile a dirsi quindi ciascuna

le regole del gioco forse

di queste soluzioni a dei pro e dei contro e degli elementi diversi da prendere in considerazione.

Quindi la corte costituzionale non è che scrive lei un sistema elettorale sarebbe inimmaginabile

già con questa sentenza è stata la sentenza capitale perché è intervenuta su una materia che

tradizionalmente costituisce dominio riservato del Parlamento e della legge ha dato come dire

uno schiaffone gigantesco alle forze politiche perché ha deciso di riscrivere le regole del gioco

di vista istituzionale

e peraltro riscrivere le regole del gioco quale anche problemi dal punto

sulla legittimità e sulla regolarità degli organi costituzionali insediati cioè noi oggi abbiamo un

Parlamento che è stato eletto sulla base di una legge dichiarata incostituzionale si la corte

costituzionale a furia di dire che la sua decisione vale soltanto per il futuro che vale nel nostro

ordinamento un principio di continuità degli organi costituzionali e che quindi non incide sul

passato ma dal punto di vista politico e anche di politica costituzionale il fatto che ci siano

delle camere che siano state elette sulla base di un meccanismo ad esempio sono state elette

in base al fatto che quel 30% di votazione è diventato 55% dei seggi è un argomento significativo

e quindi capite come oggi il dibattito se come modificare la legge elettorale rispetto a questi

punti, premio di maggioranza si no e se si la soglia alta è fissata al 55% ma la soglia bassa

quanto? Si discute se assegnarla tendenzialmente in una quota che va dal 35 al 40% dei voti e

poi ha segnalati assegnarlo come prevede la legge attuale legge Calderoli ad una coalizione di

liste o soltanto alla lista di maggioranza cambia significativamente il panorama politico perché

se voi date un premio di maggioranza ha una coalizione di liste l'effetto potrebbe essere quello

di un bipolarismo cioè del fatto che le liste per avere più seggi si coalizzano tra loro per ottenere

questo risultato, se voi dicevate questo premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione

l'effetto potrebbe non più quello del bipolarismo a quello di un bipartitismo perché anche la

lista minore non ha più interesse a coalizzarsi ma ha interesse può entrare dentro diciamo il

partito che si immagina possa essere di maggioranza relativa oppure fare una battaglia

qui la corte

completamente autonoma, e poi ancora la lista bloccata preferenza si preferenza no

costituzionale per dichiarare l'illegittimità costituzionale della lista bloccata deve però fare un

ragionamento obliquo nel senso che dice che la lista bloccata è incostituzionale perché come

sistema attuale è troppo lunga e quindi l’elettore concretamente non ha modo di decidere chi

eleggere, ma in realtà anche un sistema uninominale a turno unico ha una lista bloccata quando

noi votiamo per il Sindaco di Roma votiamo su una lista bloccata non è che voi scrivete il nome

del Sindaco lo trovate già scritto sulla scheda e ci mettete una croce sopra, quindi il problema

non è tanto il fatto che ciascuno di noi non scrive il nome del candidato che intende votare ma

il fatto che la lista sia troppo lunga e quindi l’alternativa a un sistema proporzionale con

preferenza può essere un sistema con circoscrizioni plurinominabili cioè il fatto che invece di

fare 26 circoscrizioni se ne fanno 10 volte tanto ad esempio ognuna delle quali elegge 5 deputati

con lista bloccata ma non la lenzuolata per esempio di 30 persone, cosa succede se io introduco

un sistema di collegi plurinominati piccoli con 5 eletti? Che una lista che ottiene ad esempio il

15% per forza sta fuori perché l’elezione in collegi piccoli determina la soglia di mortalità delle

liste molto alta perché se una lista ottiene il 15% non arriva ad ottenere un numero di voti

sufficienti rispetto a quei 5 eletti quindi vedete come questo problema si ripercuote ancora una

volta sulla soglia di sbarramento, cioè ci sono dei sistemi in cui la soglia di sbarramento non c’è

però esiste una soglia di sbarramento naturale che è data dal numero di eletti in un collegio se

il numero è piccolo la soglia sale, ancora un sistema elettorale proporzionale che conta i voti

con premio di maggioranza al 55% su base nazionale privilegia i partiti nazionali cioè privilegia

quei partiti che presentano la loro lista in tutte le circoscrizioni perché poi i voti si sommano

invece se il sistema fosse plurinominale in collegi piccoli questo sistema privilegia i partiti

non si presentano i tutte le circoscrizioni d’Italia ma che

radicati territorialmente che magari

sono molto forti in alcune zone. Lezione 20 – 10/11/2014

IL PARLAMENTO

Oggi parliamo del Parlamento, nel nostro ordinamento giuridico si struttura in due Camere e

sono: Camera dei Deputati e Senato della Repubblica e poi di un organo ulteriore che il

Parlamento in seduta comune. Il nostro sistema è un sistema detto di bicameralismo perfetto

o paritario, cosa vuol dire bicameralismo perfetto o paritario? Vuol dire che queste due Camere,

Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, fanno sostanzialmente le stesse cose e si

distinguono tra loro invece in funzione della diversa composizione: la Camera dei Deputati si

compone di 630 componenti e l’età per l’elettorato attivo e passivo è fissata rispettivamente di

18 e 25 anni; invece il Senato della Repubblica è fissato in 315 componenti elettivi più di cinque

senatori a vita e l’età dell’elettorato attivo e passivo è fissata rispettivamente di 25 e i 40 anni.

l’art. 59 comma 2 della Costituzione “Il Presidente della

Su questi 5 senatori a vita c’è

Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per

altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario” allora i cinque senatori a vita

quindi sono anzitutto a vita, secondo sono nominati dal Presidente della Repubblica con un atto

che è controfirmato da un componente del governo in particolare dal presidente del consiglio

dei ministri, e però diciamo sono considerati atti formalmente e sostanzialmente presidenziali,

cioè effettivamente è il Presidente della Repubblica che stabilisce chi nominare come senatore

a vita. Questi cinque senatori a vita, oltre questi che hanno illustrato la patria, sono anche ex

Presidenti della Repubblica, perché i costituenti hanno pensato che potesse essere uno scivolo

prestigioso per chi è stato Presidente della Repubblica quello di diventare senatore a vita e che

quindi questi avrebbe potuto votare all’interno del Senato della Repubblica, questo pone però

una serie di problemi rispetto al significato di questa formula, esempio sono 5 compresi gli ex

presidenti della Repubblica o sono 5 esclusi gli ex presidenti della Repubblica? Non solo sono 5

senatori nominabili da ciascun Presidente della Repubblica o sono 5 senatori a vita totali? Non

c’è una risposta univoca su questo nel senso che la prassi della storia repubblicana dimostra

interpretazioni divergenti del significato di riferimento di 5enatori a vita normalmente in

generale si è intesa in termini restrittivi in numero di 5 senatori a vita quindi 5 senatori non

nominabili da ciascun Presidente della Repubblica, ma nominabili dal Presidente della

Repubblica inteso quale organo e non quale persona, ma con l’eccezione ad esempio della

presidenza Pertini dove invece egli ritiene di avere diritto a nominare lui personalmente 5

senatori a vita e quindi in quella stagione si superarono il numero dei 5, perché c’erano quelli

nominati dai suoi predecessori. L’integrazione restrittiva è quella più fondata perché la regola

è quella dell’elettività, cioè la regola, che è il fondamento del sistema democratico

rappresentativo del nostro ordinamento giuridico, ci dice che gli organi attraverso cui si attiva

il Parlamento devono essere elettivi, e quindi la previsione dei 5 senatori a vita è una previsione

eccezionale, e quindi come tutte le nomine eccezionali deve essere interpretata in senso

restrittivo, per cui appunto l’istituto dei senatori a vita è molto discusso perché deroga appunto

alla regola della rappresentanza politica, la quale dietro di sé alla regola del principio

democratico, considerate ad esempio che nell’ordinamento precedente che è quello dello

statuto Albertino non vi era un numero massimo di senatori e quindi cosa succedeva quando

un governo aveva la maggioranza della Camera dei Deputati e non aveva la maggioranza al

Senato proponeva al Re una lista di senatori da nominarsi tutti ovviamente vicini dalla propria

parte politica in modo da riequilibrare la maggioranza ed avere la maggioranza in quel Senato

erano le cosiddette infornate di senatori, quindi si capisce come il tema della possibile nominare

o meno dei soggetti sulla base di questa formula, che trovate all’articolo 59 comma 2 che però

in realtà nella prassi è stata utilizzata si, per nominare le persone di altissimo valore culturale.

Quindi diversità quanto alla composizione e quanto al sistema elettorale vigente e questo può

essere in alcune fasi significative, lo è stato ad esempio rispetto alla legge Calderoli del 2005,

che è stata poi dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale con la sentenza 1 del 2014,

al livello nazionale da un lato e a livello

la quale in virtù del diverso atteggiarsi dei Premier

regionale dall’altro poteva provocare, ed effettivamente nelle elezioni del 2013 è stato creato,

una discrasia dei risultati elettorali nell’una e nell’altra Camera, tanto è vero che nella coalizione

di centro sinistra il risultato che ha avuto il 30% dei voti è stata tirata su dalla Camera fino ad

avere il 55% dei seggi quindi la maggioranza assoluta sufficiente per esprimere un governo

mentre al Senato questo non è stato possibili e quindi c’è stata la necessità di quella coalizione

di trovare il consenso di altre forze politiche che alle elezioni si erano presentate con

schieramenti opposti. Tutte e due le camere durano oggi 5 anni, quando è stata approvata la

costituzione prevedeva una durata della Camera dei Deputati di cinque anni e una durata dei

sei anni per il Senato della Repubblica, proprio per disallineare questi due organi e per renderli

quindi un altro ulteriore elemento significativo di diversificazione, ci si rende subito conto che

però la cosa non può funzionare, in primo luogo perché dividere i destini delle due camere in

quanto alla durata vuol dire fare due campagne elettorali non solo ma la prospettazione di due

diversi momenti di durata della Camera e del Senato può consentire più facilmente due diversi

risultati perché essendoci diciamo un lasso di tempo tra l’uno nell’altro ci può essere il voto

contrario rispetto a quello che gli elettori hanno dato precedentemente, e allora che cosa si fa?

Enaudi, che è stato il primo presidente della Repubblica, nel 1953 decide di sciogliere

anticipatamente il Senato in occasione della fine della prima legislatura repubblicana e si decide

di fare le lezioni contestualmente soluzione che viene poi ripetuta anche la volta successiva fino

al punto che agli inizi degli anni 60 si approva una legge di revisione costituzionale che dice che

le due camere hanno la medesima durata di cinque anni, ma nulla vieterebbe per costituzione

di procedere allo scioglimento di una delle due Camere, ad esempio a seguito dell’indomani dei

risultati delle elezioni del 2013 in cui lo schieramento ha la maggioranza alla camera ma non ce

l’aveva al Senato qualcuno tra i costituzionalisti ha ipotizzato di procedere allo scioglimento del

Senato che dal punto di vista formale è possibile ma dal punto di vista sostanziale pone dei

problemi significativi perché se poi gli elettori rivotano per il Senato allo stesso modo in cui

hanno votato il mese prima ovviamente il problema anziché risolversi si aggrava, quindi la prassi

repubblicana ha fatto sì che da sempre vi siano scioglimento contestuale delle due Camere.

Quello che invece può essere fatto e viene fatto piuttosto spesso è il cosiddetto scioglimento

anticipato, è un istituto molto importante perché costituisce in una forma di governo

parlamentare come quella italiana il principale strumento e la principale contro arma che il

presidente della Repubblica ha per risolvere una situazione di crisi politica in cui il Parlamento

non è in grado di esprimere una maggioranza politica cosa può succedere? Che per la divisione

delle forze politiche presenti in Parlamento queste non siano in grado di esprimere un governo

e questa situazione ovviamente non è che può prolungarsi fino alla scadenza naturale delle

camere allora lo strumento che ha il presidente della Repubblica è quello di sciogliere

anticipatamente le camere e costituisce un’arma potente perché i parlamentari di fronte la

possibilità di andare a casa sono in qualche modo invogliati e indirizzati a trovare spesso una

grave

soluzione alle crisi e proprio perché lo scioglimento anticipato costituisce una risposta

rispetto a un problema del paese che è l’incapacità del Parlamento di formare una maggioranza

politica, lo scioglimento anticipato costituisce un’ultima risolta cioè il Presidente della

Repubblica non può sciogliere il Parlamento perché magari c’è una maggioranza a lui avversa

ma può sciogliere il Parlamento soltanto ove questo non riesca ad esprimere una maggioranza

quindi il presidente della Repubblica deve prima provare a formare una maggioranza politica

anche di colore diverso da quella precedente di colore diverso da quella che era risultata

vincitrice delle elezioni, e quindi il presidente della Repubblica ha il diritto e il dovere di

individuare laddove possibile una maggioranza di governo e solo falliti i tentativi per formare

questa nuova maggioranza disporre in questo caso lo scioglimento anticipato. Il Parlamento in

seduta comune è un organo imperfetto, che vuol dire un organo che non può determinare

liberamente il proprio ordine del giorno e non può decidere di cosa discutere, si convoca il

Parlamento in seduta comune esclusivamente per le funzioni tassativamente indicate nella

costituzione, quindi un organo episodico non è sempre riunito il Parlamento in seduta comune

è riunito soltanto per fare determinate cose che sono indicate nel testo costituzionale e non

può fare altro, è l’organo in cui sono riuniti insieme i componenti della camera dei deputati e

del Senato della Repubblica, il Parlamento si riunisce in seduta comune per svolgere tutta una

serie di funzioni elettive che riguardano: il presidente della Repubblica, art. 83 comma 1 della

Costituzione, in questo caso e solo in questo caso si aggiungono tre delegati regionali cioè tre

soggetti inviati da ciascun consiglio regionale uno per la Valle d’Aosta che ampliano il collegio

presidenziale, quindi nel nostro ordinamento il Presidente della Repubblica è eletto da un

organo in cui ci sono tutti i deputati, tutti i senatori e questi delegati regionali, poi il Presidente

della Repubblica una volta eletto si presenta per giurare nel Parlamento e a quel punto i delegati

regionali non partecipano né alla cerimonia né al discorso votano e se ne vanno, invece i

deputati e i senatori rimangono, ma non solo anche l’elezione dei Giudici Costituzionali, art. 135

comma 1 della Costituzione, l’elezione dei componenti del Consiglio Superiore della

Magistratura, l’elezione dei giudici aggregati, art. 135 comma 7 della Costituzione, oltre alle

funzioni elettive il Parlamento in seduta comune svolge un’altra importante funzione destinata

a rimanere sullo sfondo che è una funzione accusatoria nei confronti del Presidente della

Repubblica, il Parlamento in seduta comune si riunisce e prende tutto quello che riguarda il suo

funzionamento dalla Camera dei Deputati, cioè si riunisce a Palazzo Montecitorio è presieduto

dal Presidente della Camera dei Deputati e trova applicazione il regolamento della Camera dei

Deputati questo perché invece il Presidente del Senato della Repubblica a sua volta svolge il

ruolo di supplente in caso di impedimento del Presidente della Repubblica, quindi la

Costituzione ha un po’ bilanciato questi due ruoli.

A questo punto dobbiamo vedere una serie di profili organizzativi del funzionamento delle

Camere e quindi andremo a studiare quelle che sono le prerogative del Parlamento tenendo

conto che appunto queste prerogative sono legate alla funzione fondamentale che svolge

l’organo parlamentare, queste prerogative sono: la potestà regolamentare art. 64 della

Costituzione stabilisce che ogni Camera si doti a maggioranza assoluta di un proprio

regolamento e quindi diciamo stabilisce di per se le regole del proprio funzionamento senza che

nessuno al di là della Camera stessa possa quindi sindacarlo e questo regolamento segue i

diversi testi di regolamento che si sono susseguiti e seguono in maniera abbastanza significativa

l’evoluzione della forma di governo cioè i regolamenti hanno potenziato più o meno il ruolo

della maggioranza, il ruolo del governo in Parlamento, oppure il ruolo delle opposizioni a

seconda del diverso contesto politico ad esempio il regolamento del 1971 è quello che più di

tutti consentiva alle minoranze parlamentari di partecipare in maniera attiva alla discussione e

alla deliberazione parlamentare, invece i regolamenti che sono stati approvati successivamente

in particolare nel 1997 e nel 1999 assegnano alle minoranze maggiormente una funzione di

controllo e quindi non di codecisione rispetto a quello di cui si discute, l’autodichia, è una sorta

di giurisdizione domestica cioè il fatto che per sindacare qualunque atto approvato dal

Parlamento se non in casi eccezionali ci si può rivolgere solo al Parlamento stesso, autodichia

significa farsi giustizia da se, ad esempio uno dice i dipendenti della Camera e del Senato

guadagnato tanto ma se un dipendente della Camera e del Senato viene licenziato non può

andare dal giudice del lavoro perché c’è l’autodichia il giudice che si trova adito da un

dipendente che dice io non dovevo essere licenziato deve eccepire un difetto di giurisdizione

cioè in virtù del principio di separazione dei poteri non può giudicare sugli atti adottati

all’interno della Camera, ancora altro strumento molto importante la convalida, le Camere

giudicano esclusivamente dei titoli di ammissione dei propri componenti e delle cause

sopraggiunte di ineleggibilità e incompatibilità, quando ci sono le elezioni politiche c’è tutto un

meccanismo la gente va a votare ci sono i seggi che fanno lo scrutinio poi c’è un meccanismo

incardinato presso le Corti di Appello e poi presso la Corte di Cassazione quindi presso la

Magistratura che individua gli eletti, ma l’individuazione degli eletti fatta dagli uffici

circoscrizionali nazionali elettorali è un’individuazione provvisoria, poi i Deputati costituiscono

un organo ancora più interno che svolge per l’appunto la funzione di convalidare gli eletti quindi

verificare la sussistenza o meno di titoli degli eletti stessi, ad esempio le cause di incompatibilità

e di illeggibilità, e la cosa non ha sempre funzionato bene perché in molti casi per motivi politici

non si è fatta valere questa incompatibilità, esempio la legge prevede che un ufficio di

parlamentari sia incompatibile per esempio con quello di Sindaco di città con più di 15.000

abitanti, quindi o fai il Sindaco o fai il parlamentare, se io sono Sindaco e divento parlamentare

devo scegliere mi devo dimettere altrimenti non posso fare il parlamentare, se io sono

parlamentare e divento sindaco succede che se faccio il Sindaco effettivamente la Camera di

appartenenza dovrebbe dichiarare l’incompatibilità e quindi farmi decadere da parlamentare,

e questo è un caso di incompatibilità sopravvenuta non è originaria. Quindi potestà

regolamentare e autodichia sono prerogative degli organi Camera dei Deputati e Senato della

Repubblica, poi vi sono delle prerogative dei componenti che sono anche queste non dei

privilegi personali ma sono una serie di diritti particolari che spettano ai deputati e ai senatori

in quanto appartenenti alla Camera e al Senato cioè servono perché se non ci fossero queste

prerogative dei componenti sarebbero vulnerate le Camere quindi non vanno viste come un

privilegio, esempio l’insindacabilità per i voti espressi e per i voti dati, insindacabilità delle

opinioni, insindacabilità dei voti questo vuol dire che se non ci fosse l’insindacabilità prevista

all’art. 68 comma 1 della Costituzione i deputati e i senatori non sarebbero liberi di dire quello

che pensano in Parlamento, quindi è una garanzia fondamentale perché qualcuno potrebbe

sottoporre a un processo e quindi sottoporre a un potere diverso da quello del Parlamento e

quindi sarebbe un meccanismo di pressione molto pericoloso e quindi le opinioni espresse e i

voti dati all’interno delle Camere sono insindacabili, c’è qui una scelta nel nostro ordinamento

se un deputato o un senatore diffama un altro soggetto c’è un problema di conflitto tra i diritti

cioè quello del soggetto diffamato di andare da un giudice e vedersi riconosciuta la diffamazione

il che vuol dire risarcimento del danno vuol dire condanna penale vuol dire anche che l’opinione

pubblica sa che quell’affermazione espressa in un organo parlamentare quindi in un luogo

particolarmente importante sia diffamatoria e dall’altro c’è il diritto del parlamentare di poter

dire liberamente quello che pensa perché a volte è chiaro che se la diffamazione è evidente, è

evidente e basta ma a volte una affermazione che sia diffamatoria o meno può diventare uno

strumento di limitazione della libertà del parlamentare, la Costituzione in questo caso ha scelto

un trattamento differenziato tra tutti i cittadini, il soggetto non parlamentare che diffama

davanti al giudice e i parlamentari, proprio perché questa è la garanzia di libertà, qui poi si è

posto un problema perché l’insindacabilità tradizionalmente veniva intesa come insindacabilità

delle opinioni espresse e dei voti dati all’interno dell’organo parlamentare quindi in quello

specifico luogo chiamato Palazzo Montecitorio e Palazzo Madama, ma con lo sviluppo

soprattutto dei mezzi di comunicazione di massa i parlamentari non per i voti resi ma per

rispetto alle opinioni hanno manifestato e manifestano le loro opinioni in molti altri luoghi ad

esempio in televisione e quindi si è posto il problema di capire se questa insindacabilità fosse

un’insindacabilità legata al luogo e quindi al dibattito parlamentare nel Parlamento o potesse

essere intesa estensivamente ad esempio rispetto all’opinione resa nel corso di un dibattito

televisivo, la Corte Costituzionale ha utilizzato diciamo un’interpretazione mediana rispetto a

questo perché ha detto si l’insindacabilità può essere anche estesa a un opinione espressa fuori

dall’aula parlamentare quindi anche un dibattito televisivo ma a condizione che sussista un

nesso funzionale tra un’attività o un’opinione resa all’interno del Parlamento, vuol dire che se

ad esempio la diffamazione è completamente gratuita, basti pensare in un dibattito televisivo

un parlamentare che insulta gratuitamente un’altra persona li presente in quel caso non c’è

insindacabilità se invece l’opinione espressa dal parlamentare è il proseguimento relativo al

permesso funzionale con la sua attività parlamentare in quel caso è coperto dall’insindacabilità,

ancora seconda prerogativa dei componenti anche questa molto importante l’immunità penale

art. 68 comma 2 e 3 della Costituzione, ad esempio immaginiamo un Parlamento in cui alla

vigilia di un voto importante ad esempio il voto di fiducia alcuni parlamentari vengono arrestati

magari dell’opposizione il giorno dopo è facile per il governo ottenere la fiducia e allora una

delle rivendicazioni tradizionali già nello Stato liberale presente nella nostra costituzione è

quello dell’immunità penale dei componenti delle camere che oggi nel nostro ordinamento si

limita alla libertà personale alla libertà e segretezza della corrispondenza e delle comunicazioni

questo vuol dire che per limitare la libertà personale e quindi arrestare o limitare la libertà e la

segretezza della corrispondenza e delle comunicazioni e quindi intercettare un parlamentare è

necessaria un’autorizzazione della camera stessa non è più necessaria la cosiddetta

approvazione a procedere cioè l’autorizzazione che doveva essere chiesta non per limitare la

libertà personale e la segretezza ma proprio per poter indagare su un parlamentare quindi le

indagini su un parlamentare seguono le stesse regole che seguono quelle di qualunque cittadino

ma a la diversità cambia nel momento in cui entra in gioco la libertà personale ed entra in gioco

la libertà alla segretezza della corrispondenza, il principio di non colpevolezza ovviamente non

è un principio assoluto cioè il principio di non colpevolezza deve tenere in considerazione altre

esigenze ad esempio anche il diritto più importante di tutti che è la libertà personale non è

intangibile e inviolabile fino al momento della sentenza passata in giudicato al contrario se un

soggetto va in una banca e fa una rapina probabilmente viene limitato immediatamente dal

poliziotto quindi viene bilanciato nei termini di carcerazione preventiva cioè termini di custodia

cautelare cioè il tempo che un soggetto può essere limitato nella sua libertà personale prima

della sentenza definitiva che sono graduate nel nostro ordinamento a seconda della gravità del

reato che si suppone che il soggetto abbia commesso e a seconda di un’altra serie di circostanze

che sono pericolo di fuga, inquinamento delle prove e la rivelazione del reato stesso e anche

qui rispetto al caso dell’incompatibilità, dell’illeggibilità e dell’incandidabilità è un

bilanciamento che il legislatore può fare cioè legislatore può ritenere che il primo grado sia

sufficiente oppure può ritenere che sia necessaria la sentenza passata in giudicato quello che

sembrerebbe non possa fare il legislatore è dire per alcuni organi vale la sentenza passata in

giudicato per altri organi vale invece il primo grado, la terza prerogativa dei componenti è

l’indennità art. 69 della Costituzione, se non ci fosse le indennità parlamentare il nostro

Parlamento tornerebbe ad essere un Parlamento censitario in cui possono fare deputati e

senatori soltanto quelli che vivono di rendita, quindi indennità serve a consentire agli

appartenenti di tutte le classi sociali di essere componenti del Parlamento.

Adesso vediamo come funziona il Parlamento al proprio interno, un organo principale del

Parlamento prima di tutto è il presidente il presidente importante perché non svolge soltanto

funzioni direzionali che sono quelle di presiedere l’organo e quindi gestire i lavori organizzare il

funzionamento degli stessi garantire la pulizia dell’aula e così via ma svolge anche una funzione

fondamentale di imparzialità cioè il presidente trattandosi il Parlamento di un organo politico

anzi dell’organo politico deve garantire il regolare svolgimento dei lavori in Parlamento anche

a tutela delle minoranze tanto è stato forte questa esigenza di imparzialità che per una lunga

stagione della storia repubblicana c’è stato un accordo fra le principali forze politiche di

maggioranza e di minoranza per far sì che i due presidenti della camera e del Senato fossero

non soltanto individuali di comune accordo ma fossero uno di rappresentanza per ciascun

partito e quindi appunto fossero espressione l’uno della maggioranza e l’altro della minoranza

invece a partire poi dalla 12ª legislatura quindi dal 1994 la maggioranza politica di allora decide

che le due cariche del presidente sono di propria spettanza e quindi da allora tutti e due

presidenti delle camere sono eletti dalla maggioranza politica del momento con l’eccezione

sopravvenuta dell’attuale presidente della camera la quale quando è stata eletta era

espressione la maggioranza politica ma non appartiene alla maggioranza politica e questo non

pone particolari problemi proprio perché il presidente non è organo di indirizzo politico non

deve essere organica e omogenea la maggioranza ma al contrario deve svolgere al meglio la

propria funzione anche imparziale e quindi può benissimo essere espressione di minoranze e di

questo sono espressione altresì i modi di elezione dei presidenti delle camere che richiedono

maggioranze superiori a quella semplice, poi abbiamo i vicepresidenti che si istituiscono il

presidente quando questo ha impedimento, i segretari che svolgono funzioni di

amministrazione rispetto per esempio al verbale della seduta i questori che si occupano

dell’organizzazione interna delle camere del buon funzionamento delle camere stesse e delle

spese e tutti questi soggetti insieme formano l’ufficio di presidenza quindi sono tutti a vario

titolo responsabili del buon funzionamento di ciascuna camera, poi abbiamo le commissioni

che sono delle articolazioni interne alle camere che servono per svolgere concretamente e

quotidianamente il lavoro delle camere stesse e sono composte in proporzione a ciascun

gruppo parlamentare e rappresentano in piccolo le stesse forze politiche che in grande vengono

e sono rappresentate all’interno dell’aula e si distinguono in commissioni permanenti sono 14

intervengono fondamentalmente nel procedimento di formazione della legge e sono

competenti per materia rispecchiando più o meno il livello ministeriale cioè l’idea è quella che

per ogni materia ci sia una faccia parlamentare della propria commissione poi esistono delle

commissioni con competenza più generale le cosiddette commissioni che sono la commissione

bilancio che deve garantire che ogni legge abbia la copertura finanziaria e la commissione affari

costituzionali che deve valutare anche se in sede politica la legittimità costituzionale delle leggi,

poi vi possono essere delle commissioni speciali contemporanea cioè le camere sono libere di

istituire queste commissioni sempre in proporzione ai gruppi per discutere di questioni di

particolare interesse e poi vi sono abbastanza importante che le commissioni di inchiesta

disciplinata dall’articolo 82 della costituzione queste commissioni non fanno la legge come

invece soprattutto fanno le commissioni permanenti ma possono svolgere un’inchiesta su un

argomento di pubblico interesse, si ritiene che un argomento debba essere oggetto di

attenzione particolare e la scelta se questo argomento debba essere uno oggetto di attenzione

particolare naturalmente una scelta politica si fa una commissione d’inchiesta e la cosa

interessante è che questa commissione d’inchiesta agli stessi poteri dell’autorità giudiziaria, ad

esempio in Italia la mafia come oggetto di contrasto da parte dell’ordinamento non nasce sulla

base di decisioni di giudici che dicono questo è un fenomeno diverso dagli altri ma nasce sulla

base appunto su una serie di inchieste parlamentari e quindi un fenomeno sociale criminoso

che non riesce ad essere oggetto di trattazione approfondita da parte di giudici può essere fatta

da una commissione di inchiesta oppure ad un certo punto negli anni 80 in Italia scoppia lo

scandalo della V2 che è un gruppo di persone che si mette insieme con la finalità di sovvertire

l’ordinamento e quindi di cambiare secondo regole non previste dallo stesso ordinamento

l’ordinamento stesso c’è una dimensione giudiziale indagini penali sentenze ma c’è anche una

dimensione politica capire perché si è formata questa associazione e quindi viene istituita una

commissione parlamentare d’inchiesta che non è che giudica ed emette sentenze ma scrive che

studia non solo ma gli stessi poteri dell’autorità giudiziaria e questi poteri consistono proprio

nella possibilità di svolgere un’attività ispettiva come l’autorità giudiziaria, ad esempio se la

commissione d’inchiesta decide di ascoltare qualcuno uno lo ascolta come lo ascolterebbe

l’autorità giudiziaria cioè nella veste di testimone questo vuol dire che io non posso rifiutare di

andare a testimoniare, quindi è uno strumento che hanno le camere per leggere alcuni

fenomeni politicamente rilevanti queste commissioni possono essere mano camerali e

bicamerali a seconda che siano composte da componenti della camera o di entrambe le camere

poi ci sono le giunte sono come le commissioni degli organi collegiali e come le commissioni

sono costituite in maniera proporzionale rispetto ai gruppi ma a differenza delle commissioni

che svolgono la funzione legislativa svolgono invece funzioni prevalentemente di garanzia e

controllo ad esempio vi è una giunta per il regolamento se qualcuno ritiene che il regolamento

sia stato violato nel corso del procedimento parlamentare si rivolge a quest’organo di garanzia

che la giunta per il regolamento c’è una giunta per le elezioni che è quello appunto che svolge

il giudizio di convalida e così dicendo ancora i gruppi parlamentari sono delle associazioni di

deputati di senatori che costituiscono la proiezione all’interno del Parlamento dei partiti politici

sono composti dalla camera da almeno 20 deputati e dal Senato della Repubblica da almeno 10

senatori i parlamentari possono cambiare liberamente gruppo e tutti i deputati che non stanno

in un gruppo parlamentare vanno a finire nel cosiddetto gruppo misto che però è un gruppo

esso stesso. I principi che regolano il lavoro parlamentare è importantissimo il principio di

pubblicità vuol dire che il bello e il brutto del Parlamento è che il Parlamento è un luogo

trasparente cioè si sa come ciascuno vota e cosa ciascuno fa il brutto è che per fare questo ci

vuole tempo, la legge che è l’atto per antonomasia del Parlamento è una cosa in cui tutti

pubblicamente discutono tutti pubblicamente votano e quindi prendono posizione su quello in

cui discutono e mano a mano si convoglia una certa opinione rispetto a un certo problema che

in termini giuridici viene tradotto in una legge.

Lezione 21 – 11/11/2014

IL GOVERNO

Dobbiamo adesso soffermarci su cosa fa il Parlamento e quali sono le sue funzioni generali. Il

Parlamento fa fondamentalmente tre cose molto importanti: primo l'attività legislativa, quando

uno pensa al Parlamento pensa subito alla legge poiché il Parlamento per definizione fa la legge,

secondo l'attività di indirizzo politico rispetto al governo, il nostro è un sistema costituzionale

con una forma di governo parlamentare che si basa per l'appunto sul rapporto fiduciario tra

Governo e Parlamento, esempio il voto di fiducia, terza attività è un'attività ispettiva e di

controllo il Parlamento può compiere tutta una serie di atti che appunto rientrano nella

funzione ispettiva di controllo per esempio ieri abbiamo visto che può istituire delle

commissioni d'inchiesta e a cosa servono le commissioni d'inchiesta appunto a fare luce su un

tema di pubblico interesse rispetto al quale si ritiene che gli strumenti ordinari, ad esempio le

indagini svolte dalla magistratura non abbiano dato un risultato soddisfacente quali sono gli

strumenti a parte appunto la commissioni di inchiesta con cui il Parlamento svolge questa

attività ispettiva e di controllo, primo atto la mozione che costituisce un atto di indirizzo la

mozione è la richiesta di discutere di votare su un determinato argomento che incide

sull'attività del governo quindi quando dei deputati presentano una mozione chiedono. Che si

discuta e si voti su una certa attività di governo abbiamo poi la risoluzione che è anch'essa un

atto di indirizzo la risoluzione la proposta di un parlamentare di manifestare interessi e di

definire specifici indirizzi quindi all'atto con il quale uno o più parlamentari manifestano la

propria opinione politica su qualcosa quindi mentre la mozione porta a discutere e a votare su

un certo argomento la risoluzione invece contiene già diciamo la manifestazione di un certo

consiste nelle istruzioni

orientamento, il terzo strumento ordine del giorno sempre in indirizzo e

che vengono dal governo nel corso dell'esame della proposta di legge ad esempio si sta

discutendo della legge di stabilità nella legge di stabilità una delle discussioni principali è cosa

debba entrare nella legge di stabilità e cosa deve rimanere fuori perché eterogenea rispetto al

suo contenuto perché potrebbe comportare nuove spese che non hanno copertura finanziaria

così dicendo potrebbe succedere ad esempio è qualcosa che rimanga fuori dalla legge di

stabilità venga inserita in un ordine del giorno cioè in un documento che viene presentato in

e non normativo cioè la camera

parallelo alla legge di stabilità che ha soltanto un valore politico

dei deputati e il Senato della Repubblica mentre approva la legge di stabilità che non contiene

ad esempio la riforma degli ammortizzatori sociali perché sarebbe troppo complicata approva

però un ordine del giorno con cui impegna il governo a presentare un successivo disegno di

legge sugli ammortizzatori sociali quindi vedete ciascuno di questi tre atti pone a contenuti e

pone vincoli di carattere politico cioè non sono atti normativi non rinnovano l'ordinamento

costituzionale ma servono per l'appunto a indirizzare cioè a dare un segnale politico del

Parlamento nei confronti del governo o del corpo elettorale, poi vediamo quali sono invece gli

atti ispettivi di controllo in senso proprio il primo l'interrogazione, l'interrogazione la domanda

rivolta per iscritto per da un parlamentare al governo per avere informazioni spiegazioni su un

determinato documento e per sapere quali provvedimenti il governo intenda adottare succede

un fatto ad esempio c'è un'alluvione un parlamentare può chiedere al governo cosa è successo

in Liguria qual'è la gravità della situazione e quali interventi il governo stesso intende adottare,

volta alla settimana i regolamenti parlamentari hanno, visto che cosa succedeva queste

e una

interrogazioni venivano presentate dai parlamentari il governo tardava molto rispondere a

volte non rispondeva affatto ci si è inventati le interrogazioni a risposta immediata cioè il

cosiddetto question time, come funziona una volta la settimana viene un ministro o il

presidente del consiglio dei ministri in Parlamento in una delle camere e risponde interamente

al parlamentare interrogante e quindi diciamo è un meccanismo che è stato immaginato per

rendere più vivace e più effettivo una certa funzione l'altro strumento è l'interpellanza

anch'esso è un atto ispettivo e di controllo mentre l'integrazione riguarda un fatto della vita

l'interpellanza invece riguarda i motivi dipendenti del governo stesso, riguarda soltanto l'attività

di governo cioè il governo ha deciso di proporre la nomina di Tizio a capo dell'ufficio X perché

l'ha fatto come mai quindi non riguarda una circostanza di pubblico interesse ma riguarda

appunto l'attività del governo in senso stretto quindi alla luce di questi interventi vedete come

il Parlamento svolge una funzione più o meno intensa di controllo e discrezione sul governo

interrogazione interpellanza e l'indirizzo della sua attività cioè tutto quello che è la gamba

politica dell'attività del Parlamento che non si svolge quindi soltanto attraverso la legge e il

rapporto fiduciario del governo avviene attraverso questi strumenti. Ora dobbiamo vedere in

maniera un po' più dettagliata questo secondo organo costituzionale e cioè il governo abbiamo

già detto il governo è un organo complesso che vuol dire organo complesso? È un un organo

formato da più organi e il governo in particolare è composto da tre organi: presidente del

consiglio dei ministri ministri e il consiglio dei ministri, il consiglio dei ministri è un organo

collegiale invece il presidente del consiglio dei ministri e i ministri sono organi monocratici

questi sono gli organi necessari al governo quella legge in realtà può istituirne altri e vedremo

quali sono. Il governo è organo di indirizzo politico e di maggioranza come il Parlamento cioè

tra gli organi costituzionali è quello che insieme al Parlamento determina i fini fondamentali

governo è posto anche al vertice dell'amministrazione

politici in un certo periodo storico, ma il

almeno dell'amministrazione centrale dello Stato quindi il governo a differenza del Parlamento

è quell'organo che ha una testa politica ma le gambe piantate nell'amministrazione quindi

svolge per l'appunto la funzione di connettore continuo tra politica e amministrazione, tenendo

conto peraltro che le regole della politica ad esempio il principio democratico e le regole

dell'amministrazione ad esempio il principio di imparzialità sono molto diversi, il ministro viene

scelto in base alla sua funzione politica sta lì non perché sia più o meno bravo da un punto di

vista tecnico ma perché rappresenta appunto un certo orientamento politico così come un

parlamentare è parlamentare perché è stato eletto in virtù di un certo orientamento politico

l'amministrazione invece non segue queste regole per diventare direttore generale di una Asl

per esempio non serve essere eletti si segue un altro principio che è quello d'esempio del

un

pubblico concorso. Il primo tema riguarda come viene formato nel nostro ordinamento

governo immaginiamo che si debba formare un governo all'indomani delle elezioni politiche

quindi che ci sia un naturale fisiologico rinnovo dell'organo del Parlamento visto che tra

Parlamento governo vi è un rapporto di fiducia alle elezioni politiche quindi al rinnovo del

Parlamento consegue altresì il rinnovo del governo qual è l'organo che si attiva nella formazione

del governo quindi qual è l'organo che ha l'iniziativa per formare il nuovo governo? Il presidente

della Repubblica che svolge una prima fase che non è previsto dalla costituzione ma che primo

tutti i

è fondamentale il secondo è talmente fondamentale che viene svolta sempre da

presidenti della Repubblica per la nomina di tutti i governi appunto c'è chi dice che si sia formato

sul punto una vera propria consuetudine costituzionale cioè che il presidente della Repubblica

ormai non potrebbe non farla questa cosa e dalla fase delle consultazioni cosa fa il presidente

della Repubblica dopo le elezioni deve chiarirsi le idee deve capire quali siano le posizioni e gli

equilibri politici e allora che cosa fa alza una serie di telefoni e chiama al quirinale tutta una

serie di figure politiche istituzionali chiama segretari di partito insieme capigruppo

fondamentali chiama gli ex presidenti della Repubblica che gli possono dare consigli su come a

loro volta questi hanno risolto le crisi di governo e quindi chiama tutti questi soggetti per

verificare quali possono essere gli orientamenti delle forze politiche presenti in Parlamento

rispetto al tema della formazione del nuovo governo altrimenti in qualche modo il presidente

della Repubblica si troverebbe al buio nello svolgimento di questo compito che come capita a

volte è facile e a volte molto complicato se è Parlamento c'è una maggioranza chiara perché

dalle elezioni sono emerse due camere in cui la maggioranza è evidente questa fase può durare

anche poche ore ma se invece dal Parlamento, pensate quello che è successo al termine delle

ultime elezioni politiche nel 2013, vi è una maggioranza chiara alla camera dei deputati che è la

coalizione di maggioranza relativa ma quella stessa coalizione non ha avuto la maggioranza dei

diventa molto più complessa e più lunga e quindi il

seggi al Senato della Repubblica la cosa

presidente della Repubblica convoca anche più volte questi soggetti e tutte queste volte mi

chiede quali possono essere le eventuali soluzioni quali possono essere i programmi quali

possono essere le ipotesi per la formazione del nuovo governo e a volte per non esporsi troppo

chiede un altro soggetto di svolgere le consultazioni per suo conto cioè avvolte diciamo perché

il presidente della Repubblica non può spingersi eccessivamente nel formulare ipotesi di

governo chiede ad altri figure istituzionali spesso viene fatto questo da un presidente della

camera o dal presidente del Senato quello di svolgere. Una funzione consultiva per sua vece

quando la situazione si chiarifica e quindi viene individuato un soggetto che poi sarà coloui il

quale diventerà presidente del consiglio dei ministri vi è la seconda fase quella dell'incarico

viene individuato un soggetto appunto che sembra raccogliere il favore della maggioranza

parlamentare espressa dai leader politici che sono stati uditi nelle consultazioni questa persona

viene chiamata a sua volta del quirinale e gli venne conferito dal presidente della Repubblica

è esso stesso non previsto dalla costituzione è un atto non formalizzato

l'incarico l'incarico

l'incarico è un atto orale e l'incarico viene accettato dalla persona in questione con riserva

perché la città dopo riserva l'incarico perché la persona che poi sarà il presidente del Consiglio

dei Ministri vuole a sua volta dalle sue consultazioni non vuol essere mandato allo sbaraglio non

vuole essere mandato al buio e quindi dice si va bene accetto l'incarico ma con riserva cioè con

riserva di verificare che effettivamente il mio percorso le tappe successive sia percorribile e

del consiglio dei ministri

quindi nella fase dell'incarico per esempio colui che sarà presidente

comincerà a delineare con le forze politiche un programma di governo è una lista di ministri

altrimenti se si rende conto che in realtà il presidente della Repubblica ha capito male le

intenzioni dei partiti o le intenzioni dei partiti sono cambiate torna al quirinale e rinuncia

all'incarico ma invece là dove questo incarico vada a buon fine torna sempre al quirinale e

scioglie positivamente la riserva ed entra in gioco quindi la terza fase quella in cui abbiamo il

primo atto formalizzato quindi consultazioni incarico sono atti non formalizzati il primo atto

formale interviene solo anche molte settimane dopo l'avvio non formalizzato del procedimento

alla nomina la persona che sta alla individuata come possibile presidente del consiglio dei

ministri torna al quirinale scioglie la riserva e viene nominato presidente del consiglio dei

ministri che ha atto del presidente della Repubblica ma che deve essere controfirmato e poi

abbiamo un problema perché chiede controfirma questo atto deve essere controfirmato da un

ministro o da un presidente del consiglio dei ministri e quelle ipotesi sono due o viene

controfirmato dal presidente del consiglio dei ministri uscente quello che ha avuto la fiducia

nella legislatura precedente o il presidente del consiglio dei ministri entrante si controfirma il

suo decreto di nomina la prassi vede questa seconda eventualità cioè che questa persona che

ancora non è presidente del consiglio dei ministri si firma il suo decreto di nomina e a quel

il Consiglio dei

punto diventa presidente del consiglio dei ministri. Quarta fase il governo

Ministri in particolare è un organo collegiale, per adesso siamo alla di qui alla nomina del

presidente del consiglio dei ministri ma occorre procedere alla nomina di ministri nomina dei

ministri dice la costituzione all'articolo 92 comma secondo che i ministri sono nominati dal

presidente della Repubblica su proposta del presidente del consiglio dei ministri e questa

formula che sembrerebbe molto chiara cela un diverso atteggiarsi dei rapporti politici e dei

rapporti di forza tra il presidente della Repubblica e il presidente del consiglio dei ministri a

seconda delle diverse circostanze cioè in alcune circostanze quando il presidente della

Repubblica molto forte dal punto di vista politico e il presidente del consiglio dei ministri è

debole il primo acquista un ruolo di solito ruolo negativo però può obiettare rispetto alle

proposte che vengono fatte dal presidente del consiglio dei ministri, nel 1994 il caso Previti cioè

un soggetto che era stato proposto dal presidente del consiglio dei ministri Berlusconi al

rispetto a

ministro della giustizia il presidente della Repubblica Scalfaro oppose quasi un velo

quella nomina tanto è vero che quel ministro fu dirottato sulla difesa ma abbiamo visto anche

pochi giorni fa in occasione della nomina del nuovo ministro degli esteri sembrerebbe sempre

secondo indiscrezioni di stampa il presidente della Repubblica abbia indicato a fronte una serie

di proposte di nomina approvate dal presidente consiglio dei ministri a una sorta di meditazione

di quei nomi, quindi vedete che si tratta appunto di atti che essendo firmati da due soggetti

della doppia firma entra in gioco anche una dialettica rappresentativa dei diversi poteri. Quinta

presidente del consiglio dei ministri

fase il giuramento entro le ventiquattr'ore della nomina il

e i ministri giurano nelle mani del presidente della Repubblica e si tratta di un atto significativo

non soltanto dal punto di vista formale ma anche dal punto di vista sostanziale perché è il

momento in cui il precedente governo esce di scena cioè fino a questo momento è in carica

ancora il precedente governo anche se in quanto privo del sostegno parlamentare si limita

soltanto al disbrigo degli affari correnti cioè si limita soltanto alla gestione di ordinaria

amministrazione con il giuramento invece entra in funzione il nuovo governo anch'esso però in

questa fase limitato ad ordinare amministrazione perché abbiamo poi la 6 fase che è quella più

importante di tutto il procedimento è quello del voto di fiducia entro 10 giorni nell'atto

politicamente più significativo perché quello con cui il governo entra nel pieno del proprio

funzioni nell'atto con cura. Il governo viene legittimato dal punto di vista politico da parte del

Parlamento il voto di fiducia deve essere ottenuto dal governo in ciascuna delle due camere

quindi serve una maggioranza e nella camera dei deputati e del Senato della Repubblica così

come al contrario è sufficiente la sfiducia di una delle due camere per obbligare le dimissioni

del governo quindi entro 10 giorni il governo si presenta prima nell'una o nell'altra camera per

ottenere la fiducia il presidente del consiglio dei ministri fa un discorso e viene votato da una

mozione privata dell'appello nominale quindi in maniera palese con il quale il governo entra in

funzione, rivedendo prospettivamente tutto il procedimento cioè tornando indietro alla frase

se la fase uno visto che se non c'è il voto di fiducia si ricomincia da capo e visto che il voto di

fiducia del ruolo del Parlamento è l'atto più significativo tutta la procedura è finalizzata appunto

all'ipotesi di nominare un governo che abbia fiducia parlamentare capite perché servono le

consultazioni capire perché il presidente della Repubblica dall'incarico non ad un soggetto di

sua fiducia non ad una persona a lui politicamente vicina ma un soggetto che è ragionevolmente

possa portare a termine tutto il procedimento di formazione del governo quindi diciamo la

nomina del presidente del consiglio dei ministri che è di per sé un atto politico perché nominare

il presidente del consiglio dei ministri vuol dire scegliere un soggetto che svolgerà una funzione

politicamente rilevantissima essendo componente organo di un organo costituzionale ad

indirizzo politico in realtà viene spoliticizzata e quindi è un atto che il presidente della

Repubblica svolge che può svolgere non essendo lui un organo di indirizzo politico il presidente

della Repubblica nel nostro ordinamento non nomina il presidente del consiglio dei ministri

in mente una certa politica ha in mente un certo appoggio parlamentare che lui va

perché ha

cercando ma soltanto vedendo gli equilibri parlamentari per come si sono delineati e quindi

diciamo dando l'incarico le nomine così via a quel soggetto che abbia maggiori possibilità di

portare a termine questo procedimento, se il procedimento va male se il presidente della

Repubblica ha la consapevolezza che non vi sia nessun soggetto che possa ragionevolmente

ottenere il voto di fiducia si va ad elezioni anticipate, ma le elezioni anticipate nel nostro

ordinamento per il carattere eccezionale e traumatico delle stesse sono l'ultima risorsa cioè il

presidente della Repubblica non può scegliere di andare alle elezioni anticipate perché non è

d'accordo con la maggioranza parlamentare ma soltanto nel caso in cui questo procedimento

vada male tuttavia nonostante che il presidente della Repubblica si organo di garanzia e non sia

quello che sembrerebbe un atto

organo di indirizzo politico di maggioranza nonostante che

politico cioè la nomina del presidente del consiglio dei ministri venga depoliticizzato perché

tutto orientato sull'atto meramente politico del procedimento che il voto di fiducia tuttavia non

c'è dubbio che il presidente della Repubblica goda soprattutto certe circostanze di un margine

significativo per provare a indirizzare in qualche caso a predeterminare un governo che possa

avere la fiducia cioè ad impostare le cose modo tale che quel governo ragionevolmente abbia

la fiducia e questo riguarda in particolare alcuni governi che si sono succeduti a partire dagli

anni 90 del novecento e che hanno questa caratteristica quella di avere componenti, presidente

del consiglio e ministri che non sono espressione di partiti politici e che non siano in

Parlamento i cosiddetti governi tecnici esempi governo Dini 1995 1996 governo monti 2011

2013 governi vi dicevo la cui caratteristica è che le componenti non sono o non sono tutti

possono solo alcuni ma non in misura significativa esponenti politici e quindi non siedono in

Parlamento qual è la caratteristica di questi governi rispetto al tutto il modellino che abbiamo

visto è che la nomina del presidente del consiglio dei ministri e la nomina dei ministri sono

del presidente della Repubblica pensate a tutto quello che è

oggetto di particolare intervento

successo nella 2011 crisi finanziaria ed economica del paese incapacità del governo Berlusconi

di farvi fronte mercati finanziari in fibrillazione spread che sale unione europea che minaccia di

avviare procedure d'infrazione e la situazione non si sbloccava vertice del G8 in cui il presidente

del consiglio dei ministri viene deriso dagli altri leader europei quindi perdita di credibilità a

livello internazionale e allora nomina da parte del presidente della Repubblica controfirmata

dal presidente del consiglio dei ministri quello nato controfirmato di monti senatore a vita e poi

diciamo dimissioni volontarie quantomeno dal punto di vista formale del presidente del

consiglio dei ministri Berlusconi e quindi dell'intero governo e procedimento consultazioni e

nomina del presidente consiglio e dei ministri è così via del nuovo governo composto di

personalità tecnica e quindi di personalità vi dicevo che non sono indicate dai partiti che

dovranno poi sostenere il governo ma sono indicate appunto un po' dal presidente del consiglio

dal presidente della Repubblica e quindi ampiamento di quel margine di cui

dei ministri un po'

vi dicevo, quindi questi governi pongono un problema particolare perché rispetta questi manca

il sostegno politico di quell'espressione lo stesso governo cioè il sostegno politico esterno dal

governo e in qualche modo diciamo vengono mandati questi governi di fronte al Parlamento o

senza necessariamente avere una maggioranza precostituita cioè vanno a cercarsi la fiducia di

volta in volta e questi governi pongono un problema particolare anche per quanto riguarda

l'atto contrario alla fiducia cioè il voto di sfiducia voi sapete che le camere devono dare

entrambe le fiducia ma è una delle due camere può votare una mozione di sfiducia l'articolo 94

della costituzione ci dice che questa mozione di sfiducia intervengano prima di tre giorni e deve

essere votata con le stesse modalità del voto di fiducia se viene votata la mozione di sfiducia il

governo Dini si pone il problema che precedentemente non si era mai posto

governo a casa nel

e successivamente non c'è più posto perché è un problema particolare dei governi tecnici un

ministro il ministro allora di grazia e giustizia Mancuso comincia ad andare diciamo in direzione

contraria rispetto a quella espressa dal consiglio dei ministri non è più d'accordo con gli ha

adottati dal consiglio dei ministri secondo governo fosse un governo politico cioè se questo

succedesse oggi nel governo Renzi che invece un governo politico composto da esponenti

politici cosa succederebbe? Il governo cadrebbe perché se un ministro non va più d'accordo con

il governo con il consiglio dei ministri quel ministro non è che sta nel governo titolo personale

quel ministro al governo perché è espressione della forza politica per esempio se domani Alfano

non va più d'accordo con il presidente del consiglio dei ministri non è un problema personale è

un problema di Alfano in quanto anche espressione di una certa forza politica che sostiene

il governo quindi se domani c'è questo conflitto il presidente del consiglio dei ministri si reca al

quirinale e si dimette perché senza quella forza politica non ha più sostegno parlamentare

sempre stati in tutti i governi dal 48 si sono sempre risolte

quindi queste discussioni che ci sono

in questo modo attraverso la crisi politica il caso Mancuso invece presenta un problema diverso

perché qui il dissenso non necessariamente si proietta sul piano parlamentare c'è il ministro

Mancuso non espressione della forza politica ma sta nel governo Dini a titolo personale

sostanzialmente e quindi si pone seguente problema è possibile sfiduciare un singolo ministro

la costituzione prevede la sfiducia del governo ma è possibile sfiduciare soltanto un ministro

caso che si produce solamente in presenza di governi tecnici Mancuso viene investito da una

mozione di sfiducia che gli viene appunto votata da una delle due camere fa ricorso per conflitto

di attribuzione dal potere dello Stato innanzi alla corte costituzionale e la corte costituzionale

gli dà torto cioè stabilisce per l'appunto che sia possibile nel nostro ordinamento che una

camera o di la sfiducia non soltanto al governo nel suo complesso ma al governo frazionato per

così dire nella formula soltanto di un ministro. Consiglio dei ministri presidente del consiglio dei

organi, il consiglio dei ministri determina la politica

ministri e ministri, cosa fa ciascuno di questi

generale del governo cioè l'organo più importante del governo quello che decide le cose

politicamente più significative è il consiglio dei ministri determina l'articolo 85 usa questo verbo

determina il presidente del consiglio dei ministri invece dirige la politica generale del governo

dirige promuovendo e coordinando l'attività dei ministri e quindi l'organo collegiale determina

il presidente del consiglio dirige promuove e coordina questo il motivo fondamentale per cui

l'organo di vertice del governo si chiama presidente del consiglio dei ministri e non si chiama

come si chiama in altre esperienze

invece primo ministro tenero capo del governo o cancelliere

costituzionali perché in altre esperienze costituzionali effettivamente l'organo di vertice del

governo variamente denominato l'organo che svolge la funzione politicamente più importante

nel nostro ordinamento invece l'organo politicamente più importante non è il presidente del

consiglio dei ministri ma il consiglio dei ministri esempi in Germania prendiamo un paese come

in Italia una forma di governo parlamentare l'equivalente per modo di dire del presidente del

consiglio dei ministri si chiama cancelliere federale che differenza c'è tra il cancelliere federale

in Germania e il presidente del consiglio dei ministri italiano in Germania il voto di fiducia che

in Italia riguarda il governo messo insieme in Germania riguarda solo il cancelliere si presenta

da solo o da sola il cancelliere davanti all'equivalente camera dei deputati che si chiama

Bundestag a chiedere la fiducia e qui diciamoci una bella differenza si ha la fiducia da solo o si

ha la fiducia l'intero governo secondo nomina i ministri dopo la fiducia e ti può revocare nel

nostro ordinamento non è prevista la revoca di un ministro abbiamo detto se un ministro litiga

con il presidente del consiglio dei ministri le strade sono tre o si dimette perché capisce che non

va da nessuna parte o viene sfiduciato come Mancuso o il presidente del consiglio dei ministri

si dimette e si fa un nuovo governo senza ovviamente quel ministro vedete quindi il rilievo

diverso che al nostro ordinamento, il presidente del consiglio dei ministri ha motivo per quella

si porta dietro l'organo presidente del consiglio dei ministri si dice in altre

appunto già nel nome

parole che il nostro presidente del consiglio dei ministri sia un primus inter pares cioè un primo

tra pari è si un presidente ma tra pari e questi pari sono per l’appunto i ministri i quali

rispondono sia collegialmente per gli atti del consiglio dei ministri sia individualmente per gli

atti dei loro ministeri e normalmente il ministro in quanto capo del ministero è a capo di un

dicastero cioè di uno spicchio dell’amministrazione centrale italiana organizzata intorno ad una

materia, quando si dice che un soggetto è ministro della difesa vuol dire che è componente del

consiglio dei ministri e quindi organo politico determina al pari insieme a tutti gli altri ministri

la politica del paese ma allo stesso tempo è al vertice di uno spicchio un pezzo

dell’amministrazione statale che è l’amministrazione della difesa, il presidente del consiglio dei

ministri e i ministri sono sottoposti a un quadruplice ordine di responsabilità, le responsabilità

spettanti ai ministri e al presidente del consiglio dei ministri sono: responsabilità politica, cioè

ciascun ministro individualmente e collegialmente risponde politicamente al Parlamento

di fiducia che può essere revocato individualmente e collettivamente

attraverso il voto

attraverso in ogni momento attraverso tutta la carrellata di strumenti e quindi la responsabilità

politica di un ministro fa parte della fisiologia costituzionale ed è normale che un ministro

compiendo individualmente collegialmente in quanto componente del consiglio dei ministri

quotidianamente una serie di atti politici venga chiamato a rispondere del merito di quelle

scelte politiche di fronte all’organo che è direttamente e immediatamente rappresentativo del

corpo elettorale che è il Parlamento quindi la cosa importante è che la responsabilità politica è

una responsabilità permanente e principale di cui rispondono i componenti del governo, poi c’è

una responsabilità giuridica che si distingue come normalmente si distingue in penale, civile e

amministrativa come qualunque soggetto dell’amministrazione il ministro risponde in sede

penale, civile e amministrativa con un eccezione significativa che distingue da qualunque altro

i

soggetto della pubblica amministrazione che riguarda la responsabilità penale, perché per

reati commessi nell’esercizio delle funzioni, quindi qualcosa che è connessa alla carica di

ministro perché è una prerogativa dell’organo, è richiesta una autorizzazione del Parlamento

per procedere, e quindi sono i cosiddetti reati ministeriali, perché tra politica e responsabilità

penale a volte vi può essere una zona grigia e quindi spetta ad una decisione politica perché

l’autorizzazione a procedere nei confronti dei reati ministeriali, data dal Parlamento e quindi

data sulla base di un voto dell’organo politico, di appunto la copertura o meno di quello operato

da parte del Parlamento per altro prevede la legge che non possono essere oggetto di mancata

autorizzazione a procedere dei fatti che costituiscono illecito penale che sono volti a sovvertire

l’ordinamento costituzionale quindi il Parlamento non potrebbe votare contro l’autorizzazione

a procedere nei confronti di un governo che adotti atti eversivi, il discrimina tra atti commessi

nell’esercizio delle funzioni di atti che non lo sono è piuttosto sottile e delicata. Il modello del

ministro che alla doppia faccia organo politico in quanto componente del consiglio dei ministri

e organo amministrativo non vale per tutti i ministri ma solo per alcuni ministri hanno

distinguono tra

solamente la veste politica e non la veste amministrativa e quindi ministri si

ministri con e senza portafoglio, la differenza è che il ministro senza portafoglio non ha una sua

amministrazione ma gestisce un’amministrazione che incardinata presso la presidenza del

consiglio dei ministri e quindi politicamente conta come gli altri ma il suo peso è

significativamente più basso rispetto all’amministrazione perché appunto non ha una

amministrazione di riferimento. Consiglio dei ministri presidente del consiglio dei ministri e i

ministri sono gli organi necessari del governo sono previsti dalla costituzione e ci devono essere

per forza il nostro ordinamento conosce tuttavia una serie rilevante di organi eventuali cioè che

possono esserci o che possono non esserci e che sono previsti non dalla costituzione stessa ma

dalla legge e in particolare la legge specifica 400 del 1988 gli organi eventuali del governo sono:

il vicepresidente del consiglio dei ministri nominato dai ministri e tre ministri che può svolgere

una funzione di supplenza del presidente del consiglio dei ministri stesso è un organo che vuole

dare un rilievo politico, il consiglio di gabinetto si dice prima del consiglio dei ministri facciamo

una riunione informale con alcuni ministri che sono più importanti di altri, i sottosegretari di

Stato sono dei soggetti che coadiuvano i ministri svolgono le funzioni da questi loro delegate

non fanno parte del consiglio dei ministri e se nominati possono vedersi delegate delle funzioni

da parte dei ministri di riferimento, il vice ministri sono dei sottosegretari di Stato a cui vengono

di una struttura dipartimentale questo

conferite deleghe relative ad integrare la competenza

perché i ministeri sono articolati normalmente in dipartimenti quindi in aree amministrative di

competenza può partecipare se invitato al consiglio dei ministri ma senza diritto di voto, e poi

tutta una serie di comitati che possono essere comitati di ministri e comitati interministeriali, i

primi sono organi interni al governo che svolgono una funzione preparatoria del consiglio dei

ministri i secondi invece sono organi collegiali composti da ministri e anche da altri soggetti che

possono svolgere attività esterna ad esempio il comitato interministeriale per la

programmazione economica. La costituzione oltre al governo prevede altresì una serie di organi

ausiliari cioè che aiutano il funzionamento del governo vi sono alcuni più importanti e altri meno

importanti: il consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL), ritenuto un organo di poca

utilità, disciplinato all’art. 99 della Costituzione, nell’assemblea costituente uno dei dibattiti più

importanti è stato quello del relativo al bicameralismo in particolare al Senato ci si è accordati

sull’esistenza di una seconda camera paritaria rispetto alla prima perché è prevalsa l’idea di una

reciproca garanzia delle forze politiche e consentiva un maggiore bilanciamento tra i poteri non

solo ma la discussione riguarda anche il fatto se questa camera deve essere un doppione o

meno cioè i soggetti che ne fanno parte devono essere gli stessi o diversi e se devono essere

diversi come devono essere individuati, la soluzione individuata vede poche differenze tra le

due camere, un’ipotesi alternativa di cui si discusse molto in assemblea costituente fu quella

non di istituire una seconda camera cioè un senato rappresentativo delle autonomie territoriali

ma di istituire una seconda camera rappresentativa delle diverse istanze forze e soggetti

economico‐sociali e da qui nasce l’idea di avere una camera dell’economia e del lavoro in cui si

è componenti non in quanto cittadino ma in ragione della mia collocazione economico‐sociale,

questa idea non ebbe successo e come contentino a coloro i quali volevano questo tipo di

seconda camera si fa un organo consultivo il CNEL che sostanzialmente è dotato di iniziativa

legislativa cioè può proporre progetti di legge e svolge funzione consultiva in materia per

l’appunto di economia e del lavoro, si compone di un numero significativo di membri che è stato

asciugato negli ultimi anni, nominati dalle forze sociali, sono esperti della cultura economica

sociale e giuridica, rappresentanti delle categorie produttive sindacati, datori di lavoro e così

dicendo, il consiglio di Stato art. 100 della Costituzione, è un organo ausiliario e giurisdizionale

per costituzione svolge due funzioni consulenza giuridico amministrativa e tutela della giustizia

nasce come organo di consulenza del governo cioè proprio

nell’amministrazione, quest’organo

questa idea del consiglio di Stato è un organo tecnico che consiglia il Governo e gli propone

anche dal punto di vista tecnico la migliore promulgazione dei testi normativi, la Corte dei Conti

anche quest’organo di cui sempre all’art. 100 della Costituzione è un organo per un verso

ausiliario e per un altro verso un organo giurisdizionale svolge funzioni di controllo e di

consulenze giurisdizionali quanto alle funzioni di controllo esercita il controllo preventivo di

legittimità sugli atti del Governo e poi una serie di controlli sui conti.

Lezione 22 – 13/11/2014

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Il Presidente della Repubblica si differenzia dal Parlamento e dal Governo, perché non è organo

di indirizzo politico di maggioranza, mentre Parlamento e il Governo adottano una serie di

decisioni che sono orientate proprio alle scelte politiche che sono maggioritarie in un certo

tempo storico, invece il presidente della Repubblica è il primo degli organi di garanzia ma questo

lo distingue da altri organi di garanzia come gli organi che vengono al potere giudiziario e svolge

una funzione attiva. Sfugge a qualsiasi rapporto fiduciario con il Parlamento stesso, quindi è

estraneo al circuito della maggioranza politica e allo stesso tempo è il responsabile. Le funzioni

già a proposito della forma di governo inglese

del Presidente della Repubblica, affermate

britannica dell'ottocento, è quella di essere consultato incoraggiare e mettere in guardia queste

quello che fa la regina d'Inghilterra il presidente della Repubblica italiano e così via quindi

vedete come un ruolo non di indirizzo politico, essere consultato incoraggiare mettere in

guardia è una formula usata da un costituzionalista inglese della metà dell'ottocento che si

chiama Bagehot, 1867. A partire dalla disposizione costituzionale che apre la disciplina riferita

al presidente della Repubblica che l'articolo 87 comma 1 della costituzione "il Presidente della

Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale" questa diciamo una formula

sintetica che esprime la funzione generale del presidente della Repubblica del nostro

ordinamento presidente della Repubblica è il capo dello Stato ci si riferisce in questo caso al

ruolo radicale del presidente della Repubblica rispetta che cosa rispetto allo Stato persona cioè

il primo diciamo dei soggetti che appartengono all'apparato pubblico questo vuol dire capo

dello Stato in questo caso lo stato lo sapete essere oggetto è una di quelle nozioni che oggetto

di sdoppiamento cioè noi siamo lo Stato però lo stato qualcosa anche di diverso da noi a

seconda di come la interpretiamo capo dello Stato in questo caso appunto all'espressione

riferita allo stato apparato cioè a quell'insieme di persone istituzioni istituti che ci danno. La

dimensione dell'apparato pubblico diversa invece la seconda formula rappresentante dell'unità

nazionale e qui diciamo importante tanto l'aggettivo quanto il sostantivo perché perché

l'aggettivo nazionale non ci riporta differenza dalla formula capo dello Stato all'apparato

pubblico al contrario la gestione razionale ci richiama l'insieme dei consociati cittadini ovvero

quei soggetti legati da un legame politico che per l'appunto costituiscono collettivamente il

popolo o nazione e quindi vedete che questo secondo caso il presidente della Repubblica il

legame lo costituisce rispetto all'insieme dei consociati e rispetta l'insieme dei consociati e

rispetto cioè alla nazione espressa nel aggettivo il presidente della Repubblica è portatore di

istanza di unità cioè colui quale allo stesso tempo è al vertice della piramide pubblica capo dello

Stato e allo stesso tempo è colui il quale tiene insieme la nazione rappresenta per l'appunto

l'unità nazionale e quindi il presidente della Repubblica nelle sue funzioni oscilla continuamente

tra questi due ruoli e oscilla continuamente a seconda di che cosa a seconda della personalità

di chi in un certo momento storico svolge questo ufficio a seconda del ruolo degli altri soggetti

politici che possono lasciargli più o meno spazio a seconda quindi della forza del Parlamento del

governo è così via capo dello Stato qual è la tipica funzione del capo dello Stato? Rispetto al

procedimento di cui ci parla la costituzione sulla formazione del governo in quel caso opera

un atto formalizzato e perché abbiamo un atto che è

come capo dello Stato perché abbiamo

servente rispetto alle istituzioni di un altro organo cioè l'organo di governo quando è che invece

secondo voi abbiamo un presidente della Repubblica che opera in quanto rappresentante

dell'unità nazionale? Il famoso discorso che viene fatto dell'ultimo dell'anno a reti unificate in

cui il presente della Repubblica cosa fa parla al paese parla alla nazione e quindi vedete come

in questo caso di un'immediatezza del rapporto cioè quello è uno dei casi in cui innanzitutto ci

concrete

troviamo di fronte a un atto che non ha umanizzato e questo ha delle conseguenze

perché per esempio ieri abbiamo parlato dell'atto di nomina e ritorniamo sul punto uno del

presidente del consiglio dei ministri e abbiamo anticipato che l'atto di nomina del presidente

del consiglio dei ministri come tutti gli atti formali del presidente della Repubblica deve essere

controfirmata perché a un atto formale invece il discorso che venne fatto l'ultimo dell'anno dal

presidente della Repubblica non è un atto formalizzato quindi sostanzialmente il presente

Repubblica dice quello che pensa di chi auguro che vuole e allo stesso tempo appunto si rivolge

del decreto di nomina del

non ha un altro apparato dello Stato come nel caso della firma

presidente del consiglio dei ministri ma dialoga invece direttamente con la nazione che è una

appunto delle funzioni tipiche dei capi di Stato funzioni tipiche ma anche funzioni che vengono

tenute a bada dalla costituzione cioè la nostra costituzione rifugge da ogni forma di

plebiscitarismo che cos'è il plebiscitarismo è proprio rapporto di immediatezza del processo di

decisione politica che c'è tra il corpo politico il popolo la nazione e il suo vertice

nell'ordinamento italiano la forma di governo parlamentare appunto il processo di decisione

politica non passa diciamo attraverso il rapporto corpo politico presente Repubblica ma passa

invece attraverso il rapporto tra corpo politico e Parlamento il Parlamento per definizione è il

luogo della mediazione politica e non invece delle mediazione politica e non invece delle

mediazione politica intesa come assenza di mediazione quella può esserci invece da parte di un

capo dello Stato e questa assenza di I mediazione quindi il fatto che non vi sia un legame diretto

tra corpo politico e capo dello Stato se non in casi eccezionali come quello del discorso di fine

anno che è dunque un rapporto univoco cioè dal presente la Repubblica verso la nazione lo

vediamo a partire dal procedimento di elezione del presidente della Repubblica perché nel

nostro ordinamento del presidente della Repubblica non è eletto a suffragio universale diretto

se fosse eletto a suffragio universale diretto quel rapporto non sarebbe univoco ma sarebbe

biunivoco cioè se fosse eletto a suffragio universale diretto il presidente della Repubblica vede

una diretta legittimazione popolare e invece nel nostro ordinamento non si è assolutamente

voluto istituire questo rapporto diretto che c'è invece ad esempio nelle forme di governo

presidenziale uno degli elementi distintivi lo abbiamo detto la forma di governo parlamentare

e forma di governo presidenziale è quella che nella seconda a differenza che nella prima il

presidente viene eletto in maniera formalmente o sostanzialmente diretta e quindi rappresenta

la nazione in un senso molto più intenso di quanto non rappresenti la nazione nostro presidente

appunto non ha una sua legittimazione propria non è che dice mi ha voluto

della Repubblica che

il popolo classica frase che risponde alla visione plebiscitaria della democrazia no mi ha voluto

il Parlamento casomai il quale a sua volta è eletto dal popolo vede nella deviazione dal presente

la Repubblica e il popolo c'è di mezzo il Parlamento perché il Parlamento in seduta comune a

cui si aggiungono i delegati regionali tre delegati per ogni regione salvo il caso della Valle d'Aosta

che ne esprime uno solo che costituisce il collegio elettorale che elegge il presidente della

elettorale elegge il presidente della Repubblica con un

Repubblica non solo ma questo collegio

quorum cioè una soglia richiesta dell'elezione che nei primi tre scrutini della maggioranza dei

2/3 e poi scende alla maggioranza assoluta perché questo perché si chiede la maggioranza dei

due terzi e poi comunque la maggioranza assoluta prova per attribuire al presidente della

Repubblica un ruolo super maggioritaria non ha la maggioranza elettorale del momento

presente in Parlamento che oltre ad esprimere un governo legittimamente si vota anche a casa

l'espressione del presente Repubblica perché appunto serve o la maggioranza dei due terzi o

dal terzo scalino poi comunque la maggioranza assoluta la quale essendoci delegati regionali

può essere diversa dalla maggioranza politica presente nelle camere non solo ma poi il voto

come sempre tranne il caso della fiducia al governo quando si vota sulle persone è un voto

segreto quindi secondo voi il voto segreto facilita diciamo il compito della maggioranza che

volesse bloccare voti sul suo candidato o lo rende più complesso? Lo rende più complesso

perché nel segreto dell'urna ciascun deputato ciascun senatore ciascun delegato regionale vota

secondo coscienza o secondo il proprio orientamento politico anche in contrasto con le

indicazioni del proprio gruppo e quindi tutte le elezioni del presidente della Repubblica nella

sera d'Italia hanno visto diciamo molti candidati a presidenti che entravano da candidati e

uscivano candidati nel senso che poi non venivano eletti, se avete seguito la vicenda del 2013

sapete ad esempio che Romano Prodi che pure aveva sulla carta un numero di deputati e

senatori e delegati più che sufficienti per far scattare la maggioranza assoluta in realtà non ha

ottenuto questo risultato e se dovute passare appunto alla relazione del presidente della

Repubblica precedente quindi vedete che questo meccanismo che richiede tempo tanti scrutini

2/3 dei primi tre, è molto difficile che ci siano due terzi vuol dire un consenso larghissimo per

le forze politiche e poi la maggioranza assoluta e poi un dialogo fitto e continuo tra le forze

politiche distanzia il candidato che sarà presidente della Repubblica dalla contingenza politica

quotidiana. Altro elemento che allontana il presidente della Repubblica dalla politica

quotidiana, il presidente della Repubblica viene eletto per 7 anni, è un tempo lungo di un tempo

volutamente sfalsato rispetto alla durata naturale delle camere, quanto dura normalmente le

camere? 5 anni, proprio per far sì che a meno di casi eccezionali come è stato eccezionale il

2013 in cui le camere appena insediate si sono trovate come primo loro atto a dover eleggere

il presidente della Repubblica non vi sia necessariamente coincidenza tra la maggioranza

c'è al momento e il colore politico del presente Repubblica, c'è la volontà primo di

politica che

differire il termine rispetto a quelle delle camere secondo di renderlo lungo perché la lunghezza

del termine è garanzia di indipendenza cioè un presidente che dura sette anni da un presidente

che non ha diciamo la preoccupazione della sua rielezione anche perché prima del 2013 non

era mai successo che un presidente sarebbe stato rieletto e quindi ha maggiore distacco anche

per questo motivo dalla politica quotidiana, se voi avete invece il caso di degli Stati Uniti

politico anzi è forse il principale organo

d'America dove il presidente è invece organo di indirizzo

di indirizzo politico al contrario dura in carica solo quattro anni e quindi a un certo momento

tutto il primo mandato e soprattutto verso la fine del primo mandato non dico che entra in

campagna elettorale però si pone subito il problema della sua rielezione le è normale che il

presidente degli Stati Uniti d'America si è ricandidato e all'aspirazione di essere eletto c'è sono

pochi i casi in cui il presidente non è stato rieletto, pensate a Bush è senior. Ancora l'articolo 59

Repubblica attraverso

comma prima della costruzione garantisce uno scivolo al presidente della

la nomina a senatore a vita e anche in questo caso senatore a vita senatore è soggetto che è

parte di un organo per definizione politico come il Senato della Repubblica ma il fatto che sia a

vita anche in questo caso non dovrebbe distanziare dalla politica quotidiana tant'è vero che

normalmente con l'eccezione di Cossiga il presidente della Repubblica senatore a vita non

hanno mai svolto una funzione politicamente rilevante nella fase della loro vita post

presidenziale. L'elemento che più la allontana da quella dimensione è senza dubbio la disciplina

e la responsabilità, perché dice l'articolo 89 della costituzione che il presidente della Repubblica

è il responsabile se non nei casi gravissimi di cui all'articolo 90 che sono alto tradimento e

attentato alla costituzione cos'è l'alto tradimento e cos'è l'attentato alla costituzione?

Innanzitutto sono due fattispecie non utilizzate non si sa bene cosa siano perché innanzitutto

da nessuna parte chiaramente è scritto quali si al contenuto di questi comportamenti e quale

sia anche la sanzione che consegue e questa è un'eccezione significativa noi abbiamo sempre

studiato le eccezioni per gli organi costituzionali come eccezioni di favore pensate a tutto quello

che riguarda le immunità, un parlamentare non può essere senza autorizzazione della camera

ascoltato in intercettazione è una disciplina derogatoria rispetto a quella di tutti i soggetti

dell'ordinamento per i quali è sufficiente l'autorizzazione del magistrato ed è un'eccezione di

favore, a volte ci sono casi di cessioni di sfavore cioè mentre l'articolo 25 della costituzione dice

che le fattispecie di reato devono essere predeterminate cioè io devo sapere chiaramente in

quanto soggetto alla legge penale cosa è reato e cosa no e deve essere predeterminata la pena

io devo sapere cosa è reato e cosa no e cosa rischio nel caso in cui commetta furto rapine così

dicendo invece questa la disciplina che la costituzione ha volutamente lasciato aperta perché è

una responsabilità penale ma colorata da una forte influenza politica, che cos'è l'alto

forma di collusione con Stati esteri cioè c'è

tradimento? L'alto tradimento è sostanzialmente la

l'idea propria del tradimento nei rapporti internazionali e invece per attentato alla costituzione

si intende normalmente la commissione di un fatto svolto a sovvertire l'ordinamento

costituzionale quindi un fatto deversivo, e l'effetto di un presidente della Repubblica

condannato per alto tradimento e attentato alla costituzione oltre alla decadenza dalla carica

rischia la pena più alta prevista dall'ordinamento giuridico, la pena più alta prevista oggi

dall'ordinamento giuridico è l'ergastolo. Il presidente della Repubblica immesso in stato di

accusa cioè si avvia il procedimento per accusarlo da parte del Parlamento in seduta comune

quindi il Parlamento in seduta comune che nel mettere in stato d'accusa il presidente della

Repubblica gl dà ha anche un giudizio politico così come abbiamo visto parlando del governo

che nel caso in cui vi siano reati dei membri del governo commessi nell'esercizio delle funzioni

una autorizzazione a procedere cioè il Parlamento può dare

anche in quel caso vi debba essere

una copertura politica a quel fatto, mentre per i cosiddetti dalla fatti ministeriali la camera si

frappone all'esercizio dell'azione penale in questo caso invece il Parlamento attiva il

procedimento e quindi da un giudizio politico, non solo ma il giudice del presidente della

Repubblica me senza d'accusa è la corte costituzionale quindi mentre se un determinato

soggetto per esempio un alto ufficiale dell'esercito vende dei segreti militari ad uno Stato estero

alto tradimento vada avanti al giudice militare sia un soggetto attento alla costituzione perché

compie atti eversivi dell'ordinamento ma davanti alla corte d'assise troverò davanti al giudice

ordinario il presidente della Repubblica ma davanti invece alla corte costituzionale quindi

questo caso un giudice speciale, la corte costituzione composta da 15 giudici di cui cinque sono

nominati dal presente la Repubblica cinque eletti da magistrati e cinque eletti dal Parlamento

in seduta comune, vedremo come in questo caso ed in questo solo caso a questi 15 giudici se

ne aggiungono altri 16 che sono sorteggiati da un elenco di 45 membri predisposto dal

Parlamento in seduta comune, perché questo visto che cinque sono nominati dal presidente

terzo dei giudici costituzionali nominati dal presidente

della Repubblica si è voluto diminuire il

della Repubblica non su quindi ci ma su 31 componenti e questo meccanismo di quell'articolo

90 della costituzione prima nel 1989 si applicava anche per i famosi reati ministeriali e in questo

caso a differenza di quello del presidente della Repubblica è veramente successo nella storia

repubblicana che due ministri fossero finiti davanti alla corte costituzionale perché

nell'esercizio delle loro funzioni cioè in qualità di ministri, ministri della difesa particolare, due

ministri si presumeva che avessero intascato delle tangenti in presenza di commesse militari

cioè bisognava comprare degli aereoplani, il ministro degli esteri deve decidere che aeroplani

comprare, in occasione si ipotizzò diciamo che ci fosse un giro di corruzione e i due ministri

finirono effettivamente alla fine degli anni 70 davanti alla corte costituzionale e il secondo dei

due fu anche condannato poi visto che questa vicenda aveva bloccato per 3 anni la corte

funzioni e

costituzionale la quali quindi si era trovata impossibilitata a svolgere le altre sue

questo aveva provocato un ingolfamento del lavoro della corte costituzionale stessa si era

deciso di togliere alla corte costituzionale la competenza sui ministri pensate soltanto cosa

sarebbe successo con le vicende di mani pulite se fosse rimasta davanti alla corte costituzionale

quella competenza. Allora torniamo un pochino a questo tema della responsabilità perché la

responsabilità esistente nel nostro ordinamento limitato ai casi di alto tradimento e attentato

alla costituzione e sono due fattispecie di responsabilità penale sono come vi ho detto due casi

limite due casi estremi due casi con destabilizzanti per l'ordinamento e quindi fuori dalla

regolarità costituzionale, la regolarità costituzionale invece vede l'esistenza di una

irresponsabilità del presidente della Repubblica che diventa responsabile soltanto quando

frantuma quando rompe lo schema delle regole costituzionali per cambiare ordinamento o per

mettersi d'accordo con uno Stato estero che per esempio invade l'Italia. Come si concretizza

concretizza attraverso l'istituto che è un istituto

invece questo principio di irresponsabilità si

fondamentale della nostra forma di governo della controfirma ministeriale disciplinata per

l'appunto all'articolo 89 della costituzione controfirma ministeriale "nessun atto del Presidente

della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la

responsabilità" quindi vedete che la controfirma è correlata da la più forte sanzione che

conosce il nostro ordinamento giuridico che è quella della invalidità cioè se noi abbiamo un atto

un decreto che ha firmato solo dal presidente della Repubblica è invalido è inidoneo a produrre

effetti giuridici perché contiene un vizio questo vuol dire invalidità, invalidità vuol dire

inidoneità a produrre effetti giuridici perché viziato quindi è una sanzione molto grave, perché

è importante che sia controfirmato dal ministro perché il presidente della Repubblica

irresponsabile e invece il ministro è responsabile risponde immediatamente in termini politici

davanti al Parlamento del presidente della Repubblica porta un atto politicamente insensato o

addirittura un atto in violazione di diritti di principi di regole si poi interverrà la magistratura

per valere le altre responsabilità nei confronti del ministro ma il giorno dopo il ministro viene

mozione

presto portato a davanti al Parlamento e se la cosa grave il Parlamento vota anche una

di sfiducia quindi vedete come fa valere subito quella responsabilità politica, quindi gli atti del

presidente della Repubblica hanno sempre una doppia firma quella sua è quello del ministro

che si assume la responsabilità, dice la costituzione ministro proponente quasi a farci pensare

che il presidente della Repubblica firma e il ministro controfirma ma se il ministro proponente

va in contraddizione con questa visione delle cose nel senso che se si propone lo firmerà prima

in realtà diciamo questa idea del ministro proponente cioè che la proposta e quindi il contenuto

dell'atto sia di provenienza ministeriale c'è soltanto in qualche caso e quindi quella formula

Ministro proponente si scrive proponente ma si deve leggere competente, siamo diciamo in

uno dei casi in cui tra la realtà costituzionale e la lettera della costituzione vi è una maggiore

di fronte ad una vera e propria

distanza, qualcuno ad esempio Rossano sostiene che siamo

modificazione tacita della costituzione cioè una modifica del testo costituzionale che avvenuta

per via di prassi perché adesso quando studieremo i singoli atti del presidente della Repubblica

vedremo che in alcuni casi il ministro è proponente in altri casi non è per niente proponente ma

è proponente casomai il presidente della Repubblica quindi la cosa importante della

controfirma ministeriale e delle responsabilità del presidente della Repubblica al di là del fatto

che vi sia uno che è proponente e l'altro invece che non è proponente e che comunque sul l'atto

vi sono due firme, e quindi tutti gli atti del presidente della

del presidente della Repubblica

Repubblica hanno due firme e questo pone una serie di problemi identificativi a seconda che la

volontà sia del presidente della Repubblica o del ministro che se ne assume la responsabilità e

quindi si individuano normalmente tre categorie di atti del presidente della Repubblica: prima

categoria gli atti formalmente e sostanzialmente presidenziali seconda categoria di atti

formalmente presidenziali e sostanzialmente governativi terza categoria di atti duali e

duumvirali o misti cos'hanno in comune queste tre categorie di atti queste tre grandi famiglie

che ci aiutano a classificare tutti gli atti del presidente della Repubblica hanno in comune

appunto che sono atti del presidente della Repubblica e che sono tutti controfirmati e quindi

hanno in comune il fatto di aver il calce non una ma due firme, per questo dal punto di vista

formale sono tutti atti del presidente della Repubblica c'è normalmente sono duali tutti gli atti

che andremo a vedere hanno la stessa veste si chiamano tutti decreti del presidente della

Repubblica (D.P.R.) e hanno tutti due firme ma nelle tre tipologie di atti è diverso l'apporto che

il presidente della Repubblica da un lato e il ministro dall'altro conferiscono ai singoli atti,

facciamo un esempio diciamo prima corte costituzionale composta da 15 giudici cinque sono

nominati dal presidente della Repubblica lo avevamo visto qualche settimana fa scadevano due

giudici costituzionali il presidente della Repubblica ha proceduto alla nomina di due nuovi

giudici costituzionali i professori Zanon e De Petris ha proceduto alla nomina con un decreto del

presidente della Repubblica il quale ci dice l'articolo 89 della costituzione doveva destare

effettivamente controfirmato dal presidente del consiglio dei ministri perché essendo un atto

diciamo particolarmente importante è stato controfirmato da lui, ma c'è chi ha deciso di

nominare questi giudici il presidente della Repubblica quel presidente del consiglio dei ministri?

Il presidente della Repubblica è lui che ha deciso di nominare Tizio piuttosto che Caio e perché

ha deciso lui non ha deciso il presidente del consiglio dei ministri prima domanda e allora cosa

serve la controfirma ministeriale del presidente del Consiglio dei Ministri visto che non ha

deciso lui se nominare Tizio piuttosto che Caio la risposta corretta era appunto li nomina cioè

decide che debbano essere giudici della corte costituzionale Tizio e Caio il presidente della

Repubblica perché la funzione che svolge la corte costituzionale è una funzione di garanzia e

quindi questo fa si che si è presidente della Repubblica che non è organo di indirizzo politico e

che invece è organo di indirizzo politico in quanto

non il presidente del consiglio dei ministri

appartenente al governo a decidere che devono essere giudici costituzionali Tizio e Caio quindi

vedete la funzione che ci dice che quella certa competenza del presidente della Repubblica

rientra nella tipologia di atti uno e non nella tipologia degli atti due o tre, non solo ma tutto

questo non sta scritto da nessuna parte ce lo dice la prassi cioè tutti i cinque giudici

costituzionali nominati dal presidente della Repubblica sono stati scelti da lui e allora il

di

presidente del consiglio dei ministri che ci sta a fare perché controfirma? Che margine

manovra ha? Può dire la sua? Quando può eventualmente rifiutarsi di controfirmare un decreto

della nomina del giudice costituzionale vedete abbiamo un po' lo stesso problema a ruoli inversi

di quello che avevamo rispetto alla nomina dei ministri l'articolo 94 della costituzione ci dice

che i ministri sono nominati dal presidente della Repubblica su proposta del presidente del

consiglio dei ministri, in questo caso la controfirma ministeriale serve a svolgere un ruolo di

garanzia quindi il presidente del consiglio dei ministri controfirmante in un atto formalmente e

garanzia

sostanzialmente presidenziali che è tale perché la funzione dell'atto è una funzione di

e non è una funzione politica il giudice costituzionale svolgerà la funzione di garanzia e non una

funzione politica svolge evidentemente un ruolo di controllo il presidente del consiglio dei

ministri controlla il presidente della Repubblica nella nomina del giudice costituzionale e

quand'è che quindi potrebbe ad esempio dire io mi rifiuto di nominare questo giudice? Non lo

può fare perché ritiene che il giudice sia di un colore politico diverso dal suo perché qui usciremo

dalla funzione di controllo e entreremo invece una funzione politica quindi non può dire no lo

controfirmò perché questo mi sta antipatico sappiamo per diventare giudici così penali

occorrono alcuni requisiti soggettivi bisogna essere professori ordinari di una materia giuridica

oppure avvocato che svolge l'ufficio da una certa anzianità oppure magistrato delle

magistrature superiori se il presidente della Repubblica vuole nominare giudice costituzionale

un cugino farmacista non lo può fare perché non lo può fare il presidente del consiglio dei

ministri e guarda che questa nomina che tu mi proponi viola la costituzione e quindi io non lo

controfirmò, e ancora la nomina dei senatori a vita anche qui a cosa servono i senatori a vita,

servono i senatori a vita per inserire all'interno del Senato una serie di figure eminenti che

hanno illustrato l'Italia all'estero eccetera e che quindi apportano all'istituto del Senato un certo

grado di competenza e di prestigio oppure servono per fare in modo che una certa maggioranza

che magari non è tale per 1 2 volti diventa maggioranza politica al Senato come, come era ai

tempi del regime statutario se rispondete nel primo senso metterete la nomina dei senatori a

vita nella prima delle categoria se devono essere al di sopra delle parti allora si deciderà di

nominare Tizio piuttosto che Caio il presidente della Repubblica naturalmente e anche in questo

caso come nel caso dei giudici costituzionali la controfirma del presidente del consiglio dei

ministri servirà soltanto come funzione di controllo se invece ritenete che i senatori a vita

sostenere la maggioranza politica

debbano essere soggetti che vengono nominati proprio per

cosa che non è si risponderà nel senso opposto sarà il presidente del consiglio dei ministri a

salire al quirinale con una lista, quindi tutti gli atti con cui il presidente della Repubblica svolge

una funzione di garanzia attiva rientrano nella prima tipologia atti formalmente e

sostanzialmente presidenziali vuol dire che sostanzialmente il contenuto di quell’atto è

determinato dal presidente della Repubblica e che la controfirma serve come funzione di

controllo opposti sono invece gli atti della seconda tipologia che sono atti formalmente

presidenziali e sostanzialmente governativi, esempio c’è un terremoto l’ordinamento prevede

che il Governo possa adottare in caso straordinario di necessità e di urgenza dei decreti legge

che sono degli atti aventi forza primaria, hanno forza e valori di legge per risolvere

immediatamente una situazione di emergenza senza dover convocare il Parlamento poiché ci

Ministri e decide subito di

vorrebbe troppo tempo, mentre in due ore si riunisce il Consiglio dei

mandare la protezione civile, stanziare i fondi, e via discorrendo, non è il Governo da solo che

emana il decreto legge essendo un decreto è emanato normalmente dal Presidente della

Repubblica quindi è un atto presidenziale, anche in questo c’è questa dualità di soggetti il

Presidente della Repubblica e il Governo, il Governo decide cosa mettere nel decreto legge

tanto è vero che prima del decreto legge ci deve essere una riunione del Consiglio dei Ministri

e quindi la sostanza è una scelta politica il contenuto di quell’atto è politico e quindi lo assume

il Governo, e allora in che cosa consiste la forma presidenziale di questo atto? Perché la

Costituzione ha previsto comunque che il Governo non possa da solo decretare un decreto

legge? Perché in questo caso il Presidente della Repubblica svolge una funzione di garanzia, il

decreto legge può essere uno strumento per saltare il Parlamento e fare entrare subito in vigore

una certa disciplina di rango primario e mettere il Parlamento davanti al fatto compiuto e quindi

i casi straordinari di necessità e di urgenza invocati dal Governo potrebbero essere

assolutamente pretestuosi oppure altro esempio il Governo potrebbe voler adottare un decreto

legge illegale esempio 5 anni fa si è posto un caso all’attenzione dell’opinione pubblica e della

magistratura un caso drammatico relativo a una persona che era da molti anni in stato di coma

vegetativo, e i famigliari avevano chiesto che fosse interrotta l’alimentazione forzata

sostenendo che quella scelta fosse in linea con la volontà di questa persona, c’è tutto un

procedimento giudiziario di accertamento di questo fatto e si arriva davanti alla Corte di

Cassazione che dice finalmente si è possibile e anzi doveroso nel caso sospendere

l’alimentazione forzata, quindi abbiamo l’approvazione di un giudice e non soltanto di un

giudice di prime cure ma la pronuncia di un giudice che è stata confermata attraverso tre gradi

di giudizio e che è divenuta appunto giudicato non più impugnabile proprio perché su di essa

ha giudicato anche la Cassazione, il Governo di allora non è d’accordo ritiene invece che

l’alimentazione forzata di una persona in stato vegetativo non debba essere mai interrotta e

ricorso ad un altro

allora cosa dice le vie del ricorso giudiziarie sono finite non possiamo fare

giudice la Cassazione si è pronunciata e qualcuno dice facciamo un decreto legge in cui si scrive

esattamente la regola opposta a quella che la Corte di Cassazione ha affermato, c’è un caso

straordinario di necessita e di urgenza perché se non lo facciamo adesso verrà data esecuzione

a quella sentenza e quindi verrà interrotta l’alimentazione a questa persona, il Presidente della

Repubblica si rifiuta di firmarlo perché dice questo decreto legge è incostituzionale perché va

ad incidere su una materia su cui si è pronunciata l’autorità giudiziaria e quindi è un decreto

giudicato, il legislatore e a maggior ragione il Governo non può ribaltare

legge in violazione di

rispetto ad un caso singolo quello che ha deciso l’autorità giudiziaria e quindi in questo caso il

Presidente della Repubblica ha rifiutato di emanare quel decreto legge svolgendo per l’appunto

una funzione di controllo e quindi opera diversamente il bilanciamento tra questi due organi

ma il tratto comune del primo e del secondo gruppo è che uno decide e l’altro controlla anche

se a ruoli invertiti, quindi gli atti di garanzia sono gli atti di contenuto politico (decreti legge,

che decide se nominare un

decreti legislativi), nomina degli alti funzionari dello Stato, chi è

prefetto o un ambasciatore? Formalmente i prefetti e gli ambasciatori vengono nominati con

D.P.R., ma chi è che decide chi debba essere? Lo decide il Governo, quindi anche in quel caso

saremo nella categoria due atti formalmente presidenziali (art. 87) ma sostanzialmente è

governativa, poi abbiamo una terza categoria di atti, atti duali o duumvirali (due uomini) la

caratteristica di questi atti è che per l’adozione di questi atti che sono atti limitati o eccezionali

ci deve essere la concorrente volontà quanto al contenuto di entrambi i soggetti, esempio la

nomina del presidente del consiglio dei ministri, il presidente del consiglio dei ministri da chi

viene nominato? Dal presidente della Repubblica e quindi nasce dall’idea dal progetto di un

soggetto che possa portare a compimento il procedimento di formazione al governo e quindi

che possa formare un governo il quale possa sua volta avere la maggioranza in Parlamento con

il voto di fiducia quindi il presidente della Repubblica vuole nominare un soggetto ma anche il

presidente del consiglio dei ministri deve essere consenziente altrimenti non avrebbe accettato

l’incarico oppure avrebbe sciolto negativamente la riserva se ad esempio vede che a differenza

di quello che pensa il presidente della Repubblica non ci siano i margini politici per andare a

buon fine quindi rischia di schiantarsi contro un muro perché poi le forze politiche non

l’appoggiano e quindi si farà un’altra consultazione e il presidente della Repubblica individuerà

un altro soggetto laddove invece il decreto di nomina degli altri ministri rientra nella categoria

due, chi è che decide chi deve essere ministro? lo decide il presidente del consiglio dei ministri

con margini di ambiguità, oppure gli atti eccezionali ad esempio la contro arma per limitare i

poteri del Parlamento che non riesce ad esprimere un indirizzo politico è quello dello

scioglimento anticipato quindi prima dei cinque anni si dice tutti a casa, chi è che decide lo

scioglimento anticipato? Decide il presidente della Repubblica sentiti i presidenti delle camere

gli atti del presidente della Repubblica è

e lo decide con un atto che anch’esso come tutti

controfirmato, perché abbiamo detto che tutti gli atti del presidente della Repubblica per

essere validi devono essere controfirmati se il presidente della Repubblica presenta ai

presidenti delle camere un decreto di scioglimento anticipato con solo la sua firma i presidenti

delle camere non gli aprono neanche la porta, e chi è che decide lo scioglimento anticipato? Per

il ruolo centrale che la costituzione assegna al Parlamento lo scioglimento anticipato è un caso

limite ed è un caso eccezionale cioè si può disporre lo scioglimento anticipato solo laddove

quindi il presidente della Repubblica

risulti impossibile formare una maggioranza di governo

deve prima provare a formare una maggioranza di governo con le consultazioni con l’eventuale

incarico e così via poi laddove non ci riesca a quel punto si procede allo scioglimento anticipato

e quindi è un atto in cui nessuno dei soggetti da soli nei presidente della Repubblica nel

presidente del consiglio possono decidere di disporre lo scioglimento quindi la riconduzione

dell’atto alla terza categoria sta proprio nel suo carattere eccezionale, tutto questo però non

sta scritto da nessuna parte la Costituzione dice all’art. 89 “nessun atto del Presidente della

Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la

responsabilità” laddove invece abbiamo visto che i ministri possono anche non essere

proponenti anzi la proposta viene dal Presidente della Repubblica, e però proprio perché quello

che succede al quirinale quando arriva il presidente del consiglio dei ministri con un decreto da

firmare oppure quando arriva un presidente del consiglio dei ministri a cui viene sottoposto un

decreto da firmare non sta scritto da nessuna parte quello che succede quindi espressione di

una dialettica istituzionale tra i due organi questa dialettica appunto può cambiare nel tempo

non sono delle regole scritte che sono molto poche in questa materia perché tutto questo è

espressione della razionalizzazione della forma di governo, che è il fatto che una serie di regole

relazionali cioè dei rapporti tra organi di vertice dell’ordinamento in questo caso tra governo il

presidente della Repubblica vengono scritte dalla costituzione quindi vengono sottratte alla

disponibilità dei soggetti politici e degli attori istituzionali del momento qualcosa scritto e

qualcosa non è scritto perché il costituente non ha voluto irrigidire troppo i rapporti tra questi

soggetti e quindi è scritta l’irresponsabilità della controfirma ma non è scritto quali atti

concretamente svolge un organo piuttosto che un altro e tutto quello che non è scritto viene

lasciato in buona parte alla politica per cui vi ha detto la nomina di un ministro è decisa su

proposta del presidente del consiglio dei ministri ma se il presidente della Repubblica molto

forte può dire pensaci meglio e il presidente della Repubblica che dice pensaci meglio è molto

vicino al presidente della Repubblica che dice no io questo non nomino ma c’è un caso ancora

più eclatante che riguarda una tipologia di potere specifico un atto del presidente della

Repubblica che riguarda il potere di grazia, il potere di grazia è una funzione con cui con un atto

del presidente della Repubblica è possibile commutare una pena perché ci possono essere

di grazia pone qualunque atto del

diversi motivi, motivi politici motivi umanitari, il potere

presidente della Repubblica deve essere incasellato in queste tre famiglie di atti e deve essere

incasellato a seconda della sua funzione è tradizionalmente vista del potere di grazia di poter

eccezionale cioè la regola è quella che quando si viene condannati si sconta la pena l’eccezione

è che si venga graziati alla luce di questa riflessione potere di grazia veniva fatto orientare

tradizionalmente nella prima categoria cioè per disporre la grazia di un soggetto ci doveva

essere la volontà concorrente del presidente della Repubblica e del ministro della giustizia,

hanno rapito Aldo Moro questo ha provocato uno

esempio nel 1978 le brigate rosse

scombussolamento politico fortissimo e un dibattito che c’è stato tra le forze politiche del paese

sull’atteggiamento da avere nei confronti delle brigate rosse le quale non certo momento

hanno proposto un accordo con lo Stato liberazione di Moro in cambio della grazia nei confronti

di alcuni brigatisti condannati il presidente della Repubblica allora Giovanni Leone era

favorevole alla grazia il governo invece era contrario e la storia d’Italia sarebbe stata diversa se

fosse prevalsa in quel contesto la cosiddetta linea della trattativa ma si ritiene che in quel

contesto una concordanza c’è un consenso dei due organi all’attribuzione del potere di grazia

per cui in quella circostanza il governo è contrario e non se ne fa niente, la grazia viene

ricondotta tra gli atti duali perché in questo caso l’assegnazione della grazia avrebbe significato

una scelta fortemente politica non una scelta di garanzia, nei primi anni del 2000 lo scontro si

ripropone a proposito di uno dei soggetti condannati per l’omicidio Calabresi caso Bompressi

anche in questo caso c’è questo soggetto che è stato condannato per omicidio sempre relegato

agli anni di piombo un processo per cui ha passato molto tempo che aveva lasciato alcuni profili

non chiariti e così via il presidente della Repubblica Ciampi vuole esercitare il potere di grazia il

ministro della giustizia Castelli si oppone e il presidente della Repubblica per la prima volta nella

storia della Repubblica stessa solleva un conflitto di attribuzione alla corte costituzionale cioè

va davanti alla corte costituzionale dice il ministro della giustizia non può opporre un diniego al

mio decreto di grazia nei confronti di questo soggetto e contro ogni aspettativa la corte

costituzionale dà ragione al presidente della Repubblica e dice che il potere di grazia non è un

atto su cui devono essere d’accordo e convenire a concorrere i ministri e il presidente della

Repubblica ma è un atto formalmente e sostanzialmente presidenziale perché la funzione del

potere di grazia non è una funzione politica ma è una funzione umanitaria e quindi il ministro

della giustizia non può opporsi alla controfirma ma al contrario deve procedere in questo senso,

da ultimo alla regola della controfirma ministeriale vi sono delle eccezioni nonostante quello

che dice l’articolo 89 della costituzione le eccezioni sono tre tipologie di atti: gli atti

personalissimi, ad esempio le dimissioni, gli atti non formalizzati, ad esempio il presidente della

Repubblica quando viene eletto in Parlamento fa un discorso davanti alle camere così come fa

un discorso alla fine dell’anno a tutti gli italiani a reti unificate, gli atti del presidente della

consiglio superiore

Repubblica in qualità di presidente di altri organi, ad esempio presiede il

della magistratura, presiede il consiglio supremo di difesa e quando esercita queste funzioni

l’atto non è controfirmato. Lezione 23 – 17/11/2014

LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Oggi dobbiamo affrontare l’articolazione con cui concretamente e quotidianamente lavora

il governo: la pubblica amministrazione, la pubblica amministrazione si sviluppa nell’Europa

continentale secondo un modello che è allo stesso tempo gerarchico e accentrato anzi se

antonomasia quale secondo cui il

vogliamo dire secondo il modello che è gerarchico per

modello che più gerarchico non si può immaginare di articolazione del pubblico potere?

Addirittura il modello gerarchico per definizione è quello militare che non è soltanto una

cosa che rimane sullo sfondo ad esempio tutto il periodo statutario vede periodicamente la

inquadramento dell’ordinamento militare di tutta una serie di

militarizzazione, che vuol dire

soggetti pubblici classico tipo i ferrovieri i ferrovieri scioperavano venivano militarizzati e

quindi sottoposte a regole dell’ordinamento militare e solo per questo fatto non potevano

più scioperare quindi vedete come realtà la distinzione tra ordinamento civile e ordinamento

recente ed è anche molto meno distante di quello che si

militare è una distinzione piuttosto

pensa quindi ordinamento gerarchico accentrato la costituzione invece ha in mente un altro

modello o un modello al contrario che è plurale e policentrico che vuol dire plurale e che

d’imputazione di interessi ma ci sono

vuol dire policentrico non c’è più soltanto un luogo

tanti interessi non solo questi interessi si riconosce che possono essere potenzialmente non

vigenti per esempio può succedere che ci sia un sindaco che sia di un colore politico diverso

rispetto a quello del governo non certo momento e quindi persegue interessi diversi da

del governo e quindi si pone il problema continuamente di trovare dei luoghi in

quelli

composizione di questo interesse, pensate a un livello più alto una regione una regione di

un certo orientamento politico rispetto all’ordinamento politico dello Stato vedremo in

cioè quello che è un

questo caso che addirittura entra in gioco la corte costituzionale

conflitto politico a tutti gli effetti rispetto a una certa legge dello Stato una certa legge

regionale viene giuridicizzato e viene risolto dalla corte stessa quali sono gli elementi di

questa pluralità e di questo concentrismo che sono caratteristici del nostro ordinamento

luogo un principio fondamentale che è fissato all’articolo

costituzionale, abbiamo in primo

cinque della costituzione “la Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le

autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento

amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze

vedete che autonomia che ha una parola che

dell’autonomia e del decentramento” quindi

viene dal greco vuol dire che si dalla propria legge quindi diciamo che detta regole per se

stesso e decentramento sono due principi fondamentali della nostra costituzione quindi ci

da qui policentrismo e

fanno capire che non c’è più solo un centro ma ci sono molti centri

non più soltanto una legge ma legge in senso atecnico ciò luogo che dalle regole ad altri

luoghi ma vi sono molte regole non solo ancora c’è l’articolo 114 della costituzione primo

comma “la Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane,

e dallo Stato” e secondo comma “i Comuni, le Province, le Città metropolitane

dalle Regioni

e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati

dalla Costituzione” quindi un’altra volta si dice che dai comuni fino alle regioni sono enti

autonomi non solo ma si dice anche che sono tutti parimenti costitutivi della Repubblica non

c’è alcun rapporto gerarchico tra lo Stato e il Comune o tra lo Stato e la Regione o tra la

e il Comune e così dicendo ma ciascuno ha una propria sfera di autonomia che vuol

Regione

dire che c’è una regola superiore in questo caso la costituzione che attribuisce una certa

competenza e quella competenza e garantita nei confronti di quel livello territoriale di

cioè fatta propria dal livello solo territorialmente

potere e non può essere sussunta

superiore non giuridicamente superiore, ancora articolo 118 della costituzione “le funzioni

amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano

conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di

questo caso addirittura

sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza” quindi vedete che in

rispetto alle funzioni amministrative, le funzioni amministrative ci richiama proprio dal

punto di vista oggettivo la pubblica amministrazione, i protagonisti delle funzioni

amministrative non è lo Stato sono i comuni quindi per definizione 8000 e più enti locali e

di sussidiarietà, differenziazione e

poi soltanto nei casi illuminati dagli stessi principi

adeguatezza quella certa funziona amministrativa sale alle province alle città metropolitane

e alle regioni per arrivare allo stato quindi vedete c’è una fortissima esaltazione del carattere

plurale e policentrico della nostra amministrazione. Ma al di là diciamo di questa

comuni a tutta l’azione

impostazione la costituzione afferma una serie di principi

amministrativa cioè una serie di principi applicabili a tutte le pubbliche amministrazioni al di

là del livello territoriale di potere coinvolto quali sono questi principi? Primo: principio di

legalità, l’articolo 97 comma uno della costituzione “i pubblici uffici sono organizzati secondo

che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità

disposizioni di legge, in modo

dell’amministrazione” dietro un pubblico ufficio c’è sempre una legge che ne ha stabilito

l’istituzione e almeno, quanto ai principi, l’organizzazione del funzionamento, la pubblica

amministrazione quindi non può esistere da sola non è che si auto istituisce ma in questo

fondamento eteronomo cioè ha bisogno di un soggetto diverso che è il legislatore

caso ha un

sia esso statale o regionale questo poco rileva che lo istituisca quindi quando pensate

all’amministrazione dovete subito pensare che dietro c’è la legge per forza ci deve essere

97 comma prima della

una legge, secondo: principio di buon andamento, sempre articolo

costituzione che tradizionalmente viene declinato in economicità, efficienza ed efficacia, che

differenza c’è tra efficienza ed efficacia? L’efficienza attiene ai mezzi l’efficacia attiene ai fini,

quindi ci può essere un’azione amministrativa efficiente ed efficace, terzo principio:

97 comma

principio di imparzialità, che è un altro principio sempre stabilito dall’articolo

primo della costituzione che è molto importante che dovrebbe richiamare alla mente un

altro principio il principio di uguaglianza, il principio di imparzialità è la traduzione per

quanto riguarda l’azione di amministrativa del principio di eguaglianza e allo stesso tempo

97 comma primo

del perseguimento dell’interesse pubblico, quindi come vedete l’articolo

della costituzione condensa e comprende al tempo stesso questi tre principi fondamentali a

cui un’altra revisione costituzionale stavolta la legge costituzionale numero uno del 2012

aggiunge un altro principio a premessa l’articolo 97 il seguente enunciato “le pubbliche

amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio

dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico” equilibrio dei bilanci sostenibilità del debito

pubblico e pensate che è stato ritenuto dal legislatore costituzionale del 2012 talmente

tanto importante inserire questi due principi che l’hanno messo addirittura prima dei vecchi

legalità del buon andamento ed imparzialità, ancora un altro principio che è

principi di

l’inclinazione del principio di imparzialità e di buon andamento come si accede pubblici uffici

secondo la costituzione? Tramite concorso principio del pubblico concorso di cui all’articolo

declinazioni

97 comma quattro, perché il principio del pubblico concorso una delle possibili

operative del principio di buon andamento e del principio di imparzialità? E perché il

principio di pubblico concorso concretizza il principio di uguaglianza che nella pubblica

amministrazione si chiama imparzialità? Il principio di imparzialità ci dice che tutti possono

criteri oggettivi e quindi non

in ipotesi accedere al pubblico impiego e quindi sulla base di

per il fatto di avere un certo orientamento politico di venire da una certa zona geografica di

avere un certo sesso di professare una certa fede religiosa di essere iscritti a un determinato

pubblico concorso

partito politico a una certa organizzazione sindacale così via appunto c’è il

e quindi è una garanzia di imparzialità se invece i pubblici agenti fossero reclutati secondo

uno di tutti questi strumenti l’amministrazione non sarebbe più imparziale, non solo ma

perché il pubblico concorso è anche concretizzazione del principio del buon andamento?

i migliori quelli

Perché attraverso il principio del pubblico concorso l’amministrazione recluta

che ragionevolmente saranno più in grado di portare avanti l’economicità, ancora dice l’art.

54 comma 2 della Costituzione che le funzioni pubbliche devono essere adempiute con

disciplina e onore, anche questa è una concretizzazione dell’idea che il pubblico agente sia

un interesse di parte persegue l’interesse

al servizio esclusivo della nazione, non persegue

generale e se tutto questo non avviene l’art. 28 della Costituzione vi è il principio di

responsabilità per cui i pubblici agenti possono essere e devono essere chiamati a rispondere

del loro operato quando questo sia un caso di illecito penale civile o amministrativo, quindi

dall’insieme di tutti questi principi emerge un amministrazione che è molto diversa da quella

in cui i caratteri fondanti erano gerarchia e centramento e quindi gerarchia e centramento

facevano di quell’amministrazione un amministrazione introflessa autoreferenziale che

guardavo molto al proprio interno e guardava poco all’esterno invece dall’insieme di questi

emerge il fatto che non è più la persona ad essere al servizio dello Stato ma è lo

principi

Stato ad essere al servizio della persona e dunque dall’insieme di questi principi emerge

un’amministrazione aperta che ci mette la faccia in qualche modo. Tutta l’amministrazione

tutta l’amministrazione oggi in ragione del carattere

dello Stato che una volta era pressoché

plurale e policentrico dell’amministrazione stessa è soltanto una parte perché accanto ad

essa ci sono delle amministrazioni regionali provinciali e comunali, ed è articolata in grandi

rami che si chiamano per l’appunto ministeri e ad ogni ministero è preposto un ministro il

quindi ha un doppio volto perché il ministro è allo stesso tempo vertice

quale

dell’amministrazione in quanto sta a capo di un ministero e organo politico perché

componente del Governo, tuttavia il rapporto tra ministro e amministrazione non è più di

separazione tra politica e

tipo gerarchico come un tempo ma invece segue la regola della

amministrazione che è una regola diversa da quella gerarchica, quindi al ministro spetta

l’esercizio della funzione di indirizzo politico cioè concretamente la determinazione degli

obiettivi e la verifica dei risultati invece all’amministrazione spetta l’adozione degli atti e dei

provvedimenti quindi spetta l’amministrazione in senso stretto, quindi il ministro cioè il

politico deve poter indirizzare e poi anche valutare quello che viene fatto ma non ha

vertice

un potere diretto di gestione dell’amministrazione che spetta invece all’amministrazione

stessa in particolare a quei soggetti apicali nell’amministrazione che sono i dirigenti, con

vertice politico perché i

tutta una serie di problemi dei rapporti tra questi dirigenti e il

dirigenti in quanto pubblica amministrazione rispondono anch’essi a questi principi e quindi

devono essere dei soggetti lontani dalla politica lontani in qualche modo dal ministro ma

allo stesso tempo il ministro deve potersi avvalere dell’amministrazione per il

responsabile

perseguimento degli obiettivi politici anche perché il ministro è politicamente

dell’amministrazione altrimenti diventa un corpo separato dello Stato e questo sarebbe

molto pericoloso, basti pensare ad un’amministrazione completamente autoreferenziale

che non risponde più al Parlamento e quindi che non risponde più all’unico organo

direttamente e immediatamente rappresentativo del corpo elettorale, quindi c’è questa

politica, che può essere una cosa

continua tensione tra vicinanza dell’amministrazione alla

positiva nel momento in cui questo vuol dire controllo indirizzo verifica ma che può essere

una cosa negativa nel momento in cui invece diventa compenetrazione dell’uno come

dell’altro per cui l’amministrazione viene sviata dal perseguimento di quell’interesse

alla luce degli

pubblico, l’interesse pubblico viene perseguito anche e soprattutto

orientamenti politici del momento, quindi questo è il meccanismo generale che regola

l’amministrazione centrale dello Stato, con tutta una serie di rilevanti eccezioni, ad esempio

l’eccezione più rilevante di tutte è quella per cui soprattutto a partire dagli anni 90 del 900

quel processo di allontanamento dello Stato dall’intervento

e quindi in contemporanea con

dell’economia si assiste all’istituzione di cosiddette autorità amministrative indipendenti

formula che segue una contradizione interna perché da una parte sono autorità

amministrative e quindi rette da questi principi costituzionali, dall’altra però hanno

la

quest’altro aggettivo indipendente che non torna non si ritrova tra questi principi

magistratura per la quale c’è tutta un’altra storia, queste autorità amministrative

indipendenti sono organi amministrativi che agiscono in settori ad alta intensità tecnica e

che in questi settori devono anche accompagnarsi ad una certa lontananza dalla politica

all’inizio degli anni

quindi tecnica e lontananza dalla politica ad esempio ad un certo punto

90 irrompe sulla scena della disciplina pubblica dell’economia la concorrenza e

un’amministrazione è quella che fa valere la concorrenza, il legislatore si inventa per

l’occasione un organo che si chiama autorità garante della concorrenza e del mercato,

poco tutelato che è quello alla

sempre in quegli anni si scopre un diritto che prima era

privacy cioè il rispetto della vita privata e ci si inventa un meccanismo anche in questo caso

amministrativo ad hoc che interviene separatamente tecnicamente, perché si ritiene che la

disciplina sia tecnica, e lontano dalla politica per tutelare questo utilizzo quindi

è molto sfaccettata e molto plurale anche all’interno

l’amministrazione in realtà

dell’amministrazione statale con un diverso grado di interferenza tra politica e

amministrazione tradizionale quella dei ministeri anche se si è voluto separare la funzione

politica del vertice dalla funzione amministrativa e che invece è molto minore rispetto alle

autorità amministrative indipendenti, oggi c’è l’idea che una serie di pezzi

molto rilevanti debbano essere tenuti lontano da quelli ma ne

dell’amministrazione anche

abbiamo un esempio lampante a livello di unione europea qual è l’istituzione amministrativa

più indipendente di tutte a livello di unione europea? La banca centrale europea, che ha un

che si sia voluto togliere

obiettivo da perseguire la stabilità dei prezzi, anche qui l’idea è

all’autorità politica condizionare da esigenze politiche una funzione la cui scelta viene

assunta a monte, la scelta della stabilità dei prezzi è essa stessa una scelta politica e occorre

un’amministrazione che lo faccia valere e quindi che sia sganciata dalla politica. Come opera

svolge attraverso l’adozione di atti e provvedimenti

l’attività dell’amministrazione, si

amministrativi, un atto e un provvedimento amministrativo nasce attraverso una sequenza

di altri atti e l’insieme di questi atti finalizzati all’adozione di un provvedimento finale è detto

procedimento amministrativo è quella sequenza di atti preordinata all’adozione del

un provvedimento amministrativo, quali

provvedimento finale ogni procedimento porta ad

sono quindi le fasi di questo provvedimento amministrativo? La prima fase è la fase

dell’iniziativa che vuol dire che qualcosa deve cominciare quindi nasce o l’istanza del

soggetto privato che ha un interesse ad ottenere il provvedimento amministrativo oppure

amministrazione ad esempio in

d’ufficio l’ufficio quando l’iniziativa spetta la stessa pubblica

molti casi si fa una domanda se volete ottenere la patente di guida dovete superare un

esame e la pubblica amministrazione d’esempio verifica se avete superato l’esame quindi

c’è una prima fase che detta l’iniziativa poi una seconda fase che detta istruttoria è una fase

importante perché nella fase in cui l’amministrazione svolge un accertamento su tutte

molto

le situazione di fatto e di diritto su cui si deve basare il provvedimento amministrativo cioè

l’amministrazione studia approfondisce tutto quello che c’è da sapere per arrivare all’inizio

è quella con cui si ha

e alla fine di questo procedimento terza fase nella fase costitutiva

l’adozione del provvedimento amministrativo si chiama costitutiva perché attraverso

l’adozione del provvedimento si costituisce cioè si cambia realtà si fa qualcosa che prima

non c’era costitutivo vuol dire costruire giuridicamente una situazione che prima era diversa

una fase eventuale cioè ci può essere ci può non

da quella che sarà quarto elemento ed è

essere ed è la fase integrativa dell’efficacia è una fase ulteriore in virtù della quale affinché

il provvedimento produca alcuni effetti deve succedere qualcos’altro ad esempio a volte

perché il provvedimento produca e gli effetti deve essere comunicato al destinatario questo

obbligo di comunicazione al destinatario è una fase integrativa dell’efficacia c’è una fase

ulteriore senza la quale il procedimento non produce i suoi effetti, in Italia è stata approvata

una legge sul procedimento amministrativo nella legge 241 del 1990 legge generale sul

l’amministrazione

procedimento amministrativo che stabilisce le regole fondamentali che

deve seguire per adottare un certo provvedimento, innanzitutto questa legge pone una serie

di principi ulteriori che sono più o meno direttamente desumibili dall’articolo 97 della

costituzione ad esempio pone principi di trasparenza e pubblicità, quindi la regola prodotta

da questo testo normativo, tranne che non ci siano elementi di riservatezza, è che tutto

debba essere reso pubblico perché se viene reso pubblico e quindi qualcuno può vedere

forse la pubblica amministrazione lavora meglio forse diciamo più attenta nell’operare il

principi

procedimento amministrativo e quindi appunto trasparenze e pubblicità sono due

fondamentali che però non seguono tutta l’azione amministrativa al contrario ci sono invece

altri procedimenti e altre attività amministrative devono seguire l’opposta regola che è

quella del segreto ad esempio la disciplina del segreto di Stato è opportuno che tutta una

incidenza sulla sicurezza dello Stato per esempio

serie di informazioni per il loro carattere di

seguono una regola opposta a quella trasparenza della pubblicità che è quella del segreto e

quindi la pubblica amministrazione continuamente deve tener conto di opposte esigenze

nella comunicazione ad altri soggetti della propria azione, altre regole stabilite nella legge

aggravare il procedimento, ad esempio

sul procedimento amministrativo divieto di

all’esame chiedo che voi siate esaminati anche da altri docenti così avrò più pareri sulla

vostra preparazione ma questa cosa non è possibile poiché si ritiene normalmente che

un’unica commissione d’esame sia sufficiente per valutare la vostra preparazione e quindi

di esaminarvi si presenterebbe il classico aggravamento del

se chiedessi al altri colleghi

procedimento, obbligo di concludere il procedimento con un provvedimento espresso, ad

esempio io privato ho iniziato un provvedimento passano i mesi e nessuno mi risponde,

l’amministrazione ha l’obbligo di rispondere ad un certo punto deve prendere una decisione

non si può tenere nell’indecisione un provvedimento che sia iniziativa

in un senso o nell’altro

di parte o che sia iniziativa obbligatoria di ufficio cioè che l’amministrazione doveva per forza

avviare, ancora in assenza di una diversa previsione che comunque deve essere ragionevole

cose sono

i procedimenti amministrativi si devono concludere entro 30 giorni se poi le

complicate ovvero l’istruttoria deve essere lunga e approfondita il termine può essere anche

ulteriore ma la regola generale è quella di 30 giorni non solo ma la decorrenza per questo

termine può produrre una serie di effetti giuridici anche in assenza di un provvedimento

interessante proprio nella sua chiave giuridica del silenzio,

espresso ed abbiamo il fenomeno

il silenzio e l’assenza di adozione da parte dell’amministrazione di un provvedimento e i

silenzi possono produrre effetti giuridici nel momento in cui quell’atto doveva essere

prodotto essenza di esso non vi sono effetti abbiamo il silenzio‐inadempimento, i

e abbiamo il silenzio‐rigetto oppure tutto al contrario il silenzio

provvedimenti sono negativi

cioè l’assenza di interventi espressi da parte della pubblica amministrazione produce un

provvedimento sfavorevole al privato e avremo il silenzio‐assenso, ad esempio se qualcuno

c’era e fa

di voi prende una contravvenzione per divieto di sosta e ritiene che il cartello non

ricorso al giudice di pace ma il giudice di pace costa oppure c’è un’altra strada giuridica e fa

ricorso al prefetto e non costa niente passano 30 giorni al prefetto non risponde è un caso

è come se avesse detto

di silenzio rigetto non ha l’obbligo di rispondere e se non risponde

no, altro esempio io voglio ristrutturare l’appartamento e quindi presento tutti i documenti

con il progetto al municipio (SCIA) e dopo 30 giorni l’amministrazione può rispondermi

quindi posso anche iniziare i lavori subito ma se l’amministrazione dopo 30 giorni mi rigetta

come prima in ogni caso se l’amministrazione dopo 30 giorni

il progetto devo riportare tutto

non risponde è il caso del silenzio‐assenso, la cosa interessante al di là delle singole cose è

che il silenzio cioè un’assenza di pronuncia espressa da parte della pubblica amministrazione

produce effetti giuridici, il silenzio è un adempimento invece nel caso in cui la legge

per forza cioè dovesse concludere il

prevedeva che l’amministrazione doveva rispondere

procedimento con una pronuncia espressa e quindi normalmente è un caso di silenzio‐

rigetto cioè non produce e quindi illegittimamente l’amministrazione potrebbe non

rispondere ma in questo caso non si producono effetti giuridici ma io potrò andare davanti

silenzio c’è da dire al giudice qui l’amministrazione ha

al giudice per far valere quel

commesso un illecito perché mi dovrà rispondere e non l’ha fatto cioè c’è tutta una serie di

atti ai quali l’amministrazione deve rispondere senza i quali non ottengo il diritto, ancora

è una diretta conseguenza

altre cose che contiene questa legge la conferenza dei servizi che

del fatto plurale e policentrico dell’amministrazione ci si rende conto ad un certo momento

che le amministrazioni sono tante e quindi molte attività dell’amministrazione si risolvono

in un’istruttoria molto complessa perché adottare un certo provvedimento amministrativo

esempio per costruire

occorre avere l’opinione e la decisione di molte amministrazioni, ad

un tratto di metropolitana è molto complicato ed entrano in gioco molte amministrazioni

che fanno le valutazioni tecniche sulla fattibilità che vedono che su quel tragitto non ci siano

reperti archeologici che vedono che su quel tragitto non ci siano edifici di pregio e così via e

il procedimento diventa lunghissimo e invece l’idea è quella di mettere tutto insieme

quindi

cioè un’amministrazione, l’amministrazione procedente, invita tutti i responsabili di tutte le

amministrazioni coinvolte nel procedimento e quindi c’è uno sguardo di insieme di tutti i

diversi interessi pubblici visti dalle diverse amministrazioni, ancora l’autocertificazione che

certificazione e quindi l’autocertificazione sostituisce la certificazione o l’atto

alternativa alla

di notorietà e quindi con l’autocertificazione si consente all’interessato di auto dichiarare

tutta una serie di documenti, ovviamente l’autocertificazione presuppone che

l’amministrazione da soggetto che eroga i certificati e che dà autorizzazioni preventive passa

i controlli tanto è vero che la legge prevede

ad un’amministrazione che opera ex‐post che fa

che sull’autocertificazione debbano essere fatti almeno il 10% dei controlli a campione

perché il sistema funziona nel momento in cui le persone dichiarano il vero se come succede

per esempio rispetto all’isee universitario c’è un tasso di dichiarazioni non veritiere altissimo

va diciamo in corto circuito tutto il sistema perché questo impone all’amministrazione non

solo di fare controlli, ultimo istituto introdotto dalla legge 241/90 è il diritto di accesso che

è il diritto degli interessati cioè di tutti coloro che hanno interesse diretto concreto e attuale

copia di documenti amministrativi quindi qualunque atto o

di prendere visione e di estrarre

documento amministrativo rispetto al quale si abbia un interesse diretto concreto e attuale

si ha diritto ad accesso gratuitamente per vedere o secondo il costo del servizio per avere

copia. Lezione 24 – 18/11/2014

LE REGIONI E GLI ENTI LOCALI

Una delle caratteristiche peculiari della nostra forma di Stato è quella nella quale vi è

un’articolazione dei pubblici poteri che al plurale e policentrica, e questo in particolare

l’esistenza di regioni costituisce senz’altro una delle principali innovazioni della nostra

anche il principale profilo di innovazione costituzionale a cavallo tra la fine

costituzione e

degli anni 90 e i primi anni del nuovo secolo, perché costituisce il principale profilo di

innovazione? Perché l’ordinamento pre‐repubblicano quindi l’ordinamento statutario si era

i comuni e le province e oggi

basato su un sistema che non vedeva tra enti locali, che sono

si sono aggiunte le città metropolitane, e stato nessun livello di potere intermedio le ragioni

sono storiche perché il processo di unificazione italiana è un processo che segna il

superamento degli Stati preunitari alcuni dei quali avevano anche una base regionale e

scelta che viene fatta dalle classi dirigenti italiane degli anni 50 e 60 dell’ottocento

quindi la

è quella di accentrare il potere perché dare più potere in periferia avrebbe voluto dire

probabilmente mettere a rischio l’unità nazionale, non solo le uniche due eccezioni di rilievo

del potere sono da un lato il sistema di

che vengono fatte al processo di accentramento

banche di emissione dall’altro il sistema di corte di cassazione e quindi l’esistenza di più

giudici di legittimità ed entrambe le soluzioni appaiono poco felici perché per quanto

riguarda le corti di cassazione si deve superare questo sistema perché manca un giudice

unitario che dia un’interpretazione uniforme di diritto e per quanto riguarda le banche di

emissione fu uno scandalo la Banca Romana nei primi anni dell’ultimo decennio

dell’ottocento il sistema va in tilt perché appunto la Banca Romana emetteva moneta senza

centrale che poi sarà la Banca

essere autorizzata e quindi anche lì si istituisce una Banca

d’Italia che copre il monopolio dell’emissione, non solo ma nella seconda fase della storia

pre‐repubblicana quella che comincia nel 1922 con l’avvento di Mussolini come presidente

del consiglio dei ministri anche in quella circostanza le economie territoriali vengono

comportano l’assegnazione di una certa

fortemente limitate perché le autonomie territoriali

dose di potere in periferia e questo potere può essere esercitato con obiettivi politici diversi

dal centro e questo pone dei problemi di tenuta del regime e allora arrivando invece al 1946

1947 cioè gli anni dell’assemblea costituente si decide tutto il contrario di ripotenziare

queste autonomie territoriali, dando rilievo anche costituzionale questi enti locali, la nostra

costituzione parla in maniera molto intensa dei comuni delle province e inventandosi queste

regioni che prima non esistevano con tutta una discussione molto complessa su quali

loro

debbano essere per esempio i confini delle regioni su quali debbano essere le

competenze e quindi su quale sia il perimetro della loro entrata in funzione, le regioni si

distinguono in due grandi categorie una delle quali è una categoria omogenea e l’altra una

categoria eterogenea, le regioni ad autonomia ordinaria e le regioni ad autonomia

sono 15 e sono la categoria omogenea

differenziata, le regioni ad autonomia ordinaria

perché la costituzione detta una serie di regole di funzionamento e di competenze, le regioni

invece ad autonomia differenziata non costituiscono un contenitore propriamente detto

perché ciascuna delle 5 regioni ad autonomia differenziata è regolata da regole speciali

contenute in particolare in una legge costituzionale quindi mentre per esempio il Lazio e la

Toscana sostanzialmente fanno le stesse cose e in buona misura hanno le stesse regole di

Trentino Alto Adige la situazione è

organizzazione funzionamento invece tra la Sicilia e il

molto diversa hanno in comune soltanto il fatto di avere un’autonomia maggiore delle altre

15 regioni e di avere una disciplina contenuta in una legge costituzionale, ci sono 5 leggi

costituzionali ciascuno per le regioni ad autonomia differenziata che contengono le regole

e le competenze. Non solo le regioni sono degli enti nuovi dall’indomani

di funzionamento

dell’entrata in vigore della costituzione istituiti proprio perché dietro l’idea che una

maggiore diffusione del potere anche a livello territoriale sia un elemento positivo della

democrazia ma tanto veniva sentita quella funzione di contropotere che possono svolgere

territoriali se a livello territoriale è espresso un indirizzo politico diverso da quello

gli enti

centrale che per la loro attuazione cioè per l’attuazione delle 15 si devono aspettare il 1970

cioè l’entrata in vigore della costituzione 1948 la forza politica che era stata quella che

più aveva insistito sull’effetto positivo

maggiormente aveva sostenuto il regionalismo che

del pluralismo territoriale è anche la forza politica che vinte le elezioni del 18 aprile del 1948

cominciò a temere l’ipotesi che in alcune regioni possa non essere maggioranza e quindi

disegno politico diverso e quindi si arriva appunto ad un lentissimo percorso di attuazione

costituzione per questo profilo che arriva soltanto nel 1970, non solo ma negli anni 90

della

e poi nei primi anni del 2000 prima sui comuni e poi sulle regioni perché le province seguono

poi un’altra storia si sviluppa l’idea che a fronte diciamo di uno Stato che funziona poco

male che nel lontano dai bisogni dei cittadini invece comuni e regioni possono

funziona

essere degli elementi di potenziamento possono essere dei luoghi dove il potere viene

esercitato bene vicino alle esigenze dei cittadini in maniera efficace ed efficiente e così via e

del 2001 che segna

si arriva all’approvazione soprattutto della legge costituzionale numero 3

un potente tentativo di espandere e di estendere le competenze di legioni di enti locali cioè

lo stato regionale italiano che già era fissato nei suoi termini fondamentali nella costituzione

approvata nel 47 viene significativamente potenziato al punto che qualcuno si interroga se

diventata un vero Stato non più regionale ma federale la risposta della

l’Italia non sia

maggioranza della dottrina negativa lo Stato rimane uno stato regionale ma sicuramente

con un potenziamento dei profili delle autonomie.

Esistono molteplici declinazioni dell’autonomia, in primo luogo abbiamo l’autonomia

livelli territoriali di

politica, l’articolo 114 della costituzione che ci dice che esistono tanti

potere e che quei livelli hanno tutti la stessa dignità costituzionale cioè la costituzione ne

parla mettendoli l’uno in fila all’altro e peraltro li mette in fila dal più piccolo al più grande e

sfere di attribuzione può

non dal più grande al più piccolo e ciascuno di essi nelle proprie

adottare una serie di scelte fondamentali che sono per l’appunto scelte politiche, non solo

ma l’autonomia vale per tutti gli enti territoriali e investe anche la principale tipologia di atto

normativo la legge ed esiste un’autonomia legislativa, art. 117 della costituzione la legge che

come espressione della volontà generale e quindi uguale per

tradizionalmente viene intesa

tutti e quindi per definizione espressa soltanto al centro dal Parlamento, popolo‐sovranità

rappresentanza‐Parlamento legge questa la catena concettuale che dispiega il rapporto che

sussiste tra il popolo cioè tra il corpo politico e la legge si pluralizza, esiste naturalmente la

legge del Parlamento cioè la legge statale ma esiste anche la legge regionale quindi esiste

primario che è diversa a seconda del territorio di

una tipologia di auto fonte di rango

riferimento, ad esempio in Toscana ci sono certe regole di rango primario nel Lazio ce ne

sono altre in Abruzzo delle altre ancora, le regioni quindi godono di potestà legislativa. Non

autonomia ordinaria e

solo, delle regioni ad autonomia differenziata rispetto alle regioni di

delle regioni ad autonomia differenziata tra di loro c’è un certo statuto quello del Trentino

Alto Adige approvato dalla legge costituzionale prevede anche la legge di due province le

province autonome di Trento e Bolzano, quindi nel nostro ordinamento esiste anche la legge

due province. Se c’è autonomia legislativa a

provinciale ma esclusivamente per queste

maggior ragione c’è autonomia amministrativa art. 118 della costituzione, anche in questo

caso l’autonomia amministrativa riguarda tutti gli enti territoriali e segue i principi di

sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza. Ultimo tipo di autonomia è l’autonomia

caso spettante a tutti gli enti

finanziaria, art. 119 della costituzione, anche in questo

territoriali, l’autonomia finanziaria ci dice che ciascun livello territoriale di potere deve

vedersi attribuita una serie di risorse necessarie per lo svolgimento delle proprie funzioni e

quindi deve poter stabilire in quelle funzioni come spendere quelle risorse. Quali sono i

la costituzione del 47 e la costituzione del 2001? I

principali profili di innovazione tra

principali profili di innovazione riguardano l’autonomia legislativa, cioè la regione può fare

leggi sul più cose, e l’autonomia amministrativa, prima del 2001 quindi 1948‐2000 vigeva il

principio del parallelismo delle funzioni cioè dove le regioni avevano potestà legislativa in

quelle materie potevano esercitare le funzioni amministrative, in un caso eserciti la potestà

legislativa in quello stesso caso eserciti la funzione amministrativa, la legge costituzionale

del 2001 invece separa le due strade e detta regole diverse per l’allocazione della potestà

alle

legislativa e della potestà amministrativa, perché la potestà legislativa spetta soltanto

regioni ad indirizzo autonomo invece la potestà amministrativa spetta a tutti gli enti

territoriali e quindi anche a comuni province e città metropolitane, non solo quindi c’è una

diversità di spettanza soggettiva spettano a soggetti diversi ma anche le regole di allocazione

chi fa la legge e invece di fare l’amministrazione

di questi diversi ambiti di competenza cioè

seguono regole diverse perché chi fa la legge viene individuata in base al principio di

attribuzione delle competenze, cioè in buona sostanza la stessa costituzione inserisce

in

nell’art. 117 degli elenchi di materie che ci dicono in quale caso interviene lo stato e

qualche caso interviene la regione, invece la potestà amministrativa segue questi tre principi

di sussidiarietà differenziazione e adeguatezza, quindi tre principi completamente diversi

non si trova nessun elenco rispetto alla funzione amministrativa ma si trovano tre principi

preferibile che

molto importanti, cosa dicono questi tre principi: sussidiarietà, ci dice che è

intervenga sempre il livello di potere più basso più vicina al cittadino anche in questo caso è

una scelta politica si potrebbe sostenere agevolmente la soluzione opposta che livello di

potere migliore è quello più lontano dal cittadino perché per esempio non è subisce

invece si fonda sull’idea che piccolo è bello e in

condizionamento, il principio di sussidiarietà

particolare piccolo vuol dire che livello territoriale del potere indicato dalla costituzione

territorialmente cioè il comune, il Comune livello territoriale del potere protagonista delle

funzioni amministrative, le funzioni amministrative sono attribuite in prima battuta al livello

territoriale più basso quindi al Comune tuttavia se questo livello territoriale di potere non è

in grado di svolgere quella funzione amministrativa in quel caso interviene livello di potere

territorialmente superiore, il livello territoriale di potere più alto si sostituisce al livello

territoriale di potere più basso quando questo non è in grado di svolgere quella funzione,

differenziazione nel senso che la circostanza

non solo ma la sussidiarietà si accompagna alla

che un certo livello territoriale di potere non sia in grado di svolgere una certa funzione

amministrativa e quindi debba entrare in gioco il livello territoriale superiore deve valere

in grado di

volta per volta non è che si stabilisce in astratto che tutti i comuni non sono

occuparsi ad esempio della raccolta differenziata perché non hanno i mezzi i soldi le

competenze così via e quindi interviene la provincia, la differenziazione verifica anche

all’interno dello stesso livello territoriale di potere della capacità di svolgere una certa

devono essere

funziona amministrativa e poi adeguatezza le funzioni amministrative

affidate a livelli territoriali di potere che siano in grado di svolgerli in maniera efficace ed

efficiente, quindi questa funzione ascensionale del principio di sussidiarietà differenziazione

e adeguatezza si ferma a quel livello in cui quella funzione può essere meglio svolta, esempio

secondo la costituzione e secondo questi tre

prendiamo una strada e cerchiamo di capire

principi che si deve occupare della manutenzione di quella strada o della costruzione di

quella strada se la strada via del castro laurenziano l’art. 118 ci dice che la funzione spetta

è in grado di

al Comune e probabilmente rimane il Comune perché il Comune di Roma

ripavimentare tranquillamente via del castro laurenziano non richiedono sforzo economico

di competenze di mezzi e di personale particolarmente ampio, pensiamo ad una strada che

invece porta da Roma a Velletri qui la cosa cambia perché questa strada attraversa più

potere superiore abbiamo le strade

comuni e allora interviene il livello territoriale di

provinciali che sono le strade che connettono più comuni, e se poi questa strada connette

più province questa diventa una strada regionale e infine per esempio per costruire lo stretto

che funziona

di Messina se ne occupa lo stato perché entra in gioco il principio ci dice

amministrativa tipica dello Stato per l’esigenza di reperire finanziamenti per la competenza

del personale per la sua dimensione ultra regionale non può non essere svolta dallo stato,

l’art. 118 ci dice “le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per

metropolitane, Regioni e

assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città

Stato, sulla base dei principî di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza” quindi le

funzioni amministrative spettano ai comuni tutti senza eccezioni è la regola basilare perché

è il livello territoriale di potere più vicina al cittadino, perché c’è la scelta politica ed

che per esigenze quella funzione amministrativa sale di

ideologica che vicino è meglio, salvo

livello in virtù del carattere tecnico economico e gestionale in quella certa funziona

amministrativa e quindi questo tipo di sussidiarietà viene qualificata come sussidiarietà in

senso verticale cioè c’è l’idea che si possono mettere uno in fila all’altro tutti i livelli

potere dal Comune alla provincia città metropolitane regioni e stato e che si

territoriali di

possa attribuire una certa funzione partendo dal Comune salire fino ad arrivare anche allo

stato questa la regola fondamentale quindi è di allocazione delle funzioni amministrative tre

diversi livelli territoriali di potere del nostro ordinamento, l’art. 118 della costituzione

molto

all’ultimo comma prevede anche un’altra forma di sussidiarietà molto più ambigua e

meno perentoria che viene qualificata come sussidiarietà in senso orizzontale “Stato,

Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei

cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del

principio di sussidiarietà” la sussidiarietà in senso orizzontale vuole replicare quello che nella

sussidiarietà verticale esprime il rapporto tra i diversi livelli territoriali di potere nel rapporto

tra dimensione pubblica dimensione privata o per meglio dire pubblici poteri nel complesso

è soggetti privati cioè secondo il modello sussidiarietà orizzontale così come quella verticale

inferiore non è in grado

il livello territoriale di potere superiore può intervenire solo se quella

di svolgere adeguatamente quella funzione così secondo il modello delle sussidiarietà

orizzontale il livello di potere pubblico può entrare in gioco solo ed esclusivamente se i

privati singoli e associati non sono in grado di svolgere quella funzione, se l’articolo 118

il principio di sussidiarietà orizzontale

ultimo comma avesse costituzionalizzato

cambierebbe nettamente le possibilità di tutta una serie di disposizioni collocate nella prima

parte della costituzione quella che per l’appunto esprime rapporti tra pubblici potere e

soggetti privati e tuttavia per come formulata quella disposizione non vi è questo

privato perché la disposizione dice molto

ribaltamento dell’ordine dei rapporti tra pubblico e

più semplicemente che i diversi livelli territoriali di potere favoriscono l’autonoma esercizio

delle funzioni da parte di singoli soggetti o di soggetti associati e quindi ad esempio nella

materia dell’istruzione non vi ha fatto un atteggiamento sussidiario anzi per esempio

della costituzione che si occupa di scuola la Repubblica

l’articolo 33 secondo comma

istituisce scuole statali che è l’esatto opposto del sistema basato sulla sussidiarietà

orizzontale cioè le scuole private nel nostro ordinamento ci dice l’articolo 33 comma terzo

ci si possono aggiungere a quelle statali le scuole private sono eventuali le scuole statali sono

obbligate, il problema che si pone è quello del raccordo delle istituzioni e i segni di raccordo

tra questi livelli territoriali cioè dove che questi livelli si incontrano discutono e

possibilmente risolvono problemi comuni perché ciascuno di questi principi può essere più

nell’altro e ci sono dei casi in cui possono

o meno facilmente interpretato in un senso o

sussistere interessi diversi atteggiamenti diversi ad esempio la pubblica amministrazione

può risolvere questo problema facendo una conferenza di servizi prende tutte le pubbliche

amministrazioni che intervengono per discutere un procedimento li chiude in una stanza

poi si decide quindi l’esigenza di trovare dei luoghi di

ognuno parla dice come la pensa e

raccordo è molto importante tanto è vero che oggi si discute di trasformare il Senato in una

camera delle autonomie territoriali cioè un organo che non sia più come oggi al pari della

ma sia invece l’espressione della

camera dei deputati espressione del corpo elettorale

Repubblica intesa come diversa articolazione dei poteri, si dice per esempio ci devono stare

dei sindaci si dice per altro verso ci devono stare dei consiglieri regionali, perché finora questi

luoghi di confronto sono stati diciamo piuttosto deboli da un lato e tutti centrati sui vertici

dell’esecutivi cioè i soggetti che partecipavano a questi luoghi di raccordo non erano e non

sono i soggetti direttamente e immediatamente rappresentativi dei corpi elettorali cioè per

lo Stato cioè il presidente del consiglio dei ministri o il ministro degli affari regionali che è il

ci va il presidente della giunta regionale che è il

vertice dell’esecutivo statale per la regione

vertice dell’esecutivo regionale per le province e comuni ci vanno rispettivamente il

presidente della giunta provinciale e il sindaco tagliando fuori quindi gli organi

rappresentativi, queste conferenze sono la cosiddetta conferenza Stato regioni, la

e la conferenza unificata che sarebbe l’unione della

conferenza Stato città e autonomie locali

conferenza Stato regioni e della conferenza Stato città queste conferenze entrano in gioco

quando si tratta di intervenire su materie che non sono chiaramente riconducibili dallo stato

dalle regioni o dagli enti locali e quindi sono i luoghi politici. Le regole fondamentali relative

al funzionamento dell’autonomie locali, cominciamo dalla principale cioè dalla regione così

come esiste una forma di governo statale allo stesso modo esiste una forma di governo

regionale ovvero si tratta di capire quali siano i rapporti tra questi organi di indirizzo politico

politica e quindi l’esistenza di

di maggioranza perché una delle caratteristiche è autonomia

organi politici e quindi visto che questi organi politici una serie di rapporti, gli organi di

vertice della regione sono tre il presidente della giunta regionale, la giunta regionale e il

consiglio regionale questi tre soggetti si trovano all’articolo 121 della costituzione e sono gli

necessari della regione c’è ogni regione deve avere per forza questi tre organi, la

organi

forma di governo regionale esprime la relazione sussistente tra questi tre organi, la

costituzione del 1947 prevedeva per la regione una forma di governo non troppo diversa da

governo nella quale l’organo politicamente

quella prevista livello statale cioè una forma di

più importante era il consiglio regionale e prevedeva che il presidente della giunta regionale

veniva eletto dal consiglio regionale quindi dipendeva geneticamente del consiglio regionale

il corpo elettorale regionale eleggeva il consiglio regionale e da quest’organo scaturivano il

stessa, a partire dagli anni 90 del 900

presidente della giunta regionale e la giunta regionale

sulla scorta di un processo di trasformazione che coinvolge prevalentemente comuni e

all’interno del comune vede un forte potenziamento del ruolo dell’organo di vertice nel

comune il sindaco che viene visto come una figura istituzionalmente proiettiva e positiva

consenso e che risponde ai propri cittadini e così via si pensa di impostare

ovvero uno che ha

più o meno lo stesso modello a livello regionale e secondo qualcuno a livello statale è

abbastanza ricorrente nel dibattito pubblico l’idea che il presidente del consiglio dei ministri

statale fino a oggi non se n’è fatto niente

debba essere sindaco d’Italia per esempio a livello

perché tutta quella parte della costituzione che riguarda la forma di governo statale non è

stata modificata, nel 2006 si assiste al principale per quanto riguarda il procedimento

tentativo di modificare la carta costituzionale ma il corpo elettorale con un referendum

costituzionale boccia quel progetto e quindi il testo rimane quello che è invece al livello

regionale entrano in vigore due legge costituzionale uno è la legge costituzionale numero 1

del 1999 e l’altra è la legge costituzionale numero 3 del 2001 che cambiano completamente

di governo regionale cioè i rapporti intercorrenti tra

forma di governo cioè oggi la forma

questi due organi sono molto più simili a come funziona un comune rispetta come funziona

lo stato, perché cosa succede in virtù di queste due leggi innanzitutto la materia della forma

di governo diventa di competenza di ciascuna regione cioè ciascuna regione può stabilire

autonomamente la propria forma di governo ma la stessa costituzione modificata da queste

governo che poi tutte le regioni hanno

leggi in qualche modo suggerisce una certa forma di

seguito, come funziona questa forma di governo che è quella suggerita costituzione e

adottata da tutte le regioni, in primo luogo non è più soltanto il consiglio regionale ad essere

l’organo direttamente e immediatamente rappresentativo del corpo elettorale regionale ma

regionale al contrario elegge a suffragio universale diretto anche il

il corpo elettorale

presidente della giunta regionale quindi ciascun cittadino a livello regionale a differenza di

quello che succede al livello statale ma in analogia quello che succede a livello comunale

consiglio regionale

quando si vota viene chiamato ad esprimere un doppio voto uno per il

l’altro per il presidente della giunta regionale e questo cambia nettamente le cose rispetto

all’ipotesi in cui il presidente della giunta regionale si è letto in un secondo momento dal

consiglio regionale perché il presidente della giunta regionale ha un’investitura popolare

dall’organo consiglio ma è stato eletto dai cittadini e

diretta a una forza sua non dipende

quindi politicamente acquista un rilievo maggiore così come nel 1993 viene introdotta

l’elezione diretta dei sindaci, i sindaci prima del 1993 venivano eletti dai consigli comunali

sulla base di accordi tra i gruppi, quindi forte potenziamento della figura monocratica cioè

consiglio regionale è un organo collegiale ed essendo tanti le singole figure

mentre il

emergono meno e quindi se c’è una figura apicale peraltro eletto dal corpo elettorale a

questo rilievo politico fortissimo quindi primo elemento presidente della giunta regionale e

presidente della regione eletto a suffragio universale diretto, primo elemento di

differenziazione forte anzi fortissima tra la forma di governo regionale e la forma di governo

statale il presidente del consiglio dei ministri viene nominato dal presidente della Repubblica

sulla base di un complesso lungo procedimento che passa attraverso le consultazioni quindi

dai cittadini,

viene deciso dalla politica non viene deciso direttamente e immediatamente

quindi primo elemento di differenziazione elezione a suffragio universale diretto del vertice

dell’esecutivo che peraltro a livello regionale e anche il vertice dell’organo allo stesso tempo

il presidente della giunta regionale svolge alcune funzioni in qualità di presidente della

delle leggi regionali in qualità

giunta regionale ed altre funzioni ad esempio la promulgazione

di presidente della regione non solo ma sono fortemente diversi in molto più verticalizzare

di i rapporti tra presidente della giunta regionale e giunta regionale stessa perché nelle

regioni il presidente della giunta regionale nomina e revoca gli assessori quindi ciò rapporto

laddove invece i rapporti tra il presidente del consiglio dei

personale molto più intenso

ministri e i ministri è molto più immediato poiché i ministri sono nominati dal presidente

della Repubblica anche se sottoposti dal presidente del consiglio dei ministri ma comunque

non è possibile revocarli al massimo è possibile sfiduciarli individualmente, terzo elemento

significativo l’elemento fondamentale della forma di governo parlamentare che vige a livello

di Stato e che la rende una forma di governo parlamentare per l’appunto è l’esistenza di un

rapporto di fiducia cioè il governo è espressione del Parlamento dal punto di vista politico

deve avere un voto di investitura e il Parlamento può

cioè il governo per entrare in funzione

togliere in qualunque momento la fiducia e settori della fiducia e in qualunque momento il

governo a casa e si farà un nuovo governo è molto diverso invece il rapporto che sussiste tra

presidente della giunta regionale il consiglio regionale perché innanzitutto non vi è nessun

motivo piuttosto evidente perché entrambi gli organi hanno una

voto di investitura per un

diretta legittimazione popolare quindi non è che come livello statale ad un certo momento

alla fine del procedimento di formazione del governo e il presidente del consiglio dei ministri

ascoltare tutto quello

tutti i ministri si devono recare in Parlamento fare un loro discorso

che è l’ardire di imputati e i senatori e sottomettersi al voto di questo tutto questo non c’è

a livello regionale alcuni statuti prevedono che il presidente della giunta regionale debba

riferire al consiglio regionale i propri orientamenti politici ma molti casi non c’è nessun

non c’è questa interlocuzione che invece a livello statale è fondamentale

dibattito e quindi

quindi nessun voto di fiducia iniziale ma sussiste un rapporto di fiducia e realtà appunto non

vivono di vita propria come nella forma di governo presidenziale, l’elezione del presidente

non solo

della giunta regionale del consiglio regionale contestuale vengono eletti insieme

ma le leggi elettorali prevedono che il presidente della giunta regionale sia collegato ad una

serie di liste di candidati del consiglio regionale e prevedono in molti casi un premio di

maggioranza collegato all’elezione del presidente della giunta regionale sulla base di queste

rapporto di fiducia c’è ma è un rapporto di fiducia che

liste il cosiddetto listino quindi questo

è individuale nei confronti del presidente della giunta regionale e non della giunta, i

componenti della giunta sono nominati revocati dal presidente, ed è un rapporto di fiducia

dal corpo elettorale dentro in

che non si sostanza e non potrà iniziale ognuno viene eletto

funzioni e quindi quando emerge questo rapporto di fiducia cioè quando venne fuori che il

presidente della giunta regionale in qualche modo dipende dal consiglio regionale emerge

nella dimensione patologica del rapporto cioè quando si mettono a litigare può succedere

dal presidente della giunta regionale il consiglio

che politicamente vi sia un dissenso

regionale e la costituzione prevede che all’articolo 126 il consiglio regionale possa votare

una mozione di sfiducia quindi nonostante che anche il presidente della giunta regionale

abbia un’investitura popolare è possibile che il consiglio regionale lo mandi a casa, ma con

prevista dalla stessa costituzione di tutto rilievo che invece non c’è a livello

una conseguenza

statale e che viene compendiata con una formuletta latina che è la clausola simul stabunt

simul cadent che vuol dire che vengono entrambi insediati contestualmente a seguito di

mozione di sfiducia nei

elezioni contestuali ma il consiglio regionale che volesse votare una

confronti del presidente della giunta regionale costringe le dimissioni del presidente della

giunta regionale ma allo stesso tempo determina anche il proprio scioglimento laddove

invece a livello statale se una camera vota la sfiducia al governo è possibile che si vada alle

che sia dallo scioglimento di quella camera ma non è affatto una

elezioni anticipate e quindi

conseguenza necessaria al contrario il presidente della Repubblica prima di sciogliere le

camere deve provare a fare un nuovo governo, a differenza del livello statale dove soltanto

l’hanno due organi

il Parlamento ha la legittimità popolare a livello regionale la legittimità ce

del consiglio regionale e il presidente della giunta regionale entrambi sono eletti a suffragio

universale e quindi uno dei due organi non può a proprio piacimento cambiare, e questo

meccanismo rafforza il presidente della giunta regionale cioè questo meccanismo blinda in

qualche modo il presidente della giunta regionale, quindi mozione di sfiducia morte

impedimento permanente dimissioni sono tutti casi che determinano ugualmente la

cessazione del presidente della giunta regionale e lo scioglimento del consiglio regionale

consiglieri regionali prima di votare una mozione di sfiducia che di per

cioè in altre parole i

sé una cosa pesante perché comunque votano una mozione di sfiducia ad un soggetto che

fino al momento prima era politicamente omogeneo rispetto a loro che per di più a una

di più comporta il fatto che anche l’organo di

legittimazione popolare diretta e che poi per

cui fa parte venga sciolto e quindi questo meccanismo irrigidisce la forma di governo e ne

irrobustisce il presidente della giunta regionale rendendolo molto più forte di tutti gli altri

le regioni

organi. La regione oltre allo Stato godono anche di autonomia legislativa quindi

sono particolarmente importanti perché fanno la legge regionale e quindi questo rende le

regioni istituzionalmente più importanti degli enti locali comuni province e città

metropolitane, i Comuni sono un ente territoriale.

Lezione 25 – 20/11/2014

LA MAGISTRATURA

Uno dei poteri fondamentali dello stato è la magistratura, la magistratura richiama subito la

funzione giurisdizionale, la funzione giurisdizionale consiste cioè il suo elemento

caratterizzante è quello di pervenire ad una decisione definitiva nel corso di un

di decidere su un

procedimento, quindi l’elemento fondamentale della giurisdizione è quella

caso che si presenta e questa decisione dal punto di vista giuridico assume carattere della

definitività, la definitività viene espressa normalmente con l’espressione di cosa giudicata

oppure giudicato, il giudicato o la cosa giudicata esprime per l’appunto una situazione in cui

cioè una questione sulla quale dei soggetti non sono

dei rapporti contenziosi tra soggetti

d’accordo quindi si rivolgono a un soggetto terzo viene definita e quindi dalla cosa giudicata

consegue l’esaurimento del rapporto contenzioso quindi la cosa giudicata o il giudicato porta

all’esistenza di un rapporto esaurito, quindi la funzione della magistratura e quindi anche

giurisdizione è quella di mettere un punto su una certa controversia. Ora uno dei

della

problemi fondamentali del nostro ordinamento è che esistono molti giudici ovvero esistono

molte tipologie di giudici e in particolare esiste una giurisdizione ordinaria, che vuol dire una

dire che a meno che non vi

giurisdizione che ha una competenza generale e residuale vuol

siano delle previsioni in senso contrario il giudice competente è il giudice ordinario e oltre la

giurisdizione ordinaria esistono una serie di giurisdizioni speciali e quindi esistono dei giudici

speciali, l’art. 102 comma 2 della costituzione dice che non possono essere istituiti giudici

e i giudici speciali ovviamente diversi da quegli stessi giudici speciali previsti

straordinari

dalla costituzione tuttavia la corte costituzionale ha interpretato questa disposizione nel

senso che il legislatore non può istituire nuovi giudici speciali ma fa salvi tutti i giudici speciali

ordinaria si

esistenti al momento dell’entrata in vigore della costituzione. La giurisdizione

occupa di due macro materie di due grandi ambiti di competenza che sono la giurisdizione

civile e la giurisdizione penale, e i magistrati civili e penali si distinguono a loro volta in organi

giudicanti e in organi requirenti, ovviamente esistono dei gradi di giudizio, i giudicanti civili

il primo grado il giudice di pace e il tribunale civile, per il secondo grado sono il

sono per

tribunale civile a fronte del giudice di pace e la corte d’appello a fronte di un primo grado

davanti al tribunale, in materia penale oltre a questi giudici entrano in gioco anche alcuni

organi particolari, perché a differenza dei giudici civili, che sono tutti composti solo da

magistrati, questi sono composti anche da cittadini che sono in particolare la Corte di Assise

e la Corte di assise d’appello, la corte di assise si occupa di reati più gravi per esempio

quindi ha ritenuto che ci dovesse essere una partecipazione diretta

l’omicidio è il legislatore

dei cittadini all’amministrazione della giustizia sul metodo dell’espressione del sorteggio,

questo è un istituto tradizionale che deriva dal momento in cui nell’antico regime i giudici

erano funzionari della corona e una delle rivendicazioni tipiche dei soggetti giudicati era

vedersi giudicati da appartenenti al proprio corpo e quindi questo carattere

quello di

tradizionale della partecipazione popolare della giustizia è rimasta come forma di garanzia

per il giudicato, esiste poi nel nostro ordinamento un giudice ordinario particolare, quindi

intanto è ordinario quindi è sia civile che penale che interviene per garantire l’uniforme

applicazione del diritto ed è un unico giudice a livello nazionale che è la corte di cassazione,

mentre gli altri giudici sono sparpagliati sul territorio nazionale la corte di cassazione è solo

di fornire un’interpretazione uniforme al diritto cioè a seguito della

a Roma e si occupa

pronuncia di un giudice di primo grado e di un giudice di secondo grado è possibile ricorrere

alla corte di cassazione la quale giudica però solo sulla legittimità cioè sull’interpretazione

grado, cioè si dice non è giudice del fatto

del diritto svolto dal giudice di primo e di secondo

mentre i giudici di primo e di secondo grado verificano l’effettività del fatto, la corte di

cassazione può cassare la sentenza cioè tendenzialmente se ritiene che il giudice abbia

sbagliato può o direttamente prosciogliere oppure rinvia ad un’altra corte di appello la

decisione su quel caso, quindi la funzione della corte di cassazione è quella della

nomofilachia che significa applicazione interpretazione uniforme del diritto cioè la corte di

cassazione è per l’appunto incaricata di interpretare in maniera uniforme il diritto e il

sistema giuridico garantisce l’interpretazione uniforme del diritto consentendo a ciascun

soggetto parte di un giudizio di rivolgersi al giudice superiore e quindi nel nostro

ordinamento ogni giudice è libero di interpretare il diritto come ritiene ma sa che se si scosta

per esempio dall’orientamento della corte di cassazione quella pronuncia che cade però

passiamo a l’organo referente, l’organo

potrà essere sottoposta a giudizio della corte stessa,

referente è il pubblico ministero, il pubblico ministero in campo civile entra in gioco in alcuni

casi in cui lo prevede la legge in cui c’è un interesse pubblico particolare in ambito penale

quel soggetto

invece il pubblico ministero è quel soggetto che esercita l’azione penale cioè

che ha avuto notizia della commissione di un reato o quanto meno del sospetto che sia stato

commesso un reato esercita l’azione penale e ci dice l’articolo 112 che deve esercitare

l’azione penale obbligatoriamente, perché è importante questo articolo e perché è

obbligatoriamente l’azione penale

importante che deve perseguire il pubblico ministero

perché è una declinazione del principio di uguaglianza cioè né il pubblico ministero ne un

soggetto esterno al pubblico ministero può dire ad un pubblico ministero quali soggetti

perseguire quali no o quali reati perseguire quali no in molti paesi invece vi ha un rapporto

esecutivo ministro della giustizia e pubblico ministero e il ministro della giustizia

stretto tra

può dire al pubblico ministero sulla base di valutazione politiche non quale soggetto

perseguire ma ad esempio quali tipi di reati perseguire rispetto ad altri, nel nostro

di

ordinamento tutto questo non c’è perché l’articolo 112 dice che c’è l’obbligo

obbligatorietà dell’azione penale e quindi deve intervenire sempre comunque il pubblico

ministero trattando tutti i casi di reato allo stesso modo, i pubblici ministeri sono a tutti gli

effetti dei magistrati e questo è molto importante perché la costituzione ci dice che i

giudicanti quei giudici si è magistrati requirenti cioè

magistrati tutti quindi si è magistrati

pubblici ministeri sono tutti quanti in indipendenti il nostro ordinamento proprio perché

aveva vissuto la dipendenza della magistratura dal potere politico autoritario ha garantito e

sancito in maniera molto forte l’articolo 108 comma due della costituzione l’indipendenza

quindi sia gli uni che gli altri fanno parte tutti della

tanto dei giudici quanto le magistrati

magistratura ordinaria ed è possibile anche se è stata limitata nel tempo la possibilità di

passare da una carriera all’altra attualmente si può cambiare carriera non più di quattro

volte previo giudizio di idoneità del consiglio superiore della magistratura i giudici speciali

invece il principale giudice speciale e il giudice amministrativo che ha organizzato in 2° di

amministrativo regionale che di regionale ha

primo grado e il Tar che sta per tribunale

soltanto la competenza non è un organo della regione è un organo della giurisdizione e nel

nostro ordinamento la giurisdizione è statale e poi in ultimo grado nel caso in cui si ritiene

appello al Consiglio di Stato,

che il giudice di primo grado abbia sbagliato sarà possibile fare

come si stabilisce in quali casi entra in gioco il giudice ordinario in quali casi entra il gioco il

giudice amministrativo, allora giudice ordinario e il giudice amministrativo si distinguono per

quello che la parte

due profili si distinguono per la causa petendi e per i petitum, il petitum è

chiede al giudice, il giudice ordinario davanti ad un atto amministrativo può al più

disapplicare il giudice amministrativo rispetto al petitum può annullare l’annullamento ha

un effetto generale ma l’elemento più importante della distinzione tra l’uno e l’altro riguarda

il titolo giuridico che io posso far valere cioè il

la causa petendi, la causa petendi significa

fondamento giuridico che io posso far valere davanti a un giudice quindi non quello che io

gli chiedo ma il fondamento dell’azione di disapplicazione e di annullamento, il giudice

il giudice degli

ordinario è il giudice dei diritti soggettivi mentre il giudice amministrativo è

interessi legittimi cioè quando un soggetto si trova davanti a far valere un diritto soggettivo

va dal giudice ordinario e nel caso in cui quel diritto soggettivo sia leso da un atto della

pubblica amministrazione il giudice ordinario disporrà la disapplicazione di quell’atto ad

averne nessun titolo la pubblica amministrazione occupa un mio terreno

esempio se senza

senza un provvedimento senza un procedimento senza nulla se invece ci troviamo davanti

ad un caso di interesse legittimo, nel diritto soggettivo c’è l’immediatezza di rapporto tra

titolare del diritto e bene della vita l’oggetto del diritto l’ordinamento me lo riconosce

maniera immediata l’interesse legittimo invece è quella situazione giuridica soggettiva di

vantaggio che è mediata cioè tra me e il bene della vita ci sta di mezzo il potere pubblico,

quindi quando c’è di mezzo l’interesse legittimo la competenza è del giudice amministrativo

in cui oltre che l’interesse legittimo c’è

per l’annullamento di quell’atto salvi alcuni casi

anche il giudice amministrativo e anche il giudice di diritti soggettivi nella materia di

giurisdizione esclusiva perché in alcuni casi non è facile distinguere dove comincia il diritto

soggettivo e dove comincia l’interesse legittimo e quindi il legislatore può legittimamente

al giudice amministrativo poi esistono anche altri giudici speciali

attribuire tutta una materia

che sono giudici speciali contabili ovvero la corte dei conti giudici speciali tributari le

commissioni tributarie e i giudici speciali militari che hanno nel nostro ordinamento una

giurisdizione limitata in tempo di pace solo per i reati militari commessi agli appartenenti

alle forze armate quindi in tempo di pace c’è un doppio vincolo quindi diciamo piuttosto

circoscritta. L’articolo 104 comma primo della costituzione stabilisce che la magistratura è

un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere quindi stabilisce il principio

fondamentale dell’autonomia e dell’indipendenza che concretamente vuol dire la

magistratura tutta a qualunque vincolo di subordinazione o di gerarchia

sottrazione della

rispetto al governo per autonomia si intende normalmente una forma di garanzia che esplica

i propri effetti all’interno dell’ordine giudiziario cioè i magistrati sono autonomi anche tra

loro per indipendenza invece si intende una forma di garanzia che dispiega i propri effetti

all’esterno dell’organo giudiziario e quindi sono indipendenti dal governo dal Parlamento dal

e

presidente della Repubblica e così via e soprattutto a garanzia dell’indipendenza

dell’autonomia della magistratura è stato immaginato un organo ad hoc cioè ci si è inventati

un organo che prima non c’era e che serve per l’appunto a garantire l’autonomia di

indipendenza della magistratura il consiglio superiore della magistratura ci si è inventati

al ministro della giustizia tutta una

quest’organo per sottrarre all’esecutivo è in particolare

serie di funzioni che tradizionalmente gli spettavano cioè per togliere al ministro della

giustizia che appartiene al governo che organo politico e amministrativo al tempo stesso

tutta una serie di cose che attengono alla vita professionale dei magistrati assegnazioni

previste all’articolo 105

trasferimenti promozioni provvedimenti disciplinari sono materie

della costituzione e che sono le cose di cui si occupa il consiglio superiore della magistratura

assegnazioni di sede un magistrato viene assegnato alla sede di Roma piuttosto che di

Palermo trasferimenti si decide di spostarlo a Pavia piuttosto che a Messina promozioni

disciplinari dalla materia delicatissima che vuol dire

avanzamento in grado provvedimenti

per l’appunto sanzionare un’eventuale magistrato solo di competenza di quest’organo e non

sono più di competenza del governo perché se il ministro della giustizia o il governo potesse

più

decidere chi fa carriera chi viene mandato da una sede all’altra e quindi non si occupa

determinati processi chi viene sanzionato la magistratura non sarebbe più indipendente e

quindi è un classico caso questo in cui l’indipendenza non è soltanto sancita dalla

costituzione come principio ma è anche corredata da organi specifici che ne garantiscono il

magistratura e quindi qual’è

concreto operare come si compone il consiglio superiore della

la caratteristica di quest’organo il consiglio superiore della magistratura ha un numero di

componenti di diritto che non è indicato nella costituzione la costituzione si limita ad

indicare alcuni componenti che ci devono stare per forza e una proporzione i componenti

sono primo il presidente della Repubblica che lo presiede

che ci devono stare per forza

secondo il primo presidente della corte di cassazione che il magistrato più alto in grado della

magistratura giudicante e terzo il procuratore generale presso la corte di cassazione che è il

costituzione dice che ci

magistrato più alto in grado della magistratura pretendente poi la

deve essere una proporzione di un terzo e due terzi tra componenti eletti dal Parlamento in

seduta comune e componenti eletti dagli stessi magistrati oggi questo rapporto è fatto da

otto membri cosiddetti laici e 16 membri cosiddetti togati, i laici sono i componenti eletti dal

in seduta comune i togati sono i componenti eletti da tutti i magistrati ordinari

Parlamento

quindi oggi questo organo si compone di 27 persone quindi è un organo collegiale è un

organo che vede componenti di diritto e componenti elettivi è un organo che vede una

provengono dalla stessa magistratura è soggetto si che

composizione mista cioè soggetti che

sono adesso esterni e questo il motivo per cui non si può tecnicamente qualificare il consiglio

superiore della magistratura come un organo di autogoverno della magistratura perché non

è una magistratura che autogoverno se stessa ma le materie di rassegnazione di

promozione e dei provvedimenti disciplinari sono oggetto di un organo in

trasferimento di

cui vi sono dei rappresentanti del magistrati di natura maggioritaria ma vi sono anche

componenti di altra estrazione. Lezione 26 – 24/11/2014

LA CORTE COSTITUZIONALE

La funzione fondamentale della corte costituzionale italiana come di qualunque corte

costituzionale è quella di assicurare la giustizia costituzionale e la giustizia costituzionale è

uno degli elementi fondanti della rigidità di una costituzione ovvero affinché una

diritto cioè una tipologia di atto normativo

costituzione sia rigida cioè sia una fonte del

superiore alla legge ordinaria è necessaria la presenza di un organo diverso da quello che

approva la legge ordinaria cioè il Parlamento, che verifichi la conformità delle leggi e degli

atti legislativi rispetto alla costituzione e quest’organo per l’appunto è la corte

La corte costituzionale ha una serie di caratteristiche fondamentali

costituzionale.

nell’ordinamento costituzionale italiano del 1947, primo è un organo nuovo, i costituenti si

inventano qualcosa che prima non c’era perché ad esempio lo statuto albertino non era una

costituzione rigida era una costituzione concessa quindi non avrebbe avuto senso un organo

alla corte costituzionale, il fatto che non fosse una scelta di autolimitazione del popolo

simile

come la costituzione del 1947 ma promanasse invece dal sovrano rendeva concettualmente

impossibile il fatto che ci fosse un organo esterno che eventualmente ne sancisse il rispetto,

dallo stato di diritto allo stato

quindi è un organo nuovo perché segna il passaggio

costituzionale cioè uno stato in cui l’insieme di principi, di diritti e di regole organizzative

contenute nella costituzione sono sottratte alle decisioni delle maggioranze politiche,

laddove invece l’ordinamento precedente quello dello statuto albertino lo stato liberale in

non aveva questo problema, la

generale essendo espressione di una sola classe sociale

necessità di sottrarre alle scelte contingenti delle maggioranze politiche la decisione sulle

regole del gioco emerge per l’appunto nel momento in cui quelle forze politiche possono

essere espressione di istanze sociali diverse e quindi è necessario sottrarle ad esse, non solo

organo ibrido perché è continuamente all’incrocio tra diritto e politica perché

ma è anche un

ragiona come un giudice ma è un giudice che giudica sulle leggi e quindi giudica non di una

controversia l’oggetto del suo giudizio è una legge e quindi un atto politico per antonomasia

parlamento e quindi dall’unico organo direttamente e

anzi l’atto politico posto in essere dal

immediatamente rappresentativo, la corte costituzionale è uno di quei congegni di quei

meccanismi di quegli istituti volto ad evitare che anche la decisione democratica anche la

decisione legittima come quella adottata dal Parlamento attraverso una legge possa ad

quindi può servire un giudice nel caso in cui una

esempio boicottare le minoranze e

maggioranza travalichi dalla funzione propria della legislazione, quindi organo ibrido a metà

tra diritto e politica non solo ma i costituenti non avevano le idee molto chiare su questa

succede tra i tanti

corte costituzionale proprio perché era un organo nuovo e allora che cosa

problemi che incontra l’assemblea costituente ad un certo punto c’è quella di dover decidere

tante cose scrivere una costituzione in poco tempo e pochi giorni prima dal giorno in cui la

costituzione deve essere per forza approvata perché l’assemblea costituente doveva

la fine del 47 viene votato l’emendamento il cosiddetto

terminare il proprio compito entro

emendamento Arata dal nome di un suo componente che era un deputato socialista per cui

si stabilisce di rinviare a una futura legge costituzionale tutta una serie di aspetti

fondamentali della corte costituzionale e in particolare il modo con cui la corte costituzionale

si sarebbe occupata del controllo di costituzionalità sulle leggi questo il motivo per cui nella

molto scarsa si trova soltanto

costituzione si trova la disciplina della corte costituzionale

all’articolo 134 l’indicazione di cosa fa all’articolo 135 il meccanismo di composizione

all’articolo 137 il contenuto dell’emendamento Arata che dice una legge costituzionale

stabilisce le condizioni e le forme e i termini di proponibilità dei giudizi di legittimità

giudici quindi si rinvia ad un secondo

costituzionale e le garanzie di indipendenza dei

momento alcuni aspetti fondamentali relativi al funzionamento della stessa corte

costituzionale e da qui quindi si trovale che la corte costituzionale è disciplinata da una serie

di fonti diverse la prima sono gli articoli 134 e i seguenti della costituzione la seconda viene

subito dopo l’entrata in vigore della costituzione dalla stessa assemblea

approvato

costituente che è la legge costituzionale numero 1 del 1948 in poi viene approvata un’altra

legge costituzionale che la legge costituzionale numero 1 del 1953 e poi viene approvata con

1953 da queste disposizioni emergono

legge ordinaria molto importante che è la legge 87 del

una serie di caratteri tipici della nostra corte costituzionale che sono: primo la corte

costituzionale tendenzialmente esercita un controllo successivo, vuol dire che il sindacato di

legittimità costituzionale viene effettuato su disposizioni già vigenti, secondo il controllo di

la corte costituzionale ha il

costituzionalità è un controllo accentrato, vuol dire che

monopolio della funzione di giustizia costituzionale sulle leggi solo e soltanto la corte

costituzionale nel nostro ordinamento può intervenire nel caso in cui vi sia un contrasto tra

una legge e la costituzione stessa, terzo il controllo è un controllo ad accesso indiretto, cioè

particolare in questo caso la legge costituzionale numero 1 del 1948 stabilisce che per

in

arrivare alla corte costituzionale vi debba essere il filtro di un altro soggetto istituzionale che

è un giudice quindi ad esempio nel nostro ordinamento non esiste un ricorso diretto alla

qualunque soggetto che si ritiene leso in un

corte costituzionale non esiste la possibilità per

diritto di accedere direttamente e immediatamente alla corte costituzionale perché una

questione di legittimità costituzionale arrivi all’attenzione della corte costituzionale occorre

prima che su di essa si produce un giudice, la corte costituzionale si compone: anche la

una composizione che possiamo definire ibrida

composizione della corte costituzionale è

cioè visto che la natura dell’organo è la crocevia tra diritto e politica perché la tecnica è una

tecnica eminentemente giudiziali la corte ragiona come un giudice ma l’oggetto è un atto

dall’intenso contenuto politico anche la composizione prevista all’articolo 135 della

questa caratteristica perché appunto la corte costituzionale si

costituzione risente di

compone di 15 giudici, cinque nominati dal presidente della Repubblica (rientra nella

categoria degli atti formalmente e sostanzialmente presidenziali, il decreto di nomina del

giudice costituzionale è controfirmato che non è altro che una forma di controllo in questo

dal Parlamento in seduta comune (si prevede la maggioranza qualificata

caso), cinque eletti

di due terzi che dopo il terzo scrutinio passa la maggioranza di tre quinti), cinque eletti dalle

supreme magistrature (le supreme magistrature sono ordinarie e amministrative, le

e la corte

ordinarie sono le tre corti di cassazione le amministrative sono il consiglio di stato

dei conti), i giudici costituzionali eletti o nominati durano in carica nove anni la lunghezza

della durata connessa all’impossibile di essere rieletto di una fondamentale garanzia di

indipendenza la lunghezza della durata che peraltro è connessa all’impossibilità di essere

eletti

rieletti è una fondamentale garanzia di indipendenza, se invece per esempio fossero

per quattro anni più quattro anni c’è il rischio che nel corso del primo mandato si faccia di

tutto per procurarsi di essere rieletti e quindi possono cedere a sollecitazioni, per diventare

giudici costituzionali occorre una certa qualificazione tecnica perché secondo l’articolo 135

giudici costituzionali sono scelti tra i magistrati a

comma secondo della costituzione che i

riposo delle giurisdizioni superiori i professori ordinari della Università in materie giuridiche

oppure gli avvocati dopo vent’anni di esercizio, le funzioni della corte costituzionale ce lo

dice l’articolo 134 della costituzione la funzione principale della corte costituzionale è quello

costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge dello stato

di giudicare la legittimità

e le leggi delle regioni per questo si dice comunemente che la corte costituzionale il giudice

delle leggi perché la sua funzione principale, mentre il giudice normalmente utilizza la legge

costituzione il parametro cioè il punto di

come parametro, invece in questo caso è la

riferimento della legge l’oggetto, è anche giudice di conflitti tra poteri dello Stato sono i

cosiddetti conflitti interorganici (molti organi), ancora conflitti di attribuzione tra potere

dello stato, conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni e tra Regioni che sono i conflitti

giudizio sulla messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica

intersoggettivi, ancora

per alto tradimento e attentato alla Costituzione dal Parlamento in seduta comune innanzi

alla Corte Costituzionale integrata per l’occasione da 16 giudici estratti a sorte da un elenco

seduta comune la

di 45 nominativi predisposti ogni 9 anni dallo stesso Parlamento in

funzione è quella di diluire il ruolo dei 5 giudici nominati dal Presidente della Repubblica, e

poi ultima funzione giudizio sull’ammissibilità del referendum abrogativo e questa funzione

gliel’ha attribuita la legge costituzionale n. 1 del 1953. Le tipologie di decisioni della corte

giudice o delle sentenze o delle ordinanze la corte

costituzionale sono come quelle di ciascun

costituzionale adotta una sentenza quando vuole definire un giudizio cioè la sentenza è

l’atto tipico di qualunque giudice ed anche della corte costituzionale che definisce un

giudizio una sentenza della corte costituzionale è formata da una prima parte un fatto una

seconda parte in diritto e una terza parte che è il dispositivo, da parte di fatto riassume

brevemente le circostanze di fatto che sono alla base della parte in cui è contenuto il

ragionamento giuridico che è la parte di diritto il dispositivo è la parte invece in cui si trova

l’ordinamento giuridico cioè la parte in cui si dichiara eventualmente l’illegittimità

costituzionale di una legge dove si dichiara quella questione non fondata l’ordinanza invece

è un atto che viene normalmente definito interlocutorio che vuol dire che si adotta

il problema sul

un’ordinanza quando non si entra nel merito della questione ma si risolve

piano processuale perché ad esempio una certa questione non doveva arrivare alla corte

costituzionale e quindi a differenza della sentenza l’ordinanza ha una motivazione molto

succinta dice l’articolo 137 comma terzo della costituzione che le sentenze della corte

appello di cassazione per

costituzionale non sono impugnabili quindi non esiste un giudice di

le sentenze della corte costituzionale. Concretamente in che modo la corte costituzionale

esercita la sua funzione di verificare la legittimità costituzionale delle leggi o degli atti aventi

forza di legge dello Stato o delle regioni e quindi svolge la sua funzione di giustizia

costituzionale, il controllo è ad accesso indiretto e quindi la prima modalità per svolgere

via incidentale, nel corso di un giudizio davanti ad un giudice

questa funzione è il giudizio in

può sorgere un incidente ad esempio nel corso di un giudizio in cui una persona è sotto

processo penale per aver rubato può sorgere un incidente che consiste nel fatto che si deve

l’articolo del codice penale che punisce il furto ma

applicare una norma giuridica ad esempio

può succedere che si dubiti della legittimità costituzionale della disposizione che deve essere

applicata in giudizio cioè si dubita della legittimità costituzionale di quell’articolo del codice

penale per esempio cioè mentre un giudice nel corso di qualunque giudizio si trova ad

una legge o di un atto avente forza di legge dello Stato e delle regioni può sorgere

applicare

un dubbio che quella legge sia incostituzionale e quindi non può applicare una legge in cui

vi sia un dubbio che sia incostituzionale in quel caso rileva un incidente di quel giudizio e

quindi quel giudice sospende il suo giudizio e solleva la questione di legittimità

costituzionale, vedete in che senso il controllo è ad accesso indiretto cioè un singolo nel

nostro ordinamento non può andare alla corte costituzionale direttamente dicendo c’è una

occupi della

legge che secondo me è incostituzionale perché la corte costituzionale si

legittimità costituzionale di una certa legge occorre che quella legge venga applicata quindi

vedete che uno degli elementi per cui un organo è ibrido tra diritto e politica sta anche nel

fatto che il nostro controllo di legittimità costituzionale è un controllo astratto cioè la corte

astrattamente della legittimità costituzionale una certa disposizione

costituzionale giudica

di legge ma è anche un controllo che scaturisce dalla concorrenza concreta quindi è un

controllo che nasce dal giudizio su un bene della vita concreto ad esempio al certo punto la

corte

corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale la legge elettorale in che modo la

costituzionale è arrivata dichiarare l’illegittimità costituzionale della legge elettorale perché

una serie di elettori erano andati davanti al tribunale di Milano poi davanti alla corte di

appello di Milano poi davanti alla corte di cassazione e avevano detto la costituzione ci

venga accertato questo diritto dal giudice e

garantisce il diritto di voto noi chiediamo che

venga accertato applicando la legge elettorale da questo accertamento che richiederà

l’applicazione della legge elettorale la corte di cassazione ha detto ma io mi trovo ad

applicare una legge che sospetto sia incostituzionale a quel punto ha sospeso il giudizio e ha

questione di legittimità costituzionale alla corte costituzionale che con la

sollevato la

sentenza 1 del 2014 ha giudicato incostituzionale la legge, altro esempio in che modo la

corte costituzionale si è pronunciata sul caso del matrimonio omosessuale c’era una coppia

e l’ufficiale di

omosessuale che è andata dall’ufficiale di stato civile poiché si voleva sposare

stato civile di rispondere non è possibile perché il codice civile dice che per sposarsi bisogna

essere un uomo e una donna allora vanno dal giudice e gli chiedono di potersi sposare il

dice

giudice per fare una cosa del genere si trova davanti l’articolo del codice civile che

matrimonio uguale uomo e donna e dice secondo me questo articolo viola il principio di

uguaglianza e quindi sospende il giudizio e solleva una questione di legittimità costituzionale

e la corte costituzionale dice che l’articolo del codice civile non è incostituzionale e quindi a

quel punto il giudice preso atto della decisione della corte costituzionale darà torto alla

coppia e dice non posso ordinare all’ufficiale di stato civile di svolgere gli atti affinché voi

possiate contrarre matrimonio quindi affinché la corte costituzionale si occupi di una

prima che si sia di

questione di legittimità costituzionale occorrono una serie di requisiti

fronte un giudice più che quel giudice svolga un giudizio perché ci sono dei casi in cui i giudici

svolgono anche funzioni amministrative sono limitati ma ci sono quindi bisogna essere

rilevante

davanti a un giudice per la costituzione del giudizio poi la questione deve essere

quindi c’è il requisito della rilevanza, la rilevanza è il requisito per il quale il giudice non può

definire la controversia che gli è stata sottoposta senza che preventivamente venga risolto

il dubbio di costituzionalità quindi la rilevanza vuol dire che nel caso di un furto il giudice non

decidere se effettivamente il reato è stato commesso un reato se prima non si risolve il

può

problema della legittimità costituzionale dell’articolo relativo del codice penale se non ci

fosse la rilevanza il sistema sarebbe un accesso diretto la rilevanza ci dice che non processo

furto il giudice non posso sollevare questioni di legittimità

penale in cui si discute un

costituzionale degli articoli del codice penale che si occupa di omicidio perché non sarebbe

il garante, terzo requisito non manifesta infondatezza che è una formula che vuol dire

sostanzialmente che è sufficiente che il giudice abbia un dubbio per sollevare la questione

di legittimità costituzionale cioè può rifiutarsi di sollevare una questione di illegittimità

costituzionale soltanto in presenza di una manifestazione di infondatezza cioè quando

proprio evidente che la disposizione chiaramente costituzionale che l’ipotesi è

completamente strampalata che non c’è nessun problema ma dove invece ritenga che la

infondata ha il dovere di sollevare la questione di

questione non sia manifestamente

legittimità costituzionale e ultimo requisito che viene richiesta dalla corte costituzionale a

partire dalla metà degli anni 90 del 900 l’impossibilità di fornire un’interpretazione conforme

alla costituzione che vuol dire che una certa disposizione giuridica è un enunciato testuale

codice penale fatto da un insieme di parole questa enunciato testuale

un articolo del

possiamo chiamarlo disposizione che appunto l’insieme delle parole che forma un enunciato

testuale normativo questo enunciato testuale cioè questa disposizione è soggetta a lettura

di interpreti quindi è soggetta di interpretazione io posso fornire di questa disposizione

interpretazioni tra loro diverse e quindi posso fornire di questa

molte possibili

interpretazione molte possibili norme ad esempio fino a pochi mesi fa si leggeva nel nostro

codice civile una distinzione tra figli legittimi e naturali cioè i figli naturali sono i figli che non

principali problemi di differenziazione tra queste

sono nati da una coppia sposata uno dei

due categorie di figlie riguardava una disposizione del codice civile che diceva il

riconoscimento del figlio naturale vale soltanto per il genitore che l’effettuato mentre invece

il riconoscimento del figlio illegittimo vale non solo per il genitore che l’effettuato ma anche

ora l’enunciato testuale di riconoscimento del figlio vale solo per il genitore

per il coniuge

che l’effettuato può dare adito ad almeno due diverse norme che sono le seguenti i

riconoscimento vale solo nei confronti del genitore che non effettuato non è confronti

voler dire il

dell’altro genitore che libero di non riconoscere il figlio oppure può

riconoscimento vale soltanto nei confronti del genitore che la effettuato e non vale nei

confronti di qualunque altro soggetto nell’ordinamento cambia perché ad esempio nella

seconda ipotesi a differenza della prima non si forma alcun rapporto di parentela tra il figlio

e i nonni quindi nel caso di premorienza del genitore che l’ha riconosciuto non esistono

forniscono interpretazione prima dico

giuridicamente nonni zii e altri familiari se io invece

semplicemente che non vale per l’altro genitore, dice la corte costituzionale che le norme

vengono dichiarate incostituzionali non perché se ne può dare un’interpretazione

incostituzionale ma perché non se ne può dare un’interpretazione costituzionale, quindi c’è

che sono le

una disposizione che l’enunciato testuale ci sono molte possibili interpretazioni

norme si può sollevare una questione di legittimità costituzionale soltanto se tutte le

possibili norme sono incostituzionali se invece il giudice può trovare una norma che è

conforme alla costituzione deve applicare quelle il problema non si pone quindi

giudice deve

l’impossibilità di fornire un’interpretazione conforme alla costituzione cioè il

dimostrare di aver sperimentato tutte le possibili interpretazioni di un certo enunciato

testuale e che nessuna di quelle interpretazioni possibili comunque risulta conforme alla

costituzione se invece ne trova una che è conforme alla costituzione e altre cinque che sono

da quell’interpretazione

incostituzionale la corte costituzionale dice che problema c’è

costituzionale e non mi rompere le scatole quindi ad esempio se il giudice ritiene che una

sia incostituzionale e l’altra sia conforme alla costituzione non solleva la questione di

legittimità costituzionale applica semplicemente quella che è conforme alla costituzione se

solleverà una questione di

invece ritiene che entrambi siano incostituzionali in quel caso

legittimità costituzionale ma nel caso in cui Deng si è ragionevole che il codice civile preveda

l’assenza di rapporti con i nonni in quel caso basterà che interpreti nel significato di cui ha

della disposizione testuale quindi il giudice deve provare ogni volta dare delle diverse

interpretazioni della disposizione se non ci riesce a quel punto solleva una questione di

legittimità costituzionale, quindi giudizio in via incidentale è un giudizio indiretto che vuol

dire che il giudice che solleva la questione di legittimità costituzionale è un giudizio che è in

si occupa della norma quindi se viene

parte astratto in parte concreto astratto perché

annullata la norma salta per tutti non soltanto per quel giudizio ma è anche concreto perché

scaturisce da un procedimento giudiziario in cui si discute del bene della vita ed è successivo

la questione di

cioè dopo l’entrata in vigore dell’articolo quando viene applicato si solleva

legittimità costituzionale quindi successivo dopo la sua entrata in vigore poi abbiamo la

seconda categoria di giudizi che sono i giudizi di legittimità costituzionale in via principale le

caratteristiche di questo giudizio sono il fatto di essere diretto il fatto di essere astratto e il

successivo questa tipologia di giudizi si tratta di un controllo diretto cioè

fatto di essere

qualcuno agisce direttamente contro una legge statale o regionale e questo qualcuno sono

lo Stato contro le leggi regionali e sono le regioni contro le leggi statali o di altre regioni

regionale sia incostituzionale può sollevare

quando lo Stato ritiene che una legge

direttamente una questione di legittimità costituzionale è un giudizio astratto perché quella

legge può non aver prodotto effetti cioè viene impugnata dallo stato per il solo fatto di

prevedere una certa cosa quindi a prescindere dall’incisione su situazioni giuridiche

può intervenire entro 60 giorni

soggettive ed è un controllo successivo perché

dall’approvazione di quella legge e questo vale anche per le regioni nei confronti delle leggi

statali o di altre regioni quindi nostro ordinamento prevede accanto al giudizio in via

incidentale un giudizio in via principale che riguarda sostanzialmente gli enti territoriali gli

profilo di asimmetria tra quello che lo Stato può

uni contro gli altri vi è però un significativo

fare nei confronti delle leggi regionali e quello che le regioni possono fare nei confronti delle

leggi statali di altre regioni perché lo Stato può impugnare con un giudizio in via principale

ad esempio c’è

una legge regionale che ritiene violi qualunque disposizione costituzionale

una certa legge regionale che dispone la stabilizzazione dei precari della pubblica

amministrazione regionale secondo lo stato in violazione dell’articolo 97 della costituzione

che prevede che per entrare nel pubblico impiego ci debba essere un concorso e solleva la

la legge regionale le

questione di legittimità costituzionale e la corte costituzionale annulla

regioni invece possono impugnare una legge statale o di un’altra regione soltanto quando

ritengano che questa legge statale la legge in un’altra regione violi la propria sfera di

competenza quindi se c’è una legge statale che si occupa per esempio di turismo e la materia

turismo è riservata alle regioni la regione può impugnarla davanti alla corte

del

costituzionale ma se c’è una legge statale che stabilizza dei precari nell’amministrazione

statale la regione non può impugnarlo perché la corte costituzionale dice non è una tua

dei familiari

prerogativa quindi la questione è inammissibile in questo caso, esempio ci sono

di cittadini italiani deportati in Germania che si rivolgono al giudice civile perché dicono i

nostri famigliari hanno subito un danno il giudice ordinario non può direttamente applicare

la legge perché si trova davanti una consuetudine internazionale che dice c’è l’immunità fra

italiana che specifica il fatto che non può giudicare in questo

gli Stati e peraltro una legge

caso allora quindi si pone un problema di legittimità costituzionale della consuetudine

internazionale e della legge italiana siamo qui nel caso del giudizio in via incidentale cioè

queste persone volevano vedersi risarcito il danno dicono chiama in qualità di convenuto

davanti a te lo stato tedesco il giudice dice secondo la legge e la consuetudine internazionale

non lo posso fare ma ritengo che questa legge sia incostituzionale come poi sarà dichiarata

incostituzionale, è un giudice tribunale di Firenze si è davanti ad un giudizio perché si sta

del danno la questione rilevante nel senso che se non viene

discutendo del risarcimento

meno quella consuetudine internazionale di quella legge il giudice non può procedere ad un

suo giudizio ha più di un dubbio che sia fondata la questione dice qui secondo me entrano

quindi requisiti ci sono tutti cosa fa il tribunale

in gioco gli articoli 2 e 24 della costituzione

di Firenze sospende il giudizio non può andare avanti finché non viene meno questo

incidente che vi si è presentato in corso del suo giudizio e adotta un’ordinanza motivata con

penna e scrive un

cui solleva la questione di legittimità costituzionale cioè prende carta e

atto che si chiama ordinanza in cui motiva le ragioni per cui si rivolge la corte costituzionale

e quindi questa carta da Firenze arriva a palazzo della consulta e arriva all’attenzione della

corte costituzionale che mentre il tribunale di Firenze deve decidere del risarcimento del

corte costituzionale deve decidere della legittimità costituzionale e quindi della

danno la

conformità degli articoli 2 e 24 della costituzione di quella certa legge, consuetudine

internazionale e allora cosa fa la corte costituzionale prima di tutto verifica che siano

presenti tutti questi requisiti se ritiene che questi requisiti non sussistano adotta una

pronuncia di inammissibilità, una questione di legittimità costituzionale è inammissibile

quando è assente uno dei requisiti per poter sollevare una questione di legittimità

costituzionale oppure una volta superato il vaglio della ammissibilità cioè verificato che il

fatto bene a sollevare la questione di legittimità costituzionale perché

giudice ha

effettivamente aveva titolo a farlo la corte costituzionale entra nel merito della questione e

discutere del problema giuridico cioè questa consuetudine internazionale cioè il fatto che

che

non è possibile giudicare gli atti commessi da agenti di uno Stato straniero nonostante

questi siano stati crimini di guerra crimini contro l’umanità è conforme a costituzione hanno

quindi c’è una prima fase che riguarda l’ammissibilità se la questione inammissibile la corte

costituzionale si ferma lì se invece ritiene la questione ammissibile astrattamente

sostanzialmente può adottare

ammissibile entra in una seconda fase che riguarda il merito e

due tipologie di sentenza nel caso in cui ritenga che la questione sia infondata cioè che nel

merito non c’è nessun problema e quindi che la questione che è stata sollevata non abbia

esito positivo adotta una pronuncia di rigetto, la pronuncia di rigetto afferma per l’appunto

la non fondatezza di una questione di legittimità costituzionale e la pronuncia di rigetto ha

effetti soltanto per il giudice dal quale è scaturita la questione di legittimità costituzionale

cioè la questione scaturisce da un giudizio in via incidentale quindi il giudice che ha sollevato

procedere al suo giudizio applicando la legge

la questione di legittimità costituzionale deve

che non è stata ritenuta incostituzionale questo giudice viene chiamato normalmente

giudice a quo che vuol dire da cui giudice a quo vuol dire giudice da cui scaturisce la

se

questione di legittimità costituzionale, non vincola invece gli altri giudici che vuol dire che

il tribunale di Roma per esempio in cui si presenta la medesima controversia sempre rispetto

a crimini di guerra o contro l’umanità commessi da soldati della Germania non è convinto di

quello che ha detto la corte costituzionale e ci vuole riprovare può farlo perché la sentenza

vincola soltanto il giudice da cui quel caso è scaturito e questo è

pronuncia di rigetto

abbastanza importante perché in molti casi la corte costituzionale non dice soltanto la

questione è infondata, ma a volte dice la questione è infondata perché quella certa

in questo caso in una sotto

disposizione può essere interpretata in un certo modo e siamo

tipologia che sono le pronunce interpretative di rigetto cioè mentre le sentenze di rigetto

dicono la questione è infondata e quindi la disposizione non è incostituzionale altre volte

invece non è incostituzionale perché può essere interpretata in un certo modo per esempio

momento ci si inventa nel nostro ordinamento i centri di trattenimento per

in un certo

stranieri dove gli stranieri vengono limitati nella loro libertà personale articolo 13 della

costituzione ma la legge 40 del 1998 che istituiva questi centri di permanenza temporanea

limitazione della

e di assistenza non prevede l’intervento del giudice nella misura della

libertà personale quindi il giudice solleva la questione di legittimità costituzionale

dell’istituzione di questi centri e della disposizione che istituisce questi centri dicendo

violano l’articolo 13 perché non è previsto l’intervento del giudice che invece è obbligatorio

secondo la disposizione costituzionale la corte costituzionale adotta una sentenza di non

fondatezza ma una sentenza interpretativa di rigetto cioè dice la questione infondata perché

il fatto che la legge taccia sull’assenza dell’intervento del giudice non vuol dire che il giudice

non debba intervenire lo stesso, oppure altre ipotesi pronuncia di accoglimento uguale

fondatezza la corte costituzionale dice la questione è fondata quell’articolo è

costituzionalmente illegittimo, esistono delle tipologie particolari di sentenza di

le sentenze additive, le sentenze sostitutive e le sentenze additive

accoglimento che sono:

di principio; le sentenze additive sono sentenze di accoglimento il cui effetto non è togliere

una norma ma aggiungono una norma che prima non c’era ad esempio c’è una legge che

dei quali è titolare del contratto di locazione

stabilisce che nel caso vi siano due coniugi uno

nel caso in cui uno dei due coniugi muoia l’altro coniuge può subentrare nel contratto di

locazione ma cosa succede se la coppia è convivente di fatto la questione va alla corte

stesso effetto

costituzionale la quale dice sì effettivamente il legislatore doveva prevedere lo

cioè la possibilità anche in questo caso di subentrare nel contratto di locazione e allora che

cosa fa dichiara nella parte della disposizione in cui prevedeva ciò solo nelle coppie sposate

che il medesimo effetto valga anche per le coppie conviventi di fatto e quindi aggiunge

prima non c’era, sentenza sostitutiva la legge è incostituzionale perché

qualcosa che

prevede una cosa anziché un’altra ad esempio un domani potrebbe giungere all’attenzione

della corte costituzionale un profilo della legge elettorale vigente che finora non è stato

toccato che è quello delle soglie di sbarramento è illegittima la previsione di soglie di

sbarramento sotto le quali una lista non ottiene eletti? Facciamo finta che la corte

costituzionale riscontri un problema e riscontri un problema nel fatto che la soglia di

sbarramento troppo alta e invece una soglia di sbarramento più bassa andrebbe bene in quel

la legge è incostituzionale nella

caso adotterebbe una sentenza di accoglimento sostitutiva

parte in cui prevede una cosa anziché un’altra, sentenze additive di principio che sono le

sentenze più complicate a volte la corte costituzionale non individua una vera e propria

norma ma individua invece un principio e quindi invita il legislatore o il giudice a tenere conto

di quel principio ad esempio si potrebbe dire che una certa pena prevista per un certo reato

deve essere seguita in un certo modo se questa pena diventa per le modalità in cui viene

svolta inumano e degradante la corte costituzionale potrebbe giungere alle legge un

per cui per esempio i detenuti devono avere uno spazio minimo a

principio che è quello

disposizione e quindi attribuisce poi al giudice la possibilità di applicare quel principio

stabilendo ad esempio casi di cessazione anticipata della detenzione in questo caso.

Lezione 27 – 25/11/2014

LE FONTI DEL DIRITTO IN GENERALE

I conflitti di attribuzione del potere dello stato sono uno strumento strano perché

normalmente si possono verificare tanti conflitti tra il potere dello stato, ad esempio il

con il

conflitto tra il presidente della repubblica e il presidente del consiglio dei ministri o

parlamento e così via, si risolvono per via politica cioè è la politica la strada ordinaria per la

risoluzione di questi conflitti, la nostra costituzione invece all’art. 134 ha previsto anche un

meccanismo giudiziale anche se svolto dalla corte costituzionale che è un giudice molto

questi conflitti che possono intervenire laddove un organo o potere

particolare per risolvere

dello Stato vogliono difendere una propria attribuzione costituzionale dal comportamento

di un altro potere quindi un potere dello Stato vuole difendere qualcosa che è previsto dalla

Stato

costituzione che gli spetta da un altro potere, cosa si intende anzitutto per poter dello

e quali sono gli organi che sono legittimati a sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri

dello Stato, sono poteri dello Stato tutti quegli organi e quei soggetti che hanno un

attribuzione costituzionale cioè di deve essere una disposizione della costituzione che

soggetto quando vi è un unico soggetto che esercita

attribuisce una certa funzione a un certo

la funzione il problema non si pone ad esempio presente Repubblica il presente la

Repubblica è colui che svolge la funzione di potere dello stato quando invece un potere è

tra soggetti che

esercitato da più organi ad esempio il governo il conflitto può sorgere

esprimono la volontà definitiva dell’organo quindi nel caso in cui ad esempio il conflitto

investe il governo sarà il consiglio dei ministri a deliberare un’eventuale promozione di

questo conflitto fermo restando che vi possono essere anche dei conflitti sollevati da singoli

esempio il caso Mancuso che consisteva nel problema

ministri per errore di attribuzione ad

della sfiducia individuale il Senato aveva votato una mozione di sfiducia individuale quindi il

presidente della Repubblica aveva provveduto con un suo decreto controfirmato dal

presidente del consiglio dei ministri ad attribuire l’interim quindi sostanzialmente a togliere

allora il presidente del consiglio dei ministri e Mancuso ha sollevato

il posto di Mancuso e da

un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato dicendo io esercito una funzione

costituzionale sono stato colpito dalla sfiducia di persona e quindi andata la corte

costituzionale che però ha dato torto dicendo che le camere possono legittimamente

i conflitti di attribuzione di potere dello Stato sono state intesi dalla corte

sfiduciarlo,

costituzionale non soltanto come poteri dello Stato apparato ma la corte costituzionale ha

interpretato estensivamente quest’espressione potere dello Stato arrivando anche a

ricomprendervi per esempio il comitato promotore del referendum abrogativo che non

perché è un insieme di cittadini che si ritrova al

sarebbe propriamente potere dello stato

fine di presentare un quesito del referendum abrogativo però in questo caso per esempio la

corte costituzionale ha detto che è legittimato a sollevare un conflitto e quindi ad esempio

al fine di sollevare un conflitto di

ad opporsi invece non sono stati ritenuti poteri dello Stato

attribuzione i partiti politici, i conflitti di attribuzione tra Stato e regione e tra le regioni anche

in questo caso hanno ad oggetto eventuali atti residui dell’altrui sfera di attribuzione

costituzionale e riguardano atti normativi non primari quindi non leggi atti amministrativi e

atti giurisdizionali, non leggi perché lo strumento che hanno lo stato e le regioni

rispettivamente per far valere le proprie ragioni sempre davanti alla corte costituzionale che

giorni.

però ha un termine per la presentazione che è di 60

Per fonte del diritto si intende ogni atto o fatto abilitato dall’ordinamento giuridico a

produrre norme giuridiche e cioè a rinnovare l’ordinamento stesso, è una definizione

circolare perché rinvia sempre ad una regola precedente che stabilisce per l’appunto quali

l’ordinamento giuridico tanto è vero che salendo

siano gli atti o i fatti ed oneri a rinnovare

attraverso questo ragionamento occorre arrivare ad una definizione di una norma

fondamentale cioè di una disposizione che sia in qualche modo presupposta e non sia

soltanto posta che è per l’appunto la costituzione. Le fonti del diritto si possono distinguere

che sono le fonti atto o atti normativi e le fonti cioè i fatti normativi,

in due grandi categorie

le fonti atto o atti normativi sono comportamenti consapevoli e volontari che danno luogo

ad effetti giuridici cioè le fonti atto sono tali per cui sia la volontà di rinnovare l’ordinamento

legge una fonte atto perché i soggetti che seguono la legge

giuridico, ad esempio la

promulgata la legge approvano una legge e pubblicano una legge hanno il chiaro

intendimento di voler innovare l’ordinamento giuridico, le fonti fatto o fatti normativi

riguardano un’innovazione che viene introdotta nell’ordinamento giuridico sulla base di un

che diverse al di là della volontà che sta alla base di quel fatto

mero fatte ciò l’accanimento

innova l’ordinamento giuridico quindi volontarietà nelle fonti atto o atti normativi non

volontarietà ma fattualità è sufficiente ad innovare l’ordinamento giuridico nel caso dei fatti

è quella tipologia

normativi la fonte fatto per eccellenza è la consuetudine, la consuetudine

di norma giuridica quindi innova l’ordinamento ma si basa su un elemento oggettivo che ha

la ripetizione del tempo di un comportamento e su un elemento soggettivo che la

consapevolezza collettiva che quel comportamento sia giuridico ad esempio quando entra

Repubblica che sia trovato a dover

in vigore la costituzione c’era il presidente della

individuare un soggetto da nominare come presidente del consiglio dei ministri a seguito di

nuove elezioni e così dicendo il futuro presidente del consiglio dei ministri che sia in grado

di portare di portare a compimento il procedimento di formazione del governo quindi

dei ministri e fiducia lo individua sulla base di un’analisi del quadro politico e della

nomina

indicazione delle forze parlamentari il presidente della Repubblica ha cominciato a convolare

al quirinale i leader politici i capi dei gruppi parlamentari i segretari dei partiti per chiarirsi le

ci fosse un quadro politico molto chiaro una coalizione di

idee poi è successo di recente che

forze nettamente maggioritaria sia alla camera dei deputati che al Senato della Repubblica

con un leader riconosciuto di queste forze politiche Berlusconi e allora si è posto il problema

chiaro direttamente si procede

che le facciamo fare le consultazioni il quadro politico è già

immediatamente all’incarico e alla nomina qualcun altro ha detto io però comunque voglio

essere convocato dal presente la Repubblica e ascoltato al di là del fatto che il quadro

politico sia chiaro voglio dare la mia idea rispetto alla nomina di questo governo e il

Repubblica ha accettato di avviare seppur in un tempo molto limitato le

presidente della

consultazioni perché le consultazioni incarnano una consuetudine costituzionale cioè

abbiamo la ripetizione di un comportamento nel tempo poiché le consultazioni si sono

sempre fatte e cosa succede poi che questo comportamento ad un certo punto viene

percepito come vincolante cioè non si fanno più le consultazioni solo perché c’è bisogno di

si è sempre fatto così e quindi è giusto

chiarirsi le idee ma si fanno le consultazioni perché

anzi è obbligatorio continuare attraverso questa fase, le consuetudine costituzionale sono

quelle che più risentono delle diverse fasi politiche cioè di una ripetizione di un

comportamento nel tempo e della consapevolezza che sia a un certo punto che quel

obbligatorio cioè che non se ne può fare a meno la consuetudine in altre

comportamento sia

parole incontra il sottile del crimine che dalla regolarità porta alla regola quand’è che un

comportamento regolare diventa regola è complicato da definire, la regola ammesso e non

cioè il fatto che io mi attengo a quello che

concesso che si sia formata sorge da un fatto

hanno fatto i miei predecessori il fatto invece di cambiare atteggiamento determina la

produzione o la non produzione di un fatto normativo cioè innova l’ordinamento giuridico

atto siamo

in un senso piuttosto che nell’altro. Parlando del diritto delle fonti fatto delle fonti

arrivati a definire quella che è la norma giuridica cioè la norma giuridica è appunto quella

regola che può derivare da un atto da un fatto normativo che innova l’ordinamento giuridico

e la norma giuridica ha tradizionalmente quattro caratteristiche: primo la generalità per

la norma prescrive un certo comportamento rispetto ad dei

generalità si intende il fatto che

soggetti in generale cioè si rivolge non ha soggetti predeterminati ma rispetta soggetti da

individuare ad esempio quando l’articolo del codice penale che punisce l’omicidio dice

21 anni in

chiunque cagiona la morte di un uomo è punibile con una pena non inferiore ai

quel chiunque c’è per l’appunto l’elemento di generalità cioè che quella norma giuridica sarà

applicabile a tutti coloro i quali commetteranno omicidio da qui fino a quando quella norma

rimarrà in vigore quindi la generalità attiene soggetti potenzialmente destinatari di quella

generalità riguardano

norma, secondo requisito l’astrattezza l’astrattezza differenza delle

l’elemento soggettivo ma l’elemento oggettivo quando si dice chiunque cagiona la morte di

un uomo eccetera è una tipica norma astratta perché si applica a tutti i possibili

comportamenti di morte di un uomo causata da un altro uomo e non soltanto a un certo

caratteristica è l’innovatività la norma giuridica è tale perché

omicidio determinato, terza

nel momento in cui entra in vigore dice qualcosa di nuovo rispetto a quello che c’era prima

per esempio quell’articolo del codice penale nel 1930 disciplina l’omicidio in modo diverso

tra

per esempio dal codice precedente, quarto elemento di imperatività che differenza c’è

l’articolo 521 del codice penale che è quello che riguarda l’omicidio e il comandamento

biblico non uccidere la generalità della stessa l’astrattezza della stessa l’innovatività c’è

qualcosa di nuovo ma manca l’imperatività, l’imperatività della norma giuridica è la

proiezione dell’imperatività dell’ordinamento giuridico vuol dire che un soggetto terzo il

pubblico potere può far valere coattivamente quella norma giuridica e quindi se un soggetto

commette omicidio gli arriva la polizia l’arresta il giudice lo condanna viene sottoposta una

pena di limitazione della libertà personale eccetera quindi l’imperatività è un elemento

che nel nostro

fondamentale della norma giuridica. La cosa più complicate di tutte è

ordinamento esiste una pluralità non solo di norme giuridiche ma sono molte anche le fonti

del diritto cioè sono molte le tipologie di atti o fatti normativi che non hanno l’ordinamento

giuridico cioè la costituzione c’è la legge e c’è la legge statale la legge regionale c’è il

regolamento parlamentare e c’è regolamento governativo e c’è la consuetudine ci sono le

e così dicendo quindi ci sono tante tipologie di atti

fonti del diritto dell’unione europea

normativi che poi dovranno portare all’individuazione di una serie di criteri per individuare

quali siano i criteri per la risoluzione dei conflitti tra questi atti normativi ma prima di questo

noi svolge per

occorre ragionare un momento sul procedimento logico che ciascuno di

passare dall’enunciato testuale da quello che sta scritto all’interno di un testo normativo

all’applicazione di quella regola giuridica e questo procedimento intellettuale è detta

interpretazione cioè l’interpretazione appunto quel procedimento per individuare una

diritto

norma e il suo significato da una certa prescrizione contenuta in una certa fonte del

quindi c’è una fonte del diritto che si chiama costituzione che dice all’articolo 59 comma

secondo il presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini questo

diciamo il enunciato testuale da questo enunciato testuale occorre numerare una norma

tra la fattispecie astratta

giuridica cioè una prescrizione applicabile che costituisce il ponte

cioè l’articolo della costituzione e la fattispecie concreta che è quella per cui verrà nominato

senatore a vita tizio o viceversa dalla fattispecie concreta la fattispecie astratta io vengo

tamponato quindi subisco un danno fattispecie concreta c’è una norma giuridica che obbliga

risarcirmi si è l’articolo 2043 del codice civile che parla di un danno

chi mi ha tamponato a

ingiusto e c’è un’altra regola del codice della strada tutto questo si enuclea in virtù

dell’interpretazione di una certa norma giuridica ora esistono diverse tipologie di

interpretazione esiste l’interpretazione giudiziale che quella applicata da un giudice esiste

l’interpretazione dottrinale che è quella proposta da uno studioso che dice che il romanzo

cinque senatori a vita vuol dire questo e chi le legge può dire il mio commento non convinto

e poi il sistema interpretazione autentica che è quella del legislatore ad esempio un domani

conflitto sul tema dei senatori a vita il legislatore potrebbe adottare

laddove si creasse un

una legge costituzionale l’interpretazione autentica dell’articolo 59 comma secondo della

costituzione in cui si dice per cinque senatori a vita si intendono cinque senatori per ogni

cinque

presidente della Repubblica oppure che dica di cinque senatori a vita si intendono

presidenti in totale legislatore ovviamente il Parlamento il registratore un soggetto abilitato

ad adottare la fonte atto cioè l’atto normativo per antonomasia che è la legge 1:00 serie di

articoli premessi cioè anche posti al codice civile del 1942 indicano una serie di regole per

sono le cosiddette preleggi che indicano una serie di

l’interpretazione degli atti normativi e

criteri per il procedimento interpretativo e quali sono questi criteri utilizzati dalle preleggi in

particolare dall’articolo 12 primo criterio interpretativo individuato il criterio letterale una

certa disposizione deve essere interpretata secondo il significato proprio delle parole per la

quindi per prima cosa occorre tenere conto della lettera del testo

connessione di essa

significato proprio delle parole secondo la connessione di essa, secondo elemento laddove

le parole siano chiare come nel caso per esempio dei cinque senatori a vita e il criterio della

ci sono due ratio legis una relativa al

ratio legis cioè il fondamento di quella legge e qui

legislatore storico cosa avevano in mente i costituenti quando avevano scritto l’articolo 59

comma 2 oppure una individuabile in base al sistema e quindi mi domando qual è la funzione

di sistema dei 5 senatori a vita a cosa servono e perché 5, il criterio della ragionevolezza è la

ritiene

ricerca di una ratio legis se la corte costituzionale individua questa ratio legis e la

meritevole salva la legge se invece questa è immeritevole la legge viene dichiarata

incostituzionale, se poi una controversia non può essere decisa sulla base di questi due

criteri si utilizza un altro criterio ancora che è quello dell’analogia cioè dell’applicazione ad

e regolano casi o materie analoghe, quindi ad

un certo caso di disposizioni che si applicano

esempio se c’è una certa norma che si applica soltanto alle coppie sposate un ragionamento

analogico potrebbe portare a dire che quel certo istituto si applica anche alle coppie

conviventi di fatto perché è un caso simile non c’è nessuna regola relativa specificatamente

alle coppie di fatto e quindi si applica il criterio analogico ovviamente perché si applichi il

criterio analogico gli aspetti di similitudine devono essere maggiore degli aspetti di diversità

perché se si reputano gli aspetti di diversità prevalenti non si può applicare il criterio

quello per cui vi possono essere due norme

analogico, il problema più significativo è

giuridiche in contrasto tra loro cioè vi può essere una norma giuridica che dice una cosa è

un’altra norma giuridica che ne dice un’altra questo fenomeno per cui vi è un contrasto tra

che collidano tra loro e il

norme giuridiche è detto antinomia, cioè l’esistenza di due norme

nostro ordinamento per l’appunto individua una serie di criteri per la risoluzione delle

antinomie cioè una serie di criteri che l’interprete deve applicare alle due norme questi

criteri per la risoluzione delle antinomie possono essere di due tipi possono essere dei criteri

vuol dire che qualcuno l’ha stabilito che è posto, oppure possono essere dei

positivi, che

criteri logici, che non hanno bisogno di essere espressamente previsti perché ci si arriva

attraverso un ragionamento, i criteri per la risoluzione delle antinomie positivi sono due e

criteri logici sono il criterio

sono il criterio gerarchico e il criterio della competenza, i

cronologico e il criterio della specialità, il criterio gerarchico è quel criterio per il quale in

caso di contrasto tra una norma di rango superiore e una norma di rango inferiore prevale

prevale la costituzione

la norma di rango superiore ad esempio tra la costituzione e la legge

perché il nostro ordinamento si poggia su una regola scritta per cui in caso di contrasto tra

l’una e l’altra prevale la costituzione tanto è vero che ci si è inventati un procedimento più

conflitto

complesso per cambiare la costituzione e un organo che deve verificare in caso di

tra costituzione legge e provvedere a intervenire che è la corte costituzionale il criterio

gerarchico pone quindi un problema di validità cioè il contrasto tra una norma superiore e

una norma inferiore rende la norma inferiore invalida cioè viziata e l’effetto di tutto questo

normalmente ha effetti generali erga omnes

procedimento è quello dell’annullamento che

e retroattivi ex tunc cioè nel contrasto tra due norme una delle quali è gerarchicamente

superiore all’altra è talmente grave il fatto che esista una norma inferiore in contrasto con

una norma superiore che viene cancellata dall’ordinamento e viene cancellata

venga cancellata nei confronti di tutti e con effetto

dall’ordinamento in modo tale che

retroattivo, il criterio della competenza e anch’esso un criterio positivo cioè serve una norma

che stabilisca se una certa norma e quando una certa norma sia competente nel regolare

una certa tipologia di atti

una certa materia e quindi il criterio della competenza ci dice che

normativi può intervenire in un certo ambito e quando invece no, il criterio della

competenza opera tra fonti del diritto dello stesso livello ad esempio nel nostro

ordinamento esistono leggi dello Stato e leggi delle regioni tra le leggi dello Stato delle leggi

tutte leggi equi ordinate tutte sottoposte

delle regioni non c’è un rapporto gerarchico sono

alla costituzione ma sono tutte fonti primarie e allora per sapere quando si può approvare e

applicare una legge statale e approvare e applicare una legge regionale occorre individuare

una fonte superiore attributiva della competenza che è nello specifico ad esempio l’articolo

costituzione che ci dice che in alcune materie entra in gioco la legge statale mentre

117 della

in altre materie entra in gioco la legge regionale in base alla competenza, il criterio

cronologico è un criterio che ci dice che in caso di contrasto tra due norme che sono una

successiva prevale quella successiva anche in questo caso si applica a

precedente ed una

fonti di pari grado e in questo caso si pone un problema di efficacia perché non c’è un vizio

si opera in virtù dell’efficacia una abrogazione che è per l’appunto il fenomeno per la quale

di avere efficacia da un certo momento in poi e normalmente

una certa norma cessa

l’abrogazione opera ex nunc che vuol dire da ora in avanti quindi vale solo per il futuro, il

criterio della specialità cioè in presenza di una regola generale e di una regola speciale si

in questo caso se prevalesse la regola generale la

applica la regola speciale perché anche

regola speciale non applicherebbe mai e quindi non si capirebbe il motivo per cui il

legislatore l’ha fatta. Lezione 28 – 27/11/2014

LA COSTITUZIONE E LE FONTI EQUI‐ORDINATE

Si intende per fonte del diritto ogni atto o fatto ritenuto idoneo dall’ordinamento giuridico

a produrre e rinnovare l’ordinamento giuridico stesso, quindi essendo quell’atto o fatto

ritenuto idoneo dall’ordinamento giuridico a produrre diritto richiama all’esistenza di una

appunto abilità consente ad un certo atto fatto di produrre diritto

norma precedente che

quindi di essere una fonte del diritto ma questo discorso che potrebbe tornare indietro

all’infinito ha bisogno quindi di un inizio, una tipologia di fonte del diritto non è storicamente

punto di vista storico è sempre frutto di qualcosa che

perché anzi il diritto se lo si vede dal

c’era prima ma logicamente, concettualmente se l’immagine del sistema delle fonti,

presupposta e non posta cioè un tipo di atto giuridico che non annulla dietro di sé e che

e non è posta

quindi costituisce il punto zero, una fonte del diritto che è presupposta

possiamo chiamarla costituzione, la costituzione quindi da un punto di vista teorico non da

un punto di vista storico è la norma primogenite dell’ordinamento giuridico, cioè quando noi

parliamo dell’attuale ordinamento statale parliamo dell’ordinamento che sorge il 1 gennaio

1948 entra in vigore la costituzione quindi la costituzione

del 1948 perché il 1 gennaio del

da un punto di vista logico da un punto di vista teorico è la fondamentale condizione di

validità dell’ordinamento giuridico è l’atto normativo che stabilisce in che modo in che

legge e a cascata gli

tempo e che forme vengono adottati gli atti giuridici subordinati cioè la

atti giuridici ancora subordinati cioè le fonti secondarie e così via. Ora dobbiamo andare un

po’ più a fondo su questa parola costituzione, dipende che cosa noi intendiamo per

costituzione cioè per costituzione noi possiamo individuare due cose diversi che in alcuni

e in altri casi sono disgiunti, cioè possiamo assumere la costituzione in

casi sono sovrapposti

un significato descrittivo e in un significato prescrittivo, la costituzione in senso descrittivo è

la costituzione, costituzione può voler dire l’insieme delle regole fondamentali che reggono

hanno una

un certo ordinamento, qui da un certo punto di vista tutti gli ordinamenti

costituzione ma da un altro punto di vista possiamo dire che solo alcuni ordinamenti hanno

una costituzione è in quel caso il senso ha un senso prescrittivo cioè io utilizzo la parola

costituzione caricandolo di un significato specifico e quindi posso dire ad esempio e lo dice

testo fondamentale del costituzionalismo che è la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del

un

cittadino Francia 1789 che all’articolo 16 dice una cosa per l’epoca rivoluzionaria ovvero una

società in cui non sono garantiti i diritti e non vi è la separazione dei poteri non ha

il passaggio tra un significato descrittivo di

costituzione, con questa affermazione si vede

costituzione è un significato prescrittivo di costituzione, ma si può fare anche l’esempio

opposto nel 1849 si ha in Italia un fenomeno di rivoluzione democratica sia la Repubblica

romana il Papa viene cacciato via sedia un triunvirato composto da Saffi, Armellini e Mazzini

si fa un’assemblea costituente e si scrivano costituzione, la costituzione della Repubblica

romana del 1849 molte disposizione della quale verranno poi riprese dalla costituzione

vigente oggi, ma c’è un problema mentre quei costituenti erano riuniti in Campidoglio per

approvare gli ultimi articoli della costituzione le truppe francesi stavano entrando a Roma

riportandosi dietro il Papa e sciogliendo quindi quell’assemblea costituente quindi qui

abbiamo un esempio di costituzione prescrittiva che non è mai diventata costituzione

descrittiva, quindi costituzione in senso prescrittivo è quel documento solenne che riunisce

le principali regole che regolano il funzionamento di un ordinamento giuridico e costituzione

è l’insieme di quelle regole a prescindere dal fatto che siano contenuto

in senso descrittivo

in un documento possono essere ad esempio regole consuetudinarie, quindi capite che ad

un certo momento della storia e cioè Francia 1789 la Costituzione diventa un obiettivo

una Costituzione e

politico cioè una serie di persone si battono politicamente per avere

danno vita appunto ad un movimento che viene chiamato il costituzionalismo, il

costituzionalismo però è un movimento intellettuale di cui fanno parte i rivoluzionari

americani, francesi, si battono per l’appunto per una Costituzione che però viene assunta in

appunto stabiliti all’art.

un significato prescrittivo quindi con alcuni contenuti che sono quelli

16 garanzia dei diritti e separazione dei poteri che sono due cardini del costituzionalismo

liberale, quindi il costituzionalismo nasce appunto con l’obiettivo di scrivere un documento

fondamentale e quindi costituire un nuovo ordinamento ma con obiettivi ben precisi e

rispetto al potere uno è quello

quindi il costituzionalismo continuamente dibatte tra due poli

della legittimazione del potere l’altro è quello della limitazione del potere questo fanno le

Costituzioni intese in senso prescrittivo limitano e legittimano, la Costituzione può essere

letta oltre che attraverso la categoria descrittiva e prescrittiva, come un atto politico o come

costituzione naturalmente entrambe le cose da un punto di

un documento giuridico, ogni

vista è il massimo atto politicamente rilevante di un certo ordinamento proprio perché sta a

livello massimo di disciplina del potere ma allo stesso tempo è anche un documento giuridico

costituzionale è chiamata a

cioè è la legge fondamentale, quando si dice che la corte

rispettare la costituzione e ad invalidare cioè dichiarare costituzionalmente illegittima una

norma di una legge in contrasto con la costituzione io assumo la costituzione non tanto come

atto politico quanto come documento giuridico cioè assumo che gli articoli le parole il

formule politiche ma sono enunciati giuridici e

disposto della stessa costituzione non sono

quindi anche di legittimazione il Parlamento fa certe cose perché lo dice la costituzione

quindi il Parlamento delegittimato a fare la legge il governo è legittimato a svolgere il suo

ci

ruolo politico di maggioranza e così dicendo e questo discorso della legge fondamentale

richiama sulla costituzione come condizione di validità di un certo ordinamento giuridico,

ancora altro possibile doppia chiave di lettura della costituzione la costituzione può essere

un bilancio e la costituzione può essere un programma ovvero alcune costituzione possono

tempo in un certo

limitarsi a registrare una certa situazione giuridica di fatto e non certo

ordinamento vengono riconosciute come diritti si vuole rendere quei diritti forti e quindi

sottrarli alle eventuali decisioni di segno contrario in futuro e si scrive nella costituzione io

introduco nella costituzione una serie di cose che già ci sono nell’ordinamento giuridico

della forza giuridica superiore ma la costituzione può essere

dando loro un rilievo politico

anche un programma cioè dire tutta una serie di cose che ancora non ci sono e la nostra

costituzione in particolare si caratterizza per una forte carica programmatica quando si dice

non è una

che esiste il diritto al lavoro per esempio ovviamente questa disposizione

disposizione che pone un bilancio e allora che cosa vuole dire vuole dire per l’appunto che

c’è un impegno dell’ordinamento giuridico tutto a fare in modo che il lavoro diventi un diritto

ma questo elemento della programma di città della costituzione cioè il fatto di disegnare un

futuro e non soltanto di registrare un percorso di attuazione già

percorso di attuazione nel

avvenuto nel passato espresso preveduti dall’articolo 3 comma secondo della costituzione

perché l’articolo tre comma secondo della costituzione quello che più di tutti pone con

voler

schiettezza sincerità chiarezza e durezza la continua tensione che esiste tra l’essere e il

essere cioè tra quello che è effettivamente e quello che è previsto dalla stessa costituzione

art. 3 comma 2 “compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e

sociale che limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini impediscono il pieno

di tutti i lavoratori

sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione

all’organizzazione politica economica e sociale del paese” cioè ci dice chiaramente che ci

sono degli ostacoli e quindi questi ostacoli sono esattamente la differenza che passa tra

qualcosa di già attuato e qualcosa che è da attuare, non solo ne erano consapevoli i

scritto proprio per rendere reale testimonianza per segnare in un

costituenti hanno anche

testo giuridicamente vincolante che la costituzione è qualcosa primo rivolto al futuro ma

rivolta al futuro nel senso che richiede una sua attuazione progressiva non rivolta al futuro

che sarà

nel senso di dire registriamo continuamente il presente e lo proiettiamo sul tempo

ma adottare appunto un rifiuto continuo del presente attraverso l’attivazione di meccanismi

che rimuovono quegli ostacoli che determinano situazioni di contrarietà alla costituzione e

quindi appunto vedete come la nostra costituzione si caratterizza ma non poteva essere

dalla guerra

diversamente perché l’Italia della costituzione è un’Italia che uscita dal fascismo

quindi la carica di rifiuto del presente e del passato del fortissimo e quindi rifiuto del passato

del presente sta a significare una forte carica programmatica, altre due categorie che ci

aiutano nella lettura della costituzione sono quella del potere costituente e del potere

1789 francese l’abate Sieyès qualificava al potere

costituito, uno dei protagonisti del

costituente come un fiume che tutto travolge il potere costituente il potere di costituire un

nuovo ordinamento giuridico cioè un corpo un soggetto una collettività che determina le

scelte costituenti cioè fondative di un nuovo ordinamento in un ordinamento democratico

è esercitato dall’assemblea costituente e l’assemblea costituente è per

il potere costituente

l’appunto quell’organo che è incaricata di dettare le regole costituzionali e quindi

l’assemblea costituente in teoria espressione di un potere illimitato cioè se la costituzione

intesa in senso logico è la condizione di validità di un certo ordinamento giuridico quindi è il

primo motore immobile il potere costituente è il primo motore immobile dal punto di vista

politico cioè il soggetto politico che dà vita alla costituzione ma da un punto di vista storico

così come non esiste un anno zero in assoluto allo stesso modo anche l’assemblea

un ruolo formidabile e tale sulla base di regole per esempio ad un

costituente che pure ha

certo punto venne fatto deciso nel 46 che l’assemblea costituente non si debba occupare

della questione istituzionale ma che la questione istituzionale relativa al futuro capo dello

direttamente dal

Stato italiano dovrà essere decisa da un referendum plebiscito e quindi

corpo elettorale quindi l’assemblea costituente su quello non può dire niente quindi vedete

come un potere limitato realtà avesse un limite importante che è quello di non stabilire il

funzionamento dell’organo capo dello Stato il potere costituito è qualunque potere che

scaturisce dalla costituzione cioè tranne il caso in cui si è uno momento costituente si fa

del potere costituito è quello del

sempre esercizio di potere costituito una sottocategoria

potere costituzionale cioè del potere previsto dalla stessa costituzione di modificare le

proprie regole di funzionamento la costituzione non pretende di essere sempre uguale a se

stessa ma visto che è consapevole che ancorché o forse proprio per essere il testo giuridico

tutti gli altri deve tener conto della storia prevede all’articolo 138 della

superiore a

costituzione un suo procedimento di revisione costituzionale ed è una cosa che prevedono

tutte le costituzioni perché se non ci fosse un procedimento di revisione costituzionale la

più fragile

costituzione sarebbe più forte perché sarebbe sempre quella ma sarebbe anche la

perché appena c’è bisogno di un cambiamento bisognerebbe cambiare tutta la costituzione

procedimento di revisione costituzionale è quel procedimento che consente di seguire una

serie di regole particolari per cambiare alcune parti della costituzione, quindi revisione

costituzionale previsione all’interno della stessa costituzione una serie di regole che

all’articolo 138 della costituzione per modificare la stessa costituzione ancora

troviamo

questa distinzione cioè la revisione di meccanismi di revisione costituzionale ci fa distinguere

le costituzioni in costituzioni rigide e costituzione flessibile, una costituzione rigida è una

costituzione che per l’appunto a un procedimento di revisione e un organo incaricato di

che il Parlamento se vuole cambiare costituzione segua un procedimento di

verificare

revisione costituzionale che la corte costituzionale cosa fa la corte costituzionale la corte

costituzionale nel momento in cui si trova davanti una legge incostituzionale fa ricorso a uno

cioè prendono

dei criteri volti alla risoluzione delle antinomie ovvero il criterio gerarchico

due norme una delle quali è gerarchicamente dà applicazione a quella che sta sopra invalida

quella che sta sotto ma il Parlamento poteva benissimo adottare quella certa disciplina

attraverso non è il procedimento ordinario che fa si che quella disciplina sia contenuta in

di revisione costituzionale a quel punto cosa

una legge ma attraverso il procedimento

succede abbiamo due norme una di ieri uno dell’altro giorno che dice una cosa diversa quali

si applica tra le due facendo applicazione di quelli criterio per la risoluzione delle antinomie

dicevamo

il criterio cronologico ovvero abrogazione (ex tunc) e inefficacia (ex nunc) quindi

che le costituzioni rigide sono quelle che hanno un procedimento per la loro revisione cioè

si può cambiare la costituzione soltanto seguendo quella strada ed esiste un organo

chiamato corte costituzionale che è chiamata a verificare che sia eseguita quella strada

le costituzioni flessibili

quindi Parlamento può sempre cambiare la costituzione salvi limiti,

invece sono quelle costituzioni che sono sì dei documenti fondamentali di un certo

ordinamento giuridico ma non contengono al proprio interno le regole per il loro

cambiamento e quindi proprio perché hanno la pretesa di nascere immortali in realtà sono

non prevedere regole per cambiare se stessi

qualificate costituzioni flessibili perché il fatto di

è un elemento di debolezza nel testo costituzionale per cui negli ordinamenti con

costituzione flessibile succede che a un certo punto la legge ordinaria deroga la costituzione

i comportamenti dei soggetti politici e degli attori istituzionali derogano la costituzione,

l’articolo 138 della costituzione prevede due diverse fonti del diritto con cui è possibile

innovare l’ordinamento giuridico a livello costituzionale, due possibili fonti del diritto con cui

è possibile innovare l’ordinamento giuridico a livello costituzionale da una parte prevede

leggi costituzionali

che vi siano delle leggi di revisione costituzionale dall’altro parla di altre

le leggi di revisione costituzionale e le altre leggi costituzionali sono affratellate dal fatto di

seguire lo stesso procedimento che quello di cui all’articolo 138 della costituzione ma sono

diverse tra loro profondamente diverse dal punto di vista sostanziale al punto che alcuni

di adottare altre leggi costituzionali ad

ordinamenti vietano espressamente la possibilità

esempio l’ordinamento della Repubblica federale tedesca, le leggi di revisione costituzionale

sono le leggi che intervengono sulla costituzione cioè sono le leggi che integrano modificano

o aprono la costituzione intesa come documento se io voglio modificare un articolo lo devo

revisione costituzionale ma il nostro ordinamento prevede delle

fare attraverso una legge di

altre leggi costituzionali sono delle leggi approvate con lo stesso articolo 138 previste dalla

costituzione e che disciplinano delle cose ritenute molto importanti ma in una forma

separata dalla costituzione oppure articolo 116 della costituzione comma uno “Il Friuli

Sardegna, la Sicilia, il Trentino‐Alto Adige/Südtirol e la Valle d’Aosta/Vallée

Venezia Giulia, la

d’Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi

statuti speciali adottati con legge costituzionale” noi abbiamo due famiglie di regioni uno a

statuto speciale e uno a statuto ordinario, queste regioni descritte nell’articolo 116 sono a

statuto speciale quindi queste diciamo sono le altre leggi costituzionali cioè la stessa

costituzione in qualche caso prevede la possibilità di adottare delle discipline di rango

costituzionale all’interno di atti normativi diversi, poi si è posto il problema ma a parte i casi

che ci sono delle leggi costituzionali questo riferimento alle

in cui è la costituzione a dirci

altre legge costituzionale ne consente anche altre cioè è possibile che il legislatore

costituzionale autonomamente approvi una legge costituzionale oppure no la cosa è

teoricamente complicata ma importante ad esempio numerosi sono stati negli ultimi

parte della costituzione in qualche caso le

trent’anni i tentativi di modificare la seconda

regole della costituzione sono stati modificati con una legge di revisione costituzionale

quindi dal punto di vista formale nessun problema si interviene sul testo della costituzione

per integrare modificare e abrogare alcune delle sue disposizioni in qualche altro caso si è

strada diversa ed è il caso per esempio della legge costituzionale numero uno

seguito una

del 1997 quella che ha istituito una delle molte commissioni bicamerali che avevano il

compito di redigere un nuovo testo costituzionale che è la cosiddetta commissione

bicamerale D’Alema cosa diceva di interessante questa legge costituzionale numero uno del

1997 è una legge costituzionale e quindi approvata quando il procedimento dell’articolo

138 per cui di rango istituzionale diceva vogliamo cambiare la seconda parte della

costituzione ma per questa volta e solo per questa volta istituiamo un nuovo procedimento

scaturiva a

di revisione costituzionale cioè dalla legge costituzionale numero uno del 1997

sua volta una volta approvata consentiva l’adozione di parte del Parlamento di una serie di

modifiche agli articoli della costituzione ma con un altro procedimento ad esempio

normalmente secondo l’articolo 138 della costituzione alla fine del procedimento vi può

essere un referendum eventuale invece la legge costituzionale numero uno del 1997

prevedeva un referendum obbligatorio quindi diceva solo per questa volta introduciamo una

procedura in deroga a quella prevista dall’articolo 138 cioè l’articolo 138 non veniva

questa

materialmente toccato ma si metteva un’ asterisco a quell’articolo in cui si diceva per

volta soltanto si seguono altra storia e questo fenomeno è chiamato il fenomeno della

rottura della costituzione che è un’espressione che ci sta a dire per l’appunto che la regola

costituzionale viene rotto una tantum cioè una volta soltanto per applicare alcune regole.

Lezione 29 – 01/12/2014

LA COSTITUZIONE TRA REVISIONE E RIFORMA

La nostra costituzione è una costituzione rigida perché il carattere della rigidità

costituzionale e quindi dell’individuazione di una serie di regole che rendono più complicato

cambiare la costituzione rispetto al normale procedimento legislativo costituisce una

costituisce anche la possibilità stessa di

complicazione procedurale ma allo stesso tempo

poter modificare la costituzione, cioè se non ci fosse l’articolo 138 della costituzione cioè se

non ci fossero delle regole specifiche per modificare la costituzione potrebbe voler dire che

la costituzione si può modificare attraverso la legge ordinaria o che la costituzione non si

può modificare mai che è modificabile ed entrambi queste soluzioni in realtà indeboliscono

la stessa costituzione perché è una costituzione immodificabile eterna non esiste perché la

costituzione come qualunque atto normativo e nella storia e della storia deve tenere conto

paradosso

e quindi a fronte di una costituzione completamente immodificabile sarebbe un

che per doverla necessariamente cambiare perché non più adatta ai tempi si dovrebbe fare

un nuovo ordinamento giuridico e quindi la rigidità costituzionale è un elemento di rigidità

ma allo stesso tempo è un modo per incanalare per la proceduralizzare cioè per riscrivere

e necessario cambiamento che qualunque testo giuridico

all’interno di una cornice di regole

subisce nel tempo, vi possono essere più elementi teorici che poi in qualche modo danno

conto di una costituzione rigida, cioè una costituzione deve essere rigida per una serie di

ragioni, a favore della rigidità costituzionale potremmo individuare ad esempio un approccio

se le regole contenute in una costituzione altro non sono che la

giusnaturalistico ovvero

ripetizione di regole che esistono in un diritto di natura è giusto ed è ragionevole che queste

regole abbiano un rilievo diverso e siano più garantite rispetto alle altre regole quindi si può

fondare quindi la stessa rigidità costituzionale secondo

ragionare di rigidità costituzionale e

un approccio giusnaturalistico proprio per preservare un insieme di regole di carattere

propositivo cioè stanno prima dell’ordinamento giuridico quindi che sono talmente

importanti che l’ordinamento le può soltanto riconoscere questo può formare la loro

a quello legislativo è più complicato

iscrizione in un testo normativo che è di rango superiore

da modificare, ancora un altro possibile approccio al tema della rigidità costituzionale può

essere invece quello giusrazionalistico una serie di filosofi del diritto hanno teorizzato la

rigidità costituzionale come condizione ideale di ciascun soggetto sottoposto ad una sorta

ciascuno di noi dovrebbe ragionare senza conoscere

di velo di ignoranza cioè razionalmente

la sua collocazione effettiva all’interno dell’ordinamento giuridico quindi avulso da

qualunque elemento differenziale quindi avendo questa sorta di velo di ignoranza cioè senza

sapere quale sia la propria collocazione effettiva all’interno di un certo ordinamento

regole più importanti delle altre che

giuridico è opportuno che ciascuno abbia una serie di

siano poste in una costituzione al riparo dalle mere scelte delle maggioranze politiche e

quindi in questo modo ciascuno sarebbe tutelato al di là della sua collocazione sociale e

dovrebbe appunto ragionare positivamente in tempi di rigidità costituzionale un altro

utilitaristico, l’approccio utilitaristico alla revisione

approccio possibile è l’approccio

costituzionale fa leva sul cattivo funzionamento del principio maggioritario, si dice

qualunque maggioranza rischia di straripare delle proprie funzioni e di trattarsi in piramide

quindi di opprimere le minoranze e per questo è opportuno che vi siano una serie di regole

politiche e siano

che siano sottratte alla libera disponibilità di quelle stesse maggioranze

invece patrimonio di tutti da mettere all’interno di un testo costituzionale dotato di rigidità,

ultimo possibile approccio è un approccio contrattualistico che vuol dire che si assume che

alla base di un ordinamento giuridico ci sia un patto cioè ci sia un accordo in cui tutti

si mettono d’accordo e quindi stabiliscono anche in questo caso una serie di

consociati

regole di rango costituzionale che non possono essere a disposizione per il futuro, quindi

sono quattro possibili approcci posti a giustificazione del fatto che una serie di regole siano

Gli ultimi trent’anni hanno

sottratte alla possibilità di una mera maggioranza di cambiarle.

fatto emergere una certa dialettica tra da un lato il tema della revisione costituzionale

dall’altro il tema della riforma costituzionale declinato sotto forma della grande riforma

costituzionale cioè da circa trent’anni cioè a partire dalla metà degli anni 80 del novecento

sistema politico partitico si fa strada in alcune forze politiche e in

a seguito della crisi del

alcuni settori della pubblica opinione il convincimento che una delle possibili soluzioni di

quella crisi politico partitica stia nel riscrivere le regole del gioco e quindi concretamente nel

singoli articoli

modificare la costituzione e quindi non già nel cambiare disposizioni puntuali

pezzi circoscritti della costituzione ma ad esempio nel cambiare completamente la forma di

governo e la forma di stato trasformando l’Italia da paese regionale a paese federale,

trasformando l’Italia dal sistema parlamentare a sistema presidenziale non importa quali

appunto preme sottolineare è che

siano le soluzioni di volta in volta adottate quello che

ritorna in maniera piuttosto insistente il tema non solo della revisione costituzionale, che si

modifica quella parte circoscritta puntuale e precisa di una disposizione della costituzione,

invece a partire dal 1983 emerge il tema della riforma costituzionale ed emerge questo tema

la prima commissione bicamerale per le riforme istituzionali la

perché nel 1983 si insedia

cosiddetta allora commissione Bossi, è la prima volta in un organismo infra parlamentare

propone una complessiva riforma di tutta la seconda parte della costituzione quindi non più

il

soltanto una singola disposizione ma di tutta la seconda parte, un’altra data significativa è

1991 succede che il presidente della Repubblica di allora Francesco Cossiga vuole presentare

un messaggio alle camere in cui chiede che le camere della vita a una fase costituente

facendo addirittura un’assemblea costituente che è un organo che non è previsto dalla

dei ministri Andreotti di controfirmare

costituzione ma c’è rifiuto del presidente del consiglio

quel messaggio e viene controfirmato dal vice presidente del consiglio dei ministri Martelli,

altra data 1993 nuova commissione parlamentare per le riforme istituzionali anche in questo

caso la revisione di tutta la seconda parte della costituzione cosiddetta commissione De Mita

la prima volta la legge costituzionale numero uno del 1993 nella prima che

Iotti e nel 93 per

adotta una rottura della costituzione cioè la prima che seppur approvata secondo le regole

di quell’articolo 138 della costituzione apre una tantum cioè una volta soltanto un nuovo

prima volta una deroga

procedimento di revisione costituzionale cioè ci si immagina per la

all’articolo 138 della costituzione quindi la domanda che ci si deve porre se l’articolo 138 è

soltanto una regola procedurale o è anche una regola sostanziale stessero una regola

procedurale questo meccanismo è perfettamente in linea con la procedura se però è anche

una regola sostanziale in verità no, ancora altra data 1997 a livelli non cerca di bestiame

le riforme costituzionali detta

capelli mamma si cede alla commissione bicamerale per

commissione D’Alema anche questa nulla di fatto e poi diciamo 2001 la commissione

D’Alema aveva anche in questo caso l’ambizione di riscrivere tutta la seconda parte della

costituzione quindi il Parlamento del governo il presidente della Repubblica la corte

il tentativo politico di modifica di tutta la

costituzionale le regioni eccetera visto che fallisce

seconda parte della costituzione si riesce a portare avanti la modifica soltanto del titolo

quinto abbiamo nel 2001 l’approvazione della legge costituzionale numero tre del 2001 sulla

riforma del titolo quinto che costituisce ad oggi la principale revisione costituzionale mai

ad oggi ed è interessante la legge costituzionale numero 3 del 2001 perché

adottata dal 1947

è anche la prima in cui si fa ricorso a referendum costituzionale cioè per la prima volta il

corpo elettorale viene chiamato a pronunciarsi sulla revisione della costituzione e nel 2001

disegno di legge 2544 della 14ª legislatura che

vota favorevolmente nel 2006 abbiamo il

presenta un’altra grande riforma della costituzione che tuttavia viene rigettata dal corpo

elettorale i referendum svoltosi sempre nel 2006, ancora nel 2013 il governo letta porta

avanti un altro progetto di revisione costituzionale disegno di legge numero 813 anche

138 della costituzione caduto il governo letta non parla più

questo in deroga all’articolo

nessuno da ultimo il disegno di legge nel 2014 siamo in tutti i casi nella 17ª legislatura siamo

al disegno di legge numero 1429 detta Renzi Boschi che l’8 agosto 2014 è stato approvato in

Repubblica, questo testo è interessante per una serie di motivi

prima lettura dal Senato della

perché al di là del fatto che venga approvato meno è interessante perché attraverso le

proposte di modifica che vengono fatte mettere in luce alcuni profili ritenuti negativi

dell’attuale seconda parte della costituzione questo disegno di legge costituzionale si intitola

per il superamento del bicameralismo paritario la riduzione del numero dei

disposizioni

parlamentari il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni la soppressione del

CNEL e la revisione del titolo quinto della parte seconda della costituzione attualmente la

che vuol

nostra forma di governo vede la presenza di un bicameralismo paritario o perfetto

dire che tendenzialmente tutte due le camere svolgono le stesse funzioni la innovazione più

significativa è che al contrario di questo assetto soltanto la camera dei deputati e organo di

indirizzo politico che vota la fiducia al governo e che gode di potestà legislativa a tutto campo

della Repubblica invece diventa organo rappresentativo delle istituzioni territoriali

il Senato

cioè quel riferimento alla Repubblica che oggi ha inteso come rappresentativo del corpo

elettorale nel suo complesso diventa invece rappresentativo della Repubblica la formula

sintetica per i diversi livelli territoriali di potere comuni province e città metropolitane

profilo di innovazione è proprio quello della trasformazione del

regioni, quindi il principale

Senato l’organo paritario in organo che rappresenta le istanze delle istituzioni territoriali

tanto è vero che il Senato passerebbe dagli attuali 315 componenti elettivi a 95 componenti

elettivi eletti dai consigli regionali in numero proporzionale alla popolazione di ciascuna

regionali che leggono altri consiglieri regionali e anche il sindaco

regione quindi consiglieri

in Comune del territorio quindi oltre a perdere l’elemento di rappresentanza paritaria è un

organo anche di secondo grado per quanto riguarda la funzione legislativa oggi la funzione

legislativa è esercitata collettivamente delle due camere per cui una legge per essere

al Senato della

approvato dal medesimo testo tanto dalla camera dei deputati quanto

Repubblica secondo questo nuovo testo invece può essere approvata soltanto dalla camera

dei deputati perché il Senato della Repubblica tranne che in alcune materie particolari svolge

soltanto una funzione di riflessione cioè la camera dei deputati può superare il voto contrario

altri profili interessanti viene introdotto un

del Senato con una seconda deliberazione,

controllo preventivo di costituzionalità sulle leggi cioè una minoranza parlamentare può

chiedere che la corte costituzionale si pronunci prima dell’entrata in vigore della legge sulla

legittimità costituzionale delle leggi e poi ancora si incide sul quorum dei referendum

che può essere presentato o

abrogativo attualmente per chiedere i referendum abrogativo

da 500.000 elettori o da cinque consigli regionali dopodiché affinché si abbia l’effetto

abrogativo devono recarsi a votare almeno il 50% +1 degli aventi diritto al voto e i si devono

essere più dei no, quindi c’è un doppio quorum strutturale funzionale questo disegno di

legge prevede la prima regola a meno che non abbiano sottoscritto la presentazione di

referendum almeno 800.000 elettori in quel caso il 50% +1 non viene assunto sugli aventi

diritto ma viene assunto sul numero dei votanti alle ultime elezioni per la camera dei

firme per il referendum abrogativo e alle

deputati e quindi se vengono raccolte 800.000

ultime elezioni sono andati a votare il 70% degli aventi diritto il quorum del 50% +1 degli

aventi diritto scende al 35% +1 quindi vedete come si modifica nettamente questo profilo

una sola camera viene introdotto

ancora vi ho detto che la fiducia è accordata o revocata da

il vota dalla certa cioè il governo in presenza di leggi ritenute particolarmente importanti per

il proprio indirizzo politico può chiedere che il Parlamento si pronunci su queste senza se e

senza ma nel termine di 60 giorni e quindi imponendo in qualche modo al Parlamento

l’adozione di un voto favorevole o di un voto contrario entro un certo termine. Ora come

funziona il procedimento di revisione costituzionale esso che cosa può essere svolto il

procedimento di revisione costituzionale è disciplinato dall’articolo 138 della costituzione

procedimento legislativo ordinario

ed è un procedimento che si fonda si appoggia quindi sul

ed introduce alcuni meccanismi di maggiore complessità sia per quanto riguarda il

procedimento in senso stretto cioè i soggetti che intervengono nelle diverse fasi sia per

quanto riguarda il tempo che questo procedimento segue sia per quanto riguarda le

leggi di revisione costituzionale

maggioranze richieste è un procedimento unico tanto per le

quanto per le altre leggi costituzionali che quindi sono appunto affratellate dal fatto di

seguire lo stesso procedimento il procedimento vede una serie di fasi la prima fase è quella

dell’approvazione da parte delle camere del disegno di legge costituzionale deve essere

un disegno di legge ordinario del medesimo testo da parte di

approvato come se fosse

entrambe le camere camera dei deputati e Senato della Repubblica fin qui nulla di diverso

da un disegno di legge ordinario tuttavia se fosse un disegno di legge ordinario la fase

dalle due camere

successiva sarebbe la trasmissione di questo testo approvato egualmente

al presidente della Repubblica per la promulgazione invece per quanto riguarda le leggi di

revisione costituzionale e le altre leggi costituzionali si sospende il procedimento per almeno

tre mesi si prende in altre parole una pausa di riflessione le idee che le regole si devono

cambiare con calma pensandoci bene ma addirittura si dice che dopo una prima

debbano essere almeno tre mesi di intervallo

approvazione da parte delle due camere ci

terza fase il medesimo testo deve essere approvato una seconda volta da parte delle camere

quindi le letture sono quattro non sono più soltanto due come nella legge ordinaria e in

questa seconda approvazione da parte delle camere entra in gioco una maggioranza

qualificata possono succedere due cose se la maggioranza è una maggioranza dei due terzi

dei componenti il disegno di legge costituzionale ha avuto consenso molto ampio due terzi

dei componenti quindi due terzi dei componenti sono ritenuti sufficientemente

rappresentativi della nazione nel suo complesso per procedere con la promulgazione da

del presidente della Repubblica con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e con

parte

l’entrata in vigore quindi come vedete tutto un procedimento che sostanzialmente passa

all’interno del Parlamento e passa all’interno del Parlamento perché la seconda

approvazione da parte delle camere a questa maggioranza molto alta di due terzi ma può

succedere anche qualcos’altro può succedere che la seconda approvazione sia da parte delle

camere a maggioranza assoluta invece normalmente per l’approvazione di un testo

normativo così come per il voto di fiducia è sufficiente la maggioranza dei votanti, è

nettamente più bassa la maggioranza semplice che non la maggioranza assoluta la

maggioranza semplice poi a una maggioranza che varia continuamente di votazione in

votazione a seconda dei votanti la maggioranza assoluta invece una maggioranza tabellare

cioè si stabilisce prima quindi vi può essere una circostanza che si abbia la seconda

c’è la

approvazione una maggioranza in ciascuna delle due camere assoluta se non

maggioranza assoluta finisce lì che non sia però maggioranza di due terzi in questo caso si

apre quello che i giuristi chiamerebbero un sub‐procedimento eventuale, nei successivi tre

mesi 500.000 elettori cinque consigli regionali un quinto dei componenti di una camera

nei successivi tre mesi i soli 500.000

possono chiedere lo svolgimento di un referendum

elettori i soliti 5 consigli regionali a cui si aggiungono un quinto dei componenti di una

camera possono chiedere lo svolgimento di un referendum costituzionale quindi non si

arriva subito alla promulgazione si aspettano tre mesi si vede se qualcuno chiede lo

del referendum costituzionale, chi è in minoranza in parlamento chiederà lo

svolgimento

svolgimento ragionevolmente questo referendum costituzionale ha le sue caratteristiche

che sono le seguenti ha una struttura confermativa che lo distingue vuol dire che all’elettore

viene chiesto vuoi tu confermare l’approvazione del disegno di legge costituzionale che è

del referendum abrogativo perché invece di referendum abrogativo

opposta a quella

all’elettore viene chiesto vuoi tu abrogare l’articolo della legge quindi chi chiede referendum

nel referendum abrogativo fa campagna per il si, nel referendum costituzionale invece il

promotore per il referendum fa campagna per il no proprio perché la struttura è una

confermativa ma la funzione è oppositiva cioè la funzione che a questo referendum

struttura

costituzionale quella di contrapporsi alla votazione avuta su quel punto da parte delle

camere e il favore che la costituzione esprime per il mantenimento dello status quo cioè per

non cambiare la costituzione sta nel fatto che non c’è il quorum strutturale cioè che nel

referendum costituzionale anche in questo caso a differenza del referendum abrogativo

entrambi gli schieramenti quello dei favorevoli e quelli dei contrari alla revisione

quelli che

costituzionale devono convincere gli elettori a venire a votare non sono soltanto

indicono i referendum che devono dire di venire a votare in questo caso possono anche

bastare cinque 10 voti se i no sono più dei siti il disegno di legge costituzionale esce di scena

quindi vedete come è un referendum piuttosto diverso nella struttura del referendum

dopodiché si fa referendum costituzionale i si sono più dei no a quel punto

costituzionale se

il suo procedimento eventuale termina rientra in gioco le fasi 4 5 e 6 della procedura

ordinaria. A questo punto dobbiamo trattare del tema dei limiti della costituzione, abbiamo

possibile cambiare ogni cosa della costituzione la

visto come si cambia la costituzione ma è

risposta è no, sussistono una serie di limiti espliciti in alcune parti della costituzione in cui si

dice questo non si può cambiare alcuni limiti impliciti affermati come tali dalla corte

costituzionale che sono per l’appunto sottratti alla costituzione di riferimento imminente di

limiti espliciti è quella appunto di cui all’articolo 139 della costituzione “La forma

repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale” qual è la spiegazione

storica di questo divieto esplicito? Perché questo punto cioè il punto specifico monarchia e

un momento

Repubblica è stato già oggetto di una pronuncia del corpo elettorale in

costituente persino l’assemblea costituente non poteva tornare sulla scelta istituzionale

effettuata direttamente e immediatamente dal corpo elettorale per questo noi troviamo

l’ultimo articolo della costituzione l’affermazione dell’intangibilità di quel voto, qual è il

a un

contenuto sostanziale è che non si può tornare alla monarchia cioè non si può tornare

capo dello stato che non sia elettivo e che non sia in carica per un tempo determinato, l’art.

139 della costituzione è stato letto in connessione con l’art. 1 della costituzione repubblica

si

quindi non è soltanto il capo dello stato ma è anche qualcosa di più e qualcosa che

riconnette alla dimensione democratica dell’ordinamento al fondamento popolare della

sovranità non esiste una repubblica in cui il popolo non sia sovrano, e poi ancora si può dire

che la Repubblica è anche quella di cui ci parla l’articolo cinque della costituzione quella che

una e indivisibile e quindi si potrebbe dire che la forma

ci dice che la Repubblica è

repubblicana vuol dire anche l’intangibilità dell’unità nazionale tutto questo quindi può

essere a giusto titolo Repubblica, ma la corte costituzionale ampliato ulteriormente questi

limiti ha detto non c’è soltanto la forma repubblicana che può essere interpretato

i diritti inviolabili perché se sono inviolabili non possono

estensivamente ci sono anche

essere soggetti a revisione costituzionale quindi l’articolo 13 della costituzione laddove si

dice la libertà personale è inviolabile e poi ancora ha detto la corte costituzionale con una

ma anche

sentenza importante la sentenza numero 1146 del 1988 non solo i diritti inviolabili

i principi supremi dell’ordinamento, in quanto principi supremi questi sono elementi

strutturali dell’ordinamento cioè i principi supremi sono i principi per i quali l’ordinamento

è tale sono dei principi dell’identità delle stesse ordinamento se non ci fossero quei principi

nella sua più intima

l’ordinamento sarebbe qualcosa di diverso e sarebbe qualcosa di diverso

essenza e questo quindi configurerebbe un altro ordinamento non più lo stesso

ordinamento della costituzione italiana.


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze aziendali
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A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher veronicaemirco.riboloni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Benvenuti Marco.

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