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Origini di Internet e ARPANET

Le origini di Internet risalgono alla metà del XX secolo. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti fondò nel 1958 un'agenzia chiamata Advanced Research Projects Agency (ARPA), con lo scopo di gestire progetti di ricerca in ambito militare, in risposta alla messa in orbita dello Sputnik da parte dell'Unione Sovietica, evento che rischiava di compromettere il primato tecnologico degli USA.

Tra i vari progetti, ARPA aveva l'obiettivo di creare un sistema innovativo di telecomunicazioni che permettesse di scambiare dati tra gli elaboratori collocati in diverse sedi dell'agenzia sparse nel mondo. I primi collegamenti tra i computer della rete sperimentale, inizialmente chiamata ARPANET, realizzata grazie alle connessioni telefoniche, risalgono al 1969. Si trattava di quattro nodi dislocati in importanti università americane che avevano collaborato al progetto. Lo scambio di dati avveniva, per la prima volta, attraverso una tecnologia innovativa chiamata commutazione di pacchetto.

Questo sistema, tuttora alla base dello scambio di dati in Internet, prevede l'invio di dati in piccoli pacchetti, ognuno dei quali contiene tutte le informazioni per giungere al destinatario.

Evoluzione dei protocolli di Internet

Il termine Internet apparve pubblicamente per la prima volta nel 1973 all'interno del documento che definiva il protocollo TCP/IP (Transmission Control Protocol/Internet Protocol, l'insieme dei protocolli che ancora oggi regolano la trasmissione dei dati su Internet). Fino ad allora ogni rete aveva uno standard di comunicazione proprietario e non compatibile con gli altri, per questo si cominciarono a sviluppare dei protocolli standard di comunicazione.

Nel 1983 vennero introdotti il protocollo SMTP (Simple Mail Transfer Protocol, ovvero il protocollo che si occupa a livello applicativo di inviare i messaggi di posta elettronica attraverso Internet) per la gestione della posta elettronica e il servizio DNS, ovvero il sistema che permette di raggiungere i nodi della rete non più inserendo il loro indirizzo numerico (l'indirizzo IP) ma un nome significativo.

Nel 1991 venne sviluppato il protocollo HTTP (Hyper Text Transfer Protocol) da Tim Berners Lee. HTTP consente di utilizzare il sistema ipertestuale di collegamento dei documenti e sancisce la nascita del World Wide Web. Per poter «navigare», ovvero consultare le pagine web e visualizzarne i contenuti, nacquero i browser, programmi creati per interpretare il codice HTML (con cui sono costruite le pagine web) seguendo la struttura e i collegamenti degli ipertesti e visualizzando le pagine che costituiscono il World Wide Web.

Struttura e servizi di Internet

Il Web divenne uno dei servizi disponibili attraverso Internet, al pari del trasferimento di file con il protocollo FTP (il primo servizio nato), della posta elettronica e, oggi, di numerosi altri. Nella sua attuale conformazione, infatti, Internet rende fruibili numerosi servizi tra i quali i più importanti sono il World Wide Web e l'email. Tutte le altre funzionalità, anche le più recenti, sfruttano le piattaforme esistenti introducendo nuove applicazioni: VoIP, Podcast, Web radio, sistemi di file sharing ecc.

La struttura di Internet non è dunque uniforme ma la "ragnatela" è composta da backbone, un'ossatura potente (le internazionali) a cui si connettono numerose sottoreti. Ciascun dispositivo (computer, server, router, stampante, telefono ecc.) che accede alla rete viene in essa identificato tramite un univoco numero di riconoscimento che prende il nome di indirizzo IP (da Internet Protocol). L'indirizzo IP è costituito da una sequenza di quattro numeri compresi tra 0 e 255, separati da un punto. L'indirizzo IP viene di norma assegnato al momento della connessione e cambia ogni volta che si accede a Internet (IP dinamico).

DNS e URL

Nel caso delle risorse accessibili via Web, il sistema DNS (Domain Name System) si occupa poi di tradurre le sequenze numeriche in nomi più semplici da memorizzare. Per esempio, ogni pagina Web è ospitata da un server che è identificato da un determinato indirizzo IP. Digitando l'URL della pagina Web, il browser sfrutterà il sistema DNS per risalire all'indirizzo IP del server interessato, quindi richiederà la risorsa (in questo caso la pagina) cui corrisponde l'URL digitato o il link selezionato.

L'URL (o nome di dominio) è costituito da una serie di caratteri inframmezzati da punti, ognuno dei quali viene chiamato appunto dominio. Per esempio, si prenda l'URL www.google.it.

  • .it: dominio di primo livello (Top Level Domain o TLD). Identifica il tipo di attività svolta sul sito (.org, .com) oppure la zona di provenienza del sito (.it, .uk, ecc.)
  • google: dominio di secondo livello. Si può scegliere a piacimento e indica il "nome" vero e proprio del sito, che in genere richiama il nome dell'azienda, del prodotto, dell'argomento o della persona di riferimento del sito.

Il nome di dominio è un asset importante per un'azienda, una società o uno studio, è correlato al marchio e come tale deve essere tutelato, anche dal punto di vista giuridico. Sono frequenti, infatti, i casi di accaparramento di nomi a dominio (cybersquatting o domain grabbing), spesso praticati in malafede allo scopo di lucrare, in un secondo momento, sulla cessione del nome a dominio a chi ne abbia interesse (per esempio una società che abbia lo stesso nome).

Web 2.0

Il termine Web 2.0 è stato coniato per indicare uno stadio di evoluzione del World Wide Web rispetto alla condizione precedente. Questa definizione è stata utilizzata per la prima volta da Tim O'Reilly nel 2004, durante un convegno riguardante l'evoluzione del Web. Nella concezione di O'Reilly il Web 2.0 si differenzia dunque dal cosiddetto "Web 1.0", caratteristico degli anni Novanta, non tanto per le caratteristiche tecniche, quanto per l'approccio che offre una sempre maggiore interattività e possibilità per gli utenti di essere non solo soggetti passivi del Web, ma anche e soprattutto attivi, potendo pubblicare i propri contenuti (post, articoli, video ecc.) mediante una serie di strumenti sempre più vari e sofisticati.

Per definire questa nuova modalità di creazione dei contenuti da parte degli utenti si parla di UGC (User Generated Content). Esempi tipici di UGC sono costituiti dalle pagine wiki (come, per esempio, Wikipedia) ma anche da tutte le piattaforme cosiddette "social", che offrono la possibilità agli utenti di pubblicare liberamente i propri contributi e di relazionarsi con altri utenti.

Un'altra caratteristica distintiva del Web 2.0 è detta perpetual beta, le applicazioni vengono aggiornate continuamente con nuove versioni, e gli errori vengono corretti rapidamente grazie anche al contributo degli utenti (che hanno il ruolo di tester).

Un'altra caratteristica distintiva del Web 2.0 è la possibilità per gli utenti di assegnare ai contenuti del Web (documenti, immagini, filmati ecc.) delle etichette (tag) che, nel loro insieme, contribuiscono a creare un sistema di classificazione completamente libero e generato dagli utenti. Questo sistema viene indicato con il termine folksonomy (o folksonomia), contrapposto al sistema di classificazione tipico del Web (taxonomy, tassonomia). Quest'ultimo sistema era "imposto dall'alto", ovvero definito dai gestori dei contenuti web secondo un modello top-down. Con la folksonomia, la classificazione è generata liberamente dagli utenti, secondo il modello partecipativo bottom-up tipico del Web 2.0.

Caratteristiche del Web 2.0

Le caratteristiche del Web 2.0 possono essere dunque riassunte in quattro concetti principali:

  • Produzione e pubblicazione di contenuti da parte degli utenti (User Generated Content)
  • Miglioramento costante delle applicazioni, anche grazie al contributo degli utenti (perpetual beta)
  • Classificazione dei contenuti mediante tag liberamente scelti dagli utenti (folksonomy)
  • Utilizzo di servizi e applicazioni complesse (Web come piattaforma)

Tra i numerosi strumenti tipici del Web 2.0, possiamo citare i social network, i wiki, i blog (e micro blog), i siti di condivisione video (come YouTube), quelli per la condivisione e gestione di documenti (come Google Drive) e tutte le funzioni di tagging, votazione e recensione presenti in numerosi siti (da Amazon a Trip Advisor, solo per citarne due molto famosi).

Risvolti giuridici e sociali

Questi strumenti di comunicazione offrono senza dubbio numerose e nuove opportunità di relazione, ma aumentano anche il rischio di lesioni alla sfera personale sia dal punto di vista delle offese alla reputazione altrui che alla tutela dei dati e delle informazioni personali dei soggetti. L'autorità Garante della Privacy, al fine di sensibilizzare gli utenti su queste problematiche, è intervenuta nel 2010 con delle linee guida su come utilizzare i social network in modo sicuro e consapevole. L'intervento del Garante si è focalizzato in particolar modo sul tema del diritto all'oblio, poiché i dati immessi in Rete sono difficilmente cancellabili e quindi utilizzabili al fine di raccogliere un'enorme quantità di informazioni che riguardano la vita personale.

Blog e microblog

Il più classico esempio di User Generated Content sono le pagine wiki e i blog, che sono stati precursori (insieme ai forum) dello User Generated Content nel Web. Un blog è un sito web gestito da uno o più autori in cui sono pubblicati pensieri, notizie e informazioni di vario genere, come se si trattasse di un diario. Il termine è una contrazione delle parole Web-log, che significa all'incirca "traccia nella rete".

La giurisprudenza si è soffermata sul problema della diffamazione online consumata tramite blog: è stato più volte presentato in senato un disegno di legge, da molti definito "ammazza-blog", che intendeva equiparare la diffamazione mediante blog alla diffamazione a mezzo stampa, che prevede pene non solo per l'autore del testo ma anche per il Direttore della Testata e l'obbligo di rettifica di una notizia considerata diffamatoria.

Il microblog è uno spazio personale online su cui un singolo utente può pubblicare brevi messaggi testuali (fino a un massimo di 140 caratteri), allegando anche contenuti multimediali quali foto, video o link a pagine web. La più famosa piattaforma di microblogging è senza dubbio Twitter, che vanta oltre 500 milioni di profili. I contenuti pubblicati all'interno del messaggio sono indicizzati mediante hashtag, termine inglese che deriva dalla fusione delle parole hash (cancelletto) e tag (etichetta).

Cloud Computing

Il cloud computing può essere definito come una modalità di utilizzo dell'informatica in cui le risorse hardware e software sono virtualizzate e offerte come servizi su Internet. Il termine sta proprio a identificare la "nuvola" di risorse informatiche hardware e software alle quali è possibile accedere con un PC e una connessione a Internet. La chiave per poter mettere a disposizione degli utenti risorse normalmente distribuite in modo fisico è la virtualizzazione.

Nel modello del cloud computing le risorse hardware e software offerte non sono fisicamente presenti nello stesso luogo in cui l'utente opera, ma si trovano in rete e possono essere utilizzate dall'utente attraverso il suo PC (o tablet, o smartphone) connesso a Internet. Le risorse possono essere hardware (capacità elaborativa o spazio disco) oppure software (sistemi operativi o applicativi di vario tipo).

Il concetto di nuvola (cloud) rappresenta proprio l'insieme delle risorse disponibili, indipendentemente da dove sono fisicamente localizzate. Insieme alle risorse vengono offerti diversi servizi dallo storage al trouble shooting, dalla gestione degli accessi e dei diritti alla protezione dei dati, per finire con l'aggiornamento periodico dei software e il backup automatico.

Categorie di servizi cloud

I servizi fruibili con il sistema del cloud computing sono in genere classificati in due categorie:

  • Software as a Service (SaaS): il servizio offerto consiste in un'applicazione software resa disponibile all'utente, in modalità gratuita o a pagamento, che ne usa le funzionalità attraverso Internet, senza necessità di installare programmi sui propri dispositivi. Esempio di questo modello può essere Microsoft Office 365 (versione cloud di Microsoft Office, per gli individui e per le aziende).
  • Infrastructure as a Service (IaaS): il servizio offerto consiste nella capacità di elaborazione o memorizzazione di risorse hardware e di rete, resa disponibile via Internet a un utente in modalità gratuita o a pagamento. Esempi di questo modello possono essere iCloud o Dropbox (spazio di archiviazione e condivisione gratuito) ma anche servizi professionali di storage e backup per le aziende.

Talvolta si parla anche di Platform as a Service (PaaS) in riferimento a risorse software non intese come singoli programmi applicativi ma come piattaforme che includono diversi programmi e servizi, in particolare per lo sviluppo applicativo. La criticità del servizio risiede nella perdita del controllo sui dati da parte dei singoli utenti e dal fatto che una enorme mole di dati ricada sotto il controllo di pochi soggetti che forniscono il servizio.

Legge applicabile al contratto

Si tratta di un argomento di cruciale importanza sia per gli utenti sia per i fornitori, considerando che la fruizione dei servizi in cloud comporta la perdita di controllo fisico sull'infrastruttura; tuttavia, l'utente continua a esercitare un controllo, sia pure indiretto, attraverso gli strumenti conferitigli dal contratto. Nel caso del cloud computing va anche valutata la possibilità di ottenere facilmente l'esecuzione dei provvedimenti ottenuti dal giudice italiano, senza dover ricorrere a procedimenti complessi e onerosi.

Secondo la disciplina generale, il contratto si ritiene concluso nel luogo in cui si trova il proponente al momento in cui ha notizia dell'accettazione, ossia nel luogo in cui l'accettazione giunge all'indirizzo del proponente. A prescindere dalle considerazioni in materia di legge applicabile e foro competente, è necessario verificare che il cloud provider indichi in quale Paese sono situati i data center che ospitano i dati; per l'utente è importante sapere non solo se eventuali controversie potranno essere decise dal giudice italiano o da un giudice straniero ma soprattutto se, una volta ottenuto un provvedimento giudiziale, questo potrà essere facilmente e rapidamente eseguito.

VoIP

Il termine VoIP (acronimo di Voice over Internet Protocol o Voice over IP) rappresenta un insieme di tecnologie che abilitano la trasmissione di comunicazioni telefoniche (quindi principalmente vocali ma anche videochiamate, fax e SMS) attraverso Internet o reti dedicate che utilizzano il protocollo IP. Si tratta in sostanza di un'alternativa alla telefonia tradizionale, che presenta alcune caratteristiche specifiche.

Per accedere all'utilizzo del VoIP è necessario utilizzare un software (come per esempio Google Talk o Skype, disponibile sia per computer sia per dispositivi mobili come gli smartphone) e avere a disposizione una connessione a banda larga, un microfono e dei dispositivi audio (altoparlanti o cuffie) collegati o integrati nel dispositivo. Con il VoIP i dati della conversazione telefonica vengono trasmessi in forma digitale e viaggiano nelle modalità tipiche della comunicazione in Internet (ovvero con il sistema della commutazione di pacchetto).

Vantaggi e sicurezza nel VoIP

Il VoIP presenta alcuni vantaggi rispetto al sistema di telefonia tradizionale, primo tra i quali è il minor costo delle chiamate, soprattutto sulle lunghe distanze. Un altro vantaggio è costituito dalle funzionalità avanzate solitamente incluse nei software di comunicazione VoIP (registrazione dei messaggi sul proprio dispositivo, invio di file, instant messaging ecc.).

La tecnologia VoIP si basa infatti su alcuni protocolli per trasformare la voce in pacchetti di dati. Se il fornitore di servizi VoIP realizza i suoi sistemi in base a dei protocolli standard il servizio è "aperto" e compatibile con i servizi VoIP di altri operatori, ma può facilmente essere intercettato e decodificato. Alcune soluzioni (come Skype o come le soluzioni VoIP utilizzate in ambito militare) utilizzano invece un sistema proprietario per il trasferimento delle informazioni basato sulla crittografia dei dati. Questo rende tecnicamente quasi impossibile decodificare il traffico, senza conoscere la chiave utilizzata per la cifratura.

A complicare ulteriormente la questione interviene la competenza territoriale: il gestore del servizio VoIP, uno degli utenti o entrambi potrebbero trovarsi in Paesi differenti e quindi essere sottoposti a una giurisdizione diversa da quella italiana.

Scambio e condivisione di contenuti multimediali (file sharing)

Negli ultimi anni lo scambio di contenuti multimediali tra utenti ha avuto un aumento esponenziale dovuto, da un lato alla dematerializzazione delle opere multimediali che si ottengono non più mediante supporto (CD, DVD ecc.) ma direttamente in formati digitali e dall'altro all'aumento esponenziale della velocità e della quantità di dati trasmissibili medianti reti: il fenomeno della diffusione di file multimediali è strettamente legato alla diffusione della banda larga alla fine degli anni Novanta.

Il primo sistema di file sharing è stato Napster, programma creato nel 1999 da uno studente universitario di Boston. A differenza dei successivi sistemi di condivisione, Napster utilizzava un server centralizzato: nel 2001 il servizio, che in così poco tempo aveva raggiunto circa 75 milioni di utenti, fu chiuso per ordine della Corte Suprema degli Stati Uniti, a causa delle violazioni delle leggi di copyright.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher VanessaLazzerini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Informatica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Siena o del prof Paone Salvatore.
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