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Cap. 1 La nascita dell'informatica sociale

Il concetto di sviluppo sostenibile

La World Commission on Environment and Development ha definito "sostenibile" uno sviluppo che soddisfi i bisogni dell’attuale generazione, senza compromettere le capacità di quelle future di rispondere ai loro. Questa è visione prettamente economica e implica quindi che non si ecceda nello sfruttamento delle risorse, che potrebbe portare a un loro esaurimento. Oggi invece si parla di "società sostenibile", riferendosi al processo di modernizzazione di un Paese orientato alla ricerca delle forze di cambiamento all’interno di una comunità culturale. Un’organizzazione è sviluppata quando tutte le parti del sistema che la compongono sono in una situazione di equilibrio che favorisca il progresso di un gruppo culturale verso condizioni di crescente e più razionale controllo e fruizione dell’ambiente e della realtà circostante.

La crescita di quest’organizzazione dipende però da due fattori: il fattore sociale, cioè l’interazione tra gli individui, e il fattore strutturale, cioè l’insieme degli elementi istituzionali che devono offrire un adeguato supporto alla crescita della società. Affinché una tecnologia determini una crescita strutturale, non si devono trascurare due fattori: la salvaguardia culturale e la tutela della persona umana. L’equilibrio tra crescita in complessità sociale e crescita in complessità strutturale è sostenuto infatti dalle nuove tecnologie. È indispensabile che queste tecnologie siano adatte all’ambiente in cui sono inserite, in quanto lo sviluppo deve essere rivolto principalmente a soddisfare le necessità e i bisogni dettati dalla cultura stessa di una comunità (questo si intende per "salvaguardia culturale della comunità").

Nell’attuazione di strategie di sviluppo, è quindi anche fondamentale rispettare l’importanza dei localismi culturali.

Le origini del globalismo tecnologico

Lo sviluppo e l’impiego di una nuova tecnologia da parte di una comunità sono affrontati con due diversi approcci:

  • Determinismo tecnologico: secondo questo tipo di approccio, la tecnologia ha il potere di guidare le azioni umane e le trasformazioni sociali; una tecnologia è in grado di determinare radicalmente i modi di essere e di pensare di una società e, di conseguenza, di una cultura. Questo approccio è frutto della fede nel progresso, che descrive la necessità tecnica come colei che impone la strada dello sviluppo, una strada che si percorre attraverso la ricerca dell’efficienza. Il progresso tecnico segue però una traiettoria fissa, indipendentemente dal tipo di cultura e di società all’interno della quale avviene: le società possono progredire lentamente o velocemente, ma la direzione e la definizione del progresso non sono in questione, ma dipendono solamente dalla stessa tecnica. Avere troppa fede nel determinismo tecnologico, significa pensare che i prodotti tecnologici siano dei prodotti isolati, al più dipendenti da altre tecnologie. Questo è quello che viene definito interdipendenza tecnologica. Il determinismo tecnologico affonda inoltre le sue radici nello strutturalismo, o teoria strumentale: esso considera la tecnologia un semplice strumento, neutro rispetto alle scelte politiche, sociali ed economiche, che è il risultato del carattere universale della tecnica, indipendente dal contesto di applicazione. Questa teoria viene però presto abbandonata per fare posto ad altre due teorie: il sostanzialismo e l’essenzialismo. Il sostanzialismo afferma infatti che gli strumenti che noi usiamo danno forma al nostro stile di vita; l’essenzialismo afferma invece che esiste una sola essenza della tecnica e la considera responsabile dei principali problemi della civiltà moderna. Entrambe queste teorie riconoscono quindi che l’impatto che la tecnica ha sulla società e sulla natura, dimostrando quindi come non sia vero che la tecnica è neutra nei confronti della società.
  • Determinismo sociale: secondo questo tipo di approccio invece, una tecnologia efficace è il risultato di un processo aperto e influenzato dal contesto di accoglimento, perciò il suo uso non è prevedibile sulla base di schemi d’impiego già prefissati, ma dipende dal contesto socio-culturale in cui è inserita. Il determinismo sociale affonda le sue radici nel costruttivismo che concepisce la progettazione tecnica come processo sociale che determina le specifiche tecniche. La progettazione tecnica è perciò determinata da un processo sociale di definizione e scelta delle alternative tecniche secondo criteri specifici ai singoli casi e contesti d’uso. Detto questo, è quindi chiaro che la tecnologia non può seguire un percorso predeterminato, come succedeva invece con il determinismo tecnologico: sono infatti i diversi gruppi sociali che adottano o sviluppano metodi di interpretazione e d’uso degli oggetti, modificandone anche la natura. Il costruttivismo afferma inoltre che le tecnologie non sono solo dei dispositivi efficienti e orientati all’efficienza tecnica o economica, ma sono anche dispositivi che includono la dimensione del contesto sociale e culturale. Nasce da ciò un’altra teoria, la teoria della strumentalizzazione di Feenberg: questa teoria definisce la tecnica come il luogo sistematico di variabili socio-culturali che diversificano concretamente le loro realizzazioni storiche. Questa teoria comprende due livelli:
    • Strumentalizzazione primaria: essa spiega la costituzione funzionale degli oggetti tecnici;
    • Strumentalizzazione secondaria: essa si concentra invece sulla realizzazione di oggetti e soggetti correlati in rete e dispositivi reali.

La teoria della strumentalizzazione si basa sul presupposto che le tecnologie non siano dei dispositivi che possono essere svincolati dai valori sociali contingenti: non è la tecnologia a determinare gli orientamenti di una comunità sociale e culturale, ma sono le tendenze socio-culturali a indirizzare la tecnologia verso un determinato obiettivo. Proprio da quest’ultima riflessione emerge la questione inerente al trasferimento di una tecnologia da un paese all’altro: il divario esistente tra la realtà locale nella quale è importata la tecnologia e la proiezione futura di tale realtà contenuta nel progetto della stessa è chiamato "design-actuality gap". Il fallimento dell’inserimento di una nuova tecnologia in un altro contesto culturale, rispetto a quello in cui è stata elaborata, è spesso determinato dalla rigidità del progetto di una tecnologia, che non è abbastanza duttile da potersi adattare in un altro contesto sociale e culturale (es. il computer visto come strumento di comunicazione, cosa alla quale si dava poca importanza solo 20 anni fa, mentre oggi questa funzione è tra le più importanti di un computer). Il segreto quindi di una tecnologia di successo è quello di lasciare ampio spazio alla creatività degli utenti di qualsiasi contesto culturale e sociale. Si aprono quindi le porte a una visione della cultura, che diventa una cultura globale, che si crea grazie al contributo delle singole culture locali: si viene quindi così a creare la cybercultura, cioè l’insieme delle tecniche, delle pratiche e delle attitudini, delle modalità di pensiero e dei valori che si sviluppano in concomitanza con lo sviluppo del cyberspazio. La cybercultura non nasce da un unico centro di emissione culturale dando forma a un assetto culturale omogeneo, ma, grazie al potenziale democratico della sua struttura, essa è il prodotto di scambi multi-culturali e pluri-disciplinari che si verificano nello spazio virtuale e che sono il risultato di scelte libere. È proprio dal determinismo sociale che nasce l’idea dell’informatica sociale, grazie al fatto che le ICT (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione) siano in continuo scambio con settori sociali, politici ed economici. Come abbiamo visto, infatti, la tecnologia viene influenzata dall’ambiente e dal contesto in cui essa si sviluppa. L’informatica sociale nasce come disciplina per offrire una prospettiva per valutare le soluzioni offerte dalle tecnologie:

  • Considera l’informazione da un punto di vista multidisciplinare;
  • Studia i modi in cui le ICTs e le persone che le progettano o gestiscono si influenzano a vicenda;
  • Si differenzia dallo sviluppo di soluzioni tecnologiche a priori;
  • Studia i possibili mutamenti nelle tecnologie;
  • Si basa su un metodo di analisi empirico.

Spesso però le previsioni fatte dalle ICTs sono però inaccurate e questo dipende dall’eccessiva semplificazione dei modelli concettuali adottati per descrivere le relazioni di mutua influenza tra tecnologie e cambiamenti sociali (es. si trascurano gli ostacoli culturali, si presume che i prezzi siano accessibili). Un sistema informatico è costituito da programmi, dati, metadati e strumenti per l’interazione dell’utente col sistema che poggiano su reti di calcolatori. Quindi l’informatica sociale offre una prospettiva sulle ICT, descrivendole come delle reti di interattività che focalizzano e correlano diversi elementi (persone con diversi ruoli e figure professionali, risorse di supporto, strutture informative, persone autorizzate e modalità di aggiornamento dei contenuti della rete). L’informatica sociale, nata con gli studi dell’informatizzazione nei posti di lavoro e nelle organizzazioni negli anni ’70, mira quindi ad assicurare che la ricerca tecnologica sia pertinente con la vita di tutti noi: i processi di progettazione ed implementazione devono essere pertinenti con le dinamiche sociali, economiche e politiche in atto nella comunità, così come anche il valore della progettazione e dell’implementazione che devono essere pertinenti con la vita delle persone che influenzano. L’informatica sociale deve quindi volgere la propria attenzione sulle funzionalità a cui le persone danno valore. Essa è perciò un modo per capire, trovare soluzioni che aiutino a migliorare la progettazione di sistemi e servizi informatici per committenti, per diversi lavoratori e per la comunità target di utenti.

La gestione della globalizzazione dell'informazione

Il cyberspazio è diventato in questo modo luogo di relazioni sociali e di dialogo interculturale, anche se purtroppo, le popolazioni che più tra tutte necessitano di beneficiare delle nuove opportunità di sviluppo offerte da Internet sono penalizzate da un accesso limitato a questo nuovo medium della comunicazione: queste sono vittima del "digital divide", cioè la disparità determinata dalla possibilità o meno di accedere alle tecnologie e alle risorse dell’informazione e della comunicazione, in particolare ad Internet. Negli anni si è cercato di ridurre questo gap, cercando di garantire a tutti la possibilità di godere dei benefici offerti dalle nuove tecnologie della comunicazione:

  • 2000, Summit di Okinawa, Carta sulla Società Globale dell’Informazione: si evidenzia il ruolo fondamentale delle nuove tecnologie dell’informazione al fine di garantire una crescita economica sostenibile;
  • 2001, G8 di Genova, Piano Marshall digitale planetario: indica ai capi di Stato e di Governo la strada da seguire per ridurre il divario digitale tra Paesi industrializzati e in via di sviluppo.

Tuttavia, le motivazioni politiche ed economiche hanno prevalso su quelle etiche, spingendo verso una gerarchizzazione della rete tramite il controllo del Domain Name System (DNS), mantenendo il potere di inibire l’accesso ad alcune zone della rete in quanto il DNS ha proprio il compito di esercitare un controllo tecnico-amministrativo sulla rete.

Reti socio tecnologiche di interattività

Le reti socio-tecnologiche o reti socio-tecnologiche di interattività (RSTI) si riferiscono all’interattività tra persone, organizzazioni, istituzioni e tecnologie in forme eterogenee e piuttosto complesse che contrastano la tradizionale separazione tra ciò che è sociale e ciò che è tecnologico. Le tecnologie, come abbiamo visto (a differenza di quanto afferma il determinismo tecnologico), non hanno prodotti isolati, ma formano delle reti inter-correlate di prodotti e conoscenze che, essendo in relazione tra loro, predispongono uno sviluppo verso una data direzione. Nelle reti socio-tecnologiche si possono individuare quattro elementi:

  • Gruppi: si riferiscono ad ogni tipo di collettività (famiglia, classe, città, istituzione, etc.). Uno stesso individuo può appartenere a gruppi diversi;
  • Relazioni: le relazioni possono essere di diverso tipo (individuo/individuo, individuo/gruppo, gruppo/gruppo) e vengono governate da regole sia tacite che esplicite (comportarsi bene, mandare email, essere rispettosi, partecipare alle attività sociali);
  • Società: che opera come una rete, governata da una varietà di relazioni essenziali, volontarie o involontarie;
  • Elementi tecnologici: cioè i prodotti e le conoscenze che vengono aggiunte alla rete.

Generalmente, un gruppo di persone usa le proprie conoscenze e i propri prodotti esistenti per creare un nuovo prodotto che a sua volta può essere associato a un nuovo gruppo di persone e a un nuovo insieme di conoscenze (ad esempio quando la necessità di snellire il traffico porta alla creazione di un’autostrada e di un aeroporto: si usano vecchie conoscenze e prodotti tecnologici dell’ingegneria ambientale, stradale, urbanistica, che producono nuove conoscenze e nuovi prodotti tecnologici in questi campi e in altri). È importante inoltre rendersi conto di come la tecnologia non si sia aggiunta ad una rete sociale già esistente: la tecnologia è inseparabile dalla rete, in quanto le società di oggi sono tutte reti tecnologiche di interattività. Come risponde una rete socio-tecnologica all’introduzione e integrazione di una nuova tecnologia? Data l’inseparabilità delle reti e della tecnologia, il processo di integrazione richiede una ricostruzione della rete che implica chiaramente dei cambiamenti nell’identità di gruppi, relazioni e attività. Il cambiamento tecnologico è quindi anche un cambiamento sociale. Il tempo che intercorre tra l’adozione della nuova tecnologia e il suo adattamento è chiamato social leg (es. il tempo che è passato tra l’uso ristretto che era fatto di Internet nei primi tempi dopo la sua apparizione e la grande diffusione ora di facile accesso a tutti). Dobbiamo quindi vedere la tecnologia come il risultato di un gran numero di individui e di gruppi che a causa della loro eterogeneità, hanno diversi scopi e si muovono in direzioni diversi. La creazione di un nuovo prodotto tecnologico nasce quindi dalla negoziazione tra i diversi individui e gruppi sociali; mentre lo spazio che la nuova tecnologia occupa è chiamato spazio di negoziazione. Una volta raggiunto un accordo tra le parti, si può dire che il processo per la costruzione della tecnologia è giunto alla sua conclusione (chiusura) e il nuovo prodotto tecnologico risulta un modello accettato dalla rete socio-tecnologica di interattività. Si definisce invece momento tecnologico il periodo nel quale la società resiste ai cambiamenti dovuti all’introduzione di nuove tecnologie o di nuove relazioni sociali.

L'era della digitalizzazione: la nascita della comunità virtuale e della conoscenza come prodotto sociale

L’evoluzione delle ICT e l’evoluzione del concetto di documento

Le ICT (Information and Communication Technology) si sono con il tempo sviluppate. Esse hanno ad esempio reso possibile e più agevole convertire documenti di natura differente (come immagini, suoni, testi) in forma digitale (digitalizzazione). Quando si parla di digitalizzazione, si intende dare un input al sistema di calcolo, input che deve essere trasformato in forma digitale, cioè numerica (digitale da "digit", forma numerica). Input di forma diversa vengono quindi trasformati in forma digitale in modo da essere inseriti all’interno di un sistema di calcolo. Oggi infatti:

  • Dati di origine differente possono venir codificati in modi omogenei e trasferiti utilizzando uno stesso canale;
  • Si può trasferire e rappresentare ogni tipo di documento in una forma visiva anche arricchita da componenti sonore, aumentando di conseguenza la sua fruibilità;
  • I documenti svolgono procedure anche complesse per la loro gestione;
  • Le memorie di massa si arricchiscono di funzioni organizzative, di manutenzione e di accesso;
  • La capillarità della rete porta un aumento dei messaggi trasferiti.

Tutto ciò ha portato allo sviluppo di sistemi multimediali, sistemi ipermediali e metodi di interattività, per rispondere alle richieste di supporti più compatti, più efficaci e più tempestivi all’accesso e alla trasmissione delle informazioni. Per interattività si intende lo scambio di informazioni tra attori umani ma mediato da un calcolatore che permette e favorisce la comunicazione (≠INTERAZIONE: si fa riferimento all’interazione tra uomo e macchina; essa presuppone un attore umano e un attore meccanico). L’interattività permette quindi la CMC, cioè la Comunicazione Mediata dal Calcolatore. L’interattività ha le seguenti caratteristiche:

  • La pluri-direzionalità;
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher glibertino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Informatica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Padula Marco.
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