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Istituzioni di Diritto – Prof. Claudio ANGELONE – Verifiche

quali il contratto potrebbe invalidarsi qualora stipulato. Le parti devono

comportarsi secondo buona fede, la mancanza della quale da luogo ad una

responsabilità detta precontrattuale. La causa è la funzione economica sociale

del contratto, cioè lo scopo a cui esso mira è la ragione per cui viene tutelato

dalla legge. La causa deve essere lecita, cioè non contraria a norme imperative,

all’ordine pubblico, al buon costume. Il contratto contrario a norme imperative

o all’ordine pubblico si dice illegale; quello contrario al buon costume si dice

immorale. L’oggetto è la prestazione di contenuto patrimoniale che i

contraenti pattuiscono nei loro accordi (es: un terreno). L’oggetto deve essere

possibile, lecito, determinato o determinabile. La forma è il modo con cui il

contratto viene stipulato. Si distinguono così contratti in forma scritta, orale,

per atto pubblico, per scrittura privata, con o senza testimoni, ecc. In generale

vige il principio della libertà delle forme, però, in alcuni casi previsti dal

codice, la legge prescrive che il contratto sia stipulato per iscritto.

20) Contratti tipici e contratti innominati: distinzione ed esempi.

Il legislatore ha previsto e disciplinato un gran numero di contratti, detti

20. appunto tipici o nominati, ma ha lasciato alla libera autonomia delle parti la

possibilità di prevederne altri, ove le complesse situazioni economiche lo

richiedano. Alcuni esempi di contratti tipici sono: vendita, permuta,

somministrazione, locazione, affitto, appalto, trasporto, mandato,

commissione, spedizione, agenzia. I privati possono creare, in modo autonomo,

un loro contratto che potrà essere ugualmente valido tra le parti, anche se non

rientra in nessuno degli schemi previsti dal legislatore: si tratta dei cosiddetti

contratti atipici o innominati. Alcuni esempi di contratti atipici sono:

factoring, sponsoring, leasing, franchising. Le parti, in questi contratti, possono

prevedere e fissare clausole e pattuizioni accessorie che non deroghino ai

principi di buon costume e ordine pubblico. Detti contratti rimangono

comunque, disciplinati dai principi generali previsti dalla legge per regolare i

contratti tipici e non potranno, in ogni caso, derogare ai principi generali di

diritto che regolano il negozio giuridico.

21) La causa nel contratto, illeicità della causa.

21.La causa è un elemento essenziale del contratto e, pertanto, deve essere lecita,

cioè non contraria a norme imperative, all’ordine pubblico, al buon costume. Il

contratto la cui causa è illecita, quando cioè è contraria: a) a norme imperative

che prevedono la nullità come sanzione; b) a norme di ordine pubblico che

vengono adeguate elasticamente alle esigenze contingenti della vita sociale; c)

al buon costume, inteso come complesso di principi, elastici e non limitati alla

sfera sessuale, ma anche a quella politica o professionale, che costituiscono la

morale sociale corrente. Nelle condizioni di causa illecita il contratto è nullo.

22) Classificazione dei contratti.

Le classificazioni dei contratti sono numerose date le diverse possibilità

22. esistenti di raggruppare i contratti per le loro caratteristiche simili sia strutturali

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che funzionali. A effetti reali sono quei contratti che trasmettono o

costituiscono immediatamente un diritto reale, come la vendita di una cosa che

ci appartiene. A effetti obbligatori sono quei contratti che di per sé

costituiscono solo un rapporto obbligatorio anche se diretto alla trasmissione in

futuro di diritti reali, come la vendita di cosa altrui. A titolo oneroso o gratuito

sono quei contratti diretti ad aumentare il patrimonio altrui dietro un

corrispettivo o senza corrispettivo. Consensuali o reali, questa distinzione

deriva dal diverso modo in cui viene perfezionato il contratto. Quasi tutti i

contratti sono consensuali, in quanto si perfezionano al momento dell’accordo,

senza la necessità di consegnare materialmente la cosa. Vi sono però alcuni

contratti, reali, come il mutuo, il comodato, il deposito che si perfezionano con

la consegna della cosa. Contratti commutativi o aleatori, i primi sono quelli in

cui le parti sanno già, fin dalla stipula, quale sarà il reciproco vantaggio (es:

compravendita); nei secondi il vantaggio o lo svantaggio dipendono dalla sorte

(es: assicurazione). A prestazioni corrispettive sono quei contratti in cui i

vantaggi e gli svantaggi dei contraenti sono collegati dal cosiddetto nesso di

reciprocità o sinallagma contrattuale. A prestazione unica sono quei contratti in

cui manca la corrispondenza in quanto in una delle parti sorge solo un obbligo

autonomo, non collegato con l’esecuzione dell’obbligo principale (es: restituire

la cosa avuta in comodato). Tutti i contratti possono essere distinti, rispetto alle

loro funzioni in tre gruppi. Contratti costitutivi sono quelli che danno luogo a

un rapporto giuridico che prima non esisteva, come ad esempio la stipula di

una polizza assicurativa. Contratti modificativi sono quelli che mutano un

rapporto giuridico preesistente, ad esempio l’accollo di mutuo. Contratti

estintivi sono quelli che hanno lo scopo di eliminare un contratto giuridico

preesistente, ad esempio la compensazione volontaria.

23) I poteri dello stato; forme di stato e di Governo.

Lo Stato è l’organizzazione di un popolo sopra un territorio sotto un potere

23. originario per il conseguimento dei fini generali della collettività in esso

organizzata. Elementi costitutivi sono: il popolo, il territorio e la potestà

d’imperio. Il popolo è costituito da tutti i cittadini dello Stato residenti, da non

confondere con popolazione. Il territorio è costituito dalla terraferma, dalle

acque interne, dal mare territoriale, dallo spazio aereo soprastante e dal

sottosuolo. La potestà d’imperio è il riconoscimento della posizione di

supremazia dello Stato rispetto ai cittadini, cioè il potere di dare ordini ed

esigere che essi vengano rispettati. Questa sovranità è: a)originaria perché

appartiene allo Stato per il solo fatto che esso è costituito; b)esclusiva perché

non esiste altro potere che può farsi valere su di essa; c)incondizionata perché

non incontra alcun limite che non si sia dato esso stesso. Tale sovranità si

sostanzia nelle tre funzioni tipiche dello stato moderno: A)la funzione

legislativa, con la quale si emanano le leggi che formano l’ordinamento

giuridico dello stato; B)la funzione amministrativa, con la quale le leggi

esistenti sono applicate, realizzando così i fini di interesse pubblico che lo stato

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persegue; C)la funzione giurisdizionale, con la quale si assicura l’osservanza

delle leggi e l’irrogazione delle sanzioni previste a carico di chi le violi. Le

forme di Stato possono essere di due tipi: 1)Stato unitario è quello costituito da

un solo popolo, organizzato su un unico territorio e sotto un unico potere

sovrano; 2)Stato composto è quello che risulta dalla unione durevole di più

Stati i quali, pur conservando la loro qualità di Stato, si organizzano in modo

da dare vita ad un nuovo Stato, ad essi sovraordinato e che tutti li comprende.

La forma tipica dello Stato composto è quello Federale nel quale i singoli Stati

Federati sono organizzata da una Costituzione. Le forme di governo essenziali

possiamo ricondurle a tre tipologie: 1)governo parlamentare dove vi è la

predominanza del parlamento circa le decisioni di indirizzo politico; 2)governo

presidenziale, esso è caratterizzato dall’indipendenza dell’autorità di governo e

dove l’indirizzo politico è dato da un Capo dello Stato che è anche Capo del

Governo. 3)governo direttoriale composto da diversi membri (3-7) che

amministrano l’indirizzo politico per tutta la durata del loro mandato.

24) La Costituzione; tipi di Costituzione; la Costituzione Italina.

24.La Costituzione è la “legge fondamentale” dello Stato, è il complesso di norme

che delineano i principi cardine della struttura dello Stato e delle leggi. La più

importante distinzione tra Costituzioni attiene alle modalità attraverso cui esse

possono essere modificate. Possiamo distinguere tra: a)costituzioni rigide le

quali possono essere modificate soltanto da speciali organi e con particolari

procedure, con modalità diverse da quelle previste per la produzione legislativa

ordinaria; b)costituzioni flessibili le quali possono essere modificate dai

normali organi legislativi e con la stessa procedura prevista per le leggi

ordinarie. La Costituzione italiana è una costituzione rigida, in essa i diritti e i

doveri dei cittadini e i rapporti tra i vari organi della P.A. sono rigorosamente

predeterminati; essa si sofferma a disciplinare nei particolari la gestione della

cosa pubblica. Nei primi 12 articoli vengono fissati i principi fondamentali

dell’ordinamento repubblicano. Nella prima parte, artt.12-54, sono indicati i

diritti ed i doveri dei cittadini. Nella seconda parte, artt.55-139, si delinea più

propriamente la struttura dell’ordinamento costituzionale e degli organi ad esso

preposti. Infine vi sono le disposizioni transitorie e finali.

25) La Corte Costituzionale.

25.La Corte Costituzionale è un organo la cui creazione è derivata dal carattere di

rigidità della Costituzione italiana che, non potendosi modificare con legge

ordinaria, necessita di uno strumento che accerti la costituzionalità delle leggi e

degli atti aventi forza di legge. La Corte Costituzionale è la custode delle

garanzie costituzionali ed è composta da 15 membri eletti: 5 dal Presidente

della Repubblica; 5 dal Parlamento in seduta comune e 5 dalle supreme

Magistrature ordinarie e amministrative. La Corte Costituzionale giudica:

a)sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli

atti aventi forza di legge, sia dello Stato che delle Regioni; b)sui conflitti di

attribuzioni tra i poteri dello Stato, su quelli tra Stato e Regioni e sui conflitti

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tra Regioni; c)sulle accuse verso il Presidente della Repubblica ed i membri del

Governo; d)sull’ammissibilità delle richieste di referendum abrogativo. Il

giudizio sulla legittimità può riguardare due aspetti: la costituzionalità formale,

cioè l’esame della conformità del processo di emanazione di una legge rispetto

al dettato costituzionale; la costituzionalità sostanziale, cioè la corrispondenza

della legge ai principi della Costituzione.

26) La Magistratura e l’organo di autogoverno.

26.La Magistratura è il complesso degli organi ai quali è affidata la funzione

giurisdizionale, cioè l’amministrazione della giustizia. Con la funzione

legislativa lo Stato pone in essere norme generali ed astratte, con quella

giurisdizionale le interpreta e le applica alle fattispecie concrete, risolvendo i

conflitti e reprimendo le violazioni dell’ordinamento giuridico. La Costituzione

ci fornisce i principi che animano la Magistratura, e i due più importanti sono:

a)la pluralità degli organi giurisdizionali cioè la funzione giurisdizionale deve

essere esercitata da più organi con diversa competenza per materia, valore e

territorio; b)la pluralità dei gradi di giurisdizione, cioè ogni giudizio di prima

istanza può essere presentato in seconda istanza, in terza istanza, al giudizio di

Cassazione per le sole questioni di diritto. La giurisdizione poi può essere

ordinaria o speciale. Alla giurisdizione ordinaria sono affidate le controversie

in materia civile e le violazioni penali. Alla giurisdizione speciale sono

demandate alcune materie o alcune categorie di persone. Molto importanti

sono la giurisdizione amministrativa, quella contabile e quella militare. Il

Consiglio Superiore della Magistratura è l’organo posto al vertice

dell’ordinamento giudiziario. Suo compito costituzionale è quello di realizzare

la piena indipendenza dei Magistrati da ogni altro potere, garantendo in tal

modo l’indipendenza e l’autogoverno della Magistratura. Le attribuzioni e la

composizione del Consiglio Superiore della Magistratura sono previste dall’art.

104 della Costituzione. Il CSM è composto da 20 membri eletti direttamente

dalla Magistratura, 10 dal Parlamento in seduta comune, da 2 membri di diritto

ed è presieduta dal Presidente della Repubblica. Le principali competenze

sono: la propulsione delle attività del Consiglio e tutte le funzioni relative ai

magistrati come: assunzioni, trasferimenti, promozioni, azioni disciplinari ecc.

27) Responsabilità da fatto illecito: disciplina generale, differenze tra illecito

civile e illecito penale.

27.Qualunque soggetto che attraverso un fatto doloso o colposo cagiona ad altri

un danno ingiusto è obbligato a risarcire il danno. Il dolo consiste nella

coscienza, nella volontà di cagionare l'evento dannoso. L'illecito è colposo

quando l'evento dannoso non è voluto dall'agente e si verifica a causa di

negligenza, imprudenza o imperizia; ovvero per inosservanza di leggi,

regolamenti, ordini o discipline. L’evento deve essere conseguenza immediata

e diretta dell’atto che lo ha causato. Il danno è inteso come pregiudizio contro

il soggetto che lo ha subito e deve essere ingiusto. Perché vi sia responsabilità,

occorre che la persona che cagiona il danno sia capace di intendere e volere al

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momento del fatto. In relazione alla definizione di "danno ingiusto" è da

intendersi quel danno causato in assenza delle cause giustificative previste

dalla legge. Ne consegue che non tutti i danni sono da considerarsi ingiusti: i

comportamenti che sono generalmente antigiuridici possono essere, in alcuni

casi, giustificati da particolari circostanze, quali la legittima difesa (Art. 2044)

o lo stato di necessità (Art. 2045) di salvare sé o gli altri dal pericolo di un

danno grave alla persona. Non risponde del pregiudizio cagionato chi lo ha

fatto esercitando un proprio diritto o adempiendo ad un proprio dovere(es:

poliziotto che esegue un arresto). Gli illeciti civili si distinguono dagli illeciti

penali perché sono atipici o innominati cioè non sono espressamente previsti

dal codice. Gli illeciti penali invece sono tipici e sono solo quelli

espressamente previsti dal codice.

28) Le attività pericolose e regime di responsabilità.

28.Chiunque cagioni un danno, nell’esercizio di una attività pericolosa, per non

essere tenuto al risarcimento, deve dimostrare di avere posto in atto tutte le

cautele e le misure idonee a prevenire il danno. In questo caso, si pone a carico

di chi compie certi atti un dovere eccezionale di prudenza, obbligandolo ad

adottare tutte le misure di sicurezza possibili. L’adozione di queste misure deve

essere anche dimostrata al giudice. Per attività pericolosa possiamo intendere

quella attività che statisticamente cagiona molti incidenti, e quando minaccia di

cagionarne di molto gravi. (Es: guidare l’auto, cacciare, fare tiro a segno).

29) Impresa – Imprenditore – Piccolo imprenditore.

29.Il C.C. non ci fornisce la definizione dell’impresa ma dobbiamo mutuarla dalla

definizione di imprenditore. L’impresa la possiamo definire come: “l’esercizio

professionale di un’attività economica organizzata al fine della produzione o

dello scambio di beni o servizi. La definizione di imprenditore la fornisce

l’art.2082 del C.C.. Requisiti dell’imprenditore sono: “l’esercizio

professionale” cioè non occasionale ma titolo principale dell’attività, anche se

può essere non continuativa nel tempo ma solo stagionale (es: stabilimento

balneare, frantoio oleario); “attività economica” l’attività deve essere tesa alla

produzione di un profitto; “organizzata” cioè è l’imprenditore che combina i

fattori produttivi (capitale e lavoro) assumendone in proprio il rischio (rischio

d’impresa); “produzione o scambio” costituiscono l’espressione della

creazione di nuova ricchezza. Il piccolo imprenditore è definito dall’art.2083

C.C., dalla definizione si evince che la caratteristica di piccolo imprenditore è

la prevalenza del proprio lavoro (o dei familiari) sull’impiego di capitali.

Questo fattore determina che il piccolo imprenditore non esercita attività

commerciali e quindi non è soggetto a determinati obblighi, il più importante è

la non soggezione alle procedure concorsuali.

30) L’Azienda.

30.L’azienda è definita dall’art.2555 del C.C.. L’azienda è costituita dal

complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa.

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Distinguiamo beni materiali come edifici, mobili, attrezzi, merci, danaro, ecc.,

e beni immateriali che posso essere di diverso tipo: a)segni distintivi

dell’azienda come l’insegna, l’emblema e il marchio; b)creazioni d’ingegno

che sono oggetto del diritto d’autore o del diritto dell’inventore;

c)l’avviamento, ossia l’attitudine a produrre profitto che deriva

dall’organizzazione, dall’ubicazione, dalla clientela, ecc.

31) Responsabilità dell’imprenditore nell’esercizio dell’impresa.

31.La responsabilità dell’imprenditore nell’esercizio dell’impresa è regolata

dall’art.2087 C.C. nonché dall’art.37 della Cost.. L’imprenditore è obbligato ad

adottare tutte quelle misure tecniche o dettate dall’esperienza, al fine di tutelare

l’integrità fisica e morale del lavoratore. Ma la normativa codicistica viene

integrata grandemente dalla normativa comunitaria ed in particolare, per

quanto riguarda l’integrità fisica e la sicurezza del lavoro, la direttiva

comunitaria recepita con il D.Lgs.626/1994 fornisce dettagliatamente tutte le

misure da adottare sui posti di lavoro, siano essi pubblici che privati, e pone in

capo all’imprenditore o al Consiglio di Amministrazione o al dirigente

pubblico preposto la responsabilità della sicurezza del lavoratore. Per quanto

riguarda le discriminazioni di qualsiasi ordine: razziali, di tendenze sessuali,

handicap, religione, condizione personale ecc, l’Italia ha recepito direttive

europee con i Decreti Legislativi n. 215 e 216 del 9/07/2003. Infine

l’imprenditore, a mente dell’art.2049 C.C., è responsabile dei danni arrecati dal

fatto illecito dei propri dipendenti nei confronti di terzi.

32)Il decentramento amministrativo: le fonti; i presupposti; il contenuto; gli

effetti.

L’art. 5 della Costituzione Italiana focalizza la propria prospettiva sui concetti

32. di autonomia e decentramento Con il termine decentramento intendiamo il

conferimento di poteri, funzioni, compiti e attività amministrative dallo Stato al

comparto regionale e locale, pur distinto per compiti e responsabilità. L’art. 5

della Cost. rimase pressoché non attuato fino alla emanazione dei primi decreti

delegati del 1972, che diedero alle Regioni poche e smunte competenze in

materia di decentramento, poi nel 1977 vi furono altri decreti ma la situazione

non cambiò poi di molto. Il decentramento si è realmente avuto con la Legge

n.59 del 15.03.1997 “Legge Bassanini” e con la Legge n.127 del 15.05.1997 e

infine con il D.Lgs. n.112 del 31.03.1998 che ha dato attuazione alla Legge

n.59. Tale normativa ha distinto le funzioni di indirizzo, attribuendole agli

organi elettivi, dagli atti amministrativi, attribuendoli ai dirigenti. Ha abrogato

i controlli di legittimità preventivi sugli atti delle P.A. Ha attribuito ai comuni

tutte le competenze in materia di P.A. Ha poi introdotto una serie di nuovi

principi che devono caratterizzare l’azione amministrativa: il principio di

differenziazione in base al quale i soggetti destinatari dei conferimenti di

funzioni le ottengono in modo differenziato in considerazione delle

caratteristiche diverse degli enti riceventi; nonché il principio di responsabilità

ed unicità dell’Amministrazione, anche al fine di rendere identificabili in un

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unico soggetto le responsabilità di ciascun servizio o attività amministrativa.

Vi sono poi i più noti principi di economicità, coerenza, efficienza e chiarezza,

nonché quello di leale cooperazione tra i diversi livelli di governo, anche in

vista della partecipazione alle funzioni e attività dell’Unione Europea. Ma

certamente il più importante è il principio di sussidiarietà mutuato

dall’ordinamento europeo, secondo il quale, nella dimensione verticale, non

spetta al livello di governo territorialmente superiore tutto ciò per il quale basti

il livello inferiore, più vicino ai cittadini. Il livello superiore interviene solo per

sanare eventuali inerzie degli enti inferiori. La sussidiarietà può essere anche

orizzontale e riguardare l’intervento, per finalità pubbliche, di enti di

volontariato, fondazioni ecc.

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33) La separazione dei Poteri nello Stato moderno.

33.Il nostro concetto di Stato moderno è legato al principio della divisione dei

poteri; esso divide i poteri dello Stato in: legislativo, esecutivo, giudiziario.

Ogni potere deve essere affidato ad organi diversi e fra loro indipendenti, senza

escludere forme di reciproco controllo e condizionamento. Nello stato

democratico si sono successivamente affermati anche il potere d’indirizzo

politico ( titolati: il Governo, il Parlamento, il popolo attraverso i partiti, i

sindacati, le associazioni) e il potere di controllo costituzionale, affidato ad

altri organi, che condizionano l’esercizio dei poteri legislativo, esecutivo e

giudiziario (da noi il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale). Il

potere legislativo è affidato al Parlamento ed è esercitato collettivamente dalle

due camere, tale potere è prevalente sugli altri, con esso sono emanate le

norme giuridiche generali ed astratte volte ad organizzare la vita collettiva ed a

disciplinare con carattere coercitivo l’attività dei singoli nella vita sociale

organizzata. Il potere esecutivo è assegnato al governo che lo esercita

attraverso l’apparato della P.A. Il potere giudiziario è esercitato in piena

autonomia dalla Magistratura la quale interpreta e applica le leggi alle

fattispecie concrete, risolvendo i conflitti e reprimendo le violazioni

dell’ordinamento giuridico.

34) La riforma del Titolo V della Costituzione.

34.La legge costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001, ha riformato e riformulato

gran parte del titolo V della Costituzione. La riforma (decentramento

legislativo) intende consentire l'affermazione di un'organizzazione pubblica, di

tipo federalista, nella quale allo Stato spettano solamente i compiti essenziali

che non possono essere soddisfacentemente svolti dalle Regioni e dagli Enti

Locali. Tale finalità viene sostanzialmente perseguita attraverso l'esatta

individuazione delle materie soggette alla disciplina della legge dello Stato, il

riconoscimento della potestà legislativa regionale in tutte le altre nonché

mediante la soppressione dei tradizionali controlli sull'operato delle Regioni e

di Comuni e Province. La potestà legislativa statale risulta così distinta in

esclusiva o concorrente. Solamente lo Stato può adottare leggi nelle materie di

legislazione esclusiva quali la politica estera, i rapporti internazionali dello

Stato, l'immigrazione, i rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose, la

difesa e le Forze Armate, la sicurezza dello Stato, le leggi elettorali, l'ordine

pubblico e la sicurezza, la cittadinanza, lo stato civile e le anagrafi, la

giurisdizione e le norme processuali. Nelle materia di legislazione concorrente,

invece, allo Stato compete la determinazione dei principi fondamentali mentre

la disciplina di dettaglio spetta alle leggi regionali. Rappresentano materie di

legislazione concorrente, tra le altre, quelle relative al commercio con l'estero,

alla tutela ed alla sicurezza del lavoro, alle professioni, al governo del

territorio, alle grandi reti di trasporto e di navigazione, alla valorizzazione dei

beni culturali ed ambientali ed alla promozione ed organizzazione delle attività


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Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e management
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Angelone Claudio.

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