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Indagine Conoscitiva 23 Antitrust Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto dell'informazione e della comunicazione a cura del prof. Stefano Balassoni.
Negli appunti è presente il Comunicato Stampa Antitrust – Novembre 2004 che riporta la chiusura dell'indagine conoscitiva avviata il 29 maggio 2003 avente come oggetto il settore televisivo... Vedi di più

Esame di Diritto dell'informazione e della comunicazione docente Prof. E. Morley Fletcher

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C 2 – L R P T

APITOLO A ACCOLTA UBBLICITARIA ELEVISIVA

peculiarità del settore, l’Italia presenta un grado di concentrazione comunque anomalo

rispetto agli altri Paesi europei poiché questo, essendo pari a circa 4.000, risulta quasi

doppio rispetto a quello della Spagna, della Germania e del Regno Unito nonché

significativamente superiore rispetto a quello della Francia.

Dal punto di vista dinamico, è possibile rilevare come nell’ultimo decennio gli altri

Paesi europei abbiano attuato politiche di liberalizzazione del settore televisivo che hanno

prodotto processi di deconcentrazione del mercato. Analizzando infatti le variazioni degli

indici nel periodo 1993-2003 (ultima colonna della tabella 2.3) risulta evidente come in tutti

i mercati nazionali, in conseguenza dell’ingresso di nuovi operatori, sia significativamente

diminuito il livello di concentrazione.

In Italia invece la struttura di mercato è rimasta sostanzialmente inalterata in senso

fortemente concentrato: la quota di audience congiunta dei due principali operatori si è

mantenuta stabile nel tempo su valori pari all’89-90% e l’indice HHI ha subito una

variazione poco significativa, la minore fatta registrare dai principali Paesi europei, pari a

165 punti, a fronte della maggiore base di partenza, pari a oltre 4.000 punti.

A ciò si aggiunga l’esistenza di forme di barriere all’ingresso quali la presenza di una

fitta rete di legami azionari e non azionari nonché la presenza, con posizioni di assoluto

rilievo, dei due operatori incumbent in tutti i mercati che compongono la filiera televisiva.

Il complesso dei citati elementi ha prodotto in Italia l’instaurarsi di un assetto di

mercato strutturalmente concentrato (duopolistico) e caratterizzato dall’esistenza di

elevate barriere all’ingresso; tale assetto risulta unico in Europa.

A titolo di esempio si evidenzia come in dieci anni la quota di ascolti del terzo

operatore del settore televisivo si sia stabilizzata attorno al 3%: dal 1997 ad oggi la quota di

audience di La7 (ex TMC), prima emittente nazionale in concorrenza con quelle dei primi

due operatori, è addirittura diminuita passando dal 2,4% al 2,2%. Per contro negli altri

Paesi europei si è assistito all’ingresso di nuovi emittenti che in pochi anni hanno eroso

consistenti quote di mercato agli operatori storici: si consideri, ad esempio, l’ingresso, nel

Regno Unito, dell’emittente Channel 5, attiva dal 1997, che, nello stesso periodo di

riferimento, ha raggiunto, partendo da zero, il 6,5% del totale degli ascolti televisivi. 69

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2.2.2 Il versante della raccolta pubblicitaria: l’assetto concorrenziale del mercato

nazionale della pubblicità televisiva

Il mercato nazionale della raccolta pubblicitaria televisiva è caratterizzato dall’offerta agli

inserzionisti di spazi pubblicitari in emittenti televisive nazionali da parte delle

concessionarie di pubblicità (per una definizione merceologica e geografica del mercato si

rimanda al paragrafo 1.2 del capitolo 1). La tabella 2.4 riporta i valori delle quote di

mercato, riferiti all’anno 2003, dei gruppi televisivi in tale mercato. Come si evince dalla

lettura della tabella si è preferito organizzare i dati presentando le quote pubblicitarie dei

proprietari del mezzo, e non delle concessionarie; per ogni gruppo televisivo, si è

considerato il totale dei ricavi lordi fatturati dalle concessionarie che raccolgono pubblicità

per le emittenti nazionali del medesimo gruppo. Tale scelta, irrilevante nel caso dei primi

due operatori che raccolgono attraverso concessionarie di proprietà (Publitalia per

Fininvest, Sipra per RAI), è stata dettata dalla circostanza che sono in atto profondi

cambiamenti nella gestione della raccolta delle emittenti nazionali minori. Una lettura delle

quote di mercato dal lato delle concessionarie renderebbe quindi tali valori dinamicamente

molto variabili, a fronte invece della stabilità della proprietà del mezzo .

112

Considerando la sola raccolta sulle emittenti nazionali (seconda colonna della tabella

2.4), i primi due operatori detengono congiuntamente oltre il 95% del valore del mercato. In

particolare,

il primo gruppo televisivo, Fininvest, opera in posizione dominante in virtù

a) di una quota di mercato pari a circa il 65%;

b) della differenza di quota con il secondo operatore, RAI, che detiene circa il 29% del

mercato e che è sottoposto, in qualità di società di servizio pubblico radiotelevisivo,

a più cogenti limiti normativi di affollamento pubblicitario ;

113

c) della posizione limitata detenuta dai restanti operatori televisivi: il terzo gruppo,

Telecom Italia, raccoglie complessivamente, attraverso le due concessionarie Cairo

ed MTV Pubblicità, una quota pari al 3,4%.

Come evidenziato in precedenza (v.di paragrafo 1.2 del capitolo 1), un’ulteriore forma di

pressione concorrenziale può derivare dall’offerta di spazi pubblicitari in emittenti locali da

parte di concessionarie nazionali. In particolare, in Italia alcune concessionarie minori

tendono a gestire la quota della raccolta delle emittenti locali (o dei circuiti di emittenti

locali) indirizzata agli inserzionisti nazionali; esse infatti possono offrire al cliente un

prodotto pubblicitario che, attraverso il contestuale inserimento di spazi in un’insieme di

emittenti a carattere locale, copre l’intero territorio nazionale, ovvero una parte rilevante di

esso. Tuttavia, anche considerando il ruolo svolto da tali concessionarie, i rilevi

concorrenziali precedentemente illustrati non mutano (le quote così ricalcolate sono

112 Si consideri a esempio che nel corso 2004 Sky Italia ha rescisso i contratti che la legavano alle due

concessionarie Cairo e Publikompass. A partire dal 1° luglio 2004, Sky Italia opera attraverso una

concessionaria di proprietà, Sky Pubblicità.

Viceversa, la raccolta pubblicitaria dell’emittente La7 (TMC) è stata gestita fino alla fine del 2002 da una

concessionaria del gruppo Telecom Italia denominata HMC (ex Cecchi Gori Advertising), per poi essere

esternalizzata, a partire dal 1° gennaio 2003, alla concessionaria indipendente Cairo.

113 Per un approfondimento dei vincoli imposti alla società di servizio pubblico si rimanda al paragrafo 2.3. 70

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presentate nella terza colonna della tabella 2.4): l’insieme delle concessionarie che

raccolgono la parte nazionale della pubblicità delle emittenti locali (Publikompass, PRS Tv,

Cierreti, Opus e RETE) arriva a detenere appena lo 0,7% del totale del mercato.

Tab. 2.4 – Mercato nazionale della raccolta pubblicitaria televisiva (anno 2003, %)

Emittenti nazionali e Emittenti

Emittenti locali (solo pubblicità terrestri e

Emittente/gruppo (concessionaria) nazionali (*) nazionale) (**) satellitari (***)

Fininvest (Publitalia) 66,9% 66,3% 64,7%

RAI (Sipra) 29,2% 29,1% 28,5%

Telecom Italia (Cairo, MTV) (a) 3,4% 3,4% 3,3%

Rete A (Publikompass) (b) 0,5% 0,5% 0,5%

Emittenti Locali (Varie) (c) - 0,7% 0,7%

Sky (Cairo, Publikompass) (d) - - 2,0%

Altre emittenti satellitari (Varie) (e) - - 0,3%

Totale 100% 100% 100%

Fonte: (*) Nielsen Media Research; (**) e (***) stime AGCM su dati forniti dagli operatori.

Legenda: Le quote di mercato sono calcolate dai ricavi pubblicitari delle concessionarie, al lordo della quota

retrocessa alle emittenti.

(*) Quote di mercato riferite alle sole emittenti nazionali: RAI (Rai 1, Rai 2, Rai 3), Fininvest (Canale 5, Italia

1, Rete 4), Telecom Italia (La 7, MTV), Rete A; sono escluse: Sport Italia attiva dal 2004; Home Shopping

114 che operano esclusivamente nell’affitto di spazi televisivi per televendite – nel caso

Europe ed Elefante TV

di Elefante Tv inoltre tali transazioni sono intra-gruppo in quanto avvengono nei confronti della controllante

TeleMarket che opera nella vendita di prodotti d’arte e d’antiquariato –; e Rete Capri emittente a carattere

115 .

regionale o pluri-regionale, che raccoglie quasi esclusivamente pubblicità locale

(**) Quote di mercato riferite al totale della pubblicità nazionale su emittenti televisive terrestri; viene quindi

conteggiata anche la quota di pubblicità nazionale raccolta da concessionarie nazionali per inserzioni su

emittenti locali e su circuiti di locali.

(***) Quote di mercato riferite al totale della pubblicità nazionale su emittenti televisive terrestri e satellitari.

(a) Per Telecom Italia si sono conteggiati i ricavi pubblicitari lordi che le concessionarie Cairo e MTV

Pubblicità hanno fatturato per la vendita di inserzioni pubblicitarie rispettivamente sulle emittenti La7 ed

MTV.

(b) Per Rete A si sono conteggiati i ricavi pubblicitari lordi che la concessionaria Publikompass ha fatturato

per la vendita di inserzioni pubblicitarie sull’emittente.

(c) Per le emittenti o i circuiti di emittenti locali si sono conteggiati i ricavi pubblicitari lordi che le

concessionarie Publikompass, PRS Tv, Cierreti, Opus e RETE hanno fatturato per la vendita di spazi

pubblicitari ad inserzionisti nazionali su tali emittenti.

(d) Per SKY Italia si sono conteggiati i ricavi pubblicitari lordi che le concessionarie Cairo e Publikompass

hanno fatturato per la vendita di inserzioni pubblicitarie sui canali satellitari del gruppo.

(e) Per gli altri canali satellitari si sono conteggiati i ricavi pubblicitari lordi che le concessionarie Cairo,

Publikompass, IlSole24Ore Pubblicità, Radio&Reti, RCS Pubblicità, Class Pubblicità e DADA hanno

fatturato per la vendita di spazi pubblicitari su tali emittenti.

114 Anche qualora si volessero prendere in considerazione tali transazioni, la quota di mercato di HSE ed

Elefante Tv che ne deriverebbe sarebbe marginale, in quanto complessivamente inferiore allo 0,5% del totale

della raccolta pubblicitaria televisiva.

115 Si consideri che la copertura effettiva dell’emittente Rete Capri è inferiore al 25% della popolazione

italiana (stima AGCM; v.di paragrafo 3.3 del capitolo 3). 71

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Si è infine proceduto ad integrare il dato della raccolta pubblicitaria televisiva con gli

investimenti pubblicitari effettuati in canali che operano sulla piattaforma satellitare (ultima

colonna della tabella 2.4). Siffatto allargamento del mercato appare, da un punto di vista

antitrust, necessario anche se, allo stato attuale in Italia la piattaforma satellitare presenta

un tasso di penetrazione ancora limitato seppur in crescita . Tale argomentazione, come

116

sarà esposto nel capitolo 3, rileva tuttavia più da un punto di vista della compravendita di

capacità trasmissiva tra un operatore di rete (che offre capacità) ed un fornitore di contenuti

(un’emittente che domanda capacità trasmissiva), che da un punto di vista della

compravendita di spazi pubblicitari televisivi. Gli inserzionisti di pubblicità infatti possono

comunque, a fronte di un incremento del prezzo delle inserzioni sulle emittenti televisive

via etere, spostare la propria domanda verso i canali satellitari in virtù del fatto che il

numero e la specializzazione dei contatti non dipende soltanto dalla diffusione della

tecnologia trasmissiva ma anche dalla attrattività dei programmi televisivi veicolati dalla

piattaforma trasmissiva; in tal senso i canali satellitari possono raggiungere ascolti maggiori

e/o contatti commercialmente più appetibili di alcune emittenti nazionali. In considerazione

della recente evoluzione e delle prospettive di medio termine di diffusione della piattaforma

satellitare, del fatto che, dal punto di vista dell’offerta di spazi pubblicitari, le

concessionarie operano indistintamente sulle due piattaforme trasmissive, nonché della

circostanza che le emittenti satellitari e quelle terrestri competono tra loro nel versante degli

ascolti televisivi appare opportuno considerare il mercato nazionale della raccolta

pubblicitaria televisiva come composto complessivamente dai ricavi derivanti dalla raccolta

.

pubblicitaria sia sulle emittenti terrestri che sui canali satellitari

117

Ciò posto, l’allargamento del mercato nazionale della raccolta pubblicitaria televisiva

alle emittenti satellitari non altera il quadro concorrenziale sopra delineato - i primi due

operatori conservano infatti una quota di mercato complessiva superiore al 90%, pari al

93,2%, con il gruppo Fininvest che si attesta, in posizione dominante, al 65%. L’unica

novità di rilievo riguarda l’inclusione nel mercato di Sky Italia, che con il 2%, diventa il

quarto operatore pubblicitario presente nel mercato televisivo italiano; nel 2003, gli altri

canali satellitari hanno raccolto (tramite le concessionarie Cairo, Publikompass,

IlSole24Ore Pubblicità, Radio&Reti, RCS Pubblicità, Class Pubblicità e DADA) appena lo

0,3% del mercato complessivo.

i) Versante dei contenuti e mercato della raccolta pubblicitaria televisiva

Una valutazione complessiva degli assetti competitivi della raccolta pubblicitaria non può

prescindere dall’analisi del legame esistente con il collegato versante della concorrenza

sugli ascolti, a cui è stato dedicato il precedente paragrafo. Come si evince confrontando la

posizione degli operatori nei due versanti del mercato, il gruppo Fininvest è l’unico

soggetto ad avere un rapporto tra la quota della raccolta e quella degli ascolti maggiore

116 Per un approfondimento circa la configurazione delle diverse piattaforme trasmissive si rimanda all’analisi

condotta nel capitolo 3, paragrafo 3.3.

117 Si noti che l’inclusione della raccolta pubblicitaria su emittenti a pagamento non pregiudica la definizione

di un distinto mercato nazionale dei servizi di pay-tv. Infatti gli operatori di televisione a pagamento si

configurano come società multi-prodotto che operano simultaneamente sia nella raccolta pubblicitaria sia nei

servizi di pay-tv. Tale tematica sarà approfondita nel successivo paragrafo 2.4. 72

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all’unità (pari a 1,5); ciò vuol dire che gli ascolti televisivi delle reti Fininvest garantiscono

una quota di mercato nella raccolta più che proporzionale all’audience share, mentre le

altre reti televisive, terrestri e satellitari, raccolgono meno di quanto raggiungono in termini

di ascolti . Fininvest è quindi l’unico operatore a valorizzare la propria quota negli ascolti

118

in maniera più che proporzionale nella raccolta pubblicitaria.

Il dato può essere letto anche considerando il valore economico medio, in termini di

raccolta pubblicitaria, di un punto percentuale di audience raggiunto da ciascun gruppo o

emittente televisiva. Mentre il gruppo Fininvest riesce in media a vendere ogni punto di

audience raggiunto dalle proprie tre reti ad un valore pari ad oltre 50 milioni di euro, tale

valore scende ad una massimo di 30 milioni per gli altri operatori (RAI vende in media un

punto di audience a 22 milioni di euro).

Tale evidenza, ovvero l’esistenza di un soggetto che opera in posizione dominante nella

raccolta pubblicitaria televisiva e che è il solo a valorizzare in modo più che proporzionale

il potere detenuto nell’offerta di contenuti, risulta unica in Europa.

ii) La raccolta pubblicitaria televisiva: un confronto internazionale

Il confronto tra le strutture concorrenziali del mercato della raccolta pubblicitaria televisiva

dei principali Paesi europei risulta quindi, ancora una volta, di particolare pregio al fine di

addivenire ad una più completa comprensione del contesto nazionale (la figura 2.3 riporta

le quote di mercato nella raccolta pubblicitaria televisiva dei principali mercati nazionali

europei).

In Francia la raccolta pubblicitaria sul mezzo televisivo avviene principalmente tramite

concessionarie integrate con l’emittente; in particolare i principali operatori quali FRT,

TF1, M6 e Canal plus dispongono di proprie concessionarie pubblicitarie. Le piccole

emittenti (tra i quali ARTE) e i vari canali tematici satellitari e via cavo esternalizzano

invece la raccolta pubblicitarie a concessionarie indipendenti. La principale emittente

commerciale presente nel mercato, TF1, realizza i ricavi pubblicitari più elevati con una

quota di mercato pari al 53%, mentre l’emittente M6 detiene una quota pari al 22% ed il

canale analogico trasmesso in modalità criptata Canal plus raggiunge il 2,8%. In

considerazione dei più stringenti limiti di affollamento pubblicitario che si applicano ai

canali di servizio pubblico, France Télévision detiene invece una quota dei ricavi

pubblicitari, significativamente inferiore a quella in termini di ascolti, e pari al 20%.

118 RAI presenta un basso rapporto (pari a 0,6) tra la quota della raccolta e quella degli ascolti; ciò è dovuto ai

limiti imposti in via normativa all’affollamento pubblicitario sulle reti della società di servizio pubblico. Le

altre emittenti televisive si attestano tra lo 0,9 e lo 0,5: in particolare, per La7 il valore è pari a 0,9, così come

per i canali satellitari (compresi quelli di Sky Italia), per MTV il rapporto è compreso tra 0,9 e 0,7 (stima

AGCM su ipotesi di audience), mentre, infine, per Rete A il dato è compreso tra 0,5 e 0,7 (stima AGCM su

ipotesi di audience). 73

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Fig. 2.3 – Quota di mercato nella raccolta pubblicitaria televisiva in Europa (anno

2003) b) Quote pubblicità tv in Germania

a) Quote pubblicità tv in Francia

TF1 RTL

53,3% 45,0%

M6

21,8% ARD Prosieben

2,7% 42,7%

Altri AOL

2,3% 1,8%

Canal + France Tv EM.Tv ZDF

Viacom

2,8% 19,8% 3,1% 2,1%

2,6%

d) Quote pubblicità nel Regno Unito

c) Quote pubblicità tv in Spagna Channel 4

Tele 5 21,7%

RTVE 28,3%

30,6% ITV

51,7% Channel 5

8,0%

Canal +

1,6% BSkyB

9,0%

FORTA Antenna 3 Altri

15,2% 24,3% 9,6%

e) Quote pubblicità tv in Italia

Fininvest/M

ediaset

64,7% Telecom

Italia Fonte: KEK per la Germania, CMT per la Spagna,

3,3% AGCM per l’Italia, Simmaco Management

Consulting per la Francia ed il Regno Unito.

RAI Altri Sky

28,5% 1,5% 2,0% 74

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Nel Regno Unito la competizione nella raccolta pubblicitaria televisiva avviene soltanto

tra gli operatori commerciali presenti nel mercato – comprendendo tra essi anche

l’emittente pubblica, ma non di servizio pubblico, Channel 4 – dato che BBC non opera in

tale ambito. Alla luce di tale circostanza, i potenziali investimenti pubblicitari che non

possono essere raccolti dalla BBC rappresentano risorse disponibili per gli altri operatori.

In particolare, il gruppo ITV, per mezzo della propria concessionaria Carlton-Granada,

detiene la quota più elevata di investimenti pubblicitari, pari al 51,7%; Channel 4

rappresenta il secondo operatore, con il 22%; mentre il nuovo operatore Channel 5, attivo

dal 1997, raccoglie investimenti per una quota dell’8%. Infine, BSkyB, che opera

principalmente nella televisione a pagamento, detiene comunque una significativa quota del

mercato pubblicitario televisivo britannico pari al 9%.

In Germania, come evidenziato in precedenza, il mercato televisivo è connotato da una

forte diffusione di piattaforme alternative all’analogico, quali il satellite e il cavo, che

consentono ai vari operatori di sfruttare un’ampia gamma di modalità trasmissive con le

quali diffondere i propri programmi; tale opportunità ha permesso ai principali operatori di

crescere molto anche nel versante della raccolta televisiva. In particolare il gruppo RTL,

attivo tramite la propria concessionaria IP Deutschland, e il gruppo Prosieben, per mezzo

della concessionaria controllata Seven One Media, risultano gli operatori più importanti in

virtù dell’elevata quota di ricavi pubblicitari, pari rispettivamente al 45% e al 43%. Come

per gli altri mercati televisivi fin qui esaminati, anche in Germania esistono limiti

asimmetrici tra emittenti commerciali e di servizio pubblico nella raccolta pubblicitaria; in

conseguenza di tali limiti le quote dei due gruppi pubblici ARD e ZDF risultano marginali e

rispettivamente pari al 2,7% e al 2,1%. Operano, infine, con quote modeste ma in crescita, i

seguenti gruppi internazionali: EM.TV, con una quota pari a circa il 3%, Viacom, con il

2,6%, e AOL-Time Warner con l’1,8%.

In Spagna, la raccolta pubblicitaria televisiva è contraddistinta da una forte presenza del

gruppo pubblico RTVE che, pur se finanziato dallo Stato, opera senza alcun limite di

raccolta. In particolare esso risulta essere il primo gruppo pubblicitario, con una raccolta

complessiva pari al 31% circa del mercato. Anche la federazione di emittenti locali

FORTA, pur ricevendo dei sussidi pubblici, opera nella raccolta pubblicitaria televisiva

confermandosi a livello complessivo, con il 15%, come uno dei principali operatori.

Passando alle emittenti private: il secondo operatore di mercato è l’emittente Telecinco,

attiva tramite la propria concessionaria Publiespaña, con una quota pari al 28%; Antenna 3,

che opera per mezzo della propria concessionaria Prisa, detiene il 24% del mercato; mentre

l’operatore a pagamento Canal plus, raccoglie pubblicità per una percentuale pari all’1,5%

del mercato.

L’analisi dei dati riportati in tabella 2.5, relativi ai principali indici di concentrazione

misurati in termini di quote di ricavi pubblicitari, consente una valutazione, in via

comparativa, della struttura concorrenziale del mercato nazionale della raccolta

pubblicitaria televisiva.

In via preliminare, si evidenzia come la raccolta pubblicitaria televisiva presenti, in tutti

i principali contesti nazionali europei, un elevato livello di concentrazione: l’indice HHI

presenta infatti valori molto elevati, che non scendono al di sotto dei 2.500 punti. L’elevata

concentrazione del mercato è connessa sia alla presenza di forze endogene che spingono il

75

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mercato verso un esito oligopolistico, sia a fattori di natura istituzionale che hanno limitato

le spinte concorrenziali dei nuovi operatori entranti (v.di supra).

Tab. 2.5 Confronto internazionale: tassi di concentrazione nella raccolta

pubblicitaria televisiva in Europa (anno 2003)

Paese/indice di concentrazione CR1 (%) CR2 (%) HHI

Spagna 30,6 58,9 2.561

Regno Unito 51,7 73,4 3.314

Francia 53,3 75,1 3.719

Germania 45,0 87,7 3.880

Italia 64,7 93,2 5.014

Fonte: KEK per la Germania, CMT per la Spagna, AGCM per l’Italia, Simmaco Consulting per la Francia ed

il Regno Unito.

CR1 è la quota di mercato del primo operatore

CR2 è la somma delle quote di mercato dei primi due operatori

HHI è l’indice di Herfindahl-Hischmann dato dalla somma delle quote di mercato, elevate al quadrato, di tutti

gli operatori presenti sul mercato.

A fronte di tale evidenza esistono tuttavia delle notevoli differenze tra i vari Paesi. In

particolare, il livello di concentrazione in Italia è decisamente superiore rispetto a quello

degli altri Paesi europei: l’indice CR1 italiano, pari al 64,7%, risulta essere più che doppio

rispetto a quello della Spagna nonché significativamente maggiore di quello tedesco, pari al

45%, di quello britannico (51,7%) e di quello francese (53,3%); tali considerazioni trovano

ulteriore conferma nell’analisi dell’HHI, che dimostra in modo incontrovertibile l’elevato

grado di concentrazione della raccolta televisiva in Italia, raggiungendo un valore

elevatissimo, superiore a 5.000, che non trova riscontro in nessuno degli negli altri contesti

nazionali.

iii) La raccolta pubblicitaria televisiva: le condotte delle concessionarie

In Italia, a differenza degli altri paesi europei, il ruolo di Fininvest nella concorrenza sugli

ascolti si traduce quindi in una posizione dominante nel mercato della raccolta pubblicitaria

televisiva. Il potere di mercato detenuto da tale operatore garantisce una più elevata

valorizzazione dei propri spazi pubblicitari nonché una maggiore capacità di utilizzare la

propria capacità produttiva . Tali evidenze possono essere spiegate alla luce di

119

considerazioni di tipo strutturale e comportamentale.

Innanzitutto, la posizione acquisita nel versante degli ascolti dà la possibilità al gruppo

Fininvest di poter raggiungere, e quindi, vendere un numero assoluto di contatti

significativamente maggiore rispetto alle altre emittenti televisive commerciali. Ciò, a

parità di altre condizioni (ed in particolare di costo contatto), rende il valore attribuito da un

119 Nel 2002, il gruppo Fininvest, che ha venduto 13,7 milioni di secondi di inserzioni pubblicitarie sulle tre

emittenti nazionali, ha raggiunto un tasso di affollamento giornaliero medio superiore al 14% (fonte Nielsen),

a fronte del 9,5% di La7 (con circa 3 milioni di secondi di pubblicità venduti) e del 4% circa di RAI (con 3,7

milioni di secondi di inserzioni nelle tre reti). 76

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inserzionista alla pubblicità in emittenti del gruppo Fininvest più elevato rispetto a quello

della pubblicità in altri canali televisivi.

Inoltre, le condotte commerciali delle concessionarie appaiono poter influire sulla

struttura di mercato. Da un punto di vista generale, il settore pubblicitario è contraddistinto

da un basso grado di trasparenza delle transazioni economiche tra concessionarie ed

inserzionisti (e/o centri media), derivante dalla quasi totale assenza di scritture contrattuali

che legano le parti nonché dalla entità della scontistica che rende i prezzi di listino degli

indicatori poco affidabili del valore effettivamente corrisposto per l’acquisto di spazi

pubblicitari . Tale contesto di mercato rende possibile alle concessionarie attuare politiche

120

di discriminazione dei prezzi, attraverso le quali poter estrarre il valore effettivamente

attribuito dai clienti alle inserzioni pubblicitarie.

Se tali elementi appaiono poter produrre effetti per lo più redistributivi, l’utilizzo di

particolari strategie commerciali nella vendita delle inserzioni televisive può invece

condurre ad esiti di mercato inefficienti. Una prima analisi sul tema ha fatto emergere

l’esistenza di pratiche commerciali che potrebbero alterare il libero gioco della

concorrenza.

Il menzionato ricorso alla scontistica potrebbe anche produrre effetti distorsivi, qualora

una concessionaria dotata di potere di mercato moduli gli sconti al fine di impedire e/o

scoraggiare l’investimento degli inserzionisti su emittenti televisive concorrenti (cd. sconti

fidelizzanti).

Inoltre, il ricorso alla vendita a pacchetti di inserzioni pubblicitarie (cd. moduli che

comprendono inserzioni pubblicitarie in varie fasce orarie o periodi dell’anno), che crea un

legame tra le inserzioni più richieste (per orario, periodo dell’anno e/o canale) e quelle

meno domandate, può essere anch’esso idoneo a fidelizzare i clienti ai prodotti pubblicitari

dei gruppi dotati di maggior potere di mercato, con effetti escludenti nei confronti di

operatori pubblicitari concorrenti. Si consideri che la strategia di vendita a pacchetti viene

utilizzata in Italia, a differenza di altri contesti (quale quello francese) in cui essa risulta

essere proibita; per mezzo di tale condotta le concessionarie appaiono poter vendere quelle

tipologie di inserzioni che altrimenti rimarrebbero invendute, con l’effetto di saturare la

capacità potenziale di inserzioni nella disponibilità dei principali gruppi televisivi.

120 Un approfondimento sul tema condotto dall’Autorità ha evidenziato che, nel settore televisivo, le

percentuali degli sconti oscillano generalmente tra il 30% ed il 95%. 77

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B 2.3 – L’A S P C

OX NALISI DELLE TRATEGIE DI REZZO DELLE ONCESSIONARIE DI

P T

UBBLICITÀ ELEVISIVA

La presente indagine non riporta un’analisi approfondita dei prezzi delle inserzioni

pubblicitarie su mezzo televisivo. Ciò è dovuto ad una serie di elementi che saranno di

seguito elencati e che riguardano le difficoltà di definire un prezzo univoco, affidabile e

comparabile (tra concessionarie di uno stesso paese e tra quelle di ambiti territoriali diversi)

delle inserzioni.

In primo luogo, la scarsa trasparenza del mercato rende difficile stimare i prezzi

effettivamente applicati al pubblico da parte delle concessionarie di pubblicità.

In secondo luogo, la definizione di un unico prezzo si scontra con la circostanza che le

inserzioni costituiscono un prodotto fortemente eterogeneo il cui valore varia a seconda

della durata (anche se in televisione lo standard è di 30 secondi, si distingue tra minispot,

spot, telepromozioni, televendite, ecc.), della fascia oraria, del periodo dell’anno,

dell’audience raggiunta (ovvero di una stima ex-ante, con eventualmente l’esistenza di

meccanismi di riallineamento ex-post).

In tal senso, al fine di ottenere una unica misura di prezzo, confrontabile tra i diversi

operatori, è stato definito il costo per contatto, ovvero il ricavo medio delle concessionarie

derivante dalla vendita di inserzioni diviso i contatti raggiunti in un determinato periodo di

tempo.

L’acquisizione e la comparazione del costo per contatto tra i diversi operatori risultano,

tuttavia, alquanto difficoltose, in quanto attualmente mancano dati affidabili. Si consideri

infatti che sia il valore assoluto sia il relativo ranking del costo per contatto degli operatori

televisivi nazionali ed internazionali varia considerevolmente a seconda della fonte di

riferimento (v.di WACC, JP Morgan, ecc.).

In ogni caso, un eventuale confronto tra il costo per contatto dei vari operatori nazionali ed

internazionali sarebbe comunque falsato dalla diversa regolamentazione in termini di

affollamento pubblicitario che si applica a tali società sia all’interno di uno stesso ambito

geografico (a RAI piuttosto che a Fininvest), sia in paesi diversi (a Fininvest piuttosto che a

TF1, Channel 4, ecc.). L’esistenza di un limite massimo all’affollamento pubblicitario

nonché la circostanza che tale vincolo risulta generalmente stringente per gli operatori

pubblicitari implicano che le concessionarie sottoposte ai vincoli meno rigidi siano quelle

che di regola presentano un più basso costo per contatto: Fininvest risulta avere un costo per

contatto inferiore a RAI, mentre gli operatori italiani e spagnoli appaiono fissare costi per

contatto inferiori a quelli tedeschi e britannici.

Alla luce dell’insieme di tali elementi appare non solo difficile ma anche fuorviante il

confronto di indici di prezzo delle inserzioni degli operatori. Sarebbe necessaria la stima di

un modello statistico-econometrico caratterizzato da un elevatissimo numero di

osservazioni (in termini di numero di operatori censiti nonché di unità di tempo osservate) e

che tenga conto di una lunga serie di elementi di natura strutturale (quali le differenti

discipline in materia di limiti di affollamento pubblicitario). L’applicazione di tale modello

va oltre gli obiettivi della presente indagine; si consideri che allo stato attuale non esistono

studi a livello internazionale che sono riusciti ad implementare tale metodologia. 78

C 2 – L R P T

APITOLO A ACCOLTA UBBLICITARIA ELEVISIVA

2.3 Il servizio radiotelevisivo pubblico e gli effetti sul processo concorrenziale del

mercato della raccolta pubblicitaria televisiva

Un ulteriore aspetto, di natura strutturale, che incide sulla posizione detenuta dagli operatori

nel mercato della pubblicità televisiva concerne la specifica regolamentazione in materia di

servizio pubblico radiotelevisivo. In particolare, il servizio pubblico nel mercato televisivo

ha il ruolo di promuovere e garantire la presenza, nei palinsesti delle emittenti della società

a cui è affidato tale compito, di un definito livello di programmi ritenuti di interesse

generale – finalizzati ad obiettivi quali quelli di: assicurare la massima copertura

territoriale; difendere il pluralismo nell’informazione, garantendo un accesso non

discriminatorio al mezzo televisivo, con particolare riguardo alle minoranze linguistiche,

etniche, culturali e religiose; assicurare servizi di utilità sociale e di promozione della

cultura; favorire lo sviluppo tecnologico. A tal fine, viene stabilita la corresponsione di un

finanziamento statale alla società a cui è affidato il servizio pubblico radiotelevisivo, che

generalmente si concretizza nel versamento da parte dei cittadini di un canone annuale.

Per quanto di stretto interesse in questa sede, occorre rilevare come la presenza di

società televisive con compiti di servizio pubblico incida sulle dinamiche concorrenziali del

mercato televisivo sia nel versante dei contenuti sia in quello della raccolta pubblicitaria

(per una rappresentazione grafica degli effetti del servizio pubblico sul processo

concorrenziale del settore televisivo si veda la figura 2.4). Da un lato, sulle emittenti di

servizio pubblico gravano obblighi che incidono sulla definizione dei propri palinsesti e

quindi, indirettamente, sulla concorrenza negli ascolti. Dall’altro lato, a fronte della

corresponsione del canone, le società di servizio pubblico sono soggette a vincoli nella

raccolta pubblicitaria (ossia di affollamento pubblicitario) generalmente più stringenti

rispetto a quelli delle emittenti commerciali. La specifica regolamentazione del servizio

pubblico assume quindi una notevole rilevanza ai fini della configurazione degli assetti

concorrenziali del settore televisivo.

In Italia, la RAI - Radiotelevisione Italiana S.p.A. è la società concessionaria in

esclusiva del servizio pubblico di diffusione di programmi radiofonici e televisivi, con

qualsiasi mezzo. La concessione del servizio pubblico radiotelevisivo è disciplinata dalla

convenzione, di durata ventennale, sottoscritta in data 15 marzo 1994, approvata con D.P.R.

del 28 marzo 1994, tra RAI e l’allora Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni.

RAI adempie agli obblighi di servizio pubblico garantendo, tra l’altro, un determinato

numero di ore dedicate all’informazione, alla cultura, approfondimenti di carattere

educativo nonché ad informazioni e notizie di carattere regionale.

RAI opera nel settore televisivo principalmente attraverso l’offerta di tre canali

generalisti. Sulla base di una dettagliata analisi dei palinsesti del gruppo di servizio

pubblico pare possibile notare come all’interno del gruppo vi sia una netta differenziazione

tra la programmazione delle singole reti con: Rai 1, che risulta essere la rete a carattere più

generalista con un palinsesto centrato soprattutto su informazione, spettacoli ed

intrattenimento; Rai 2, rivolta, con un palinsesto in cui hanno largo spazio sport e

programmi per ragazzi, ad un vasto pubblico tendenzialmente giovanile; Rai 3 che punta

79

C 2 – L R P T

APITOLO A ACCOLTA UBBLICITARIA ELEVISIVA

principalmente a realizzare una programmazione di servizio sia a carattere informativo sia

di tipo regionale .

121

A fronte di una netta differenziazione intra-gruppo del prodotto televisivo, e nonostante i

predetti obblighi di servizio pubblico, il posizionamento delle tre reti RAI appare piuttosto

in linea con quello delle emittenti del gruppo Fininvest; ciò in termini di target di

riferimento, quote di audience nonché struttura del palinsesto .

122

Con riguardo quindi al versante dell’offerta di contenuti televisivi ai telespettatori

in un contesto in cui i due maggiori operatori possiedono tre reti ciascuno, gli obblighi

che gravano in capo alla società di servizio pubblico non sembrano aver evitato, ed

anzi hanno favorito, un esito di mercato caratterizzato da

a) una notevole differenziazione intra-gruppo dei canali televisivi di RAI;

b) una bassa differenziazione rispetto ai canali appartenenti al gruppo Fininvest (e

quindi elevate duplicazioni);

c) un equilibrio (duopolio simmetrico) concorrenzialmente inefficiente in quanto, da un

lato, diminuisce gli spazi di ingresso degli operatori neoentranti, dall’altro ne

aumenta i costi di entrata.

Gli obblighi non rilevano soltanto nel versante dei contenuti ma influiscono anche sulla

struttura concorrenziale del versante della raccolta pubblicitaria. Al riguardo, la normativa

italiana stabilisce che, a fronte della corresponsione del canone, la RAI debba sottostare a

limiti di affollamento pubblicitario più stringenti rispetto a quelli delle emittenti

. Tale circostanza ha determinato che nonostante RAI e Fininvest

commerciali

123

raggiungano analoghi risultati in termini di quote di ascolto (pari a circa il 45%), sia nel

giorno medio che nel prime time (v.di tabelle 2.1 e 2.2), RAI raccoglie investimenti

pubblicitari per una quota del 29%, mentre Fininvest detiene una quota del 65% del

mercato pubblicitario televisivo (v.di tabella 2.4).

In sostanza, i più stringenti limiti alla raccolta pubblicitaria della società di servizio

pubblico determinano un divario tra RAI e Fininvest nel mercato nazionale della raccolta

pubblicitaria televisiva, che nel 2003 è stato pari a 1.252 milioni di euro.

121 Nel 2003, Rai 1 ha realizzato nel giorno medio una quota di audience pari al 23%, coprendo un’ampia

gamma di telespettatori, ed incentrando la propria programmazione su informazione e approfondimenti

(30%), intrattenimento e spettacolo (33%). Rai 2 ha realizzato l’11% degli ascolti, con una tipologia di

telespettatori orientata verso la fascia giovanile, puntando soprattutto su una programmazione sportiva (9%) e

per ragazzi (17%). Rai 3 infine ha realizzato una media di ascolti pari al 9% circa con un palinsesto

focalizzato su informazione e approfondimenti (35%), e programmi scientifico-culturali (20%).

122 A tal riguardo si rileva che, nel 2003, Rai 1 e Canale 5 hanno totalizzato, nel giorno medio, analoghe

quote di audience, rispettivamente pari al 23% e al 22%, e si sono rivolte a simili tipologie di telespettatori, a

fronte di un palinsesto assai simile, composto, in entrambi i casi, per circa il 30% da programmi di

informazione, e per il 35% da intrattenimento, fiction e film; Rai 2 ed Italia 1 hanno raggiunto quote di

audience rispettivamente pari al 12% ed all’11%, rivolgendosi entrambe prevalentemente ad un target

giovanile, ed incentrando i propri palinsesti su trasmissioni sportive e per ragazzi.

Maggiori differenze riguardano invece Rete 4 e Rai 3; a fronte infatti di un medesimo risultato in termini di

ascolti (9% per entrambe nel giorno medio), Rete 4 è posizionata su una tipologia di telespettatori più maturi,

mentre Rai 3 è legata ad obblighi di servizio pubblico, che ne connotano la programmazione soprattutto come

rete nazionale a carattere regionale.

123 Per una descrizione dei diversi tetti di affollamento pubblicitario previsti dalla legge n. 112/04 si rimanda

al paragrafo 2.2. 80

C 2 – L R P T

APITOLO A ACCOLTA UBBLICITARIA ELEVISIVA

Se è vero che l’esistenza stessa di vincoli stringenti di affollamento pubblicitario, seppur

giustificata da ragioni di fallimento del mercato (v.di box 2.2), potrebbe produrre un

allentamento della pressione concorrenziale, l’imposizione ai due maggiori operatori di

limiti diversi crea un assetto in cui opera un operatore, RAI, le cui possibilità di reazione

strategica sono ridotte, se non impedite, dall’esistenza di un vincolo assai più stringente di

raccolta pubblicitaria rispetto a quello del secondo operatore, Fininvest, che è in posizione

dominante poiché può esercitare il proprio potere di mercato su tutta la domanda residuale

non soddisfatta da RAI.

I vincoli di affollamento imposti alla società di servizio pubblico

a) limitano considerevolmente le possibilità di RAI di produrre una adeguata pressione

concorrenziale nel mercato della raccolta pubblicitaria televisiva;

b) assicurano a Fininvest la possibilità di operare in posizione dominante, esercitando

il proprio potere di mercato sulla domanda residuale, senza subire la pressione di

un concorrente.

Il divario nel mercato della raccolta pubblicitaria televisiva è tuttavia compensato dagli

introiti generati dal canone del servizio pubblico, che nel 2003 hanno generato per RAI

ricavi pari a 1.423 milioni di euro. Tale circostanza a sua volta determina la conseguenza

che i due maggiori gruppi televisivi basano le proprie strategie nel versante dell’offerta di

contenuti su un analogo ammontare di risorse economiche e finanziarie: nel 2003, i ricavi

dei gruppi RAI e Fininvest derivanti dalle attività televisive nazionali (comprendendo tra

esse anche il canone) sono stati rispettivamente pari a circa 2.400 e 2.200 milioni di euro.

Il contesto istituzionale rappresenta un elemento facilitante i comportamenti collusivi in

quanto da un lato crea una simmetria nell’offerta di contenuti dei due operatori (in termini

di numero di reti, bassa differenziazione del prodotto, e simmetria del budget per le

politiche di differenziazione verticale) e dall’altro accresce gli incentivi ad attuare politiche

commerciali accomodanti (attraverso le specifiche previsioni in materia di tetti pubblicitari

.

e di finanziamento della società di servizio pubblico)

124

In definitiva in Italia la disciplina del servizio pubblico ha

da un lato, facilitato la creazione di un duopolio simmetrico nel versante dell’offerta di

contenuti televisivi, che si è tradotto in un esito concorrenziale del tutto insoddisfacente

sul mercato della raccolta pubblicitaria televisiva, in quanto,

dall’altro, ha sostanzialmente ridotto gli incentivi a competere dei due incumbent,

favorendone i comportamenti collusivi, e diminuito le possibilità competitive dei

concorrenti.

124 In tal senso, si veda il comportamento tenuto da RAI e Fininvest al momento dell’ingresso del gruppo

Cecchi Gori nel settore televisivo nazionale, cfr. prov.6662, caso n.283B- RAI-Mediaset-RTI-Mediatrade, del

10 dicembre 1998. 81

C 2 – L R P T

APITOLO A ACCOLTA UBBLICITARIA ELEVISIVA

Fig. 2.4 – La struttura del settore televisivo: il servizio pubblico

Versante del consumo di contenuti televisivi Versante della compravendita di inserzioni televisive

Proprietari dei diritti sui Reti ed infrastrutture

contenuti televisivi (case per la trasmissione del

cinematografiche, produttori segnale televisivo

di fiction, squadre e (operatori di rete)

associazioni sportive, ecc.) Concessionarie private

telespettatori/ inserzionisti di pubblicità/

Emittenti televisive di pubblicità

consumatori produttori di beni e servizi

private Concessionaria

Emittenti televisive pubblica di pubblicità

pubbliche

Rilevazioni degli

ascolti televisivi Centri media

Stato 82

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APITOLO A ACCOLTA UBBLICITARIA ELEVISIVA

2.3.1 Un confronto internazionale: il servizio pubblico in Europa

Il servizio pubblico radiotelevisivo nei vari Paesi europei è caratterizzato da distinte

discipline normative che incidono in modo più o meno stringente sui limiti e sugli obiettivi

che gli operatori di servizio pubblico devono rispettare, sia nella loro attività di definizione

del palinsesto, sia in quella di raccolta pubblicitaria (ove consentita). Tali normative

influenzano in modo diverso sia i comportamenti delle società di servizio pubblico sia gli

esiti concorrenziali del mercato. A fronte di tali specificità nazionali, da un punto di vista

dell’analisi concorrenziale, è possibile categorizzare gli assetti in modelli, a seconda delle

diverse modalità di intervento sulle società di servizio pubblico nei due versanti del mercato

televisivo. In particolare, un primo modello – cui sono assimilabili Regno Unito e

Germania – prevede vincoli stringenti nella raccolta pubblicitaria (con il caso limite del

divieto), a fronte di elevati finanziamenti pubblici, e rilevanti condizionamenti nel versante

dei contenuti; all’altro estremo vi è un modello – cui è riconducibile la Spagna – che

prevede una equiparazione della società di servizio alle emittenti commerciali nel versante

della raccolta pubblicitaria, accompagnata da una minore pervasività dei vincoli nella

definizione del palinsesto. Tra questi due modelli si inseriscono, con diverse tendenze la

disciplina francese e quella italiana.

In particolare, nel Regno Unito il servizio pubblico è svolto dalla BBC, alla quale è

impedito di operare nel versante della raccolta pubblicitaria televisiva ; BBC finanzia le

125

proprie attività televisive quasi esclusivamente attraverso i ricavi derivanti dal canone (v.di

infra). Nel 2003, tali ricavi hanno raggiunto complessivamente il valore di circa 3,8

miliardi di euro. Sul versante della fornitura di contenuti, la BBC è vincolata ad una

disciplina assai stringente in base alla quale ogni anno vengono stabiliti specifici obiettivi

editoriali riguardanti le ore di programmazione dei vari generi e la definizione delle relative

quote di budget. Il palinsesto del gruppo è incentrato principalmente su programmi di

informazione, di sport e a carattere educativo.

In Germania la normativa che regola le emittenti di servizio pubblico si avvicina a quella

inglese, pur con le dovute differenze dovute in parte alla peculiarità del modello federale

tedesco. Alle due società che svolgono il servizio pubblico, ARD e ZDF, sono imposti

: si consideri che i due operatori televisivi

severi limiti alla raccolta pubblicitaria

126

detengono quote del mercato pubblicitario inferiori al 3%, a fronte di quote di ascolti pari al

29% (ARD) e al 15% (ZDF). Le attività di tali gruppi è quindi finanziata quasi

esclusivamente dai proventi derivanti del canone di abbonamento (definito collegialmente

dai vari Land), che nel 2003 sono stati complessivamente pari a circa 6,2 miliardi di euro.

Tali risorse sono destinate per il 62% ad ARD e per il restante 38% a ZDF ed incidono sul

125 Le emittenti commerciali nazionali quali ITV, Channel 4 (considerata come commerciale pur essendo di

proprietà pubblica perché non riceve finanziamenti pubblici e gode di completa libertà nel versante della

raccolta) e Channel 5 hanno un limite di affollamento pubblicitario pari a 168 minuti a livello giornaliero,

corrispondenti a circa il 12% delle ore di programmazione, e di 7 minuti ogni ora (che diventano 8 nel prime

time), equivalenti a circa l’11-12% dell’affollamento orario.

126 Per le emittenti di servizio pubblico la trasmissione di spot è soggetta al limite di 20 minuti nel giorno

lavorativo (circa il 2%), con il divieto di far pubblicità in orari dopo le ore 20:00 e nei giorni festivi; vi è poi

un limite di 12 minuti per ogni ora. Per le emittenti commerciali nazionali invece l’affollamento pubblicitario

è soggetto al limite del 20% giornaliero (suddiviso in un 15% per gli spot ed in un 5% per telepromozioni e

televendite); non esistono limiti orari. 83

C 2 – L R P T

APITOLO A ACCOLTA UBBLICITARIA ELEVISIVA

loro fatturato per circa l’80% . Per quanto concerne invece il versante dei contenuti,

127

entrambi i gruppi sono sottoposti al controllo di apposite commissioni di vigilanza interne

nominate dagli Stati federali che stabiliscono determinati obiettivi di programmazione. Al

riguardo sia ARD che ZDF riservano largo spazio all’informazione – oltre il 40% della

programmazione giornaliera – e alle auto-produzioni.

Il modello spagnolo si colloca in posizione diametralmente opposta rispetto a quello

britannico. Esso non prevede alcun limite particolare alla raccolta pubblicitaria dei duei

. RTVE e

gruppi televisivi che svolgono l’attività di servizio pubblico, RTVE e la Forta

128

Forta percepiscono inoltre dallo Stato sussidi pubblici (non nella forma del canone), che nel

2002 sono stati pari a circa 1,3 miliardi di euro (di essi il 54% è andato a RTVE ed il 46% a

Forta, con un’incidenza sul fatturato totale rispettivamente pari al 45% ed al 60%). Si

rileva, inoltre, che tali gruppi hanno la possibilità di utilizzare la leva dell’indebitamento

come ulteriore fonte di finanziamento, dato che lo Stato garantisce direttamente su di

esso . Sul versante dei contenuti, gli obblighi di servizio pubblico appaiono assai meno

129

stringenti che nel modello britannico; la missione di servizio pubblico vincola i due gruppi

a trasmettere una programmazione incentrata soprattutto su programmi di informazione e di

carattere culturale, anche se il palinsesto è comunque composto da programmi di

intrattenimento, sport, film e fiction.

In Francia, la regolamentazione del servizio pubblico appare posizionarsi a livello

intermedio rispetto al modello britannico, da un lato, ed a quello spagnolo, dall’altro. Con

riferimento al versante della raccolta pubblicitaria, il gruppo di servizio pubblico France

Télévision pur potendo operare in tale mercato è vincolato a limiti più stringenti rispetto a

quelli delle emittenti commerciali : in definitiva a fronte di una quota di audience pari a

130

circa il 40%, la quota in termini di ricavi pubblicitari televisivi è pari a circa il 20%. France

Télévision riceve ingenti proventi derivanti dal canone, che, nel 2003, sono stati pari a circa

2,5 miliardi di euro. Per quanto concerne il versante dei contenuti, si rileva come la società

di servizio pubblico debba sottostare alle seguenti disposizioni nella definizione dei propri

palinsesti: France 2 deve favorire la creazione di produzioni televisive nazionali e

assicurare un adeguato livello di informazione; France 3 deve concentrare la propria

programmazione sull’informazione regionale e sugli eventi sportivi e culturali locali;

France 5 è vincolata ad effettuare programmi di nicchia di carattere educativo e formativo.

In Italia, la disciplina del servizio pubblico radiotelevisivo nazionale ha, per quanto

illustrato in precedenza, seguito un modello intermedio tra quello britannico e quello

127 I due gruppi pubblici ARD e ZDT devono destinare una parte dei proventi derivanti dal canone ai canali

tematici, che controllano congiuntamente: 3SAT, ARTE, KI.KA e Phoenix.

128 In base alla normativa di riferimento tutte le emittenti, sia di servizio pubblico che commerciali, sono

sottoposte ad un limite di affollamento pubblicitario pari al 20% della programmazione giornaliera (limite

suddiviso tra spot, 15%, e altre forme pubblicitarie, 5%), ed al 20% per ogni ora di trasmissione.

129 L’indebitamento costituisce al momento una forma di finanziamento rilevante per le mittenti pubbliche e

ciò è testimoniato dal livello di debito accumulato; nel 2003 il debito di RTVE era pari a 6,2 miliardi di euro.

130 Per quanto riguarda l’affollamento pubblicitario si rileva come France Télévision non possa trasmettere

spot per oltre 8 minuti orari (pari a circa il 13%); inoltre France Télévision non può trasmettere né

televendite né telepromozioni. Vi sono poi altri limiti particolari alla raccolta del gruppo. Le emittenti

commerciali invece sono soggette ad un limite di 9 minuti sulla media giornaliera (circa il 15%) e ad uno sulla

programmazione oraria pari a 12 minuti (20%). 84

C 2 – L R P T

APITOLO A ACCOLTA UBBLICITARIA ELEVISIVA

spagnolo, che, come detto, ha favorito l’instaurarsi di esiti di mercato non soddisfacenti dal

un punto di vista della concorrenza.

In questo quadro, come sopra esposto, è recentemente intervenuta la legge n.112/2004,

che, tra l’altro, ha proceduto a ridisciplinare la struttura organizzativa e le funzioni della

società di servizio pubblico. Al riguardo, l’Autorità ribadisce come siffatta normativa, in

131

quanto non modifica le esposte preoccupazioni di natura strutturale, non appare in grado di

risolvere gli evidenziati problemi concorrenziali, ed anzi appare introdurre ulteriori

elementi di distorsione del mercato (per una discussione di tali tematiche si rimanda al

capitolo 4).

131 Cfr. Segnalazione AS/247 - Assetto del sistema radiotelevisione e della società RAI – Radiotelevisione

italiana S.p.A., del 19 dicembre 2002. 85

C 2 – L R P T

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2.4 Il mercato della televisione a pagamento

Il mercato della raccolta pubblicitaria televisiva è strettamente collegato a quello della

televisione a pagamento. Entrambi i tipi di emittenti (in chiaro e a pagamento) competono

infatti nel versante dei contenuti per acquisire quote di audience; le condotte delle une

influenzano quindi i risultati economici delle altre. Inoltre, gli operatori di pay-tv, potendo

inserire spot nell’ambito della loro programmazione, sono anche attivi nel mercato della

raccolta pubblicitaria televisiva: in Italia, come evidenziato nel paragrafo 2.2 (v.di tabella

2.4), la società Sky Italia, attiva nella pay-tv satellitare, rappresenta anche il quarto

operatore pubblicitario televisivo. Di conseguenza, gli operatori televisivi a pagamento

costituiscono una forma di pressione concorrenziale effettiva nei confronti delle società che

finanziano l’offerta di programmi in chiaro attraverso la raccolta pubblicitaria.

Il mercato della televisione a pagamento è stato tradizionalmente distinto da un punto di

vista antitrust da quello della televisione in chiaro in relazione alla diversa: a) relazione tra

operatori e consumatori (diretta nella pay-tv, indiretta nella televisione in chiaro); b)

modalità di finanziamento, e quindi funzione obiettivo degli operatori (ricavi pubblicitari

vs. ricavi dagli abbonamenti); e c) offerta qualitativa e quantitativa di contenuti televisivi ai

telespettatori (per un approfondimento v.di box 2.4) .

132

La televisione a pagamento definisce infatti la propria programmazione attraverso un

palinsesto a bouquet; si tratta tipicamente di un pacchetto di canali di base (c.d. pacchetto

basic, composto dai canali che ricevono tutte le persone abbonate, a prescindere dalla

modalità di abbonamento) e di canali premium, caratterizzati dall’offerta di programmi

particolarmente attraenti per il telespettatore quali film di prima visione e sport, a cui si

aggiunge la possibilità di acquistare singoli eventi in modalità pay-per-view. Gli operatori

di televisione a pagamento basano la loro programmazione su una doppia articolazione: la

programmazione dei singoli canali (cd. canali tematici) e quella del bouquet dell’emittente

nel suo complesso. La competizione tra le emittenti a pagamento si caratterizza quindi sia

attraverso contenuti che presentano per i telespettatori una particolare attrattiva sia per

mezzo di un’ampia varietà di canali che compongono il bouquet.

Nell’ambito dei contenuti televisivi è possibile individuarne alcuni, quali eventi sportivi

e film, che presentano una particolare attrattività per gli spettatori. La Commissione ha

riconosciuto che “il cinema e gli eventi sportivi costituiscono i due prodotti faro della

televisione a pagamento. L'acquisizione di diritti sportivi e cinematografici è indispensabile

per produrre programmi con caratteristiche tali da attirare e convincere i futuri abbonati a

pagare per ricevere tali servizi televisivi: si tratta pertanto di prodotti che fungono da

. La Commissione ha inoltre sostenuto che “in

richiamo per la televisione a pagamento” 133

particolare è importante avere accesso ai film di prima qualità ("premium") e ai principali

avvenimenti sportivi, la cui diffusione suscita l'interesse dei potenziali acquirenti di un

.

pacchetto di pay-Tv [...]” 134

132 Si noti che i vari servizi di pay-tv – pay-per-view, video-on-demand, near-video on demand, pay-per-

channel – non sono mai stati considerati da questa Autorità e dalla Commissione come mercati distinti, ma

soltanto come modalità diverse di fruizione dei servizi di televisione a pagamento.

133 Cfr. decisione della Commissione, caso n.IV/36237 - TPS, del 3 marzo 1999.

134 Cfr. decisione della Commissione, caso n. IV/M993 - Bertelsmann/Kirch/Première, del 27 maggio 1998.

86

C 2 – L R P T

APITOLO A ACCOLTA UBBLICITARIA ELEVISIVA

2.4 –T P T C

B 135

OX ELEVISIONE A AGAMENTO E ELEVISIONE IN HIARO

L’offerta di servizi televisivi a pagamento consiste nella trasmissione di programmi criptati

che possono essere visionati solo a seguito della sottoscrizione di un abbonamento e

dell’installazione delle apparecchiature tecniche necessarie alla ricezione e decodifica del

segnale. Il mercato dei servizi televisivi a pagamento vede coinvolti, dal lato dell’offerta, gli

operatori che offrono agli spettatori, a fronte della corresponsione di un abbonamento,

programmi televisivi (si veda la figura 2.5). Gli operatori di televisione a pagamento

possono confezionare direttamente i programmi, canali o servizi, attraverso l’acquisto dei

diritti necessari, o possono acquistarli da altri soggetti che sono presenti soltanto

nell’editoria di programmi e di canali da rivendere agli operatori di pay-Tv. La domanda di

televisione a pagamento è costituita dagli abbonati, che rappresentano la fonte principale di

ricavi per le emittenti a pagamento.

Nella televisione a pagamento, contrariamente a quanto accade nella televisione in chiaro,

s’instaura una relazione economica diretta tra emittenti ed abbonati: mentre il primo è un

classico mercato ad un solo versante, il secondo rappresenta un esempio di mercato

bilaterale (two-sided). Oltre alla differente natura del rapporto che si instaura tra gli

operatori nei mercati della televisione a pagamento e della televisione in chiaro e i rispettivi

utenti, l’offerta della pay-Tv si distingue da quella della Tv in chiaro in ragione della

differente offerta quantitativa e qualitativa di canali.

La diversa relazione tra emittenti e telespettatori si riflette sull’equilibrio economico

raggiunto dal mercato e quindi sui risultati, in termini di benessere sociale.

Nel caso della televisione in chiaro, stante la struttura a due versanti, vi è un fallimento dei

prezzi di mercato a riflettere l’intensità delle preferenze dei telespettatori per i programmi:

nel versante dei telespettatori infatti il prezzo del servizio televisivo è pari a zero, mentre nel

versante degli inserzionisti il prezzo, maggiore di zero, pur tenendo conto del valor medio

del programma per i telespettatori (in quanto incorpora il valore degli ascolti), riflette le

condizioni di mercato della raccolta pubblicitaria. Un ulteriore fallimento dipende dalla

circostanza che le emittenti non tengono conto interamente dei costi delle inserzioni per i

telespettatori; esse valutano solo il fatto che da un certo punto in poi il livello della

pubblicità può indurre i telespettatori a cambiare canale; per ovviare a quest’ultimo tipo di

fallimento di mercato, sono stati stabiliti nella maggior parte dei Paesi limiti normativi di

affollamento pubblicitario.

Nel caso della televisione a pagamento, il fallimento è dovuto invece alla tipologia di

concorrenza che caratterizza la struttura di mercato: dato che la sostituibilità tra programmi

è imperfetta, le emittenti di pay tv operano in regime di concorrenza monopolistica; di

conseguenza i prezzi risultano maggiori dei costi marginali e rispecchiano l’intensità delle

preferenze dei telespettatori. Le emittenti di pay-tv riescono ad estrarre la disponibilità a

pagare degli utenti, definendo tariffe a più componenti.

135 La Commissione ha più volte stabilito la distinzione tra il mercato della televisione in chiaro e quello della

televisione a pagamento, da ultimo nella valutazione della concentrazione M.2876 Newscorp/Tele+ del 7

novembre 2002. Tale definizione è stata in più occasioni fatta propria anche da questa Autorità; cfr. prov.

8386, caso n. A/274 - Stream/Telepiù, del 14 giugno 2000 e prov. 10716, caso n. C/5109 - Groupe

Canal+/Stream del 13 maggio 2002.

Da un punto di vista economico, per un’analisi sulle differenze tra televisione in chiaro ed a pagamento in

termini di benessere sociale v.di, tra l’altro, M. Spence, B. Owen, 1977, “Television Programming,

monopolistic competition, and welfare”, Quarterly Journal of Economics, vol. 91 (1), pp.103-126. 87

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APITOLO A ACCOLTA UBBLICITARIA ELEVISIVA

Fig. 2.5 – La struttura del settore televisivo: Tv in chiaro e Tv a pagamento

Versante del consumo di contenuti televisivi Versante della compravendita di inserzioni televisive

Reti ed infrastrutture

Proprietari dei diritti sui per la trasmissione del

contenuti televisivi (case segnale televisivo

cinematografiche, produttori (operatori di rete)

di fiction, squadre e

associazioni sportive, ecc.) TV in chiaro Concessionaria

telespettatori/ inserzionisti di pubblicità/

Emittenti televisive pubblica di

consumatori produttori di beni e servizi

pubbliche pubblicità

Concessionarie di

Emittente televisiva pubblicità

private

Emittenti televisive di

Rilevazioni degli Tv a pagamento

ascolti televisivi Centri media

Rete satellitare e via

cavo per la

trasmissione del

segnale televisivo 88

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APITOLO A ACCOLTA UBBLICITARIA ELEVISIVA

Per quanto concerne il palinsesto dei canali tematici, la programmazione è indirizzata ad

un pubblico più ristretto e specifico, in contrapposizione con la programmazione generalista

delle televisioni in chiaro; il palinsesto è basato su un unico genere di trasmissione (ad

esempio documentari, cartoni, film) e su un unico tema (programmi per bambini,

programmazione musicale, sport).

Le principali piattaforme trasmissive attualmente utilizzate per offrire servizi a

pagamento sono il satellite e il cavo . In considerazione del fatto che tali modalità

136

trasmissive sono contraddistinte da caratteristiche piuttosto simili, sia dal lato dell’offerta

tecnica (in termini di numerosità dei canali, qualità dell’immagine, ecc.) e di contenuti dei

servizi a pagamento (in alcuni casi operatori presenti in piattaforme trasmissive quali cavo e

ADSL rivendono i contenuti a pagamento dei principali operatori satellitari), sia da quello

della tipologia degli utenti finali, si è tendenzialmente proceduto a definire un unico

mercato della pay-tv, che prescinde dalla piattaforma trasmissiva utilizzata .

137

Da un punto di vista geografico, in conseguenza delle differenze linguistiche e delle

diverse preferenze dei consumatori per le varie categorie di programmi, i confini del

mercato geografico non possono estendersi oltre quelli nazionali. Tuttavia ciò non esaurisce

la definizione territoriale del mercato, che può essere locale o nazionale a seconda delle

caratteristiche della piattaforma trasmissiva utilizzata dagli operatori ed in particolare della

diffusione potenziale dei servizi di televisione a pagamento tra le famiglie, e quindi

dell’ambito di interazione concorrenziale tra gli operatori. Ad esempio, mentre le

trasmissioni satellitari coprono potenzialmente l’intero territorio nazionale, piattaforme

quali cavo e ADSL possono servire porzioni più limitate del paese. In tal senso nel caso n.

C/5109 - Groupe Canal+/Stream, l’Autorità ha proceduto a definire il mercato geografico

in senso nazionale in quanto erano interessati dall’operazione due operatori satellitari,

Stream e Tele+, che offrivano servizi di televisione a pagamento su tutto il territorio

nazionale. In altri casi invece, il mercato può essere definito localmente ovvero come

.

l’insieme di aree geografiche delimitate in cui concorrono due o più operatori

138

2.4.1 Il mercato della televisione a pagamento in Italia ed in Europa

La televisione a pagamento in Italia è nata agli inizi degli anni novanta grazie all’ingresso

dell’operatore Telepiù che nel 1991 ha avviato le proprie trasmissioni in analogico criptati;

successivamente, intorno alla metà degli anni novanta, è entrato un nuovo operatore,

Stream. Attualmente, opera un unico operatore satellitare, Sky Italia, nato dalla fusione

delle due citate società, interamente controllato dal gruppo internazionale News Corp. .

139

Sky Italia dispone di un numero di abbonati pari a circa 2,6 milioni, con un indice di

136 Un ulteriore mezzo trasmissivo è costituito dall’etere. Inizialmente la trasmissione di programmi a

pagamento analogici avveniva quasi esclusivamente via etere; tuttavia, per le ridotte capacità trasmissive tale

modalità è stata via via sostituita dal cavo e, soprattutto, dal satellite. In Europa, solo in Francia e Spagna

esistono ancora canali analogici terrestri trasmessi in modalità criptata. In Italia invece tale modalità è stata

completamente abbandonata con la vendita, nel 2003, delle due reti terrestri ex Telepiù (Tele+Bianco e

Tele+Nero) al gruppo TF1-HCSC (vedi supra).

137 In tal senso, tra l’altro, decisione della Commissione, caso n. IV/36539 – BIB/Open, del 15 settembre

1999.

138 Cfr. FCC, caso GM-Hughes Electronics Corp./News Corp. Ltd., Memorandum opinion and order adottato

in data 19 dicembre 2003.

139 Cfr. decisione della Commissione caso Newscorp/Tele+ , cit.. 89

C 2 – L R P T

APITOLO A ACCOLTA UBBLICITARIA ELEVISIVA

penetrazione presso le famiglie italiane, che si è attesta ancora su valori piuttosto modesti,

se confrontati con gli altri paesi europei, pari al 12% (per un confronto internazionale dei

principali indici relativi al mercato della televisione a pagamento si veda la tabella 2.6).

Oltre a Sky Italia, il mercato della televisione a pagamento, in questi ultimi anni, ha visto

l’ingresso di un altro soggetto, Fastweb (gruppo e.Biscom), il quale è attivo nella

trasmissione via cavo e tramite ADSL. A tal riguardo si deve rilevare come la pressione

concorrenziale attualmente esercitata da Fastweb sia piuttosto limitata sia per la bassa

penetrazione del cavo in Italia, sia perché tale operatore svolge esclusivamente attività di

rivendita (cd. re-selling) di contenuti televisivi prodotti da altri soggetti, tra i quali Sky

Italia stessa. Attualmente il numero di abbonati all’offerta televisiva del gruppo e.Biscom,

sia su cavo che su ADSL, è inferiore alle 100.000 unità, con una quota, pari a circa il 3%, in

termini di abbonati ed inferiore all’1% se la si considera in termini di valore.

Sono infine in fase di avvio nuove offerte di televisione a pagamento, soprattutto con

riferimento ai contenuti sportivi, sia su piattaforma ADSL (Telecom Italia, Wind, Tiscali),

sia su quella digitale terrestre (Mediaset, Telecom Italia).

Tab. 2.6 Confronto internazionale: diffusione dei servizi di televisione a pagamento

sulle varie piattaforme trasmissive (anno 2003)

Piattaforma Piattaforma Piattaforma via Totale CR1 (%)

analogica via etere satellitare cavo

Paese operatori abbonati operatori abbonati operatori abbonati gruppi Abbonati abb. ricavi

5 9.659.941 n.d.

1 2.864.000 2 3.267.000 4 3.528.941 50

Francia

(*) 3 10.486.000 69 n.d.

0 0 1 7.200.000 2 3.280.000

Regno Unito 1 2.900.000 100 100

0 0 1 2.900.000 0 0

Germania 3 + 3.497.422 72 88

Spagna 1 705.050 1 1.795.686 2 + locali 996.686

(**) locali

Italia 0 0 1 2.600.000 1 ~100.000 2 ~2.700.000 97 99

Fonte: Simmaco Management Consulting per il Regno Unito e la Germania; CSA per la Francia; CMT per la

Spagna; AGCM per l’Italia.

Legenda: l’indice di concentrazione CR1 è calcolato come la quota di mercato, in termini di abbonati (abb.) e

di ricavi (ricavi), del primo operatore (nel caso di un gruppo presente con più operatori su varie piattaforme

trasmissive, si sono considerati gli abbonati totali del gruppo).

(*) Si consideri che in Francia il gruppo Canal+/Vivendi opera, con tre distinti operatori, su tutte le

piattaforme trasmissive (analogico terrestre con Canal plus, satellitare con Canal Satéllite, e cavo con NC

Numéricable). Di conseguenza il numero di gruppi indipendenti è minore del totale degli operatori presenti

sulle varie piattaforme.

(**) Si consideri che in Spagna il gruppo Canal+/Vivendi/Telefonica opera, con due distinti operatori, sulle

piattaforme trasmissive analogico terrestre (con Canal plus) e satellitare (con Digital +). Di conseguenza il

numero di gruppi indipendenti è minore del totale degli operatori presenti sulle varie piattaforme.

Dal momento che i fornitori di servizi di televisione a pagamento devono stimolare la

disponibilità a pagare contenuti televisivi da parte dei consumatori finali, essi investono,

ancora più delle emittenti televisive in chiaro, in programmi e contenuti di particolare

per gli spettatori

attrattività (cd. contenuti premium). Il mercato della televisione a

pagamento è quindi caratterizzato dalla presenza di rilevanti costi fissi ed affondati che

90

C 2 – L R P T

APITOLO A ACCOLTA UBBLICITARIA ELEVISIVA

ricomprendono gli ammortamenti, le spese per l’impiego di infrastrutture tecniche

(l’acquisto di capacità sui transponder ed infrastrutture hardware e software necessarie alla

trasmissione ed alla gestione degli abbonati) e, soprattutto, gli investimenti per

l’acquisizione di diritti su programmi e contenuti - definiti costi di programmazione -, che

costituiscono circa il 60% dei costi totali di un operatore. Il mercato della pay-tv è quindi

strutturalmente caratterizzato da un elevato grado di concentrazione (per una trattazione del

ruolo svolto dai costi affondati nell’influenzare le dinamiche concorrenziali del settore

televisivo si rimanda a quanto già approfondito nel paragrafo 2.3).

Le evidenze presentate nella tabella 2.6 confermano tale argomentazione: in Europa nei

principali mercati nazionali di televisione a pagamento la quota, in termini di abbonati, del

primo gruppo non scende mai al di sotto del 50%; la quota in termini di valore è anche più

elevata (anche se tale dato non è sempre disponibile). In virtù della presenza di una struttura

di costo caratterizzata da un lungo tratto di rendimenti di scala, l’ampiezza della domanda

influisce sul numero di operatori attivi sul mercato: laddove l’ampiezza del mercato è

ancora limitata, come in Germania e Italia, è presente, praticamente, un solo operatore;

all’aumentare delle dimensioni del mercato, aumenta il numero di gruppi indipendenti

presenti e diminuisce la quota del primo operatore.

Se l’attuale struttura del mercato nazionale della televisione a pagamento appare, tra

l’altro, connessa alla limitata diffusione di tali servizi ed alle caratteristiche intrinseche del

settore, le prospettive concorrenziali sono condizionate al grado di contendibilità del

mercato, ed in particolare all’entità delle barriere e dei costi di ingresso. In tal senso, come

sostenuto in più occasioni da questa Autorità, due elementi risultano determinanti per

stimolare il processo concorrenziale del mercato: l’esistenza di una pluralità di piattaforme

trasmissive e l’accesso ai contenuti televisivi cd. premium.

In primo luogo, come si evince dalla tabella 2.6, in Europa la maggior forma di

pressione concorrenziale sul comportamento dell’incumbent, che ha storicamente iniziato

ad operare sull’analogico terrestre per poi passare alla piattaforma satellitare, è esercitata da

operatori presenti su altre piattaforme trasmissive (soprattutto il cavo, ed in prospettiva

l’ADSL). Un’elevata penetrazione di una pluralità di piattaforme trasmissive presso i

consumatori è un presupposto indispensabile per garantire la presenza di più operatori

indipendenti e un maggior grado di concorrenza tra di essi.

In secondo luogo, nel settore televisivo, nel mercato della televisione a pagamento così

come nella televisione in chiaro, la concorrenza tra operatori è legata alla disponibilità di

contenuti televisivi di particolare attrattività per i telespettatori. In tal senso, la presenza nei

contratti di acquisizione di contenuti televisivi stipulati da soggetti dotati di potere di

mercato di clausole di esclusiva, specie su più piattaforme e/o con durata pluriennale, e di

clausole di protezione dalla trasmissione dei contenuti su altri mezzi può costituire un

elemento idoneo ad impedire l’entrata di nuovi operatori, o quanto meno ad aumentarne i

costi d’ingresso. 91

C 2 – L R P T

APITOLO A ACCOLTA UBBLICITARIA ELEVISIVA

2.5 Conclusioni: l’attuale configurazione concorrenziale e le prospettive future del

mercato della raccolta pubblicitaria televisiva

In Italia, il mercato della raccolta pubblicitaria su mezzo televisivo è caratterizzato da un

assetto assai concentrato, con un soggetto, Fininvest, in posizione dominante, ed un

secondo operatore, RAI, che raccoglie la quasi totalità della parte residuale del mercato.

Tale livello di concentrazione non ha uguali in Europa - dove la concorrenza, seppur

limitata, è estesa a più soggetti -, ed ha connotati di strutturalità e durevolezza.

L’analisi dell’assetto concorrenziale deve essere effettuata alla luce delle specifiche

caratteristiche del mercato (cd. mercato a due versanti) nonché dei fattori strutturali che ne

connotano l’equilibrio in Italia ed all’estero.

La raccolta pubblicitaria televisiva è un mercato composto da due versanti: i gruppi

televisivi, da un lato, forniscono, tramite le emittenti, contenuti ai telespettatori, e dall’altro,

offrono, attraverso le concessionarie, inserzioni ai clienti pubblicitari. La presenza di due

versanti nonché la circostanza che le interruzioni pubblicitarie televisive rappresentano una

disutilità per i telespettatori costituiscono elementi che contribuiscono a spostare la

competizione dai prezzi delle inserzioni ad altri ambiti di scelta: in particolare, la

differenziazione orizzontale e verticale del prodotto televisivo nonché le strategie attuate

nei mercati collegati.

Il primo elemento che ha contribuito a determinare in Italia il presente assetto è

rappresentato dalla

disponibilità, in un contesto di scarsità della risorsa frequenziale, di tre reti

(analogiche terrestri) in capo a ciascuno dei due principali gruppi televisivi.

Questa situazione, unica in Europa, ha consentito a Fininvest e RAI di attuare strategie

di saturazione della parte commercialmente più profittevole dei telespettatori, lasciando ai

concorrenti nicchie di mercato, e quindi il raggiungimento di quote marginali di ascolto. Se

a ciò si aggiunge che la disponibilità di tre reti ha permesso ai due operatori storici di

ripartire i costi non recuperabili tra più canali e quindi di attuare strategie di investimenti in

programmi popolari (differenziazione verticale), l’entrata e la crescita di nuovi concorrenti

è diventata assai problematica.

A titolo di esempio si evidenzia come dal 1997 ad oggi la quota di audience di La 7 (ex

TMC), prima emittente nazionale in concorrenza con quelle dei primi due operatori, è

addirittura diminuita passando dal 2,4% al 2,2%, mentre l’ingresso, nel Regno Unito,

dell’emittente Channel 5, attiva dal 1997, ha consentito, nello stesso periodo di riferimento,

ad un nuovo operatore, partendo da zero, di raggiungere il 6,5% del totale degli ascolti

televisivi, pari all’8% della raccolta pubblicitaria televisiva (Telecom Italia, con due

emittenti, raggiunge appena il 3,5%).

L’assetto di mercato è stato ulteriormente influenzato da un secondo elemento strutturale

che ha inciso sulla definizione dell’equilibrio di mercato, ossia

la disciplina che regola le condotte, sia nell’offerta di contenuti che nella raccolta

pubblicitaria, della società cui è affidato il servizio pubblico radiotelevisivo. 92

C 2 – L R P T

APITOLO A ACCOLTA UBBLICITARIA ELEVISIVA

L’assetto istituzionale in materia di servizio pubblico radiotelevisivo ha da un lato

favorito la creazione di un duopolio simmetrico nel versante dei contenuti (con una forte

duplicazione del prodotto televisivo connessa all’esito di minima differenziazione

orizzontale), mentre dall’altro (tramite la specifica determinazione dei tetti pubblicitari e

delle fonti di finanziamento di RAI) ha rafforzato gli incentivi dei due operatori incumbents

ad attuare politiche commerciali accomodanti nella raccolta pubblicitaria televisiva,

creando un assetto di mercato in cui opera un leader, Fininvest, in posizione dominante.

Un ulteriore elemento di natura strutturale che ha inciso sulle dinamiche competitive nel

mercato nazionale della raccolta pubblicitaria televisiva riguarda l’integrazione verticale dei

maggiori operatori in tutti i mercati che compongono la filiera del settore televisivo. In

particolare, a differenza degli altri contesti europei,

la mancanza di un processo centralizzato di assegnazione delle risorse frequenziali,

l’integrazione a monte degli operatori televisivi nel mercato della trasmissione del

segnale, nonché il potere di mercato ivi detenuto da Fininvest e RAI hanno

determinato una significativa differenziazione delle reti televisive nazionali in

termini di capacità trasmissiva, che ha prodotto rilevanti effetti sul gioco della

concorrenza nel mercato a due versanti della raccolta pubblicitaria televisiva.

L’effetto prodotto da tale contesto istituzionale è stato tanto più significativo, quanto più,

in Italia, diversamente che altrove

vi è una limitata penetrazione delle piattaforme trasmissive alternative a quella

(analogica) terrestre.

In definitiva, quindi il presidio da parte di Fininvest e RAI del broadcasting terrestre

nonché la scarsa penetrazione delle altre piattaforme trasmissive hanno considerevolmente

limitato le possibilità di ingresso al mercato a due versanti della raccolta pubblicitaria

televisiva da parte di nuovi soggetti.

L’indagine ha infine evidenziato l’esistenza di un ulteriore fattore di ostacolo al corretto

funzionamento della dinamica concorrenziale nel mercato della pubblicità televisiva; questo

riguarda

la fitta rete di partecipazioni azionarie e di legami di tipo non azionario attraverso

cui

a) Fininvest e RAI controllano la società di rilevazione degli ascolti;

b) Fininvest riesce ad esercitare una propria influenza sulle decisioni di alcuni

importanti operatori, ed in particolare delle società neo-entranti: Telecom Italia e

TF1-HCSC.

La presenza di tali legami costituisce un significativo ostacolo al libero funzionamento

dei meccanismi di mercato in quanto introduce un elemento di coordinamento e di

condizionamento delle condotte degli operatori presenti nel settore, soprattutto di società

93

C 2 – L R P T

APITOLO A ACCOLTA UBBLICITARIA ELEVISIVA

neoentranti che potrebbero altrimenti costituire una minaccia alle posizioni di mercato dei

due incumbents.

Tale configurazione del mercato della raccolta pubblicitaria televisiva, caratterizzata da

un elevato livello di concentrazione, dalla presenza di notevoli barriere all’ingresso, nonché

dal potere di mercato degli operatori incumbents, si riflette inevitabilmente sui profitti delle

società televisive commerciali. Un confronto degli indici di profittabilità del gruppo

Mediaset/Fininvest con quelli delle maggiori aziende televisive operanti in chiaro nei

mercati nazionali di Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna, evidenzia come il primo

presenti una redditività operativa, misurata attraverso una molteplicità di indici,

significativamente superiore a quella degli omologhi gruppi europei (v.di tabella 2.7) . In

140

particolare, appare esservi una stretta correlazione tra la quota detenuta da un operatore nel

mercato della raccolta pubblicitaria televisiva, il suo potere di mercato e quindi il livello di

profittabilità.

Tab. 2.7 – Indici di profittabilità dei maggiori gruppi televisivi in chiaro in Europa

(anno 2002) VA netto Quota mercato

Mon/Fatturato dipendente (000€) nazionale

Gruppo televisivo UC/VA (*) (**) (***)

(Paese)/Indice di redditività netto (%) (%) pubblicità tv (%)

Mediaset/Fininvest (ITA) 65,8 25,1 198 64,7

TF1 (FRA) 41,6 11,2 181 53,3

RTL (GER) 32,4 8,9 168 45,0

Granada (UK) 19,8 11,6 109 51,7

Antenna 3 (SPA) 7,1 2,4 48 24,3

France Télévision (FRA) 2,6 1,5 71 19,8

RAI (ITA) 1,2 1,2 78 28,5

BBC (UK) -33,0 -8,3 49 0,0

Fonte: Mediobanca/Il Sole24 Ore.

(*) Utile corrente (UC) in percentuale del valore aggiunto (VA) netto.

(**) Margine operativo netto (MON) in percentuale del fatturato.

(***) Valore aggiunto (VA) netto per dipendente.

Alla luce dei fattori che ne hanno determinato la costituzione, l’attuale inefficiente

configurazione di mercato assume un carattere strutturale e durevole; basti pensare che il

livello di profittabilità stimato per il gruppo Mediaset/Fininvest per i prossimi anni (almeno

fino al 2006) rimane il più elevato in Europa .

141

Ciò che rileva da punto di vista antitrust non è tanto la circostanza che alcuni operatori

nazionali detengono quote di mercato e livelli di profittabilità più elevati rispetto ai loro

omologhi europei, quanto piuttosto che quest’assetto sia la conseguenza dei citati fattori di

natura strutturale che hanno impedito il realizzarsi di un aperto confronto concorrenziale.

140 Dalla tabella 2.7 si evince anche che le società di servizio pubblico radiotelevisivo, quali RAI e BBC, non

perseguendo l’obiettivo della massimizzazione dei profitti presentano bassi indici di redditività.

141 Cfr. JP Morgan, “Pan-European free television”, settembre 2002. 94

C 2 – L R P T

APITOLO A ACCOLTA UBBLICITARIA ELEVISIVA

In particolare, l’attuale configurazione concorrenziale del mercato nazionale a due

versanti della raccolta pubblicitaria televisiva appare aver prodotto i seguenti effetti che

hanno inciso negativamente sul benessere sociale

a) la presenza di elevate ed inefficienti duplicazioni del prodotto televisivo;

b) la mancanza di offerta di contenuti televisivi ad alcuni segmenti di telespettatori, in

particolare a quelli distanti dal cd. telespettatore mediano e/o commercialmente meno

appetibili (ciò rileva soprattutto in un contesto in cui è in atto una tendenza alla

disomogenizzazione dei gusti dei telespettatori);

c) la costituzione di un meccanismo non concorrenziale nella fissazione del prezzo e delle

quantità delle inserzioni con effetti negativi anche sui mercati in cui operano gli

inserzionisti di pubblicità e quindi sui consumatori dei beni e servizi offerti da tali

soggetti;

d) la creazione di inefficienze dinamiche nell’offerta di contenuti televisivi e di prodotti

pubblicitari derivanti dall’assenza di un’adeguata pressione concorrenziale effettiva e

potenziale.

2.5.1 Le prospettive concorrenziali: il digitale terrestre

In tale contesto, le maggiori prospettive di crescita del settore televisivo nonché le

possibilità di ri-configurazione degli assetti concorrenziali della raccolta pubblicitaria su

tale mezzo sono legate alla diffusione di nuove piattaforme trasmissive, ed in particolare al

prossimo avvento della tecnica digitale terrestre, che entro il 2006, dovrà sostituire l’attuale

modalità analogica. L’avvento del digitale, in quanto aumenta il numero di programmi

televisivi nazionali che possono essere irradiati ai consumatori (e quindi il loro insieme di

scelta) comporta di per sé un miglioramento del benessere sociale. Esso tuttavia non appare

in grado di modificare la struttura del settore televisivo così come delineata in questo

capitolo. Il digitale terrestre rappresenta infatti una nuova modalità di trasmissione del

segnale televisivo, che non si aggiunge ma si sostituisce all’analogico terrestre, e che quindi

non è suscettibile di risolvere i rilevati problemi concorrenziali connessi all’integrazione

verticale degli operatori, all’esistenza di partecipazioni incrociate e di legami di tipo non

azionario, alle posizione acquisite dagli incumbent sul versante degli ascolti e nel mercato

della raccolta pubblicitaria ed all’assetto del servizio pubblico radiotelevisivo. Al contrario

tali problematiche appaiono poter costituire gravi fattori di ostacolo al libero dispiegamento

degli effetti pro-concorrenziali connessi ad un siffatto salto tecnologico (e legati ad una

teorica diminuzione dei costi di ingresso nella raccolta pubblicitaria televisiva).

Affinché l’avvento di tale modalità trasmissiva produca effetti positivi sulla dinamica

concorrenziale del settore pubblicitario, e possa quindi realizzare tutte le proprie

potenzialità in termini di aumento del benessere sociale, occorre che esso sia accompagnato

da strutturali interventi di riorganizzazione del settore televisivo (l’analisi di tali tematiche

di politica della concorrenza è rimandata al capitolo 4).

In conclusione, l’Autorità sottolinea come l’avvento al digitale terrestre costituisca una

importante opportunità per il Paese, ma evidenzia altresì i gravi rischi concorrenziali che

sono connessi ad un processo di transizione che non sia adeguatamente accompagnato da

politiche di indirizzo. A tal fine, il prossimo capitolo dell’indagine sarà quasi interamente

95

C 2 – L R P T

APITOLO A ACCOLTA UBBLICITARIA ELEVISIVA

dedicato ad un’analisi delle tematiche connesse alle piattaforme trasmissive (soprattutto con

riguardo al digitale terrestre), mentre nel capitolo 4 saranno presentati alcuni suggerimenti

di politica della concorrenza idonei, a parere dell’Autorità, a risolvere i problemi

competitivi rilevati nella presente indagine. 96

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

3.1 L’importanza dei mercati collegati: la rilevazione degli ascolti ed il broadcasting

Come è stato illustrato nel precedente capitolo, il mercato della raccolta pubblicitaria su

mezzo televisivo è inserito in una filiera di mercati tra loro strettamente interconnessi da

relazioni di tipo orizzontale, diagonale e verticale. Al fine di dare una esaustiva

rappresentazione dei fattori determinanti gli equilibri di mercato che si realizzano a valle

nella raccolta pubblicitaria televisiva, è quindi necessario approfondire l’analisi della

struttura concorrenziale del settore, estendendola anche ai mercati collegati.

In particolare, come è stato più volte evidenziato dall’Autorità , risultano di grande

142

importanza gli assetti competitivi che si realizzano nei mercati a monte della trasmissione

del segnale televisivo nonché in quello della rilevazione dell’audience. Ciò in

considerazione della circostanza che il potere di mercato detenuto in questi mercati può

essere utilizzato, particolarmente in Italia in cui il settore è dominato dalla presenza di

operatori integrati in tutte le fasi della filiera, come strumento di chiusura del mercato della

raccolta pubblicitaria televisiva nonché di disciplina dei comportamenti dei concorrenti.

3.2 La rilevazione degli ascolti televisivi

I servizi di fornitura dati rappresentano un mezzo informativo importante ai fini della

definizione delle strategie aziendali da parte di ciascun impresa nei rispettivi mercati di

riferimento. Tali servizi possono essere suddivisi a seconda della metodologia adottata

nell’acquisizione dei dati, del tipo obiettivo perseguito dall’indagine e dei soggetti

destinatari e di quelli oggetto di rilevazione. In particolare, da un punto di vista antitrust si

è proceduto a suddividere i servizi di fornitura dati in tre distinte tipologie : a) i servizi di

143

fornitura di informazioni commerciali (marketing information services), quali le liste

contenenti i nominativi di consumatori appartenenti a specifici target (cd. list rental) e le

informazioni di marketing sui consumatori (cd. trade marketing); b) i servizi di indagini

specializzate (cd. market research services), quali le indagini di mercato e la rilevazione di

dati d’acquisto su campioni di consumatori; c) i servizi di misurazione dei contatti raggiunti

dai mezzi di comunicazione (cd. media measurement services).

I dati rilevati in quest’ultimo ambito presentano un peso unico poiché sono

indispensabili al funzionamento delle negoziazioni tra gli operatori attivi nel settore

pubblicitario. La rilevazione dei contatti dei mezzi di comunicazione nasce infatti dalla

necessità degli operatori e degli investitori di quantificare l’effettivo numero di consumatori

raggiunti dai vari media. I dati dei contatti servono ogni giorno alle aziende che utilizzano i

mezzi di comunicazione come veicolo pubblicitario per valutare il ritorno dei loro

investimenti, consentono ai centri media di effettuare analisi per l’ottimizzazione

dell’investimento pubblicitario dei loro clienti, e sono necessari agli operatori per valutare

la performance dei loro prodotti editoriali. L’intero sistema pubblicitario si regge su tali

informazioni che incidono in modo determinante sulla valorizzazione delle inserzioni.

Il sistema di rilevazione costituisce una convenzione su cui si regolano gli scambi

commerciali tra operatori. E’ dunque indispensabile che tale convenzione sia condivisa ex-

ante da tutti gli operatori e che venga sistematizzata attraverso meccanismi che

142 Da ultimo nel provvedimento di apertura della presente indagine, prov. 12056, del 29 maggio 2003.

143 Cfr. decisione della Commissione, caso n.M.2291 – VNU/AC Nielsen, del 12 febbraio 2001. 98

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

garantiscano la trasparenza e l’indipendenza della rilevazione . Si consideri infatti che,

144

nell’ambito della presente indagine, una consultazione dell’Autorità sul tema ha evidenziato

come i dati derivanti dal sistema di rilevazione difficilmente possono essere oggetto di uno

scrutinio ex-post da parte di operatori quali inserzionisti e centri media; tali soggetti, anche

se dotati di expertise tecnico e competenze di mercato, non riescono infatti a stabilire,

attraverso ad esempio l’analisi della performance delle campagne pubblicitarie, la

verosimiglianza dei dati di rilevazione degli ascolti, in quanto l’effetto sulle vendite

prodotto da una campagna pubblicitaria è il risultato di un insieme così ampio di fattori, che

non è possibile inferire in tal modo il dato sui contatti raggiunti da ogni mezzo utilizzato.

L’esistenza di dati univoci e condivisi da tutti gli operatori è pertanto un requisito

imprescindibile al funzionamento degli scambi. Di conseguenza, la struttura di mercato

della rilevazione dei contatti pubblicitari sui vari mezzi è generalmente caratterizzata da un

equilibrio monopolistico.

3.2.1 Definizione merceologica e geografica: il mercato nazionale della rilevazione degli

ascolti televisivi

La rilevazione dei contatti è suddivisa in distinti mercati a seconda delle diverse categorie

di mezzi rilevati; in particolare da un punto di vista merceologico si distingue il mercato dei

servizi di misurazione dell’audience sul mezzo televisivo (cd. TAM, television audience

measurement ), dai mercati della misurazione dei contatti degli altri mezzi di

145

comunicazione.

I servizi TAM vengono distinti dai servizi di misurazione degli altri mezzi, in ragione

del fatto che la tecnologia e la metodologia adottate per rilevare gli ascolti televisivi non è

intercambiabile con quella impiegata per misurare i contatti degli altri mezzi di

comunicazione, che i mercati pubblicitari si configurano come ambiti distinti (v.di

paragrafo 1.2 del capitolo 1), e che infine i dati degli ascolti televisivi nono sono sostituibili

con le informazioni sull’audience degli altri mezzi di comunicazione. Gli operatori attivi

sui vari mercati della rilevazione dei contatti sono quindi generalmente differenti .

146

Le informazioni relative agli ascolti televisivi sono rappresentate da indici statistici quali

l’ascolto medio di rete, suddiviso per fasce orarie, e sono riportati sia in valore assoluto che

in percentuale (cd. share). Il servizio, inoltre, fornisce i contatti netti, ossia l’insieme dei

telespettatori che si sintonizzano per almeno un minuto su un determinato programma, e il

dato di penetrazione, dato dal rapporto percentuale tra una categoria di telespettatori e

l’universo statistico di riferimento.

L’attività svolta dalla società incaricata di effettuare la rilevazione prevede una serie di

compiti che vengono usualmente offerti congiuntamente: l’individuazione di un campione

rappresentativo della popolazione di riferimento (cd. panel), l’installazione di apposite

144 Cfr. Audience Research Methods Group, Towards Global Guidelines for Television Audience

Measurement, European Broadcasting Union, 1999.

145 Cfr. decisione della Commissione, caso n.M.3512 – VNU/WPP/JV, del 15 settembre 2004.

146 In Italia sono attivi i seguenti operatori nella rilevazione dei contatti dei vari mezzi di comunicazione:

Auditel per la televisione, Audiradio per la radio, Audipress per la stampa, Audiweb per la pubblicità su

internet ed Audiposter per la pubblicità su mezzo affissionale. 99

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

apparecchiature elettroniche (cd. meter) finalizzate a registrare i dati di ascolto del panel ,

147

e, infine, la generalizzazione, attraverso appropriate procedure statistiche, dei dati rilevati

all’intera popolazione di riferimento; è quindi indispensabile che il panel sia

rappresentativo della popolazione i cui comportamenti di consumo televisivo la società di

rilevazione intende misurare.

Dal punto di visto geografico, il mercato della rilevazione degli ascolti televisivi assume

una dimensione nazionale in considerazione della definizione territoriale del relativo

mercato pubblicitario e quindi della tipologia di domanda di detti servizi, nonché delle

caratteristiche del prodotto offerto (ossia i dati sui consumi televisivi di un campione

rappresentativo dell’intera popolazione nazionale).

3.2.2 La rilevazione degli ascolti televisivi in Italia

In precedenza, è stato evidenziato come la necessità di pervenire ad un dato univoco,

condiviso da tutti gli operatori, conduca ad una situazione di mercato in cui opera un unico

operatore . L’organizzazione di tale società di rilevazione, in quanto influisce sulla

148

struttura degli incentivi degli amministratori e sui comportamenti stessi dell’organismo, le

cui informazioni influenzano in maniera determinante il prezzo delle inserzioni

pubblicitarie, non può considerarsi neutrale rispetto all’assetto concorrenziale del settore

televisivo . Da un punto di vista generale, i modelli di governance individuabili e

149

classificati a livello internazionale sono principalmente tre: il joint industry committee (JIC)

nel quale le emittenti e gli inserzionisti partecipano al capitale azionario della società e ne

detengono il controllo; il media owner committee (MOC) in cui gli operatori televisivi

possiedono la proprietà in via esclusiva dell’organo di rilevazione; il proprietary service (o

research company’s own services ROS), in cui la società di misurazione degli ascolti risulta

essere indipendente dai fruitori del servizio.

In Italia, l’attuale società di rilevazione, Auditel S.r.l., è stata fondata nel luglio del 1984

(e ha iniziato ad operare dal dicembre del 1986), a valle della cosiddetta “guerra degli

ascolti” tra RAI e Fininvest, in cui i due operatori televisivi utilizzavano propri mezzi di

misurazione, divulgando dati la cui attendibilità non veniva completamente riconosciuta dal

mercato (per una breve descrizione del sistema di rilevazione italiano si rimanda al box

3.1). La composizione azionaria di Auditel è quindi storicamente caratterizzata dalla

presenza maggioritaria di RAI e Fininvest (attraverso le controllate Mediaset ed RTI) che

detengono circa il 60% del capitale sociale; sempre in rappresentanza delle emittenti

televisive una piccola quota è inoltre detenuta dalla Federazione Radio e Televisioni (FRT).

La rimanente parte è suddivisa tra gli operatori pubblicitari , con una quota complessiva

150

147 In alcuni casi, i servizi tecnici di misurazione sono esternalizzati ad una società specializzata. In Italia,

Auditel ha stipulato un contratto di esternalizzazione di tali servizi offerti con la società AGB Italia, società

controllata congiuntamente da WPP e da VNU; cfr. decisione della Commissione, caso VNU/WPP/JV, cit.

148 Esistono alcune eccezioni, rappresentate dai casi della Polonia, della Cina e del Canada dove sono attive

due società di rilevazione degli ascolti televisivi.

149 L’importanza della organizzazione della società di misurazione è molto discussa in letteratura. In tal senso

si veda Audience Research Methods Group, Towards Global Guidelines for Television Audience

Measurement, cit., pp.11-13.

150 Gli inserzionisti, attraverso gli Utenti di Pubblicità Associati (UPA), e i centri media e le altre aziende di

comunicazione, per mezzo dell’Associazione delle Imprese di Comunicazione (AssoComunicazione, ex

ASSAP), e dell’Unione Nazionale delle Imprese di Comunicazione (UNICOM). 100

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

del 33%, e la Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG), che detiene una percentuale

marginale pari all’1%. Occorre infine osservare che nel corso del 2004 la società Telecom

Italia (attraverso La 7 Televisioni) è entrata nel capitale di Auditel, per mezzo tuttavia di

una quota marginale.

B 3.1 – L I : I A

OX A RILEVAZIONE DEGLI ASCOLTI TELEVISIVI IN TALIA L SISTEMA UDITEL

In Italia dal 7 dicembre 1986, l’Auditel rileva gli ascolti della televisione nazionale e locale.

Tali informazioni sono rappresentate da indici statistici quali, tra l’altro, l’ascolto medio di

rete, suddiviso per fasce orarie, in valore assoluto ed in percentuale rispetto al totale dei

telespettatori. Si parla in quest’ultimo caso, dello share, ovvero della percentuale di

audience registrata in un determinato periodo; tali dati vengono forniti anche con riguardo

alle singole trasmissioni. Inoltre, l’Auditel fornisce i contatti netti, ossia l’insieme dei

telespettatori che si sintonizzano per almeno un minuto su un determinato programma, e il

grado di penetrazione, dato dal rapporto percentuale tra una categoria di telespettatori e

l’universo statistico di riferimento.

La rilevazione degli ascolti da parte di Auditel (e di AGB Italia, società che fornisce la

tecnologia e l’expertise tecnico per la rilevazione) si articola in due fasi. La prima,

denominata “ricerca di base”, consiste in una rilevazione sulle famiglie italiane, condotta

tramite intervista e diretta a stimare le dimensioni dei cosiddetti target di mercato e a creare

un serbatoio di famiglie da cui attingere per costituire il campione relativo alla seconda fase.

La seconda fase, nota come “campione Auditel”, è finalizzata a raccogliere tramite delle

apparecchiature elettroniche di rilevazione (i meter), i dati necessari alla stima dell’ascolto

televisivo.

Allo stato attuale, l’Auditel ha individuato un gruppo di famiglie, selezionate per costituire

un campione rappresentativo della popolazione nazionale di età non inferiore a 4 anni. Il

campione Auditel è costituito da circa 5.100 famiglie e da 8.000 rilevatori meter attivi su

altrettanti televisori, che rilevano le scelte di consumo televisivo di circa 14.000 individui

nei vari momenti della giornata. a

L’Auditel produce i dati sull’ascolto conseguito dalle emittenti nazionali, dalle locali e,

partire dal gennaio 2002, dalle satellitari. Tali informazioni comprendono i dati giornalieri

delle sette reti nazionali principali (Rai 1, Rai 2, Rai 3, Canale 5, Italia 1, Rete 4 e La 7)

nonché di due categorie residuali che comprendono rispettivamente le altre emittenti

terrestri, nazionali e locali, e l’insieme delle emittenti satellitari; inoltre vengono forniti i

dati mensili di circa 130 emittenti locali.

Auditel misura in maniera disaggregata gli ascolti delle emittenti analogiche terrestri,

mentre fornisce un dato aggregato sugli ascolti della piattaforma satellitare.

L’assetto societario si è riflesso sulla composizione del consiglio di amministrazione di

Auditel in cui RAI e Fininvest nominano la maggioranza dei 18 membri. Esiste inoltre un

comitato tecnico, che ha funzioni consultive e di vigilanza, e che esprime pareri obbligatori

ma non vincolanti nei confronti del consiglio di amministrazione. Il comitato tecnico è

composto da 14 membri di cui 6 nominati da RAI e Fininvest. 101

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

In virtù di tali elementi nonché della lettura dei patti parasociali sottoscritti dagli

azionisti di Auditel, emerge che

RAI e Fininvest appaiono controllare congiuntamente, sin dalla sua costituzione, la

società di rilevazione degli ascolti, mentre agli altri azionisti (inserzionisti, agenzie

e centri media), è stato delegato un compito di garanzia. Da un punto di vista

sostanziale, l’Auditel, nonostante la presenza di altri soggetti, appare quindi

configurarsi come media owner committee, in cui il controllo è oltre tutto ristretto

ai due soli operatori incumbent.

Il recente ingresso nel capitale di Auditel da parte di Telecom Italia, attraverso una quota

marginale, non appare suscettibile di modificare la struttura di controllo della società.

La struttura di governance della società di rilevazione risulta assai differente da quella

adottata dagli organismi presenti negli altri Paesi europei (v.di box 3.2). All’estero si è

infatti scelta una organizzazione in cui la società di rilevazione opera in modo indipendente

(research company’s own services) ovvero in cui il potere decisionale degli operatori

televisivi è disciplinato dalla qualificata presenza, in termini sia di quote azionarie sia di

peso nel processo decisionale della società, di altri soggetti (joint industry committee). In

nessun caso il controllo è detenuto esclusivamente dagli operatori televisivi, e soprattutto è

ristretto ai soli due operatori principali.

L’attuale organizzazione del mercato della rilevazione degli ascolti televisivi appare

quindi difforme da quella degli altri Paesi europei, ed inidonea a fornire i corretti incentivi

al funzionamento della società che vi opera in regime di monopolio di fatto.

i) Le problematiche relative alla metodologia di rilevazione degli ascolti televisivi

Occorre osservare che negli ultimi anni sono emerse una serie di problematiche che

concernono la metodologia di rilevazione condotta da Auditel. In considerazione del fatto

che siffatte questioni presentano una rilevanza concorrenziale, l’Autorità, pur non entrando

in tematiche di carattere statistico, ha ritenuto opportuno condurre un breve

approfondimento sul tema. Gli operatori di mercato hanno manifestato alcuni rilievi che

riguardano in particolare: la mancanza di trasparenza della rilevazione, la presunta

inadeguatezza del campione Auditel a rappresentare la popolazione italiana e la mancata

introduzione di innovazioni tecnologiche.

In primo luogo, è stato da più parti evidenziato come l’Auditel non garantisca un

adeguato livello informativo circa la metodologia, i criteri di selezione e la rappresentatività

del proprio campione nonché la significatività statistica delle relative stime di rilevazione

degli ascolti .

151

151 Ad esempio, le Associazioni dei consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) hanno

presentato un esposto alla Procura della Repubblica e all’AGCom, affinché venissero applicate anche al

sistema Auditel le prescrizioni contenute nel “Regolamento in materia di pubblicazione e diffusione dei

sondaggi sui mezzi di comunicazione di massa”, approvato con Delibera 153/02/CSP dall’AGCOM stessa.

Sul punto, le Associazioni ritengono che la norma in questione includa anche i dati di rilevazione dell’Auditel,

i quali rappresentano una rilevazione di comportamenti con metodo campionario. 102

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

B 3.2 – L E 152

OX A RILEVAZIONE DEGLI ASCOLTI TELEVISIVI IN UROPA

In Spagna la rilevazione dell’audience utilizza il modello del research company’s own

services, essendo affidata a TNS, società indipendente attiva a livello mondiale. La

rilevazione degli ascolti ha adottato quindi un modello di completa autonomia ed

indipendenza nei confronti degli operatori presenti sul mercato pubblicitario (emittenti,

concessionarie, centri media ed inserzionisti). Per tutti gli utilizzatori della rilevazione vi è

comunque la possibilità di poter verificare l’affidabilità dei dati; esistono infatti forme di

controllo esterno da parte di comitati appositamente costituiti e composti da rappresentanti

di tutti gli operatori di mercato. Per quanto concerne il panel, questo è composto da 3.300

famiglie per un totale di circa 9.700 individui. Da un punto di vista tecnico, TNS ha esteso

la propria attività di rilevazione anche ai canali che trasmettono sulla piattaforma satellitare

con sistema (definito “picture matching”) capace di rilevare oltre cinquanta canali tematici.

In Francia il modello organizzativo della società che effettua la rilevazione degli ascolti,

Médiamétrie, è del tipo joint industry committee: la distribuzione delle azioni è stata fissata

in modo pressoché proporzionale tra le emittenti televisive (35%), gli utenti pubblicitari ed i

centri media (35%) e le emittenti radiofoniche (27%); la restante quota del 3% è detenuta da

persone fisiche (gli amministratori della società). La ripartizione delle quote azionarie

assicura la partecipazione di tutti gli operatori televisivi; inoltre essa non è tale da

configurare una situazione di controllo da parte di alcuni azionisti: il consiglio di

amministrazione è composto da 15 membri suddivisi tra i tre nuclei di azionisti, con

nessuno degli operatori che dispone di più di tre amministratori in seno al consiglio.

Médiamétrie ha deciso di costituire due panel: il primo composto da 3.150 famiglie

corrispondenti a 7.200 individui di età superiore ai tre anni e destinato alla rilevazione degli

ascolti sulle emittenti analogiche terrestri; il secondo formato da 900 famiglie e da più di

2.800 individui e dedicato alla rilevazione dell’audience dei canali via cavo e via satellite.

In Germania la rilevazione degli ascolti televisivi è effettuata da un organismo, AGF (la

parte tecnica è affidata alla società GFK), con una struttura di governance sostanzialmente

assimilabile al modello del joint industry committee; il capitale sociale è interamente

suddiviso tra i quattro principali operatori televisivi (ARD, ZDF, RTL e Prosieben.Sat);

tuttavia, il Consiglio di Amministrazione è formato oltre che da membri dei quattro

operatori (con un rappresentante ciascuno), anche dai rappresentanti degli utenti pubblicitari

e dei centri media (le emittenti televisive minori sono invece presenti all’interno di un

comitato tecnico, denominato consiglio dei licenziatari). Il meccanismo decisionale basato

sul diritto di veto fa sì che il controllo dell’organismo di rilevazione possa essere esercitato

da tutti gli operatori, pubblicitari e televisivi. Il panel è formato da 5.600 famiglie, per un

totale di circa 13.000 individui; la misurazione dell’audience si estende a tutte le tecniche

trasmissive analogiche e digitali (etere, satellite e cavo).

Nel Regno Unito, l’organismo responsabile della rilevazione è BARB (la parte tecnica è

affidata alla società AGB), il cui capitale è interamente detenuto dai principali gruppi

televisivi (BBC, ITV, Channel 4, Channel 5 e BSkyB) nonché dall’associazione degli utenti

di pubblicità (IPA). Il modello organizzativo è sostanzialmente del tipo joint industry

committee, in quanto le principali decisioni del consiglio di amministrazione devono essere

prese all’unanimità. Per quanto riguarda il panel, è stato definito un meccanismo di

revisione annuale; in particolare, la revisione avvenuta nel corso del 2002 ha dato luogo ad

una significativa variazione dei dati di audience rispetto a quelli registrati negli anni

precedenti. La rilevazione degli ascolti condotta da BARB riguarda tutte le piattaforme

trasmissive analogiche e digitali: etere, cavo e satellite.

152 I dati e le informazioni relative agli organismi ed ai sistemi di rilevazioni sono di fonte CMT (per la

Spagna), CSA (per la Francia), KEK (per la Germania), BARB (per il Regno Unito) e Simmaco Consulting

(per tutti i Paesi analizzati). 103

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

In secondo luogo, è stato messo in evidenza che il metodo di definizione del campione

Auditel potrebbe comportare delle rilevanti distorsioni nella rilevazione degli ascolti ,

153

causando una sovrarappresentazione delle famiglie a maggior consumo televisivo rispetto

all’universo delle famiglie italiane. Ciò, in ultima analisi, determinerebbe una sovrastima

degli ascolti televisivi complessivi . Tale valutazione sarebbe avvalorata dalla circostanza

154

che altre ricerche sul consumo televisivo in Italia indicano degli ascolti decisamente più

bassi .

155

In terzo luogo, è emersa una problematica relativa alla necessità di apportare

miglioramenti tecnologici alla rilevazione degli ascolti di Auditel. Infatti, già dal 2000, è

stato evidenziato come in Italia, a differenza dei principali Paesi europei, quali Regno Unito

Francia, Spagna e Germania (v.di box 3.2), i dati di ascolto non includono la rilevazione

dell’audience dei programmi televisivi satellitari (nonché di quelli diffusi via cavo), se non

attraverso un dato aggregato sull’audience complessiva delle emittenti satellitari, sia in

.

chiaro che a pagamento; tale stima è stata peraltro oggetto di numerose critiche 156

L’assenza di un dato certo, univoco e riconosciuto dagli operatori sugli ascolti dei

singoli canali satellitari incide inevitabilmente sulle strategie di investimento degli

inserzionisti; tale circostanza determina quindi effetti discriminatori a danno degli operatori

presenti sulla piattaforma satellitare concorrente a quella analogica terrestre.

153 Per una trattazione dei problemi statistici connessi alla rilevazione Auditel si veda Alberto Zuliani, “La

Rappresentanza e l’identità dell’utenza radiotelevisiva: i sondaggi e la rilevazione degli indici di ascolto”, in

Bollettino n.2/1997 dell’Ufficio del Garante per la Radiodiffusione e l’Editoria, e R. de Cristofaro, “La

rilevazione campionaria del pubblico televisivo in Italia”, Statistica&Società, n.2, 2004.

154 Si consideri che l’Italia presenta il livello degli ascolti televisivi più elevato tra i Paesi industrializzati,

pari, per il 2003, a 236 minuti al giorno; ciò fronte dei 223 minuti del Regno Unito, 213 minuti della Spagna,

2003 minuti della Germania e 202 minuti della Francia.

155 ISTAT ha stimato, su un campione ampio rappresentativo della popolazione italiana (20 mila famiglie per

un totale di 54 mila individui), un consumo medio giornaliero, nel 2000, pari a 192 minuti (ISTAT, I Cittadini

e le Tecnologie della Comunicazione, 2002); ciò a fronte dei 230 minuti stimati per il medesimo anno da

Auditel.

Nel 2003 Eurisko ha stimato un consumo medio giornaliero di 205 minuti, a fronte dei 236 minuti stimanti

nello stesso anno da Auditel.

156 Gli amministratori della società Audisat S.r.l., nata nel 2000 per rilevare gli ascolti delle Tv satellitari,

hanno sostenuto come i dati Auditel non sarebbero soddisfacenti nella misurazione dell’audience satellitare.

Notevole risulterebbe essere l’audience complessiva di tali canali televisivi, che secondo Eurisko

raggiungerebbe uno share significativamente superiore a quanto stimato da Auditel. In particolare, secondo i

dati Eurisko l’audience delle Tv satellitari, in prime time, sarebbe pari al 6% a fronte di un valore stimato da

Auditel che sarebbe pari all’1,75%. Audisat ha quindi calcolato che nel 2002 tra investimenti destinati in Italia

a campagne pubblicitarie sulle Tv satellitari (in tutto circa 90 milioni di euro) e gli investimenti teorici

calcolati in virtù dell’ascolto “effettivo” (circa 240 milioni di euro), ci sarebbe uno scarto (ovvero un

sottoinvestimento sul mezzo satellitare) di 150 milioni di euro (cfr. Audisat, La migrazione degli ascolti verso

la televisione digitale, ottobre 2002). 104

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

3.3 I mercati della trasmissione del segnale televisivo (cd. broadcasting)

In conseguenza dell’integrazione proprietaria tra emittenti e concessionarie di pubblicità, al

fine di entrare nel mercato a due versanti della raccolta pubblicitaria televisiva con una

posizione di rilievo risulta necessario trasmettere un proprio segnale televisivo al

157

pubblico. Il segnale televisivo può essere trasmesso da un operatore di rete, poi ricevuto dal

telespettatore, attraverso una molteplicità di piattaforme tecnologiche in tecnica analogica e

digitale; queste sono: l’etere, il satellite, il cavo e la rete di telecomunicazione fisse

potenziata con tecnologie x-DSL .

158

3.3.1 Le rete televisive terrestri

In Italia il principale mezzo che consente il trasporto delle informazioni è lo spettro

elettromagnetico ovvero l’insieme delle frequenze sulle quali è possibile inviare

informazioni compresse e codificate. Lo spettro elettromagnetico è suddiviso, a livello

internazionale, in bande di frequenza, destinando a servizi diversi (Tv, radio, telefonia

. Ciascuna banda di frequenze è

cellulare, ecc...) insiemi di frequenze adatte a tali servizi

159

a sua volta suddivisa in canali con l’obiettivo di riservare all’uso di un operatore una

porzione della banda disponibile. Ciascun canale è rappresentato dalla sua ampiezza nonché

dalla sua frequenza centrale. In tal senso, i termini frequenza e canale possono essere usati

in modo intercambiabile.

Le bande di frequenza I e III (VHF) e le bande IV e V (UHF) sono quelle allocate al

servizio di radiodiffusione televisiva via etere . Poiché al crescere della frequenza cresce

160

l’entità dell’attenuazione del segnale, determinata dall’aumentare della distanza nonché

dall’effetto di ostacoli, la banda I è più adatta alla realizzazione di ampie coperture della

banda III e quest’ultima è più adatta delle bande IV e V. Come contropartita, le antenne

adatte a ricevere le trasmissioni in banda I sono molto più grandi (la dimensione è

157 Come evidenziato nel capitolo 2 esistono alcune concessionarie di pubblicità indipendenti che offrono

inserzioni in emittenti, locali e/o nazionali, appartenenti a gruppi terzi. Tuttavia, in Italia ed all’estero il ruolo

di tali operatori sul mercato della pubblicità televisiva è assai marginale.

158 Al fine della trasmissione del segnale televisivo all’utente finale è necessario che gli operatori di rete

utilizzino anche un complesso di infrastrutture, che si distinguono a seconda della piattaforma trasmissiva

utilizzata. Di conseguenza, esistono una serie di mercati delle infrastrutture per la trasmissione del segnale

televisivo. In particolare, per la piattaforma terrestre sono stati definiti mercati relativi ai siti che ospitano gli

impianti di trasmissione, ai collegamenti a tali siti nonché alla rete di trasporto che collega i siti (cfr. tra l’altro

caso C/6161, cit.); per la piattaforma satellitare le infrastrutture sono distinte a seconda del tipo di

collegamento: uplink (trasmissione dall’operatore al satellite) e downlink (trasmissione dal satellite al

telespettatore); per il cavo e l’ADSL le infrastrutture, e quindi i relativi mercati, sono quelli che compongono

la filiera delle telecomunicazioni fisse.

L’analisi della presente indagine si soffermerà tuttavia soltanto sui mercati della trasmissione del segnale

televisivo.

159 A livello internazionale, lo spettro frequenziale viene prima suddiviso in bande, queste sono poi allocate ai

diversi servizi (telefonia radiomobile, televisione, radiofonia, ecc.), ed infine le frequenze che costituiscono le

bande sono assegnate, attraverso diversi meccanismi (es. asta, beauty contest, ecc.), ai vari operatori.

160 La banda I è costituita da 2 canali, la banda III da 7 canali, la banda IV da 16 canali, la banda V da 33

canali, per un totale di 58 canali. La banda I non è stata oggetto di pianificazione ed assegnazione da parte

dell’Autorità di regolamentazione, né nell’ambito del Piano di assegnazione delle frequenze in tecnica

analogica né nel Piano digitale. Ciò in quanto i due canali di tale banda non consentono, da soli, di pianificare

una rete a copertura nazionale. Tuttavia, esistono operatori attualmente attivi su tale banda, che viene

utilizzata per irradiare bacini di servizio di notevoli dimensioni. 105

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

proporzionale alla lunghezza d’onda e, quindi, inversamente proporzionale alla frequenza)

di quelle necessarie in banda III, IV e V.

Gli operatori televisivi attivano, in opportuni siti, impianti di trasmissione

(trasmettitori), che operano alla frequenza assegnata, o comunque nella disponibilità della

società, e hanno caratteristiche radioelettriche (potenza, diagramma di antenna, ecc...) ben

definite. La coppia impianto-frequenza, associata a un particolare sito, definisce un bacino

di servizio, ovvero l’area geografica raggiunta dal segnale irradiato dall’impianto con un

campo elettrico di valore superiore al minimo necessario affinché gli utenti possano

assistere alle trasmissioni televisive senza disturbi. Una rete televisiva (anche rete di

diffusione del segnale televisivo) è definita dall’insieme dei bacini di servizio, ovvero dalle

, nella disponibilità

coppie impianto-frequenza (localizzate in siti distribuiti sul territorio)

161

di uno stesso operatore e che irradiano lo stesso segnale (un programma analogico, ad es.

Rai 1, ovvero una rete digitale, c.d. multiplex, che irradia circa 5-6 programmi ).

162

I bacini di servizio, definiti dalle coppie impianto-frequenza, non sono omogenei ma

differiscono in considerazione del numero di utenti serviti; in particolare, gli impianti

possono essere distinti in tre categorie: 1) impianti che raggiungono almeno 500.000 utenti

nel loro bacino di servizio (grandi impianti); 2) impianti che raggiungono tra 15.000 e

500.000 utenti (impianti di medie dimensioni; che a loro volta possono essere distinti in

impianti che raggiungono tra 100.000 e 500.000 utenti e quelli con copertura tra 15.000 e

100.000 utenti); 3) impianti che raggiungono meno di 15.000 utenti (impianti piccoli o

marginali).

Il bacino di servizio di un trasmettitore è sempre molto più ridotto dell’area nella quale

lo stesso trasmettitore produce un effetto interferenziale. Questo implica che una frequenza

utilizzata per servire una determinata area geografica non è ri-utilizzabile per servire la

stessa area o aree geografiche contigue. In sostanza lo spettro frequenziale è una risorsa

scarsa, nel senso che se una determinata frequenza è utilizzata da una rete in una certa zona,

quella stessa frequenza non può essere utilizzata simultaneamente da un’altra rete nella

stessa o in aree geografiche limitrofe.

Il livello di qualità percepita dall’utente dipende, quindi, anche dalla interferenza subita

dal trasmettitore servente (ossia dall’impianto che serve il bacino di servizio), e

quest’ultima deriva dalla trasmissione alla stessa frequenza in una medesima area

geografica o in aree contigue di due o più impianti (di diversi operatori o dello stesso

operatore; in quest’ultimo caso si parla di auto-interferenza). L’interferenza può far

degradare, anche in modo significativo, la qualità del servizio e quindi diminuire la

copertura effettiva (ossia quella caratterizzata da un livello di qualità discreto, pari, in una

scala da 1 a 5, ad una qualità almeno 3) delle reti televisive.

161 Nel proseguo si parlerà di coppia impianto-frequenza ovvero di bacino di servizio, intendendo anche il

relativo sito associato alla stessa.

162 Con il termine programma televisivo si intende l’insieme, predisposto da un unico operatore (es. RAI,

Mediaset, ecc.), dei contenuti televisivi unificati da un medesimo marchio editoriale e destinati alla fruizione

del pubblico (es. Rai 1, Canale 5, ecc...). 106

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

B 3.3 – I : L

OX L MECCANISMO DI ALLOCAZIONE DELLE RISORSE FREQUENZIALE A

P A

IANO NALOGICO

MANCATA ATTUAZIONE DEL

Il calcolo del numero massimo n di operatori sostenibili da una specifica tecnologia di

trasmissione del segnale televisivo è effettuato mediante la realizzazione, da parte

dell’Autorità di regolamentazione (in Italia l’AGCom), di un Piano di assegnazione delle

frequenze. Il Piano è lo strumento tecnico in grado di garantire, attraverso metodologie di

valutazione del servizio certificate a livello internazionale, che una configurazione di

impianti di trasmissione sia in grado di assicurare la qualità e l’estensione del servizio

previste dalle leggi ad n diversi operatori.

In Italia, a differenza degli altri Paesi europei, è mancata una fase centralizzata di

pianificazione e razionalizzazione dello spettro frequenziale allocato al servizio

radiotelevisivo.

Infatti un primo Piano nazionale di assegnazione delle frequenze, approvato con D.P.R.

del 20 gennaio 1992, aveva fissato in dodici il numero massimo di reti televisive nazionali

assentibili, comprese le tre destinate al servizio pubblico. Sulla base di questo Piano, erano

stati adottati sia il Decreto ministeriale che approvò l'elenco delle nove emittenti televisive

private che erano risultate aver titolo per il rilascio della concessione di radiodiffusione

televisiva in ambito nazionale, sia i Decreti ministeriali (tutti del 13 agosto 1992) di

assentimento della concessione alle emittenti nazionali collocate nei primi sei posti del

predetto elenco, di cui tre riconducibili al medesimo soggetto (Canale 5; Italia 1;

Retequattro a cui si aggiunsero Videomusic; Rete A e Telemontecarlo), con l’indicazione

della rete assegnata a ciascuna (collocazione degli impianti e frequenze). La successiva

legge n. 422/1993 interruppe il processo di razionalizzazione del sistema di radiodiffusione

televisiva prefigurato dalla legge n. 223/1990, in quanto impose la revisione del descritto

Piano del 1992 (art. 3, comma 1).

Nell’ottobre del 1998, l’AGCom ha poi approvato un secondo Piano, il cd. Piano nazionale

di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva in tecnica analogica

(Piano Analogico). Nel caso dell’attività di pianificazione che ha portato alla messa a punto

del Piano Analogico, è stata definita una rete nazionale di riferimento, che è stata progettata

assegnando in modo efficiente le caratteristiche radioelettriche e le frequenze con

l’obiettivo di minimizzare il numero di frequenze utilizzate e servire, ad un livello “buono”

di qualità del servizio (qualità 3), almeno l’80% del territorio nazionale (percentuale

definita dalla legge n.249/97) ed oltre il 92% della popolazione. Venne calcolato che erano

necessarie 487 coppie di impianti e frequenze, in altrettanti siti, individuati dal

regolamentatore e distribuiti su tutto il territorio nazionale, per realizzare una rete nazionale.

La definizione di una rete nazionale di riferimento ha consentito di ottenere un numero di

operatori televisivi sostenibili dalla tecnologia trasmissiva analogica, che è risultato essere

pari a 17. Per rispettare i vincoli di ripartizione tra reti nazionali e locali definita dalla legge

n. 249/97 (rispettivamente due terzi alle nazionali e un terzo alle locali), l’AGCom ha

assegnato 11 reti televisive nazionali agli operatori nazionali e 6 reti televisive nazionali

agli operatori regionali (oltre alle reti previste dalla cosiddetta pianificazione di II livello del

Piano analogico, e quelle a copertura provinciale).

Il Piano Analogico ha così definito l’allocazione efficiente delle risorse frequenziali,

individuando il numero di reti nazionali e locali di trasmissione del segnale televisivo

tecnicamente sostenibili; sulla base di questo valore il Ministero delle Comunicazioni ha

assegnato le concessioni nazionali e locali, ma non ha poi proceduto ad assegnare le relative

frequenze ai concessionari. Il processo di transizione dalla situazione effettiva alla

situazione pianificata non è quindi neanche iniziato. 107

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

Ciò comporta che per irradiare il segnale su un ampio territorio geografico sia necessario

che ogni operatore progetti un sistema di impianti e frequenze che rispetti un complesso

schema di riuso, con lo scopo di ri-utilizzare la stessa frequenza in impianti

sufficientemente lontani. Inoltre, gli schemi di riuso dei vari operatori dovranno essere tra

loro compatibili e non dar luogo ad inefficienze o asimmetrie d’uso. Infatti, schemi di riuso

inefficienti possono essere adatti a realizzare una rete di alta copertura e qualità per un

singolo operatore ma potrebbero, attraverso un uso non ottimizzato delle frequenze, portare

alla realizzazione di un numero di reti inferiore al massimo teorico.

Al riguardo, si rileva che le reti televisive possono avere delle ridondanze di copertura:

in altre parole, le reti possono essere state progettate e realizzate in modo tale che impianti

diversi di uno stesso operatore diffondano lo stesso programma televisivo su frequenze

diverse ma su uno stesso bacino di servizio, ovvero su bacini che hanno un’ampia

intersezione . Ciò ovviamente riduce il numero di operatori che possono essere presenti in

163

una medesima area geografica.

Riassumendo, le principali caratteristiche che definiscono una rete televisiva sono: il

numero di impianti e frequenze, la qualità dei bacini di servizio (in termini di popolazione

servita), le bande di frequenza utilizzate, l’efficienza di servizio degli impianti nonché

l’eventuale sussistenza di capacità trasmissiva inutilizzata dovuta a ridondanze di copertura.

Tali elementi concorrono a qualificare la capacità trasmissiva di una rete televisiva e a

determinarne la copertura, in termini di territorio e popolazione, nonché la qualità del

servizio offerto al pubblico.

Il calcolo del numero massimo delle reti televisive sostenibili da una specifica tecnologia

è effettuato mediante la realizzazione di un Piano di assegnazione delle frequenze. Il Piano

è lo strumento regolamentare in grado di garantire, attraverso l’utilizzo di opportune

metodologie tecniche di valutazione del servizio, che una certa configurazione di impianti e

frequenze sia in grado di assicurare la qualità e l’estensione del servizio previste dalle leggi

a diversi operatori. In sostanza il Piano rappresenta un meccanismo centralizzato di

coordinamento, necessitato dal fallimento del mercato connesso all’esistenza di esternalità

negative, e in assenza del quale si verificano situazioni di congestione ed interferenza (per

la descrizione dei piani analogico e digitale v.di rispettivamente box 3.3 e 3.4).

i) Reti televisive analogiche e digitali terrestri

Le reti terrestri si distinguono in base alla modalità analogica ovvero digitale di

trasmissione del segnale televisivo.

In Italia, sia le reti televisive analogiche che quelle digitali utilizzano le stesse bande di

frequenza (III, IV e V) , non essendoci alcuno spazio frequenziale riservato, in via

164

163 Un indicatore del grado di ridondanza di una rete televisiva è l’efficienza di servizio degli impianti che la

compongono; con tale termine si intende la percentuale del bacino di servizio di un impianto nella quale il

segnale irradiato supera l’interferenza esterna ed in cui non esiste nessun altro impianto della medesima rete

che serve quell’area con una migliore qualità di servizio. Se l’efficienza di servizio di un impianto è nulla, tale

impianto viene detto ridondante, in quanto un suo spegnimento non comporta una riduzione del servizio della

rete ma al contrario può determinare un miglioramento della qualità della sua e delle altre reti.

164 L’unica differenza riguarda la banda I, che viene marginalmente utilizzata per le trasmissioni in tecnica

analogica, mentre non viene utilizzata per quelle in tecnica digitale. 108

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

esclusiva, ad almeno una delle due tecniche trasmissive . Inoltre, anche da un punto di

165

vista tecnico, gli impianti utilizzati per le trasmissioni analogiche possono essere usati

anche per le trasmissioni televisive in tecnica digitale, salvo un processo di riconversione

tecnica di tali apparati.

La differenza più rilevante risiede invece nella diversa capacità trasmissiva delle due

tecniche di diffusione del segnale televisivo .

166

3.4 – I P D

B

OX L IANO IGITALE

Nel febbraio 2003, l’AGCom ha approvato, con delibera n. 15/03/Cons, il “Piano nazionale

di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva terrestre in tecnica

digitale” (Piano Digitale).

I criteri di pianificazione scelti coincidono, salvo adattamenti necessitati dalle peculiarità

del sistema di trasmissione digitale (peraltro forniti dalla legge 66/2001), con quelli

predisposti dalle leggi n. 249/97 e n. 5/2000. La continuità col precedente sistema si

riscontra nel primo criterio generale seguito: quello che riserva all’emittenza televisiva in

ambito locale un terzo dei canali irradiabili per ciascun bacino di utenza.

Il Piano Digitale prevede, a fronte della disponibilità di 54 canali allocati al servizio

televisivo ( nelle bande III, IV, V), l’esistenza di 18 multiplex nazionali (2 in banda VHF-III

e 16 in banda UHF-IV e V) in tecnica digitale, di cui 12 assegnate all’emittenza nazionale e

6 reti all’emittenza locale (pari cioè al 33,3%).

Ogni rete pianificata è in grado di trasmettere un segnale multiplato nel blocco di diffusione

che contiene più programmi; tuttavia il numero di programmi dipende dalla scelta della

qualità di trasmissione e da ulteriori aspetti tecnici (es. sistema di modulazione e di

codifica).

La copertura delle reti nazionali è stata calcolata pari all’80% del territorio nazionale e ad

oltre il 90% della popolazione. Tale copertura viene raggiunta attraverso reti composte da

260 coppie di impianti e frequenze, distribuite su altrettanti siti, individuati dal

regolamentatore e localizzati su tutto il territorio nazionale.

Nonostante i tempi ristretti imposti dal legislatore (lo switch-off dalle trasmissioni

analogiche a quelle digitali è previsto per il 2006), l’importanza riconosciuta al Piano ed al

processo di transizione verso la configurazione frequenziale definita dal Piano (cfr. legge

n.112/2004, Capo V), l’avvio e la diffusione di tale tecnica trasmissiva è, allo stato attuale,

completamente lasciata agli operatori. Tale circostanza pone soverchi problemi di natura

concorrenziale in quanto rischia di pregiudicare, ancora un volta, l’attuazione in Italia di un

meccanismo centralizzato di assegnazione e di coordinamento dello spettro frequenziale

allocato al servizio radiotelevisivo (per una trattazione delle citate problematiche

competitive v.di infra).

165 Il Piano per l’assegnazione delle frequenze in tecnica analogica prevedeva l’attribuzione di quattro canali

nazionali al servizio televisivo in tecnica digitale. Tuttavia la mancata attuazione del Piano e l’occupazione

dello spettro frequenziale da parte degli operatori televisivi non hanno reso effettiva tale attribuzione.

166 Un’altra differenza risiede nel fatto che la struttura di una rete digitale può essere diversa da quella

analogica: nel caso analogico l’ottimizzazione delle risorse frequenziali implica l’utilizzo di canali diversi in

impianti vicini (le reti sono multifrequenza, ovvero MFN - Multi Frequency Network), mentre nel digitale è

preferibile l’utilizzo di uno stesso canale in impianti limitrofi (le reti possono essere isofrequenziali, ovvero

SFN – Single Frequency Network). In particolare, l’AGCom ha previsto per le trasmissioni analogiche reti

nazionali MFN che utilizzano tre canali, mentre per le trasmissioni in tecnica digitale reti nazionali SFN che

utilizzano tre canali (c.d. 3-SFN). Tuttavia, le attuali reti digitali, così come quelle analogiche, sono di tipo

MFN. 109

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

Nella televisione analogica ad ogni rete corrisponde un solo programma; i servizi di

broadcasting analogico sono, quindi, caratterizzati da un elevato grado di autosufficienza

delle emittenti legato agli obblighi concessori; ciò in quanto gli impianti e le frequenze

individuati nel titolo abilitativo di un’emittente possono essere utilizzate esclusivamente ai

fini della trasmissione del segnale televisivo dell’emittente medesima.

Il passaggio alla tecnica digitale determina la possibilità di elaborare e comprimere dati

digitali, rendendo assai più efficace l’uso della capacità di rete rispetto ai segnali analogici.

In generale, la tecnica digitale “consente di offrire servizi di teleradiodiffusione nuovi o

comunque migliorati: programmi aggiuntivi, miglioramenti connessi ai programmi,

miglioramento della qualità dell’immagine e del suono, servizi interattivi, e di trasmissione

. In particolare, la

dati, tra cui i servizi della società dell’informazione e di internet”

167

trasmissione in tecnica digitale permette di diffondere su una stessa rete un numero

maggiore di programmi (attualmente circa 5): gli impianti e le frequenze individuati nel

titolo abilitativo di un operatore possono, quindi, essere utilizzati anche ai fini della

trasmissione di programmi di fornitori di contenuti terzi nonché di servizi interattivi. Ciò

implica una netta distinzione di ruoli e funzioni tra l’attività di trasmissione del segnale

televisivo e l’offerta di contenuti televisivi. In tale contesto, il proprietario della rete offre ai

fornitori di contenuti (ed a fornitori di servizi interattivi) capacità trasmissiva nella propria

disponibilità.

Al riguardo occorre osservare come il regolamento dell’AGCom n.435/01/Cons,

emanato sulla base dei criteri direttivi contenuti nella legge n.66/01, abbia definito

puntualmente la distinzione fra l’operatore di rete (che opererà sulla base di una licenza) ed

il fornitore di contenuti (che opererà sulla base di una autorizzazione) : l’operatore di rete

168

è il “soggetto titolare del diritto di installazione, esercizio e fornitura di una rete di

comunicazioni elettroniche e di impianti di messa in onda, multiplazione, distribuzione e

diffusione e delle risorse frequenziali che consentono la trasmissione agli utenti dei blocchi

di diffusione”; il fornitore di contenuti è il “soggetto che ha la responsabilità editoriale

nella predisposizione dei programmi destinati alla radiodiffusione televisiva e sonora”.

3.3.2 Le altre piattaforme trasmissive: satellite, cavo ed ADSL

Da un punto di vista tecnologico, il sistema di trasmissione satellitare è attualmente

costituito da satelliti geostazionari situati in orbita. Ciascun satellite per i servizi di

trasmissione televisiva ha un certo numero di transponder ognuno dei quali opera su un

canale nella parte della banda frequenziale riservata, a livello internazionale, alle

trasmissioni satellitari. Gli operatori satellitari sono spesso consorzi industriali (ad es.

Eutelsat o Astra) che ottengono licenze per l’impiego delle risorse frequenziali

167 Cfr. Comunicazione della Commissione n.SEC(2003)992 sulla transizione dalla trasmissione

radiotelevisiva analogica a quella digitale (dallo “switchover” digitale allo “switch-off” analogico), 17

settembre 2003, pag. 7.

168 E’ prevista inoltre la figura del fornitore di servizi, che è costituito dal “soggetto che fornisce, attraverso

l’operatore di rete, servizi al pubblico di accesso condizionato mediante distribuzione agli utenti di chiavi

numeriche per l’abilitazione alla visione dei programmi, alla fatturazione dei servizi, ed eventualmente alla

fornitura di apparati, ovvero che fornisce servizi della società dell’informazione ai sensi dell’articolo 1,

punto 2, della direttiva n. 98/34/CE, come modificata dalla direttiva n. 98/48/CE, ovvero fornisce una guida

elettronica ai programmi”. 110

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

dall’International Telecommunication Union (ITU), che poi comunica alle singole

amministrazioni statali la porzione di spettro destinata ai vari consorzi. Le emittenti,

autorizzate dalle amministrazioni, che vogliono trasmettere i propri canali su tale

piattaforma si rivolgono ai consorzi per concludere accordi commerciali volti ad irradiare i

segnali dei programmi.

In considerazione della circostanza che la piattaforma satellitare è generalmente

utilizzata come uno dei mezzi privilegiati per l’offerta di contenuti televisivi a pagamento,

un altro aspetto connesso alla diffusione dei contenuti televisivi su tale mezzo concerne la

predisposizione di una piattaforma, a pagamento, costituita dai seguenti elementi:

fatturazione degli abbonamenti e degli acquisti di contenuti in pay-per-view, definizione del

bouquet, creazione del sistema di cifratura e di decodifica del segnale televisivo, struttura

del decoder. In tale ambito sono generalmente previste alcune condizioni, di tipo

regolamentare, che disciplinano l’accesso alla piattaforma degli operatori satellitari

incumbent da parte dei soggetti indipendenti (produttori di canali tematici, fornitori di

servizi interattivi); tali condizioni concernano ognuno degli elementi tecnici appena

menzionati .

169

Con riferimento alle reti televisive via cavo, lo sviluppo delle reti in fibra ottica ha

storicamente rappresentato il primo elemento di spinta del sistema televisivo verso una

concorrenza inter-piattaforma. La fibra ottica costituisce la modalità di accesso alla rete di

telecomunicazioni fisse più importante in termini di utilizzo della rete, in quanto dà la

possibilità di trasportare servizi a larga banda, quali appunto quelli televisivi, non fornibili

dagli altri sistemi. La recente evoluzione delle tecnologie x-DSL (attualmente ADSL, in

prospettiva VDSL) offre poi un’ulteriore piattaforma alternativa per la fornitura dei servizi

televisivi (basata su protocolli IP), integrata con gli altri servizi di telecomunicazioni fisse.

Le tecnologie x-DSL nascono dall’esigenza di sfruttare appieno il doppino telefonico in

rame che caratterizza il tratto finale (local loop) della rete di telecomunicazioni fisse. Con

tale termine si intende infatti una famiglia di tecniche trasmissive che consentono di fornire

servizi a larga banda, anche se con capacità meno elevata rispetto alla fibra ottica,

utilizzando i portanti in rame della rete pubblica di telecomunicazioni. La diffusione delle

piattaforme via cavo e x-DSL è connessa dalla costruzione di reti di telecomunicazioni

alternative a quella dell’incumbent nonché dalle modalità di accesso a quest’ultima da parte

degli operatori concorrenti, cd. OLO (attraverso ad esempio l’umbundling del local loop,

ULL).

Da un punto di vista economico, gli operatori via cavo e/o x-DSL si distinguono dai

soggetti presenti sulle altre piattaforme televisive in quanto offrono congiuntamente un

pacchetto di servizi (cd. triple play) composti da telefonia vocale, accesso ad internet a

larga banda, e servizi televisivi (soprattutto in modalità a pagamento, sia pay-tv che pay-

per-view e video-on-demand).

169 In Italia oltre alle condizioni definite dall’AGCom, la Commissione ha imposto, nell’ambito

dell’operazione di concentrazione Newscorp/Tele+, cit., una serie di misure volte a garantire l’accesso alla

piattaforma dell’operatore Sky Italia, sorto a seguito dell’acquisizione di Tele+ da parte del gruppo News

Corp.. 111

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

3.3.3 La definizione dei mercati della trasmissione del segnale televisivo

I servizi di trasmissione del segnale televisivo riguardano il trasporto e la diffusione da

parte degli operatori di rete del segnale relativo ai contenuti prodotti dai fornitori televisivi.

Ai fini della definizione merceologica e geografica dei mercati del broadcasting è quindi

necessario analizzare la composizione e la struttura della domanda e dell’offerta di capacità

trasmissiva televisiva sulle varie piattaforme.

Ciò premesso, e con riferimento alla delimitazione merceologica, si rileva quanto segue.

L’Italia rappresenta un Paese in cui ha storicamente prevalso la televisione analogica

terrestre, mentre le altre piattaforme di diffusione del segnale televisivo si sono ritagliate

uno spazio di nicchia (v.di infra). In tal senso, la numerosità delle famiglie che utilizzano le

varie piattaforme, ossia il relativo dato di penetrazione, è allo stato attuale assai differente.

In virtù del fatto che i fornitori di contenuti domandano capacità trasmissiva agli operatori

di rete a seconda della penetrazione che offrono le relative reti televisive, l’attuale

configurazione nazionale del broadcasting appare di per sé idonea a segmentare il settore in

diversi ambiti di mercato .

170

Inoltre, satellite, cavo e ADSL rappresentano, sopratutto in Italia, il veicolo di diffusione

delle trasmissioni televisive a pagamento, che insistono su un diverso mercato del prodotto

rispetto alla televisione terrestre in chiaro, basata invece principalmente sulla raccolta

pubblicitaria. Le piattaforme trasmissive satellitare, cavo e ADSL presentano dunque

rispetto alla televisione terrestre anche un diverso profilo di utenza (per il cavo e l’ADSL

ciò vale anche in considerazione del fatto che in tale ambito i servizi televisivi vengono

offerti congiuntamente a servizi di telecomunicazioni).

Sussistono quindi elementi, dal lato della domanda, che inducono a segmentare alcuni

dei servizi di broadcasting a seconda della piattaforma trasmissiva.

Si consideri, inoltre, che la sostituibilità dal lato dell’offerta è assai limitata, se non del

tutto inesistente; in considerazione dei vincoli tecnologici e degli elevati costi affondati è

infatti assai difficile che un operatore presente in una certa piattaforma tecnologica possa

essere incentivato, a fronte di un incremento non transitorio del prezzo del broadcasting in

un’altra piattaforma, a costruire ex novo una rete sull’altro mezzo trasmissivo.

Sulla base di tali argomentazioni si può concludere che, allo stato attuale della

penetrazione delle varie piattaforme televisive, gli operatori di rete presenti sui diversi

mezzi trasmissivi offrono ai fornitori di contenuti servizi distinti. In particolare, si

individuano i seguenti mercati del broadcasting.

i) Il broadcasting analogico terrestre

In primo luogo, per quanto detto in merito alla penetrazione delle diverse piattaforme

trasmissive, appare basso il grado di sostituibilità esistente tra il broadcasting analogico

terrestre (anche in termini di singoli slot di capacità trasmissiva) e la trasmissione attraverso

le altre piattaforme tecnologiche. Ciò anche in considerazione del fatto che in Italia tale

attività si configura come un servizio totalmente integrato. Di conseguenza, la trasmissione

170 Ad esempio nel digitale terrestre i contratti di fornitura di capacità trasmissiva legano il prezzo del servizio

alla copertura effettiva del multiplex, oltre che ad altri fattori (quali il numero di MB e di programmi

trasportati dall’operatore di rete). 112

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

di capacità trasmissiva in tecnica analogica terrestre costituisce un ambito distinto rispetto a

quello delle altre piattaforme televisive.

ii) Il mercato nazionale del broadcasting digitale terrestre

In secondo luogo, il broadcasting terrestre risulta sostanzialmente differente a seconda del

tipo di tecnica trasmissiva utilizzata: analogica ovvero digitale. Infatti, in Italia, i servizi di

broadcasting analogico sono caratterizzati dall’autoproduzione degli operatori televisivi; la

trasmissione in tecnica digitale, invece, in quanto permette di diffondere su una stessa rete

un numero maggiore di programmi, comporta una distinzione di ruoli e funzioni tra

l’attività di trasmissione del segnale televisivo e l’offerta di contenuti televisivi. In tale

contesto, il proprietario della rete digitale offre l’accesso al proprio multiplex ad una

pluralità di soggetti (fornitori di contenuti e fornitori di servizi interattivi), sia sottoposti al

medesimo controllo sia indipendenti. Il passaggio alla tecnica digitale appare, dunque,

idoneo a determinare un sostanziale mutamento nella struttura di mercato, introducendo una

possibilità di accesso alle reti da parte dei fornitori di contenuti televisivi. Ciò vuol dire, in

sostanza, che i fornitori di contenuti televisivi che, se sprovvisti di una propria rete, non

possono operare nelle trasmissioni in tecnica analogica, possono invece entrare nel mercato

televisivo per mezzo dell’accesso ai multiplex nella disponibilità degli operatori di rete. Dal

lato della domanda di capacità trasmissiva, nell’attuale fase di transizione (cd. switch-over)

la sostituibilità tra broadcasting analogico e digitale terrestre è elevata per gli operatori

integrati, mentre è nulla per i fornitori di contenuti indipendenti.

Per quanto concerne la distinzione tra il broadcasting digitale terrestre e quello sulle

altre piattaforme, si evidenziano i seguenti elementi: a) minor capacità trasmissiva delle reti

digitali terrestri rispetto a cavo, satellite ed ADSL, in termini sia di programmi trasmessi sia

di livello di interattività; b) elevata sostituibilità dal lato dell’offerta tra reti analogiche e reti

, nulla rispetto invece agli operatori delle altre piattaforme trasmissive, c)

digitali terrestri

171

elevato grado di integrazione verticale degli operatori di rete suscettibile di influenzare le

modalità di accesso ai multiplex, e quindi di delimitare l’ambito merceologico; d) presenza

di contenuti prevalentemente in chiaro, fortemente connessi con la tecnica analogica

172

(attualmente tutti i 21 canali digitali sono trasmessi in chiaro; inoltre la gran parte di essi,

13 pari a più del 60%, sono ritrasmissioni, anche parziali, di programmi analogici ); e) in

173

prospettiva, anche la previsione di nuovi servizi a pagamento offerti su tale piattaforma si

configura come un servizio aggiuntivo all’offerta in chiaro (fornito in pay-per-view)

piuttosto che come la predisposizione di un complessivo bouquet a pagamento.

171 A differenza di altri Paesi, in Italia non è prevista alcuna distinzione nell’allocazione delle bande di

frequenza al servizio televisivo analogico e a quello digitale (c.d. uso promiscuo della banda frequenziale).

Inoltre, da un punto di vista tecnico, impianti utilizzati per le trasmissioni in tecnica analogica possono essere

convertiti alla tecnica digitale; tale processo implica, tuttavia, investimenti la cui entità dipende dalla struttura

della rete.

172 Al riguardo vale rilevare che è stata appena costituita dagli attuali principali operatori analogici nazionali

(RAI, Fininvest e Telecom Italia) un’associazione denominata DGTVi per promuovere la diffusione della

nuova tecnica digitale terrestre tra le famiglie italiane.

173 Cfr. AGCom, Relazione ai sensi della legge 24 febbraio 2004, n. 43, di conversione del decreto-legge 24

dicembre 2004, n. 352, recante “Disposizioni urgenti concernenti modalità e tempi di definitiva cessazione

del regime transitorio della legge 31 luglio 1997, n. 249”, maggio 2004. 113

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

Di conseguenza, appaiono emergere elementi, sia dal lato dell’offerta che da quello della

domanda di capacità trasmissiva, idonei ad individuare i servizi di broadcasting digitale

terrestre, come mercato distinto .

174

iii) I mercati nazionali del broadcasting satellitare e via cavo (e ADSL)

Con riferimento al broadcasting via cavo e ADSL ed a quello satellitare, si rileva una

. Inoltre, come sopra

diversa diffusione di tali piattaforme presso il consumatore finale

175

esposto, a differenza degli operatori satellitari, i soggetti attivi tramite cavo e/o ADSL

offrono servizi integrati di telecomunicazioni; ciò potrebbe determinare una differente

tipologia di utenza dei contenuti televisivi. Tali elementi potrebbero essere idonei a

segmentare la domanda di capacità trasmissiva: cavo e ADSL da un lato, satellite dall’altro.

Tuttavia, occorre altresì considerare che queste piattaforme sono legate alla fornitura di

contenuti televisivi a pagamento. In particolare, allo stato attuale, il fornitore di servizi

televisivi via cavo, ed in parte anche quelli tramite ADSL, ritrasmettono i programmi offerti

dall’operatore incumbent nel satellite.

In considerazione di tali elementi nonché dell’attuale stato di evoluzione di queste

piattaforme trasmissive non appare utile, in questa sede, pervenire ad una più precisa

definizione degli ambiti di mercato relativi al broadcasting tramite satellite, cavo e ADSL.

iv) La delimitazione geografica dei mercati del broadcasting

Con riferimento all’ambito geografico di diffusione del segnale, le reti televisive possono

essere destinate ad un servizio nazionale o locale (regionale o provinciale), in virtù del

bacino di utenza complessivamente raggiunto dal medesimo segnale televisivo. Tale

distinzione appare centrale perché, riflettendosi, a valle, nella raccolta pubblicitaria su

mezzo televisivo e nella televisione a pagamento, configura ambiti di mercato distinti.

174 In tal senso cfr. caso C/6161, cit., ed anche OFTEL, Review of competition: broadcasting transmission

services, settembre 2003.

175 Il broadcasting via cavo e via ADSL appaiono poter rappresentare un medesimo ambito di mercato. Si

consideri che operatori di rete che agiscono sul cavo, sono attivi anche in tecnica ADSL. Inoltre, i canali

offerti nelle due piattaforme sono assai simili, e pertengono in entrambi casi ad un’offerta di televisione a

pagamento. 114

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

3.3.4 L’assetto delle reti televisive in Italia

In Italia il settore televisivo si basa sostanzialmente su reti trasmissive di tipo analogico

terrestre. Come si evince dalla tabella 3.1, la penetrazione di tale tecnica trasmissiva

(84,2%) è quasi il doppio rispetto alla media europea (43%), mentre la diffusione delle altre

piattaforme trasmissive è la più bassa in Europa (ad eccezione della Grecia). Ciò è dovuto

al basso dato di penetrazione del satellite (15,5% a fronte del 24,2% europeo) e alla

marginale diffusione del cavo (0,3% a fronte del 30,3%).

Tab. 3.1 – Penetrazione delle piattaforme trasmissive tra le famiglie (anno 2003, %) 176

Piattaforma Analogico Digitale Cavo (c) Satellite (d)

terrestre (a) terrestre (b)

Paese

Italia 84,2% 0% 0,3% 15,5%

Francia 67,6% 0% 11,9% 20,5%

Germania 4,3% 1,1% 56,3% 38,3%

Spagna 77,2% 1,4% 7,1% 14,3%

Regno Unito 41,6% 11,5% 15,6% 31,3%

Media EU 43,0% 2,5% 30,3% 24,2%

Fonte: Commissione Europa, Nona relazione sull’attuazione del quadro normativo per le telecomunicazioni,

2004.

(a) Percentuale di famiglie che vedono la televisione unicamente per mezzo della tecnica analogica terrestre.

(b) Percentuale di famiglie che vedono la televisione anche per mezzo della tecnica digitale terrestre.

(c) Percentuale di famiglie che vedono la televisione anche attraverso il cavo.

(d) Percentuale di famiglie che vedono la televisione anche attraverso il satellite.

Tali dati evidenziano che

in Italia è storicamente mancata, e stenta ancora a decollare, una concorrenza inter-

piattaforma, che negli altri Paesi ha rappresentato un pre-requisito indispensabile per

stimolare la concorrenza a valle nei mercati della raccolta pubblicitaria televisiva e

della televisione a pagamento (v.di capitolo 2).

Con riferimento alla configurazione del broadcasting satellitare, si evidenzia come in

Italia operi un soggetto, Eutelsat, in posizione di assoluta leadership. Tuttavia, ciò che in

passato ha destato le maggiori preoccupazioni concorrenziali, non è tanto l’effettiva

configurazione della attività di trasmissione satellitare, quanto piuttosto l’accesso alla

piattaforma del soggetto in posizione dominante nella televisione a pagamento da parte dei

fornitori di contenuti indipendenti (v.di paragrafo 3.3.2). A livello nazionale, tale

problematica è disciplinata da una serie di misure di tipo regolamentare, nonché dalle

condizioni imposte dalla Commissione europea nell’ambito dell’operazione di

.

concentrazione Newscorp/Tele+

176 Non sono disponibili i dati di penetrazione della televisione tramite tecnologie x-DSL, che tuttavia

rappresenta in Europa ancora una percentuale marginale, inferiore all’1%. 115

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

Con riguardo poi alle piattaforme trasmissive via cavo e ADSL, l’assetto concorrenziale

in tale ambito è imprescindibilmente legato alla costruzione di infrastrutture di

telecomunicazioni alternative alla rete di Telecom Italia, nonché alle modalità di accesso a

quest’ultima (ed in particolare alle condizioni economiche e tecniche dei servizi di

unbundling del local loop). Al riguardo, l’Autorità ha più volte sottolineato l’opportunità

che vengano definiti, con provvedimenti normativi, meccanismi che incentivino gli

operatori a sviluppare reti di telecomunicazioni alternative rispetto a quelle

. Ciò in considerazione del fatto che soltanto una effettiva concorrenza

dell’incumbent

177

anche nel mercato a monte delle infrastrutture può completare il processo di

liberalizzazione del mercato della fornitura dei servizi di telecomunicazioni fisse, e quindi

produrre effetti anche nel collegato settore televisivo, attraverso la predisposizione di

servizi di broadcasting. Attualmente in tale ambito, operano, oltre a Telecom Italia, OLO

(quali Wind e Tiscali) che offrono servizi televisivi (per lo più a pagamento) alla clientela

finale attraverso la tecnologia x-DSL; inoltre la società Fastweb, che dispone di una propria

rete in fibra ottica diffusa nelle principali città italiane, è allo stato attuale l’unico soggetto

attivo nell’offerta di contenuti televisivi via cavo.

Ciò posto, in considerazione della rilevata circostanza che in Italia le reti analogiche e

digitali terrestri hanno costituito e continuano a rappresentare, anche in via prospettica, le

principali piattaforme tecnologiche per la trasmissione del segnale televisivo e quindi per il

mercato della raccolta pubblicitaria su tale mezzo, la presente indagine si è soffermata in

particolare sull’analisi dei mercati nazionali del broadcasting analogico e digitale terrestre.

i) Le reti televisive analogiche terrestri

Nel 2003, i tre maggiori operatori (i gruppi RAI, Fininvest e Telecom Italia) hanno fatturato

circa 200 milioni di euro per servizi intra-gruppo di broadcasting in tecnica analogica: RAI,

tramite la controllata RAI WAY, ha fatturato 106 milioni, Elettronica Industriale (gruppo

.

Fininvest) 86 milioni e Telecom Italia oltre 4 milioni

178

Al fine di valutare la posizione dei vari operatori sul broadcasting analogico, è tuttavia

necessario esaminare le specifiche caratteristiche delle reti televisive nazionali; ciò in

considerazione della completa integrazione verticale che caratterizza la tecnica analogica e

che rende i dati di fatturato inidonei a fornire un indicatore del valore della disponibilità di

capacità trasmissiva in capo ai diversi operatori (per una trattazione della tematica

dell’integrazione verticale degli operatori televisivi si rimanda al box 3.5).

Allo stato attuale, esistono 13 reti televisive analogiche considerate nazionali, anche se,

come sarà esposto nel proseguo, queste reti presentano differenze tali da essere

difficilmente confrontabili. Di esse tre sono in capo a RAI ed altrettante al gruppo

Fininvest, mentre le rimanenti otto sono in capo a Telecom Italia (La 7 e MTV), di Holland

177 Cfr. tra l’altro, Segnalazioni AS/241 in tema di “Parità di trattamento interna-esterna da parte degli

operatori aventi notevole forza di mercato nella telefonia fissa” del 24 aprile 2002, e AS/263 in tema di

“Concessione di diritti di passaggio per l’installazione di reti di telecomunicazioni” del 31 luglio 2003.

178 Si può stimare, in via approssimativa, che i servizi di broadcasting analogico degli altri operatori nazionali

siano pari a circa 6 milioni di euro. Inoltre, RAI WAY ha dichiarato di aver fatturato circa 14 milioni di euro

per servizi di broadcasting analogico a terzi. 116

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

Coordinator & Service Company Italia e TF1 (Sport Italia) , del gruppo Peruzzo (Rete A),

179

del Fondo Convergenza (HSE), di Telemarket (Elefante) e di TBS (Rete Capri).

In Italia, a differenza della maggior parte degli altri Paesi europei in cui lo Stato ha

proceduto ad assegnare, attraverso l’attuazione di specifici piani di assegnazione, le

frequenze ai vari operatori televisivi nazionali e locali (v.di infra), l’attuale assetto delle reti

è il prodotto di un’evoluzione storica non regolata dello spettro frequenziale . L’Italia

180

costituisce, quindi, un contesto unico in cui, la mancanza di un processo centralizzato di

coordinamento e di assegnazione delle frequenze, ha comportato dapprima, durante gli anni

‘70 e ‘80, una corsa all’accaparramento di frequenze (c.d. “guerra delle frequenze”) e,

successivamente, una situazione di saturazione e di occupazione di fatto della banda dello

spettro frequenziale allocata al servizio radiotelevisivo. Tale processo ha prodotto un

assetto caratterizzato dall’esistenza di notevoli problemi sia di congestione dello spettro sia

interferenziali, nonché da un elevato livello di concentrazione.

Il c.d. censimento degli impianti in esercizio del 1990 (previsto dalla legge n. 223/1990)

fornisce una prima rappresentazione della configurazione assunta delle reti televisive

nazionali (v.di tabella 3.2). In tale anno RAI e Fininvest disponevano di tre reti televisive

nazionali nonché di un numero di frequenze ed impianti, pari a circa a 5.000 ciascuna, di

gran lunga superiore a quello degli altri operatori: i circa 2.000 impianti e frequenze

rimanenti erano infatti suddivisivi tra gli altri otto operatori televisivi cosiddetti nazionali

, TMC, Videomusic,

(le due reti analogiche ex Tele+ trasmettenti in modalità criptata

181

Rete A, Telemarket, Rete Capri e Rete Mia). Tale situazione non è sostanzialmente mutata

nel corso degli anni ‘90, se non per l’assegnazione, da parte del Ministero delle

Comunicazioni, di ulteriori impianti e frequenze a favore del servizio pubblico: “Dal 1990

in poi il sistema pubblico e quello privato hanno seguito due sviluppi diversi: le reti

nazionali private sono rimaste, di fatto, congelate alla situazione impiantistica del

censimento del 1990, in attesa dell’attuazione dei Piani di assegnazione delle frequenze,

mentre le reti della concessionaria del servizio pubblico hanno avuto un ulteriore

incremento derivante dall’obbligo di copertura stabilito dalle Convenzioni e dai contratti

.

di servizio”

182

179 Il gruppo TF1-HCSC possiede anche un’ulteriore rete televisiva terrestre (ex Tele+2), le cui frequenze

sono attualmente allocate sia al servizio analogico (Prima Tv; v.di tabella 3.2) sia al servizio digitale terrestre

(D-Free, v.di tabella 3.10).

180 Tale processo, unico in Europa, è stato definito, a livello internazionale, come “il Far West italiano” (cfr.

BIPE, aprile 2002, pag. 108, cit.).

181 In realtà la società Tele+ S.r.l. ha disposto, fino al 31 dicembre 1997, di una terza rete trasmettente in

modalità criptata (Tele+3), parte dei cui impianti e frequenze (circa 180, al 1990) sono stati assegnati alle

emittenti televisive concessionarie ed autorizzate in ambito nazionale ai sensi del DM 13 agosto 1992, che

avevano conseguito reti con copertura inferiore rispetto a quella delle maggiori emittenti. Tali emittenti

vennero individuate in TMC, Videomusic e Rete A.

182 Ministero delle Comunicazioni, Direzione Generale Concessioni e Autorizzazioni; cfr. caso C/6161 cit..

117

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

B 3.5 – L’ : C

OX INTEGRAZIONE VERTICALE DEGLI OPERATORI DI RETE ONFRONTO

I 183

NTERNAZIONALE

L’Italia è uno dei pochi paesi in cui gli operatori di rete sono completamente integrati con i

soggetti (emittenti televisive e concessionarie) che operano a valle nell’offerta di contenuti e

nella raccolta pubblicitaria.

Infatti, nei principali Paesi Europei, alla rigorosa assegnazione delle frequenze si è

accompagnata la completa disintegrazione verticale degli operatori televisivi.

Nel Regno Unito i servizi di broadcasting, analogico e digitale, sono forniti unicamente da

due operatori indipendenti: NTL, che ha nella propria disponibilità 550 siti, e Crown Castle

International che opera su circa 1.200 siti (1150 per i servizi analogici e 80 per quelli

digitali). Tali operatori sono attivi in differenti aree geografiche del Paese, non vi è quindi

sovrapposizione territoriale, e sono stati notificati dall’Autorità di settore (OFCOM) come

operatori aventi significativo potere di mercato nel broadcasting digitale terrestre (cfr.

OFTEL, Review of competition: broadcasting transmission services, settembre 2003).

In Francia le trasmissioni delle emittenti televisive nazionali sono curate da un unico

operatore di rete anch’esso verticalmente disintegrato, TDF, Telediffusion de France SA.

TDF, controllata congiuntamente dai gruppi internazionali CCL, CDC e France Telecom

(cfr. decisione della Commissione, Caso n.COMP/M.2925 – Charterhouse/CDC/TDF, del

15 novembre 2002) opera unicamente nel broadcasting radiotelevisivo e nelle infrastrutture

per la radiofonia, la televisione e le telecomunicazioni; TDF trasmette attualmente il segnale

di tutte le emittenti televisive analogiche terrestri e ha iniziato la sperimentazione della

tecnica digitale terrestre.

In Spagna, nella trasmissione del segnale televisivo terrestre in ambito nazionale opera

unicamente la società Retevisión, privatizzata nel 1998 ed attualmente controllata dal

gruppo Auna; Retevisión ha acquisito, per oltre 500 milioni di euro, anche il ramo

d’azienda costituito dalla rete precedentemente in capo al gruppo televisivo di servizio

pubblico RTVE.

Tale assetto di mercato caratterizzato dalla disintegrazione verticale degli operatori

televisivi è presente anche in molti altri contesti europei (es. Svezia e Finlandia).

In definitiva, a differenza dell’Italia, nella maggior parte dei Paesi europei la pianificazione

delle risorse frequenziali si è accompagnata ad una struttura del settore televisivo in cui gli

operatori a monte (operatori di rete) ed a valle (fornitori di contenuti e concessionarie di

pubblicità) agiscono sulla base di differenti funzioni obiettivo. Tale assetto scongiura i

rischi derivanti da possibili comportamenti di leva e di chiusura del mercato, in cui gli

operatori utilizzano il potere di mercato acquisito a monte per conquistare quote a valle.

Venendo all’attuale configurazione delle reti analogiche, RAI è il gruppo televisivo che

- 2.000

dispone del maggior numero di impianti e frequenze; numero superiore a 6.000

184

183 Per una descrizione dei mercati del broadcasting nei vari paesi europei si veda BIPE, Digital Switchover

in Broadcasting, Studio per la Commissione Europea, aprile 2002.

184 Tale numero comprende gli impianti e le frequenze complessivamente nella disponibilità di RAI. Al

riguardo vale osservare che gli impianti e frequenze televisivi eserciti da RAI per assicurare la fornitura del

servizio radiotelevisivo elencati negli allegati al Contratto di servizio approvato con D.P.R. 14 febbraio 2003,

risultano, invece, essere in numero di 5.844 di cui 5.649 per le trasmissioni di RAI 1 (1.931), RAI 2 (1887) e

RAI 3 (1.831) e 195 per le trasmissioni di programmi televisivi per le minoranze etniche. Sulla base degli

stessi dati forniti da RAI esiste, quindi, una differenza pari a 424 unità, tra frequenze nella disponibilità della

società e frequenze indicate nel Contratto di Servizio. 118

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

circa per ognuna delle tre reti analogiche nazionali (2.064 per Rai 1, 2.023 per Rai 2, e

1.984 per Rai 3) - e pari al 46% delle risorse frequenziali nella disponibilità delle emittenti

televisive nazionali.

Tab. 3.2 - Le reti televisive analogiche nazionali e la ripartizione delle frequenze

Impianti/frequenze

* * **

1990 1999 2004

n. %

Proprietà Rete a

n.d.

RAI 4.767 6.071 45,8%

Rai 1 1.680 n.d. 2.064

Rai 2 1.657 n.d. 2.023

Rai 3 1.430 n.d. 1.984

Fininvest/Mediaset 5.056 4.847 4.712 35,5%

Canale 5 1.810 1.771 1.689

Italia 1 1.702 1.608 1.585

Rete 4 1.544 1.468 1.438

Telecom Italia 889 1.073 1.106 8,3%

(Cecchi Gori) La7 (TMC) 564 647 704

MTV (Videomusic) 325 426 402

Holland Coordinator 827 833 675 5,1%

b

- TF1 (Tele+) Sport Italia (Tele+1) 511 509 467

Prima Tv (Tele+2) 316 324 208

HSE (Rete 324 278 274 2,1%

Fondo Convergenza Mia)

Gruppo Peruzzo Rete A 131 177 172 1,3%

Editore Elefante TeleMarket 123 190 188 1,4%

Telemarket 0,5%

Rete Capri 135 157 70

TBS d

Totale emittenti nazionali 12.252 n.d. 13.268 100,0%

* Fonte: Ministero delle Comunicazioni.

** Fonte: dati forniti dagli operatori e dal Ministero delle Comunicazioni.

a A tale dato vanno aggiunti 197 impianti e frequenze nella disponibilità di RAI ed utilizzati ai fini della

diffusione in Friuli Venezia Giulia, Alto Adige e Valle d’Aosta di programmi per le minoranze etniche.

b I dati di Prima Tv ed Europa Tv sono depurati da alcuni impianti e frequenze oggetto di contestazione con

altre emittenti nazionali.

c I titoli abilitativi delle reti Europa Tv e Prima Tv riguardano le trasmissioni terrestri in modalità criptata;

Tele+Nero e Tele+Bianco hanno trasmesso in tale modalità fino al 2003; il Ministero delle Comunicazioni, a

valle della dismissioni di tali reti alle società Holland Coordinator & Service Company Italia S.p.A. e TF1, ha

autorizzato in data 24 dicembre 2003 (Europa Tv) e 9 gennaio 2004 (Prima Tv) le trasmissioni televisive con

modalità in chiaro.

d Tale dato è relativo agli impianti e frequenze di cui l’emittente ha fornito le caratteristiche radio-elettriche

ovvero agli impianti di cui è stato possibile individuare tali caratteristiche dai dati forniti dal Ministero delle

Comunicazioni (o anche dai dati dell’ERO).

La configurazione delle altre reti analogiche nazionali è rimasta sostanzialmente

invariata nel corso degli ultimi quindici anni, con un marginale incremento delle risorse

119

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

trasmissive a favore di alcune delle reti con copertura inferiore a quanto previsto

dall’attuale normativa (in particolare La7-TMC, MTV-Videomusic e Rete A): Fininvest

dispone di circa 4.700 impianti e frequenze, pari al 35,5%, mentre Telecom Italia, per le

due reti La7 ed MTV, ha nella propria disponibilità 1.106 impianti (8,3%); le rimanenti sei

reti nazionali raggiungono complessivamente 1.300 impianti e frequenze.

L’attuale assetto del mercato nazionale delle reti analogiche è quindi caratterizzato dalla

presenze di due operatori che detengono 6 delle 14 reti attualmente attive, ed oltre l’80%

delle risorse destinate al servizio televisivo nazionale (il 57% se si considerano anche le reti

digitali e le emittenti locali). Da un punto di vista dinamico, l’assetto di mercato non è

sostanzialmente mutato negli ultimi quindici anni, se non per un significativo rafforzamento

della posizione di RAI, che nel 1990 disponeva del 39% del totale delle risorse frequenziali,

per passare, nel 2004, al 46%.

Il numero di impianti e frequenze nella disponibilità di un operatore televisivo non è

tuttavia un indicatore univoco della sua capacità trasmissiva, in quanto ciò che rileva è

l’estensione dei bacini di servizio identificati dalle coppie di impianti e frequenze. Al fine

della valutazione della posizione degli operatori nelle reti televisive, l’Autorità ha ritenuto

opportuno, nell’ambito della presente indagine, di far svolgere al Prof. Antonio Sassano

un’analisi di natura tecnica circa la configurazione e gli assetti delle reti analogiche e

digitali terrestri (di seguito perizia tecnica AGCM). L’analisi è stata condotta utilizzando

metodologie di tipo simulativo, riconosciute sia a livello internazionale (in particolare, dalle

organizzazioni ITU, International Telecommunication Union, ed ERO, European

Radiocommunication Office) che nazionale (in particolare, l’AGCom ha utilizzato la

metodologia e le specifiche modalità di calcolo dei campi elettromagnetici e di valutazione

del servizio nella realizzazione dei Piani radio-televisivi in tecnologia analogica e digitale e

le ha dettagliatamente specificate nel Libro Bianco sul Digitale Terrestre ). Di seguito,

185

verranno riportati i principali risultati derivanti da tale analisi.

Il primo obiettivo dell’analisi è stato quello di valutare le reti televisive dal punto di vista

dei bacini di servizio, analizzandone in dettaglio le caratteristiche salienti. Si è quindi

proceduto a stimare il bacino di servizio di tutti gli impianti e frequenze appartenenti alle

varie reti nazionali, per poi suddividere tali dati in tre categorie: impianti con bacino

superiore a 500.000 abitanti (grandi impianti), impianti con bacino compreso tra 15.000 e

500.000 abitanti (medi impianti) e quelli con bacino inferiore a 15.000 abitanti (impianti

piccoli o marginali).

185 Cfr. AGCom, Il Libro Bianco sulla Televisione Digitale Terrestre, 2000, (http://www.agcom.it). 120

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

Tab. 3.3 – Le reti televisive analogiche nazionali: i bacini di servizio (anno 2004)

Bacini di servizio (popolazione potenzialmente servita)

15.000-

>500.000 500.000 <15.000 totale

% %

n. n. n. % n. %

Proprietà Rete

RAI 369 33,1% 2.511 46,6% 3.191 47,1% 6.071 45,8%

Rai 1 131 926 1007 2.064

Rai 2 120 815 1088 2.023

Rai 3 118 770 1.096 1.984

Fininvest/Mediaset 279 25,0% 1.603 29,8% 2.830 41,8% 4.712 35,5%

Canale 5 100 568 1.021 1.689

Italia 1 93 535 957 1.585

Rete 4 86 500 852 1.438

Telecom Italia 171 15,3% 529 9,8% 406 6,0% 1.106 8,3%

La7 96 319 289 704

MTV 75 210 117 402

Holland Coord. - TF1 98 8,8% 347 6,4% 230 3,4% 675 5,1%

Sport Italia 70 230 167 467

Prima Tv 28 117 63 208

HSE 77 6,9% 146 2,7% 51 0,8% 274 2,1%

Fondo Convergenza Rete A 57 5,1% 100 1,9% 15 0,2% 172 1,3%

Gruppo Peruzzo Elefante 39 3,5% 105 2,0% 44 0,7% 188 1,4%

Telemarket Rete Capri 26 2,3% 43 0,8% 1 0,0% 70 0,5%

TBS

Totale emittenti nazionali 1.116 100% 5.384 100% 6.768 100% 13.268 100%

Fonte: perizia tecnica AGCM.

Dai risultati riportati in tabella 3.3, emerge che RAI dispone di un elevato numero di

impianti con ampio bacino di servizio (2.880 con bacino di servizio superiore a 15.000

abitanti; di questi 369 con bacino superiore a 500.000 e 2.511 con bacino compreso tra

15.000 e 100.000 abitanti), pari in complesso ad oltre il 47% del totale delle proprie risorse

trasmissive. Analogamente, risulta che Fininvest ha nella propria disponibilità circa 1.900

impianti a medio-grande bacino di servizio, pari al 40% degli impianti delle proprie tre reti

analogiche. Di conseguenza, anche suddividendo le risorse frequenziali per tipologia di

bacino di servizio, la quota dei due maggiori operatori rimane significativamente maggiore

rispetto a quella degli altri operatori nazionali: RAI dispone del 33% degli impianti con

bacino superiore ai 500.000 abitanti e del 47% degli impianti con bacino compreso tra

15.000 e 500.000 abitanti; per Fininvest questi valori sono rispettivamente pari al 25% e

30%.

Tali risultati implicano una diversa copertura potenziale delle reti televisive nazionali. I

relativi dati sono riportati in tabella 3.4. Dall’analisi di tali dati emerge che RAI raggiunge,

con ognuna delle tre reti, un livello di copertura potenziale pari a quanto stabilito dal

contratto di servizio, ovvero il 99% della popolazione italiana. Le reti Fininvest presentano

valori leggermente inferiori, pari a circa il 98% della popolazione e l’87% del territorio

nazionale. Nessuna delle altre reti cosiddette nazionali raggiunge, neanche a livelli

potenziali, i valori previsti della precedente normativa che disciplinava il servizio analogico

121

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

nazionale, ovvero l’irradiazione del segnale in un’area geografica che comprenda almeno

l’80% del territorio (cfr. articolo 3, comma 5, legge 249/97); tuttavia le due reti di Telecom

Italia e Sport Italia presentano livelli piuttosto elevati di copertura potenziale della

popolazione. Il divario con le rimanenti cinque reti (HSE, Rete A, Elefante, Rete Capri e

Prima Tv) diventa, invece, assai significativo.

Tab. 3.4 – Le reti televisive analogiche nazionali: la copertura potenziale a qualità

almeno pari a 3 del servizio (anno 2004)

Copertura potenziale

Rete Territorio (%) Popolazione (%)

Rai 1 93,8 99,6

Rai 2 92,3 99,2

Rai 3 89,5 98,6

Canale 5 87,6 97,9

Italia 1 87,0 97,7

Rete 4 85,7 97,6

La 7 76,1 93,6

Sport Italia 74,3 90,4

MTV 68,8 88,0

Home Shopping Europe 62,6 83,5

Rete A 55,9 80,3

Elefante 47,4 63,7

Rete Capri 39,8 50,7

Prima Tv 44,2 42,8

Fonte: perizia tecnica AGCM.

Ai fini della valutazione del servizio effettivo offerto al pubblico, specialmente in un

contesto come quello italiano caratterizzato da un uso non pianificato delle risorse

frequenziali, è tuttavia necessario valutare l’interferenza subita dalle reti televisive. Ciò in

considerazione del fatto che, non essendoci alcuna assegnazione esclusiva della banda

frequenziale ai vari operatori, l’uso condiviso dello spettro elettromagnetico può

determinare il decadimento del servizio: l’esistenza di impianti appartenenti a reti differenti

che operano alla stessa frequenza in siti vicini (da un punto di vista elettromagnetico)

genera interferenza. Tale fenomeno ha, in ultima istanza, l’effetto di ridurre l’effettivo

bacino di servizio di un impianto e, quindi, di determinare un incremento del numero di

impianti e frequenze necessari per raggiungere un determinato livello di copertura.

In virtù di tali considerazioni, nel descrivere gli elementi di valutazione di una rete

televisiva, assume valore la distribuzione delle frequenze complessivamente utilizzate dalle

122

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

reti analogiche, nazionali e locali, e digitali nelle bande destinate al servizio televisivo

186

(bande I, III, IV e V).

La seguente tabella riassume il posizionamento nella banda frequenziale destinata al

servizio televisivo dei maggiori operatori nazionali:

Tab. 3.5 – La distribuzione delle frequenze degli operatori per banda di frequenza

(anno 2004)

Bande destinate al servizio Tv Banda I Banda III Banda IV Banda V

Operatori n. % n. % n. % n. %

RAI 109 77,9% 1.508 79,1% 2.550 37,0% 2.101 20,2%

Fininvest/Mediaset 0 0,0% 44 2,3% 1.830 26,5% 2.838 27,2%

Telecom Italia 0 0,0% 20 1,0% 332 4,8% 754 7,2%

Altri nazionali 8 5,7% 51 2,7% 377 5,5% 943 9,0%

Totale 140 100% 1.907 100% 6.895 100% 10.425 100%

(anche locali e digitali)

Fonte: perizia tecnica AGCM.

Dall’analisi dei dati emerge come, per motivi storici, le reti RAI siano in posizione

privilegiata rispetto agli altri operatori. In particolare, le frequenze utilizzate dalla RAI in

banda I rappresentano il 78% del totale e quelle in banda III raggiungono il 79%; infine

anche in banda IV la presenza di RAI è consistente e pari al 37% del totale . Al contrario,

187

la distribuzione delle frequenze delle altre emittenti nazionali è concentrata sulle bande IV e

V, laddove vi è un maggior numero di emittenti in esercizio. Ciò determina che in media gli

impianti RAI sono sottoposti, specialmente nella banda III, ad un’interferenza

significativamente minore rispetto a quella alla quale sono sottoposti gli impianti delle altre

emittenti nazionali (Fininvest inclusa).

Considerazione quest’ultima avvalorata dall’analisi della copertura delle reti televisive

in presenza di interferenza esterna (v.di tabella 3.6). Da tale analisi emerge infatti come

l’effetto dell’interferenza sulla copertura delle reti RAI è piuttosto marginale, anche in

: la copertura effettiva delle reti

presenza di una sovrastima del fenomeno interferenziale

188

RAI è, in media, pari a circa il 97% della popolazione (86% del territorio).

186 Infatti, ai fini dell’analisi delle interferenze, è necessario raffrontare la distribuzione delle frequenze di

un’emittente rispetto all’utilizzo totale delle frequenze da parte di tutti gli operatori siano essi analogici

(nazionali e locali) ovvero digitali.

187 Un’analisi più disaggregata consentirebbe di osservare un fenomeno di concentrazione ancora più marcata

nei canali iniziali (c.d. bassi) della banda IV.

188 Il servizio delle reti nazionali è stato stimato in presenza dell’interferenza generata dalle emittenti

nazionali e locali. Tale analisi fornisce una sovrastima del fenomeno interferenziale, in quanto utilizza dati

prodotti dal Ministero delle Comunicazioni che forniscono una rappresentazione attendibile ma sovrastimata

dell’interferenza prodotta dall’emittenza locale. 123

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

Tab. 3.6 – Le reti televisive analogiche nazionali: la copertura effettiva, a qualità

almeno pari a 3 del servizio (anno 2004)

Copertura effettiva Copertura effettiva

Antenna ITU Antenna commerciale

Territorio Popolazione Territorio Popolazione

Rete (%) (%) (%) (%)

Rai 1 90,4 98,6 91,5 99,1

Rai 2 85,9 97,0 89,7 98,6

Rai 3 79,5 93,6 85,3 97,0

Canale 5 62,9 76,4 76,9 91,5

Italia 1 62,1 70,8 73,5 86,2

Rete 4 57,4 68,2 70,2 82,0

La 7 35,4 48,0 47,3 65,1

Sport Italia 40,6 54,0 51,4 69,5

MTV 31,9 51,5 42,2 65,1

Home Shopping Europe 19,6 28,2 27,8 41,9

Rete A 16,9 34,3 24,5 47,0

Elefante 14,5 22,1 20,6 31,9

Rete Capri 11,3 13,5 15,7 24,4

Prima Tv 14,7 14,5 19,4 18,5

Fonte: perizia tecnica AGCM.

In particolare, la copertura (o servizio) effettiva è stata calcolata ipotizzando due diverse

configurazioni delle antenne riceventi delle famiglie. La prima, cd. Antenna ITU, è la

configurazione standard suggerita dai protocolli dell’organismo internazionale di

telecomunicazioni International Telecommunication Union. La seconda fa riferimento ad

una generica antenna commerciale disponibile sul mercato; tale tecnica di simulazione è

stata recentemente utilizzata a livello nazionale per la verifica delle coperture televisive da

. I risultati delle simulazioni evidenziano che

parte dell’Autorità di regolamentazione

189

l’interferenza subita dalle altre emittenti nazionali è significativamente maggiore di quanto

rilevato per RAI, cosicché la copertura effettiva di tali reti tende a discostarsi, anche in

modo rilevate (fino a 40 punti percentuali), dal dato potenziale: mentre la perdita di

copertura della popolazione dovuta alle interferenze derivanti dal segnale di altre emittenti

nazionali è dell’ordine dello 0,6% per RAI, tale valore sale, in media, al 25% per le altre

reti televisive. Di conseguenza, le tre reti RAI presentano una copertura effettiva

significativamente maggiore di quella degli altri operatori.

Tale evidenza, con l’unica eccezione della copertura delle reti Fininvest, è peraltro

sostanzialmente confermata dalle coperture rilevate sia dalla società di rilevazione Auditel

sia da altri operatori del settore . Lo scostamento per le reti Fininvest tra il valore rilevato

190

e quello previsto dalle simulazioni può essere spiegato in base alle seguenti considerazioni.

Le reti Fininvest, come detto, a differenza di quelle RAI, essendo posizionate su bande

189 Cfr. AGCom, Relazione ai sensi della legge 43/2004, cit..

190 In particolare è stato svolto un confronto con i dati di copertura effettivamente rilevati da Auditel e da un

sito informativo che raccoglie i dati di ricezione (OTGTV, v.di http://media.supereva.it/otgtv/). 124

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

meno libere sono soggette a forti fenomeni interferenziali; ciò ne determina il decadimento

del servizio che rispetto al valore potenziale diminuisce di un valore compreso tra i 6

(Canale 5) ed i 16 (Rete 4) punti percentuali. Tuttavia, diversamente dagli altri operatori

televisivi, Fininvest può disporre di un notevole parco frequenze proprie e di altri operatori;

il gruppo infatti, tramite la controllata Elettronica Industriale, gestisce non solo le frequenze

e gli impianti delle proprie reti analogiche e digitali (pari ad oltre 5.000 unità), ma anche di

quelle di altri operatori nazionali (le reti del gruppo TF1-HCSC) e locali. Ciò rende

possibile l’effettuazione di interventi di coordinamento che aumentano considerevolmente

la copertura effettiva delle proprie reti . A conferma di questa ipotesi i risultati seguenti.

191

Tab. 3.7 – Le reti televisive analogiche nazionali: la copertura effettiva nel caso di

coordinamento, a qualità almeno pari a 3 del servizio (anno 2004)

Coordinamento Copertura effettiva Copertura effettiva

(n.impianti/frequenze) (%) (%)

Rete in offset ottimizzati prima del coordinamento dopo il coordinamento

Rai 1 1 0 99,1 99,1

Rai 2 2 1 98,6 98,6

Rai 3 10 3 97,0 97,7

Canale 5 41 5 91,5 95,5

Italia 1 45 17 86,4 95,1

Rete 4 68 16 82,5 94,8

La 7 112 70 65,2 86,6

Sport Italia 86 26 73,6 85,5

MTV 113 47 65,6 80,2

HSE 219 100 43,0 75,9

Rete A 166 87 48,4 72,2

Elefante 105 69 32,7 58,3

Rete Capri 101 65 24,8 42,9

Prima TV 111 57 18,5 37,6

Fonte: perizia tecnica AGCM.

La tabella 3.7 mostra i risultati delle simulazioni della copertura effettiva (con antenna

commerciale) delle reti nazionali ipotizzando l’implementazione di un meccanismo,

centralizzato ovvero derivante da accordi bilaterali tra operatori, di coordinamento degli

impianti trasmissivi. In particolare si sono utilizzate due forme di compatibilizzazione di

impianti interferenti: la prima definita come coordinamento di coppie di impianti “in offset”

di precisione (ossia stabilizzazione della frequenza di trasmissione attorno a valori

opportunamente concordati che permette l’ampliamento dell’area di servizio sia

191 Nel 2003, Elettronica Industriale ha fatturato 17,4 milioni di euro per servizi di realizzazione e

manutenzione degli impianti televisivi a terzi, di cui 13,4 milioni per servizi a TF1-HSCS e 4 milioni per

servizi al altro operatori (cfr. Bilancio Mediaset, 2003, pagg. 140-141). In virtù di tale attività Elettronica

Industriale è l’operatore leader nel cd. mercato nazionale delle infrastrutture per la trasmissione del segnale

televisivo terrestre (cfr. caso C/6161, cit.). 125

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

dell’impianto servente che di quello interferente); la seconda definita “ottimizzata” che

prevede un intervento di tipo più strutturale sull’impianto interferente (ossia una

riprogettazione dell’antenna che attenui il segnale nella direzione voluta). I risultati

evidenziano, in primo luogo, che RAI, essendo posizionata in bande più libere e avendo già

ampiamente implementato il coordinamento in “offset” di precisione, non necessita di tali

interventi, se non in misura marginale. Al contrario, il coordinamento, qualora attuato,

comporterebbe un significativo miglioramento dell’estensione del servizio delle altre reti

nazionali: l’incremento di copertura effettiva della popolazione supererebbe in alcuni casi

trenta punti percentuali ossia oltre 17 milioni di persone, riequilibrando in tal modo parte

del divario di copertura attualmente esistente tra reti, con evidenti effetti benefici sul

processo concorrenziale. In definitiva,

la sola attività di coordinamento, anche detta di compatibilizzazione, delle attuali

risorse frequenziali condurrebbe, senza alcun processo di ri-allocazione dello spettro

frequenziale, ad un significativo miglioramento del servizio delle attuali reti nazionali,

e quindi ad un esito di mercato socialmente più efficiente.

In terzo luogo, gli ipotizzati interventi coordinamento rendono la copertura effettiva

delle reti Fininvest compatibile con quanto dichiarato dalla società e soprattutto con quanto

rilevato dagli operatori del settore: le tre reti arrivano a servire circa il 95% della

popolazione, a fronte di un livello di servizio che sarebbe inferiore anche di 12 punti

percentuali (nel caso di Rete 4) in assenza di tale attività di compatibilizzazione (v.di

tabella 3.7). Al riguardo, si consideri che molti degli impianti e frequenze che sono

interferenti rispetto alle reti del gruppo risultano essere proprio quelli gestiti dalla

controllata Elettronica Industriale (ad esempio gli impianti delle reti del gruppo TF1-

HCSC). Di conseguenza, se ne desume che la predetta gestione di un elevato stock

frequenziale aumenta il potere di mercato del gruppo Fininvest, in quanto lo rende l’unico

operatore, oltre a RAI, a poter effettuare intra-gruppo una serie di interventi di

coordinamento, che ne aumentano considerevolmente la capacità trasmissiva.

In definitiva, l’assetto delle reti televisive in tecnica analogica ha determinato una

strutturale disparità tra la copertura effettiva dei sei canali di RAI e Fininvest e quella delle

altre emittenti cd. nazionali. Tale circostanza si è tradotta inevitabilmente nella concorrenza

per gli ascolti, alterando in tal modo le dinamiche competitive nel mercato nazionale della

raccolta pubblicitaria su mezzo televisivo.

La posizione detenuta da RAI e Fininvest, a monte, nel broadcasting analogico ha

rappresentato uno strumento concorrenziale per conquistare durevolmente quote a

valle nel mercato a due versanti della raccolta pubblicitaria su mezzo televisivo.

Un ultimo elemento di qualificazione delle reti televisive concerne la possibile

sussistenza di capacità trasmissiva non utilizzata. Un primo indicatore è l’efficienza di

servizio, ovvero la percentuale del bacino di servizio nella quale un impianto è necessario ai

fini della fornitura del servizio televisivo gli utenti finali. Si è quindi proceduto a calcolare

126

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

tale valore per tutti gli impianti ‘non marginali’ (ossia quelli con bacino di servizio

maggiore di 15.000 abitanti) delle reti nazionali . I risultati sono riportati in tabella 3.8.

192

Tab. 3.8 – L’efficienza delle reti (impianti con bacino superiore a 15.000 abitanti;

anno 2004) Impianti (con bacino >15.000) con

efficienza <1%

Operatori n. % (imp. >15.000 ab.)

RAI 976 33,9%

Fininvest/Mediaset 374 19,9%

Telecom Italia 83 11,9%

Altri nazionali 89 8,6%

Fonte: perizia tecnica AGCM.

Legenda: con il termine “efficienza <1%” si intende la situazione in cui un impianto trasmissivo è necessario,

ai fini della fornitura del servizio di una rete televisiva, solo per una percentuale inferiore all’1% del proprio

bacino di servizio.

La tabella mostra che 976 impianti non marginali di RAI (su un totale di 2.880),

presentano un’efficienza di servizio bassissima, inferiore all’1%, valore quest’ultimo che

indica una chiara sotto-utilizzazione (se non addirittura una totale ridondanza) degli

impianti medesimi e delle relative frequenze. Si consideri che mentre la percentuale di

impianti non marginali con efficienza di servizio minima è pari, per RAI, al 33,9%, tale

valore scende al 19,9% per gli impianti del gruppo Mediaset, all’11,9% per le reti di

Telecom Italia e all’8,6% per le altre reti nazionali.

Tale ultima osservazione impone però un’analisi approfondita delle eventuali ridondanze

delle reti televisive. In particolare, l’analisi tecnica ha proceduto ad analizzare, per via

simulativa, l’eventuale esistenza di impianti ridondanti nelle reti nazionali, ossia di impianti

la cui disattivazione non determina un decadimento né della copertura effettiva delle reti

medesime né della qualità del servizio delle stesse. I risultati di tale analisi vengono

riportati nella tabella 3.9.

Dall’analisi della tabella si può notare come risultano essere sufficienti 1.200 coppie di

impianti/frequenze per raggiungere una copertura effettiva pari ad oltre il 90% della

popolazione. Si consideri che il valore teorico stimato dal Piano analogico era di 487

impianti e frequenze. Si può quindi concludere che

la mancata attività di pianificazione ed assegnazione delle risorse frequenziali, e quindi

l’attuale inefficiente allocazione delle frequenze, ha determinato che per raggiungere

una copertura effettiva di oltre il 90% della popolazione siano necessari oltre 700

impianti in più rispetto a quelli pianificati dal regolatore; l’assenza di un intervento di

pianificazione centralizzata dello spettro frequenziale ha quindi prodotto rilevanti

192 La valutazione circa l’esistenza di capacità trasmissiva inutilizzata assume maggior rilievo per impianti ad

ampio bacino di servizio. In questo senso, si è deciso di non considerare l’eventuale esistenza di inefficienze

degli impianti marginali. 127

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

barriere all’ingresso nel settore televisivo. Considerando, come da stime di mercato, un

costo medio di un impianto pari a 100.000 euro, ciò si traduce in un incremento dei

.

costi fissi di ingresso di oltre 70 milioni di euro

193

Tab. 3.9 – L’efficienza delle reti: reti ridotte ed impianti ridondanti (anno 2004)

Impianti/frequenze (n.) Copertura effettiva popolazione (%)

Rete totale indispensabili rete completa rete ridotta

Rai 1 2.064 1.263 99,1 99,1

Rai 2 2.023 1.322 98,6 98,6

Rai 3 1.984 1.372 97,0 97,0

Canale 5 1.689 1.223 91,5 91,5

Italia 1 1.585 1.181 86,2 86,4

Rete 4 1.438 1.074 82,0 82,5

La 7 703 566 65,1 65,2

Sport Italia 467 377 69,5 73,6

MTV 402 331 65,1 65,6

Home Shopping Europe 274 226 41,9 43,0

Rete A 172 147 47,0 48,4

Elefante 188 155 31,9 32,7

Rete Capri 70 57 24,4 24,8

Prima TV 207 162 18,5 18,5

Fonte: perizia tecnica AGCM.

I risultati presentati in tabella 3.9 mostrano inoltre che RAI e Fininvest detengono un

notevole ammontare di risorse trasmissive ridondanti che non apportano alcun

miglioramento al servizio effettivo delle proprie reti (in termini di percentuale di copertura

effettiva nonché di qualità del segnale trasmesso al pubblico): RAI ha oltre 2.100

impianti/frequenze che non sono indispensabili, mentre per Fininvest tale valore supera le

1.200 unità.

In conclusione, l’attuale assetto delle reti analogiche per la trasmissione del segnale

televisivo terrestre in ambito nazionale è particolarmente concentrato con due operatori che

detengono oltre l’80% delle risorse frequenziali destinate all’emittenza nazionale. Ciò in

virtù della presenza di elevate barriere all’entrata di carattere economico (quali la presenza

di costi fissi di entrata, lo svantaggio informativo del nuovo entrante) e, soprattutto,

normativo, che hanno cristallizzato la struttura di mercato, lasciandola sostanzialmente

193 Il costo degli impianti dipende dal bacino su cui questi fanno servizio, e varia da 50.000 euro, per impianti

di piccole dimensioni, fino ad arrivare a 500.000 euro, per gli impianti che devono coprire una percentuale

elevata di popolazione. Il dato presentato nel testo è quindi una stima assai prudenziale dei costi degli

impianti.

Si consideri, inoltre, che a tale stima si devono aggiungere altri costi fissi per la costruzione di una più ampia

rete di distribuzione del segnale nonché maggiori costi variabili di gestione e manutenzione della rete nonché

di affitto e gestione delle infrastrutture. 128

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

inalterata nel corso degli ultimi quindici anni fa. La struttura del broadcasting analogico è

caratterizzata quindi dai seguenti elementi:

a) l’integrazione verticale degli operatori di rete a valle nell’offerta di contenuti e nella

raccolta pubblicitaria;

b) l’uso inefficiente dello spettro frequenziale allocato al servizio radiotelevisivo;

c) una allocazione non pianificata delle risorse frequenziali che innalza notevolmente i

costi di ingresso nel settore televisivo, rendendolo tecnicamente (es. problemi di

interferenza) ed economicamente (es. costi affondati per costruire una rete) assai

difficoltoso;

d) la presenza di due operatori, RAI e Fininvest, dotati di un significativo potere di

mercato che congiuntamente detengono oltre l’80% delle risorse frequenziali

destinate all’emittenza nazionale; in particolare:

i. RAI possiede tre reti nazionali, ha il maggior numero di frequenze ed

impianti, anche di quelli caratterizzati da un ampio bacino di servizio, e dispone

di frequenze in bande relativamente meno affollate (soprattutto nella banda III e

IV), cosicché le reti del gruppo subiscono meno l’interferenza derivante dalle

altre emittenti;

ii. Fininvest possiede tre reti nazionali, dispone di uno stock elevato di risorse

trasmissive (anche se significativamente inferiore a quello di RAI), e gestisce un

numero elevato di frequenze, anche di emittenti, nazionali e locali, non

appartenenti al medesimo gruppo;

e) le reti televisive di RAI e Fininvest presentano una elevata copertura effettiva della

popolazione, valori significativamente maggiori rispetto a quelli delle altre reti

televisive analogiche; tali differenze si ripercuotono inevitabilmente a valle

nell’audience raggiunta dalle emittenti nonché nella raccolta pubblicitaria (v.di

capitolo 2);

f) RAI e Fininvest dispongono infine di un notevole ammontare di capacità trasmissiva

in eccesso.

ii) Il mercato nazionale del broadcasting digitale terrestre

In Italia, il servizio di broadcasting in tecnica digitale è in fase di avvio. Nel 2003, la

disponibilità di capacità trasmissiva digitale terrestre è stata ancora piuttosto limitata in

virtù del fatto che gli operatori hanno proceduto a creare nuove reti digitali nazionali

soltanto nel corso dell’anno.

La futura evoluzione della televisione digitale terrestre dipende dal grado di copertura

effettiva della popolazione assicurato da tale modalità trasmissiva e, quindi, dalla creazione

di reti digitali nazionali nonché dalla diffusione dei decoder tra le famiglie italiane. Al

riguardo, la normativa vigente (legge n.112/2004; v.di capitolo 2) prevede che le

trasmissioni televisive su frequenze terrestri devono essere irradiate esclusivamente in

tecnica digitale entro il 31 dicembre 2006. Entro tale data è quindi previsto il completo

passaggio alla tecnica trasmissiva digitale e l’abbandono definitivo della tecnica analogica

(c.d. switch-off). 129

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

Al momento, sul mercato nazionale delle reti digitali sono entrati i seguenti operatori

analogici: RAI, Telecom Italia, TF1-Holland Coordinator & Service Company Italia (TF1-

HCSC) e Fininvest. In particolare, RAI ha costituito due multiplex, il primo dei quali

trasporta attualmente i tre programmi analogici del gruppo, mentre il secondo i canali

tematici RaiSportSat, RaiNews24, RaiUtile, RaiDoc e RaiEdu1 (oltre ad una serie di

programmi radiofonici); Telecom Italia ha realizzato un proprio multiplex su cui trasporta i

propri due programmi analogici (La7 ed MTV); TF1- HCSC opera attraverso un multiplex

denominato D-Free che ospita 5 programmi: un programma sportivo prodotto dal

medesimo gruppo (il canale Sport Italia, diffuso in tecnica analogica), due programmi del

gruppo Fininvest (Canale 5 e Italia 1) ed i programmi La Chaine Info e Radio Italia Tv;

infine, Fininvest dispone di un proprio multiplex e ha già siglato con alcuni fornitori di

contenuti contratti per la fornitura di capacità trasmissiva. In particolare, tale multiplex

trasporta un programma del medesimo gruppo (Rete4) e cinque programmi di operatori

terzi: 24 Ore TV, BBC World, Class News, Coming Soon (di Anicaflash), e VJ Tv (di

Match Music) L’attuale ripartizione delle frequenze tra i vari multiplex è presentata nella

194.

tabella 3.10.

Tabella 3.10 - Le reti televisive digitali terrestri e la ripartizione delle frequenze (anno

2004)

Proprietà Multiplex Impianti/frequenze (n.)

Fininvest/Mediaset Mediaset_Dvb 295

RAI 188

Mux A 106

Mux B 82

Telecom Italia 121

La_7_Dvb 117

TF1-HCSC 90

D-Free 81

Totale Reti Digitali 697

Fonte: perizia tecnica AGCM.

Per quanto concerne l’attuale copertura delle reti digitali la tabella 3.11 presenta i

risultati dell’analisi in via simulativa condotta dall’Autorità. Attualmente esistono tre

multiplex che raggiungono una copertura effettiva superiore al 50% della popolazione (le

reti di Fininvest, Telecom Italia e TF1-HCSC), mentre le due reti RAI appaiono collocarsi,

in termini di servizio effettivo, leggermente al di sotto di tale soglia normativa (cfr. legge

194 Tali contatti hanno una durata triennale (scadenza alla fine del 2006) ovvero sono annuali con tacito di

rinnovo sino al 31 dicembre 2006. I contratti prevedono un contenuto sostanzialmente standard: il

corrispettivo per gli operatori nazionali è basato su una formula che tiene conto della popolazione

potenzialmente coperta dal servizio e della banda utilizzata (2,5Mbit/sec.); è inoltre previsto un meccanismo

di incentivazione attraverso sconti. Diverse sono invece le condizioni economiche praticate agli operatori

locali, che hanno ceduto al gruppo le proprie frequenze, ai quali viene garantita gratuitamente la capacità

trasmissiva fino al 31 dicembre 2005. 130

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

n.112/2004). L’analisi concorrenziale del mercato del broadcasting digitale terrestre non

può tuttavia riferirsi soltanto all’attuale configurazione delle reti televisive che trasmettono

in tale tecnica. In considerazione della circostanza che l’adozione del digitale si configura

come un passaggio per sostituzione, una disamina prospettica del mercato deve infatti

considerare anche l’attuale assetto del broadcasting analogico, e come esso possa

influenzare i futuri scenari competitivi; ciò alla luce anche dei possibile interventi di natura

regolamentare e normativa.

Tabella 3.11 - Le reti televisive digitali nazionali e la copertura effettiva a qualità

almeno pari a 3 del servizio (anno 2004) Copertura effettiva Copertura effettiva

Antenna ITU Antenna commerciale

Proprietà Multiplex Territorio Popolazione Territorio Popolazione

(%) (%) (%) (%)

Fininvest/Mediaset Mediaset_Dvb 30,5 42,1 37,8 56,8

RAI Mux A 26,3 40,0 30,4 47,3

Mux B 16,6 28,8 20,1 33,6

Telecom Italia La_7_Dvb 27,5 50,4 33,9 56,9

TF1-HCSC D-Free 28,6 49,1 32,9 52,9

Fonte: perizia tecnica AGCM.

3.3.5 Conclusioni: analisi prospettica delle dinamiche concorrenziali del mercato

nazionale del broadcasting digitale terrestre

L’attuale configurazione delle reti analogiche ha costituito un fattore che ha fortemente

condizionato l’assetto concorrenziale del settore televisivo. In particolare, dalla presente

indagine è emerso come l’assetto del broadcasting analogico abbia determinato: a) uno

strutturale e significativo incremento dei costi di ingresso; b) l’innalzamento di barriere

all’entrata di tipo tecnico; c) un netto divario nelle coperture effettive delle reti nazionali

dei vari operatori, che ha prodotto d) un impedimento al realizzarsi del libero gioco della

concorrenza, a valle, nella competizione nel mercato a due versanti della raccolta

pubblicitaria televisiva.

In questo quadro il passaggio delle trasmissioni televisive alla modalità digitale terrestre

rappresenta un’occasione irripetibile per un ri-assetto del contesto concorrenziale.

L’apertura di un nuovo mercato consente infatti nuove possibilità di profitto che forniscono

incentivi agli operatori per investire risorse in tutti gli stadi della filiera televisiva: reti ed

infrastrutture televisive, fornitura di contenuti e di servizi interattivi, e raccolta

pubblicitaria.

Tale passaggio tuttavia non attenua, semmai accentua, la caratteristica intrinseca che

connota le frequenze in quanto risorse scarse. Ne consegue che, anche il controllo della rete

assume sempre più il carattere di un “collo di bottiglia”. Nel digitale terrestre gli operatori

di rete si configurano infatti come gatekeeper che controllano le modalità di accesso alla

131

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

fornitura di contenuti televisivi al pubblico. Gli operatori di rete, in particolare quelli dotati

di potere di mercato, incidono, attraverso le proprie strategie, sulla numerosità e sulla

tipologia degli operatori attivi, a valle, nella fornitura di contenuti televisivi, indirizzando in

tal modo gli equilibri competitivi in tale ambito di mercato.

Le potenzialità del digitale, in termini di incremento del numero di programmi trasmessi

al pubblico (attraverso la multiplazione del segnale), nonché di riduzione dei costi di

ingresso (in quanto gli operatori possono entrare direttamente nella fornitura di contenuti

senza dover incorrere nei costi fissi di costruzione della rete), rischiano di essere vanificate

dall’attuale contesto di mercato. La sopra esposta posizione di rilievo che alcuni operatori

di rete detengono nel broadcasting analogico unita all’integrazione verticale dei medesimi

soggetti sono idonee ad incidere negativamente sulla struttura di incentivi che essi avranno

al momento della definizione delle strategie a monte nella trasmissione del segnale; né a

questo riguardo possono ritenersi sufficienti norme che regolano l’accesso ai multiplex

. Esiste oramai a livello internazionale un consolidato consenso, derivante

nazionali

195

dall’evidenza dei settori delle public utilities, sui limiti connessi al controllo ex-ante delle

modalità di accesso alle reti degli incumbents. L’Autorità in altri contesti ha più volte

sottolineato l’esigenza di addivenire ad una separazione proprietaria delle reti degli

operatori incumbent verticalmente integrati e/o di stimolare la concorrenza tra reti,

favorendo la creazione di infrastrutture alternative a quelle degli operatori storici. Tali

considerazioni appaiono meritevoli di considerazione nel settore televisivo in cui, a

differenza di altri ambiti industriali dove l’assetto industriale è stato dettato da motivi di

ordine storico-istituzionale ovvero da giustificazioni di efficienza, l’integrazione verticale

e/o la presenza di pochi operatori di rete dominanti non appaiono rappresentare degli esiti

di mercato inevitabili. L’Autorità ritiene ancora possibile, ed auspicabile, considerare forme

di intervento che incidano sull’integrazione verticale degli operatori e sulla concorrenza tra

reti televisive nazionali.

Con riferimento, in particolare, a quest’ultimo aspetto, l’analisi prospettica degli scenari

concorrenziali del broadcasting digitale terrestre appare legata ai futuri interventi

regolamentari e normativi in materia di: a) modalità di transizione allo scenario definito nel

Piano digitale (ad esempio in termini di trasferimento di tutti gli impianti nei siti individuati

dal regolamentatore e di processi di compatibilizzazione delle reti televisive); b) ri-

assegnazione delle frequenze ora destinate alle trasmissioni analogiche e necessarie ai fini

della creazione delle reti digitali nazionali (il Piano stima che tale numero debba essere pari

a 260 impianti/frequenze); c) ri-assegnazione delle risorse frequenziali “eccedentarie”,

ossia delle frequenze, che come il Piano prevede, si libereranno a seguito dello switch-off

nonché di quelle in capo a maggiori operatori e già ridondanti (v.di tabella 3.9); tale punto

si distingue dal precedente in quanto risulta evidente che tali ultime risorse potrebbero

195 Al riguardo, occorre notare che l’attività di monitoraggio sulle modalità di accesso alla rete televisiva di

un operatore dotato di potere di mercato nel broadcasting digitale appare assai problematica. Infatti un

operatore di rete, verticalmente integrato, può occupare la parte della propria capacità trasmissiva, il 40%, che

per legge deve essere destinata a terzi dando l’accesso a fornitori di contenuti di rilevanza culturale che

coprono nicchie di mercato e che non rappresentano una forma di pressione concorrenziale a valle nella

raccolta pubblicitaria. Tale strategia, pur non essendo in contrasto con il dettato normativo e regolamentare

(cfr. Delibera n. 253/04/CONS in tema di “Norme a garanzia dell’accesso dei fornitori di contenuti di

particolare valore alle reti per la televisione digitale terrestre”), ha l’effetto di escludere i fornitori di

contenuti che rappresentano una minaccia competitiva nei mercati collegati. 132

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

essere destinate a soggetti differenti rispetto a quelli a cui sono destinate le risorse

frequenziali di cui al punto b); d) ri-allocazione delle risorse frequenziali ritenute in eccesso

ai fini della fornitura del servizio televisivo ad altri servizi di comunicazione

(telecomunicazioni mobili, wi-fi, broadcasting in mobilità, ecc.) nell’ambito dei limiti

imposti a livello internazionale e nazionale, dal Piano di assegnazione delle frequenze in

tecnica digitale terrestre .

196

L’Autorità sottolinea come, in ragione dei citati meccanismi di mercato, l’assenza di tali

interventi rende assai probabile un esito concorrenziale simile, se non più concentrato,

rispetto a quanto realizzatosi nella tecnica analogica, con effetti negativi sul mercato della

raccolta pubblicitaria televisiva ed in ultima istanza sul benessere sociale.

In questi mesi l’Autorità si è espressa autorizzando una serie di acquisizioni di impianti e

frequenze, che hanno coinvolto i maggiori operatori (RAI , Fininvest e Telecom

197 198

Italia ); tali operazioni sono state effettuate ai fini della costruzione di multiplex nazionali

199

e quindi della fornitura dei nuovi servizi in tecnica digitale terrestre (v.di tabella 3.10-3.11).

Nel prendere tali decisioni l’Autorità ha in particolare considerato i seguenti elementi. In

primo luogo, si è tenuto conto del contesto istituzionale di riferimento e quindi della

previsione del Piano digitale di 18 reti nazionali omogenee (in termini di servizio offerto al

pubblico, ovvero di copertura effettiva e qualità del segnale), di cui 12 destinate

all’emittenza nazionale e 6 a quella locale; in questo senso, così come rappresentato dagli

, si è considerato che a regime e non oltre il 2006, vi sarà un processo di

stessi operatori

200

ri-allocazione e ri-assegnazione dello spettro frequenziale connesso con lo spegnimento

degli impianti e frequenze usati per le trasmissioni in tecnica analogica. In questo quadro si

libereranno notevoli risorse che potranno essere messe a disposizione, attraverso

196 In particolare la Commissione ha evidenziato come “…lo switch-off della televisione analogica terrestre

consentirebbe di liberare centinaia di MHz sulle bande di frequenza VHF e UHF, che potrebbero essere

riallocati per vari usi, ad esempio associando le caratteristiche dei servizi convergenti della telefonia mobile

e della trasmissione radiotelevisiva terrestre, come la trasmissione dati mobile (datacasting)”, comunicazione

n.SEC(2003)992 cit. pag. 8; ed ancora “Una questione fondamentale per tutti gli Stati membri riguarda la

riallocazione del ‘dividendo digitale’, ossia delle radiofrequenze liberate alla cessazione delle trasmissioni in

tecnica analigica. Si possono immaginare vari utilizzi alternativi: un maggior numero di servizi

radiotelevisivi di migliore qualità (ricezione portatile, maggior qualità audiovisiva, tra cui schermo

panoramico e alta definizione, programmi e servizi aggiuntivi), altri servizi wireless, servizi convergenti, o

ancora una combinazione di questi”; pag. 24; in ogni caso “l’obiettivo primario è promuovere un uso

efficiente dello spettro radio creando trasparenza riguardo ai costi di opportunità di usi alternativi delle

radiofrequenze”.

197 Cfr. da ultimo prov. 13753, caso n.C/6592 – RAI/Rami d’azienda, del 7 settembre 2004.

198 Cfr. da ultimo prov. 13253, caso n. C/6442 – RTI/Ramo di azienda di Telestars Radiotelevisione di

Calabria, del 1° giugno 2004.

199 Cfr. da ultimo prov. 13228, caso n. C/6412 – La 7 Televisioni/Ramo d’azienda di Primantenna, del 27

maggio 2004.

200 Nell’ambito del procedimento C/6161, cit., i rappresentanti della società RAI hanno evidenziato come il

completo passaggio al digitale terrestre determinerà una significativa riduzione del numero di risorse

frequenziali necessarie per irradiare il segnale a livello nazionale; in particolare al paragrafo 196 del prov.

13137 si legge “Come hanno affermato i rappresentanti di RAI […] la stessa società è per legge tenuta a

restituire le frequenze ridondanti, alla data dello switch-off […]“nella fase transitoria è indispensabile

accrescere il numero complessivo di frequenze per poter poi realizzare il Piano e procedere alla restituzione

di tali frequenze o di quant’altro previsto dalla normativa vigente […]. Quando, successivamente allo switch-

off previsto per il 2006, il sistema sarà a regime e ci sarà [pertanto] nelle previsioni una disponibilità di

frequenze”. 133

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

meccanismi di mercato, degli attuali concorrenti dei due incumbent nonché di operatori neo

entranti.

In secondo luogo, l’Autorità ha valutato la presenza di frequenze disponibili, in capo

all’emittenza locale, che possono essere acquistate da operatori neo entranti ai fini della

costituzione di nuove reti digitali terrestri.

In terzo luogo, si è considerata la necessità, manifestata dagli operatori e prevista

dall’attuale e dalla precedente normativa, di sperimentare e poi offrire i nuovi servizi

digitali, senza arrecare danni agli attuali telespettatori che ricevono il segnale analogico.

Considerato anche lo stringente vincolo temporale (il 2006), l’Autorità ha ritenuto

meritevole di considerazione anche tali esigenze.

L’Autorità evidenzia al riguardo che lo scenario di riferimento è in continuo

cambiamento e che le considerazioni sopra esposte sono suscettibili di modificazione.

Infatti, allo stato attuale, nonostante manchino circa due anni al completo spegnimento

delle trasmissioni analogiche ed alla loro sostituzione con quelle digitali, non è ancora

iniziata la fase di attuazione del Piano digitale. Tale circostanza rischia di determinare che

la transizione (cd. switch-over) ed il passaggio (cd. switch-off) alla nuova tecnica

trasmissiva siano guidati da pochi ed integrati operatori dotati di un significativo potere di

mercato in tutti gli stadi della filiera del settore televisivo, con ciò rendendo inattuato, così

come è avvenuto per la tecnica analogica, il Piano di assegnazione delle frequenze. In

considerazione degli evidenziati effetti che l’assenza di un meccanismo centralizzato di

pianificazione ed assegnazione delle frequenze ha prodotto sul broadcasting analogico (in

termini di inefficiente uso dello spettro, di allocazione asimmetrica delle risorse, e

soprattutto di alterazione del gioco della concorrenza in tutto il settore televisivo),

l’Autorità ribadisce la necessità improcrastinabile dei citati interventi.

Inoltre, la presente indagine ha evidenziato come, anche a causa della mancanza di un

processo di coordinamento delle risorse, vi siano alcune aree geografiche in cui stanno

diminuendo le risorse frequenziali acquistabili sul mercato ai fini della creazione di nuovi

multiplex. La tabella 3.12 evidenzia che allo stato attuale esistono alcune province

particolarmente importanti, in cui il numero di frequenze disponibili in capo alle emittenti

locali ed in grado di offrire un buon servizio (ossia ad un livello di qualità non inferiore a 3)

al pubblico sono assai ridotte . Si consideri che in province come Milano, Vicenza,

201

Vercelli, Novara, Biella, Mantova, Lodi e Rovigo, il numero di frequenze in grado di

irradiare un multiplex ad un livello di qualità accettabile (attualmente nella disponibilità

delle emittenti locali o libere) è non superiore a 3. In considerazione del fatto che la

costituzione di un multiplex nazionale, richiede almeno la disponibilità di frequenze “di

qualità” su tutti i capoluoghi di provincia, tale situazione rischia di rendere oneroso

l’ingresso di un nuovo concorrente. L’Autorità intende quindi monitorare l’evoluzione del

mercato per evitare il crearsi di situazioni che ostacolino l’entrata di nuovi operatori.

L’Autorità sottolinea altresì che l’approfondimento tecnico ha evidenziato come, anche

al fine di procedere ad una ordinata e veloce transizione alla configurazione prevista dal

Piano digitale, sarebbe utile che l’Autorità di settore procedesse in tempi brevi ad un

201 Al riguardo occorre osservare come in Italia la disponibilità di frequenze “libere” (ovvero non utilizzate

dalle emittenti nazionali e locali) sia limitata ad alcune aree urbane, meno attrattive dal punto di vista delle

emittenti commerciali, in quanto a minor densità abitativa. 134

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

processo di compatibilizzazione delle attuali risorse frequenziali per rendere meno

stringente il rilevato vincolo frequenziale; ciò in quanto aumenterebbe considerevolmente il

numero delle frequenze disponibili in grado di offrire servizio di buona qualità al pubblico,

rendendo tra l’altro più efficiente l’uso dello spettro frequenziale.

L’Autorità osserva infine che i maggiori operatori analogici sono oramai in grado di

assicurare quanto meno il servizio offerto in tecnica analogica anche sulle reti digitali. In

questo senso, appare essere venuta meno l’esigenza di offrire i nuovi servizi digitali, senza

arrecare danni agli attuali telespettatori che ricevono il segnale analogico.

Tabella 3.12 – La disponibilità di frequenze per provincia (a qualità del servizio

almeno pari a 3): reti analogiche (nazionali e locali) e digitali (anno 2004)

Reti nazionali (n. frequenze) Reti locali

Provincia Analogiche (A) Digitali (D) Totale A+D n. frequenze

Torino 12 6 18 14

Vercelli 8 3 11 3

Novara 8 4 12 2

Cuneo 10 3 13 6

Asti 20 4 24 11

Alessandria 16 5 21 8

Biella 9 5 14 3

Verbania 15 0 15 14

Aosta 25 2 27 11

Varese 10 3 13 12

Como 21 4 25 17

Sondrio 22 1 23 9

Milano 11 6 17 3

Bergamo 12 3 15 5

Brescia 10 2 12 12

Pavia 13 6 19 5

Cremona 5 0 5 6

Mantova 9 1 10 2

Lecco 18 2 20 11

Lodi 11 4 15 3

Bolzano 21 1 22 7

Trento 22 4 26 14

Verona 21 3 24 9

Vicenza 16 2 18 1

Belluno 21 5 26 8

Treviso 11 4 15 4

Venezia 10 4 14 5

Padova 14 4 18 14

Rovigo 8 1 9 3

Udine 18 2 20 11

Gorizia 17 1 18 13

Trieste 16 2 18 15

Pordenone 25 2 27 15

Imperia 20 6 26 10

Savona 24 10 34 8

Genova 27 4 31 7

La Spezia 11 7 18 9

Piacenza 8 2 10 7

Parma 7 0 7 2

Reggio Emilia 11 0 11 4 135

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

Modena 17 3 20 5

Bologna 24 3 27 12

Ferrara 14 2 16 9

Ravenna 15 1 16 7

Forli' 18 2 20 16

Rimini 13 1 14 10

Carrara 9 5 14 9

Massa 9 3 12 8

Lucca 17 5 22 17

Pistoia 20 4 24 6

Firenze 24 4 28 5

Livorno 12 4 16 16

Pisa 14 5 19 11

Arezzo 21 3 24 9

Siena 23 2 25 7

Grosseto 20 4 24 15

Prato 21 4 25 3

Perugia 18 0 18 5

Terni 23 1 24 17

Pesaro 23 2 25 7

Ancona 24 6 30 10

Macerata 13 7 20 6

Ascoli Piceno 25 5 30 7

Viterbo 21 2 23 11

Rieti 13 2 15 9

Roma 23 5 28 14

Latina 16 4 20 13

Frosinone 17 2 19 15

L'aquila 14 2 16 6

Teramo 16 0 16 7

Pescara 24 3 27 11

Chieti 21 1 22 9

Campobasso 20 0 20 10

Isernia 20 0 20 12

Caserta 17 3 20 10

Benevento 18 3 21 15

Napoli 23 6 29 10

Avellino 17 3 20 17

Salerno 22 4 26 19

Foggia 18 3 21 11

Bari 12 8 20 12

Taranto 11 6 17 11

Brindisi 18 5 23 9

Lecce 18 7 25 7

Potenza 33 6 39 3

Matera 14 3 17 5

Cosenza 26 5 31 10

Catanzaro 7 0 7 4

Reggio Calabria 20 0 20 6

Crotone 17 2 19 7

Vibo Valentia 19 3 22 9

Trapani 19 4 23 16

Palermo 18 8 26 17

Messina 22 4 26 17

Agrigento 16 3 19 10

Caltanissetta 18 6 24 7

Enna 19 6 25 5

Catania 23 4 27 13 136

C 3 – I M C

APITOLO ERCATI OLLEGATI

Ragusa 15 4 19 14

Siracusa 22 5 27 7

Sassari 20 3 23 5

Nuoro 19 3 22 2

Cagliari 26 3 29 8

Oristano 13 2 15 5

Fonte: perizia tecnica AGCM. 137

C 4 – C

APITOLO ONCLUSIONI

I. PREMESSA

Il settore nazionale della raccolta pubblicitaria, ed in particolare il mercato della raccolta

pubblicitaria televisiva, sono caratterizzati da un’elevata concentrazione, che non ha

riscontro negli altri Paesi europei, nonché dalla presenza di elevate barriere all’ingresso.

In base a tale presupposto fattuale, l’Autorità ha deciso di aprire la presente indagine

conoscitiva1. Già in quell’occasione l’Autorità ha rappresentato l’esigenza di analizzare le

problematiche concorrenziali del settore nell’ambito di una complessiva valutazione della

configurazione della filiera televisiva e pubblicitaria.

L’Autorità ha quindi ritenuto necessario utilizzare un approccio sistemico che ha consentito

di valutare il quadro competitivo del settore pubblicitario, ed in particolare del mercato

della raccolta pubblicitaria su mezzo televisivo, nell’ambito di uno studio ampio che ha

tenuto conto dei principali fattori strutturali che incidono su tali assetti. Sono state

attentamente analizzate le interrelazioni tra i mercati pubblicitari, nonché le

interconnessioni tra la raccolta pubblicitaria ed il settore televisivo. Ne è emerso uno

scenario competitivo in cui sussistono alcuni fattori di natura strutturale che ostacolano il

corretto funzionamento del mercato della raccolta pubblicitaria televisiva, impedendo il

realizzarsi del gioco della concorrenza in tale ambito e più in generale nei settori

pubblicitario e televisivo.

Le analisi condotte nella presente indagine conoscitiva consentono di formulare alcune

considerazioni conclusive in merito alle maggiori criticità sotto il profilo concorrenziale che

ancora persistono nelle varie fasi della filiera pubblicitaria e televisiva.

II. I FATTI STILIZZATI E LE VALUTAZIONI CONCORRENZIALI

L’attuale assetto del settore pubblicitario nazionale è contraddistinto da un grado di

sviluppo economico ancora limitato. Il fatturato pubblicitario è tra i più bassi in Europa sia

in termini assoluti che relativi. La presente indagine ha evidenziato come il settore sia

caratterizzato da un assetto oligopolistico, con due operatori, Fininvest e RAI, che ne

controllano la parte maggioritaria; in Europa il livello di concentrazione è

significativamente più basso, con una concorrenza allargata a più operatori e con una

maggiore osmosi tra i diversi mercati che ne costituiscono la filiera. La struttura

concorrenziale dei mercati in Italia appare quindi limitare lo sviluppo economico del

settore.

Un’analisi disaggregata dei singoli mercati pubblicitari nazionali ha poi evidenziato

l’esistenza di assetti competitivi assai diversi: mentre i mercati della pubblicità su

quotidiani, periodici e radio presentano una struttura piuttosto competitiva, quello della

raccolta pubblicitaria televisiva è caratterizzato da un assetto particolarmente concentrato in

cui Fininvest opera in posizione dominante, e RAI raccoglie la quasi totalità della parte

residuale del mercato.

Il differente assetto competitivo dei mercati pubblicitari influenza i margini di profittabilità

degli operatori pubblicitari e quindi la capacità di tali soggetti di offrire nuovi prodotti ed

1 Cfr. prov. 12056 del 29 maggio 2003. 139

C 4 – C

APITOLO ONCLUSIONI

incidere sulle scelte dei consumatori: in particolare il mercato nazionale della raccolta

pubblicitaria televisiva è contraddistinto, a differenza degli altri mercati pubblicitari, da

elevate rendite monopolistiche che non hanno riscontro negli altri Paesi europei.

La struttura concorrenziale dei mercati pubblicitari si lega all’asimmetrica ripartizione degli

investimenti pubblicitari tra i mezzi di comunicazione che connota il settore pubblicitario

italiano rispetto a quelli esteri. In Italia, infatti, più che altrove, la televisione ha raggiunto

una posizione di strutturale e durevole vantaggio rispetto agli altri media.

L’elevato grado di concentrazione del settore pubblicitario e l’asimmetrica ripartizione

degli investimenti degli inserzionisti appaiono quindi strettamente connessi alla struttura

concorrenziale del mercato televisivo, in ragione del potere di mercato acquisito da

Fininvest e RAI.

Al riguardo l’Autorità osserva che la recente eliminazione per via normativa (legge n.

112/2004) di alcuni dei precedenti limiti previsti in materia di concentrazioni di tipo

diagonale2

orizzontale e nel settore dei media e la sostituzione di questi con vincoli assai

meno restrittivi, se, da un lato, trova una propria giustificazione teorica nell’utilizzo dei

3,

tipici strumenti ex-post di carattere antitrust dall’altro, non può prescindere dal contesto

economico ed istituzionale in cui essa si trasla. In particolare, alla luce delle citate

caratteristiche del settore, siffatto intervento normativo rischia di estendere il dominio dei

mercati pubblicitari da parte dei due maggiori operatori, qualora non fosse accompagnato

da un’azione di carattere altrettanto strutturale volta a rimuovere le elevate barriere

all’ingresso che ancora oggi caratterizzano il mercato pubblicitario televisivo, e che ne

hanno ostacolato e continuano a ritardarne l’instaurarsi di un autentico processo

concorrenziale. L’Autorità pur non ritenendo opportuna in linea generale la definizione di

limiti ex-ante al fine del raggiungimento di obiettivi di carattere antitrust, considera

necessario ed urgente accompagnare l’eliminazione dei predetti limiti con un intervento di

carattere strutturale volto a rendere realmente contendibile il mercato della raccolta

pubblicitaria su mezzo televisivo.

A tale riguardo, l’indagine ha evidenziato come l’organizzazione dell’intera filiera del

settore televisivo incida sulle dinamiche concorrenziali del mercato della pubblicità

televisiva. In particolare, il potere di mercato detenuto da un soggetto nella raccolta

pubblicitaria televisiva dipende anche dalla propria posizione concorrenziale nei mercati ad

essa collegati (broadcasting, rilevazione degli ascolti, ecc.). In tal senso l’indagine ha

focalizzato la propria attenzione su tutti i mercati che compongono il settore televisivo,

evidenziandone gli aspetti maggiormente problematici da un punto di vista concorrenziale e

che più incidono sull’assetto competitivo nella raccolta pubblicitaria.

2 La concentrazione di tipo orizzontale concerne l’aggregazione proprietaria di due o più soggetti che operano

in uno stesso mercato (ad esempio l’aggregazione di emittenti televisive in chiaro). La concentrazione di tipo

verticale è l’aggregazione proprietaria di due o più soggetti che operano in mercati appartenenti alle diverse

fasi della catena produttiva di un bene o servizio (ad esempio l’aggregazione di un’emittente televisiva con un

produttore di contenuti cinematografici). La concentrazione definita “diagonale” è l’aggregazione proprietaria

di due o più soggetti che operano in mercati orizzontalmente connessi (ad esempio l’aggregazione di

un’emittente televisiva con un gruppo editoriale).

3 Tale valutazione prescinde da considerazioni relative al perseguimento dell’obiettivo del pluralismo interno

ed esterno dell’informazione. 140

C 4 – C

APITOLO ONCLUSIONI

2.1 Il funzionamento e le problematiche concorrenziali del mercato nazionale della

raccolta pubblicitaria su mezzo televisivo

Al fine di analizzare le problematiche concorrenziali relative al mercato nazionale della

raccolta pubblicitaria televisiva l’indagine ha quindi tenuto conto delle specifiche

caratteristiche del mercato, nonché dei fattori strutturali che ne connotano l’equilibrio in

Italia ed all’estero.

La raccolta pubblicitaria televisiva è un mercato composto da due versanti: i gruppi

televisivi, da un lato, forniscono, tramite le emittenti, contenuti ai telespettatori, e dall’altro,

offrono, attraverso le concessionarie, inserzioni ai clienti pubblicitari. La presenza di due

versanti, nonché la circostanza che le interruzioni pubblicitarie televisive rappresentano una

disutilità per i telespettatori, costituiscono elementi che contribuiscono a spostare la

competizione dai prezzi delle inserzioni ad altri ambiti di scelta: in particolare, la

differenziazione orizzontale e verticale del prodotto televisivo nonché le strategie attuate

nei mercati collegati.

Quanto ai fattori di natura strutturale che hanno contribuito a determinare in Italia il

presente assetto, un primo elemento è rappresentato dalla disponibilità, in un contesto di

scarsità della risorsa frequenziale, di tre reti (analogiche terrestri) in capo a ciascuno dei due

principali gruppi televisivi.

Questa situazione, unica in Europa, ha consentito a Fininvest e RAI di attuare strategie di

saturazione della parte commercialmente più profittevole dei telespettatori e di investimenti

in programmi popolari, che hanno limitato l’entrata e la crescita di nuovi concorrenti.

L’assetto di mercato è stato ulteriormente influenzato da un secondo elemento strutturale

che ha inciso sulla definizione dell’equilibrio di mercato, ossia la disciplina che regola le

condotte, sia nell’offerta di contenuti che nella raccolta pubblicitaria, della società cui è

affidato il servizio pubblico radiotelevisivo.

L’assetto istituzionale in materia di servizio pubblico radiotelevisivo ha da un lato favorito

la creazione di un duopolio simmetrico nel versante dei contenuti, mentre dall’altro ha

rafforzato gli incentivi dei due operatori incumbents ad attuare politiche commerciali

accomodanti nella raccolta pubblicitaria televisiva, creando un assetto di mercato in cui

opera un leader, Fininvest, in posizione dominante.

Due ulteriori elementi di natura strutturale che hanno inciso sulle dinamiche competitive

nel mercato nazionale della raccolta pubblicitaria televisiva riguardano l’asimmetrica

allocazione delle risorse frequenziali, in mancanza di un piano di assegnazione delle

frequenze, e l’integrazione verticale dei maggiori operatori nei mercati a monte della

trasmissione del segnale televisivo. A differenza degli altri contesti europei, l’asimmetrica

allocazione delle risorse frequenziali, dovuta alla mancanza di un processo centralizzato di

assegnazione delle frequenze radiotelevisive, l’integrazione a monte degli operatori

televisivi nel mercato della trasmissione del segnale, nonché il potere di mercato ivi

detenuto da Fininvest e RAI, hanno determinato una significativa differenziazione delle reti

televisive nazionali in termini di capacità trasmissiva, che ha prodotto rilevanti effetti sul

gioco della concorrenza nel mercato a due versanti della raccolta pubblicitaria televisiva. 141

C 4 – C

APITOLO ONCLUSIONI

L’effetto prodotto da tale contesto istituzionale è stato tanto più significativo, quanto più, in

Italia, diversamente che altrove vi è una limitata penetrazione delle piattaforme trasmissive

alternative a quella terrestre.

In definitiva, quindi, il presidio da parte di Fininvest e RAI del broadcasting terrestre

nonché la scarsa penetrazione delle altre piattaforme trasmissive hanno considerevolmente

limitato le possibilità di accesso al mercato a due versanti della raccolta pubblicitaria

televisiva da parte di nuovi soggetti.

L’indagine ha infine evidenziato l’esistenza di un ulteriore fattore di ostacolo al corretto

funzionamento della dinamica concorrenziale nel mercato della pubblicità televisiva; questo

riguarda la fitta rete di partecipazioni azionarie e di legami di tipo non azionario attraverso

cui, da un lato, Fininvest e RAI controllano la società di rilevazione degli ascolti e,

dall’altro, Fininvest riesce ad esercitare una propria influenza sulle decisioni di alcuni

importanti operatori, ed in particolare delle società neoentranti: Telecom Italia e TF1-

HCSC.

La presenza di tali legami costituisce un significativo ostacolo al libero funzionamento dei

meccanismi di mercato, in quanto introduce un elemento di coordinamento e di

condizionamento delle condotte degli operatori presenti nel settore, soprattutto di società

neoentranti che potrebbero altrimenti costituire una minaccia alle posizioni di mercato dei

due incumbents.

Riassumendo, l’indagine ha evidenziato l’esistenza nei diversi mercati del settore televisivo

di fattori di natura strutturale che, influenzando le leve strategiche in capo a Fininvest e

RAI, nel mercato della raccolta pubblicitaria televisiva, hanno inciso sul potere di mercato

dei due incumbents e hanno impedito il libero dispiegarsi del gioco della concorrenza in

tale ultimo mercato. Questi fattori riguardano: i) la disponibilità, in un contesto di scarsità

della risorsa frequenziale, di tre reti in capo a ciascuno dei due principali gruppi televisivi;

ii) la disciplina del servizio pubblico radiotelevisivo; iii) l’allocazione dello spettro

frequenziale destinato ai servizi radiotelevisivi e la mancata attuazione di piani di

assegnazione delle frequenze; iv) la scarsa penetrazione di piattaforme trasmissive che

possano rappresentare forme alternative di entrata nel mercato pubblicitario televisivo; v)

l’elevato grado di integrazione verticale dei maggiori operatori televisivi; vi) la struttura

della rilevazione degli ascolti televisivi; nonché vii) l’esistenza di una fitta rete di

partecipazioni azionarie e di legami di tipo non azionario tra i maggiori operatori televisivi.

L’Autorità ritiene necessari interventi volti a rimuovere tali vincoli di carattere strutturale,

anche in prospettiva della futura evoluzione dei mercati, ed in particolare del prossimo

passaggio alla tecnica trasmissiva digitale terrestre. Il riassetto del settore pubblicitario è

imprescindibilmente legato alla definizione di un contesto che renda contendibile il mercato

nazionale della raccolta pubblicitaria televisiva, e ciò è, in ultima istanza, connesso

all’eliminazione dei citati vincoli che riguardano sia questo ultimo ambito di mercato, sia i

mercati ad esso connessi. In sostanza, la definizione di un contesto concorrenziale nel

settore pubblicitario deve passare per l’eliminazione di tutte le barriere che ostacolano

142

C 4 – C

APITOLO ONCLUSIONI

l’ingresso e l’affermazione di un processo concorrenziale nel mercato a due versanti della

raccolta pubblicitaria sul mezzo televisivo.

L’Autorità intende quindi svolgere alcune considerazioni in merito a tali criticità

concorrenziali che falsano il gioco della concorrenza nel settore pubblicitario ed in quello

televisivo, per poi delineare i relativi interventi di politica della concorrenza.

i) La disponibilità di tre reti analogiche in capo ai due operatori incumbents

In Italia, nonostante le numerose sentenze della Corte Costituzionale, la normativa di

settore non ha impedito che, in presenza di risorse scarse (le frequenze e le relative reti), un

unico soggetto potesse esercire tre emittenti televisive nazionali. Tale situazione risulta

unica in Europa, dove a nessun operatore commerciale è stato concesso di diffondere tre

canali nazionali in tecnica analogica terrestre.

La disponibilità di un numero elevato e simmetrico di reti televisive in capo a Fininvest e

RAI ha prodotto un equilibrio di mercato caratterizzato da una limitata differenziazione tra i

due gruppi, con conseguenti inefficienti duplicazioni del prodotto televisivo, nonché da una

elevata differenziazione intragruppo, consentendo ai due operatori storici di saturare la

parte commercialmente più profittevole dei telespettatori (attraverso la predisposizione di

un’ampia offerta di canali), e lasciando ai concorrenti nicchie di mercato, e quindi il

raggiungimento di quote marginali di ascolto. Inoltre essa ha permesso ai due incumbents di

ripartire i costi non recuperabili tra più canali e quindi di attuare strategie di investimenti in

programmi popolari: l’entità di tali costi ha rappresentato un forte deterrente all’entrata di

nuove imprese. Tali condizioni hanno sostanzialmente limitato l’entrata e la crescita di

concorrenti nel mercato a due versanti della pubblicità televisiva.

L’Autorità, anche alla luce della prossima evoluzione del mercato, ritiene indispensabile un

ripensamento di una problematica che ha così condizionato il processo concorrenziale

dell’intero settore. Occorre al riguardo considerare che è in atto un duplice cambiamento sia

dal lato della domanda che da quello dell’offerta di contenuti televisivi. Dal lato della

domanda, si assiste, a livello nazionale ed internazionale, ad una tendenza verso una minore

omogenizzazione dei gusti dei telespettatori, idonea ad aprire nuovi segmenti di mercato

che potrebbero essere soddisfatti dall’offerta di operatori neoentranti. Dal lato dell’offerta,

il passaggio alla tecnica digitale terrestre crea le premesse per l’ingresso di nuovi operatori

nel mercato della raccolta pubblicitaria televisiva. Appare quindi indispensabile evitare che

la posizione detenuta da Fininvest e RAI nelle reti televisive analogiche si trasferisca nella

tecnica digitale terrestre cosicché i nuovi spazi di mercato siano saturati dall’offerta dei due

incumbents. Il trasferimento dell’attuale capacità trasmissiva analogica in capo a tali

operatori (ossia gli impianti e frequenze che compongono le tre reti analogiche) alla nuova

tecnica digitale terrestre consentirebbe infatti a Fininvest e RAI, nonostante gli attuali

obblighi regolamentari in materia di accesso alle reti, di presentare un’offerta di programmi

televisivi irreplicabile sia nella quantità che nella qualità. In sostanza, essa permetterebbe a

Fininvest e RAI di realizzare, mutatis mutandis, le stesse strategie di saturazione della

domanda e di investimenti in contenuti che hanno condizionato la dinamica concorrenziale

nel mondo analogico, mantenendo il proprio potere di mercato nelle mutate condizioni

tecnologiche e di mercato. 143

C 4 – C

APITOLO ONCLUSIONI

L’Autorità considera quindi necessari interventi che aprano il mercato della raccolta

pubblicitaria televisiva attraverso una riallocazione della capacità trasmissiva nella nuova

tecnica digitale.

ii) La disciplina del servizio pubblico radiotelevisivo

La disciplina del servizio pubblico radiotelevisivo incide inevitabilmente sulle dinamiche

concorrenziali del mercato televisivo sia nel versante dei contenuti sia, soprattutto, in quello

della raccolta pubblicitaria. L’indagine ha evidenziato come, in Italia, gli specifici obblighi

che hanno gravato su RAI hanno, da un lato, facilitato la creazione di un duopolio

simmetrico nel versante dell’offerta di contenuti televisivi, mentre, dall’altro, hanno

sostanzialmente ridotto gli incentivi a competere dei due incumbent nella raccolta

pubblicitaria e diminuito le possibilità competitive dei concorrenti.

Infatti, in un contesto in cui i due maggiori operatori possiedono tre reti ciascuno, gli

obblighi che gravano in capo alla società di servizio pubblico non hanno evitato, ed anzi

hanno favorito, un esito di mercato caratterizzato, nel versante degli ascolti, da un

equilibrio concorrenzialmente inefficiente in quanto, come sopra esposto, diminuisce gli

spazi di ingresso degli operatori neoentranti e ne aumenta i costi di entrata. D’altra parte, i

più stringenti vincoli di affollamento imposti alla società di servizio pubblico hanno

limitato considerevolmente le possibilità di RAI di produrre una adeguata pressione

concorrenziale nel mercato della raccolta pubblicitaria televisiva, assicurando a Fininvest la

possibilità di operare in posizione dominante, senza subire la pressione di un vero

concorrente.

In questo quadro, è recentemente intervenuta la legge n. 112/2004, che, tra l’altro, ha

proceduto a ridisciplinare la normativa in materia di servizio pubblico radiotelevisivo.

Al riguardo, l’Autorità ribadisce come siffatta normativa non appare risolvere gli

evidenziati problemi concorrenziali, ed anzi appare introdurre ulteriori elementi di

distorsione del mercato.

Infatti, la società di servizio pubblico, destinata ad essere quotata sui mercati azionari,

dovrà competere, pur con i citati limiti di affollamento, nella raccolta pubblicitaria

radiotelevisiva, massimizzando i propri profitti. In considerazione del fatto che il prezzo

borsistico di una società è dato dal valore scontato dei profitti attesi futuri, la RAI dovrà

necessariamente tendere a massimizzare il valore dei ricavi derivanti dalla raccolta

pubblicitaria. La contestuale presenza degli obiettivi connessi allo svolgimento per

concessione del servizio pubblico generale radiotelevisivo e alla massimizzazione dei

profitti in capo ad una medesima società destinata ad essere quotata sul mercato borsistico,

dotata peraltro di peculiari regole di corporate governance che non garantiscono un

controllo stabile da parte degli azionisti delle attività del management, appare non risultare

adeguata al perseguimento dei due suddetti obiettivi. Né, a tal fine, la mera separazione

contabile appare uno strumento sufficiente a disciplinare il comportamento societario e

garantire l’effettiva separazione delle attività dell’azienda regolamentata.

Di conseguenza, la nuova disciplina non appare idonea alla costituzione di un soggetto che

possa svolgere in modo efficiente l’attività di servizio pubblico generale e

contemporaneamente competere efficacemente con gli altri operatori nel mercato della

144

C 4 – C

APITOLO ONCLUSIONI

raccolta pubblicitaria, assicurando un’adeguata pressione concorrenziale nei riguardi

dell’altro operatore storico presente nel settore. In definitiva, quindi, l’attuale normativa

non sembra in grado di risolvere i problemi concorrenziali sopra rilevati.

iii) L’allocazione dello spettro frequenziale destinato ai servizi radiotelevisivi

Un ulteriore elemento che rappresenta, anche in prospettiva, una rilevante barriera

all’ingresso nel mercato della raccolta pubblicitaria televisiva concerne la struttura di

mercato a monte nella distribuzione degli asset frequenziali necessari per poter irradiare il

segnale televisivo. In Italia, il settore televisivo è stato caratterizzato, a differenza degli altri

Paesi (e di altri servizi nazionali di comunicazioni), da un’allocazione non pianificata dello

spettro frequenziale. La presente indagine ha evidenziato come tale circostanza abbia

determinato: a) uno strutturale e significativo incremento dei costi di ingresso nel settore

televisivo; b) un innalzamento delle barriere all’entrata di tipo tecnico (derivanti ad

esempio da fenomeni interferenziali); c) un netto divario nel numero e nel servizio effettivo

delle reti nazionali nella disponibilità degli operatori, che, in ultima istanza, ha prodotto d)

un impedimento al realizzarsi del libero gioco della concorrenza nel mercato della raccolta

pubblicitaria televisiva. Infatti, l’assetto delle reti televisive in tecnica analogica ha

determinato una strutturale disparità tra la copertura effettiva dei canali di RAI e Fininvest e

quella delle altre emittenti c.d. nazionali, che si è tradotta inevitabilmente nella concorrenza

per gli ascolti, alterando in tal modo le dinamiche competitive nel mercato nazionale della

raccolta pubblicitaria su mezzo televisivo.

In tale contesto, appaiono dirimenti per determinare i futuri assetti concorrenziali la

tempistica e le modalità di attuazione del Piano di assegnazione delle frequenze in tecnica

digitale (Piano digitale) già definito dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (di

seguito anche AGCom). Allo stato attuale, nonostante manchino circa due anni al completo

spegnimento delle trasmissioni analogiche ed alla loro sostituzione con quelle digitali, così

come previsto dalla vigente normativa in materia, non è ancora iniziata la fase di attuazione

del Piano digitale.

Tale circostanza rischia di determinare che la transizione (c.d. switch-over) ed il passaggio

(c.d. switch-off) alla nuova tecnica trasmissiva siano guidati da pochi ed integrati operatori

dotati di un significativo potere di mercato in tutti gli stadi della filiera del settore

televisivo, con ciò rendendo inattuato, così come è avvenuto per la tecnica analogica, il

Piano di assegnazione delle frequenze. In considerazione degli evidenziati effetti che

l’assenza di un meccanismo centralizzato di pianificazione ed assegnazione delle frequenze

ha prodotto sul broadcasting analogico, l’Autorità sottolinea, anche alla luce di quanto in

precedenza rilevato, i rischi concorrenziali connessi all’attuale fase di transizione e afferma

l’esigenza di incisivi interventi che determinino una efficace attuazione del Piano digitale.

Solo in tal modo il passaggio al digitale terrestre consentirà l’introduzione in Italia di

condizioni di mercato concorrenziali nel mercato a due versanti della raccolta pubblicitaria.

iv) La scarsa penetrazione di piattaforme trasmissive alternative

Un fattore che incide sulle dinamiche competitive del settore televisivo, ed in particolare

sulle modalità di ingresso e sulla concorrenza effettiva e potenziale nel mercato della

raccolta pubblicitaria su tale mezzo, concerne la presenza di una pluralità di piattaforme

145

C 4 – C

APITOLO ONCLUSIONI

trasmissive. In tutti i Paesi europei l’elevata diffusione presso il consumatore finale di

apparecchi per la ricezione del segnale televisivo di mezzi trasmissivi alternativi all’etere,

quali satellite, cavo e, da ultimo, ADSL, ha rappresentato un presupposto necessario, sia

nella televisione in chiaro che in quella a pagamento, per garantire la presenza di più

operatori indipendenti ed un maggiore grado di concorrenza tra di essi.

In Italia il settore televisivo si basa invece in maniera preponderante su reti terrestri, che

trasmettono, allo stato attuale, in modalità analogica, ed in prospettiva in tecnica digitale.

La penetrazione tra le famiglie italiane di piattaforme trasmissive alternative è bassa,

nettamente inferiore alla media europea. E’ quindi mancata, e stenta ancora a decollare, una

concorrenza interpiattaforma che aumenti gli spazi a disposizione per i fornitori di

contenuti televisivi, riduca i costi di ingresso e stimoli la concorrenza nella raccolta

pubblicitaria.

v) La struttura verticalmente integrata degli operatori televisivi

Con riferimento alla concorrenza intrapiattaforma tra le reti televisive terrestri, un elemento

di natura strutturale concerne l’elevato grado di integrazione degli operatori, ed in

particolare dei due maggiori gruppi televisivi, Fininvest e RAI. Essi infatti operano, con

posizioni di assoluto rilievo, in tutti i mercati che compongono la filiera del settore

televisivo. Siffatto livello di integrazione è idoneo a produrre, anche in prospettiva, effetti

durevoli sulla struttura concorrenziale del settore, in quanto dà la possibilità ai due

operatori storici di fare leva sulle posizioni acquisite in un mercato per conquistare quote

(ovvero rafforzare la propria posizione) in mercati ad esso collegati.

In particolare, dall’indagine è emerso come Fininvest e RAI hanno potuto sfruttare la

posizione di rilievo storicamente detenuta nel broadcasting analogico (e nelle infrastrutture

per la trasmissione del segnale televisivo) per acquisire quote a valle nella concorrenza

sugli ascolti e nella raccolta pubblicitaria televisiva.

In questo quadro, il passaggio alla nuova modalità trasmissiva digitale terrestre non attenua,

semmai accentua, il carattere di “collo di bottiglia” delle reti televisive (cd. multiplex). Nel

digitale terrestre gli operatori di rete si configurano come gatekeeper che disciplinano

l’ingresso, da parte di soggetti indipendenti, nello stadio della fornitura di contenuti

televisivi e quindi della raccolta pubblicitaria. L’integrazione verticale di tali operatori è

idonea ad incidere negativamente sulla struttura di incentivi che essi hanno al momento

della definizione delle modalità di accesso ai multiplex. Di conseguenza, l’Autorità

evidenzia che la posizione di rilievo che Fininvest e RAI detengono nel broadcasting

nonché la loro natura di soggetti verticalmente integrati rischiano di ripercuotersi anche

sulle dinamiche concorrenziali del nuovo mercato digitale, vanificandone le potenzialità

procompetitive.

vi) La rilevazione degli ascolti televisivi

La rilevazione degli ascolti costituisce un elemento importante ai fini della determinazione

della struttura concorrenziale nella raccolta pubblicitaria televisiva. Essa infatti rappresenta

la convenzione su cui si regolano gli scambi commerciali tra gli operatori. E’ dunque

indispensabile che tale convenzione sia condivisa ex-ante da tutti gli operatori e che venga

146

C 4 – C

APITOLO ONCLUSIONI

sistematizzata attraverso meccanismi che garantiscano la trasparenza e l’indipendenza della

rilevazione.

L’esistenza di dati univoci e condivisi da tutti gli operatori è pertanto un requisito

imprescindibile al corretto funzionamento della domanda e dell’offerta di inserzioni

pubblicitarie televisive.

In Italia, la rilevazione degli ascolti televisivi è condotta da una società, Auditel, il cui

controllo è detenuto dai due principali operatori pubblicitari, RAI e Fininvest. Tale

organizzazione del mercato, che risulta difforme da quella degli altri Paesi europei, appare

inidonea a fornire i corretti incentivi alle condotte della medesima società, e come tale

capace di determinare un esito staticamente e dinamicamente inefficiente, con possibili

effetti negativi nel collegato mercato della raccolta pubblicitaria televisiva.

vii) Le partecipazioni ed i legami di tipo non azionario del gruppo Fininvest

Un ultimo problema concorrenziale di natura strutturale è rappresentato dall’esistenza di

una fitta rete di partecipazioni e di legami di tipo non azionario tra alcuni dei maggiori

operatori televisivi. In particolare, Fininvest è risultata detenere partecipazioni indirette in

due gruppi neoentranti, Telecom Italia e TF1-HCSC.

Per quanto riguarda l’analisi degli effetti della partecipazione di Fininvest in Telecom Italia,

giova rilevare che la recente letteratura economica ha ampiamente dimostrato come gli

“investimenti passivi” in imprese rivali possano determinare significativi effetti

anticoncorrenziali. Ciò in virtù della presenza delle due imprese, l’investitore e la società

oggetto dell’investimento, sugli stessi mercati rilevanti ovvero su mercati collegati e di un

conseguente effetto di coordinamento tra le due società. In altre parole, l’investimento di

Fininvest in Telecom Italia attenua, anche in prospettiva, la pressione competitiva nella

raccolta pubblicitaria televisiva rappresentata dal secondo gruppo sulle condotte del primo.

In particolare, l’investimento di minoranza in un’impresa che opera su uno o più mercati in

cui è attivo l’investitore ha l’effetto di diminuire la concorrenza tra le due parti sui mercati

rilevanti, facilitando un esito di coordinamento e di condizionamento delle condotte delle

due società. Ciò in considerazione di tre elementi. In primo luogo, l’investitore, in virtù

della spesa stanziata, ha un minor incentivo a competere con l’impresa rivale in cui detiene

la partecipazione di minoranza nel mercato di riferimento di quest’ultima poiché ciò

diminuirebbe il valore della partecipazione medesima. In tale ottica, l’investimento in

Telecom Italia, tramite Hopa, modifica la struttura degli incentivi di Fininvest in quanto, a

seguito dell’operazione, i profitti del gruppo saranno dati dalla somma dei profitti delle

proprie controllate, a cui si aggiunge la parte di pertinenza di Fininvest dei profitti di

Telecom Italia. E’ quindi chiaro che ogni azione strategica di Fininvest che abbassi il valore

dei profitti di Telecom Italia inciderà negativamente anche sui profitti di Fininvest

medesima. In considerazione del fatto che la quasi totalità dei profitti del gruppo Telecom

Italia deriva dal settore delle telecomunicazioni, l’investimento di Fininvest appare in

quest’ottica aver l’obiettivo di entrare indirettamente in un settore collegato.

In secondo luogo, l’investimento di minoranza rappresenta un impegno (cd. commitment)

che facilita la collusione, tacita o esplicita, sui mercati rilevanti tra le due imprese rivali, in

considerazione del fatto che diminuisce l’incentivo dell’investitore ad intraprendere

147

C 4 – C

APITOLO ONCLUSIONI

strategie aggressive. In altre parole, l’investimento è un segnale credibile del fatto che

l’investitore ha l’intenzione di attuare una politica accomodante nei riguardi dell’impresa

partecipata. In definitiva, le partecipazioni di minoranza in imprese rivali rappresentano uno

strumento di coordinamento tra società tra loro in concorrenza perché costituiscono un

impegno vincolante a non attuare politiche commerciali aggressive. Ritornando al caso in

esame, l’investimento del gruppo Fininvest in Telecom Italia, alterando la struttura degli

incentivi, rende più facile un comportamento collusivo dei due operatori soprattutto in

mercati connessi alle telecomunicazioni, quali il broadcasting.

Tale considerazione sembra avvalorata dall’asserito obiettivo di “presidiare il settore delle

telecomunicazioni, considerato strategico in vista della transizione al sistema di

terrestre”4,

trasmissione digitale nonché dalla comune partecipazione alla neocostituita

associazione DGTVi, che ha il compito di coordinare la transizione alla nuova piattaforma

trasmissiva5.

In terzo luogo, infine, gli investimenti passivi, specie in società il cui controllo è detenuto

attraverso il possesso di quote azionarie piuttosto modeste, rischiano di avere un effetto

disciplinante, almeno nei mercati merceologici e geografici in cui esiste una

sovrapposizione di attività: l’ingresso, anche indiretto, nella struttura di governance

potrebbe consentire il monitoraggio dell’azione strategica dell’azienda partecipata da parte

dell’investitore. L’ingresso da parte di Fininvest nel capitale del gruppo Telecom Italia

appare suscettibile di disciplinare l’azione strategica di quest’ultimo, almeno con specifico

riferimento ai mercati del settore televisivo.

Tale ultima argomentazione vale a fortiori per l’influenza esercitata, attraverso legami

anche di tipo non azionario (controllo delle reti, accordi sui contenuti, partecipazione

azionaria nella concessionaria che cura la raccolta pubblicitaria), da Fininvest su TF1-

HCSC, operatore neoentrato che possiede due reti televisive nazionali, una in tecnica

analogica (Sport Italia) e l’altra in digitale terrestre (D-Free).

Il rischio anticompetitivo di dette partecipazioni appare quindi considerevole in

considerazione della rilevanza dei mercati interessati che sono in fase di mutamento, in

previsione del futuro avvio della tecnica di trasmissione digitale terrestre, della posizione di

assoluto rilievo che il gruppo Fininvest detiene nella raccolta pubblicitaria, della struttura

particolarmente concentrata che caratterizza i mercati che appartengono alla filiera

televisiva, nonché, infine, del fatto che Telecom Italia e TF1-HCSC appaiono costituire gli

unici concorrenti a poter esercitare, almeno nel medio-lungo periodo, una pressione

competitiva; ciò in considerazione degli asset posseduti da tali operatori: reti televisive

analogiche e digitali, infrastrutture per la trasmissione del segnale, contenuti televisivi,

risorse economiche e finanziarie.

III. POSSIBILI INTERVENTI DI POLITICA DELLA CONCORRENZA

Alla luce delle problematiche concorrenziali appena esposte, di seguito si rappresentano

alcuni interventi che si ritiene siano necessari al fine del raggiungimento dell’obiettivo di

4 Cfr. Bilancio consolidato al 31 dicembre 2002 del gruppo Fininvest, pagina 23.

5 A tale associazione partecipano anche gli altri operatori analogici nazionali RAI e TF1-HCSC. 148

C 4 – C

APITOLO ONCLUSIONI

un efficace confronto competitivo nel mercato nazionale della raccolta pubblicitaria su

mezzo televisivo. In particolare, tali interventi sono volti ad incidere sui rilevati problemi di

natura strutturale nel settore televisivo: la disciplina del servizio pubblico radiotelevisivo, la

disponibilità di un maggior numero di reti televisivi in capo a Fininvest e RAI connessa

all’allocazione asimmetrica dello spettro frequenziale, la bassa penetrazione delle

piattaforme trasmissive alternativa a quella terrestre, l’integrazione verticale dei maggiori

operatori di rete, la rilevazione degli ascolti.

3.1 Modificazione del regime di servizio pubblico radiotelevisivo

L’analisi della struttura competitiva del settore pubblicitario ha dimostrato la necessità di un

ripensamento dell’attuale normativa in materia di servizio pubblico radiotelevisivo. In

particolare, appare di interesse il regime britannico in cui prevale una separazione

proprietaria tra società di servizio pubblico, finanziata dal canone, ed operatori

commerciali, anche pubblici, finanziati dalla raccolta pubblicitaria.

L’Autorità ribadisce una misura volta al perseguimento dell’obiettivo di servizio pubblico

generale, nonché all’esigenza di assicurare un’adeguata pressione concorrenziale nel

pubblicitaria6,

mercato nazionale della raccolta e che si concretizzi nella separazione

proprietaria di RAI, ossia nella creazione di due società distinte:

la prima con obblighi di servizio pubblico generale finanziata attraverso il canone;

la seconda, a carattere commerciale, che sostiene le proprie attività attraverso la raccolta

pubblicitaria; per quest’ultima sarebbe auspicabile sia il collocamento delle azioni sul

mercato borsistico sia la definizione di regole di corporate governance che garantiscano un

effettivo controllo dell’operato del management.

L’Autorità evidenzia l’urgenza di tale intervento; è infatti auspicabile che la misura sia

effettuata prima del collocamento in borsa di una quota di minoranza del capitale azionario

della società RAI, attualmente previsto non prima della primavera 2005.

3.2 Interventi in materia di attuazione del Piano digitale e riallocazione dello spettro

frequenziale destinato ai servizi radiotelevisivi

In una fase di riassetto del sistema radiotelevisivo, l’Autorità considera indispensabile per

la ridefinizione dell’assetto concorrenziale del mercato della raccolta pubblicitaria

televisiva l’attuazione della pianificazione frequenziale in tecnica digitale così come

definita dall’Autorità di settore. A tal fine ed in considerazione dei ravvicinati obiettivi

recentemente confermati in via normativa, appare auspicabile la tempestiva attuazione di

misure di natura strutturale che consentano una rapida ed ordinata transizione allo scenario

previsto dal Piano digitale e che garantiscano che le precedenti posizioni detenute nelle reti

analogiche (ovvero la disponibilità in capo a Fininvest e RAI di un numero di impianti e

frequenze tale da rendere possibile la diffusione di tre reti nazionali, peraltro caratterizzate

dalla più ampia copertura effettiva della popolazione) non si trasferiscano al futuro mercato

digitale terrestre.

6 Cfr. Segnalazione AS/247, in tema di “Assetto del sistema radiotelevisivo e della società RAI”, del 19

dicembre 2002. 149


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto dell'informazione e della comunicazione a cura del prof. Stefano Balassoni.
Negli appunti è presente il Comunicato Stampa Antitrust – Novembre 2004 che riporta la chiusura dell'indagine conoscitiva avviata il 29 maggio 2003 avente come oggetto il settore televisivo e il mercato della raccolta pubblicitaria attraverso il mezzo televisivo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2005-2006

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'informazione e della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Morley Fletcher Edwin.

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