Arthur Schopenhauer e la rottura con il sistema hegeliano
Arthur Schopenhauer rientra a pieno titolo nel filone di quei pensatori che si pongono in netta rottura con il sistema hegeliano e, insieme a tutti gli avversari del panlogismo di Hegel, tende a far prevalere l'irrazionalità della realtà: per Schopenhauer, come per Kierkegaard, Hegel è l'esempio polemico in antitesi col quale costruire la propria filosofia.
Il contrasto di Schopenhauer con Hegel e Nietzsche
Diverso sarà, invece, il discorso di Nietzsche, il quale intraprenderà una lotta contro l'intera filosofia occidentale sviluppatasi da duemila anni a questa parte, e il bersaglio su cui si riverserà Nietzsche sarà non Hegel, ma Platone, il fondatore del pensiero occidentale.
Tra i pensatori di questo periodo serpeggia l'aspirazione alla concretezza e, per fare un esempio significativo, Schopenhauer insiste sul fatto che "l'uomo non è un angelo", cioè non è puro spirito disincarnato, ma è essenzialmente un corpo e la natura di tale corpo consiste, soprattutto, nella volontà, nei desideri, negli istinti e nelle passioni, quelle cose, cioè, che Freud avrebbe più tardi definito come "pulsioni".
Il periodo filosofico di Schopenhauer
Schopenhauer ha un periodo di produzione filosofica piuttosto lungo, che nel complesso dura una quarantina d'anni: la sua opera principale, "Il mondo come volontà e rappresentazione", risale al 1819 e negli anni a venire continuerà a comporre opere che però non introdurranno notevoli modifiche al suo pensiero.
La data di pubblicazione è particolarmente significativa perché si colloca nell'era del dominio del pensiero hegeliano: ed è sintomatico il fatto che le idee di Schopenhauer hanno fatto breccia presso il pubblico solo dopo la morte di Hegel, tant'è che la prima edizione de "Il mondo" (composta quando Hegel era ancora in vita) andò al macero e Schopenhauer fece un'amara constatazione: "Io non ho scritto per gli imbecilli. Per questo il mio pubblico è ristretto".
Solo con la morte di Hegel, avvenuta nel 1831, il pensiero di Schopenhauer cominciò a dilagare e Nietzsche stesso, nelle sue prime opere, si dichiarerà suo seguace. Si può in sostanza dire che "Il mondo" cominciò a riscuotere successo dalla seconda metà dell'Ottocento in poi, quando comincerà ad essere letto come una valida alternativa all'hegelismo.
L'anti-hegelismo di Schopenhauer e Kierkegaard
Infatti, la filosofia di Schopenhauer altro non è se non un tentativo di schierarsi contro Hegel e al fianco di Kant. Fino agli anni '50 dell'Ottocento, anche Kierkegaard contribuisce alla lotta contro Hegel, aprendo spiragli verso l'anti-hegelismo. Entrando nel senso del discorso di Schopenhauer, egli si pone in contrapposizione all'interpretazione che di Kant ha dato l'idealismo (i cui tre espositori sono Fichte, Schelling e Hegel, tutti e tre odiati da Schopenhauer): se l'interpretazione idealista, infatti, si è limitata ad eliminare quella "cosa in sé" ammessa da Kant ma da lui stesso riconosciuta inconoscibile (seppur ineliminabile), la posizione di Schopenhauer spinge in direzione opposta, in quanto si risolve nel recupero della "cosa in sé", tanto odiata dagli idealisti.
La "cosa in sé" secondo Schopenhauer
Essa per Schopenhauer non solo esiste (come era in fondo anche per Kant), ma è addirittura attingibile e, dunque, conoscibile. È però bene fare subito una precisazione: una volta conosciuta, la "cosa in sé" non si rivelerà essere il principio della realtà come lo intendevano Hegel e Fichte, ovvero come principio essenzialmente razionale. Al contrario, la "cosa in sé" sarà sì il principio che governa la realtà, ma esulerà da ogni forma di razionalità e, anzi, sarà addirittura una sorta di principio maligno.
Ed è per questo che si può essere indotti a leggere il discorso Schopenhauer come un capovolgimento parodistico del neoplatonismo: dall'Uno deriva la molteplicità delle cose, ma, essendo l'Uno radicalmente negativo, anche ciò che da esso deriva non potrà essere positivo. Tutto ciò che ci circonda è manifestazione di un'unica realtà, ma quest'ultima è totalmente negativa.
Il principio di ragion sufficiente
Si può notare come Schopenhauer dia un'interpretazione di forte sapore kantiano al principio di ragion sufficiente: tale principio, infatti, altro non è se non un nostro modo di conoscere, ossia siamo noi che in esso inquadriamo tutte le nostre conoscenze, il che comporta che, a livello di conoscenza intellettuale, tale principio valga anche per la volontà umana (avendo ogni azione un suo motivo, ne consegue che non c'è spazio per il libero arbitrio, poiché ogni azione è rigidamente governata da cause deterministiche) e pertanto si è costretti a giungere alla conclusione che conosciamo tutta quanta la realtà (da quella fisica a quella matematica) in base ad un solo principio.
Schopenhauer fa un discorso basandosi sullo scritto "Quadruplice radice del principio di ragion sufficiente", in cui si afferma che noi conosciamo il mondo così come esso ci appare (privo di libertà), ma nulla ci vieta di pensare che al di sotto di questa realtà ve ne sia un'altra in cui vige la libertà.
Il mondo come volontà e rappresentazione
Di questa realtà "nascosta" si può avere conoscenza in parte, come aveva detto Kant, attraverso l'esperienza morale, ma da sola essa non basta. La chiave per risolvere il problema è nel titolo dell'opera "Il mondo come volontà e rappresentazione", diviso in quattro parti, di cui nella prima e nella terza si parla del mondo come rappresentazione, mentre nella seconda e nella quarta del mondo come volontà.
Il titolo ci dice che il mondo, per un verso, è una nostra rappresentazione e, per un altro verso, è volontà, più precisamente, il mondo così come esso ci appare (il mondo come rappresentazione), lo rappresentiamo attraverso il principio di ragion sufficiente, mentre il mondo come è in sé è volontà.
La struttura dell'opera di Schopenhauer
La partizione dell'opera, dicevamo, è in quattro libri:
- Nel primo, viene delineato il mondo così come noi lo conosciamo attraverso le forme a priori della conoscenza (ovvero il principio di ragion sufficiente);
- Nel secondo libro, invece, si vedrà come, al di sotto del mondo così come esso ci appare in prima analisi, esiste un altro mondo, cioè il mondo come effettivamente è e che, scoperto, si rivelerà come volontà;
- Nel terzo libro, poi, si ritornerà a tratteggiare il mondo come rappresentazione, ma non più come rappresentazione fenomenica, bensì artistica: verrà cioè delineato il mondo così come noi ce lo rappresentiamo esteticamente;
- Infine, nel quarto libro si torna a parlare della volontà, ma non come volontà affermativa (come era nel secondo libro): al contrario, se ne parlerà in termini negativi, la volontà cioè può volere il proprio annullamento o, in altre parole, può volere di non volere.
L'argomento centrale del quarto libro sarà pertanto quella che Schopenhauer designa, con un neologismo, come "noluntas": così come esiste una "voluntas" (di cui si occupa il secondo libro), allo stesso modo c'è anche una "noluntas" (e ad essa è dedicato il quarto ed ultimo libro).
Analisi delle quattro parti
Esaminiamo ora, singolarmente, le quattro parti:
Il primo libro è quello che meno si allontana dal kantismo (di cui Schopenhauer si professò sempre seguace ortodosso). La frase che apre l'opera è "il mondo è una mia rappresentazione", che suona kantiana all'ennesima potenza. Tuttavia si può notare come il significato profondo di tale frase presenti delle notevoli differenze rispetto al pensiero kantiano: infatti, Kant, dichiarando che percepiamo il mondo non come esso è ma come ci appare, non sottolinea l'aspetto di illusorietà del mondo così come ce lo rappresentiamo.
Mentre, nel momento in cui Schopenhauer presuppone di poter conoscere la fantomatica "cosa in sé", allora è evidente che la conoscenza fenomenica venga proclamata illusoria, poiché impedisce di vedere il mondo come effettivamente è. È nel secondo libro che Schopenhauer proclama la conoscibilità della "cosa in sé" attraverso la volontà ed è in virtù di questa considerazione che l'espressione "il mondo è una mia rappresentazione" si colorerà di negativo e finirà per suonare: "il mondo è una mia illusione".